L’estremismo pendantizzante monomarca produce delle mostruosità malvestite talmente raccapriccianti che a vederne una così, di primo acchito, subito dopo gli assurdi elfi spadonizzati e i pirati coi retini farfallari, ci sarebbe quasi da scambiarla per un’appendice del perculamento cosplayaro (ad esempio, boh, una fangirl del Risiko?), e invece no, è soltanto il tragico caso d’una fanatica malvestita ossessionata dalla pendant-totalizzazione sul tema delle mappine ingiallite d’epoca, che lo sapete, sono il segno distintivo della Alviero Martini Prima Classe (la nostra malva è riuscita a pendantizzare contemporaneamente la camicetta – 1, “mi prude là, no no, là dietro, sull’Angola” – il portafogli gigantesco – 2 – e la borsetta paraedolica – 3, non so voi, io ci vedo un roditore quattrocchi), vale a dire la marcaccia malvestita che tra tutte le marcacce malvestite esercita la più potente (e longeva!) forza di attrazione magnetica su quei wannabe bburinoni che amano sognare di potersi comprare con due lire il pacchianissimo malva-armamentario che ai loro occhi appare piuttosto come un evidente attestato di raffinata chiccosità alta moda (la geografia politica con le rotte nautiche e le barchette a vela come sui mappamondi di legno antico del Rotary Club! – siamo più o meno sulla stessa frequenza di fascinazione malvestita che induce gli stessi wannabe bburinoni ad appendersi in salotto le croste paesaggistiche da mercatino delle pulci infilate nelle corniciazze barocche pesanti una tonnellata).
(ah sì però m’è venuto in mente un modo scaltrissimo per rinnovare il marchio puntando sul mercato dei bburinoni più giovani: sostituire la mappina ingiallita con una veduta satellitare di Google Earth, per dire, con le vedute simpatichette scelte apposta)
Nuovo appuntamento con le malvestite targate Ikea (una oggi, una domani). Avvistata in zona bar, che cercava un tavolino dove consumare la deliziosa torta ai mirtilli e le polpettine svedesi, yum, ancora fumanti di quella simpatica mensa ospedaliera / catena di montaggio altrimenti nota come Ikea restaurant.
Io, che stavo provando il caffè self service (quello che paghi 50 cents, ti danno la tazzina e te lo fai per conto tuo – poi il bello è che puoi ricaricarlo quante volte vuoi, e ti porti a casa la tazzina, evviva), mi ci sono seduta accanto, e lei da brava si è fatta ammirare alla perfezione. Sono riuscita così a contare uno per uno gli oblò dorati (1) che le tempestavano i pantaloni verde militari (in quello stile raffazzonato così clamorosamente simonventuriano) davanti e dietro: ben ventidue. Le catenelle invece, che creavano collegamenti multipli fra un oblò e l’altro con un effettaccio d’addobbo stradale, erano sei.
Tralasciamo di considerare l’oppurtunità di una zip dorata ed eseminiamo per un momento la cintura (2), di stoffa, che credo fosse il tarocco di una qualche marca che inizia per G, come si può sagacemente dedurre dalla quantità di G (in Times New Roman) dritte capovolte a novanta gradi che la riempiono (forse Gucci? Guess? o Gwen Stefani?).
Al polo sud abbiamo un paio di stivali attillati (3 – i pantaloni, as usal, ci stanno ben pigiati dentro), con tacco a spillo e punta accuminata (ah, pazza! dovrebbe aggiornarsi) dove l’abbinamento pelle nera + laccetto bianco rende così banale il paragone con un sacco della spazzatura che io, no, non riesco ad evitarlo. Al polo nord spicca un dolcevita (4), con busto leopardato e collo alto in lana nera. Immaginate che figurone, a spuntarle dal giubotto a vento bianco candido (5), con cappuccio ovviamente pellicciato.
Capitolo accessori, scarsino: mollettone finto oro che tiene insieme i capelli sulla nuca (6 – andare all’Ikea coi capelli sporchi, ah, chissà quanto ha sofferto, poveretta!), e la borsa taroccone di Prima Classe Alviero Martini (7), con la grossa cinghia di cartoncino che richiama borchie e mollettone: completamente dorata.
Torniamo di volata sulla seconda malvestita in bianco e nero, in combinata con la precedente 234 (ah, e scusate l’assenza dei giorni scorsi, è che ho sperimentato uno di ‘sti giubbini corti che vanno tanto e m’è venuta una colite di quelle…!). Questa qui, desiderando forse di citare con la parte superiore un noto gruppo rock, ci ha ficcato in mezzo pure il rosso, con un lupetto di cui si notano soprattutto le maniche, lunghe e frappettate (2), che le arrivano fino a metà del palmo.
Che ci frega del cappello d’artista (5) in plastica nera lucida da spazzatura, o degli occhialacci di plastica marrone (6 – e anche le lenti, sfumate marroni) del solito ronf modello retrò, o della borsa pluriborchiata (3) nella quale frugava disperatamente alla ricerca del portafogli (di quelli fatti con le pagine degli Atlanti geografici, sapete, quelli di Alviero Martini), o dei jeans stretti infilati negli stivali o degli stivali stessi (4) e della loro cinghia laterale: che ci frega? Niente.
Inutile girarci attorno: il pezzo forte è l’immortale giacchetta con fantasia pied-de-poule (1), in bianco e nero per l’appunto, bavero larghissimo, chiusura verticale alla napoleone e maniche a tre quarti. E quasi dimenticavo i grossi pan di stelle come bottoncioni, stupendi.
Dunque, il pied-de-poule. Io col pied-de-poule ho un rapporto conflittuale. Visto indosso a manichini e modelle, sotto forma di cappotti, giacche, maglioni o quello che volete voi, be’, non è che mi dispiaccia, anzi. Ma a vederlo poi su comuni mortali, invece, mi dispiace sì, e pure tanto. Dà un’aria di ricercatezza e di chiccheria così ostentante – una fantasia così vistosa (un po’ troppo, quella macro – un’aria da vecchiarelle con deambulatore, quella micro) – che lo spoglia di ogni fascino e tradisce invece, spesso, soltanto uno squallido e ridicolo tentativo d’apparire ipereleganti, che davvero, bleah, faccio fatica a sopportare. Sarà forse una questione di fisico, o di portamento, di estrema difficoltà d’abbinamento, o forse manca il necessario barboncino con la codina a pompon al guinzaglio, chissà.
Senza contare poi che ci troviamo di fronte ad una versione attualizzata, un giacchettino corto sulla vita perfettamente in tema con la tendenza complessiva giacca corta / pantalone stretto /stivale, che davvero non aiuta. Bof.