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Chi cazzo è Marina Berlusconi? (e perché hanno tolto il culo che vibra dalla pubblicità di Dolce e Gabbana?)

Va be’ si sa che l’Ambrogino d’oro è una squallida pataccona senza alcun valore e anzi, tutto sommato anche un po’ disonorevole, siamo là più o meno al livello di una laurea honoris causa IULM in idraulica dei bidet multimediali, è una benemerenza al contrario – una merdamerenza – per cui cosa volete, non c’è da stupirsi, è un tradizionale scrostar fondi di fanghiglia – Berlusconi padre, Feltri, Ricci, il nostro amico Renzo “Blockbuster” Martinelli e mille altri della medesima stoffa – piuttosto, ecco, mi sembra un peccato che la motivazione-laudatio si riduca sempre e soltanto agli stessi generici ghirigori retorico-celebrativi “contributo … capacità … creatività … gestione … valorizzazione … impegno…” (distribuire a casaccio sui puntini: artistico/imprenditoriale/sociale/umano), perché altrimenti sul serio mi piacerebbe leggere una motivazione concreta, ragionata, minimamente estesa, che ci dica qualcosa degli altissimi prestigiosi meriti di Marina Berlusconi aka the 33rd most powerful woman ner monno – perché di Marina Berlusconi e del suo lavoro cos’è che sappiamo, boh, pochissimo – a quanto ne sappiamo noi, su per giù, la cosa dovrebbe suonare così:

Maria Elvira Berlusconi detta Marina segno zodiacale leone, completini firmati Prada e faccia più seno firmati Angelo Villa, a trent’anni vicepresidente Fininvest e consigliere d’amministrazione delle varie mille società di famiglia, studia giurisprudenza e poi scienze politiche ma non perde tempo a laurearsi perché impara tutto quello che le serve in azienda, partecipa alle “riunioni del papà armata di un quaderno e di una penna biro” e pende dalle labbra di “Franco Tatò, che è stato meglio di un corso di business administration ad Harvard” e poi comunque in caso di emergenza c’è la mamma Carla Dall’Oglio che “le ha insegnato ad attaccare un bottone, a stirare, a fare qualcosa in cucina”; si occupa delle attività di famiglia perché è molto legata al padre – nel suo ufficio “incombe un enorme ritratto del padre proprio di fronte alla scrivania” – ma orgogliosamente rivendica “potrei benissimo chiamarmi Berlusconi e occuparmi di altro”;

nel duemila dimostra un gran fiuto investendo “cinquanta miliardi di pubblicità sugli old media” per promuovere il portale Jumpy, che sarà un successone, e viene premiata quindi con la presidenza Medusa nel duemilauno; iscritta nel registro degli indagati della Procura di Milano assieme al fratello gonzo con l’accusa di riciclaggio (duemilaquattro – poi è tutto archiviato: facevano solo da “meri prestanome” offshore); presidente dal duemilacinque di una società pare acquisita dal gruppo di famiglia a seguito di una corruzione giudiziaria (e si ribella: “una sentenza che è un vero e proprio scandalo giuridico”); due figlioletti cartonati utili per i servizi fotografici col marito ex ballerino cripto-gay Maurizio Vanadia; difende pubblicamente il papà perseguitato dai giudici politicizzati comunisti “è stato chiamato in causa 26 volte ma a suo carico non c’è una sola condanna”; amicona del dipendente Alfonso Signorini direttore di Chi tramite il quale fa da ultimo anello di una catena di comunicazioni top secret che parte da un manipolo di criminali ricattatori e arriva al papà presidente del consiglio; e poi che altro, niente altro, questa è Marina Berlusconi ed è lampante: rappresenta al meglio quel modello di donna imprenditrice affermata forte emancipata vincente – quella categoria di severissime confindustriali arcignamente imbellettate figliedi – che in un paese come il nostro, che ci siano donne così, per Dyo, meno male: Ambrogino d’oro.

Il che accidenti suona bene, no?, che curriculum!, suona quasi convincente; e certo poi bisogna dire che la Marina è in ottima compagnia, e non parlo degli sgherri del bus-galera – che uff sono una noia, la solita vile scenata per far bagnare i soliti vili leghisti pipparoli – trovo molto appropriato invece che Marina Berlusconi sia affiancata dai principi del fashion-meteorismo Dolce e Gabbana, che la merdamerenza meneghina se la meritano pure loro, eccome, e gli capita a fagiuolo, ché hanno appena lanciato la campagna pubblicitaria del nuovo profumo D&G da uomo (“chiamiamolo aò de uà“, “frangese! me piace!”) di cui guarda caso posso offrirvi in esclusiva la prima versione uncut che include un pezzettino tratto dallo storyboard originale ideato dai due cervelloni, toh,

(lo storyboard originale della pubblicità tutta intera come se l’erano immaginata Dolce e Gabbana – “nun se pò fa, scarle nun se vole mette le mutandone de leopardo e nun se vole unge de olio motore” – eccolo qua)(con un clic si apre più grosso)

(Ambrogino d’oro!)

Sabina Began, Berlusconi e la suspension of disbelief

12 ottobre 2009 / , ,

ovvero: il divo dei fotoromanzi Gordon Grey, i controllori coglioni delle FS, la disintossicazione da stress, l’imitatore telefonico dei servizi deviati, l’Actors Studio, Alberto Castagna che si tocca le palle, la posizione supersegreta dello Yoga, un maestro Zen chiamato Kamy e molto altro

Sentite qua che storia: c’era una volta Sabina, piccola fiammiferaia slava di umilissime origini, povera e maltrattata, che a quattordici anni scappò di casa col surfista di fama mondiale, colpo di fulmine!, e poi però a diciassette anni mollò il surfista di fama mondiale e venne a cercar fortuna in Italia, senza documenti e senza un soldo, spiantata ma coraggiosa, determinatissima, e a Roma incontrò per caso – per strada: ehilà, chi si vede! – incontrò il divo bonazzo dei fotoromanzi e fu subito colpo di fulmine, il secondo, e grazie al divo dei fotoromanzi arrivarono i primi lavori da modella, lo showbiz!, e fu notata dal produttore bellissimo che somigliava ad Al Pacino e di nuovo BAM! colpo di fulmine, au revoir divo dei fotoromanzi, e arrivarono i primi lavorucci in televisione e al cinema, i salotti bbene, e finì per conoscere l’italiano più influente di tutti, colpo di fulmine!, l’amore più grande della sua vita – ma soltanto spirituale, platonico – e cominciò a intrallazzare in posti esclusivissimi con gli uomini più famosi e facoltosi del mondo, e il tutto – questa sua irresistibile scalata su su fino alle stelle, dalle “pulizie in fabbrica” alle fiscio con Fabio Testi e alle serate con Apicella – grazie semplicemente al suo “charme” e al suo “saper ascoltare” e agli insegnamenti del suo “maestro Zen” e al ferreo proposito di “non darla mai a nessuno”.

Cioè, come dire, le allegre donnette che gironzolano intorno a Silvio Berlusconi mettono a dura prova la nostra credulità con una disinvoltura e una stravaganza che al confronto, lo stesso Silvio Berlusconi – che si sa di queste cose è maestro – quasi quasi ci fa la figura del pivello.

Che ve ne pare – ora ci leggiamo assieme qualche pezzetto dall’intervista – non sarà magari all’altezza degli autisti di Craxi e degli stallieri bombaroli e delle corna ai boyscout, va be’, ma siamo comunque a un livello d’altissima eccellenza, no?, nei dintorni come minimo delle improbabili sceneggiature che stanno dietro certe squallidissime fiscio Mediaset, sapete, di quelle con le pubblicità col MIDI roboante “in prima visione tv” (prima e ultima) e il nome del regista finto anglosassone “con la regia di Steven H. Papparone Maroney” (fanno come le pornostar, c’hanno il nome d’arte per non farsi riconoscere, si vergognano)(e per la cronaca, già che ci penso, c’è giusto una pubblicità del genere in rotazione da qualche settimana, di una robaccia che si chiama Intelligence – appropriatissimo – con Raoul Bova e la regia di uno che boh, a proposito di pornostar, appunto, si firma Alexis Sweet), la vita di Sabina Began – o almeno, come dire, questa cosa bizzarra che c’ha raccontato lei – potrebbe infilarcisi alla perfezione, eccome!, nella sceneggiatura alticcia di una fiscio Mediaset:

A 14 anni sono scappata di casa con Andy Laufer, un campione di windsurf conosciuto in discoteca

e poi però lui la tradisce, nonostante gli sforzi della piccola Sabina,

Ero stata così ingenua da pensare che, per tenere lontane le altre donne, bastasse il bagnoschiuma che gli avevo regalato

e allora, anziché tornarsene a fare “le pulizie in fabbrica” (e a rimorchiare surfisti in discoteca),

a 17 anni, senza passaporto, sono salita su un treno per l’Italia. Quando passava il controllore, mi accucciavo sotto il sedile

e in Italia

a Roma ho cominciato a fare la babysitter. La svolta è arrivata in Piazza di Spagna quando ho incontrato Gordon Grey, il mio idolo dei fotoromanzi. Gli ho chiesto l’autografo, lui mi ha lasciato il numero di telefono. Il giorno dopo vivevo a casa sua.

e poi, mollato Gordon, passa da un appartamento “con un’amica showgirl, Fanny Cadeo” al “vicino di pianerottolo Paolo Bonolis” a

Giovanni Di Clemente, il produttore. Bellissimo, sexy, sembrava Al Pacino

lui è sposato (Al Pacino, eh?, uhm) e Sabina gli fa da amante per sette lunghissimi anni, ma poi però siccome lei è “una ribelle, uno spirito libero”, lo molla così su due piedi, gli ridà indietro le pellicciazze di visone e i collier di diamanti e le confezioni di pasta a forma di cazzetti, “gli ho restituito tutto e l’ho lasciato” – intanto comincia a lavorare in televisione e anche là si vede che è una ribelle, uno spirito libero,

Mi avevano fatta bionda ma io non mi ci vedevo, e un giorno mi sono presentata con i mie capelli neri. Non fui cacciata perché Alberto Castagna diceva che portavo fortuna

e al cinema uguale [*], vogliono affibbiarle la parte della protagonista bellissima e giovanissima ma lei non ci sta, punta all’Oscar e vuole fare la megera,

Pensavano di farmi fare la bella del film, io invece volevo dimostrare che potevo interpretare la madre rugosa

finché un bel giorno, “grazie a una coppia di amici stranieri”, conosce Silvio Berlusconi e la sua vita cambia per sempre (se l’è tatuato sul piede: “illumini la mia anima e cuore per sempre S.B.”),

mi ha folgorata con il suo carisma [...] mi ha regalato un dvd dei suoi discorsi [...] è un rivoluzionario, un combattente per la libertà e per il popolo [...] c’è chi si tatua il volto di Che Guevara, per me è la stessa cosa

il loro è “un rapporto assolutamente platonico” che le spalanca le porte del jet set internazionale, se ne va a cena con Roman Abramovič e fa da cicerone a George Clooney tra le stanze da letto di Palazzo Grazioli,

era ammirato dal letto a baldacchino, quello che il presidente ha fatto realizzare identico al modello raffigurato in un quadro portato in regalo da Putin

e non c’è niente di strano, maliziosi comunisti invidiosi che non siete altro,

Mi sono comportata con autenticità, mantenendomi indipendente [...] Non la do a nessuno. Ho un certo charme, mi so comportare. Al mondo una persona fidata, una confidente che sa ascoltare, vale più di un cognome o di un titolo.

non c’ha nulla a che fare con le escort, Sabina, e anzi, quali escort?

Non credo alle registrazioni. In giro ci sono abilissimi imitatori della voce di Berlusconi. E se anche il presidente fosse interessato, non avrebbe certo bisogno di pagare una donna

e non c’ha nulla a che fare nemmeno con la cocaina di Tarantini,

Io che da anni mangio solo cibo biologico, patita di Yoga in grado di fare posizioni che si acquisiscono solo dopo anni di meditazione ed esercizio. Sono una seguace di Kamy, un maestro Zen che ho conosciuto a Lanzarote

e nelle intercettazioni telefoniche dove si parla di una Sabina che s’è sentita male (ci sono Tarantini e un altro tizio che parlano tra loro di coca), e c’è questa Sabina che dice “basta disintossicarsi da questa vacanza”, pensate un po’ – era in vacanza, sì, ma stressatissima,

Quando nelle intercettazioni parlo di disintossicazione, intendo dallo stress

E non infierite, poveraccia, che Sabina non ce la fa più a “rassicurare mia madre al telefono ogni giorno” – è preoccupata.

[*] sì va be’, cinema!, un film che si chiama Aitanic diretto da Nino D’Angelo – ma c’è una cosa interessante, sì, perché la scheda del film (eccola) dice che Sabina Began “ha frequentato l’Actors Studio di New York”: quando? come? non si sa, lei non ne parla, boh, chissà, forse tra il surfista famoso e Gordon Grey (quando passava il controllore, Sabina si nascondeva sotto il sedile del Boeing 747)

L’utilizzatore finale vs la comunista frigida: il video

2 ottobre 2009 / , , ,

Col doppiaggio straordinario dell’utilizzatore finale aka superman, starring il lettone monumentale di Putin, lo schiavo inquietante, i soprammobili kitsch, la panciera e la comunista frigida (“a Tarantì, ma chi cazzo m’hai mannato?”):

si può dirlo meglio di così?

sei il più disgustoso uomo che abbia incontrato da quando sono nata, hai messo in luce tutte le ignobili caratteristiche della personalità maschile, anche scoprendone alcune davvero nuove… tu sei fisicamente ripugnante, intellettualmente ritardato, moralmente riprovevole, volgare, insensibile, egoista, stupido, sei privo di gusto e hai un osceno senso dell’umorismo

non si può.

Festival di Venezia 2009 – mezzo malvacarpet

La Gregoraci e la Palombelli, Pierdudy e Briatore, Ligabue e Laura Chiatti, Capossela e la D’Addario, la Cucinotta madrina e poi Simona Ventura e Marta Marzotto, che meraviglia!, che inconfondibile squallore!, questa edizione dei Telegatti l’hanno anticipata di un bel po’ – certo mancano ancora le due stelle più luminose, una che è impegnata a farsi un 740 con le lucertole ai giardinetti e l’altra che è in panne a pochi chilometri al largo dell’Adriatico, ma va be’, sono sicura che per la seconda metà del malvacarpet si faranno vive tutte e due,


La madrina Maria Grazia Cucinotta – ovvero: vent’anni di monotona anonima inconcludenza pagano eccome – si è studiata il ruolo per giorni e giorni davanti allo specchio e si vede, sfoggia con disinvoltura un’unica posa a ripetizione, la posa della diva alticcia con la lombalgia, piegata in due colle tettone ballonzolanti in primo piano e le labbrone sfinterizzate che sparano dappertutto PTCIU’ PTCIU’ (variante lido: riempire di bacetti la scarpa 45 e 1/2)(divertente e sensualissima mossetta post-lombalgia: risistemarsi le tettone nello strizzaseno),


Pierdudy e the Brain (da leggere secondo il motivetto Pierdudy and the Brain, Pierdudy and the Brain, papparaparà) si scambiano lovvose tenerezze con una casta cautela che sembra quasi disgusto, chissà, io non ci credo, sono sicura che the Brain, almeno lei, è innamoratissima (perché insomma un uomo così, un milionario tappetto palestrato mascelluto levigato e fonato a puntino – “Che muscoli!”, sbrodola Signorini – se ne trovano soltanto nella finzione dei manichini manzi da soap opera – non si può che amarlo); quell’altra coppietta, Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci, vanno alla grande come sempre: lui con le ciabattine del mago pancione e il doppiopetto spalancato sull’orrida massa di pieghe informi e gelatinose che dalle tettine gli arriva su su fino al mento, e lei che è lei, lo sapete, cioè il nulla – con una paresi facciale;
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Darkness surrounds tutti noi: un viaggio allucinante nello pseudo-cinema deforme che si nasconde dentro le mutande di Maria De Filippi

Dove vanno a finire, tutti quei repellenti invertebrati che brulicano nei più infimi pertugi della più infima televisione?, dico: quando non se ne stanno là in bella vista a contorcersi tra un reality e una televendita e un’italiasuldue e un costanzosciò e una defilippata, nel frattempo, dove vanno a finire? Si infilano sottoterra, lo sappiamo; perché qualcosina, di quel vastissimo antiuniverso fatto di putridi scantinati dove si rifugiano e prosperano gli invertebrati tappabuchi televisivi, qualcosina già la conosciamo: è l’antiuniverso delle rivistacce a cinquanta centesimi, dei servizi fotografici e degli amorazzi tarocchi, delle serate, delle accompagnatrici, delle discoteche, delle ragazze immagine che non sono escort, dei privé innevati, delle sponsorizzazioni, delle marcacce tutte storte – e adesso, grazie ahinoi alla faccenda Noemi Letizia, possiamo aggiungerci un pezzetto tutto nuovo, terrificante!, che è quello dello pseudo-cinema deforme fatto apposta,

orrende produzioni peggio che amatoriali, con legami spesso diretti e strettissimi con le sorgenti del percolato televisivo, che raccolgono la schiuma della quasi-vipparolità brulicante, tutto uno straordinario intreccio di tristissimi artistucoli e mendicanti fustaccioni e registi della domenica e agenti rapaci e attricette stordite; per lo più cortometraggi di cui nessuno sa un accidente, non fosse per la mezza calzetta ex-realitara di turno che si vanta “eh sì il mio sogno è recitare sto facendo un film debutto nel mondo del cinema”, nessuno ha mai pagato una lira per vederseli eppure proliferano inarrestabili – come si rifacciano delle spese, boh, mistero: lo stesso mistero delle marcacce tutte storte, che sono dei terribili fiaschi commerciali, sì, e però continuano a farsi pubblicità ovunque a tutto spiano
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