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Academy Awards 2009, il malvacarpet

Non sono servite le immaginette votive (il ciondolo quadrato al collo e la spilletta sul bavero – clic qua a destra per vederli più grandi), non sono servite le commoventi dichiarazioni spezza-cuore (“she stayed as long as she could”, ha detto, “this is a bitter-sweet night”), non è servito questo suo completino stranamente meno caciarone e meno sporco di pajata del solito (coi catenazzi lucidati per l’occasione pendenti su panciotto e pantaloni: tra le chiavi di casa e quelle del garage – chicchissimo! – il conchiglione metallico da sommelier), non è servito farsi saldare dal fabbro la zip della patta per non lasciarsi tentare dal desiderio d’una veloce grattatina, non è servito neppure sostituire il mascarpone con una vera lacca per capelli, non c’è stato niente da fare, al povero Mickey gli è andata male – speriamo che adesso, almeno, gli approvino la concessione per erigere quel mausoleo monumentale a forma di enorme ciotola rosa (con la scritta “Loky” riempita di zaffiri grossi come pagnotte caserecce) nel cuore del Père Lachaise.

E dopo questa amara ma doverosa premessa dedicata al nostro trucido beniamino, ok, vediamo cos’è che c’ha riservato il lussuosissimo malvacarpet di ieri sera, e cominciamo dalla super-vecchiona a rotelle, Sophia Loren, col collare canino diamantato (un omaggio al caro estinto? ah! sigh sob, non la smetto di pensarci!), la solita indecente scollatura autoptica, gli sbuffi a ricciolo da sottovaso di carta crespa sulla gonna (pendantizzati con gli sbuffi di carta crespa color carota marcita che c’ha in testa) e le maniche lunghe velate (color giallo pipì – no meglio, color cadavere in salamoia: appropriatissimo) che servono a mimetizzare l’orrendo effettaccio della pellazza cascante. Grande assente della serata, invece, il ginocchio di Beyoncé, per la prima volta dopo anni e anni intrappolato sotto una gonnellona tutta intera senza spacchi (parte terminale di un rigido tubo imbalsamante ritagliato dal copriletto della vecchia zia bburinona), c’è stato chi cinicamente ha tentato di fregarle il posto sventrandosi il vestito lì per lì, ma non può esserci vera competizione, dài, neanche col ginocchietto di Alicia Keys (che ridacchia imbarazzata verso i fotografi che, rivolgendosi al ginocchio, lamentano “sei un po’ sciupata, Beyoncé” – al che Alicia Keys tutta rossa, tentando la voce da ventriloquo e muovendo il ginocchio su e giù, risponde “eh eh, ehm, trovate?”).

E poi, giusto, c’è Sarah Jessica Parker, che ha scelto la vaporosità eterea e i boccoloni romantici della Barbie principessina sposa, il che però contrasta un tantino col più prosaico braccialetto-emostatico a metà avambraccio (oh, poveretta, le stringe da morire) e con la spaventosa colata di Botox che s’è siringata in faccia (occhi e fronte sono sempre assolutamente immobili e tiratissimi); c’è Heidi Klum, coi capelli sleccazzati sulle tempie in stile De Filippi sanremese (eh, lo so, è un paragone azzardato, mette i brividi pure a me), che c’ha su un assurdo insieme di stoffa maltagliata che le si scombina ulteriormente passo dopo passo, assumendo nuove sempre più paradossali configurazioni di spacchi e aperture e angolazioni e propaggini senza senso (in più, toh: confuso arrotolìo braccialettaro di confettini al salmone); ci sono poi Jessica Biel, che ha il vestito col pezzo di sopra asimmetrico da mono-maggiorata (sulla sinistra la bolla di tessuto in cui riporre la tettona della settima misura), e Miley Cyrus, coperta di capesante sabbiate (o forse foglie di scarola lustrinate), col sacchetto di mozzarella di bufala come borsetta.

Infine citerei, molto velocemente, Vanessa Hudgens e i suoi inserti pettorali di kleenex sfilacciosi (passati in lavatrice nelle tasche dei jeans), Amanda Seyfried col fiocco gigantesco adatto all’inaugurazione di una nave da crociera (è un Valentino, di quel suo insolito colorino specialissimo, sapete, tipo l’arancione solo più scuro, tipo il bordeaux solo più chiaro, tipo il porpora solo meno violaceo), Marion Cotillard con le squamature blu luccicose e il sottogonna di strisce concentriche di pellicola, e poi Tilda Swinton che va be’, come sempre, quasi quasi comincia a starmi simpatica.

Golden globes 2009, il malvacarpet

cioè Mickey Rourke col cagnetto mosca sulla cima dell’Empire State Building a digerire il frappè di peperonata e Friskies, il Ginocchio di Beyoncé, Giorgio Armani e lo spezzatino di vinile, Robert Downey Jr. e le ventiquattrore dal parrucchiere per far finta di non essere mai stati dal parrucchiere, la canotta di Renée Zellweger, Angelina Jolie è Gesù e Jennifer Lopez è la Vegine Maria; inoltre, Tom Cruise che viaggia nel tempo

Mickey Rourke è un bizzarro catafalco unto e scombussolato ma adorabile e persino commovente, un mostro brutto e zozzo che se ne sta sempre lì da una parte col sorrisone gonfio sotto agli occhialoni grossi da sciura e al ciuffo intinto nello slimer, coi completini del cazzo da sincero supersfigatone “ma chi è questo? da dove spunta?” e l’aria sperduta di quello sbronzo improbabile e fuori luogo che dichiara candidamente d’essersi aggrappato alla amicizia muta e un po’ infantile di quel microbo orecchiuto del suo cagnetto mosca, come King Kong con la biondina mentre scappa disperato solo contro tutti – oh accidenti, ma dai, che sublime poemetto di morte e resurrezione nell’era del mentecattismo hollywoodiano!, si può mica non adorarlo uno così, e chi se ne frega se è uguale spiccicato alla salma di Andrea Roncato rimessa apposto per l’esposizione funebre dal chirurgo estetico di Donatella Versace, non importa se c’ha le babbucce di vellutino rosso alla Ratzinger o il catenone da motociclo sulla cintura blu elettrica, il foulard di chiffon che gli spunta dal taschino e lo strano sciarpino ricoperto di placche luccicose, anzi, vi dirò, a me piace così.

Prendete agli antipodi uno stronzetto perfettamente azzimato da ragazzino originaluccio e scapellato con la barbetta sfatta ad arte, Robert Downey Junior, la camicia aperta e le scarpe da ginnastica combinate al vestito elegante (scarpe stra-rialzate, ovviamente, ché altrimenti va giù giù al livello della fidanzata nana nel sacco della spazzatura), un farlocco e scontato quadretto me-so’-appena-svegliato-quanto-so’-figo che sbiadisce e si sgretola tutto davanti a un monumento di vero e personalissimo disordine caciarone come Mickey Rourke (“burp!”, singhiozza rigurgitando il frappè alla peperonata e biscottini Friskies che si sono spartiti lui e il cagnetto mosca per colazione), che ci permette così di far risaltare ancora di più in tutta la loro minuscola e ridicolissima pretenziosità questi stupidi personaggini che spavoneggiano ganzetti la loro calcolata banalità.

E comunque, ok, andiamo nel vivo del malvacarpet. Volete sapere il peggio del peggio? Non c’è stata gara, Renée Zellweger ha sbaragliato tutti: è un idea insuperabile, la canottiera della salute coperta da uno strato di tulle scuro trasparente, che gli dà quel colorito giallognolo-sudaticcio tipico della canotta usata dopo una dura giornata di lavoro al cantiere; non male anche la gonnellona stretta stretta sulle cosce che s’allarga in basso (non dev’essere facile camminarci, muovendo la gamba solo dal ginocchio in giù, a passettini piccoli e saltellanti come i bassotti) e non male anche l’apparato di gioiellume crociato da cavaliere templare. C’hanno provato a offrire un minimo di competizione: Maggie Gyllenhaal, con tunica spaccata lateralmente da maîtresse del ristorante/bordello-sul-retro cinese, una orrenda maculatura ghepardo inacidito 3D (forse una precoce crisi leopardata di mezza età: nella fase peggiore, tra l’altro, quella delle tonalità ardite – di solito significa menopausa) e gli orecchini sullo stile batacchio in bronzo d’una villa ottocentesca; Jennifer Lopez, che ha riciclato la scenografia dorata del presepe super-bburino di casa sua (quello dove c’era una sua action figure al posto della Vergine Maria), notate l’espressione facciale botoxizzata con labbra e occhi sempre identicamente socchiusi (qui e qui) e la posizione wannabe-magra col busto sparato all’indentro da gallina confezionata sul bancone del supermercato; Heidi Klum, un’altra riciclatrice, ha usato la carta da pacchi del regalo di natale, ornata con un enorme cavolo verza OGM (incrociato con una rosa), le unghie in pendant (il suo unico colpettino di genio malvestito) con quelle del marito Seal.

Ah ma che stupida, quasi quasi mi stavo dimenticando Melissa George (nella fila più su di fotografie, a destra), forse l’unica che s’è avvicinata un pochino alla orridità della canotta zellwegeriana: una creazione idiotissima di Giorgio Armani, cosa v’aspettavate? il Made in Italy all’estero è più rispettato che mai – e ci credo! – colata monocroma d’azzurrone con spezzatino di vinili intorno alla scollatura. Brad Pitt e Angelina Jolie, invece, hanno messo in scena per l’occasione la lotta senza quartiere del Bene contro il Male, guardateli nella foto qua sopra, lui si è mascherato da pappone diabolico e tentatore (“e daje, lo vedi quel negretto? annamo a menarlo”) mentre lei invece sta facendo Gesù, con questo suo aspetto semplice e disadorno da anima angelica e incorruttibile (“no, diavolo tentatore, adottiamolo e poi meniamolo”), del resto lo sappiamo da tempo, noi, che la loro ambizione è quella. Poi c’erano Eva Longoria bloccata dentro una struttura rigida saldata coi chiodi sul tappeto rosso, all’interno della quale è stata calata ignuda con una gru della Playmobil; Cameron Diaz che sfoggia uno strano coso cucito insensatamente col fiocco e i bottoncini laterali, e una borsetta catarifrangente con la cascatona di pendagli Swarovski; Eva Mendes in bianco che c’ha la cinturona colossale che a prima vista sembra stia tenendo sul braccio una specie di ingombrante asciugamanone; e poi c’è lui, che non manca mai, il pezzo forte di ogni serio malvacarpet che si rispetti, lui, il Ginocchio di Beyoncé, opportunamente arieggiato dallo spacco – e guardate lei come ammicca compiaciuta (cliccate sulla foto del Ginocchio, s’apre tutta intera), impegnata com’è a contrarre il muscolo per rendere il Ginocchio ancora più imponente e bitorzoluto.

p.s. u-uh, la mamma di Tom Cruise! agghiacciante, è il figlio tra duecento anni, incartapecorito e grondante mosciume (secondo me è una fantascientifica macchinazione top secret di Scientology: non è la mamma, è proprio Tom Cruise venuto dal futuro). sapete a chi somiglia? lo dico ai fan di quella meraviglia divertentissima che è 30 Rock: a Kenneth somiglia, e mica poco!

Mtv European Music Awards 2008, il malvacarpet

Asia Argento vs Katy Perry Un’altra settimana che s’apre a colpi di malvacarpet, quanto ci piace? Questa volta tocca agli Mtv Europe Music Awards, la versione sfigatella in piccolo dei Video Awards mmerigani, un eventino così desolantemente trascurabile che non soltanto guardie cecchini e buttafuori sono sprovvisti di identikit segnaletici Dead or Alive con le faccione sorridenti di quelle vesciche pruriginose dei Finley [1], ma addirittura (pensate!) si prendono le vesciche e le si mette ufficialmente in lizza per un Award (non so cosa, di preciso: ma dato che erano in competizione coi Tokio Hotel [2], uhm, immagino fosse un Most Idiot Carampan Supporters). E il desolante eventino non poteva che esser presentato da una desolante scemina [3], la Katy Perry di I kissed a girl (uuuh! scabroso! sapesse cos’è che combinava la Asia Argento dei bei tempi – ah, sigh sob, nostalgia canaglia!), una bamboluccia da quattro soldi programmata per inanellare con disinvoltura stupidi eccessi di esagitata io-sono-originalità miniclub (i vestitini simpaticissimi guarda-là-che-burlona-fuori-di-testa) e trasgressività ironichetta maestra-ha-detto-pupù!!! (uuuh! scabroso! il rossettone gigante che rappresenta un… oh, no no, divento rossa, non riesco a dirlo!), un inarrestabile cataclisma di comicissime smorfie maliziose e ingenuotte e spiritate che non si ferma mai, e il risultato è che bastano un paio di minuti appena di Katy Perry e non desideri altro che farti una pera di raggi gamma, diventare verde e grosso e spaccare tutto (per la cronaca – nel susseguirsi velocissimo di travestimenti buffoncelli – vi segnalo il coso di raso blu con le tette vedenti e la borsetta luccicante a forma di pasticcino alla crema, il magliettone con l’inspiegabile asse rigido sulla pancia, il costume ermafrodito, la gonnella col carillon rotante).

Katy Perry Katy Perry Katy Perry i Finley i Tokio Hotel

Un’altra cheapissima originaletta canterina è Katie White dei Ting Tings, che s’accoda pure lei al mucchione di cartonati very cool che cavalca senza ritegno la dilagante rivisitazione boho del coattume anni ottanta (e che cavolo però, che fantasia questi agenti costruisci-bamboline: c’ha il vestitino coi rigoni orizzontali che hanno trovato sulla pagina Wiki di Katy Perry, i cui agenti a loro volta hanno scopiazzato dall’estetista bburinona de Le ragazze della terra sono facili). Mi è piaciuto anche il frontman dei Killers, Brandon Flowers, che (sempre a proposito d’anni ottanta) c’aveva il giacchino con le spalline e lo stemmino nobiliare ornati con vero piumaggio di fagiano come ce l’hanno i dignitari di Zamunda – e non erano da meno i suoi compagni di merende, quello che sembra Red Ronnie dopo una vasca di Crescina col pezzo di sopra del pigiamone di Tigro, Nick Cave col giacchetto porta borsa-dell’acqua-calda da pensionato del club di briscola e Paolo Brosio elegantissimo con lo smoking e il toupet della madre quand’era giovane. E sempre in tema d’io-sono-originalettume anni ottanta (versante trasandescion), ci credereste, c’è il tizio dei 30 Seconds to Mars, il frangettuto eyelinerato Jared Leto, che sfoggia il camicione flanellato da boscaiolo annodato in vita [4], l’ultima volta che ne ho visto uno portato così, boh, mi sa che ce l’aveva Robbie Williams ragazzino (oh, a proposito, i Take That l’avete visti? se lo sarebbero voluto giocare all’ultima rughetta con Bono, il premio per i Bolsi più Bolsi della serata, ma mi sa che no, non c’è stata storia: il visierone arancione, la camiciazza jeans attillata sulla panza, la collana etnichetta a pallettoni sul petto glabro sudaticcio, la mano in immersione a ravanarsi la paccottiglia – no che non c’è storia, che straordinaria laida Bolsità! Bono se la stravince).

Katie White The Killers i 30 seconds to Mars i Take That

Poi, va be’, dell’orrendo involucro “omino di latta del mago di Oz” [5] che s’è messa Beyoncé ne hanno parlato un po’ tutti: la versione originale prevedeva i pantaloni pendantizzati e le scarpe ortopediche, ok, ma dovete capire che è contrario all’etica da sexy bburinona urlatrice lasciarsi scappare una qualsiasi occasione per esporre i ghetto-coscioni, al diavolo la filologia fashionara!, piuttosto si può pendantizzare lo scafandrone con un bel mono-guantino cardinato Freddy Krueger goes to the manicure (e le unghie pittate sulla stessa tonalità grigio metalmeccanica); come al solito invece si butta sul demenziale la sorellina scarsa di Beyoncé, Solange Knowles, che non conosce altre valide strategie per farsi notare (a parte il classico uomo sandwich col cartello a forma di freccia “E’ la sorella di Beyoncé!” che la segue giorno e notte), vestitino corto con le paillette giganti e giacchetto con manicotte gonfie da sbandieratore del Palio di Siena. E finiamo con Estelle, arrotolata nell’isolante termico strizzatette sul malvacarpet, e poi sul palco, a bordo del mega-deltaplano azzurro.

Bono Beyoncè Solange Knowles Estelle Estelle

[1] c’era anche Tiziano Ferro, ma che c’entra, lui serviva le tartine durante l’after-party
[2] la parruccona di Bill Kaulitz mostra una sconcertante somiglianza col materiale del gilettino pelliccioso, ed entrambi mostrano una sconcertante somiglianza con la pelliccia d’orso dei colbacchi delle guardie reali inglesi (a-ah! ecco una bella soluzione al loro problema: scalpizziamo il cretinetti!)
[3] co-conduceva Perez Hilton in tenuta da prima comunione
[4] e sì sì c’avevano tutti quanti, Leto e i suoi amichetti, la magliettina di Barack Obama: che è andata fortissimo, ehi! ce l’aveva pure Katy Perry (immagino assisteremo nei prossimi mesi ad un clamoroso inflazionamento dell’Obama-faccia: può darsi che arrivino a raccontarci che Joe Rivetto era stato concepito così dall’inizio, che era Barack Obama da giovinotto)
[5] questa non è mia, me l’ha suggerita Sara: grazie Sara!

Grammy Awards 2008 – il Malvacarpet

Capisco la sincera emozione e la lacrimuccia per Amy Winehouse meritata stravincitrice finalmente (abbastanza) lucida che bacia commossa la mammina, niente barcollii né amnesie testuali né pesche magiche dalla cofana porta-coca, ma insomma quanto può durare – quanti nanosecondi ci vogliono perché il sorrisino gioioso si pieghi in una smorfia angosciosa di disperata disperazione – davanti all’Orrore Malvestito quello senza scampo dei mostri giapponesi creati dalle radiazioni nucleari che spuntano dall’oceano e si mettono a distruggere le città calpestando i grattacieli: e letteralmente è quello che m’aspetto comincino a fare da un giorno all’altro le due enormi monumentali pericolosissime colonne di carne informe e traballante (con la volgare bburinissima strillona avvitata sopra) che si sono esibite ieri per ben due volte ai Grammy, insieme alla sosia nera di Alda D’Eusanio cartastagnolata (interessante coppietta da paradosso gemellare: quella che è volata nella spazio e quella che è rimasta a terra, novanta anni dopo) e in solitaria con una specie di strano body lucertola-disco-night progettato dalla costumista di Valeria Marini ai tempi degli sculettamenti bagaglinari (ma questo dei giganti assassini in bella mostra è un vizio radioattivo di famiglia: guardate la sorellina Solange, qua – Beyoncé s’è messa il barbie-maniero-incantato).

paradosso dei gemelli 1paradosso dei gemelli 2beyoncè scociato-lucertolata

E comunque, be’, direi che non c’è dubbio il grammy malvacarpet di quest’anno è stato dominato dalla impareggiabile bburinità malvestita degli invitati neri: prendete questi due tizi (lui non so, lei è la regina di stile – ballo mimando le posizioni del kamasutra – già nota come Kelis), che scioccante ghetto-provocazione il cappellino con scritto Queens, il collanone con la N grossa e il Nigger ricamato d’oro che pendantizza il bodypainting sulle gambone; pensate sennò a Rihanna, che al preparty si è arrotolata in un copriteepee pocahontassiano integrale (notate il ditone che fa capolino gridando “Aiuto!”) e poi invece per la serata di ieri ha scelto un bizzarro caos multistrato di cartacrespa tagliuzzata, e per il palco un coso di struzzo spennato più bustino sadomaso (e braccialetti in tema micro-bustinati); c’era anche Janet Jackson che è diventata entreneuse di un monastero shaolin, Alicia Keys con la saponetta, Dee Dee Bridgewaters e Lil’ Mama che accidenti vengono dritte dritte dall’iperuranio cavalliano, una che è atterrata sul malvacarpet col vestitozzo-deltaplano tigrato (wikipedia dice che nel novanta a sanremo ha cantato coi pooh – si spiega tutto), l’altra con lo strascichetto animalier e il collare canino (e il ditone anche lei, “Ehi! Aiuto!”); Kanye West che s’è buttato su questo stile tecnologico-neon-chic, una specie di versione afro-rappettona del tron guy; oppure infine sempre a proposito di apparizioni distruttivo-godzilliane, gli spaventosamente candidi dieci piani di tettone al marshmallow ricoperte da un ettaro quadrato di giaccona pellicciata, Aretha.

l'ho fottuta alla tenda di uno stronzo pellerossaballo le posizioni del kamasutra perché sono ghetto-nasty-negggrrrrasul malvacarpet in deltaplanodall'iperuranio cavallianoaretha omino di marshmallow

Gli altri così così, non proprio all’altezza, vediamo: Fergie si è comprata un coso viola coi fiorellini e la borsetta rubinata di grangala-bocciofila alla boutique per pensionate CarolaFescion qui dietro casa mia, Nelly Furtado orrida suppostona blu elettrico col giogo oraziano al collo l’asciugamanone di raso fasciante e la tintura mandarino marcio fatta con l’acqua ossigenata scaduta, Lindsay Lohan che è la confezione antropomorfa di una pasticca alla menta con verza ornamentale,

ashlee simpson bimbominkiadue malvestitini infanzia perduta che fanno gli hippoppari diggeila caramella alla menta senza mutandemi mette in evidenza la linea dei fianchicindy lauper fa courtney love

Ashlee Simpson bimbominkia classicissima con bombetta felpina a righe orizzontale e tshirt con trendy-cretinata stampata sopra (e a proposito: c’era anche quella cappellaia matta di Yoko Ono), la finto darkettona del gruppetto squallido banalmente nerissima-draculiana su pallore estremo, Brooke Hogan che è il solito fallimentare travestitone con la panzetta e la fonatura charlie’s angels, Cindy Lauper travestita dal cadavere di Courtney Love in formalina – e poi, sì, chiuderei con una ciliegina, toh, i due hippoppari infanzia perduta che non ho idea di chi siano (nove anni: si chiamano dj sara e dj ryusei, boh), poveretti.

aggiornamento: uh che cavolo! come ho potuto dimenticare Cher, con la maglia di ferro bucherellata la gonna paracadute e il faccione nuovo fatto col pongo – non è vera, è in stop-motion!

MTV Video Music Awards 2007 – il malvacarpet

Io stanotte ho fatto come quei tifosi scalmanati che quando c’è una partita di coppa intercontinentale dall’altra parte del mondo rimangono svegli tutta la notte per guardarsela in diretta, col tazzone di caffé nerissimo e gli sbadigli grandi così. Lo spettacolo di stanotte altro che intercontinentale, si annunciava una cosa mozzafiato, senza precedenti, che in confronto la sciarpa di pitonazzo e la slinguazzata lesbo sono caccoline, signore e signori, il ritorno sulle scene di Britney Spears.

Ecco, appunto, insomma, l’avete visto pure voi, no?, e se non l’avete visto guardatevelo ora qui di lato. Che dire: uno spreco, un’occasione perduta, una delusione cocentissima. Per un momento quasi quasi ho pensato d’essermi seduta sul telecomando e d’aver messo su una qualche replica d’avanspettacolo: ma che cos’è, una spintarella, è Beato tra le donne, è lo stacchetto di Beato tra le donne, giusto? Che roba è? Chi è questo buffo salcicciotto che si dimena goffamente, col broncio scocciato e la panzetta, la parruccaccia unta e l’atteggiamento molle tra l’ebetudine e la totale incoscienza? E’ forse una concorrente molto disinibita del Karaoke di Fiorello, uh?

beyonce cotechiniNeanche a dire che il malvacarpet abbia offerto tanti e tali esempi di malvestitismo da ripagarci in parte del profondo senso di scoramento. Qualcosina c’era, sì, e forse il contributo più notevole è questo qui di Lil’ Mama (chi? Lil chi? boh, è una il cui unico merito pare stia nel solito tritissimo rappeggìo remix su base pop, “Aho, so Litte Mama, sto a reppà su Avrì Lavigne, aho”): applica da vera professionista la tecnica del Extreme Malvestitism altrimenti nota nell’ambiente come Sennò Non Mi Si Caga Nessuno, sempre efficacissima per scongiurare l’effetto “E quella chi è? E che ha fatto? Io non la fotografo, mi consuma memoria”; ha deciso così di puntare a livelli di assoluta demenzialità, travestendosi da Baby Bratz (ma no, gli si fa un torto alle Bratz, c’hanno dei vestitini con un minimo di gusto e coerenza in più), con quel ciuccio là, guardatela, è una trovata di cui va fierissima (anche la cuffietta da neonato, diciamolo, è un colpo di genio di fronte al quale è difficile rimanere indifferenti).

beyoncé cotechiniUn intero paragrafetto se lo merita Beyoncé, o meglio, se lo meritano i suoi gamboni informi e cotechineschi, o meglio, se lo merita la sua indefessa convinzione d’averci delle gambe meravigliose yum yum che non vediamo l’ora di ammirarle sempre e comunque. Mister consulente d’immagine stavolta c’aveva pure provato a metterci una pezza, appioppandole un vestitone che le occultasse per benino gli zamponi: non c’è da sbagliarsi, il lembo destro della gonna si sovrappone di parecchio a quello sinistro (a occhio e croce c’è quasi un intero doppio strato, sul davanti), l’apertura non era pensata per funzionare da spacco. E, be’, niente da fare. Beyoncé tenta di aprirsi un varco prima con la cavigliona, discretamente, e poi senza più alcuno scrupolo, zac, tira a lato tutto il siparione con la mano e parte di ginocchiata. Non vorrei sembrarvi provinciale, ma direi che questa qui soffre di una sindrome alla Valeria Marini (vale a dire: ho il pezzo di sotto di un brontosauro con la ritenzione idrica ma m’atteggio come fossi per davvero la perfettissima topmodel che si vede nelle foto e nei video – non è vero che sono ritoccati, maligni).

hayden panettiere vma 2007Hayden Panettiere, la conoscete Hayden Panettiere? Ma sì, quella che fa la cheerleader invulnerabile di Heroes. Ogni volta che la vedo provo un misto di gioia e tristezza assieme: gioia perché finalmente sappiamo che uno almeno di quei teneri Oompa-Loompa ha fatto carriera (che abbia cambiato sesso non mi pare poi così rilevante); tristezza perché penso a quanto ogni volta debba impegnarsi poverina per darsi un’aria sopra il metro e venti (non solo tacchi, dico, ma tutto il resto del repertorio, per proporzionalizzarle capoccione, braccette e gambotte, allo scopo di trasformarla nella barbie alta e longilinea dei suoi sogni).

E a proposito, non solo Hayden, ma anche Paris Hilton (un classico della bburinaggine over cinquanta, il tubino leopardato – e per consolidare lo stile “cinquantenne in uscita con le amiche del circolo di aromaterapia”, toh, si è cotonata i capelli a casco) e anche Rihanna (in rosa evidenziatore lungo e strisciata di sputazzo sui capelli liscissimi), tutte in abitini attillati, stretti e fascianti. Sarà una coincidenza oppure, mah, possibile che il mosciume abbia fatto storia, di già?

paris hilton vma2007 rihanna vma2007 christina aguilera vma2007 nelly furtado vma2007

Ah certo, qui sopra tra le foto le avrete riconosciute ci sono Christina Aguilera (ci sarebbe da chiedersi quanto a lungo ancora vorrà sfoggiare questi barocchi arricciamenti da vamp dei tempi che furono, mentre invece no, per il trucco dato su con la cazzuola, quello no, temo non ci sia speranza) e Nelly Furtado (che bello il suo nuovo colore di capelli, sembra fatto con una di quelle tinte che sponsorizza la chris brown vma 2007Ferilli in tivvì, mia zia ce ne ha una uguale, di quelle che dopo un po’ virano sul verdognolo – e poi c’ha il pigiamone in raso nero, bello largo e con le mani in tasca, adattissimo ad una come lei che è tra le icone internazionali della paranoia da culone – oltre a venti chili di braccialettume di vario genere, adesso che se la sghenga coi rapper, yo, come farne a meno); ma vorrei porre infine la vostra attenzione su questo omino qui a destra, si chiama Chris Brown e non ho idea di cosa sia e perché, ma secondo me è un bluff, tipo il protagonista di Soul Man, in verità è un coattello brianzolo che s’è scurito apposta, mi pare ovvio, i segni distintivi ci sono tutti: e se non vi basta la felpa di lamè con la scritta pettorale “Italia”, direi la cintura da adolescentello in uscita pomeridiana, col logo Gucci e il portafogli Louis Vuitton che spunta dal taschino, be’, non lasciano proprio dubbi. E se volete restarvene a bocca aperta, niente di più facile, beccatevi la suprema malvestitissima pendantizzazione tra il cognome del tipo, appunto, e il ciondolino di Charlie Brown, che rimanga scolpita per sempre negli annali.

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