Un’altra settimana che s’apre a colpi di malvacarpet, quanto ci piace? Questa volta tocca agli Mtv Europe Music Awards, la versione sfigatella in piccolo dei Video Awards mmerigani, un eventino così desolantemente trascurabile che non soltanto guardie cecchini e buttafuori sono sprovvisti di identikit segnaletici Dead or Alive con le faccione sorridenti di quelle vesciche pruriginose dei Finley [1], ma addirittura (pensate!) si prendono le vesciche e le si mette ufficialmente in lizza per un Award (non so cosa, di preciso: ma dato che erano in competizione coi Tokio Hotel [2], uhm, immagino fosse un Most Idiot Carampan Supporters). E il desolante eventino non poteva che esser presentato da una desolante scemina [3], la Katy Perry di I kissed a girl (uuuh! scabroso! sapesse cos’è che combinava la Asia Argento dei bei tempi - ah, sigh sob, nostalgia canaglia!), una bamboluccia da quattro soldi programmata per inanellare con disinvoltura stupidi eccessi di esagitata io-sono-originalità miniclub (i vestitini simpaticissimi guarda-là-che-burlona-fuori-di-testa) e trasgressività ironichetta maestra-ha-detto-pupù!!! (uuuh! scabroso! il rossettone gigante che rappresenta un… oh, no no, divento rossa, non riesco a dirlo!), un inarrestabile cataclisma di comicissime smorfie maliziose e ingenuotte e spiritate che non si ferma mai, e il risultato è che bastano un paio di minuti appena di Katy Perry e non desideri altro che farti una pera di raggi gamma, diventare verde e grosso e spaccare tutto (per la cronaca - nel susseguirsi velocissimo di travestimenti buffoncelli - vi segnalo il coso di raso blu con le tette vedenti e la borsetta luccicante a forma di pasticcino alla crema, il magliettone con l’inspiegabile asse rigido sulla pancia, il costume ermafrodito, la gonnella col carillon rotante).
Un’altra cheapissima originaletta canterina è Katie White dei Ting Tings, che s’accoda pure lei al mucchione di cartonati very cool che cavalca senza ritegno la dilagante rivisitazione boho del coattume anni ottanta (e che cavolo però, che fantasia questi agenti costruisci-bamboline: c’ha il vestitino coi rigoni orizzontali che hanno trovato sulla pagina Wiki di Katy Perry, i cui agenti a loro volta hanno scopiazzato dall’estetista bburinona de Le ragazze della terra sono facili). Mi è piaciuto anche il frontman dei Killers, Brandon Flowers, che (sempre a proposito d’anni ottanta) c’aveva il giacchino con le spalline e lo stemmino nobiliare ornati con vero piumaggio di fagiano come ce l’hanno i dignitari di Zamunda - e non erano da meno i suoi compagni di merende, quello che sembra Red Ronnie dopo una vasca di Crescina col pezzo di sopra del pigiamone di Tigro, Nick Cave col giacchetto porta borsa-dell’acqua-calda da pensionato del club di briscola e Paolo Brosio elegantissimo con lo smoking e il toupet della madre quand’era giovane. E sempre in tema d’io-sono-originalettume anni ottanta (versante trasandescion), ci credereste, c’è il tizio dei 30 Seconds to Mars, il frangettuto eyelinerato Jared Leto, che sfoggia il camicione flanellato da boscaiolo annodato in vita [4], l’ultima volta che ne ho visto uno portato così, boh, mi sa che ce l’aveva Robbie Williams ragazzino (oh, a proposito, i Take That l’avete visti? se lo sarebbero voluto giocare all’ultima rughetta con Bono, il premio per i Bolsi più Bolsi della serata, ma mi sa che no, non c’è stata storia: il visierone arancione, la camiciazza jeans attillata sulla panza, la collana etnichetta a pallettoni sul petto glabro sudaticcio, la mano in immersione a ravanarsi la paccottiglia - no che non c’è storia, che straordinaria laida Bolsità! Bono se la stravince).
Poi, va be’, dell’orrendo involucro “omino di latta del mago di Oz” [5] che s’è messa Beyoncé ne hanno parlato un po’ tutti: la versione originale prevedeva i pantaloni pendantizzati e le scarpe ortopediche, ok, ma dovete capire che è contrario all’etica da sexy bburinona urlatrice lasciarsi scappare una qualsiasi occasione per esporre i ghetto-coscioni, al diavolo la filologia fashionara!, piuttosto si può pendantizzare lo scafandrone con un bel mono-guantino cardinato Freddy Krueger goes to the manicure (e le unghie pittate sulla stessa tonalità grigio metalmeccanica); come al solito invece si butta sul demenziale la sorellina scarsa di Beyoncé, Solange Knowles, che non conosce altre valide strategie per farsi notare (a parte il classico uomo sandwich col cartello a forma di freccia “E’ la sorella di Beyoncé!” che la segue giorno e notte), vestitino corto con le paillette giganti e giacchetto con manicotte gonfie da sbandieratore del Palio di Siena. E finiamo con Estelle, arrotolata nell’isolante termico strizzatette sul malvacarpet, e poi sul palco, a bordo del mega-deltaplano azzurro.
[1] c’era anche Tiziano Ferro, ma che c’entra, lui serviva le tartine durante l’after-party
[2] la parruccona di Bill Kaulitz mostra una sconcertante somiglianza col materiale del gilettino pelliccioso, ed entrambi mostrano una sconcertante somiglianza con la pelliccia d’orso dei colbacchi delle guardie reali inglesi (a-ah! ecco una bella soluzione al loro problema: scalpizziamo il cretinetti!)
[3] co-conduceva Perez Hilton in tenuta da prima comunione
[4] e sì sì c’avevano tutti quanti, Leto e i suoi amichetti, la magliettina di Barack Obama: che è andata fortissimo, ehi! ce l’aveva pure Katy Perry (immagino assisteremo nei prossimi mesi ad un clamoroso inflazionamento dell’Obama-faccia: può darsi che arrivino a raccontarci che Joe Rivetto era stato concepito così dall’inizio, che era Barack Obama da giovinotto)
[5] questa non è mia, me l’ha suggerita Sara: grazie Sara!
Ma quell’involucro robotico simil-umano pilotato da un piccione balilla (che c’ha la gabbietta-cabina nella testa, gli si svita la calotta - toh, uno schemino [*]), quel Gianni Alemanno là, non aveva detto che mo’ ci pensavano lui e gli amici suoi, a rivoluzionare per benino il festival del cinema romano, che era troppo pretenziosetto e chiccoso e mmerigano per i loro gusti (che sarebbero immagino tutti idealmente orientati verso sequel viagra-patriottici sul genere de La polizia s’incazza 2: mazzate ai pericolosissimi manifestanti minorenni rossi), io avevo capito che ci sarebbe stato uno sconvolgimento culturale bello grosso tutto nazional-didestro-centrico (e già mi pregustavo le retrospettive su Bombolo e Milly D’Abbraccio) e invece boh, a darci un’occhiata da lontano il festival del cinema di Roma mi pare la stessa cosa un po’ zoppa degli anni scorsi, solo ancora più sottotono, più loffia e squalliduccia (chi ha vinto? quali film c’erano in gara? che cosa s’è visto? a parte dico le grasse porcatone attira servizi-ultimi-cinque-minuti-del-telegiornale come Il sangue dei vinti e Un gioco da ragazze - ne avete idea?)
ah ma sì un attimo, ecco cosa: hanno cambiato in tutto e per tutto il trofeo da assegnare ai vincitori, l’anno scorso c’era quello col Marco Aurelio stampato sulla plastica trasparente (cinque euro e uno Zippo tarocco in omaggio nella copisteria qua sotto casa mia: e siccome l’anno scorso ne mancava uno - e siccome tanto erano identici - a Sean Connery per il premio alla carriera gli hanno rifilato il trofeo che teneva sulla libreria Goffredo Bettini per il secondo posto del torneo di calcetto intra-dirigenza del piddì obesi vs calvi), adesso invece il nuovo trofeo è una crosta tutta storta orrenda e coattissima butterata di diamantoni Damiani (da esporre ai flash sempre precisamente inserita nel cofanetto annesso, così si vede la marca-sponsor bella grande stampata sopra), e insomma oh, si comincia con poco, ma è un bel cambiamento - almeno così Al Pacino (che birbante d’un demente senile! non ha perso l’occasione per pittarsi le unghie in pendant col cofanetto Damiani) anziché lasciarlo semplicemente affondare nella fossa delle Marianne, plop!, può prendere il trofeo e tirarlo via di taglio per vedere quanti rimbalzi riesce a fargli fare sulla superficie dell’acqua, plic! plic! plic! (no niente non è vero, magari: troppo pesante).
E comunque, veniamo a noi. L’apparizione malvacarpettara che mi sono goduta di più è senza dubbio questa qua (ok va be’ tralasciando il collo di Monica Bellucci, sul quale a dire il vero mi sto arrovellando da giorni: non capisco se si tratta di una stupida coincidenza o se c’è piuttosto qualche misteriosa relazione fisico-matematica - vedi l’immagine sopra - che si presenti quasi sempre inclinato secondo un angolo di ventitre gradi circa esattamente pari all’inclinazione dell’asse terrestre): è la coppietta di Twilight, Robert Pattinson e Kristen Stewart, due veri minuscoli sfigatoni semi-sconosciuti che si danno le arie da scapellati maledetti manco avessero giocato a titillarsi i genitali in un film di Bertolucci (ah, tutt’altro! sono i protagonisti di ’sto polpettone Harmony annericeniano per ragazzine in fregola, una specie di Topo Gigio Vampirello Loves Topa Gigia); entrambi sfoggiano l’occhietto a feritoia (uguale: c’ho la personalità magnetica del ragionier Filini), le occhiaie fasulle ripassate in sala trucco (uguale: la mia è una vita di eccessi, ieri a notte fonda ho visto la replica di Striscia la Notizia), i capelli sparati e la barbetta sfatta (uguale: non c’ho cazzi, dovreste vedere in che stato sono le mie mutande), la postura gobbetta e l’andatura stanca/barcollante (uguale: c’ho la sciatica) - stupendi, no? e non dovevano essere da meno le mutande dell’io-sono-originale Colin Farrell (vero maschio irlandese tutto d’un pezzo che si porta la bandana-cartaigienica nel taschino dietro dei pantaloni), che s’è buttato come al solito sulla trasandatezza viril-zozzona: capello unto, tatuaggio da pugile galeotto, giardinetto villoso, anfibiacci di pelle mezzi slacciati con le lingue penzolanti, ciondolo col dente da latte (un ricordo della fatina), cappello ergo sum (guardate che faccia sperduta c’ha in questa foto qua, quando arriva il tizio pelato a ciulargli il cappello, sta pensando: “svanisco! mio dio sto svanendo! svanisco! aiuto! svanisco!”).
Poi certamente ve ne sarete accorti, c’era la muffa della muffa della muffa del futuro del cinema italiano (Squitieri ne sarà entusiasta!): c’era Michela Quattrociocche (eh mi dispiace, lo so che c’avevate messo un bel po’ a cancellarvela dalla memoria: quella merluzza del film di Moccia, sì) che da brava adolescentella bburinetta sente impellente il bisogno di esibire la marca fashionara a tutti i costi, e le è venuta questa grandiosa idea di travestirsi da borsetta monogrammata Gucci; c’era Cristiana Manichino Capotondi con la borsetta-cialda, la cui colf babysitter deve aver passato il mocio in salotto appena prima del malvacarpet (facile, lo si deduce dallo spesso strato di umidità in basso sulla gonna); c’erano due allampanati rettangoli uno sopra all’altro che sembra fossero Romina Jr Carrisi, o almeno così si dice, non lo so, li hanno scaricati da un camioncino così com’erano e li spostavano con un carrelletto; c’era l’inutile omino quattrostagioni da fiction Beppe Fiorello, che per darsi un tono s’è fatto sale-e-pepe pure la dentatura; e infine soprattutto c’era il rampante Brando De Sica, che ha finalmente celebrato il suo ufficiale debutto nel mondo der cinema che non conta un bel niente: capello selvaggiamente pubico, golf attillato e cravattina, meccanismo a molla sotto le scarpe per saltare in aria come una tarantola impazzita (che simpaticone! secondo me è un clone ibridato Boldi - De Sica), Brando è un giovane regista sleccazzato dai modi davvero precocemente viscidi che c’ha alle spalle tutta una lunga e intensa formazione scolastica negli USA e non c’ha più voglia di sentirsi chiamare figlio di papà, e c’ha ragione, è stata mammà a produrgli il filmino.
Non poteva mancare Asia Argento, che continua la sua pantomima niente più trasssgrescio “sono cambiata, sono cresciuta”, ed è tutta acqua e sapone e sorrisoni modesti da ragazza semplice “oh porca palettina cara ma che ci faccio io qui in questo pazzo pazzo mondo delle star del grande grande schermone? oh ma che imbarazzo!”, e infatti come volevasi dimostrare senza broncetto suicide-girl e senza filmetti con uno straccio di incesto anale coll’elefante Dumbo non c’è più nessuno che sia disposto anche solo a cagarsela di striscio (pensate tra un qualche annetto, quando nel bel mezzo d’una comparsata in Un posto al sole c’avrà un’improvvisa epifania e capirà che no, la strategia “niente più trasssgrescio” non ha funzionato proprio per niente: pensate allora se le viene in mente di tornare sui suoi passi, che vette di disperata depravazione trasssgrescio potrebbe raggiungere - come minimo tingerà di verde il caschettino del marito gonzo). E poi, prima di concludere coi catafalchi nostrani da prezzemolume mauriziocostanzoshow, vorrei citare in volata un paio d’altri big internazionali: Eva Green che arriva dal gabinetto (e dà riposta così alla domanda delle domande: ma certi vestitoni con lo strascico, quando ti scappa, non finiscono per strusciartisi a terra? e la risposta è: sì, strusciano, strusciano, e ti ci rimane appiccicato di tutto); Mickey Rourke che cola come fosse uscito da un barattolo di mostarda; Mena Suvari con l’impermeabilino ramarrescente; Jessica Biel che ha esagerato, quelli non sono neanche più pantaloni a zampa, quelle sono una coppia di geniali gonnelline da polpaccio.
E per concludere, dicevo, i catafalchi prezzemolini che non c’entrano un accidenti: Valeria Marini con le lenti a contatto colorate da cyborg psicopatico (un innaturalissimo azzurro Skype) la tipica insalamatura, la borsetta bomba a mano e il pupazzetto Duracell; Alba Parietti col faccione abbottato come non mai (abitino Goodyear e stivaloni di pelle Pretty Woman); Nancy Brilli col tappeto peloso per la doccia della Barbie di Paris Hilton; e chi altri? ah sì, quasi mi dimenticavo, concludiamo la conclusione citando il novello stile bburin-dandy inaugurato da Raz Degan, niente male.
[*] ecco dunque spiegato il perché di quei suoi bizzarri occhietti senza il bianco: sono gli spioncini del piccione
Ci credereste che non abbiamo mai dedicato un malvacarpet agli Emmy Awards, incredibile no?, e scommetto che morivate dalla voglia. E’ un eventone di prima grandezza che merita la nostra attenzione per un sacco di buoni motivi, ve ne dico tre, primo (1) perché è utilissimo come guida rapida se vuoi farti una lista delle cose da mettere in download (e però occhio, se sperate di guadagnarvici qualche vincente argomento di conversazione - qualcosa voglio dire che poi, una volta buttato là, vi permetta di esercitare la mossa Finish Him! del sopracciglietto biasimevole “ma come, non l’hai mai visto?” - attenzione allora, funziona solo a guardarsi le puntate una per una in tempo reale o quasi, funziona al meglio nella settimana subito successiva al pilota; con la prima stagione finita e forse persino già doppiata e a un passo dalla prima serata dopo striscia la notizia, allora no, non funziona), secondo (2) perché a paragonarlo con la cosa italiana che più gli si avvicina, i Telegatti (sì lo so che non sono reali, lo so che sono soltanto un virus del Matrix: ma che c’entra, mica basterà a consolarvi?), fa venir voglia di prendere su tutto e d’andare a vivere piuttosto in un paese di quelli che c’hanno una televisione (più modesta magari, ok, ma meno tristemente cialtrona) coi presentatori entusiasti che brandiscono contro i vicini di casa i dildo gommosi a forma di pugno (o al limite facciamo così, un compromesso: importiamo questa usanza qua del dildo gommoso a forma di pungo, che io c’avrei pure una mezza idea su come usarlo durante i Telegatti), terzo infine (3) perché durante la cerimonia degli Emmy siccome volevano risparmiare sui costi dei video-parodia divertenti da ficcare tra un premio e l’altro hanno pensato bene di trasmettere degli spezzoni di fiction italiane - non le hanno nemmeno doppiate, c’hanno semplicemente aggiunto le risate finte qua e là - un successone (Harvey a Bob Weinstein: “chi è quell’attore comico così brillante? mi fa ammazzare! gabriel garko? mi fa impazzire quando fa la roccia travestita da cavaliere medievale!“): e quindi, ok, malvacarpet.
Cominciamo con la più chiacchierata di tutte, Heidi Klum, che si cambiava velocissima ogni mezzo secondo e molte cose ahimè non sono riuscita a identificarle: quello a destra per dire non è un vestito vero e proprio, è la macchia indistinta bicolore catturata fortuitamente nell’istante in cui Heidi Klum passava tra l’abitone lungo color avorio con la medusa arricciata sul petto e quello metallizzato con la medusa afflosciata che le fa da tendina laterale (molto misterioso l’anellone coi brillantini appiccicati con la Pritt su uno straterello di ovatta); poi c’era il cast al completo di Desperate Housewives, su cui spiccavano l’abitino da carillon impolverato di Marcia Cross, i piedoni pippeschi di Eva Longoria (nastro di Moebius sulle tette più gonnellino di frangette piangenti) e l’esplosione del Big Bang riprodotta con perline e strassini sul coso nero di Dana Delany;
c’era Evangeline Lilly coperta coi fogli di gelatina ed Emlie de Ravin con un multistrato blu punteggiato di incrostazioni conchigliformi, c’era Julie Benz (la fidanzata di Dexter) con le tette segate in due dal bustino geometrico rigidissimo (e a proposito di tette non mancate questa stupenda creatura russmeyeriana, Christina Hendricks di Mad Men: tunicone color tappetino da biliardo, cerchietto col micro lampadario da orecchio e sandaloni multi-diamantati con l’alluce che valgheggia di buoni quarantacinque gradi - ah! e stai a guardare l’alluce!), c’era Jennifer Love Hewitt con le sue strane decorazioni a cordine longitudinali tagliuzzate, America Ferrera che si è svegliata di soprassalto in ritardissimo e non è riuscita a liberarsi dalle spire attorciglianti del lenzuolone nero (fine!), e Sandra Oh di Grey’s Anatomy che s’è ficcata in questo mucchione fittissimo di intricate pizzettature (più borsa-scatoletta rettangolare, niente di che - gli fa un baffo alla borsa-scatoletta-ventaglio di Christina DeRosa);
e poi c’erano - per la categoria immortale Non mi si fila nessuno così mi vesto da imbecille sperando che qualche gonzo ci caschi e mi faccia una foto ricordo - Phoebe Price con la sua coroncina floreale sul capellone lungo con la riga in mezzo, probabilmente una citazione della Cicciolina dei tempi belli; l’anzianotta Tori Spelling orgogliosissima d’essere riuscita finalmente a realizzare il piano che le ha impegnato gli ultimi quindici anni di vita, trovare uno straccetto di raso che pendantizzi col bavero dello smoking del fidanzato bburino di turno; il gay io-sono-pazza numero due della cerimonia, Christian Siriano (chi è? dice wiki: vincitore del reality Project Runway), con la faccetta saccentella d’ordinanza da vero stilista snob con la puzzetta sotto al naso (”uuuuh cava che scavpine ovvende povca tvoia”), la camicia ignifuga, la zip luminescente e il riportone emo-bimbominkia (uops, scivolo! ihihih che buvla!); e il gay-io-sono-pazza numero uno, tale Miss J. Alexander (chi è? dice wiki: coach per sfilate, giurato di America’s Next Top Model) col parrucchino slumacato e lo spugnone della doccia al posto del farfallino.
Mickey Rourke è stato un ospite incredibile, fenomenale, bastava che facesse capolino lui sul malvacarpet, con quel magmatico faccione bitorzoluto stiracchiato in un sorrisetto sbronzo (con herpes), e il festival di Venezia con tutti i suoi vipponi mondiali superglamourosi svaniva in un puff!, e c’era soltanto Mickey Rourke, luminosissimo nella sua spavalda bburinità, gonfio e sfatto come sarebbe il cadavere di Andrea Roncato recuperato dai sommozzatori dopo un mesetto buono di putrefazione a mollo sul fondo dell’oceano, con un bel cespuglietto di alghe umidicce spiaccicato sul capoccione, nel suo goffo look così perfettamente in sintonia con quegli stessi tragici derelitti che interpreta al cinema (variazioni sul tema: lo scimmione bolso sciatto e ritardato), la camicia rosa sgualcita sulla panza e i pantaloni che gli calano in continuazione, il colletto sbottonato oversize e le cravatte grasse e tozze a pois, gli anelli dorati da pappone e il sigaro o la sigaretta sempre scoppiettanti, le sopracciglia puntiniste fatte con la bic e quel povero cagnetto-mosca, Loky, che vive nel nodo della cravatta a pois e che da un momento all’altro t’aspetteresti di vederlo ingoiato tutto intero crudo e scondito, ma invece no, la loro è una amicizia sincera e fraterna, c’ha pure il cartellino “Mickey Cuore Loky” - ah sì ma certo, ci sono! ecco chi mi ricorda! il tipo che viene posseduto dall’Occulto Super Sovrano dell’Universo alla fine di Howard il papero, quando diventa tutto unto e sudaticcio e zozzo e livido, “grrrr non ho più alcun bisogno di cibo umano grrrr”: ecco chi.
E gli altri very important malvestiti al confronto, per l’appunto, impallidiscono: chi se ne frega di Brad Pitt nei panni del dandy mafioso sudamericano (con la canottina della salute a vista sotto la camicia bianca semitrasparente, come la divisa da briscola di mio nonno) che tutto compiaciuto fa le battutine argute in sala stampa assieme all’amichetto George Clooney (nessuno che ride, e s’avverte di tanto in tanto il fruscio rumoroso degli sterponi di fieno rotolanti), tenendosi ovviamente sempre ben piantato in testa il cappelletto ergo sum, e scortato dai maschietti adottivi (Maddox l’anticristo in mimetica e crestone, Pace Paradisco tutto bianco col ciuffo svolazzante); e chi se ne frega di Eva Herzigova che rotea orgogliosissima i Wayfarer bianchi (ah, che ideona originale!), pendontizzanti sul collare diamantato da donna giraffa, i sandali rosa e il vestitino ornato con strisce di carta carbonizzata (eh be’, un Valentino!); chi se ne frega di Tilda Swinton nel suo tailleur giallo canarino su cui deve aver vomitato qualcuno con una brutta indigestione di sugo al pomodoro e mentine; chi se ne frega dei sandali laccati con doppia cinghia laterale fetish di Charlize Theron, e chi se ne frega del vestitone da gran diva di Anne Hathaway, un coso grigio topo con strascico immenso composto da un’ingombrantissima massa di volant ostrichiformi (roba che in sala hanno dovuto assicurarle tre scalini liberi, sennò non ci stava - e c’erano i suoi vicini di posto crudeli che applaudivano beffardamente, “brava cogliona, mo’ voglio vede’ se devi annà ar gabinetto”).
Piuttosto, se proprio ci si vuole avvicinare all’irraggiungibile sublimità di Mickey Rourke, be’, bisogna occuparsi di quei minuscoli vippettini che popolano lo squallido sottobosco del che-cosa-cavolo-ci-stai-facendo-qui: prezzemoline wannabe-qualsiasi-cosa (canto? canto! mi spoglio? mi spoglio! canto spogliandomi?), gente del calibro di Lola Ponce, che pur d’attrarre qualche misero scatto ricorre alla tattica dell’abbinamento sconclusionato fuori di testa (vestito lungo di pizzo e mono-guantino di pelle argentata sditato da biker tabagista gay); mediocrissime attricette bollite che manco c’hanno venticinque anni, nell’angolino più scalcinato del molo che salutano i gabbiani e le pantegane della laguna facendo finta che siano frotte e frotte di ammiratori entusiasti, Martina Stella (la classica bburinetta svampita da terza liceo, col capello biondo sciolto, il toppino corto con la pancia di fuori, i jeans lunghi e dritti che coprono i trampoli di venti centimetri - e, ehi, apprezzate la finissima cintura nautica incorporata) oppure anche Cristiana Capotondi (che arriva in laguna sciccosissima col foulard e gli occhialoni come le attrici d’altri tempi - mica per altro, è che sennò non la si vede nemmeno, deve imbacuccarsi tipo l’uomo invisibile - e ha vinto il prestigiosissimo Premio L’Oréal per non si sa bene cosa, assegnato da non si sa bene chi, ma guardate là che espressione pomposetta da Razzie Award alla carriera); lo sportivetto allegrone che col cinema non c’entra niente ma tanto è uguale, partecipa solo per rimorchiare qualche dozzina di hostess facili facili, Valentino Rossi (che si mette elegante sì ma fino a un certo punto, ché siccome lui è anticonformista si tiene slacciato e un po’ scomposto per dare quell’idea irresistibile di sregolatezza guascona, adorabile! - e c’ha pure il braccialettone tamarro, cosa volete di meglio); ma poi soprattutto - direi di sorvolare sull’orrenda vecchiarda con le tettine morte, sulla tizia avvolta con la carta dello scotch e sulla psicopatica in libera uscita - ma poi sopratutto, forse, quelli che più si avvicinano a esser degni di sedere alla destra di Mickey Rourke e Loky sono i bburinissimi Rosita Celentano e Soldano Kunz d’Asburgo (sì proprio quello lì, ve lo ricordate?), lei che ci fa la sexy zingara metallizzata strapiena di appendici tintinnanti, e lui - vero malvestitone di classe superiore - cogli stivali pitonati, il giubbotto ignorante, la magliettina sticazzi e tutto un carico spaventoso di collanone e anelli e braccialoni di cui, come sapete, non si separa mai.
Se pensate che all’ultimo eventone mtvaro c’era la danzatrice del ventre strafattona con l’indigestione da fagiolata, be’, la pur demenziale performance delle zoccolette dimena-culi-alla-velocità-della-luce sommata alla scenetta fake-scandalosa del bustone d’erba sommata all’omino nudo che fa il burlone simpasimpa coll’orsacchiotto sodomizzato sommato alla faccina perplessa un po’ schifata di Rihanna (poveretta, non capisce niente) dopo lo splatterume promozionale di Tropic Thunder (che promette benissimo!) sommata al debutto del premio per il miglior cripto-gayardone (ah no, non è stato premiato per quello? e per cosa allora, l’acconciatura inscalfibile anti-cataclisma?), insomma, questi Movie Awards duemilaotto direi che sono andati così così, niente di che.
Però qualcosina da malvacarpettare ci sta: per esempio il figlioletto novenne (già starlette mucciniana) di Will Smith, Jaden (posa da superganzo, capello lungo treccinato e aviator extralarge), che sembra un effetto speciale uscito dal film tragedia Tesoro ho ristretto il rappettone bburino (sinossi: rimpicciolitosi durante un party nell’attico newyorkese di P. Diddy, scampato per un pelo al risucchio di un pippatone chilometrico di Fifty Cents, finirà schiacciato e quindi risucchiato dalla risacca post-puzzetta nell’immenso buco nero di Beyoncé), o anche Rihanna, con questo coso grigio tutto storto bucato sulla pancia e la gonna moscia a sacco grumoso (e poi oh ma che genio della pendontizzazione ungulare! c’ha le unghie delle mani verdi uniposcate e quelle dei piedi passate al bianchetto), o anche Charlize Theron, pantaloni attillatissimi con cucitura sbilenca intracosciale, l’orrido bustino strizzaciccia (notate il doloroso rigonfiamento in zona ascellare) con microcoppine conchigliate, i sandalazzi tacco venti con reginette al nero di seppia e il gigantesco anellone a cozza; deludente invece Sarah Jessica Parker nel suo modesto dolcevita glitteroso con stivaletti bianchi e astuccetto portapenne: dopo i malvaeccessi di barocchismo cappellare alla Minnie della prima di Sex and the city (ipotizza Suppish Queen sul forum: “potrebbe semplicemente esserle caduto un seme in testa un paio di mesi prima e aver messo radici”) mi sarei aspettata molto di meglio (ah, qui era insieme alla coppietta Tom Cruise Katie Holmes in versione casalinga padrone nano e schiavetta lobotomizzata - non sono adorabili? e che zombie responsabile la Katie! ha pure riciclato come pantofole le scarpette appuntite del mese scorso).
I Coldplay (che hanno annoiato live) c’avevano i giubbettini io-sono-originale in tema beatlesiano-vintage reinterpretati fricchettonescamente con l’utilizzo di sciarpine robivecchi buttate qua e là, più un cappellino Vasco Rossi (che rappresenta un po’ l’ultimo stadio del pop-cretinetti che non sa come altrimenti stilosizzare la sua insignificante personcina) le solite misteriose poeticissime scritte sulle mani e poi va be’ siccome la calvizie in effetti non è tanto cool, il cantante Chris Martin in Paltrow ha provveduto alla cotonatura tipo Mike Bongiorno; Ellen Page ci fa la teenager scazzatella (notate con quale bilanciata perfezione c’è un pezzo di maglietta che le penzola fuori dai jeans, è tutta questione di un complicatissimo sistema di cuciture e inamidazioni - e notate le scarpone Nike alte anni novanta col linguettone enorme: per le quali temo ahimè una prossima invasione); e poi ovviamente non poteva mancare la nostra musa Paris Hilton nella sua tipica posizione con i piedini perpendicolari (e questa volta s’è portata dietro il fidanzato Benji Madden, un semo-bburini io-sono-originale doc, bandana e maglietta decorate con monogrammature finto Louis Vuitton, ciondolini argentati, cappello ergo sum, barbetta incolta nascondi pappagorgia, occhialoni da sole e doppio orecchino brillantazzo); Bruce Willis travestito da Christina Aguilera quando faceva la darkettona; e infine Megan Fox straconvintissima della sua impareggiabile sexytudine (vestitino rosa bon bon, per metà bustino per metà cascatella di frappettii, con sottogonna vaporosa di tulle nero) che lanciava raffiche assassine di intensissimi flapflap riproduttivi.
Con un po’ di ritardo, ma non fa niente, vediamo cos’è successo sul malvacarpet di Cannes, che di schifezzone spaventose ce n’erano a non finire: per esempio Ornella Muti in avanzatissimo stato di decomposizione [1], il capoccione enorme inscritto in un cerchio perfetto, la parruccona di bisce, gli zigomi bombati che scricchiolano gonfi a diecimila atmosfere, l’occhio storto che al chirurgo in quel momento gli è squillato il cellulare, e come se non bastasse, tiè, se ne stava là indecente a limonare davanti a tutti con una specie di vermone unto superbburinissimo (che pare sia un gioielliere di fama, Fabrice Kerhervé, ma io non ci credo: c’avesse davvero i gran soldoni avrebbe al guinzaglio qualche squinzia minorenne con le tette vere senza rattoppi al pongo - che tra l’altro occhio Ornella che ti si vede il tappo); oppure per esempio Natalie Portman, che ha dato fondo alla sua riserva di vestitini corti multistrato volantati (uno blu coi volant baldanzosetti, uno viola con cinturino, uno rossiccio supercorto), al party di Dolce e Gabbana c’aveva un golfino di monetine luccicanti e poi l’ultima sera, meravigliosa, ha voluto rendere omaggio alla ciminiera di Civitavecchia (ma non è colpa sua poveretta, secondo me è influenzata dal fidanzato mentecatto, per dire il tipo, un simpatico fricchettoncello che va in giro a fare l’originalone trasgressivo con gli occhiali penici) - non male quindi, no? Non potevamo perdercele.
E andiamo avanti. Madonna è tutta orgogliosa di farci vedere che i trattamenti ringiovanenti ai raggi gamma [2] non le hanno ancora annichilito i capezzoli e anzi ce l’ha durissimi in tiro che scoppiano di salute (c’era con lei il marito-chauffeur che la seguiva dappertutto col frigobar pieno di ghiaccioli inturgidenti), fanno capolino [3] attraverso le trasparenze di questo coso lungo fatto coi pezzettini di rullino fotografico tagliuzzato (un bel cinturozzo di pelle laccata nera, due megabottoni diamantosi sulle spalle e tendine morticiane di sbrindellature sulle maniche); Lindsay Lohan invece ha messo su un capolavoro microgonnellato di pendontizzazione, squame argento-verdoline, bordature di vetrozzi cardinalizi quadrati color melanzana e tripla banda di polivinilcloruro tipo parabrezza del motorino; c’era anche la panzetta karmica che ha preso il controllo del cadavere maculato di un’altra anzianotta wannabe-giovincella [4], Sharon Stone; e poi ovviamente sì c’era anche Paris Hilton come al solito ridotta a legnosa caricatura di se stessa (notate la postura da passerella - quella sua tipicissima da Barbie con la scoliosi - non fosse che non sa farne altre, quasi quasi avrei pensato ad una citazione del nostro header qua sopra).
E la Bellucci? Che donna incredibile: pensate che per farsi ammirare intenta nell’unica cosa che sa fare, l’animatronic della sciantosa femme fatale, ha elaborato tutta una complicatissima scenetta (una roba un po’ alla Toriyama) col marito dietro di lei che facendo finta di niente le soffiava insistentemente sulla spallina di quell’orrendo foulard che le reggeva il vestitaccio nero, alla fine la spallina scivolava giù e così i fotografi potevano immortalarla nel suo momento migliore, intanto che esprimeva fintissima sorpresa e maliziosa mmmmmmmmtudine con le sue sexy languide occhiatine da cerbiatto investito da un autotreno. Uh, poi c’era Eva Longoria (lo gnomo coi baffi travestito da stangona di cui già abbiamo detto) che ha presentato una escalation di mostruosità malvestite, dal coso azzurro davopalla (con corpetto fasciante, tette separate e mantello strascicante scapolare) alla tunicotta corta di materiale traslucido con fantasia ghiaiosa (fodera bianco latte, cintura pitonata rosa e orride tascone finte su tette e cosce) all’accrocco sobrissimo da fiera della bburinità matrimoniale con corpetto stampato di piume argentee e una infinita spiralona di tulle (immagino l’imbarazzo quando sedendosi da qualche parte la minuscola Longoria spariva gambe all’aria, completamente fagocitata dalla spiralona). E poi Gwyneth Paltrow, che s’è inventata sta storia delle scarpacce assurde attira-fotografi [5] (un paio dorate con lo zeppolone sul davanti e tacco a tronco; l’altro paio fetish nere superborchiettate); e poi ancora Marjane Satrapi, col tunicone bianco kitschissimo con megastampa di fiorelloni abbinata ai grattacielosi sandali mattonati, e con un altro tunicone nero piumato corredato da un improponibile paio di sandali oro e fucsia, mattonati pure quelli.
E concluderei coi migliori di tutti, gli imbucati: l’anziano tossicomane ingioiellato che si è messo a chiedere la carità palleggiando fuori dal cinema, il nulla cosmico nella sua veste da compiaciutissima chic prezzemolina how-to-marry-a-millionaire, la coppietta reale più triste e scalcagnata di tutti i tempi, la velina urlatrice che ha vinto Sanremo, un bollito manzone disoccupato che l’anno prossimo per un click starà là sul balcone a far saltare il pisello in un cerchio di fuoco, e poi lei, la nostra vim preferita, Elisabetta Gregoraci - che comincia a frequentare la gente giusta, i papponi del jet set internazionale, in vista del matrimonio imminente col magnate dei perizomi - e io accidenti devo ricordarmi di mettere qui accanto un conto alla rovescia, oggi ce lo metto.
[1] dal forum: Kelly scrive “avete notato il look malva-botulinico di Ornella muti a Cannes?” e SaintJ “anche il tizio che le sta accanto nella foto sembra di gommapiuma… Davvero una bella coppia!”; il parere di Idraelen “certe donne sono davvero un deterrente alla chirurgia estetica!”; e quello di Pina Bellato “patetico siparietto della donna col fidanzato ggggiovane e focoso che si fa trasportare dalla passione e se lo pomicia in piena croisette… disgustoso… Lei vestita come una cubista sfatta… lui è praticamente il fratello gemello di Mario Merola”
[2] sempre dal forum, spettacolare scambio di battute con chiusura geniale di Mattia: “ma madonna poteva trovare anche 5 minuti per passare dal parrucchiere… se c’è una cosa che non mi piace per niente delle donne è la ricrescita dei capelli.. quella righetta scura in mezzo alla testa bionda..” (Cri) “Vuoi dire come Alessandra Mussolini, Donatella Versace ed Elena Santarelli? Le donne sarei mora mediterranea ma bionda so’ più fica e chissene se ho i baffi da carabiniere e le sopracciglia da Cristo si è fermato a Eboli?” (Siminsen) “la ricrescita della Ciccone è finta. non vedi com’è assolutamente perfetta e tracciata col righello? lo fa per far credere di non avere capelli bianchi” (Mattia)
[3] a proposito di capezzolume, menzione d’onore per Petra Nemcova e Sarah Marshall
[4] eh sì, come dice Siminsen, “invecchiare ed essere americane è una mistura incompatibile con l’essere umane”
[5] e ha fatto scuola! ma siccome quelle scarpacce là sono imbattibili, c’è Rose McGowan furbissima che si è rotta una gamba apposta per mettersi l’ingessatura bionica
Juno lo devo ancora vedere e non saprei dire, però intanto ho letto qualcosina in giro della sceneggiatrice Diablo Cody (che abbiamo già visto al festival de roma) e posso dire che a me, pure se le piace tanto stupire con questo suo accroccarsi coatto ultra-malvestito sul maculato teschietti un po’ zoccola punk-chic andante (ma, mi sembra, messo in atto con una lodevole dose di consapevole giocosa demenzialità), pure se questo premio oscar qui sicurissimo ce lo sentiremo rinfacciare alla nausea nelle prossime settimane da quella disgustosa spregevole mongolfiera pompata di idiota e primitiva ideologia catto-reazionaria di Giuliano Ferrara (alla faccia delle intenzioni dell’autrice - il che sarebbe anche ininfluente - alla faccia di ciò che davvero c’è nel racconto), pure se ieri c’aveva un mega palandranone animalier coi rinforzi diamantati il gioiellume turchese coordinato gli orecchini a triangolo pirateschi le pantofole e la manicure french funeraria, be’, devo dire che a me Diablo Cody sta molto simpatica e quindi sì sono contenta che ha vinto (ah, e sono contenta anche per Ratatouille - ma insomma era scontato no?).
Forse la cosa che prima di tutte salta all’occhio dell’oscar malvacarpet duemilaotto è il coso qua sopra di Jennifer Hudson, una specie di tunicone kleenex stretto sotto le tette da robusti tiranti di alligatore la cui responsabilità non poteva che essere del crocodile dundee numero uno al mondo Roberto Cavalli (presente al party post-premiazione di Elton John - non si smentisce mai - occhialetto da saldatore e collarino da sacerdote malvestito [1]). Faceva la sua bella malva-figura la statuina di zucchero per torte nuziali Anne Hathaway, cadavericamente esangue nel suo vestitone megastrascicato spruzzato di rose rosse; e a proposito di cadaveri non era male neanche Nicole Kidman, che per l’occasione ha scelto un indefinito coso nero di raso con la collanona pendagliata lampadariesca perfettamente identica davanti e didietro, così che può risparmiarsi la fatica di voltarsi con tutto il corpo - tu guarda i vantaggi dello zombismo - ruotando di centottantagradi soltanto la testolina botulino-formalinizzata.
Scoppiano invece di salute Cameron Diaz (che ha scelto un bel fazzolettone da ristorante stretto stretto in modo che dalla scollatura le spruzzi fuori della povera carne sofferente), Penelope Cruz (che già l’anno scorso c’aveva deliziato col riciclo della trippa; quest’anno tenta un ornamento ancora più eccentrico - altro che banale piumaggio alla Jessica Alba - una doppia fila di baffoni neri originali di zitellazze andaluse) e ancora Jennifer Garner (ricoperta da una colata di catrame, la borsetta parallelepipedica di vellutino per lo shangai e il ciondolo porta cellulare verde pisello: geniale) - mentre invece sempre sul fronte autoptico-cimiteriale, accidenti, quasi mi dimenticavo Tilda Swinton (un rettangolo oscuro e spezzato di pura malvagità, la vera regina cattiva delle malva-tenebre) e la deppiana Vanessa Paradis (che ha senza dubbio il vestito più schifido della serata, un coso storto frankensteiniano realizzato mettendo insieme pezzi a caso di altri vestitacci - la gonna a saccoccia, in particolare, si sono sbagliati e l’hanno montata al contrario) - a metà invece tra la vita e la morte l’androide Helen Mirren con le sue braccia bioniche (una nuova nanotecnologia che prevede la sostituzione dei circuiti in selenio con quelli in centrino da divano).
Lo so che è un bel colpaccio il filetto di platessa indossato dalla trionfante sirenetta Marion Cotillard (firmato Jean Paul Gaultier - collanina lunga con lo zircone e borsettina porta shangai anche per lei), certo che è un bel colpaccio, ma dai non può seriamente competere per il titolo di malvestita assoluta della serata che indiscutibilmente spetta alla moglie del petroliere Daniel Day Lewis, Rebecca Miller, che c’ha un tale assurdo disastro malvestito addosso - la gonna lunga trasparente damascata (sotto si intravede il pigiamone casalingo a pois), la giacchettina di velluto nero coi bottoni enormi floreali di plastica, le spalline infiocchettate e le scarpe appuntite zebra-vertiginose - l’oscar for the best malvestita of the malvacarpet duemilaotto non c’è niente da fare, goes to lei.
[1] responsabile tra l’altro del delirio monocromatico della scientologa travoltiana Kelly Preston
[2] certo che è straordinaria la Swinton, trova sempre qualcosa di nuovamente osceno da mettersi (mi segnalava Maria, qualche settimana fa, questo suo stupenderrimo completino ai Bafta Awards)
Capisco la sincera emozione e la lacrimuccia per Amy Winehouse meritata stravincitrice finalmente (abbastanza) lucida che bacia commossa la mammina, niente barcollii né amnesie testuali né pesche magiche dalla cofana porta-coca, ma insomma quanto può durare - quanti nanosecondi ci vogliono perché il sorrisino gioioso si pieghi in una smorfia angosciosa di disperata disperazione - davanti all’Orrore Malvestito quello senza scampo dei mostri giapponesi creati dalle radiazioni nucleari che spuntano dall’oceano e si mettono a distruggere le città calpestando i grattacieli: e letteralmente è quello che m’aspetto comincino a fare da un giorno all’altro le due enormi monumentali pericolosissime colonne di carne informe e traballante (con la volgare bburinissima strillona avvitata sopra) che si sono esibite ieri per ben due volte ai Grammy, insieme alla sosia nera di Alda D’Eusanio cartastagnolata (interessante coppietta da paradosso gemellare: quella che è volata nella spazio e quella che è rimasta a terra, novanta anni dopo) e in solitaria con una specie di strano body lucertola-disco-night progettato dalla costumista di Valeria Marini ai tempi degli sculettamenti bagaglinari (ma questo dei giganti assassini in bella mostra è un vizio radioattivo di famiglia: guardate la sorellina Solange, qua - Beyoncé s’è messa il barbie-maniero-incantato).
E comunque, be’, direi che non c’è dubbio il grammy malvacarpet di quest’anno è stato dominato dalla impareggiabile bburinità malvestita degli invitati neri: prendete questi due tizi (lui non so, lei è la regina di stile - ballo mimando le posizioni del kamasutra - già nota come Kelis), che scioccante ghetto-provocazione il cappellino con scritto Queens, il collanone con la N grossa e il Nigger ricamato d’oro che pendantizza il bodypainting sulle gambone; pensate sennò a Rihanna, che al preparty si è arrotolata in un copriteepee pocahontassiano integrale (notate il ditone che fa capolino gridando “Aiuto!”) e poi invece per la serata di ieri ha scelto un bizzarro caos multistrato di cartacrespa tagliuzzata, e per il palco un coso di struzzo spennato più bustino sadomaso (e braccialetti in tema micro-bustinati); c’era anche Janet Jackson che è diventata entreneuse di un monastero shaolin, Alicia Keys con la saponetta, Dee Dee Bridgewaters e Lil’ Mama che accidenti vengono dritte dritte dall’iperuranio cavalliano, una che è atterrata sul malvacarpet col vestitozzo-deltaplano tigrato (wikipedia dice che nel novanta a sanremo ha cantato coi pooh - si spiega tutto), l’altra con lo strascichetto animalier e il collare canino (e il ditone anche lei, “Ehi! Aiuto!”); Kanye West che s’è buttato su questo stile tecnologico-neon-chic, una specie di versione afro-rappettona del tron guy; oppure infine sempre a proposito di apparizioni distruttivo-godzilliane, gli spaventosamente candidi dieci piani di tettone al marshmallow ricoperte da un ettaro quadrato di giaccona pellicciata, Aretha.
Gli altri così così, non proprio all’altezza, vediamo: Fergie si è comprata un coso viola coi fiorellini e la borsetta rubinata di grangala-bocciofila alla boutique per pensionate CarolaFescion qui dietro casa mia, Nelly Furtado orrida suppostona blu elettrico col giogo oraziano al collo l’asciugamanone di raso fasciante e la tintura mandarino marcio fatta con l’acqua ossigenata scaduta, Lindsay Lohan che è la confezione antropomorfa di una pasticca alla menta con verza ornamentale,
Ashlee Simpson bimbominkia classicissima con bombetta felpina a righe orizzontale e tshirt con trendy-cretinata stampata sopra (e a proposito: c’era anche quella cappellaia matta di Yoko Ono), la finto darkettona del gruppetto squallido banalmente nerissima-draculiana su pallore estremo, Brooke Hogan che è il solito fallimentare travestitone con la panzetta e la fonatura charlie’s angels, Cindy Lauper travestita dal cadavere di Courtney Love in formalina - e poi, sì, chiuderei con una ciliegina, toh, i due hippoppari infanzia perduta che non ho idea di chi siano (nove anni: si chiamano dj sara e dj ryusei, boh), poveretti.
aggiornamento: uh che cavolo! come ho potuto dimenticare Cher, con la maglia di ferro bucherellata la gonna paracadute e il faccione nuovo fatto col pongo - non è vera, è in stop-motion!