I tipi e le tipe che partecipano alle trasmissioni di Maria De Filippi sono cavernicoli subumani con un cervello piccolo così situato nei microtubuli di un centriolo di una cellula dell’unghia di un mignoletto: questo è palese, ok, lo sanno tutti. Se c’è una cosa però che forse ignorate - niente paura, ci penso io - è il sottobosco di ammiratori scatenati che ai suddetti cavernicoli subumani nanoencefalici ha dedicato dozzine di osceni altarini internettiani.
I web-fan dei protagonisti defilippici sono subumani pure loro, più sub ancora dei loro idioli [1], tanto che a prima vista ti viene da scambiarli per fake: dici ma no dài impossibile, sono parodie, troppo cretini, ahah che buffo quasi ci cascavo molto divertente. Guardatevi questo, o questo, o questo.
Ce n’è un po’ per tutti, tronisti più o meno popolari ma anche semplici corteggiatori (ok che la venerazione monoteistica da tronista defilippiano è sì abominevole e contronatura, ma insomma, il tronista è pur sempre al vertice della gerarchia lelemoriano-vipparola - il corteggiatore invece bleah, una mezza calzetta), maschi o femmine non fa differenza (i web-fan, loro, sono al 99.9% di sesso femminile), non soltanto quindi sbavicchi di incontrollabile passione groupie per il muscoloso figaccione analfabeta, no no e anzi, tra le più attive ed esaltate ci sono le ammiratrici adoranti che si riconoscono e rivivono nei panni della bburinetta defilippica di turno il sogno di un amore romanticamente pacchiano tra serate in discoteca, macchinozze grandi, rose rosse, frasette idiote da terza elementare e sbaciucchiamenti con lo scimpanzè (sullo stesso genere, romantico “tutto-è-bene-la-storia-coatta-che-finisce-bene”, hanno un gran successo i siti dedicati alle coppie, quelli che stanno ancora insieme e quelli che non ci stanno più, ma speriamo che ci tornano, ehhh, secondo me ancora si amano).
I siti internet degli ammiratori defilippiani hanno spesso la forma di un blog, e sono tutti molto simili: il titolo è quasi sempre “il blog di”, dove il “di” è seguito dal nome della divinità prescelta (il che causa spesso un antipatico fraintendimento nell’avventore occasionale, che lascia commenti emozionatissimi credendosi in diretto contatto col suo idiolo, “ciao sei bello come il sole vieni mai dalle parti di Fossombrone?” - ma l’idiolo non sa manco che esiste, il blog [2]). Alcune interessanti coincidenze strutturali:
1) finestrella di benvenuto stile errore di windows che esorta a votare il blog in una cosiddetta top cento di uomini e donne;
2) homepage pesantissima che ci mette un’ora e mezza a caricarsi intanto che effettacci flash popup e java di ogni genere [3] ti impallano il pc e qualsiasi altro elettrodomestico in un raggio di cento metri;
3) immagini bitmap da duemila terabaits infiocchettate al di là di ogni limite di saturazione visiva da un profluvio di glitteramenti, fuochi d’artificio, scritte e scrittine luminescenti, una tempesta di riflessi lampi e luccichii ovunque;
4) header gigantesco composto da un collage fotografico bestof;
5) tre colonne, una centrale per i post e due laterali zeppe all’inverosimile di qualsiasi possibile immagine esistente al mondo dell’idiolo in questione [4].
Oltre alle millemiliardi di immagini, le colonne laterali contengono:
a) la scheda del tronista copiaincollata dal sito di uomini e donne;
b) una tagboard che funge da spamboard per promotori di iniziative similmente cretine (”ciao! lo sapevi che abbiamo aperto un blog su quel gran pezzo d’un ubaldo col tatuaggio del drago che sta sullo sgabello in terza fila a corteggiare Angela? vieni a trovarci!”);
c) il numero di telefono e gli indirizzi email di programmi televisivi e riviste spazzatura a cui il bravo fan dovrebbe costantemente rompere le balle lamentando le poche apparizioni del suo protetto, non è giusto (sono davvero commoventi, sigh sob, i messaggi di incitamento “dai ragazze, forza! aiutiamo Serena a realizzare il suo sogno!”);
d) la pubblicità cubitale - senza alcuna indicazione sui costi - della chat line telefonica del tronista/corteggiatore (eh sì, quasi tutti i tronisti/corteggiatori c’hanno il numero 899, paghi uno sproposito ma loro in cambio ti concedono una chiacchieratina in diretta, non è meraviglioso?);
e) il sondaggio, forse in effetti un tantinello di parte (”secondo te Giovanni è più supermegameravigliosamente bello, iperstupendamente bello, stradecisamente bello, o bello e basta?”);
f) esposizione del trashfeticcio numero uno: la dedica autografata su fazzoletto da naso usato;
g) esposizione del trashfeticcio numero due: la foto delle webfans, tutte rosse per l’eccitazione, avvinghiate all’idiolo che poveretto non è riuscito a scappare.
A leggere i post [5], poi, si imparano un mucchio di cose. Per esempio, io ho capito finalmente per cosa è che li pagano, questi tizi, quando vanno a fare le “serate in discoteca” [6]. Funziona così: allestiscono un palchetto abborracciato alla meno peggio, con una tovaglia da sfondo sulla quale vengono proiettate diapositive del tronista o spezzoni di Uomini e Donne, e nel frattempo il boss della discoteca, microfono alla mano, fa un paio di domande al tronista, tutte sul filone “parlaci dei tuoi progetti, di quello che stai a fà”; siparietto-intervista che dura sì e no cinque minuti, il tronista allora saluta e balla un pochetto, si fa offrire qualche drink, smollica da tutte le parti, sbadiglia in console. Non male, eh? Fa venir voglia di cedere al lato oscuro.
Ah, e poi ho imparato - finalmente! - qual è una delle principali fonti di sostentamento di monella vagabonda e figlie: i webfan dei buzzurri defilippiani, ma certo!, che stanno sempre là prontissimi a interpellare il tronista/corteggiatore sulla marca di questo e quello, “cos’era quell’orologio che avevi oggi? E i jeans di ieri? E il portachiavi? Che assorbenti usi? Il ciondolo di karina dell’ultima puntata è di Facco Gioielli, wow!”.
Il mio preferito è “Il blog di Paola Frizziero“: ex corteggiatrice (ma ehi, si vocifera di una sua prossima promozione a tronista), ex pupa del tronista (questo coso qui, Salvatore Angelucci, lungimirante sponsor della lussuosa oro 24 carati), una bburinotta napoletana doc, sguaiata massaia cicciottella, con una simpatica vocetta gracchiante dall’accento marcatissimo - anche per questo, per la sua fiera ignoranza da bassa-popolanità partenopea, adoratissima dalle compatriote (il blog non c’ha nulla di originale, ma va studiato appunto nelle sue peculiarità folkloristiche: “Paola si o sole nostro”). Segnalo inoltre le chattate di Paola con le fan, strabilianti (es. 1 - Paola, ringraziandole per un regalo [7]: “Ragà, grazie per la waterman! Era stupenda!”; le fan, scaltrissime, che hanno comprato la penna sborona ma della marca non hanno idea: “Cheeeeee????” “Per cooosaaaaaa??” “Eeeeehhh??” “Marooooooo, scrivi italiano Paolèèèèèèèèè” “Che stai a dìììììììì” “Boooohhhhhh”; es. 2 - Paola: “Ragazze, mi dispiace ma la serata del due novembre mi sa che salta”; le fan, disperate: “Nnnoooooo!” “Maròòòòò” “Suicidio di massa!” “Io avevo pure convinto mio marito” “Io avevo prenotato l’aereo!”).
Un altro blog fantastico, geniale, è quello dedicato a “Maurizio, l’amico sballone di Paola” (la Frizziero, di cui sopra), che per il solo fatto di essere amico di una vipparola scarsa, per una sorta di incredibile fenomeno di contagio osmotico della vipparolità, c’ha il fanclub pure lui. Ah ma certo, non fatevi ingannare dal titolo, “Il blog di Maurizio”: no che non è il suo blog, come tutti gli altri è in realtà “il blog delle fan di maurizio”, ma non prendetevela, che cavolo, vorrete mica che colgano certe sottilissime finezze.
[1] “idiolo” è un mio brevetto che deriva dalla fusione di “idolo” con “idiota”
[2] nel migliore dei casi, quando il defilippiano sa del blog e non vuole farci la figura di quello che non gliene frega niente (ma in realtà sì, non gliene frega niente), invia una tantum alle fan-sgallettate qualche simpatico messaggio tipo “oh tutto bene un bacione forte e domani serata a gabicce, veniateci!”
[3] scritte scorrevoli, puntatori animati che lasciano scie chilometriche di cuoricini, musica di sottofondo così pesante che si carica dieci minuti dopo che tutto il resto ha già finito (occhio che io, ieri, m’ero dimenticata un sito di questi qua aperto, minimizzato, e all’improvviso mi sento la voce di Eros Ramazzotti che starnazza dal pc, m’è preso un colpo)
[4] immagini a volte enormi, non ridimensionate, che provocano un abnorme gonfiaggio delle colonne e di conseguenza della pagina, che va scrollata in orizzontale
[5] sempre che si abbia la pazienza di setacciare, alla ricerca di un articolo scritto, l’infinità di post tutti uguali con l’ennesima fan-art photoshoppatura glitterata
[6] che ad un certo punto, se raggiungi un buon livello di popolarità, puoi farne il tuo primo lavoro, “le serate”
[7] eh sì, da non crederci: i fan squattrinati organizzano collettone fantozziane perché all’idiolo non manchino il regalo di natale e quello per il compleanno e quello della befana e quello di pasqua e quello dell’onomastico e via dicendo; mica roba da niente, macchinette digitali, cellulari, gioiellume, abbigliamento di marca
Che il barbuto lanciafulmini celeste chiamato Dio ci sia davvero e che progetti e muova questo o quello quaggiù sulla terra in un modo che per noi comuni mortali risulti del tutto incomprensibile - ehi, che volete, parliamo dello stesso tizio che si manifesta con siepi in fiamme, insomma - è una classica scorciatoia retorica, piuttosto banale, perché delle assolute nullità, evolutivamente inferiori ad una scaglietta di forfora, non abbiano alcuna vergogna - e anzi lo facciano con orgoglio, bullandosene tronfi - di sbandierare ai quattro venti il sicuro intervento della divina provvidenza nella loro minuscola patetica storiella personale, la benedizione! l’aiutino! il miracolo addirittura! è il caso ad esempio di una nullità recentemente venuta ai ferri corti con Dio, Alessandra Pierelli.
La storia della liposuzione andata male di Alessandra Pierelli - che a tante trasmissioni di schifo-intrattenimento pomeridiano ha dato una buona occasione di rispolverare i soliti noiosi chiacchiericci moralisticheggianti, e meno male, che il faccione rubicondo di Roy “il primo dovere di un chirurgo plastico è dire no” De Vita, alias mister Brilli, ci mancava un sacco - è una storia che a dire il vero è sì un miracolo, in un certo senso, tutta farcita com’è dei più stantii e puzzolenti luoghi comuni tipici delle esperienze traumatiche sanitario-ospedaliere in salsa mistico-paranormale-religiosa, narrate nel più tradizionale enfaticissimo idiota style dei settimanali da anticamera d’ambulatorio dentistico, una storia che non c’è dubbio - sembra un sogno erotico di Piero Vigorelli - se fossimo tutti tutti un pochino più ganzi della scaglietta di forfora, storie così sarebbero la peggior pubblicità possibile a Dio e a tutta le altre mille Dio-superstizioni, altro che Kant altro che Gödel, basterebbe leggersi la Pierelli e via (ma ciò ovviamente non è, di scagliette di forfora il mondo è pieno zeppo: ergo, la terra c’ha seimila anni e il mio trisavolo che ne so, magari era un pervertito che andava a letto coi brontosauri).
Alessandra Pierelli, ora che è tornata a casa e si fa fotografare in pigiama struccata pallida con occhiaie e caccoline (è giusto, oh, e mica che la completa esibizione della sua terribile sofferenza può esser offuscata da un filino di makeup), ora che si fa fotografare mentre fa finta di mangiare dieci chili di biscotti inzuppati nella nutella (la morale della favola, appunto: “volevo da esse ‘na modella e m’è annata male, tra l’altro nonostante i miei sforzi nun me se inculava nessuno, ma ho capito che sbajavo, che è bello magnà”), ora che si fa fotografare che carezza francescanamente i chihuahua Honey e Romolo (Honey e Romolo, devo ammetterlo mio malgrado, rivelano una scintilla di genio bburino che da lei no, non mi aspettavo proprio), ora che rilascia interviste un po’ dappertutto (e deve sbrigarsi che dura poco, poveretta), la Pierelli non si tira indietro e lo confessa candidamente, è tutto merito di Dio, grazie Dio, ma un pochino pure è merito degli amuleti che teneva sempre con sé sotto al cuscino in ospedale, per esempio un’immagine di Padre Pio (che è un po’ il santo fast-food per eccellenza, buono in ogni circostanza, camion calamite da frigo arbre magique tatuaggi), non un’immagine qualsiasi però ma una foto originale scattata dalla suocera di una amica sua (dal potere taumaturgico, dunque, incalcolabile), e anche un rosario di madreperla, appartenuto a papa giovanni paolo secondo, che Wojtyla in persona avrebbe donato un giorno che era in montagna ad una fan della Pierelli in vacanza da quelle parti, poi miracolosamente giunto fino a lei, e infine come è consuetudine delle pratiche cattolico-vudù per aumentare le possibilità di intervento divino la Pierelli ha puntato il jolly, il fioretto, la gitarella a Lourdes se tutto andava - com’è andato - per il verso giusto (ma aspettate! aspettate! quasi dimenticavo, c’ha avuto pure una OOBE intanto che la rianimavano, s’è vista dal di fuori come nei film, svolazzando - ‘cipicchia).
E va be’, tanto lo so benissimo io, che tra tutta questa scema paccottiglia a metà tra Emergency Room e il vangelo secondo Maria de Filippi, la cosa che più fa godere la Pierelli è che sui giornaletti la si chiami “attrice di teatro”, e va be’, Pierelli, goditi ste due settimane di grazia.