Abbiamo parlato un po’ di Uomini e Donne, che nel criminale progetto di defilippizzazione della galassia è l’arma destinata a spostare all’indietro il percorso evolutivo dei malva-erectus tra i diciotto e i cinquanta anni; oggi parliamo un po’ di Amici ex Saranno Famosi, il cui obiettivo sono i teneri e malleabili (appetitosissimi!) cervelli dei malvestitini pubero-sconvolti, un fondamentale campo di conquista perché crescano e prosperino defilippizzati come si deve [1].
I malvestiti che sono protagonisti di Amici soffrono in stadio terminale di quella forma di malvestitismo tipicamente adolescenziale che si manifesta attraverso comportamenti artistico - diarroico - esibizionistici: appartengono più o meno alla stessa categoria subumana dei corteggiatori e tronisti U&D (in quanto ad età, pure, ci siamo), con l’unica differenza che questi qua di Amici sono di solito più bassi e magrolini, meno palestrati e parecchio più cozzetti, forse giusto un tantino meno analfabeti (ma un tantino appena) e poi, certo, possono essere nell’ordine, a) vagamente intonati, b) vagamente molleggiati oppure c) vagamente niente, i requisiti cioè che dovrebbero consentirgli da un momento all’altro di sfondare nel mondo dello show business per diventare nell’ordine a) la prossima Anna Tatangelo b) il prossimo Gianni Sperti e c) il prossimo quello là con la faccia da pesce lesso di una fiction qualsiasi in prima serata su canale cinque.
Se corteggiatori e tronisti hanno in testa una cosa sola, sbottonarsi il più possibile la camicetta attillata per farci vedere il pettorale liscio e unto con la S di Superscemo sopra, i malvestiti di Amici puntano ad altro - del resto, oh, con quegli orridi pigiamini kidult e quel pelatone testa-a-cubo di Chicco Sfondrini sempre tra le scatole, non c’è stimolo sessuale che tenga - sono ancora là, bloccati nella delirante vertigine di egocentrismo adolescenziale che gli fa credere che sì sì sì, loro sono unici ed inimitabili: e siccome sono unici e inimitabili, quale miglior modo di impegnare la loro inimitabile unicità se non l’esibizione artistica, esprimiamo noi stessi, trasmettiamo (bzzzz!) emozioni, nel modo ovviamente più infantile enfatico e stereotipato, quella dimensione piatta e plastificata da telefilm d’appendice che è così facile da scimmiottare - unici e inimitabili come le dozzine di unici e inimitabili che se la godono per un annetto scarso, e poi forse forse se gli dice bene finiscono nel coro di Buona Domenica (ma neanche, poveretti, ora che non è più un feudo costanzo-defilippiano) - il che si traduce in uno squallido teatrino di ometti minuscoli e rabbiosi che si muovono falsissimamente, con l’unico scopo di strapparsi vicendevolmente un brandelluccio di televisione.
Siccome Amici è be’ sì un laboratorio di artistume e creatività, un talent show lo chiamano - la De Filippi ci tiene molto a specificarlo, che è l’unico talent show della televisione italiana [2] - ma anche soprattutto una “scuola”, ai malvestiti di Amici gli tocca pure sorbirsi qualche lezioncina. E da chi, se non dalle loro stesse controfigure di venti, trent’anni più anziane: bacucchi mezzi falliti che si danno arie da grandi esperti il cui ruolo è proprio questo, tramandare ai pischelletti le migliori tecniche per rintuzzare e mantenere in vita ad libitum l’idiota scintilla di wannabe-artisticità. L’insegnante di recitazione è quella che mi piace di più, si chiama Fioretta Mari e si crede attrice perché s’è imparata da brava la dizione quella per-fet-ta, povera cara, è solo un triste donnino centenario col vezzo delle sciarpette da hostess, inutili sbadiglievoli capacità attoriali e un mediocre repertorio di sciocchezze e luoghi comuni assortiti.
La Fioretta Mari, siccome è anche un po’ fricchettona, sottopone i ragazzi a delle lezioni cosiddette di introspezione: in pratica, una via di mezzo tra un incontro degli Alcolisti Anonimi da cartone animato e un corso di meditazione mentecatta come lo improvviserebbe una casalinga scema che s’è appena letta il manuale L’arte di capire se stessi e come si svita un rubinetto di Raffaele Morelli, in regalo in esclusiva su donna moderna. Sono siparietti ridicolissimi, l’esibizionismo isterico di Fioretta Mari (che sbraita ogni due secondi cose tipo “immagina di essere una sedia! fai la sedia! tu, interagisci con la sedia! descrivimi come ci si sente ad essere una sedia!”) contro l’esibizionismo entusiasta dei pischelletti (che non vogliono perdere l’occasione per mettersi in mostra: c’è chi fa il sofferente e fa finta di piangere, chi fa il problematico “io c’ho la fobbbia delle sedie”, chi fa l’intenso “quannnto vorrrei spezzzare le gambe a quesssta sssedia”). E a proposito di una lezione del genere, per l’appunto, voglio raccontarvi una storia che bene descrive la reale impalcatura pavida, bigotta, stupida e conformista di Amici.
E’ la storia molto divertente di un ragazzo che partecipava a questa edizione di Amici, si chiama Sebastiano Formica. Durante una delle lezioncine di Fioretta Mari, una di queste qua d’introspezione, è venuto fuori che Sebastiano è gay - cosa?! gay? hai detto gay? orrore! sconcerto! panico! E’ andata così: Sebastiano doveva interpretare un palo - sì, un palo - e una tenera cretinetti (tale Cassandra, cantantucola da pianobar, aspirazione: wannabe umanitarismo alla AngiOlina Jolie), che aveva il compito di sfogare su di lui in forma di palo la propria “negatività”, non ha trovato di meglio che urlargli in faccia (con un afflato sincerissimo che manco il più zoppo tra gli attori di Centovetrine) “Perché! Perché amiamo la stessa persona!”. Catastrofe: professori che vanno in palla, tagli alla diretta, microfoni che si spengono, telecamere che si spostano, autori che intimano di silenziare il fattaccio, il sito di Amici che tace per un’intera giornata (qui, se vi va: la cronaca della vicenda). Dico, non scherziamo: un frocione dichiarato nella trasmissione di punta dell’indottrinamento defilippesco per bimbetti del sabato pomeriggio? E com’è che si concilierebbe con “Uomini e Donne”? Eh no che non si concilia.
Sebastiano viene messo in sfida il giorno dopo, su decisione inappellabile della commissione, con motivazioni direi debolucce, e due giorni dopo, com’era prevedibile, eliminato e cacciato via in tutta fretta. Nella assoluta tristissima e insopportabile finzione defilippiana - là dove abbondano i protagonisti gay, forse pure gli autori gay, sempre però ehi che non lo si dichiari esplicitamente, o che al massimo gli si faccia fare i buffoni, li si travesta da platinette - e va be’, non ci si lascia comunque scappare l’occasione per umiliare un ragazzo qualsiasi.
[1] la terza fascia d’età, quella over over, è coperta dalla morte nera dei programmi televisivi aka C’è posta per te, ma ok, dai, di questo ne parliamo un’altra volta - se i miei poteri jedi saranno mai così potenti da consentirmi di vederne almeno cinque minuti
[2] se c’è una cosa davvero odiosa tra tutte le cose odiose di Maria De Filippi, è questo suo impassibile e invulnerabile facciadiculismo: ricordo l’anno scorso che quasi aggrediva un giornalista reo d’aver seminato il dubbio che Amici non fosse precisamente un talent show, perché da casa col televoto ci sono le bimbette che premiano il più bono, non il più bravo; ricordo le sue furiose reprimende per cui se tu osi dire che un programma dei suoi è stupido, oh ma come ti permetti, “stai forse dicendo che sette milioni di persone sono stupide?” (nessuno che abbia mai avuto il coraggio di risponderle “sì” - posso dirlo io? sì.)