Quando ho sentito Augusto Minzolini che chiedeva a una redattrice del TG1 se era proprio sicura che Tutankhamon fosse brutto, è allora che mi sono innamorato di lui

Non ho capito bene che senso ha comprarsi Panorama, a meno che certo tu non sia la segretaria dello studio medico tal dei tali costretta a riempire ogni settimana il tavolino della sala d’attesa con tonnellate di rivistacce assortite – la cui lettura allucinata durante quella mezzora / ora di attesa serve a creare nel paziente una tale fitta di rigetto vomitevole che ingenera poi subliminalmente una lieta disposizione alla visita medica, uno stato d’animo allegretto del genere “preferirei di gran lunga starmene là dentro nello studio a farmi infilare della ferraglia nella vagina da quel vecchio usuraio troglodita di un ginecologo bastardo piuttosto che starmene qui a leggere ancora una volta di quella cosa che è uscita fuori dalla vagina di Elisabetta Gregoraci (oh ecco, mi chiama l’infermiera è il mio turno, che sollievo)” – e allora tra un Chi e un Donna Moderna e un Grazia e un Cosmopolitan, tutte le rivistacce che la segretaria dello studio medico ha comprato in blocco a casaccio, ecco che la Mondadori generosamente le offre il pacchetto all-inclusive in abbonamento e ci mette dentro anche Panorama, perché no?, e Panorama finisce così sul tavolino dello studio medico e finisce così tra le mie mani, toh!, è l’ultimo numero prima delle elezioni regionali, diamoci un’occhiata insieme – ah ma aspettate, giusto,

mi stavo appunto chiedendo: che senso ha comprarsi Panorama?, non lo so, è una domanda stupida (stupida Betty! stupida!), è un po’ come chiedersi che senso ha guardare il TG4 o Studio Aperto o Striscia la notizia o un qualsiasi altro obbrobrio giornalistico Mediaset – escludiamo dalle possibili soluzioni il solletichio autogratificante “quanto mi fa schifo, quanto odio questa gentaglia, quanto sono meglio io di loro”, che è cosa buona e giusta e di tanto in tanto merita di essere sperimentata, sì, ma insomma qui parliamo di chi questi veleni radioattivi li assume regolarmente – perché Panorama funziona più o meno come qualsiasi altro obbrobrio giornalistico Mediaset, è quasi interamente composto di superflue cretinerie raccontate stortamente da piccoli ingegni sgraziati spesso allo scopo esclusivo di cucire un cappottino di saliva sulla figura del Grande Capo e dei suoi sottotenenti (e/o allo scopo di pisciare in testa agli avversari del Grande Capo), con l’aggravante micidiale che coi programmi televisivi Mediaset ti ci puoi anche imbambolare davanti aggratis, l’intontimento di Panorama devi pure pagartelo; non so, non si spiega, o meglio, si spiega al solito modo, seccamente, se compri Panorama sei un buzzurro ignorante disinformato ottuso pipparolo reazionario berlusconiano in fase terminale: OMFG che brutale semplificazione! che ineleganza! – e sennò sentiamo, come giustifichereste altrimenti l’esistenza di un essere umano raziocinante che abbia voglia di comprarsi un secondo numero di Panorama dopo aver letto nel giro di poche pagine:

(venite, cliccate sul continua a leggere qua sotto e fatevi un giretto con me su questo ultimo numero di Panorama)
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Patrizia D’Addario, Gradisca presidente

Se ingenuamente vi aspettate le stesse cose che ingenuamente mi aspettavo io – illusi! sognatori! – e cioè tutto un inverecondo bellissimo turbinio di cazzetti, pompini, sodomia, ammucchiate, punture, cocaina e pasticche, questo genere di cose – magari un po’ ci sperate – allora vi dico subito che non c’è quasi niente, qualcosina c’è, sì, ma quasi niente, perché a leggersi questo libro di Patrizia D’Addario, Gradisca presidente, piuttosto che qualche inedito terribile segreto sulle depravazioni geriatriche di Silvio Berlusconi – quattro cosette appena (v. sotto): che è ossessionato dal cunnilingus, che quando è arrapato perde il senso tattile, che si vergogna a trombare con la luce accesa e che c’ha il cazzetto fallato con le perdite random – si scoprono piuttosto parecchie approfondite nozioncine burocratiche sul catasto e sul piano regolatore di Bari, ci sono persino le scansioni illeggibili di un malloppo di raccomandate e autorizzazioni e pratiche edilizie, tre quarti del libro sono i cazzi suoi di Patrizia D’Addario e di questa sua faccenda del residence che vorrebbe costruire ma c’ha i buffi coi mafiosi e coi truffatori e coi politici e sticazzi, insomma, ho buttato via tutto quanto e da quel poco che è rimasto ci ho strizzato fuori le cose più divertenti – un sommario:

la schiava gladiatora, la Cenerentola dei mafiosi
Dyo, Koka, Margaret Mazzantini, i negri rapaci di Los Angeles
la escort analista, il cotto veneto, la torcia umana della De Filippi
Palazzo Grazioli #1: le calze color carne e il senso tattile di Berlusconi
Palazzo Grazioli #2: la pozione del druido e il cazzetto bucato
la benefattrice pugliese, shake my ass

Prima di infilarci là sotto il piumone (“sofficissimo”) del talamo putiniano direi di cominciare con Patrizia D’Addario che parla di se stessa – si racconta più o meno così, stringendo: la coraggiosa anticonformista superfiga dal sensibile animo artistico che ha lottato contro mille avversità perché è stata sempre con gli uomini cattivi che la costringevano a fare le cose brutte e però ha continuato a lottare perché lei è una persona pura e innocente che crede ancora nelle favole e nel bene vittorioso anche se a volte, oh, l’aiuto di qualche maneggione mafioso, se capita, non è roba da sputarci sopra; c’è la giornalista che ha scritto il libro, Maddalena Tulanti (vicedirettrice Corriere del Mezzogiorno), che definisce Patrizia D’Addario

una schiava che diventa gladiatora, e una gladiatora che vuole sfidare l’impero, per parafrasare il promo del bellissimo film di Russell Crowe

e Patrizia D’Addario, dice Maddalena Tulanti, quella sera della scopata a Palazzo Grazioli c’era andata col Giampi cocchiere che guidava la zucca sotto forma di magica carrozza glitterata,
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Eli Roth’s Palazzo Grazioli (based on the true story of Patrizia D’Addario), il trailer

Le memorie di Patrizia D’Addario e questa ultima bellissima novità, l’interesse di “una produzione vicina a Quentin Tarantino” – starring il leghista licantropo, il dottor Scapagnini, Sandro Bondi’s playground, le pupe fasciste, el presidente maschio, Nicolas Cage,

e se vi state chiedendo cosa c’è nel libro di Patrizia D’Addario che potrebbe sul serio interessare “una produzione vicina a Quentin Tarantino”, che ci vuole, scopritelo nella mega-recensione che arriva giovedì prossimo.

Very Important Malvestita of the year – Pisella Award 2009, le candidature

È la fine dell’anno e come ogni fine dell’anno è arrivato il momento di assegnare la massima onorificenza malvestita, il Pisella Award: da oggi e fino al trentuno dicembre potete votare per l’elezione del Re (della Regina) delle very important malvestite scegliendo il vostro preferito tra i minchioni in nomination nel gruppone qua sotto, la crème della crème dei minchioni malvestiti che si sono distinti in idiozia e ridicolaggine e follia negli ultimi dodici mesi. Ecco a voi le nomination e le motivazioni del Pisella Award 2009:

1) Noemi Letizia, perché anche solo l’ombra del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi, ormai, basta che ti si posi sulla testa per un po’, anche solo il sospetto dell’ombra del suo cazzetto, e puoi arrivare ovunque, ai filmi e alle fiscio e alle serate e alla politica, a fare soldi sempre e comunque pure se non sai fare un cazzo – sai fare quella dove si poggia l’ombra di un cazzo

2) Daniela Santanchè perché se uno è così stronzo e bifolco e razzista che il PdL non gli basta – e la Lega non va, perché sei terrone – nessun problema, c’è l’alleato fantoccio aspira-voti che riempie i pomeriggi Mediaset con le performance di lotta e di sofferenza con tanto di intrigo internazionale e scontri corpo a corpo con mussulmani jihadisti drogati di raggi gamma che mulinano cartelli stradali divelti

3) Lady Gaga perché si mette le palandrane asimmetriche con la gobba finta e le maschere-casco sbrilluccicanti e lo scotch da elettricista a croce sui capezzoli e i calzini appallottolati nel perizoma (per alimentare la leggenda del pene a scomparsa) e si fa le acconciature come Marina Berlusconi quando era una paninara ventenne e riesce a fare della musica strampalata che tutto sommato le somiglia pure, ed è brava

4) Morgan perché è il frontman coglione che esiste al solo scopo di far scompisciare i subumani analfabeti che da casa si danno di gomito “che cazzo ha detto? che cazzo ha detto? me fa troppo tajà, nun se capisce un cazzo! è un grande!”, è il Richard Benson della televisione italiana, il pagliaccio gonfio triste e allucinato da linciare sghignazzando a colpi di polletti surgelati, e funziona alla grandissima perché lui invece no, non l’ha ancora capito

5) Jovanotti perché ai suoi caratteristici ormai ventennali ruttini rancidi di sentimentalismo naïf e liste della spesa di pensierini stupidi si è aggiunta la instant-beneficenza di uno spettacolino mediocrissimo che ha riunito intorno a una orrenda B-side muffita il peggio dei cantantucoli italiani low cost, e perché ha scarabocchiato Mozart bambino che si toglie la parruccona incipriata e sotto chi c’è, c’è Jovanotti, perché l’emozzzione e la fantasia e il sogno e l’anima e il – ora mi butto dalla finestra

6) Federico Moccia perché è il nostro Michael Jackson, un mostro solo e depresso e incompreso che vorrebbe tanto essere qualcos’altro, una snella conturbante pischelletta che si fa ingroppare dal virilone superfigo mezzo uomo e mezzo cavallo, e invece Dyo crudele l’ha rinchiuso in una prigione di goffo indesiderabile flaccidume, ma si può ancora sognare – coi film! coi libri! – centinaia di piccoli bburinetti adolescenti in motocicletta che rombano da veri maschi e squinziette troie che gridolinano eccitate, tutti quanti a giocare sulla cima del suo pancione nudo e peloso

7) Alfonso Signorini perché col tocco dello spasimante viscidissimo che distorce qualsiasi cosa nel delirio dell’adorazione leccaculo più spudorata ci racconta le fiabesche avventure private del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi e della sua stupenda armoniosa famigliuola – è il tocco di una casalinga intrippata che si trovi improvvisamente a sceneggiare il suo personaggio da soap opera preferito, non resiste e si bagna le mutandine – e allora ecco che nello sforzo iperbolico di celebrare l’amato, Silvio Berlusconi diventa Pericle l’uomo perfetto che tutte le donne desiderano, gli uomini rispettano, è ammirato da tutti ed è bello da fare invidia – uops, le mutandine

8) Robert Pattinson perché le occhiatacce misteriose “in su di sottecchi” che sperimenta da quando era ancora in fasce si sono dimostrate adattissime al personaggio del vampiro che è bello bello bello in modo assurdo e c’ha i capelli che gli stanno da Dyo pure quando ci piove sopra e c’ha la voce “vellutata” e la calligrafia sexy e salva la vita alle pischellette facendosi rimbalzare sul petto le automobili impazzite e inoltre, quando guida la sua, di automobile (che è un razzo col motore a curvatura), è un adorabile sborone fascinosissimo di quelli che ti si incollano dietro in autostrada lampeggiando assatanati

9) Giovanni Allevi perché la grandinata di merda durissima che gli si è abbattuta contro da tutte le parti non è riuscita minimamente a scalfire le sue certezze megalomani e anzi, gli ha confermato che il mondo è pieno di invidiosi parrucconi insensibili e malvagi che vogliono ostacolare l’avvento della musica nuova e difficile e rivoluzionaria, ma lui se ne fa un baffo perché ai concerti è sold out di bimbominkia entusiasti che gli fanno i complimenti e anche Dyo è dalla sua parte – come se questo volesse dire qualcosa: Dyo è un bimbominkia

10) Marina Berlusconi perché poverina fa tenerezza vedere gratificato (Ambrogino d’oro al nulla) uno sgorbietto mediocre che per tutta la vita ha sofferto il prototipo malato di figaggine promosso dal priapismo paterno, il prototipo della zoccolona televisiva, e lo sgorbietto c’ha provato coi vestitazzi attillati e le pere finte sul corpicino anoressico e il suo strano faccione da ranocchia con le labbra appaperate e gli occhioni tiratissimi ma non c’è niente da fare, dev’essere dura essere la figlia cessa di uno così, che se non fossi sua figlia ti prenderebbe per il culo – e che se non fossi sua figlia in Mediaset altro che boss senza scrupoli, forse forse potevi farci la concorrente del Grande Fratello che tutti dicono “ma sì dai, il travestito è quella”

11) il futuro Falco Briatore perché le oscure cantilenanti quartine di Nostradamus non valgono un accidente, piuttosto la terribile certissima previsione della fine del mondo è rintoccata dalle note dello spermatozoo allegrotto di Flavio Briatore che fischietta i Beach Boys e feconda scodinzolante l’ovulo di Elisabetta Gregoraci (“guarda amò! la prima ecografia! e quello che è? er pisello o er tanga? me sa che è er tanga! er tanga amò! già c’ha er tanga! c’ha er tanga come er papino suo!”)

12) Mickey Rourke perché la sua sincera trucidissima grandezza al sapore di Tavernello e gorgonzola andato a male annichilisce qualsiasi altro vipparolo concorrente che abbia trascorso due intere giornate a farsi sistemare il mascarpone light sui capelli in stile trasandato-clochard dal parrucchiere di Rodeo Drive, e perché questo qui è stato l’anno della tragica dipartita – Loky RIP 1990 2009 – e ogni volta che Mickey si infila una mano nella patta sbottonata per sistemarsi il cagnetto mosca tra le palle, che fitta dolorosissima che sente nel cuore, il cagnetto mosca tra le palle non c’è più

La fanfiction porno-littoria che apre la settimana delle fanfiction

Ah! quale migliore introduzione per una settimana tutta dedicata agli universi paralleli delle fanfiction:
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