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and il Pisella Award 2008 goes to

E anche questa seconda edizione del Pisella Award s’è conclusa trionfalmente, evviva!, il titolo di Very Important Malvestita 2008 nelle categorie italiane e straniere viene così assegnato rispettivamente a Mara Carfagna (vera dominatrice del concorso, una fuga da standing ovation con la seconda in classifica - Anna Tatangelo - due volte doppiata) e Carla Bruni (che se l’è dovuto sudare, invece, contro l’agguerritissima Madonna); il gradino più basso del podio se lo aggiudicano Giusy Ferreri (che ha staccato in extremis Daniela Santanchè) e i gemelli Kaulitz (un voto appena sopra Sarah Palin). Come l’anno scorso, mi sembra giusto festeggiare questa solenne cerimonia con una carrellata delle più belle e divertenti tra le vostre dichiarazioni di voto, ce ne sono state un sacco - e anzi, grazie!

i vincitori del Pisella Award 2008
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Malvestita #336 - MMILF

malvestita MMILF(Partecipate al malvapride! Partecipate al malvapride!) Oggi ci occupiamo di un malva-tipo evergreen da sempre diffusissimo, per indicare il quale useremo l’acronimo MMILF (che no non è un errore, è un’altra cosa, significa Malvestite Menopausate Insalamate Laccate e Fantasticamente bburine - si vede che ho avuto problemi con la F, eh?): le MMILF sono quelle malve di una certa età, diciamo più o meno nella fascia cinquanta sessanta (troppo oltre i sessanta meglio non avventurarcisi, ché si sconfina facilmente nel campo(santo) delle MMMILF, vale a dire le Malvestite Menopausate Mummificate secondo un’Inarrestabile Lollobrigidazione Fracassona), sono quelle malve che si tirano e s’acconciano come si tirerebbe e s’acconcerebbe una tredicenne bburinetta che volesse giocare a travestirsi, così come se la immagina, da distinta signorotta matura in carriera sexy ma con classe (oppure, se preferite una definizione più stringata, toh: sono la deriva mezzaetà del Tatangelo Style): una MMILF si distingue dall’elevato fattore di attillanza (1 - i pantaloni di raso lucido ficcati negli stivaletti; la camicia con mega-colletto e maniche spuntoniformi inamidate - 2 - il maglioncino spruzza ciccetti - 3), dalla scollatura blob-maravenierana sempre generosissima (4), dai tacchi alti alti (5 - accidenti, c’hanno pure pure le fascette ornamentali) che - incrociamo le dita - forse slanciano la gamba e insodano le chiappone flaccide (possibilmente in combinata coi mutandoni contenitivi anti-fallout nucleare), dai capelli lunghi sciolti sulle spalle, fonatissimi e stratinti (6 - la fresca consistenza della pelliccia di un ratto canuto), dagli occhialoni-visiera da pilota di caccia (7 - che servono a occultare, in caso di luce sfavorevole - cioè tutte le luci, tranne quella della luna piena - borse e rugosità varie scavate e annerite dallo smog sigarettoso) e dalla presenza di pretenzioso raffinatissimo accessoriume rettiliano (8) e bigiotteria aurea (9 - l’orologio-pizza multidiamantato dalla miniera di re Salomone).

di Betty Moore, 22 ottobre 2008

Categoria: semo bburini

66 Commenti

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La battona e il maledetto
(non è l’ultimo di sepulveda)

anna tatangelo e i suoi capezzoli azzeratiVa bene allora quello che ci insegnano le foto di Anna Tatangelo su Max, la morale, è che puoi stuccarti come una volgare bburinissima battona cinquantenne in gita al club privé per scambisti, puoi adulterinamente trombare con il più inetto brutto pelato vanamente tronfio capetto della più instupidente ignorante correntuccia musicale nostrana, puoi raccontare di raggelanti scenette di te e il viscido che limonate allegri e di quanto trovi sexy l’odore della sua pelle, puoi partecipare a sanremo svestita da discinta starlette alla fiera del porno e puntare sul melensismo sensodicolpista della facile denuncia povero - gay - ebreo - negro - paraplegico - accettatelo, puoi vantarti delle tue tette nuove di zecca e farti fotografare coperta solo di una canottierina trasparente nell’esecuzione assolo di un paio di capitoli a caso del kamasutra [1] - cioè praticamente puoi macchiarti di ogni più assurdo infame crudele splatter antiumano crimine sulla faccia della terra ma no, mai e poi mai assolutamente mai mostrare i capezzoli: piuttosto al limite anche nelle foto in cui inequivocabilmente dovrebbero comparire no, meglio una cancellatina fotoscioppara, meglio rischiare che qualcuno pensi ad una dimenticanza del chirurgo [2] - i capezzoli mai, che può sembrare di cattivo gusto.

nicolas vaporidis il pete doherty di settebagniE ok è vero che ci sono sì, è pieno il mondo di queste squallide tipette vim che farebbero di tutto per cucirsi addosso quell’atavico stupido personaggino di banale perfezione bellonesca da fotoromanzo, liscie cigliose labbrute sinuose sfocate e tettone come bambolette sexy del paginone centrale da pippa - ma c’è anche un nutrito gruppone di vim che s’ispira invece a prototipi di pari vuotezza cerebrale ma meno universali più di tendenza, specifiche correnti di fighettaggine all’ultimo grido, roba cioè oh di posti in cui manco se parla l’italiano, robba cioè oh una cifra particolare: per esempio lui, l’eroe protagonista di tutti quei recenti filmetti amatoriali il cui soggetto è deciso estraendo a caso una frasetta dalle profondissime canzoncine di venditti (io non vedo l’ora che si decidano a fare un film da “La barba lunga è sintomatica di un grave virus postatomico” [3]), lui che c’ha il nome e la faccia di un elettrodomestico e se la fa col generale in comando del corpo disperate mignottone televisive d’assalto (tale Ilaria Spada - categoria siamo-pure-discretamente-cesse), lui, il patetico nicolas vaporidis, si fa vedere in giro col ciuffo unticcio il cappello ergo sum vintage io-sono-originale [4], la barbetta incolta e la giacca di pelle lucida da spacciatore moldavo, la sigaretta pendente in bocca e quello sguardo ebete un po’ rintronato che gli viene naturale, non c’è dubbio, flirta pure con quel catorcio bburino-aerofagico di gabbana, è ovvio che sta tentando di immedesimarsi nel modello di dissolutezza barbona tossica e maledetta brit-decadence alla pete doherty, e accidenti gli riesce benissimo! secondo me passa pure i pomeriggi al verano scrivendo strazianti distici sulla vita e sulla morte:

ahò,
amò.

tiè,
mbè?

[1] ma quasi solo dalla vita in su, ché il culone e le gambotte informi ancora non hanno inventato un modo facile per sistemarli al bisturi, e col photoshop è una noia
[2] e sul forum appunto AnLi si chiede “Scusate ma questa donna non ha i capezzoli!?” (e se non vi pare abbastanza, SaintJust sospetta che c’abbia pure le “le sopraciglia smontabili”, o forse delle extension)
[3] o anche “Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati”, o “Santa Brigida mia divina nun fa’ piover alle castagne”, o “Che ti succede amico estetico?”, o il più sputtanato “Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto” (un blockbuster!)
[4] e però Eleonora nei commenti contesta la sua ergosummitudine: “Tutto parte da un problema di calvizie che gli va a inficiare l’immagine di giovinetto eterno. Da qui la trovata del cappello. Ma come fai a giustificare un capello? Semplice: ti vesti come Pete Doherty/ Johnny Depp de noantri. E tutta ’sta pagliacciata per un ciuffo di capelli in meno. E’ dura la vita del teen idol.”

Malvageddon #25 - Sanremo 2008

Il festival di sanremo è un programma primaserata rai come ce ne sono tanti, la solita prevedibile pappetta brutta stupida incompetente e pallosissima a livelli cosmici - con quella sua tipica dosuccia fuori luogo di stucchevole pretenziosità provincialotta tvsorrisiecanzoni ogni volta sempre uguale (”quest’anno finalmente al passo coi tempi, il vero festival della musica italiana!”) - io lo guardo nella speranza del tuffo suicida di uno spettatore dalla piccionaia, e sarebbe pure ora (dopo il flop di quel tentativo là - che delusione - sogno una scena con Baudo che si sporge di sotto reggendo il suicida sospeso per mano e gli urla disperato “non mollare! non mollare!” ma piano piano la pelle mummificata di Baudo si strappa si strappa si strappa e via, giù!).

vallette sanremo 2008Accanto a Indiana Pipps Baudo (azzeccatissimo il tentativo ringiovanente della biografia sul sito sanremiano, che raggiunge toni di altissimo pathos epico-avventuroso: “Il giorno prima della seduta di laurea va ad Erice a presentare il concorso di bellezza Miss Sicilia per poi ripartire all’alba, su un camioncino, sdraiato tra frutta e verdura, e arrivare a Catania appena in tempo.”) una valletta (ah no, pardon: “co-conduttrice”) che si chiama Bianca Guaccero, attrice sciapina col faccione banale e già-visto da comparsotta fictionaria (quante ce ne sono così, spiccicate? cosa sono, cloni?), al suo attivo lo strepitoso titolo di “Miss Bitonto” - c’ha la paginetta sul sito che è praticamente il riassunto del blog di una quindicenne logorroica iper-egocentrica che ci racconta della sua vita simpatichetta e frizzantina, di come venne ingaggiata come protagonista (Terra bruciata) al suo primo provino e senza esperienza recitativa “mi dissi che avrei puntato sulla spontaneità, senza gli artifizi della tecnica”, di quanto ha capito tutto del mestiere della reggimicrofono scosciata con tette e dentierone struccazzato in bella mostra “è la voglia di interagire con il pubblico che mi spinge ad andare avanti… e la magia più grande è stata vedere che qualcuno si commuoveva o sorrideva grazie ad una mia emozione”.

vallette sanremo 2008Ci sono sempre un mucchio di persone intelligenti che lavorano a sanremo. Per esempio dietro le quinte c’è un autore, Riccardo Cassini, che c’ha un cv di una sboronaggine che lascia di stucco (”I suoi linguaggi maccheronici, magnificati da Gian Carlo Oli, vengono studiati alla Sorbona di Parigi, citati dal New Yorker”): immagino sia il cervello (diciamo così) incaricato di dare al festival una parvenza di ritmo divertente ahah umoristico, peccato che lui sia il prototipo di quella odiosa comicità sciatta volgarotta facilmente doppiosensistica da diariuccio delle elementari che non fa ridere ma ti viene voglia di coprirti gli occhi per l’imbarazzo (e buttarti dalla piccionaia dell’Ariston - prima o poi, appunto) - non a caso è tra gli autori di zelig e colorado cafè, anche - per cui insomma ricordiamo qualche sua magnifica trovata (”Il libro Nutella Nutellae, sua opera d’esordio, è un caso letterario senza precedenti: vende un milione e mezzo di copie e resta in classifica tra i best sellers per quattro anni consecutivi”):
“Jean Jacques Dormì Jean Jacques Russò.”
“Nell’antico medioevo lo schiavo al volante era il servosterzo.”
“La mia entrata in teatro è molto bella perché ci sono 150 trombe che squillano alla mia destra e 150 squillo che trombano alla mia sinistra.”
“Le donne fanno meno errori: infatti possono fare le stesse cose degli uomini, ma senza fallo.”
“Perché per comunicarsi vicino Roma ci vuole il nulla Ostia?”

Anche nelle commissioni giudicanti, siccome la musica è la cosa più importante di tutte, è pieno di gente di qualità. Per esempio nella commissione giovani ci stanno un certo Bruno Biriaco (che si bulla di essere un jazzista d’avanguardia ma non solo, ha pure composto la sigla di importanti trasmissioni televisive tra cui spicca certamente “Io Jane tu Tarzan” - uh?), Stefano Mainetti (una specie di Roger Waters ciellino che è il genio responsabile di questa roba qua, discorso e preghiera di papa wojtyla su musica che non saprei come definire, un po’ neoromanticismo, un po’ world music, un po’ ascensore) e Mariolina Simone (ex viggèi che insomma, be’, basta dare un’occhiata alla sua foto).

Vediamo invece qualcosina tra i giovani artisti, ehm.

Ci sono i Melody Fall che sono la fotocopia brufolosa con troppa lacca dei Finley, cantano in inglese e c’hanno i nomi moccizzati, Mark Dave Pier e Fabry (il povero sfigato che non c’ha la variante inglese del nome e ha optato per l’abbreviazione da terza media con y finale). Cosa dicono di se stessi: il cantante ci fa quello dai gusti adulti e sofisticati, dice che è cresciuto a led zeppelin zappa e beethoven poi però confessa candidamente che la sua musica preferita è il pop-punk e il concerto più importante della sua vita è stato quello dei blink182; meglio ancora il bassista, che dice di leggere Blake Kerouak Sartre e d’essere stato allevato a pane e jazz, ma che ha scoperto la luce ascoltando una canzone dei blink182 (oh accipicchia i blink182 avrebbero fatto cambiare idea a Bach, persino!). E infatti è puro beat-esistenzialismo il testo di una delle loro canzoncine più famose, “I’m so Jerk I’m so Cadillac I’m so Loser I’m so Maniac I’m so Nerd I’m so Brilliant I’m so Wrong and I’m so genius I’m so me” (”I’m so Cadillac” però non è male). C’hanno il Myspace dove definiscono la loro musica “punk pop alternativo”, qualche migliaio di contatti a forza di spam, e c’hanno pure già un paio di carampane; vanno a dire in giro che sono molto famosi all’estero e fanno le tournee in Giappone: u-uh, “E’ tutto molto diverso, soprattutto la mentalità, in giappone alla fine di un pezzo stanno tutti zitti e immobili, stanno fermi, ti guardano fisso e aspettano che tu suoni, si può dire che sono molto educati” ma no, non è una questione di mentalità, è questione di quando non ti cagano perché sei uno sconosciuto che fa tre date farlocche (probabilmente ad ingresso gratuito) organizzate dalla casa discografica giusto perché così “hai fatto il tour in Giappone”.

Ci sono i due fratellini (non gemelli, ahimé, niente twincest) Sonohra, che in molti considerano gli eredi italiani dei Tokio Hotel: il nome, spiegano (ripetendo a memoria la storiella che gli ha raccontato il discografico fricchettone), “contiene molteplici significati: si chiama Sonora il deserto che confina con lo stato della California, rimanda al concetto della musica senza discriminazioni e se si pronuncia con stretta assonanza, significa “suono ora””. Sono un riciclo del classico schemino pop-giovanil-melodico alla backstreet boys, lovesongs chitarrine col ritmo gentile controcanto di terza e batteria finta, concedetegli sto poster centrale di KissMe e terminateli.

vallette sanremo 2008I Frank Head invece funzionano sull’io-sono-originalismo finto-tossicone, quello del gilet leopardato più codino finto spettinato su stempiatura galoppante del tizio col muso uuuh-irriverente che capeggia il gruppetto in foto. Della loro biografia c’è da apprezzare anzitutto l’intro, “Chi è FrankHead? FrankHead Siamo IO!” e più avanti “i testi, delle piccole pillole di cianuro ricoperte di miele da ingoiare tutte d’un fiato. FrankHead è tutto ciò che avresti voluto dire e non hai detto mai, tutto ciò che avresti voluto ascoltare eppure era lì accanto a te ma tu non lo sentivi, FrankHead eri tu e non lo sapevi”. Ci sono anche i due mediocrissimi “figli d’arte”, Francesco Rapetti figlio di Mogol e Daniele Battaglia, il successore di Francesco Facchinetti (io, fossi un pargolo Pooh, prenderei in considerazione come nome d’arte “Spoohto”, che mi sembra perfetto): il primo poverino fa quasi tenerezza quando nella sua bio parla della laurea con lode per affermare il suo status di “artista completo” che “si è conquistato un’indipendenza” e “non si culla sul nome del padre Mogol”; il secondo invece, già solo per il fatto che è iscritto al dams e perché fa parte del team di radio italia solo triste musica italiana, insomma, ecco.

Ci sono quelli che non importa come va, loro sono già dei veri artistoni affermati nel cuore: come Giua che canta, dipinge, fa le collaborazione coi musicisti veri che suonano gli strumenti veri (una cosa che si chiama violoncello, ci credereste?), oppure Valerio Sanzotta filologo classico (oh ma dev’esserci da qualche parte la sede del club dei filologi sanremesi, presieduto da Niccolò Fabi) che al barbiere gli porta le foto di Bob Dylan e gli dice “me li faccia ricciolini così”. Poi c’è il pischellino Jacopo Troiani, sedicenne, che tra tutti mi sa che è il mio preferito, non ha ancora imparato l’arte della pomposità malvestita e ingenuotto scrive “la passione per la musica, ed il canto in particolare, si manifesta già all’età di 6 anni quando, insieme al fratello maggiore inizia a cimentarsi al karaoke casalingo”.

Ah e non è che potevano farsi mancare la parentesi vomitevole sull’ipocrita celebrazione patriottarda quanto sono belle e utili le “missioni di pace”, quanto sono bravi belli eroici e superdotati i soldatini italiani, quanto siamo fieri che ci siano delle canzoni che parlano di argomenti così veri e commoventi alla faccia di chi dice che a sanremo solo canzonette blablabla, ed ecco allora il cantante che viene dall’esercito e sicuro vincitore di qualche premietto puzzolente Rosario Morisco: “Il suo progetto discografico, viaggia tra le corde del reportage/testo verità, dai luoghi di guerra, per passare, soprattutto, attraverso i sentimenti e le emozioni di vita reale e comune, vissute da un giovane trentenne” - io dico un paio di standing ovation, Baudo che fa la tiritera a petto gonfio con la lacrimuccia, e - tiè - premio della critica.

vallette sanremo 2008Dei cosiddetti Big non è che ci sia molto da dire. A parte le solite vecchie ciofeche giustamente mortificate dal mercato discografico che per magia riacquistano vita a Sanremo, vediamo, c’è il ridicolo baffetto (più sciarpa più capello spettinato) ergo sum Sergio Cammariere (ficco un paio di blue notes per dare una camuffatura jazz alle mie caccoline neomelodiche), c’è quell’altro panzetta e occhialone nerdoso ergo sum Frankie Hi NRG, c’è la io-non-sono-orginale-sono-pazza Loredana Bertè, gli incommentabili festivalbaristi Finley Meneguzzi Grignani, Anna Tatangelo che punta sull’amore omosessuale per battere il soldato Morisco in fatto di patetico civil-sentimentalismo (”siamo figli dello stesso dio l’amore non ha sesso”) - e poi due tizi che non ho idea di chi siano: Giò di Tonno e Lola Ponce. Chi? Cosa? Eh? Lui è stato il primo Quasimodo del patetico e vergognoso riadattamento musical di Cocciante; la biografia di lei invece è tutta un tripudio di “grandissima” “talentuosissima” “bravissima” “eccezionale successo” “sacro fuoco dell’arte”, ma poi però si scopre che la cosa più ganza che abbia mai fatto è la protagonista di una soap sudamericana (sul serio: la soap si intitola ”Sin Codigo”). Ho capito: i due emeriti iper-sconosciutissimi che poi se gli dice bene, chissà, si fanno una decina di sanremo uno dietro l’altro e potranno entrare di diritto nella categoria “vecchie ciofeche magicamente resuscitate”.