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Il mondo di Playboy Italia: Francesco Alberoni è Mel Gibson coi poteri telepatici, le donne vanno in brodo di giuggiole se gli lecchi il retro del ginocchio, Silvio Berlusconi è il politico più sexy della galassia, Veronica Lario la donna che tutte le donne vorrebbero essere, le veline bionde vogliono fare sesso lesbico l’una con l’altra e le mignotte dell’Est Europa so’ le mejo

Il primo numero del Playboy italiano ve lo siete comprato? No? Avete fatto bene: è una delle rivistacce più stupidelle, fiappe, anonime, scopiazzate e inconsistenti che mi siano capitate a tiro, è una pallosa e scialba tritura di materiale andato a male fatto con gli scarti annacquati di tre distinti generi rivistacciari: un po’ del machismo ebete e gradasso di stampo Men’sHealthiano - articoletti e rubrichette strizzatina-d’occhio che celebrano simpaticamente bisogni fantasie e piaceri che soltanto il Vero Uomo può capire (cioè in gran sintesi, tutta una roba in direzione: Celhoduro, Celopossoaverepiùduro, Celoavròpiùduro) - a cui va aggiunta una superficiale (ma proprio minima minima) sverniciatina di fascinoso giovanilismo Paperetta-Yè-Yè rollingstoniano (no ma forse è eccessivo, direi più Scalo76-Paolamaugeriano) - i raccontini demenziali del Vero Uomo Eccentrico Ma Se Stesso Andrea G. Pinketts [1], i Courier New inquietanti e poliziotteschi del servizio cupissimo su Roberto Saviano, l’intervista a Jovanotti che filosofeggia sulla lanuggine del suo ombelico, il fondo di Boosta dei Subsonica che stappa una triste moraletta dalle vicende tromberecce delle groupie mignottone [2] - e poi ovviamente un innesto neanche troppo massiccio (anzi, direi parecchio minoritario) di Tette e Culi nella loro forma più inoffensiva e anti-erotica, quella della bamboletta perfettiny col faccino inespressivo finto-ingenuo (”fai la triglia! immagina di essere una triglia! brava, splendida! brava! così! sei una triglia!“) sottoposta ad un trattamento radicale di bluraggio e colpi luce plastificanti al Photoshop [3];

per cui, tirando le somme, direi che il Playboy italiano vorrebbe imporsi sul mercato come la novella rivistaccia intesa a riempire confortevolmente il vuoto cerebrale del cinquantenne tonto con la panzetta alcolica e il cazzo moscio che non ha alcun interesse particolare e che non conosce nulla in particolare, a cui non va di conoscere e d’interessarsi a nulla in particolare, gli va soltanto di precipitare ronfante sul divano alle otto e mezza di sera fantasticando di masturbarsi come ai bei tempi davanti agli scosciettamenti frigidi della velina bionda minorenne [4] - una fetta di mercato abbastanza inflazionata dunque, ahiloro, poveri loro (peccato, accidenti!, che Wired Italia cominci a pubblicare tra due mesi: sarebbe stato bello godersi un testa a testa ferocissimo per il titolo di squallore fallimentare più veloce).

Dico, insomma, la prima cosa che si legge su Playboy (cioè proprio nel senso che è la prima pagina scritta dopo l’abbondante introduzione pubblicitaria) è l’articoletto Maschio e Femmina di Francesco Alberoni [5]: ci pensate? una rivista sottotitolata “il piacere di essere uomo” e la prima cosa che ci si legge è il pensierino sghembo di una rugosissima tartaruga centenaria senza guscio (non vale mica, la foto ritoccata a mezza fronte che non si capisce nulla, sembra un trentenne), praticamente un viscidone gobbo e sbroccato - lo conoscete, no? Alberoni, sì - una tartaruga calva coi basettoni anni settanta che si crede Mel Gibson dotato di poteri telepatici e si mette lì tronfiosetto a farti la pomposa lezioncina su cosa vogliono le donne - addirittura, c’è da non crederci, ’sta roba è segnalata come “Manifesto” (la domanda sarebbe: perché le donne non cagano i maschi?)

Perché non arrivate più da loro su un cavallo bianco. Perché non sapete più baciare loro la mano, perché avete dimenticato le parole incantate che le fanno arrossire di piacere, le frasi che scaldano il loro cuore, le carezze che fanno fiorire i loro corpi come fiori profumati. Dite che sono tutte cose fuori moda? Ne siete sicuri? Avete avuto la possibilità di chiederlo voi stessi ad una donna la notte quando, tornata da una festa si toglie gli orecchini e si strucca? Vi avrebbe confessato che anche questa volta sperava di incontrare l’uomo forte e gentile, ardente e generoso venuto a cercare lei, solo lei. Vi avrebbe detto che non ne conosce il volto (potrebbe essere perfino il vostro), ma sa che quando arriverà lo riconoscerà dallo sguardo, dal sorriso, da come l’abbraccia e la bacia. E sarà pronta ad andare via con lui.

Potete immaginare un incipit peggiore? Io no. E dopo non migliora mica. Anzi che stupida, quasi mi dimenticavo, un incipit peggiore c’è: perché a dire il vero prima di Francesco Alberoni un’altra cosetta scritta (seppure minuscolerrima) ce la trovate, a firma di Hugh Hefner (sì va be’, si fa per dire, gliel’avrà compilata in quattro e quattr’otto il suo staff di segretari tuttofare - cervelli harvardiani innestati nei corpi di procacissime troione supertettute), tre paragrafetti smilzi e svogliati che ripercorrono in breve la storia di Playboy e alla fine, nelle ultime righe, un’imbarazzante leccatina al Vero Uomo Italiano,

un magazine così distintamente Playboy, ma al contempo così profondamente italiano nello spirito; spirito che è simbolo di stile e buon vivere in tutto il mondo

e per avvalorare la cosa, tiè - tanto quelli che leggono il Playboy italiano sono talmente fessi e ignoranti, chi vuoi che se ne accorga?

L’anno scorso, qui negli Stati Uniti è uscito un film intitolato Tutti vogliono essere italiani

(è così spudorata che boh, quasi quasi mi viene il dubbio si tratti di una consapevole presa per il culo: il film in questione, basta farsi una guglata - zero spaccato di punteggio su Rotten Tomatoes - è una deleteria e scemissima polpettonata romantica dei peggio luogacci comuni italioti [6] ) E a seguire queste popò di caccoline insanguinate, vediamo, di cosa volevo parlarvi, ah sì: c’è un insieme di rubriche e articoletti che delinea perfettamente il tipo d’uomo a cui si rivolge la rivistaccia, a partire dalla rubrica “Uomini, Occhio al dettaglio!” che dispensa consigli per fare impazzire la donna (”perché il dettaglio conta, eccome…”),

una delle zone erogene più sottovalutate è il retro del ginocchio [...] ricordatevi di stuzzicare la zona con le dita o con la lingua [...] la maggior parte delle donne ama il fatto che un uomo sposti loro i capelli dal collo in modo da lasciare un’ampia porzione di pelle libera per essere accarezzata, baciata, leccata…

c’è l’articolo categorizzato in “Ricerca” che parla di non meglio specificati test per cui pare che le donne sono tutte tendenzialmente lesbiche e gli piace d’ammucchiarsi assieme (”non resta che portare avanti voi stessi gli esperimenti, mostrando questa copia di Playboy a colleghe e amiche e misurandone poi il livello di eccitazione…”); c’è tale Antonella Landi che scrive una piccola biografia di Casanova e sospirando lamentosa ci fa sapere che le si attenua “la spigolosa verve femminista”, pensando all’arma segreta di Casanova, la totale mancanza di imbarazzo, il provolonaggio maniacale a tutta birra, perché “francamente con le donne oggi è una qualità piuttosto rara”; l’articolone pubblicitario sul nuovo modello Ferrari che va a duemila chilometri all’ora e l’articolino pubblicitario su queste magliette stropicciate chiamate T-shark che rappresentano un nuovo apice dell’idiozia malvestita [7], “per gli amanti del look aggressivo le magliette griffate dai morsi di squalo”, cioè secondo loro (la marca si chiama Oplà) non dovremmo pensare che fanno la pesca magica dai cestoni della Caritas, no, dovremmo credere che

sono tutte prodotte singolarmente in mare aperto nell’Oceano Atlantico, ogni capo viene fatto galleggiare a filo d’acqua, arrotolato intorno a un tubo galleggiante sul quale vengono applicate delle esche. Il tutto a prova di animalisti: l’operazione infatti è compiuta in completa sicurezza per gli animali rifocillati nel loro ambiente naturale.

C’è la sfilata di “ragazze da urlo dalla vecchia Europa” (dell’est) che posano sexy nella Playboy Mansion di Los Angeles, da cui si deduce che

non abbiamo problemi a capire perché, quando qualcuno che conosciamo va a fare un viaggio di piacere a Budapest, Kiev o a Bucarest, oppure torna da una convention d’affari a Varsavia o Bratislava, quando rimette piede in Italia non fa altro che parlare dell’avvenenza delle signore locali in cui si è imbattuto.

I consigli di lettura scombiccheratissimi che mettono insieme Bruno Vespa (e qui con un colpo solo ci crolla tutto quel minimo impiantino stilistico paolamaugeriano, che tristezza) Bukowski e Miss S., Fucking Girl (ennesima raccolta arrapantella di fatterelli scabrosi sotto pseudonimo della ragazzina porca); e poi dulcis in fundo il Sondaggione condotto sul campione di “180 donne manager, imprenditrici e opinion maker” che dice “è proprio vero, il fascino non ha età” ed elegge in pompa magna l’Uomo Mediocre per antonomasia Silvio Berlusconi alla carica di “sexy-leader”: col 58% delle preferenze è “il politico più Playboy per le intervistate anche se deve dividere ex aequo il gradino più alto del podio con Barack Obama” - che gran donne di palato sopraffino hanno sondaggiato, pensate, tra i “grandi politici del passato più dotati di sex appeal”, tolto l’ovvio JFK, spiccano al primo posto Napoleone (proprio c’hanno una passione per gli gnometti col testone) e al terzo posto l’altro Uomo Mediocre per antonomasia Benito Mussolini; e tra i look più sexy, dopo (ma per un pelo!) “Barack Obama in tenuta da basket”, ci sarebbe sempre lui, “Silvio Berlusconi con maglione dolcevita e giacca” (cioè il tremendo Doppiopetto Calvoni Casual); e come se non bastasse, “se fosse una first lady a quale si ispirerebbe?”, chi volete che abbia vinto? Veronica Lario.

E quindi, in conclusione, ritiriamo di nuovo le somme, ritratteggiamo questo primitivo ominide intorno al quale il Playboy italiano costruisce un mondo mentecatto su misura: di mezza età, brutto consumato e indesiderabile, ignorante e fascistoide, con qualche vaghissima velleità yeah-giovanilistica, culturalmente spiaccicato su modelli mediasettari, si compra le magliettine minchione che crede all’avanguardia del fashionismo e possiede una macchinetta utilitaria coupé finto-sportiva, impegnato quel tanto che basta per trovare figo l’anello al pollice di Saviano, stancamente attratto dalle amiche quindicenni di sua figlia (le gemelline! ogni tanto fantastica di vederle avvinghiate in un sessantanove saffico! [8]), sa che le femmine in realtà sono tutte sciocchine frivolette che desiderano essere succubi del potere maschile e anche se lui non c’ha mai avuto le palle, be’, gli piace tanto fantasticare di farsi un viaggetto lampo in Romania o in quei posti là (”sì cara, è un convegno”) per andare a farsi qualche stangona top model a prezzi scontatissimi, facendola godere da matti con i suoi trucchetti segretissimi del ginocchio e del collo scoperto - puttana! in culo te lo metto! in culo!

[1] “Attraversare la città per fiondarsi in un locale fumoso ti faceva sentire un argonauta, un astronauta, un eternauta. Praticamente tutto ciò che finisce in auta”, povero Pinketts (ehi, ma è da Zelig, no? simpaticissimo), gli hanno pure tagliato la storiella a metà, con una frase in sospeso che finisce dentro una foto impaginata male
[2] carina la sezione dei consigli musicali a cura di tale Guido Biondi, che recensisce il disco de Il Genio, che sarebbe pieno secondo lui di ricercatissime citazioni colte (”l’intero album è un contenuto di piccole tracce tratte da letteratura, musica colta e cinema”), addirittura il videoclip ispirato a Godard (mamma mia! Dams!) e una canzone, Non è possibile, in cui “il duo manifesta l’incredulità che l’uomo sia andato sulla luna ispirandosi ad un introvabile libro di Bill Kaysing” (così introvabile che si trova in tutte le librerie Remainders del regno, anfatti - libro spazzatura, del resto)
[3] la coniglietta del mese si chiama Sarah Nile (quella del paginone centrale là sopra, con Alberoni che le pòppa dalle chiappe), classica arraffona senza scrupoli pronta a tutto (”determinatissima”; “filosofia di vita: per riuscire a farcela bisogna provarci” - uuuh, allusiva!) che è arrivata in finale a Veline ma poi ha perso, poveretta, e adesso fa la simil-Britney photoshoppata e phonatissima
[4] o della Letterina, anche: vedi le orrende foto di Caterina Murino scattate da Bryan Adams
[5] la seconda cosa che ci trovate scritta è un coso insensato firmato da tale Massimo Cirri che predica wojtylianamente sul non aver paura (credo che il significato recondito sia: “c’hai come l’impressione d’aver buttato nel cesso tre euro? tranquillo, va tutto bene, hai visto i capezzoli della biondina? sai che sono più grandi di un piattino medio da caffè?”)
[6] gli ha lanciato la volata verso l’abisso un altro deleterio e scemissimo show italo-mmerigano, quel That’s Amore! di cui abbiamo sparlato lungamente sul forum
[7] a proposito di pubblicità malvestite, c’è da segnalare che la stessa azienda delle T-Shark produce anche gli occhiali da sole come quelli per il cinema a tre dimensioni - un brividino gelato lungo la schiena
[8] il politico più sexy der monno approva

di Betty Moore, 11 dicembre 2008

Categoria: malvageddon, maschioni

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Biagio Antonacci: convivendo con l’idiozia

Non so perché ma me lo sentivo che valeva la pena trascorrere quei cinque minuti che mangiavo la rustichella all’Autogrill leggendomi il libro di Biagio Antonacci, forse l’avete visto da qualche parte, è uscito un mesetto fa e si chiama Se ami devi amare forte, in copertina c’è lui con l’aria distratta la barba incolta il cappellino da cowboy la camicia aperta sul petto epiladyzzato e il Rolex lucidissimo (il messaggio è: non sono gay, sono solo un avventuroso bburinone impaccato di soldi e pieno di profondi pensierini e con una anima spiccatamente femminile, lo dice anche il mio oroscopo): c’era da aspettarsi un librazzo totalmente cretino e barbosissimo tipo il coso autobiografico della Ventura (quello sì una schifezza così piatta e inutile, boh, non saprei che dirne [*]), e in effetti questo di Antonacci come dire, cretino lo è sì parecchio e pure barbosissimo al punto giusto (direi un novantanove virgola nove periodico circa), ma sparse qua e là non credevo ai miei occhi c’ho trovato delle piccole eccezionali perle di comicità involontaria che m’hanno folgorato, divertentissime, delle cose che a un certo punto quando meno te l’aspetti nel bel mezzo di quella tipica melenseria poetastra da viscido malinconico pianobar anni novanta, bam!, il colpo di genio.

Per esempio mi piace un sacco quando nelle sue altissime dissertazioni cioccolatino-francescoalberoniane sulla natura dell’amore, ah l’amore! l’amore!, ci ficca dentro certe simpatiche spiazzanti pennellate scatologiche: qui sotto, guardate, sta parlando di come l’amore è potentissimo, un’esplosione, che “la vita è fatta solo di questa potenza” che “bisognerebbe lasciare tutto il resto per dedicarsi all’amore” che “solamente i saggi riescono a reggere l’onda d’urto” e poi all’improvviso, bam!

Il miglioramento che può dare l’amore non è in cazzate come cercare di non russare e di non fare scoregge. Uno dovrebbe scaccolarsi liberamente, dovrebbe lavarsi poco se si lava poco

Ma aspettate, non è soltanto che si è stufato di averci le ragazze schizzinose che non capiscono il giochetto del lanciafiamme, la cosa è un tantino più complicata, si fonda su tutta una sua meditatissima teoria degli odori:

Ci si sceglie per l’odore. Gli odori sono come i gusti musicali, come la nutella e il gorgonzola. L’assenza di odore non esiste. E’ falsa. Se ci si sente anche nei cattivi odori è fatta: io preferisco sentire anche una donna che sa di qualcosa, invece dell’asettico.

Boh ok, che bel discorsetto, si vede che c’hai ragionato su, bravo - e poi però appena tre righe dopo, aribam! se ne esce con la sconvolgente rivelazione:

Io li sento poco, gli odori, perché ho una rinite allergica latente che non mi permette di percepirli al 100 per cento. Ma quando capita è un viaggione… mi spavento, quasi.

biagio antonacci pensaNon è colpa sua, è che Biagio c’ha un cervello così pieno di roba, così instancabilmente al lavoro, ogni tanto gli va un po’ in tilt: lo dice anche lui che non ne può più, “diamo un motivo a tutto, cerchiamo presupposti per qualunque cosa, una fatica incredibile”, e per l’appunto, indovinate chi è sempre stato il suo idolo? Leopardi (”l’ho portato alla maturità”): sentite qua come ne condensa la poetica in una manciata di parole

Era gobbo, bruttissimo, non beccava neanche a morire, ma aveva trovato la sua via di fuga. I libri, la colossale biblioteca del padre. Lo sento profondamente affine.

Perché Biagio lo dichiara esplicitamente, lui è esistenzialista:

Vorrei pensare meno, essere meno profondo. Meno esistenzialista, per l’esattezza.

E sentite qua, Biagio ha capito di essere perseguitato da questo suo cervello iperattivo il giorno che non riuscì a infilarsi il suo primo preservativo:

Ci misi un po’ per infilarmelo. E lei, giustamente, senza esperienza, stava a osservarmi… Romanticismo seppellito in cinque minuti. Un problema terrificante… Mi venne un’ansia… E lì capii di essere uno che si preoccupa troppo delle cose… Chi pensa troppo… spensa.

Per questo (”chi pensa troppo… spensa”) Biagio ha deciso che è arrivato il momento di regredire, sì, e da oggi in poi

Cercherò di tornare indietro, culturalmente e dal punto di vista affettivo: voglio essere meno problematico, meno profondo… basta con la profondità! E’ un abisso…

La ragione è il male! Il pensiero è la cacca! La coscienza la pipì! Da cui quindi la seguente orrenda sparatona fricchetton-antievoluzionistica (è interessante notare che certe cretinerie fieramente irrazionali sono propagandate da patetici personaggiucci il cui più grande desiderio evidentemente è di giustificare in qualche modo la propria terribile ignorante stupidità - v. Giovanni Allevi):

L’uomo non doveva scoprire la ragione, l’uomo non doveva sapere niente, non doveva viaggiare, non doveva invadere e colonizzare… l’uomo non doveva. L’uomo doveva essere ignorante. Gli animali sono degli esseri superiori. L’uomo è un intruso violento che compromette il resto. E’ una scimmia cattiva, con le sue regole e le sue pretese di dominazione. L’uomo è l’extracomunitario di se stesso.

E ne deriva ovviamente la classica banalissima fascinazione per “i pazzi” (oh ma tu guarda che coincidenza! c’è qualcosa che accomuna Biagio a quell’altro cretinetti io-sono-originale che voleva essere come lui e fa le canzoncine sui pazzi che in realtà c’hanno dentro qualcosa di, eh, come dire, profondissimo, sì, artistico), perché i pazzi sono “fuori dall’immobilsimo della società” hanno “una scintilla speciale” (questa qua sotto della ruota è la mia preferita):

I più grandi sono stati tutti presi per pazzi. A Galileo volevano dare fuoco… Marconi a pochi metri da casa mia a Bologna ha inventato la radio! Non oso pensare cosa hanno fatto al tizio che un mattino si è presentato con la ruota…

L’arte funziona così, è una “folgorazione, qualcosa che arriva dall’alto, o qualcosa che ti scava dentro” (il che, boh, non ho capito come si concilia col suo essere supercapoccione ultrariflessivo), secondo Biagio è tutta una questione di “improvvisazione, ecco cosa esiste”:

Sono un selvaggio, non conosco la musica, mai studiata. Non la so scrivere, non conosco le tecniche di canto. Parlo di ispirazione. Quando scrivo una canzone, se ci metto più di un quarto d’ora, vuol dire che non mi è venuta bene.

biagio antonacci dipinge per il calendario natalizio mutilati di guerra, tutto con la linguabiagio antonacci dipinge per il calendario natalizio mutilati di guerra, tutto con la lingua

Stesso discorso per i suoi quadri (gli scarabocchi qua sopra) - e sentite come gli riesce di introdurre sottilmente nel discorso l’imprevedibile fattore casualità:

Un anziano chino sul suo tavolo, che brinda. Secondo me rappresenta la fine dell’artista, la vecchiaia… E’ stato difficilissimo, perché è una tela piccola e per utilizzare bene la tecnica a olio sulle tele piccole bisogna avere mani esperte… ma lì mi venne di culo.

E infine va be’ non può mancare qualche sua delirante considerazione sul sesso femminile, di cui poverino non ha capito niente, ma è convintissimo - ecco l’unica possibilità che ha una donna di tenersi un fidanzato:

Un uomo si innamora, tutto è bello e meraviglioso. Quando passa l’innamoramento comincia a guardarsi in giro. Trova magari una donna simpatica, meno rompicoglioni, meno logorroica. Un uomo, prima o poi, molla: è normale che vada a cercare altro. La donna perde l’uomo se si abbassa al suo livello: se esci stasera esco anch’io, se tu fai quello lo faccio anch’io… No. Se tu esci stasera io sto qua a casa, vai vai… cazzi tuoi. Io sto qua e mi guardo un film. Tu vai. Si stanca prima lui, sicuro. Si accorge che quella non molla… Si accorge di com’è il mondo fuori, che in casa ha una cosa preziosa.

Perché lui il rapporto tra un uomo e una donna lo vede così:

Una principessa con le scarpe da ginnastica e molto fiato. Credo nelle favole: il principe supera le prove e conquista la principessa. Poi, però, sono tutti cazzi della principessa.

E state a guardare che metafora rivelatrice. A lui gli piace la “donna-prato” (notate l’incongruenza tra la verità del subcosciente e il camuffamento paraculo del superego: se la donna è il prato, non le si corre incontro, le si corre sopra):

Una bella donna è un prato verde: penso a togliermi le scarpe e correre verso di lei, a piedi nudi. Questo è la donna.

Incredibile a dirsi, esiste qualche folle groupie pazzamente malvestita che ha accettato di farsi ingravidare dal Biagio. Dev’essere una di quelle rimbambite donne-prato che ha rimorchiato coi suoi infallibili bburinissimi supersegreti da esterna defilippiana:

“Hai impegni per i prossimi 15 anni?”, quando uno deve fare colpo, funziona sempre

In fondo, eeeeehi, Biagio è un tale superfigaccione. Lui si schernisce timidoso, ma tanto glielo dicono tutti (ah be’, spero che Vasco l’abbia denunciato):

Mi vedo come uno che può piacere, nell’ambito della soggettività del bello e del brutto. Per Vasco, per esempio, sono bello: me lo dice tutte le volte che mi vede.

E concluderei citando un suo accorato sentitissimo appello pro-life:

Mi facevano specie le coppie senza bambini. Non capivo perché non volessero averne, non capivo perché due persone potessero anteporre il lavoro, o i viaggi, o qualsiasi altra cosa all’idea di fare figli, Non mi sembravano realizzati. Poi ho capito: avevano paura!

Di cosa, oh ma dell’unica cosa a cui servono i figli, dell’ago:

L’unico tatuaggio ammesso sulla pelle è il nome di un figlio.

[*] ah no ora che ci penso, uhm, una cosa divertente ce l’ho trovata nel libro della Ventura, una sola però, quando racconta che un giorno all’asilo ha visto il pisellino di un amichetto e da quel momento “cominciai a disegnare il pisellino dappertutto: facevo il sole e sotto c’era un pisellino arancione”