Bestemmioni, televisori al plasma, Fabrizio Corona

Come da tradizione anche quest’anno puntata del Grande Fratello dedicata a Dyo e alla punizione dyvina del concorrente peccatore che ha tirato il vile bestemmione (insinuazioni anali per giunta – nell’ano di Gesù!), reprimenda catechistica e pentimento frignone e squalifica live com’era prevedibile, e non che si possa seriamente eccepire sull’onestà dei propositi virtuosi snocciolati da Alessia Marcuzzi (“siamo un programma che rispetta il suo pubblico“), perché insomma questa robaccia è scopertamente (stupidamente) ipocrita di costituzione – suona persino naïf e un po’ imbecille dare dell’ipocrita a un reality televisivo: potrebbe non esserlo? è come rimproverare a un pezzo di cacca la puzza di cacca, se non puzzasse di cacca non sarebbe un pezzo di cacca – e però a parte tutto devo dire che quest’anno la tradizionale puntata-Dyo del Grande Fratello è stata (tristemente, involontariamente) molto comica, Alessia Marcuzzi per dire era uno spasso, desiderava mostrarsi così suoretta timorata e pudica che neppure ha mai pronunciato la parolaccia bollente “bestemmia” ma ci girava intorno chiamandola di volta in volta

una cosa molto spiacevole
un gesto brutto
parole gravemente offensive per i credenti
una cosa volgare estremamente offensiva
LA FRASE
un’espressione molto pesante
un limite che non va oltrepassato
aehm
delle parole irriguardose
questa cosa che potesse essere una frase comunque nel senso

e non dimenticate che siamo a pochi mesi appena dall’affaire Crocifisso e quindi il pensierino alla moda rimane “Gesù fa parte di tutti noi, è nel cuore di tutti noi, di tutti tutti, anche di quelli non cristiani non credenti che godono pugnalandosi i genitali con la croce, Gesù è anche nei loro cuori”, per cui il cattolico Alfonso Signorini ripeteva a più non posso

la bestemmia ferisce non solo chi è credente ma urta la sensibilità di chiunque anche di chi non crede [...] e ribadisco va condannato non solo da parte di chi crede ma da parte di chiunque

la cosa migliore della puntata sono stati gli intervalli paradossali che facevano da contrappunto cupamente umoristico alla questione dyvina e alle lezioncine di catechismo, cominciando dalla faccenda dei molteplici frequentissimi “sei un mongoloide!” trattata con sbrigativa leggerezza secondo il classico rapporto inversamente proporzionale (che riassume tutta la filosofia cattolica popolare): meno esisti e più ti lovviamo (offendi il nulla: sacrificio umano), più esisti e meno ti lovviamo (offendi delle persone in carne e ossa: va be’ dài tiratina d’orecchie),

a proposito di mongoloide impiegata come offesa, ve lo devo dire, ci scusiamo con chi si è sentito offeso dalle vostre parole

e poi i meravigliosi siparietti pubblicitari dentro il programma, Alessia Marcuzzi che ha appena terminato un “noi siamo attenti alle offese a chi crede e soprattutto ai religiosi” ed ecco che parte il siparietto pubblicitario dei televisori piatti al plasma LG con Alessia Marcuzzi che fa la buffona tra lenzuola paradisiache bianchissime e una vociona incombente che tuona

Ecco finalmente un televisore come Io comando!!!

(acc, non ho trovato il video) e il siparietto pubblicitario successivo, sull’eco delle parole di Alfonso Signorini “il nostro pubblico è molto sensibile a questo genere di cose e questo è un bell’insegnamento per tutti noi”, compare Fabrizio Corona mezzo nudo oliato e lampadato in posizione crocifisso e poi subito di seguito un’orgia di muscolazzi e coattoni cannibali che se le danno di santa ragione (directed by er Guy Ritchie de Torpignattara) e Fabrizio Corona che supervisiona torvamente il massacro,

oh!, e bellissimo quando alla fine una concorrente eretica con una botta sorprendente di logica elementare protesta “ma allora è una bestemmia anche quando giuriamo su dyo!” e la Alessia Marcuzzi in tilt,

non… non… non c’entra niente… sì… io cioè forse… non… Alfonso?… Alfonso?

Così fan tutte: Alessia Marcuzzi e il cazzo della mucca

Questo programma con Alessia Marcuzzi e Debora Villa, Così fan tutte, andrebbe bannato per sempre – e non solo dalla prima serata, ma dalla memoria di tutti: le registrazioni distrutte e i resti impacchettati e inabissati nell’oceano – non per via della presunta sconcezza vm18 dei blow job alle salcicce – che è davvero robettina da niente: tranquille mamme!, i vostri santissimi pargoletti scout si masturbano con ben altro [*] - ma perché i blow job alle salcicce, come tutte le altre cose che stanno dentro Così fan tutte, sono di una clamorosa insopportabile stupidità.

Gli sketch di Così fan tutte sono bassissime banalità pecorecce ultra-prevedibili, barzellettine elementari per dementi senza speranza, avvilenti stereotipacci trattati con la fine ironia di un Alvaro Vitali (“io credo che sia un bello spaccato del mondo femminile, perché baaaaasta con questa immagine della donna santificatapigola Alfonso Signorini, e come no!, certo, perché una donna è libera, è “emancipata”, se le riesce di vedersi così come la vedono gli occhi di un qualsiasi becero nano presdelcons, che bello!, ed è così spiritosamente emancipata che è capace di riderci su, ohohoh! che divertente) – è la stupidità di chi riesce a riscrivere al peggio, instupidendola ulteriormente, la scrittura già di per sé parecchio stupida degli sketch originali (quelli francesi, Vous les femmes): sarà mica un caso, che tra gli autori italiani (Lucio Wilson, Carmelo La Rocca, Ugo Ripamonti, Maurizio Sangalli, Paola Fossataro) c’è chi ha già largamente contribuito al malinconico (neppure imbarazzante, che è già qualcosa, solo malinconico) piattume di Zelig, di Colorado Café, di Camera Café, di Comedy Lab; per dire, ecco, guardate cos’è che hanno combinato con lo sketch del blow job, a sinistra c’è quello originale francese, a destra c’è il nostro,

com’è che ci sono arrivati?, come hanno fatto?, quale perverso meccanismo può ingenerare nella mente di un essere umano, anche nella mente del più stupido degli stupidi – la mente di un autore televisivo italiano! – un’idea così clamorosamente stupida? ve lo spiego io come ci sono arrivati – in riunione: si sono appena rivisti lo sketch francese, ecco il meccanismo,
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X-Factor, Grande Fratello, Amici di Maria De Filippi: ve li spiego con un video di tre minuti e non dovrete mai più saperne alcunché

Maria De Filippi con le tette di Cristina del Grande FratelloCi sono questi tre programmacci televisivi che sono destinati a incrociarsi ogni settimana, lo sapete, sono i reality cosiddetti “talent” che dovrebbero elevare qualche modesto sconosciuto agli onori d’un successone di qualche genere: c’è il programma condotto dalla scimmia con le bretelle (l’unica scimmia cioè che mentre le altre zompettavano intorno al monolite, incrementando la loro intelligenza, se ne stava nella caverna a leccarsi l’uccello), dove si prende un cantantucolo scarso da piano bar e gli si insegna a imitare (male) qualcun altro, già famoso, e gli si cuce addosso una canzonetta scema ingegnerizzata appositamente per far concorrenza alla suoneria del gattino emofiliaco castrato; c’è il programma che vinci se “sei te stesso”, cioè una persona molto originale e diversa e sorprendente, ogni anno ci sono persone più originali e diverse, esagerate e sorprendenti, e non manca molto che ci ritroveremo con un unico super-concorrente super-provocatorio che riunisca in sé le caratteristiche di – elenco – frocio, sessualmente operato (prima gay, adesso, lesbico, poi ancora bisessuale), cieco e sordomuto, ex rom clandestino, pupillo di Lele Mora, pilota Alitalia e attore di film porno, valletta con una sesta di reggiseno, secondo a Miss Padania, allevato in gioventù da un branco di lupi nella giungla e come se non bastasse ex maggiordomo e leccafiga di Marina Doria di Savoia; e c’è il programma dove un mucchio di sfigatelli scappati dalla scuola Radio Elettra si scannano l’uno contro l’altro indossando orrendi pigiamoni e fingendo di interessarsi ai giudizi artistici d’un gruppo di bollitoni anziani, beandosi dei favori sessuali delle quindicenni bburinette e poi, alla fine di tutto, tornandosene mesti a farsi bocciare per la quarta volta di seguito alla scuola Radio Elettra assieme al figlio di Bossi (il prossimo anno nel cast del programma anche lui, come cantautore lumbard).

Vi ho preparato questo piccolo video esplicativo, che riassume le qualità dei tre programmacci in questione – conduzione, gara, sbocchi professionali:

Se volete saperlo, io penso questo: penso che se guardi uno qualsiasi di questi tre programmacci e vieni colto da una reazione simile a quella del giornalista “sartriano” del Corriere – Paolo Di Stefano si chiama: l’avete letto quel suo articolo? leggetevelo, è una delle più comiche e sconclusionate marchette che abbia mai letto,

Nella prima mezz’ora, forte della tua incorruttibile lucidità critica, ti chiedi dove sei finito e trattieni a fatica la voglia di dartela a gambe. Poi, abbandonata la tua fiera rigidità sartriana, ti rilassi, abbassi il sopracciglio ed esibisci per un’oretta un approccio più sciolto e autoironico, tra il desiderio di capire e la condiscendenza populistica. E alla fine ti accorgi che di mezz’ora in mezz’ora ogni difesa si è a poco a poco sgretolata e le tue macerie ideologiche si sono lasciate inghiottire nel circo, non sei più un intruso ma ne fai già parte e con un ruolo che ti calza a pennello

se cioè vieni colto dalla reazione per cui ti immedesimi e t’appassioni sinceramente alla cosa, dài i voti ai partecipanti e tifi per i tuoi preferiti, discuti seriamente di chi c’ha più talento, delle classifiche e dei giudizi, dei professori (o della giuria, o del televoto) e dei battibecchi, e magari spedisci pure (bestemmia delle bestemmie!) uno o più sms per votare, be’, se vieni colto da una reazione del genere allora il tuo posto, nella scala evolutiva là sopra, te lo dico io qual è: non ti si vede perché il disegno è tutto nero, ma sei il brufolo purulento sulla gamba dell’habilis, quello gobbo; perché sì, l’unica reazione veramente sapiens sapiens davanti a uno spettacolo del genere è [*]: pochi secondi di disgusto e odio fulminei neutralizzati subitissimo da una melassa appiccicosa e stordente di noia assoluta (con qualche rarissimo picco encefalogrammatico durante certi siparietti di involontaria demenzialità: ti si socchiude brevissimamente una palpebra e bofonchi un ilare “AH!”).

[*] la reazione del giornalista sartriano – mi stavo dimenticando – s’avvicina a un altro stereotipato genere di reazione, ugualmente deprecabile, meno ingenuotto e più posticciamente intellettualizzante, quello di chi credendosi molto esperto di come va il mondo (e la televisione – “che male può fare la televisione?”), disincantato e compiaciutamente frivoletto, adora formulare con tono allegro ironico-dariabignardesco piccoli pensierini che devono suonargli parecchio arditi e anticonformisti del tipo “Maria De Filippi è un genio!”, il che significherebbe, esteso, “io sono intelligente ed è ovvio che di norma una trasmissione così mi farebbe cagare sangue, e però allo stesso tempo sono così intelligente che riconosco quanto è stata brava la De Filippi a indovinare un modo così ben funzionante per inchiappettare tutti quei bburinoni subacculturati che le sbavano dietro” – perché questo fanno i programmi così, la televisione così, puoi divertirti e sentirti ganzo quanto ti pare a elogiare le geniali strategie acchiappa-subumani di Maria De Filippi, ma i programmi così sono progettati per questo – mica per altro, e bisognerebbe magari ricordarselo, qualche volta – sono progettati per inculare i subumani

Vim #11, Alessia Marcuzzi per Cavalli

Nella oltremodo triste edizione del grande fratello in corso, non si salva davvero niente e nessuno. La spilungona con le gambe lunghissime e stortignaccole che la conduce, nella sua assoluta noiosità, mi pare renda il tutto ancora peggiore indossando spaventose cosacce targate Cavalli.

Nella puntata di oggi, che avevo intenzione di evitare accuratamente (e che ho putroppo intercettato durante uno spericolato zapping), il fenicottero aveva sulla testa una terribile acconciatura di treccione arrotolate in puro stile principessa Leila (alla quale il biondo conferiva un sapore quasi teutonico), il cui movimento rotatorio veniva richiamato dagli orecchinoni d’oro.

Cavalli le ha confezionato una blusetta bianca, trasparente sulla schiena, che ha sul davanti un tessuto leggero leggero. Le pinces in zona tettone, che si notano in trasparenza – bleah – fanno un bruttissimo effetto, ma passano comunque inosservate per via di tutto quel trambusto di volant chiffonati, fermati al collo da un nastro di raso. Pari pari il vestito di un neonato al battesimo, ottima idea.

Vero pugno nell’occhio gli shorts neri (ma davvero nessuno glielo dice, al fenicottero, che sta molto molto meglio con delle robe lunghe sotto al ginocchio? mah): non sono riuscita a vederli per bene sul davanti, per colpa della fantasiosa regia del grande fratello, che ha in repertorio non più di tre inquadrature: mezzo busto, figura intera retro tre quarti destra, figura intera retro tre quarti sinistra. Se non sbaglio, c’erano sul popò delle specie di dischi d’argento (forse parte della cintura, chissà).

Comunque, che dire.
Si fa concorrenza alla Perego (be’, ok, magari sto esagerando).