Adesso che sappiamo com’è che è andata tra Daria Bignardi e Vauro e Beatrice Borromeo (in onda giovedì scorso – ci sono due video riassuntivi qua sotto) si capisce perché Luca Sofri c’ha avuto quel suo brutto attacco là, poveretto, si capisce perché ha mollato di colpo i placidi giochettini da tavola del miniclub degli intellettuali per corrispondenza e s’è messo a caricare furioso a testa bassa, gli occhietti arrossati con la lacrimuccia e la bolla di moccolo che gli penzolava dal naso, il pugnetto per aria e la voce tremolante “o tu porco levale le mani di dosso” – si capisce sì: perché da qualche parte, tra i confusi turbinii di compiaciute sciocchezzuole e minuscole banalità che c’ha nella nella testa, Luca Sofri doveva aver già subodorato, seppure molto vagamente (cosa pretendete, ehi!, è pur sempre Luca Sofri, lucido fino a un certo punto), che la cara mogliettina, durante quell’intervista, aveva fatto una clamorosa figura di merda; per la precisione, letteralmente, Daria Bignardi la figura di merda se l’è fatta addosso – il che, capite, questo improvviso amarognolo retrogusto di consapevolezza, poveraccio, così contrario alla caratteristica attitudine di famiglia – una lunga tradizione di vanagloriosi chef specializzati in tempura di stronzatine – deve avergli fatto un tantinello perdere la bussola (se volete vedere più grossa l’immagine qua sopra del Luca Sofri all’attacco, basta che ci cliccate su).
Cos’è successo?, è successo che Vauro e Beatrice Borromeo erano prevedibilmente inclini, visti gli ultimi fattacci di cronaca berlusconiana (risuonava ovunque, da pochi giorni, l’ouverture di mignottopoli), a parlare della faccenda, anche in relazione alla puntata di AnnoZero del giorno prima (che, appunto, se ne occupava) e Daria Bignardi, agitatissima, nel tentativo di disinnescare la cosa, che andava da subito assumendo contorni un po’ troppo marcati per la consueta insignificante mollezza del suo piccolo stile, ha infilato una imbarazzante serie di patetiche scemenze – a cominciare, in apertura, da un’osservazione inappropriata, volgare, stupida e addirittura insultante, che metteva sullo stesso piano le oscene performance delle affamate puttanelle in vendita a “nonno porcello” (cit. Vauro) e i fatti personali di Beatrice Borromeo (che aveva appena accennato alla vicenda Noemi Letizia),
tu che da ragazzina hai fatto la modella… non riesci a capire che una ragazza possa voler fare… le ragazzine che mandano i book… tu non riesci a capire che una ragazza possa voler entrare in televisione?
(l’intenzione era quella di spostare l’argomento, sfocando, generalizzando, per far ricadere il tutto nel campo più congeniale a Daria Bignardi, quello allegro e indistinto della spensieratezza nullificante, quello facile facile della superficiale moraletta anti-moralistica “che male c’è”, che le riesce tanto bene – lei, l’osservatrice smaliziata, ragionevole, divertente e divertita, senza pregiudizi, contro i rigidi bigottoni barbosi scandalizzati e moralisti) al sangue freddo di Beatrice Borromeo, che le precisava invece che no, non c’entra niente, qui non si tratta di ambizione allo spettacolo, qui si tratta di ragazze che si concedono al potente vecchiardo bavoso, scambiando prestazioni sessuali con favori di vario genere (spesso: candidature politiche), Daria Bignardi – annichilita dal boato in studio – a capo chino, si gioca il colpo basso (toh, beccatevi la stroncatura dell’amichetta!),
Sabina Guzzanti, che spesso viene ad AnnoZero, oggi ha scritto “mi ha colpito la mancanza di lucidità del ragionamento, dovuta senza dubbio alla mancanza di principi. Non potendo opporre un principio, il risultato sono insinuazioni, suggestioni, gomitate controgomitate, false speranze, servilismo, confusione
Sabina Guzzanti, che, secondo Daria Bignardi (lo dice dopo, verso la fine dell’intervista – secondo video), intendeva dire
non sono uscite prove di cose illegali, ehr, ehr, sono usciti… lo dice anche Sabina Guzzanti… per ora sospetti e pettegolezzi
ed è chiarissima, a questo proposito, l’incompetenza e/o la malafede e/o la scarsa intelligenza di chiunque prepari i ritaglietti per Daria Bignardi (o della Bignardi stessa, non saprei); perché ci sono tre possibilità, chiunque sia stato
1) ha letto soltanto le prime tre righe del post di Sabina Guzzanti (eccolo), oppure
2) l’ha letto tutto ma ne ha estrapolato soltanto le prime tre righe, attribuendogli il significato che più gli faceva comodo, oppure
3) l’ha letto tutto ma non c’ha capito niente;
perché Sabina Guzzanti – e in effetti, oh, si poteva intuire qualcosina anche da quelle prime tre righe – non voleva dire che le mignotto-storiacce di Berlusconi sono (erano: all’epoca) soltanto sospetti e pettegolezzi, al contrario!, voleva dire che hanno un significato politico precisissimo, ma che bisogna saperle maneggiare nel modo giusto, sbattendogli contro un solido inequivocabile ed esplicito riconoscimento di ciò che in esse c’è di inaccettabile, di schifoso, di ingiusto, di dannoso, perché soltanto in questo modo se ne può discutere nel quadro più ampio di “una situazione semplicemente putrida” (cit. Sabina Guzzanti), senza correre il rischio di farle passare per stupidi, vaghi, inutili “sospetti e pettegolezzi”, finendo così per neutralizzarne il valore (rischio che s’era materializzato, secondo Sabina Guzzanti, nell’ultima puntata di AnnoZero)(il che, capisco, è un discorso forse un tantino troppo complicato per Daria Bignardi e compagnia, per cui io sceglierei l’ipotesi numero tre) – Vauro, da bravo, che non ha letto e che non sa, si rifiuta di polemizzare a vanvera con Sabina Guzzanti e snobba la Bignardi,
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Sapete che c’è questa tizia, si chiama Elisa Alloro, che ha preso parte alla contraerea berlusconiana firmando un istant-libretto di memorie e pensierini, Noi, le ragazze di Silvio, che è una accorata patetica apologia che dovrebbe contribuire alla neutralizzazione del bombardamento di merda veronica-ciarpame noemi-pedo-bordelli primi-ministri-ignudi col-cazzo-in-tiro; e dovrebbe contribuirci perché Elisa Alloro, tra le protagoniste del famigerato corso di politica per volenterose dilettanti del pollice opponibile – il Brunetta-La Russa-Frattini – non è una qualsiasi belloccia molto rintronata e molto disponibile, ma una donna rispettabile tutta d’un pezzo, brava intelligente preparata ambiziosa colta, una che l’Europa se la meritava eccome, “vuole vedere il mio curriculum? vuole vedere il mio curriculum?” (sfidava l’ultimo Santoro), una la cui testimonianza dovrebbe definitivamente confutare, rassicurare, dimostrare una volta per tutte che 1) Berlusconi è tutto famiglia e lavoro e scherzettini innocenti, per niente il tipo da ammucchiata con le ragazzette minorenni; 2) Berlusconi ha selezionato aspiranti donne politiche di prima scelta, fregandosene dei pregiudizi; 3) Berlusconi è come Dyo, se Dyo fosse buono e generoso e un po’ buffone.
Ma chi è, questa Elisa Alloro? Nel libro si descrive così:
Elisa Alloro, classe 1976, origini fieramente emiliane, giornalista pubblicista, poetessa, sperimentatrice nel campo delle nuove tecnologie
Poetessa, avete capito bene, nel libro lo butta là così, non specifica – ma basta farsi un giro sul sito ufficiale, sezione “creatività”, e c’è per esempio questo bel componimento in versi liberi sandrobondiani, Passaggi,

(le sue ardite sperimentazioni in campo tecnologico, invece, consistono – date un’occhiata alle foto qua sotto – nella re-interpretazione ornamentale della webcam come modernissimo pappagallo piratesco da spalla, e nel riciclo di portatile e tastiera come strumenti ginnici per esercitarsi nello stretching)

Elisa Alloro, poetessa ed esperta di tecnologia, è stata sopraffatta dall’urgenza di Noi, le ragazze di Silvio non tanto per cavare dagli impicci Berlusconi, ma per difendere l’affermazione e il consolidamento della presenza femminile in politica – infangata negli ultimi tempi dagli stupidi pruriginosi pettegolezzi dei cospiratori di sinistra – presenza femminile che lei stessa, appunto, assieme a tutte le altre giovani impegnatissime mezzobusty pidielline, rappresentano compiutamente – il libricino serve proprio a questo,
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di Betty Moore,
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite
Se non sei una procace, giovane, disinibita bburinazza ben stuccata col boccone clownesco largo e rosso e due tette gonfie grosse così, se non sei il suo tipo, cioè, o se peggio ancora – te tapino! – soffri d’una tale disperata sfiga che c’hai un cromosoma spaiato e troppa troppa strizza per affrontare il viaggio solo andata (addio caro piccolo pendulo PierWilly) a Casablanca, niente paura, c’è pur sempre una via tutto sommato abbastanza soddisfacente per sublimare il proprio infuocato desiderio di congiungimento carnale col capo dei capi: scrivere su Libero di Vittorio Feltri (oppure meglio: essere Vittorio Feltri – ma è un caso limite).

Che sia un modo efficace per estinguere certi bestiali impulsi sessuali è reso evidente da questa ultima iniziativa di Libero, Berlusconi tale e quale, fascicoli agiografici che celebrano senza ritegno l’uomo, l’imprenditore, “il Cavour formato Brianza”, il fusto, il politico, l’agronomo, il musicista, il figlio, il ladro di biscotti, il tutto, una serie di articoletti appassionati e innamoratissimi che fanno risuonare nella mente del lettore l’eco di un amplesso immaginario “sì! sì! ancora! ancora! di più! sì! sì!” – anche se ovviamente bisogna far finta che non è vero niente, quale agiografia, quale amplesso (fa parte del gioco: è come quelle coppie felicemente accoppiate che giocano a prendersi con la violenza, rudemente – ma è un gioco, appunto), bisogna fare la faccia di quelli tutti d’un pezzo, duri e puri, e dichiarare solenni che no, col cavolo!, noi di Libero non siamo mica degli svergognati spasimanti, al contrario, non c’abbiamo come tanti altri la sindrome della “inchinite”, anzi,
avremo il difetto della sincerità e una buona dose di ironia, che non sempre è gradita tra i cortigiani
roba seria, pesante, scomoda,
non diremo ad esempio che, pur essendo molto alto, Silvio superi in centimetri Gianfranco Fini…
perché la verità, la sincerità – anche se inopportuna – viene prima di tutto (qui è Renato Farina aka Betulla che scrive),
le mie note, che come quelle di un amico osa talvolta dirgli di levarsi il prezzemolo dai denti, sono sincere
Ma non c’è niente da fare, il Ti Lovvo di Libero la spunta prepotente quando ci si mette davanti a foto così, sensualissime
di Betty Moore,
Categoria: allucinazioni, alta moda, chiacchiericci vari, maschioni, very important malvestite
ovvero il Pericle blurato con la coperta afrodisiaca di cui narrano le antiche leggende Mondadori (in più: le tre candidate del Pdl, che sono ciarpame)(in più: Carlo Rossella, cioè Bogart ma senza interruttori della luce)
Per tutti quelli che non c’hanno vicino casa un supermercato coi giornalacci da leggere aggratis – comprarlo? ah! la morte, piuttosto! preferirei comprarmi l’XL diretto da Fabri Fibra, piuttosto (che cazz! dyo!) – nessun problema: ve le racconto io, che un supermercato coi giornalacci ce l’ho qua sotto casa, le salivose bassezze raggiunte da quest’ultimo numero di Chi, evidentemente supervisionato dallo staff dell’avvocato onorevole Ghedini, in gran parte dedicato al lagnoso spottone matrimonial-elettoral-giustificatorio “sono un marito onesto, leale e integerrimo, così come sono un politico onesto, leale e integerrimo – la sinistra falsa, malvagia e manipolatoria ne ha combinata un’altra delle sue” – a cominciare dall’editoriale del ciambellano Alfonso Signorini, che per andarci sul sicuro, senza dover rischiare qualcosa che suoni ambiguo e/o controproducente, si butta sul cauto (ma adorante) parallelismo storico-ateniese, parlandoci dell’amore di Pericle e Aspasia: Silvio Berlusconi diventa Pericle il fighissimo re der monno e Veronica Lario diventa la figona spasimante Aspasia
Il suo sguardo non si fermò su un uomo qualunque, ma sull’uomo. Il più affascinante, il più potente, padrone di (quasi) tutta l’Atene del tempo: Pericle. Le donne gli cadevano ai piedi, gli uomini lo amavano per la sua indubbia capacità di leader. Quando lui vide Aspasia non esitò. Sapeva di avere davanti a sé la donna della vita. Abbandonò la moglie per andare a vivere con lei e alla fine la sposò. I due erano ammirati da tutti: belli da fare invidia, vivevano in mezzo ai nemici
di Betty Moore,
Categoria: alta moda, chiacchiericci vari, l'amore ai tempi delle malvestite, regine del pendon't, very important malvestite
Ci si diverte tutti quanti a far brindare Berlusconi con Noemi e Padre Pio, Ratzinger e Walter Veltroni, spassoso sì, ok, ma io non riesco a togliermi dalla testa certi brutti pensieri sul nostro futuro prossimo, che ci riserva chissà quali incredibili, ripugnanti copule a sorpresa

(e guardatevi pure questo piccolo video qui, se vi va, l’ha fatto Sir Perceval per il forum)(oh! il disegno sulla sidebar? bello! è un disegno di Davide La Rosa – grazie Davide! – che preannuncia l’evento clù della settimana prossima, la mega-recensione di 2012 La fine del mondo, il librazzo apocalittico di Roberto Giacobbo)