Capisco la sincera emozione e la lacrimuccia per Amy Winehouse meritata stravincitrice finalmente (abbastanza) lucida che bacia commossa la mammina, niente barcollii né amnesie testuali né pesche magiche dalla cofana porta-coca, ma insomma quanto può durare - quanti nanosecondi ci vogliono perché il sorrisino gioioso si pieghi in una smorfia angosciosa di disperata disperazione - davanti all’Orrore Malvestito quello senza scampo dei mostri giapponesi creati dalle radiazioni nucleari che spuntano dall’oceano e si mettono a distruggere le città calpestando i grattacieli: e letteralmente è quello che m’aspetto comincino a fare da un giorno all’altro le due enormi monumentali pericolosissime colonne di carne informe e traballante (con la volgare bburinissima strillona avvitata sopra) che si sono esibite ieri per ben due volte ai Grammy, insieme alla sosia nera di Alda D’Eusanio cartastagnolata (interessante coppietta da paradosso gemellare: quella che è volata nella spazio e quella che è rimasta a terra, novanta anni dopo) e in solitaria con una specie di strano body lucertola-disco-night progettato dalla costumista di Valeria Marini ai tempi degli sculettamenti bagaglinari (ma questo dei giganti assassini in bella mostra è un vizio radioattivo di famiglia: guardate la sorellina Solange, qua - Beyoncé s’è messa il barbie-maniero-incantato).
E comunque, be’, direi che non c’è dubbio il grammy malvacarpet di quest’anno è stato dominato dalla impareggiabile bburinità malvestita degli invitati neri: prendete questi due tizi (lui non so, lei è la regina di stile - ballo mimando le posizioni del kamasutra - già nota come Kelis), che scioccante ghetto-provocazione il cappellino con scritto Queens, il collanone con la N grossa e il Nigger ricamato d’oro che pendantizza il bodypainting sulle gambone; pensate sennò a Rihanna, che al preparty si è arrotolata in un copriteepee pocahontassiano integrale (notate il ditone che fa capolino gridando “Aiuto!”) e poi invece per la serata di ieri ha scelto un bizzarro caos multistrato di cartacrespa tagliuzzata, e per il palco un coso di struzzo spennato più bustino sadomaso (e braccialetti in tema micro-bustinati); c’era anche Janet Jackson che è diventata entreneuse di un monastero shaolin, Alicia Keys con la saponetta, Dee Dee Bridgewaters e Lil’ Mama che accidenti vengono dritte dritte dall’iperuranio cavalliano, una che è atterrata sul malvacarpet col vestitozzo-deltaplano tigrato (wikipedia dice che nel novanta a sanremo ha cantato coi pooh - si spiega tutto), l’altra con lo strascichetto animalier e il collare canino (e il ditone anche lei, “Ehi! Aiuto!”); Kanye West che s’è buttato su questo stile tecnologico-neon-chic, una specie di versione afro-rappettona del tron guy; oppure infine sempre a proposito di apparizioni distruttivo-godzilliane, gli spaventosamente candidi dieci piani di tettone al marshmallow ricoperte da un ettaro quadrato di giaccona pellicciata, Aretha.
Gli altri così così, non proprio all’altezza, vediamo: Fergie si è comprata un coso viola coi fiorellini e la borsetta rubinata di grangala-bocciofila alla boutique per pensionate CarolaFescion qui dietro casa mia, Nelly Furtado orrida suppostona blu elettrico col giogo oraziano al collo l’asciugamanone di raso fasciante e la tintura mandarino marcio fatta con l’acqua ossigenata scaduta, Lindsay Lohan che è la confezione antropomorfa di una pasticca alla menta con verza ornamentale,
Ashlee Simpson bimbominkia classicissima con bombetta felpina a righe orizzontale e tshirt con trendy-cretinata stampata sopra (e a proposito: c’era anche quella cappellaia matta di Yoko Ono), la finto darkettona del gruppetto squallido banalmente nerissima-draculiana su pallore estremo, Brooke Hogan che è il solito fallimentare travestitone con la panzetta e la fonatura charlie’s angels, Cindy Lauper travestita dal cadavere di Courtney Love in formalina - e poi, sì, chiuderei con una ciliegina, toh, i due hippoppari infanzia perduta che non ho idea di chi siano (nove anni: si chiamano dj sara e dj ryusei, boh), poveretti.
aggiornamento: uh che cavolo! come ho potuto dimenticare Cher, con la maglia di ferro bucherellata la gonna paracadute e il faccione nuovo fatto col pongo - non è vera, è in stop-motion!
A dire la verità il malvacarpet degli Mtv Movie Awards 2007 impallidisce e quasi non ci sarebbe da spenderci una parola una, se paragonato al momento di grandissimo spettacolo offertoci dall’introduzione di Sarah Silverman, che ridicolizza spietatamente Paris Hilton e la sua - come dire - selvaggia propensione alla copula (il video è qui a lato; e per chi non ci capisce niente, più o meno: ho sentito dire che per farla sentire a suo agio, in prigione, le guardie dipingeranno le sbarre perché sembrino dei peni, ma è sbagliato, ho paura che ci si rompa i denti su quei cosi). E meglio ancora della battuta, be’, il meglio del meglio è la faccia della povera Paris (corta corta e ripiena di tulle frappettate e vaporose - foto), c’è pure chi ha messo vicine le versioni prima e dopo, così che possiamo assistere pieni di meraviglia alla transizione emozionale attraverso il contorcimento delle componenti mimiche (ma una roba che se la vedeva Darwin riscriveva daccapo The Expression of Emotions in Man and Animals), il sorrisetto ipocrita incrinato e poi devastato da un eccesso improvviso e incontrollato di bile: che momento.

Ma veniamo al malvacarpet quello vero, lo so che non ve ne frega niente ma giusto un paio di paragrafetti velocissimi. La mia preferita è Amy Winehouse, deliziosa con questa sua caratteristica cofanona da manichino femminile umano posseduto da un extraterrestre capoccione cattivissimo (sì, se ve lo state chiedendo, la signorina Carlo era un ultracorpo pure lei, sì): e guardate come le calza a pennello l’acchittamento da divetta punk decadente trasgressiva io bevo il wiskey con la cannuccia me trucco male e a volte so’ mezza lesbica, coi tatuaggi (uuuh! una con le tette di fuori come i marinai cafoni!) e il vestitino orrendo che strizza e spinge in basso le tettine.
Di Victoria Ambulanza Beckham, che dire, stava in bikini (fucsia, e certo, così risalta l’abbronzatura, vecchia volpe!) e, indecisa fino all’ultimo, ha optato per il sobrissimo tappetino della doccia di casa sua (il gabinetto della quale, del resto, è tutto d’un sobrissimo zebrato).
E parliamo di Cameron Ho la faccia che sta diventando una pizza Diaz, poveretta, che desidera a tutti i costi mettere in mostra più e più centimetri del suo (ormai unico) pezzo forte, le gambe, anche a scapito del vestitino nero (a pois neri? a pois neri), che a forza di tirarselo su e ancora su per scoprire la coscia, ha formato un osceno rimborsone canguresco sulla pancia.
Ma possono forse le suddette competere con Rihanna in versione Crepax? E’ stupenda, malvestita in scena - sadomaso reggiseno e minigonna scampanata in pelle lucida, in perfetto stile Valentina (e vi prego notate l’ombrellino rosa) - malvestita sul tappeto rosso (anche qui), con una strana cosa chilometricamente strascicosa degna della sposa del più coatto boss partenopeo, ma con una strana texture a righine orizzontali e verticali incrociate grigio-bianche topo (una specie di sfida, forse, “vuoi guardarmi, be’, rischia pure lo strabismo”).
Poi ci sono quelle che mica solo per strada in Italia tra le malva-comuni mortali, anche a noi altre famose Hollywoodiane ci piacciono gli stessi malvestitismi, tipo il raso, ‘na cifra.
Ad esempio un trittico di divette minori, Arielle Kebell e Heidi Montag, Megan Fox, ma persino una vim d’origine controllata come Jessica Alba.
Arielle Kebell - chiunque ella sia - pare una ragazzetta ridanciana sguaiata e burinella alla festa dei diciotto anni, che per la grande occasione s’è comprata la prima cosa trendy (moscia) epperò elegante (in raso) che ha trovato al grande magazzino nel settore tovaglie informi raggrumate sul davanti (senza una spallina, optional, che attizzi molto di più e ti viene pure a costare meno).
Heidi Montag - boh - in posa statuaria con il fidanzato mascellone di plastica, appena scongelato, non dev’essersi sforzata granché per trafugare dalla camera da letto della mammina una sexy vestaglia, senza poi aggiungere né toglierci nulla (e meno male che non si è portata le ciabattine col pelouche).
Mentre questa geniale sconosciuta Megan Fox, insieme al decisivo contributo di Jessica Alba, ci offre un saggio da manuale delle peggiori tendenze malvestite oggi in voga: non è sublime, il raso rosa che unisce spiegazzata amorfità cascante, bizzarri volant che no, non è il vento a tenerli così, mi sa che son proprio fatti apposta (ma è un mistero come quello della bandiera sulla luna!), rimborsatura posteriore e vista panoramica sul tatuaggio ascellare, sublime sì, almeno quanto il cascante saccone rosso della Alba, che sembra il pannolone di un neonato gigante (c’è dietro lo spinotto per attaccarlo alla bombola dell’elio, si gonfia e ci si può volar via).
Pannolone, raso, amorfità, cascanza: c’è tutto.