KRAKATHOOOOM! - un fulmine si abbatte sulla torre diroccata del laboratorio supersegreto di Maria De Filippi e la scarica potentissima corre giù dall’antennone sulla cima della torre attraverso i grossi cavi e i macchinari crepitanti giù giù fino agli elettrodi avvitati da una parte e dall’altra sulle tempie della Creatura distesa, inanimata, e in quel preciso momento, col ghigno malefico illuminato dalle scintille delle esplosioni elettriche, Maria De Filippi capisce che finalmente, dopo otto lunghissimi anni di febbrili esperimenti e di innumerevoli mostruosi frullati genetici tra cellule cerebrali di cavie adolescenti bimbominkia, finalmente il trionfo - la Creatura muove un dito, sta muovendo un dito! - finalmente il cyborg di Amici vive! vive! vive!
Questa penosa Creatura, che ha firmato la cosa che ha vinto Sanremo e che si fa chiamare Pierdavide Carone, è il primo abbozzo riuscito di omuncolo cantautore prefabbricato da talent show televisivo: è stato progettato sul prototipo del cantautore intelligente / sensibile / eclettico - ma con cautela, senza allontanarsi troppo dal prototipo vincente del belloccio inetto di Amici - e tenta così di simulare un qualche minimo (minimo) accenno di pensiero, di personalità, di consapevolezza e dignità artistica (il che si ottiene facilmente tramite le solite scorciatoie del repertorio “io sono diverso, sono bizzarro, sono strano, sono autistico” - v. sotto), ma insomma, la sceneggiatura cantautoriale lascia un po’ a desiderare, è amorfa e ridicola e inverosimile come tutte le sceneggiature defilippiane, che volete, gli storpi mentecatti che lavorano nel laboratorio supersegreto di Maria De Filippi sono abituati a sceneggiare il corteggiamento tra derelitti subumani che si annusano il culo come animali, figuratevi come possono cavarsela montando pezzo per pezzo un cantautore che pretenda di essere minimamente plausibile - un pasticcio.
Il cyborg Pierdavide Carone è stato fornito di un mucchietto di canzoncine low cost (di cui il cyborg è autore e responsabile, sospetto, nella misura in cui Ambra Angiolini era autrice responsabile dei batticuore-amore-ascensore d’epoca Boncompagni/Nocera), canzoncine che mescolano parecchi differenti cliché di ignobile poppitudine allo scopo di agganciare a tutti i costi, in un modo o nell’altro, il piccolo cattivo gusto del telespettatore bimbominkia,
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di Betty Moore, 25 marzo 2010
Categoria: infanzia perduta, io sono originale, maschioni
È stato un Festival di Sanremo memorabile che ha sancito un ulteriore decisivo aggravarsi della contagiosissima epidemia iper-televisiva di musica plop, di quel ciarpame usa-e-getta cioè che nasce - è pensato e appositamente impacchettato - si consuma e muore dentro la televisione: il Festival di Sanremo diventa da quest’anno la Coppa Campioni dei reality talent show generatori di musica plop.
E non poteva andare diversamente. Sanremo è da sempre un monumentale cimitero di musica plop, e non solo, è in un certo senso il padre (il nonno) degli attuali reality talent show televisivi: coi suoi protagonisti semi-decomposti colanti formaldeide e le sue marcite pataccacce musicali, tutto quanto dentro Sanremo è progettato per resistere ai vermi e alle muffe appena appena quelle poche ore di esposizione televisiva; e con i suoi pettegolezzi, le rivalità, le interviste, i dopofestival, gli isterismi vipparoli, i dietro le quinte, con tutto questo suo spettacolo collaterale di terrificante subumanità pseudo-realitara, Sanremo va considerato non soltanto un primo storico generatore di musica plop, ma anche e soprattutto il progenitore delle attuali più potenti macchine generatrici di musica plop, i reality talent show televisivi.
E se fino a poche edizioni fa la musica plop di Sanremo sopravviveva in una condizione direi tutto sommato autarchica - la musica plop e i cantanti plop nascevano prosperavano morivano e resuscitavano esclusivamente dentro la bolla sanremese - quest’anno il Festival ha abdicato definitivamente al proprio status di mini-reality plop-autarchico e si è spalancato una volta per tutte alla concorrenza più solida aggiornata e remunerativa - super sanremoni anabolizzati contro i quali l’obsoleta formula autarchica non ha la minima speranza di competere - trasformandosi così in una specie di abominevole campionato trasversale dei reality musicali televisivi.
È una trasformazione già in buona parte celebrata l’anno scorso - vittoria del cripto-gay afono defilippiano - che ha avuto degli effetti evidentissimi sulla gara di quest’anno, per cui nella finalissima sono state rappresentate le due principali varianti della musica plop, quelle realitare,
- la musica plop per adolescentelli bimbominkia (e quindi: inebetiti pischelletti bellocci con la data di scadenza - brevissima - tatuata con l’inchiostro simpatico sulla fronte, pilotati da un qualche scaltro bavoso specialista del riciclo di appiccicume sentimentalista), variante incarnata da Valerio Scanu;
- la musica plop per trentenni rincoglioniti wannabe (e quindi: fallitoni impomatati con gli occhiali grossi vestiti come buffi pirla del villaggio vacanze che strepitano convintissimi qualche stupido accrocco di cliché musicali roccherolle-autoriali), variante incarnata da Marco Mengoni;
e l’unica possibile alternativa alla musica plop dei fuoriusciti realitari diventa: il piccolo scandaletto e il prezzemolismo televisivo, quindi ancora una ragione extra-sanremese, extra-musicale, ma tutta televisiva, tutta plop,
- la musica plop d’occasione per anziani teledipendenti (e quindi, nel caso specifico: reduci parrucchinati del melodismo d’antan più deteriore, viscidissimi cartoni salottiero-televisivi, stentati urlatori da varietà della domenica pomeriggio), ovvero il Trio Merda;
e nonostante il Festival sia stato sempre tradizionalmente orientato verso la sponda anziani teledipendenti - ma chi se li incula, ovvio, ché manco sanno televotare (”nonna non è il cellulare è il cazzo di salvavita Beghelli!”) - è stato schiacciante il calcolato predominio delle due varianti realitare Adolescentelli bimbominkia e Trentenni rincoglioniti (a cominciare del resto dalla selezione dei concorrenti); e l’impostazione coppa dei campioni s’è fatta sentire pure sulle reazioni parossistiche del pubblico e dell’orchestra in rivolta, che sono naturalmente - secondo sceneggiatura (i ribelli incazzatissimi che protestavano schiantandosi dal ridere) - la versione sanremese delle irritanti tifoserie dopate e aizzate a orologeria sugli spalti dei reality talent show (c’era la scimmia con le bretelle in prima fila, c’era); e tra le varianti plop, bimbominkia adolescenti vs trentenni rincoglioniti vs anziani teledipendenti, chi pensavate potesse spuntarla, la mostruosa chimera plop a tre teste non aveva speranze.
Sarà anche colpa mia che non sono riuscita a raccogliere abbastanza funz del Trio Merda (e tremila commenti in due serate di forum non sono stati sufficienti, va be’ - ma ci siamo divertiti tantissimo).
di Betty Moore, 22 febbraio 2010
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
Ve la ricordate la rassegna dei miserrimi succedanei per bimbominkia in crisi d’astinenza vampira? La rassegna includeva una saga di romanzi anni novanta, The Vampire Diaries, che sono i classici harmonazzi paranormal-cenerentoleschi per la casalinga bifolca mmerigana che sogna di tornarsene indietro nel tempo magra e bella e pompon e truccatissima a limonare avventurosamente col belloccio più belloccio del liceo, tenero e gentile ma anche misterioso, pericoloso esotico e tormentato, da amare per sempre di un amore immortale focosissimo (il contrario cioè della relazione col marito quello vero in carne e ossa, che è un disoccupato stempiato impotente che si fa le pippe di nascosto nel garage guardando sul pc gli amatoriali con le negre - pure con le negre!)

ebbene da questa vecchia eccitante serie di romanzi (copertine bellissime però, davvero) è stato sintetizzato l’anno scorso un serial televisivo omonimo che è arrivato qui ieri sera (l’ha comprato il Pierdudy), e io mi sono incuriosita e ho guardato le prime due puntate e adesso vi racconto di cosa parla, che è presto detto,

lo scenario è il solito: la cittadina di provincia fatta col polistirolo, le invadenti canzoncine pop che ci stanno nelle pubblicità televisive delle maxiricariche, la high school tutta colorata coi simpatici studentelli perfettini interpretati da tossici quarantenni ex attori pornografici ficcati dentro un esoscheletro di fondotinta, e poi un bosco cupo fitto e paurosissimo proprio là a due passi dalla cittadina di polistirolo, una ragazza bellissima coi capelli liscissimi tanto sola e tanto depressa, i problemi in famiglia e i problemi con le amiche cattive sonosoloinvidiose, e infine il superfigo straniero venuto da chissà dove che fa bagnare tutte quante le pischellette ma ha occhi (ipnotici) soltanto per lei, la ragazza sola e depressa - e lui ovviamente è un vampiro,

cioè quindi il setup di Twilight - ragazza triste, liceo, paesino del cazzo, famiglia disastrata, bosco, superfigo conturbante - mischiato con la melensaggine knockout di un amore reincarnato (vale a dire: la ragazza triste e depressa è identica sputata la fidanzata storica del superfigo, una tizia morta tragicamente cinquecento anni prima - che è un upgrade telefilmico sulla storia originale dei romanzi) e mischiato coi bisticci vampiro buono vs vampiro cattivo alla Anne Rice tra il superfigo buono e il superfigo cattivo, che sono fratelli sì ma non se la intendono per niente, uno è vegetariano e l’altro no, c’è quello cattivo che si ciuccia le persone e che adora umiliare il fratello dicendogli cose come “oh scusa hai sete? ti porto uno scoiattolo con una cannuccia? AHR AHR AHR AHR AHR AHR”

e anche qui come in Twilight c’è il vampiro buono che è attirato dall’odore gustosissimo del sangue di lei ma fa di tutto per resistere, poveretto, la seconda volta che s’incontrano la ragazza si ferisce a una gamba e gli dice “uops guarda qui, mi sta uscendo tanto buon sangue gustoso” e intanto si strizza la ferita per farne uscire più rivoletti di ketchup possibile

lui è un bonazzo da paura, accipicchia, sembra il protagonista con la testa rettangolare di Dawson’s Creek a cui hanno appiccicato il toupet di Ben Affleck, c’ha il giacchino di pelle da renegade cattivone e la camminata ben divaricata Mezzogiorno e mezzo di fuoco, lo sguardo ipnotico che può convincerti di qualsiasi cosa ed è così vecchio che sa praticamente tutto, è un sapientone, il liceo per lui è una passeggiata - come in Twilight, multilaureato a Harvard che passa il suo tempo facendo il diciassettenne coglione - e poi c’ha il nome esoticissimo (per la casalinga bifolca mmerigana) che ha un saporino misto un po’ Mitteleuropa un po’ pizzaiolo napoletano, Stefan Salvatore,

oh e poi ci sono le streghe: la migliore amica della protagonista è una strega veggente (pensate, dice di aver predetto la morte di Heath Ledger e l’elezione di Obama); c’è il cimitero dove la protagonista trascorre i pomeriggi disegnando cuoricini e cazzetti sul diario, allietata dal ronzio della macchina del ghiaccio secco (sul serio, si sente proprio distintamente il VRRRR della ventola); c’è il superfigo che regala alla ragazza una copia di Cime Tempestose, lo stesso libro che legge la protagonista di Twilight nel primo romanzo della saga - no dico, per non rischiare che alle bimbominkia telespettatrici l’insieme sembri troppo poco familiare - e per il resto che volete, la trama, che ve la dico a fare: si innamorano, si menano, trombano, si menano di nuovo, si sposano.
Sabato pomeriggio sono andata alla inaugurazione del negozio di Federico Moccia e ho capito che non abbiamo capito niente: quelle fantasie rincitrullite che ci sono nei suoi romanzi e nei suoi film, le vicende bislacche di un mondo alieno fatto di oggetti e desideri che esistono soltanto nella immaginazione di un morboso anzianotto ignorante e tonto, io l’ho capito sabato pomeriggio, non si tratta semplicemente del cattivo racconto di una realtà che non esiste, ma è invece un progetto di conquista della realtà,
Questo negozio che si chiama Amori Concept Store (sito) è un’invenzione stupidissima di quelle che ci si aspetterebbe di trovare dentro un romanzo o dentro un film di Federico Moccia, un negozio che è insieme boutique e cartolaio e bar e pozzo dei desideri e discoteca e ritrovo per writer bimbominkia dei cessi pubblici, non ci si aspetterebbe certo di ritrovarlo materializzato nella realtà, come non ci si aspetta di trovare nella realtà qualcosa che somigli ai cubisti laureati in ingegneria aerospaziale o ai surfisti che s’intubano nei cavalloni di Civitavecchia o ai DJ che scratchano Laura Pausini o all’autoscontro clandestino con le macchinette per minorenni o alle finestre dell’Empire State Builiding che lampeggiano proposte di matrimonio (citando da qui e qui), sono tutti sgorbiacci assurdi che non esistono nella realtà perché non possono esistere, sono troppo stupidi per esistere - eppure, ecco, sabato pomeriggio l’invenzione stupidissima s’è materializzata, la fantasia di Federico Moccia conquista un pezzetto di realtà,
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di Betty Moore, 21 dicembre 2009
Categoria: allucinazioni, l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini
Avrei voluto scrivere qualcosa sul ricevimento annuale dei cadaveri e dei vermi che c’è stato l’altro ieri nel reliquiario trattino bordello che è il foyer della Scala, ma oggi sono stata un po’ triste e allora lasciamo stare (in fondo già ne avevo detto abbastanza l’anno scorso), è meglio se ci dedichiamo a qualcosa che sia meno disgustoso e deprimente, per esempio: facciamo una sagra del commento demenziale, che ne dite?, sono sei mesi che non ne facciamo una e mi sembra l’ora, ho accumulato una valanga di commenti demenziali - questa storia dei cadaveri e dei vermi, toh, vi lascio un’immagine che sia, come dire, di buon auspicio per l’anno prossimo, un intrepido imbucato con la dinamite legata al polpaccio peloso,

- la sagra del commento demenziale dunque, allora, che ci serve a festeggiare il novecentonovantanovesimo utente iscritto al forum, ed è una bella notizia, evviva!, e già che ci sono vi lascio il menù per i prossimi(e) giorni(settimane), e cioè: la filosofia di Robert Pattinson, Battiato contro Bossari, l’ultimo coso di Baricco, quello che c’è rimasto di Dan Brown e poi il terzo capitolo della saga di Twilight, cominciamolo, ché tanto io, non so voi, io in vacanza a Natale non ci vado, quindi stiamo insieme se volete - ma i commenti demenziali, già già!, scusate, cominciamo
i Carampanismi, quelli del Morgan,
FATE SCHIFO! NON CAPITO UN CAZ.ZO! SCRIVETE AD OCCHIO..SECONDO VOI E’ IGNORANTE UNO CHE A SEI ANNI ASCOLTA DAVID BOWIE???? VOI SIETE IGNORANTI.. COG.LIONI!!
abbassolemalvestite
un commentatore che vuole vedermi redenta
SEI UN CRETINO, INSIGNIFICANTE ESSERE CHE MERITA LE PEGGIO COSE.
Cancella questo articolo su Morgan, o perlomeno manda un messaggio di scuse e scrivi che hai scritto delle cazzate. Altrimenti continua a parlare di borsette e altre stronzate
io
uno che dopo aver citato un panino al prosciutto viene giustamente incontro al nostro analfabetismo letterario,
CI TENGO A PRECISARE CHE “LE FIGLIE DEL FUOCO” è UN OPERA LETTERARIA DI GèRARD DE NERVAL E “PANINO AL PROSCIUTTO” è UN ROMANZO DI CHARLES BUKOWSKI…QUESTO AFFINCHè VOI POSSIATE COMPRENDERE CIò CHE SCRIVO E COMMENTARE -CRITICARE ADEGUATAMENTE…
il mio problema è che alla nascita non ero in fila per i neuroni
MA IO VORREI SAPERE CHI E’ QUEL POVERO EMARGINATO E IBRIDO ESSERE CHE HA SCRITTO QUESTA BUFFONATA ??
ALL’ETA’ DI 20 ANNI SONO ORGOGLIOSA DI AMMIRARE UN A R T I S T A COME MORGAN, MA SONO ALTRETTANTO ESTEREFATTA: PURTROPPO ESISTE GENTE CHE ALLA NASCITA AL POSTO DI ESSERE IN FILA PER I NEURONI ERA IN FILA PER ALTRO.. MAHH.. COME DICE DANTE “NON TI CURAR DI LORO MA GUARDA E PASSA”..
MARA
dovremmo tutti quanti espandere la coscienza,
lui ha una grande mente e se nn lo capite o nn comprendete i suoi discorsi nn capite proprio niente!!! poverini e lui deve anke sprecare il fiato per degli stupidi !!! è rivoltante tt cio !!! io ritengo morgan un’anima elevata e se voi nn lo capite nn fa niente ma almeno tenetevele per voi certe cs. spero ke veniate perdonati per cm lo avete sputtanato e ke veniate perdonati x gli insulti ma siete dei pagliacci e poi nn avete niente da fare se nn stare al computer io ci sto poco ma andate a lavorare!!!!prima di parlare pensateci su sempre ammesso ke voi sappiate pensare. espandi la tua coscienza ke è quello ke ti direbbe pure lui!!!!!!!!!!!!
elettra
c’è il carampano di Jovanotti che si distingue in perspicacia (chissà perché, boh, me l’aspettavo),
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