and il Pisella Award 2007 goes to

Termina dunque la prima edizione del Pisella Award con un micidiale testa-a-testa in entrambe le categorie, Victoria Beckham versus Britney da una parte, Maria De Filippi versus Fabrizio Corona dall’altra. E’ stata una battaglia serratissima ricca di colpi di scena: la spuntano d’un soffio Britney per un voto soltanto e Fabrizio Corona per due. Si sono accumulati un mucchio di commenti divertenti – sullo scontro al vertice delle malva-internescional soprattutto – di cui vi propongo qui di seguito una piccola selezione (insieme alle immagini di alcune malva-candidate sconfitte – coi tradizionali malva-propositi per l’anno nuovo). E se il duemilasette vi è sembrato malvestito, vedrete, ci scommetto che il duemilaotto lo sarà mille volte di più!

pisella award 2007, il podio internationalpisella award 2007, il podio italiano

Britney Spears.
L’unica e indiscussa vincitrice del “pisella” è la Spears, non solo perché gli dà il nome, ma perché è l’unica lì in mezzo che è indecentemente e perennemente malvestitissima, senza ritegno, senza sprazzi di ravvedimento, con un’irrefrenabile tendenza a peggiorare, insomma senza che neanche una volta si possa dire “toh oggi non è tanto inguardabile”. [Hanabi] beth ditto nel 2008 si toglierà i collant contenitivi sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardSarà scontato ma è l’emblema della malva – giovane star – miliardaria senza meriti – strafatta – festaiola – che crede di essere talmente fica da potere uscire con qualsiasi straccio addosso – pessima madre – pessimo esempio – tanto stupida da sposarsi quel furbone e senza neanche l’onestà di guardarsi allo specchio e capire che no, un balletto di lap dance dopo due maternità e svariati tentativi di disintossicazione proprio non ci sta. [Tortapuffa] E’ meravigliosa, nei suoi video sembra perennemente strafatta e il suo look è quanto noi malvestite possiamo sognare, supera i confini che nessuna malvestita hai mai superato prima, crea abbinamenti che io neanche in un milione di anni sarei capace di creare. Ti stupisci, poi vedi la sua prossima mise e ti stupisci ancora di più. [Costanze] Ero molto combattuta, poi però ho visto chiaramente la Verità: BRITNEY SPEARS. Perché quest’anno è quasi riuscita a commuovermi con la sua vicenda umana. Dico quasi: dopo averci trapanato le orecchie per anni con le sue inutili canzoncine e le retine con le sue incessanti apparizioni catodiche, ora vuole anche la nostra compassione? Ma mi faccia il piacere. [CeciZ] Honoris causa… per i motivi di cui sopra ad eterno monito per le future generazioni (una specie di Pinocchio al contrario da pischella burinazza a burattino-bambola gonfiabile). [Ghismunda]

Victoria Beckham.
Si venderebbe la mamma per apparire in copertina di qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche “cucinare bene” o “pesca in mare”, una capace di fare harakiri per due etti in eccedenza, una che quando entra allo stadio si aspetta che tutta la tifoseria amica & avversaria distolga l’attenzione dalla partita che ha pagato profumatamente per vedere e si giri per vedere come Ella è vestita, una che della sua vita (no, non della sua carriera, della sua vita. kate moss pipperà qualsiasi cosa dalla colla ai calcinacci agli sporchetti sul battiscopa al riso basmati sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardMa poi, c’è differenza?) c’ha già pronti i piani quinquennali dettagliati studiati a tavolino con un pool di esperti, una che c’ha il marito che in trasferta si porta il parrucchiere personale. [SaintJust] Britney per lo meno ha le turbe psichiche a parziale giustificazione. Una che dice “David ce l’ha come il tubo di scappamento di un camion” (in riferimento alla pubblicità di Armani, in cui ha delle protuberanze sospette, per alcuni create con photosop) è veramente Malvestita! [LoTR] Meriterebbe il primo posto solo per quelle tette che sembrano due metà di noce di cocco attaccate allo sterno, per giunta su di un corpo talmente sottile che secondo me scivola attraverso le fessure tra le travi dei pavimenti di legno. [Suppish Queen] E’ orribile, nana, porta a spasso il silicone peggio impiantato sulla faccia della terra, non sa cantare, non si sa vestire… ma è riuscita non si sa come a far credere al mondo che è figa e a tenersi anche quel popò di marito! Si oscilla tra il disprezzo infinito ed una punta di ammirazione malata. [Chiara]

lapo elkann l'anno nuovo tenterà di rimanere se stesso, perché l'idiozia è un sacco stilosa non c'è dubbioParis Hilton: perché regalare al chihuahua il cellulare, il diario, gli abiti di Chanel ed un set di valigie è un vero schiaffo alla miseria. Senza contare che per lei il vero problema dell’India sono gli elefanti ubriachi. [Fa] Bai Ling perché dopo che ha sedotto jack di lost lo ha fatto pestare a sangue dai suoi cuginetti karateki: malvestita e crudele. Monica Bellucci perché l’unica parte interessante che le ho visto in venti anni di carriera, il culo, ho poi scoperto che era di una controfigura: malvestita e poco sincera. [fndldseuocclsrlgn1978am] La Loren per l’esotico cognome che sta al posto del suo; per il “ph” che sta al posto della “f” del suo nome e che “fa cussì fine”; perché è anche grazie a lei che ci scaramelliamo la nipote e la sorella, una con ricrescita nera e una rosso papavero, entrambe con bocca da murena come l’illustre parente. [Siminsen]. La Bellucci perché se ne parla a destra e a manca ma nessuno sa che film abbia fatto (è rilevante?) e chi lo sapeva l’ha rimosso – perché è monofacciale e fossilizzata nella stessa espressione in tutte le novecentocinquanta foto che circolano di lei (paura di farsi venire le rughe? paura di far trasparire – o di NON far trasparire – qualche pensiero?); perché incarna l’ultimo avamposto di quella borghesia finto-colta radicalscicche tanto Francia anni 70 che abbiamo imparato a odiare ed evitare come la peste grazie a Claude Chabrol, e che credevo estinta (purtroppo a quanto pare non lo è); perché quando la penso penso a lei e suo marito, che con un paio di amici francesi sufficientemente sciccosi, si incamminano attraverso un campo deserto verso una non identificata cena di gala in perfetto silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, e quando lei apre bocca il rumore di un aereo che passa ci occulta il suo discorso (per fortuna). [SaintJust] La Bellucci, perché se c’è una cosa che mi irrita di più di un truzzone è una truzzona che si autoconvince di essere tres-chic soltanto se parla con la boccuccia all’infuori e dà risposte riciclate da altre VIM (‘Il tuo stilista preferito?’ ‘Diorrrrr, esalta la femminilità della donnaaaaa’). [Liv] Ma perché ve la prendete tanto con la Brambilla? E’ così in gamba. Piuttosto guardate la senatrice Franca Rame con il suo lifting, il suo look e la continua promessa delle dimissioni ma sempre dopo aver dato un voto determinante sia anche quello per la guerra. [Nina]

Malvageddon #21 – Beth Ditto

Quando uno è pischello gli piacciono i gruppi che da grande, poi, li usa come argomento per raccontare le storielle simpatiche agli amici in pizzeria [1]. Ma dai, pure tu c’avevi il poster dei backstreet boys! Oh Oh Oh, ma che buffo, che ingenuotti eravamo a farci piacere sti scemi ridicolissimi, Oh Oh, e tu pensa ce le bevevamo tutte!, a credere che quello coatto dei bb fosse la trasgressività personificata – e mica ci voleva tanto, bastavano un paio di tatuaggi, un due tre piercing e i vestiti strani – quello biondino invece era la tenerezza amorosa per sempre pucci-ci-cì – bastava il suo candido caschetto a scodella – quello mascellone con la faccia rettangolare, be’, lui era il lavavetri dell’est – bastava la faccia rettangolare.

Il tempo passa, uno cresce (bleah), e adesso non è che ci facciamo infinocchiare gratis, mo’ che siamo adulti e scafati le cose le vediamo per quelle che sono davvero, c’abbiamo l’occhio clinico. E invece, sarà che piace a tutti rimanere un po’ cretin.. uops, bambini, ma via via che si abbandona ufficialmente – e con gran fanfara di pizzerie – la robetta stile cuscino a forma di lavavetri fregola prepuberale, si finisce spesso per collezionare una sfilza di altra robetta che, di fatto, non è che ai tatuaggi impertinenti del backstreet boy coatto gli sia tanto lontana. Anzi.

A me Beth Ditto sta indifferente, lei e il suo corpo, la musica e tutto il resto. Quello che mi sembra interessante piuttosto è il discorso che alcuni hanno appiccicato su Beth Ditto (e che lei, saggiamente, alimenta – ehm): che in Beth Ditto com’è fatta e quello che dice e come si comporta ci sia un messaggio femminist-anti-discriminatorio di una qualche rilevanza per noi altre casalinghe unite di tutto il mondo – c’è?

nme copertina beth dittoA parlare di femminismo nel caso di Beth Ditto, ovviamente, si parla di una cosa che – in quanto a spessore culturale – sta più o meno sullo stesso piano delle direttrici da rotocalco che si fanno fotografare nell’editoriale di prima pagina coi capelli sciolti, il vestitino da lavoro sobrio ma femminile, un filo di trucco appena e la smorfia sorridente ma ferma di una che è molto sicura di sé [2]. Una etichetta blandamente appariscente e niente altro, che stuzzica le primitive sinapsi della malvestita con minuscole pretese d’intellettualità “di genere”, tanto più che Beth Ditto risponde ad uno standard che, agli occhi della malvestita – soprattutto se orientata musicalmente verso il penultimo gradino dell’evoluzione della specie aka la scena indie-underground (e allora magari non legge Grazia, legge il Mucchio: fa differenza?) – gli dà quel qualcosina in più che lo rende eccezionale, un femminismo originalissimo, non solo è cicciona ma si tiene le ascelle nature, che dire, anfatti.

Beth Ditto non è colpa sua, fa il suo lavoro (la popstar): nasce nel solco della più sputtanata tradizione riot e là rimane [3], fa un po’ quel che cavolo che le pare, s’atteggia da sbroccata in regime di pressoché totale esibitissima punk decadente sozzeria e se qualcuno le chiede qualcosa lei con estrema noncuranza sturandosi l’orecchio col tampax gli spara tutta fiera il suo bel “femminista”, come da copione, e non credo sappia neanche bene cosa vuol dire, se tralasciamo – tralasciamoli – certi suoi vaghi rigurgiti da scuola media sul sapersi accettare e il non curarsi di quello che pensano gli altri e l’essere se stessi e blabla [4]. Sia mai del resto che si tira indietro, quando le viene offerta l’occasione, e ci risparmia quel meccanismo di auto-esegesi a fine auto-esaltativi che è tipico della starlette nullificante che vuole darsi arie di straordinarietà; da buona grrrl, come da copione, è tutto molto crudo ed esplicito (a proposito di un servizio fotografico):

“It was kind of a radical thing to do. I got my period just 10 minutes before we got there, and I was totally bleeding. I was doing it with my tranny boyfriend, who I’m in love with, and I was totally bleeding — how radical is that? — and I’m a fat person, and I’m a femme. It felt really good.”

beth ditto reggisenoEh sì, un radicalismo femminista quello di Beth Ditto che è davvero un pugno nello stomaco di questo marcio mondo malato tutto sbrilluccicante di perfezione fisica e correttezza politica, e che risalta luminosissimo attraverso tre cose fondamentali, 1) che è grassa; e siccome si sa che le ragazzine ossessionate dal proprio corpo desiderano conformarsi al modello imperante dello showbiz che vuole la donna magrissima e finiscono così per slumare carotine e sedanini e diventano anoressiche – da cui quindi la facile equazione magre uguale conformismo – allora immaginate che dirompente portata anticonformista una cantante obesa che obesa dichiara di volerlo essere e si impegna per mantenercisi (“sometimes I’ll eat a whole bucket of chicken or two ice cream cartons, just to make sure I stay the way I am”) e si danna l’anima per farlo notare, caso mai non fosse chiaro che lei con la ciccia ci fa la rivoluzione (il prossimo album, dice, s’intitolerà Fat Bitch), parlandone ripetutamente ad ogni intervista e denudandosi ad ogni concerto, un vero schiaffo in faccia al conformismo di sto mondo bigotto ossessionato dalla forma fisica; 2) che sbandiera soddisfatta il suo lesbismo attivo e dice di essere fidanzata con una che si acchitta da uomo, e immagino pure questo fornisca un suo provocatorio contributo alla causa dell’anticonformismo io-sono-originalità liberamo-er-monno, anche se poi quando ne parla la cosa non è che sembra tanto più stuzzicante di una puntata del Bivio di Enrico Ruggeri (“e come mai, cara Betta, il comune di Canicattì non vuole permettervi di sposarvi?”); 3) che è una portabandiera assatanata del movimento antideodorante e le piace che rimaniamo tutti a bocca aperta per quanto è brutta sporca e non-me-ne-frega-niente-di-esserlo, si dimena sudatissima in mutande con la birra in una mano la sigaretta nell’altra e questo in effetti fa pensare, sì, al pericolo che corrono quelli nelle prime file.

kate moss beth dittoE un’altra cosa che letteralmente fa impazzire i fan è che Beth Ditto va a spasso ed è amica di sua maestà della boho-anoressia Kate Moss, e non soltanto non si sente inferiore o invidiosa o che, non le passa nemmeno per la testa di voler essere come Kate Moss. Andarsene a spasso con la propria nemesi, ci pensate? Che coraggio, che faccia tosta, che tempra, che spirito adamantino: ecco una donna che sa quello che vuole, ecco una donna che sta bene con se stessa. Ma c’è un fraintendimento: ci credo io che Beth Ditto non vuole essere come Kate Moss, perché già lo è, come Kate Moss. Una femminella con un cervello molto piccolo che si crede una ganza supercoolissima e si dà un sacco di arie di io-sono-originalità cavalcando la tendenza dell’eccentrismo trasandato casaccio-made pazzerello e un po’ mentecatto. Beth Ditto è un’icona in questo senso, nel senso che sta surfando sul punto più all’alto della recente ondata malvestita – secondo il classico ruolo della snob fighetta boho, tra la Kate Moss e Sienna Miller, Beth Ditto ciancia di una qualità superiore al semplice sapersi vestire, che si chiama “Stile” con la esse maiuscola e ti permette di rendere fashion pure le sflanellature di tua nonna, il che è all’incirca il principio cardine del boho-chic (ed è in uscita appunto una sua “guida di Stile”, So Crazy) – Beth Ditto è la Moss incinta di venti gemelli, senza quel suo glamour da passerella (togliamoci anche il fidanzato tossico, che i musicisti tossici non ci vanno con le ciccione), un vocabolario un tantino più ampio e quell’essenziale pizzico di messianismo pseudo-femminista da copertina patinata.

E chissà quali splendide sorprese malvestite ci aspettano dal suo imminente sbarco nel (altrimenti nocivo) mondo del fashionismo discount. Ci sta provando da un pezzo a candidarsi come stilista qua e là, perché finalmente grazie a lei anche le donne in carne ci possano avere i vestitini sghici e irriverenti da sfoggiare senza che gli stiano larghi o mezzi storti: per Topshop ad esempio, poi per New Look (coi quali s’è capita male), e c’è da scommetterci che al più presto – considerando la presa mediatica che hanno ultimamente tutte queste tirate sulle modelle più grossine e quanto son belle le taglie forti – qualcuno fiuterà l’affarone.

Io nel frattempo preferisco riguardarmi il vecchio video di Leslie and the Ly’s, qua sotto. I’m like a fireball!

[1] e di che volete parlare sennò? io le adoro le storielle nostalgiche dei miei amici sulla loro sciocca fanciullezza, non vedo l’ora di andare in pizzeria (tra una pizza e l’altra, mi rifaccio coi blog)
[2] “professionalità è anche femmina, anzi no è in particolar modo femmina, toh, ciappa qua come sto a mio agio, per trovare questa posizione così consiglio d’amministrazione in piedi accanto alla scrivania con le gambe lievemente accavallate c’ho messo due ore e mezza”
[3] una così poteva uscir fuori forse già qualche anno fa, ma i tempi che volete non erano maturi (ancora nessun trendissimo tatuaggio da scaricatore sulle copertine), e poi non dev’essere stato facile trovarne una che facesse musica orecchiabile, che avesse quel minimo di personsalità sufficiente a tenere su la baracca e che comunque, pur nella sua necessaria mostruosità, non fosse poi sto cessone colossale (ve la immaginate, una cantante che si vanta di averci l’acne perforante? e un porro peloso sul naso, come la vedete? eeeeh ma troppa provocazione, fantascientifiche frontiere del pop, in onda il decennio prossimo)
[4] lo so, lo so, sono delle verità all’apparenza banali ma verissime, “toccano corde dentro di noi che sono le più profonde” (cit. un biscotto della fortuna che ho aperto un minuto fa)