La prima cosa che m’è venuta in mente è stata: tutti e cinquantasei nello stesso posto nello stesso momento - tutti assieme pieni di trasporto a fare il coretto christian rock volemose bbene diretti da Jovanotti che si sbraccia ispiratissimo - che occasione d’oro! quando ci ricapita una occasione così?, a saperlo prima ci si poteva organizzare, si faceva una colletta e s’affittava un lanciarazzi, una bomba, qualcosa, della dinamite, qualcosa del genere – guardate qua sotto, ho preparato un piccolo video che sì, appunto, parla di questo mio triste rimpianto:
Nobile iniziativa, certo, perché tirar su quattrini per la ricostruzione è cosa buona e giusta, sembra, in qualunque modo lo si faccia, e allora non si può che parlarne bene (al limite benino) e bisogna pure abbozzare se c’è chi bieco (molto bieco - e un tantino ignorante, pure) s’approfitta strumentalmente del santissimo e intoccabile podio umanitario per lanciare strali contro il maledetto sciacallaggio peer to peer; io direi piuttosto che non è vero, un’iniziativa così non ha necessariamente alcunché di nobile, soprattutto là dove si vorrebbe sollecitare l’impegno e la partecipazione altrui attraverso uno spettacolino d’impegno e partecipazione di quart’ordine, mediocrissimo, che ha richiesto uno sforzo e un sacrificio pari a zero [*], nessun rilevante coinvolgimento ma soltanto il recupero lowcost di una brutta canzoncina b-side parecchio muffita, paraculamente ritoccata qua e là (alla Elton John cuore Lady Diana, per capirsi, solo che qui non c’abbiamo Elton John ma Caparezza), e quindi
il mare
diventa
i sassi
e poi c’è l’ovvia
aquila che vola
e l’imbarazzante (copyright Caparezza)
scrivo e non riesco forse perché il sisma m’ha scosso
Le cose belle, decenti, che richiedono un minimo di lavoro e cervello, quelle no, bisogna tenersele strette per i dischi commerciali, l’umanitarismo messianico fate-come-noi non prevede altro se non il riciclo istantaneo di piccole caghette penose, un qualsiasi accrocco di cliché musicali spremi-emozioni; e poi oh c’è anche da dire che bisogna fare in fretta! che cavolo, l’importante non è mica concentrare l’attenzione pubblica su quel problema là, l’importante è arrivare in tempo e riflettere il più possibile su se stessi l’attenzione pubblica già ben concentrata su quel problema (presto! presto! non dopo che la cosa abbia superato la terza pagina di un quotidiano nazionale - sennò a che serve?):
fai il meno possibile ma fallo come facciamo noi, sàziati di queste microscopiche caccoline di caritatevolezza ma mentre lo fai, mi raccomando, fai in modo che ci sia qualcuno che ti guarda, toh, ispirati al nostro gioioso teatrino dell’impegno microscopico, i sorrisoni di bontà e comprensione, gli abbracci commossi, i virtuosismi vocali incrinati dalla disperata emozione [**], è come una nauseante Telethon televisiva cogli sms da casa ma con la tipa cupa cupa dei Baustelle al posto di Milly Carlucci - e perché mai, ora che ci penso, insieme all’mp3 non ci danno una bella suoneria per il cellulare?, Domani cantata dal gattino virgola, sai allora che aiutoni all’Abruzzo, ehi!, Caterina Caselli: pensaci!
[*] non venite a dirmi che c’hanno rimesso in denaro, che ’sta puzzetta l’hanno finanziata per conto proprio, che si sono pagati da soli l’Eurostar per Milano, insomma, su – di pubblicità non parliamone, dai, perché non è questo il punto: cioè, non solo – ma insomma, una campagna pubblicitaria tanto fruttuosa, in altre circostanze, è banale dirlo: gli sarebbe costata mille volte di più
[**] buffissimi: ognuno, in quei suoi due tre secondi di spazio, ha sfoderato tutto il suo repertorio di sopraffina vocalità, sembra quasi di sentire quegli imitatori che passano da un’imitazione all’altra in un secondo, cambiando smorfia e cappellino
le povere vittimelle tutte uguali con le teste intercambiabili che reclamano giustamente un pubblico più nutrito di bimbominkia, perché se lo meritano - con l’imperdibile chiosa finale di Morgan, che ci parla del suo amico poeta di Roma Mauro Mazzetti, le nuvole e i buchi neri
Sull’ultimo numero di XL c’è il servizio di copertina che dice BASTA tutto maiuscolo, basta con “la rabbia” e “la rassegnazione”, è ora di farla finita con “la mancanza di meritocrazia” che mette i bastoni tra le ruote a questa “scena musicale italiana ricca di qualità e originalità”, che sarebbe secondo XL “la scena” capitanata dai tizi qua sotto nella foto di gruppo in copertina (non precisamente la foto che trovate su XL, quasi: perché siccome lo vedete, sono tutti uguali - facile, saranno abbonati pure loro a XL, la rivistaccia che ti dice “ehi bella fratello, questa è la musica giusta che fa per te” e due pagine dopo, pubblicità “ehi bella fratello, questo è il look giusto che fa per te, che ascolti quel tipo là di musica giusta” - impossibile indovinare quali, io mi sono divertita a scambiargli le capocce, guardate)(qui l’immagine originale, per un confronto)
Se c’è una cosa più deprimente del sapere com’è che funzionano le cose qui da noi, e funzionano in modo schifoso, è starsene a sentire dei piccoli pomposi intruglietti di bassa mediocrità che in virtù del proprio consistentissimo pregio artistico e culturale (di cui sono tutti molto consapevoli) si lamentano e bestemmiano il complottone mondiale anti-cultura perché tutto sommato c’hanno poco spazio, proprio loro! che in Italia sono quelli che fanno “la musica di qualità”, se li cagano in pochi, la televisione non li vuole, i giornali non ne parlano e le groupie che gli toccano a loro c’hanno i brufoli sul culo, quelle di Eros Ramazzotti invece no - e si lamentano torvi, pensierosi, maliziosamente ironichetti e scapellati secondo maniera, coi cappellini giusti, il taglio giusto e la giacchetta giusta, dalle pagine della rivistaccia scema sostituisci-Cioè-dopo-i-dodicianni concepita per adolescentelli bimbominkia io-sono-originale e fatta dai giornalistucoli baggiani, la rivistaccia che introduce lo specialone Quello che non c’è così, vantandosi d’essere da sempre impegnata in prima linea:
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di Betty Moore, 9 marzo 2009
Categoria: io sono originale, malvageddon, very important malvestite
Non è divertente lamentarsi del Festival di Sanremo, biasimarne l’anzianottismo e auspicare un restauro che ne faccia un evento finalmente aggiornato e di tendenza; sono quarant’anni che il Festival di Sanremo è tale e quale, un brutto mercatino di merdine secche, e non certo perché se ne occupano degli incompetenti imbalsamati mezzi scemi, va così perché deve andare così, perché funziona a meraviglia, così, è esattamente ciò che deve essere: la spruzzatina d’acqua che per qualche breve istante resuscita nelle merdine secche il loro caratteristico odorino puzzolente, cioè a dire un affarone, come tirar su qualche dindino dagli scarti degli scarti degli scarti che infestano i sotterranei della più scadente discografia italiana, quegli scarti che non avrebbero altrimenti alcuna chance commerciale - e in questo senso, letteralmente (il riciccìo degli avanzi indesiderati), Sanremo è sì, appunto, una specie di polpettone di merda. Detto questo, però, considerate che le merdine secche, i singoli partecipanti, nella loro patetica ridicolaggine, c’hanno spesso un inconsapevole fascino prendetemi-per-il-culo-a-sangue-vi-prego che è altissimo, clamoroso!, e allora questo sì, concediamoglielo, che è divertente.
E cominciamo dalle nuove proposte, cominciamo da Chiara Canzian (voce insignificante, musichette prefabbricate), l’ennesimo Spoohto (leggi: ex spermatozoo di un Pooh - copyright me stessa) che tenta la carriera showbusinessara. Lo sapete, il DNA Spoohto è un flagello per l’umanità intera, roba che rende allettanti certi perversi incubi di radicalismo eugenetico e sterilizzazione coatta - il potere del lato oscuro è forte oltre ogni immaginazione: non soltanto gli arzilli parrucchinati si riproducono come coniglietti Duracell color blu Viagra, c’hanno pure delle capacità raccomandatorie mica da ridere, di cui ovviamente gli Spoohti no no, non sanno niente, è tutto merito della gavetta e del loro grande talento, testimoniato del resto da un’incredibile precocità (dice Chiara Canzian sul suo MySpace):
Ad un anno ho scritto la mia prima “canzone”, una ninna nanna, non molto originale ma efficace (almeno cosi dicono!)
Era una ragazza tanto speciale, ricchissima di immaginazione (ah! le strategie giovannialleviane di auto-mitizzazione):
mi creavo dei mondi fantastici
una ragazza che ha sofferto molto, e questa sofferenza l’ha messa in musica (sottilmente),
forse anche per difendermi dal dolore per il divorzio dei miei genitori. E l’ho citato in due tre frasi del testo, però sempre in maniera sottile
di Betty Moore, 12 febbraio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite