Coppia malvestita #29 – primo maggio

Però bisogna dire che adesso ci sarà più gusto a farsi quindici ore a/r in piedi appallottolati sulla retina portaborse di un intercity affollatissimo coi finestrini sprangati senza aria condizionata, e poi spiaccicati per terra in mezzo al lerciume e alla spazzatura di altri diecimila stipatissimi fricchettoni in canottiera; ci sarà più gusto a godersi quel mezzo metro quadrato di spazio sudaticcio, che emozione rollarsi un cannone intanto che dal palco esplodono rabbiose le grida rivoluzionarie di quello che fa il simpatico citofonando alla gente, dei settantenni hippy finto-anarchici coi pizzettoni flosci che da venticinque anni cantano le stesse canzoncine popolar-zingaresche, e poi i tamburi e i vestitini etnici e i cart cobbei der tufello e i bellaciao e le magliettine antagoniste e i liberalizziamola e i pugni al vento e le converse e le cravattine boho-originalone e le bandiere falce&martello e poi soprattutto quando ti scappa ti accucci con la gonna tirata su e pisci là sull’erbetta;

è bono sto fumo? è bono è bono

un copione perfettissimo che si ripete e si ripete sempre uguale, praticamente un pezzettino della solita ovvia stereotipata sceneggiatura virziniana (ragazza fricchettona io-sono-originale laureanda in filosofia c’ha gli ideali e si fa le canne, scopre che il mondo è una merda): che goduria però a interpretarla adesso, eh sì!, adesso che c’è il brividino del pericolo in agguato, adesso che la città è diventata nera e proprio là a due passi su via Merulana ci sono i tassisti ingrugniti col fascio dux mea lux tatuato sul bicipite, e il nuovo sindaco è questo buffo irritante omino con la croce celtica al collo e gli occhietti vuoti senza bianco, tutto pupilla come i piccioni, uno che si è sposato la figlia di Dracula, che vuole mettere un volgare bburinazzo matusalemme alla festa del cinema, che al Campidoglio gli facevano il saluto stranamore ma lui non se n’è accorto – per non parlare poi del governo nazionale, della superlega – il concertone fricchetton-antagonista del primo maggio finalmente redivivo! che forza! che emozione! che carica eversiva! sarebbe come fare una manifestazione antilacca sotto Palazzo Marino a Milano.

(Originale twin-set golfino color vinazza – 1 – canottiera della salute ingiallita – 2 – con pizzetto sangallo che le spunta dalla scollatura – 3 – bastoncino trovato per terra reggi-capelli – 4 – jeansacci sbrindelloni a campana – 5 – peep-toe grigiastra con zeppolona di sughero – 6 – strafottio di gioiellume bancarella trasteverina, orecchini fatti con lo stampino cuki da forno spiaccicato – 7 – collanona di caramelle – 8 – grande assortimento di braccialettume e anellume vario, tra cui la fascetta idraulica sul medio della destra – 9; piercing sovralabiale effetto neo alla Cindy Crawford – 10 – canottieraccia consunta slabbratissima – 11 – reggisenaccio morto privo di qualsiasi potere sostenitivo – 12 – farfallone tatuato sul piede simbolo di libertà e vita breve – 13 – copertone fantasia etnica – 14 – folto pelazzo ascellare trattieni umori – 15)

Malvestito #27 – duemilatredici

15 aprile 2008 / , , ,

Non mi piacerebbe per nulla essere così viscidamente corretta rispettosa gentile nedflanderina ptciùpctiù come walter veltroni, che è ovvio crede di essere il coprotagonista del finale enfaticissimo di un filmone spielberghiano (è così entusiasta, così soddisfatto così commosso dal proprio stesso ostentato fairplay, immagino che si aspetti che adesso silvio se lo metta nel cestino della bicicletta sotto una copertina e lo porti a svolazzare sullo sfondo di una intensa luna piena); non mi piacerebbe neanche essere uno di quegli astuti barbosi analisti salotto-realpoliticari che adesso “bisogna riflettere sui motivi profondi di malessere che hanno generato una tale netta affermazione del centrodestra e in particolare della lega nord”; vorrei invece proporre una drastica definitiva soluzione al problema, niente altro che un banale quizzuccio da stampare in cima alle future schede, una robina facile facile tipo collega questa figura geometrica ad un’altra con lo stesso numero di lati – e solo se lo risolvi ti validiamo il voto, sennò t’attacchi: non vi sembra brillante? per la lega non riuscirebbe a votare più nessuno, nemmeno i suoi dirigenti, e il pdl tutto avrebbe le percentuali del partito autonomista free poggibonsi.

malvestita col nonnetto votano legaLa figura geometrica magari disegnata piccolina, così funziona pure da esame della vista per i catorci pluricentenari che votano al seguito dei nipotazzi bburinoni in quota centodestra, tipo questo malvo qua numero ventisette, che al nonnetto (1) un po’ svanito in fila dietro di lui gli ripeteva di continuo “sta attento a non farla fuori” (che sì in effetti sembrava più che altro una raccomandazione di natura igienico-urologica, ma no si riferiva alla crocetta da fare sul simbolino della lega) e il nonnetto nel frattempo del tutto indifferente giocava a esaminare con la lente d’ingrandimento (2) le liste elettorali e i disegni dei bambini appesi al muro (“cos’è, il nuovo simbolo dei comunisti quello?” “no nonno è una lumaca”).

Il bburinazzo qua presente non sarebbe neanche da fare entrare in cabina, a dire il vero: il quoziente d’intelligenza ce l’ha bello in vista stampato sulla coscia (3 – ma lui oh dev’essere una cima in paese, ne va fierissimo, l’ha fatto tutto infiorettare di fiamme esplosive), non che ce ne fosse bisogno, perché certi eccessi di bburinità malvestita sono sempre di per sé un certificato sicurissimo di mentecattaggine: il profluvio di insensate decorazioni, numeri simboli scritte toppe di ogni genere (4 – un grosso numero uno sul fegato, una specie di dragone da insegna medievale sul petto – 5), il tutone stile gangsta-casual col bavero sparato trucidissimo (6 – il collo aperto sulla maglietta della salute sotto) le zip fini a se stesse puramente ornamentali (7) e le tascone multiple macgyver (8), le strane scarpette borchiate con il simbolino creative commons (9 – uhm, in realtà credo siano una roba chiamata costume national); coi soldini del bollo auto – incrociamo le dita – ha già deciso, ci si compra le lucette al neon da mettere sopra il parafango anteriore come supercar, che fanno su e giù.

La maglietta friccheton-antagonista

11 giugno 2007 / ,

Ribadendo un’ennesima volta – come da glossario – quanto il fricchettone, in testa a tutte le altre categorie malvestite, desideri rendere noto all’intero universo il suo altissimo livello di consapevolezza fricchettona, passiamo ora ad esaminare un fenomeno malva-classicistico di stampo fricchettone che, se c’hai undici anni, ok, passi pure se la compagnuccia di classe carina c’ha il fidanzato maggiorenne con le unghie zozze che comanda i pusher del centro sociale e tu vuoi cercare di rivaleggiare dandoti uno straccio di tono – sopra gli undici e mezzo invece, compagnuccia o no, niente scuse (oh accidenti, è uno slogan fricchettone pure questo!).

che gayvaraIl fricchettone è schieratissimo e diffidentissimo nei confronti di qualsiasi cosa gli suoni anche solo vagamente insultante nei confronti delle sue poche sgangherate ma granitiche certezze (per dire: c’è puzza di fascismo se dici di trovar ridicoli – e malvestiti – quei ridicoli malvestiti che saltellano in piazza il primo maggio sulle note di bella ciao – rigorosamente etnicamente reinterpretata con un flauto di pan ricavato da colli di bottiglia – di birra, di che sennò). Alla ricerca di un modo che soddisfi la sua diarroica esigenza di esibizione pubblica, il fricchettone ha trovato nella maglietta con slogan un veicolo perfetto sotto tutti i punti di vista: non solo è facilmente abbinabile con qualsiasi altra robina friccheton-malvestita (se è attillata, pensate, va bene anche sul friccheton-chic), ma è persino d’aiuto al fricchettone nello sforzo di organizzare e ordinare concettualmente i suoi pensieri a proposito di questo o quello, ché, in fondo, non è che ci sia bisogno di nulla che superi in complessità un paio di battute su maglietta (in un certo senso, quindi, la maglietta fa da ghost writer al fricchettone stesso: e quando si troverà a discutere di questo o quello, appunto, terrà bene a mente il repertorio di magliette che c’ha nel cassetto).

nota bene: il fricchettone-bbene, quello con le unghie pulite le cose di marca il gel e la macchinozza che è fiero di essere comunista e va in vacanza a cuba dove è tanto triste per le persone che stanno male, quello, a parte rari circostanziati casi di esibizionismo fricchettone, non è solito mettersi magliette come queste qua, da bancarella del manifesto – che andremo adesso ad esaminare – ma preferisce invece il genere più intellettual-cultural-surgelato, quelle per intenderci con sputtanatissimi aforismetti di autori famosissimi che forse, tralasciando l’antologia di scuola media, non ha mai avuto il piacere di (ah sì, forse ha sentito qualcosa di altrettanto cretinamente riciclato da zucchero – avete presente? “devi avere il caos eccetera”, dio, mi imbarazzo solo a pensarci)

emilio fede: aumenta la crisiLa maglietta classicamente antagonista fricchettona è colorata di rosso o di nero. E’ vero, anche il verdino militare (da guerrigliero del bananas spietato con gli spietati ma intellettuale con gli intellettuale – c’ha la pipa, non si discute) ha la sua porca dignità, ma non osate nemmeno presentarvi con una qualche combinazione un tantinello fuori dalla norma, ché tutti altrimenti là tra i vicini di piazza finiranno per guardarvi storto (ah, Lenin nero su azzurrino! ma scherziamo! certamente un abbinamento schiavo della moda! vittima del culto delle apparenze! lele mora! costantino! foraggiatrice del capitalismo! TELEVISIONE!). Il rosso, dai, banale; il nero così così (e non pensateci nemmeno a far quella associazione là, che non c’entra niente oh, ci mancherebbe, vade retro), è il colore ufficiale della rock-maglietta, sì, ma è anche un “sticazzi” nichilista e incazzato, “me fa schifo tutto”, “bestemmio”, “televisione buttata dalla finestra”, cose così. L’ideale sarebbe mettere insieme le due cose: nero con slogan stampati in rosso o viceversa.

Del resto gli slogan, escludendo gli omologhi (faccia del Che nero su rosso, faccia del Che rosso su nero; tutte le sigle e i simboli possibili dell’esercito zapatista; tutte le sigle e i simboli possibili dell’ex unione sovietica), non sono più di cinque o sei. Le magliette tipiche, direi, si dividono nei seguenti insiemi:

don peppone1- quelle fuori tempo massimo, che celebrano la divina suprema grandezza di uomini e/o istituzioni defunte: per cui abbiamo il che (morto), stalin (idem), lenin (idem), unione sovietica (idem), guerra partigiana (idem – eh, lo so che il fascismo è sempre lì dietro l’angolo, eh lo so che voi siete “antifascisti siempre”, eh lo so che berlusconi è il male, e poi è pieno di talpe criptofasciste tipo Pansa, tenere alta la guardia, siempre!);
2- quelle paradossali: regole zero, io disobbedisco, vietato vietare, proibire il proibizionismo;
3- quelle che non si capisce: aumenta la crisi (imperativo? indicativo? se è per questo, lo dice anche fede ogni pomeriggio al tg4), resistere resistenza resistenti a vita (accidenti, e da quanto? è pericolosa, eh, la stipsi cronica), non mi avrete mai come volete voi (be’ in effetti fossi in te mi toglierei quella bandierona arcobaleno che tieni orgogliosamente sulla testa come turbante, fa un po’ ridere, ma niente di personale);
4- quelle da action movie: ribellione, rebels, rebeldia e un sacco di stelline rosse, di omini incappucciati e di mitra e di falci e di martelli;
5- quelle un altro mondo è possibile (madre africa optional), che c’hanno le varianti sul mappamondo (codice barrizzato, coccodrillizzato, con le nuvolone di smog, con un albero soltanto e pure magrolino, con l’africa che piange e il negretto anoressico);
6- quelle con le scritte lunghissime che sicuro ci deve essere scritto sopra qualcosa di interessante e molto saggio (che gratificante essere fermati da quelli che ti chiedono, oh, che c’hai sulla maglietta?), e che però poi in realtà sono fatte cucendo assieme i baci perugina coi biscotti cinesi della fortuna: “lavora come se non avessi bisogno di soldi / balla come se nessuno ti stesse guardando / canta come se nessuno ti stesse sentendo / vivi come se il paradiso fosse sulla terra” (quest’ultima che è meno materialistica e più etericamente filosofica so’ sicura che è quella del biscotto cinese).

Io c’ho una vecchia magliettaccia scolorita di Jem, con la stella sulla J: quasi quasi la metto in vendita su ebay, gli dico che Jem è un acronimo di, uhm, vediamo, Juventud Entusiástica Marxista (così, alla spagnoleggiante, che fa più figo); e poi è una cifra vintage e non c’è neanche da faticare nello sbrindellamento. Boh ci penserò: intanto, che siano mutande sopra i pantaloni per tutti!

Primo maggio malvestito

Oh ma finalmente eccoci qua, concerto del primo maggio, che già l’anno scorso ci ha riservato tante belle sorprese. Si comincia purtroppo con un crampo di mestizia: er Piotta ha suonato prima della diretta televisiva – stupidi organizzatori – ce lo siamo persi (proprio lui, ai tempi d’oro, maestro di demenza malvestita).

claudia gerini presenta l'apocalisse fricchettona del primo maggioPresenta Claudia Gerini, vestita come una tredicenne in uscita il sabato pomeriggio: i jeans a pinocchietto strettissimi, i tacchi vertiginosi sulle scarpe argentate brillanti (in pendant con i grossi orecchini, delle fettine di ananas che si intersecano all’infinito), il giubbino corto nero di pelle e la maglietta con la bocca slinguazzante rolling stones lustrinata e scolorita (che è evidentemente l’elemento di antagonismo rock neoproletario in tema con l’evento). La cintura pitonata a forma di serpente, ripeto: a forma di serpente. Copresenta Paolo Rossi, la cui sinistrosità è al solito rappresentata da questi completini in salsa barbone mi sono appena sbronzato dietro le quinte, cravatta lasca sul colletto aperto di un paio di bottoni, barba incolta, cappellaccio vintage (ottimo il cappellaccio).

Niente da dire sui Nomadi, che sono i classici ragionieri anzianotti che per vestirsi fighi saccheggiano il reparto sportivo dell’Upim, e niente da dire neppure sugli Africa Unite, la cui unica ragione d’essere, la rivisitazione alla blade runner del classico parruccone rasta, ha ormai da un bel pezzo stancato. A morte subito i Casino Royale, che non si possono ascoltare per oltre una dozzina di secondi se non si vuole perdere la ragione, col percussionista in canottiera da operaio (azzeccando insieme tematizzazione con la festa dei lavoratori e una perfetta esposizione del tatuaggiume vario) che finge di suonare l’umidificatore da termosifone (ganzo, trooooppo do it your instruments) e il cantantucolo scoppola munito che imita uno strano accento ammerigano alla Mondo Marcio. Nota di merito invece per la Gerini (adesso che non c’ha più il giubbottino e si può vedere, chiaramente, s’è tirata fuori mezzo chilo di catenone dalla maglietta): ha salutato gli avvizziti rastomani con un entusiasta “Grazie madre africa”!

il cantante dei velvet nato ar tufelloSorvoliamo sulla Rino Gaetano Band, che sembra il dopolavoro dell’associazione italiana commessi da commercio equo e solidale. Nessuna pietà per i Velvet, che si sono mtvì-grungizzati e c’hanno i capelli lunghi e la barbetta incolta, il chiodo, la maglietta artisticamente penzoloni dalla cintura borchiata, i jeans stretti e le Converse Alla Star: malvestitismo grunge ancora un pochino da oliare, se è vero che il cantante si sistema i capelli col ditino, con l’attentissima cautela di una Milli Carlucci qualsiasi.

Sul tipo col reggisassofono improponibile (lo stesso!) ho già detto l’anno scorso. Sui Bandabardò c’è solo che da stendere un velo pietoso, con tutto quello stuolo di inutili percussionisti che trasmettono alla mente del giovane fricchettone l’imperativo morale del tambureggiare male e insensatamente qualsiasi oggetto gli capiti a tiro: un flagello.

Pugnetto alzato per i Modena City Ramblers, impegnati e arrabbiatissimi, che hanno la bandiera rossa sul microfono, il chitarrista che vorrebbe essere Brian May e uno stile tutto sommato alla Paolo Rossi (orecchino barba capello grigio spettinato, vinazza dietro le quinte – la vinazza, cercate di capirlo, è un po’ come i denti macchiati di tabacco, molto working class). Appunti per la macchina del tempo: eliminare chi ha scritto Bella Ciao.

Non si smentiscono gli Avion Travel, soporiferi in total black (col cappellino vintage pure loro, un must) ma c’era da aspettarselo. Ora cerco di riprendermi e vedo se reggo anche la seconda parte. Ma forse no.

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