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Distillato di soap opera (fantasmi, pitoni, terremoti sottomarini, infartati per scherzo e api assassine) - vinci un cagnetto mosca!

Sapete com’è che funzionano le soap opera: c’è una puntata esplosiva [*] in cui succede qualcosa che scombina tutto, un colpo di scena roboante, assurdo e demenzialissimo, una cazzatona mostruosa! (precipitare dalla Torre Eiffel - qui a destra), e poi di seguito centinaia di puntate in cui non succede un bel niente, le prevedibilissime conseguenze della cazzatona che si sviluppano al ralenti tra lungaggini arteriosclerotiche e inutili complicazioni finché poi di nuovo, improvvisamente, BLAM!, un’altra puntata esplosiva, un’altra cazzatona, e poi di nuovo centomila puntate di ridondanza sonnolenta e così via all’infinito, cazzatona e ridondanza, cazzatona e ridondanza - il risultato è un’agonia tremenda e sfiancante, sì, ma se ci sbarazziamo dei mallopponi che riempiono lo spazio da una cazzatona all’altra e consideriamo le cazzatone da sole senza interruzioni, rileggendo una soap opera così, ah!, è tutta un’altra storia.

E c’è questo libro uscito da poco dedicato ai vent’anni di Beautiful [**] che fa una cosa del genere, mette le cazzatone di Beautiful in fila - ora ve le faccio vedere, è uno spettacolo divertentissimo; facciamolo a quiz, ce ne sono due che mi sono inventata io, tutte le altre cazzatone sono vere, chi indovina quelle inventate si becca in regalo - i primi che indovinano - un cagnetto mosca di pongo che ho fatto io, eccolo qua che ruota (dategli il tempo di caricarsi, è una gif animata); cominciamo:
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di Betty Moore, 7 novembre 2009

Categoria: alta moda, chiacchiericci vari

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e con Michela Vittoria Brambilla nella parte di Colette Dubois, segretaria saccente un po’ facile

Può darsi che questa estate ce la ricorderemo tutti a lungo e per un sacco di tempo, voglio dire, con la stessa allegra spensieratezza che avrebbe un giapponese nel ricordare i giorni d’attività del progetto manhattan.

No, non intendo parlare dell’imbottitura invernale delle crocs (ma dai, è chiaramente una boutade, chi mai accetterebbe di mettersi ai piedi una cosa che sembra ideata da un paramedico sherpa), no, neanche del fatto che pare sia finalmente arrivato il momento di smetterla con quell’immorale disgustoso darla via al primo politico pelato cicciottello minidotato di turno per uno spazietto in tivvì - adesso pare che basti semplicemente accoppare o quanto meno essere sospettati di averci a che fare nell’accoppamento di qualcuno (e magari esser fighetti e farsi una bella comparsata funeralesca con alle spalle una non-stop di un paio di giorni da parrucchiere ed estetista [1]) e via con le serate in discoteca - e no, non intendo parlare neanche del matrimonio briatore-gregoraci (per quanto, ehi, qui mi sa che dovremmo aggiungere una nuova festività al calendario malvestito - che ne so, tipo nozze di Canaan).

Piuttosto, invece, vorrei parlare di come st’estate, forse, si sono poste le basi per trasformare la nostra nella prima repubblica occidentale guidata da una malvestit-tì-tì-tissima di prima classe, una semo-bburini d’origine controllata, Michela Vittoria Brambilla - parliamo di questo (ah già che stupida, c’è scritto nel titolo, era evidente).

Mi capita spesso di sentir dire che la Brambilla sarebbe una specie di calco xx di Berlusconi, ma invece secondo me no, non è esatto. Se Berlusconi, un po’ come il Tom Baxter di Woody Allen, ci scommetto, dev’essere fuggito di straforo dallo schermo di chissà quale filmone vanziniano (probabilmente perché non ci si sentiva a suo agio, poveretto, lui che è troppo più avanti di una semplice vanzinata - e lo stereotipo dell’anziano cummenda petto in fuori pancia in dentro, avvizzita virilità ostentatissima, dentiera spalancata e cordiali ganascini a destra e a manca, lui, se lo pappa a colazione [2]); Michela Vittoria Brambilla, al contrario, non è saltata fuori ma sta invece disperatamente tentando di ficcarcisi, in uno schermo, e non quello di un film qualsiasi ma dentro lo schermo di una soap opera, sapete, del tipo di quelle italiane del pomeriggio: Michela Vittoria Brambilla è la rampante donna politica aggressiva ma sensuale (funziona meglio se venuta dal basso [3], ve l’immaginate? da segretaria saccente un po’ zoccola, strappato con l’inganno il 100% delle azioni societarie al suo ex boss e amante, a imprenditrice di successo e quindi giù in politica) come l’avrebbe potuta scrivere uno degli abili sceneggiatori di Vivere (con qualche piccolo ritocco, del resto, io ce la vedrei alla grande pure come vetrinista in Cento vetrine, o come scoglio del golfo di napoli in Un posto al sole), e guardarla concionare pubblicamente sul palco è quasi come godersi le sfilate palesemente fake che ci sono in Beautiful (passerella lunga un metro per tre, uno sparuto gruppino di giornalisti su sedie da picnic, le stesse due modelle che fanno su e giù, un paio di vestitini della collezione Barbie).

Lo sceneggiatore di Vivere ricorre alle più ovvie convenzioni del genere soap: di costruire un personaggio anche solo lontanamente realistico non gliene frega niente, il racconto della soap non ha nulla a che fare col realismo, non importa che la recitazione sia approssimativa, che le battute siano farcite di demenziali banalità imparate a memoria e ripetute a pappagallo con faccia di bronzo, che persino l’aspetto e il modo d’abbigliarsi siano improbabili e ridicoli - non potrebbe essere altrimenti, una soap è fatta così; ed ecco i capelli cartooneschi (che per risparmiare son tinti con lo stabilo boss - e chissà quale grave indecisione tra l’arancione fanta e l’azzurro manga), liscissimi e sempre sciolti sulle spalle, con l’onda pietrificata di lacca, il cui significato è “fieramente femmina e femminile così a mio agio con me stessa che posso permettermi sto osceno casco di spaghetti al salmone, zexy”; il viso slavato e privo d’imbellettature (le orecchie a sventola sempre ben nascoste, che non è opportuno scalfire con simili deformità tale ariana perfezione), niente gioielli se non la micro collanina, ovvero “una donna semplice ma sincera, non mi nascondo dietro a niente, non ho tempo di concedermi inutili frivolezze”; i tailleur neri tutti uguali (boh, c’avrà il guardaroba di pezzi tutti uguali come mr Bean) che ci dicono “una donna seria e praticissima, una lavoratrice tutta d’un pezzo, con un indole forte e irremovibile”; e tuttavia la gonna sempre molto corta e l’autoreggente che rimane in bilico sempre lì lì ad un passo dal far capolino (e lei, uuuuh, non vede l’ora!), perché in fondo non esiste caratterizzazione più classica e fondamentale per una donna da soap di quel suggerimento più o meno esplicito sulla sua carica erotica (il resto, in confronto, è un superficiale ghiribizzo, un optional), e non esiste soap in cui la Donna Di Potere o aspirante tale (sotto gli ottanta anni, ovvio) non sia anche una sensualissima e irresistibile mangiauomini d’impostazione marcatamente dominatrix (leccami i tacchi a spillo, toh, e la punta acuminata delle scarpette pure, aritoh, ti ci schiaccio i capezzoli come fossero mozziconi).

 

Guardate il video qui a destra. Sarebbe il messaggio della Brambilla agli studenti dei circoli della libertà cosiddetti Universitas [4]. Tutto è stato regolato perché fosse il più possibile in sintonia con l’argomento: essendo l’argomento, appunto, “qualcosa che ha a che fare con gli studenti”, la Brambilla preferisce liberarsi del tailleur vedovile in favore di qualcosa che suoni più rassicurante, meno sensuale, più da maestrina, una camicetta sbarazzina coi laccetti, le maniche tirate su (non le gambe quindi ma le braccia in mostra, più innocue e materne), al posto della sobria collanina un’enorme croce sbrilluccicosa, coattissima, che fa il paio con i braccialettoni argentati e ne rivela tutta la più intima semobburinità (eh va be’, tra giovani ci si lascia un po’ andare); per quanto riguarda l’ambientazione, lo sceneggiatore di Vivere dà al suo scenografo di fiducia il compito di mettere in piedi una stanzetta che abbia qualcosa a che fare con gli studenti, con l’università, e lo scenografo allora grazie forse ad un qualche provvidenziale sondaggio (meno male che è abbonato a Panorama - altrimenti, accipicchia, lui aveva optato per un poster di Tony Renis sullo sfondo) viene a sapere che spesso ci si trova una libreria in casa di studenti, nientemeno. E così lo scenografo fila dritto a comprarne una (da Ikea, e la poltroncina anche: l’inconfondibile Scömodj), e poi però, una volta montata, quando c’è da decidere cosa di preciso mettere sulle mensole, spiazzato e in preda al panico, non trova di meglio che un vasetto pieno di sassolini, l’orario dei treni, qualche rivista (meno male che è abbonato a Panorama), un telefono. Neppure malvagio come insieme, in perfetto stile soap, magari giusto il telefono scollegato, quello se lo potevano risparmiare.

Non so voi che ne pensate, ma io tutto sommato, forse, preferirei votare Brooke (al limite Stephanie).

[1] non guasta essere due complete mentecatte capaci di spacciare per vero un fotomontaggio che gli fa mangiare la polvere a Ed Wood, congratulazioni
[2] l’avrete certamente già visto e stravisto con quel suo completino travoltiano, da maître di un gay-bar d’ambientazione vintage - e non a caso dico gay-bar, accidenti, con quella manina moscetta un po’ così; e come non apprezzare la geniale pennellata da magnaccia televisivo: il pendaglio sbrilluccicoso al collo, manco fosse la salma incartapecorita di Costantino Vitagliano, va be’ che pare stia tirando parecchio ultimamente, il magnaccia style
[3] eh, lo so, state pensando che l’interpretazione soffre delle reali origini della Brambilla, ma che volete che sia una tigre da salotto, e poi che cavolo, per spernacchiare certe sciocche obiezioni hanno creato apposta il concetto di “invidia sociale”
[4] ma sti circoli della libertà voi ne avete mai visto uno, a me sembrano un po’ come gli ufo, decine di migliaia di iscritti ai circoli della libertà - dice la Brambilla - e io non ne ho mai avvistato uno, attendo con un pizzico di timore il mio primo incontro ravvicinato