Always look on the bright side – salsicce a La Mecca! lancio di croci! aboliamo l’Everest! la Croce Rossa comunista!

Non è precisamente un bright side a dire il vero – non esiste un bright side – perché viene sì da sghignazzarci e però insieme lo sconforto ti attorciglia le budella, è terribile, ma che possiamo farci? – soccombiamo – tanto vale godersi questa triste amarissima sghignazzata, ed ecco, volevo dire: ho selezionato e raccolto i frutti dell’idiozia più sopraffina dai gruppi Facebook pro-crocefisso che sono popuppati uno dietro l’altro alla velocità della luce negli ultimi tre giorni, cose come
- Tu stacchi il crocefisso dal muro? Io ti stacco le mani!
- CON UNA SENTENZA MI HANNO CROCEFISSO, CON UNA SENTENZA VORREBBERO TOGLIERMI
- Esponiamo un Crocifisso ovunque
- S.O.S. CROCIFISSO! DIFENDIAMOLO!
- TAGLIAMO LE MANI A CHI TOCCA IL CROCEFISSO
- NO CROCIFISSO??? NO BURKA!!,
il crocefisso simbolo di “accoglienza, tolleranza, rispetto reciproco”, proprio lui: ci si trovano dentro delle assurdità così grosse che se fossero soltanto pura finzione – e di quel romanzo distopico là che le contenesse, protagonista un vecchio monarca kitsch asessuato che parla a nome di Dyo – diremmo che si tratta di genio comico e niente altro, sentite qua, cose del genere,

UN GOVERNO SERIO reagirebbe SUBITO e con decisione… UNA CHIESA FORTE scenderebbe subito in campo senza esitare… REGALARE CROCEFISSI agli ALUNNI … Croci di cartone in omaggio con riviste e giornali non comunisti … VOLANTINAGGIO di Crocefissi all’ingresso di scuola …. SILVIO, una Croce per ogni famiglia, come hai fatto c…on l’utile euro calcolatore… CROCI IN OGNI LUOGO… Nuove fabbriche di ARREDI SACRI… Alla diabolica famiglia Lautsi nessuna parola ma UN LANCIO DI CROCI sulla propria abitazione…

Gli argomenti sono i soliti, 1) è un feticcio fondamentale che sta al cuore della nostra cultura; ma soprattutto 2) è un trojan dei subdoli pirati mussulmani; e poi, in netta minoranza, il paraculo 3) non dà fastidio, che male fa, è innocuo (sono il segretario del PD e non ho le palle) – vediamo,

Togliere il crocifisso dalle scuole è come privare l’Himalaya dell’Everest e del K2

duemila anni di storia cristiana contro tre mesi di cazzeggio ateista,
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La Vergine delle suole può guarirti dalla voglia di nerchia! Come difendere (e promuovere) la propria perduta rispettabilità etero-borghese

Ecco uno schema collaudato di riabilitazione vipparola – ti piace la nerchia? ti piace la coca? t’hanno sgamato? – niente paura, si fa così: sparisci dalla circolazione per qualche mese di fila, un annetto o giù di lì, ti trasferisci per un po’ nella pittoresca sperduta villazza di Filicudi o dove ti pare a te – l’importante è che sia lontano lontano – il tuo ufficio stampa mette in giro la voce che sei in ritiro spirituale a lavorare la terra e ad aiutare ritardati e bisognosi tra le mura di una qualche austera comunità di recupero gestita da bonari asceti religiosi con l’aiuto dei quali te ne stai soffertamente umilmente meditando alla ricerca del tuo io interiore, del te stesso quello vero – il te stesso a cui la coca e la nerchia non gli piacevano, il te stesso prima dei dodici anni cioè – che dev’essersi smarrito da qualche parte;

e una volta che sono passati questi pochi mesi, bingo!, puoi ricominciare a venderti in qualità di Uomo Rinato, che è una merce richiestissima, oppure meglio ancora, in qualità di Cristiano Rinato Miracolato e Militante – basta autocertificare che il ritorno all’ovile sia miracolosamente avvenuto sotto l’egida di un santo chessoio o della Vergine Maria (altro che nerchia, immacolata quella lì!, ha concepito wireless) – e allora ecco che il generoso Vipmondo televisivo-politico, che si sa è sempre affamato di parabole edificanti di patetico spettacolare squallore, torna ad accoglierti a braccia aperte ed è pronto a offrirti una seconda chance, la scaletta è quella solita, collaudatissima:

1) cominci rilasciando interviste su Oggi, Gente e rivistacce assortite, “Esclusivo! Parlo per la prima volta dopo un anno di silenzio: così Dyo mi ha dato la forza di tornare a credere in me stesso e mi ha fatto rientrare in seno alla famiglia, che è il valore fondamentale numero uno – in appendice, assaggiata da un entusiasta Sandro Mayer, la straordinaria ricetta della torta campagnola che ho imparato in convento dal mio padre spirituale Fra Marcellino e che cucino sempre per il mio handicappato preferito Mongo”;

2) diventi presenza fissa di qualche discarica del pomeriggio televisivo – immancabile quando si toccano argomenti che hanno a che fare con la vita dissoluta e i tranelli demoniaci dello show business – si annuisce pensosi alle puttanate spicciole di qualche sedicente psichiatra cripto-catechista e si chiacchiera con Paolo Brosio scambiandosi impressioni preoccupate a proposito di una apparizione pareidolica della Madonna di Medjugorje sulla suola dello stivale di un pastore bosniaco: annuncia forse la fine del mondo? una purificazione di massa? una guerra atomica? (il pastore bosniaco dice: “ке рзумко вуовеш колим!” – traduzione: “ho solo pestato una merda!” – l’inviata RAI dice: “buone notizie! il signor Stefanović dice che secondo lui è un segno di speranza”);

3) scrivi un libro di memorie in cui racconti della tua odissea privata e del soffertissimo rapporto con tua moglie, adesso per fortuna pienamente recuperato (mai! mai! mai separarsi! bisogna pur difendere una minima parvenza di rispettabilità etero-cristiano-borghese) – si intitola Un uomo tutto nuovo, c’ha la prefazione di Antonio Socci e lo si va a presentare da Bruno Vespa, ospite in studio il caro don Mazzi con cui si parla della brutta brutta situazione di sfruttamento della prostituzione in Italia;

4) vai all’Isola dei famosi e ti commuovi “grazie, grazie, grazie a tutti” e a stento trattieni i caldi lacrimoni quando durante un turno di nomination Simona Ventura strepita “sei una persona forte che è andata contro tutto e tutti ma ce l’hai fatta! sei un grande! ti vogliamo bene! l’italia ti vuole bene!”;

5) ti candidi nell’UDC.

E insomma, un solo consiglio a Marrazzo, se posso dare un consiglio a Marrazzo, senti Marrazzo: la storia della cocaina secondo me è meglio non smontarla, anzi!, è meglio tenerla su in piedi pure se non è vero, perché sai, fidati, così dopo puoi raccontare che era tutta colpa della droga, che eri obnubilato dalla droga, che la voglia di nerchia è un effetto collaterale della droga – meglio la droga che la nerchia, no?

Mi hai detto orgoglio da deretano? Avete sentito tutti? Mi ha detto orgoglio da deretano!

E mentre la satira dirompente Carfagna/Fregna Eletto/Eretto dimostra tutta l’incondizionata libertà anti-regime delle produzioni Mediaset, mentre i veri democratici solidarizzano coraggiosamente a colpi di calzino col giudice perseguitato, mentre la legge sull’omofobia si dissolve nel consueto rimbrottino d’occasione Binetti puzzona e mentre un imbecille fanatico si fa saltar via la mano detonando un sacchettino di merda per concimare, non so, forse a qualcuno è sfuggito che nei salotti dell’orrore di Canale 5 sono settimane ormai che vanno per la maggiore degli agghiaccianti applauditissimi spettacoli di violenza e intolleranza precisamente sui temi dell’omosessualità e della cosiddetta integrazione (che è la parolina magica che si sostituisce a: Noi vs i musulmani del cazzo), e pensate, c’è spesso in scena l’espediente quello là del pedinamento con la telecamera nascosta, che dev’essere un pallino stagionale degli autori Mediaset, chissà – di sicuro ne vanno molto fieri, è la loro idea del “giornalismo d’inchiesta”: la candid camera,

“A me piace molto questo modo di fare le inchieste”

diceva Claudio Brachino appena un paio di giorni prima del pedinamento dei calzini dal barbiere, a proposito di una ridicolissima “inchiesta verità” realizzata dalla vicedirettrice di Panorama Silvia Grilli (video qua sotto), che s’è imburqata e s’è fatta riprendere di nascosto in giro per i supermercati di Milano – il che sarebbe utile a evidenziare “la paura” e “la diffidenza” e “il disagio” dei poveri italiani comuni tanto sensibili, turbatissimi, quasi violentati, addirittura “le mamme che allontanano i bambini”; un copione che si ripete per gli omosessuali, due ragazzi sistemati con un po’ di eyeliner, jeans attillati e capelli sciolti, mano sul culo l’uno dell’altro e via in giro a sbaciucchiarsi per la città con telecamera nascosta al seguito: si spreca ovviamente “il disgusto” dei perdigiorno in sosta davanti ai bar sport, delle mammine preoccupate per la dirittura morale dei pargoletti innocenti, delle nonnette che sospirano trasognate dei bei tempi andati (eh quel Benito là, tappetto sì ma perdyo, che fusto!) – una serie di sconfortanti manifestazioni di inciviltà e idiozia che servono non a suscitare pena e biasimo, al contrario!, sono “la voce profonda del popolo”, un’intoccabile testimonianza di sentimento condiviso,

e sulla scia delle neutralissime opinioni di strada (campioni casuali, che ve lo dico a fare) l’argomento omosessualità/integrazione è gettato in pasto a una muta superviolenta di “opinionisti” famelici che se lo sbranano e se lo contendono brutalmente abbaiando disperati e schizzando saliva di qua e di là – sono presenti all’appello tutti i più spietati pit bull del mestiere – c’è l’agguerrita Daniela Santanchè, praticamente ospite fissa, ormai al centro di un intrigo internazionale (il tizio che l’altro giorno si è fatto esplodere addosso il petardo di merda – denuncia la Santanchè – era a capo degli scagnozzi assatanati che hanno tentato di ucciderla a colpi di ingessature e cartelli stradali divelti – cioè evidentemente, si capisce, era il capo della Jihad interplanetaria), c’è il sindaco leghista fame whore che è disposto a tutto – a tutto! – pur di apparire alla tele, c’è l’avvoltoio Vittorio Sgarbi appollaiato sul trespolo del tennis,

c’è Alba Parietti nel ruolo del cervello laico e progressista (vedrete la prossima legislatura dove va a finire, ci scommetto – poveri noi, ai Berluscones non gli si potrà più rinfacciare nemmeno la Carlucci), c’è lo psichiatra catechista, sempre il solito, c’è il cattolicone invasato che strepita contro i sodomiti peccatori e rigetta l’aggravante di legge anti-omofobia chiedendosi (ma è una domanda retorica, non ci state su a pensare)

perché se uno dà un pugno a Cecchi Paone prende più anni di galera che se dà un pugno a me? forse perché Cecchi Paone c’ha la coda?

c’è lo stesso Alessandro Cecchi Paone che minaccia col ditino alzato il cattolicone invasato che gli ha detto “orgoglio da deretano”, c’è l’ex-giornalista Renato Farina che la butta in vacca col “diritto naturale” e col “perché l’omosessualità sì e l’incesto no?”, c’è il pubblico dopato a steroidi eccitatissimo pronto ad acclamare il più sanguinario tra i rissosi – e come può finire, finisce come sempre, così com’è finita ieri,

è una fogna – che già, certo!, fa rima con fregna, no?
ahahahah LOL

Il calendario dei politici di Gente: svignarsela da Schifani, l’inchiostro simpatico della Carfagna, la pompetta allunga pene di La Russa e molto altro, peggio ancora

Due rivistacce che proprio non mi riesce di prendere sulle ginocchia nemmeno dal dentista mentre aspetto il mio turno per farmi cavare un dente – e questo dovrebbe dirla lunga, no? quei pochi minuti d’angoscia che precedono la trapanata c’hanno il potere di avvolgere anche le più misere schifezze di una luce fatata imbellente e spargi-grazia, e persino le foto che ci stanno appese sulle pareti della sala d’aspetto (il dentista che taglia trionfante il traguardo della maratona di New York dopo ventisei ore di tirata, allampanatissimo con un coglione peloso che gli sventola fuori da sotto i pantaloncini troppo corti) diventano un nostalgico richiamo alla bellezza della vita – due rivistacce così, dicevo, sono Gente e Oggi: ce le avete presenti, no? di sicuro l’abbonamento combo ce l’ha pure il vostro di dentista (non c’è niente da fare, lo sapete, sono dei maniaci), Gente e Oggi sono di quelle cose per cui mi piace pensare che tanto tempo fa un saggio monaco tibetano abbia coniato l’epiteto “una cagata in petto”, perché sì, dai, non vi sembra super calzante? davvero basta darci un’occhiatina rapidissima, a Gente oppure a Oggi (tanto sono identiche, è la stessa pappetta, ogni settimana estraggono a sorte gli articoli che di volta in volta vanno sull’una o sull’altra), non si può non venir colti all’istante da un senso di oppressione nauseabonda, un peso mefitico qua all’altezza del petto,

il suo alito sa di tomba trafugata Marini Jeans pour enfant

che è il peso di quel tumulto vorticoso di cretinate puzzolenti che mescola secondo uno schema stracollaudato la peggio televisione, momenti privati e pseudo-gossip di gentaglia della peggio televisione, indecenti notiziole cronaca vera “mi sono riattaccato da solo un dito con la Vinavil, rendo grazia a dio che mi ha dato un figliuolo che nel tempo libero sniffa colla”, il palinsesto della peggio televisione per la prossima settimana, le ricette di qualche vecchia ciabatta della peggio televisione, Padre Pio, e nel peggiore dei casi: Le Ricette di Padre Pio reinterpretate dalla starlette zoccola della peggio televisione (prima puntata: Il maialetto in agrodolce con Ciliegine Stimmate). Ci pensavo per l’appunto la settimana scorsa, che in un paese buono e giusto bisognerebbe privarli per legge del diritto di voto, i bifolchi che comprano e s’abbeverano di rivistacce come Gente e Oggi; e cosa non ti trovo in edicola? il calendario benefico dei politici italiani (Grandi tra i Grandi, i politici per i bambini), in allegato a Gente.

ecco, questi sono i negri ah ah! gioia! tu gioisci? io gioisco!

Volevo parlarvene un po’ perché merita, è divertente (molto poco): io me lo sono appesa in cucina, nel freezer. In due parole, dovrebbe essere il classico intreccio di sguardi commoventi bimbi-felici adulti-felici che celebra il classicone strappalacrime Volemose Bbene Pure Se Tu Sei Negro E Io No: nell’introduzione firmata da Bruno Vespa (con la giacchetta buttata in spalla sono-una-persona-semplice-e-non-sto-a-badare-alle-forme e l’occhietto che ammicca luminoso pieno di sincera benevolenza che si strugge al pensiero della tragedia di quei poveri senza dio menomati da un eccesso di melanina) c’è scritto che “di qualunque razza siano, i bimbi di questo calendario sorridono tutti allo stesso modo” – giusto, bravi, ma per sicurezza, ché non si sa mai, hanno pensato bene di scegliere dei bimbi che per lo più (volendo parafrasare Berlusconi su Obama) sembrano reduci da una settimana bianca a Courmayeur con lo zio senatore del Piddì, nessuno che c’abbia sul serio un colore o una faccia che risalti troppo diversa dagli altri, tutti bamboletti modellucci di biancheria intima infantile per cataloghi patinati (Marini Jeans Pour Enfant), che è più facile e confortante (e se proprio c’hanno l’occhietto un tantino a mandorla o i capelli un tantino frisettati non importa, basta che c’abbiano il nome apposto che raddrizza le cose, Salvatore per esempio – quanto è tenero un cinesino che si chiama Salvatore? – o meglio ancora Cristian – ce n’è una marea di Cristian: perché meticci ok, passi, ma Mussulmani col cazzo); eventualmente poi ci pensa Fausto Bertinotti, che orgogliosamente rivendica di non essere per niente schizzinoso, a fargli vedere sul suo grosso librone pieno di figure com’è che sono fatti quei mostri di cioccolata pagani vestiti di stracci.

bzzzzz devo nutrirmi della tua ghiandola pineale

Anche Mara Carfagna ha scelto di intrattenere i bimbi sfogliandoci assieme un librone preso a caso dalla libreria del suo ufficio, che interessante!, tutto pieno di foto di qualche cittadella medievale del centro Italia, i bambini devono esserne andati pazzi!, e poi quando hanno finito di rompersi le scatole col librone si sono messi a scrivere sul blocchetto del ministero, e guardate qua che meravigliosa scoperta, a giudicare dalla intensa partecipazione che ci mette, e considerando che il blocchetto sembra ancora tutto intonso, potremmo forse averci tra le mani una inaspettata soluzione al mistero dell’occhio appallato di Mara Carfagna, altro che infarto del chirurgo estetico durante l’operazione di lifting o altro, io dico che può essere questo: che la Carfagna s’è fatta installare uno speciale dispositivo oculare per leggere l’inchiostro simpatico – utilissimo! Invece Ignazio La Russa ha scelto di rappresentare a puntino il cliché dell’uomo vero schiena dritta e muscoletto teso (è molto bello il contrasto tra la villosità phonata del braccio e del faccione rude, e la manina glabra con le ditine piccole e morbide da femminuccia nana) e amor di patria (che si esplica nel modo più idiota possibile – del resto, come altro può esplicarsi un’idea idiota? in modo idiota, appunto – col braccialettino da spiaggia tricolore).

il suo alito sa di tomba trafugata aiut!

Renato Schifani si fa la manicure lunghetta triangolare e c’ha quei quattro capelletti unti spiaccicati ad arte per rimpicciolire minimamente il metro quadro di zona alopeciata, e questo già dovrebbe dirla tutta sulla caratura morale di un essere umano, per di più i bambini della foto mostrano evidenti segni di profonda irritazione e disagio (il bambino a sinistra fa finta di niente ma sta evadendo lentamente dall’inquadratura, “ancora un passettino, un passettino ancora…” – Schifani con un sorrisetto tiratissimo tenta di fermarlo infilandogli un’unghietta triangolare nella testa – la bambina più grandicella sulla destra, intanto, guarda torva Schifani che le ha appena appioppato una larga manona morta sulla spalla). Al contrario, la foto dove ci sta Gianfranco Fini è l’unica in cui i bambini sembrano davvero divertirsi un pochino, ma è stato un attimo (si vede: è tutta sfocata), e meno male che il fotografo tra i diecimila scatti di posa è riuscito a catturare quella minuscolissima frazione di secondo (non che fosse merito di Fini: è successo che nel corridoio più in là a un certo punto s’è visto Schifani che ruzzolava sulle scale). Anche Alessandra Mussolini ci sa fare con i bambini, con le bambine cioè, e in modo esattamente speculare al suo ex collega di partito, La Russa, mette in scena il cliché della femminilità vacua vanitosetta e malvestita acconciando i capelli di una bimbetta scazzatissima. E poi c’è lui, Silvio, che è l’unico pesantemente photoshoppato (asfaltatura blurata, imperfezioni piallate, pelle di seta, pappagorgia tirata su, borse svanite), con una coppia di italianissimi bimbetti d’origini orientali (Leonardo lui, Chantal lei: non solo italianissimi quindi, la madre dev’essere pure una drogata di soap opere televisive – Chantal non ha altra provenienza se non le soap sudamericane del pomeriggio su Rete Quattro – è il pane del nostro premier! è la sua base elettorale!), e però nonostante l’espressione di pacifica amorevolezza di Berlusconi i due bimbetti fanno delle facce terrorizzate (la bambina invoca aiuto fuori campo, lui ha le labbra che gli tremano) si vede chiaramente che stanno pensando “forse era meglio Schifani”.

p.s. settimanaccia schifosa l’ultima, scusate. mi faccio perdonare nei prossimi giorni, che vi beccate le recensioni dei librazzi di Patrizia De Blanck e di Morgan – lo so lo so: che bello, grazie Betty! prego, vi lovvo di bbene :-)

Coppia malvestita #42 – il mestruo regna

malvestite mese lunareOh, mi raccomando: partecipate al malvapride d’interni, c’è tempo fino a domenica sera – e veniamo a ‘ste due disgraziate originalette sponda fricchettona (notate come sono entrambe maestre nell’abbinamento dei fondamentali, il mosciume rigato orizzontale – 1 e 2 – un classicone, il jeans trasandato con sneakers d’ordinanza – 3 e 4 – la borsona calata giù giù fino alle chiappe – 5 – una delle due ha persino voluto battere ogni record di calanza mettendosi il mega-marsupione da postino – 6 – e poi c’abbiamo la sciarpina ornamentale da una parte – 7 – l’altra no per via del tatuaggio – 8) , non più tanto giovani laureande di qualche deleterio sub-sub-indirizzo umanistico Vado-all’università-per-fumare-nei-corridoi (perché-a-casa-i-miei-genitori-non-lo-sanno: si comprano il tabacco sfuso – 9 – ma non sono tanto brave, rollano dei piselletti grinzosi – 10 – che dopo un po’ si sfaldano in mille piccoli meteoriti incandescenti a causa dei quali già due volte hanno quasi appiccato il fuoco all’aula del collettivo), stanno discutendo animatamente (cioè, dico, per i loro standard: da settimane non si scambiano insiemi intellegibili di tre o più parole; la frase che si rimpallano più spesso, il “c’hai d’accenne”, lo traducono con un economico rantolo “mmbbh-mmmbbh”, al massimo – nel caso dei niubbi – mimando il gesto del pollice opponibile – da rimanerci secchi per la sorpresa, ehi, c’hanno il pollice opponibile!); se c’è una cosa che esercita su questo genere di malva-creature un potere d’attrazione magnetica più forte del volantinismo dei (mitici, diciamolo) combattenti anti-sistema Giovani Trotzkisti, sono le fricchettonerie magiche pseudo-femministe del tipo di quel manifesto pubblicitario là (11 – la conferenza Ripristiniamo il mese lunare), che ha suscitato nelle nostre malvestite il suddetto inusuale exploit ciarliero: chissà poi se ci sono andate, boh, del resto io non lo so cos’è che sarebbe meglio, sorbirsi qualche ora di allucinate sincroniste galattiche con le t-shirt “Il mestruo regna” che auspicano l’abbattimento dell’universo patriarcale a colpi di energetici cicli mensili di ventotto giorni, oppure forse i deliri antagonisti di un gruppo di poveri bambocci che vogliono fare guerriglia comunista mettendo la forfora al posto dello zucchero a velo nelle confezioni del pandori – boh, quasi quasi forse conviene il mestruo regna, mi sa.

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