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Federico Moccia riscrive Stanley Kubrick: un What If che farà vacillare le vostre menti (antipasto alla mega-recensione di Amore 14)

La settimana scorsa sono stata un po’ depressa e non sapevo come tirarmi su, finché a un certo punto mi è venuta questa terribile ideona omeopatica (argh!) che forse forse potevo scacciare la brutta stupidità der monno infame assumendo consapevolmente una piccola dose di quella medesima velenosa stupidità, e così ok mi sono fatta coraggio e mi ci sono buttata, ho ingoiato tutto intero l’ultimo libro di Federico Moccia, Amore 14 (come dite? che era meglio se mi buttavo sui quarzi guaritori? sui fiori di Bach? sui superdotati della foresta nera? eh lo so, c’avete ragione), e questa che segue qua sotto (qui su Youtube) è l’ormai consueta (le amate, eh? lo so che le amate) preview-trailer dell’imminente mega-recensione che scommetto non vedete l’ora di leggere, prestissimo, prima di quanto speriate

(consideratelo un riscaldamento di routine, Moccia: poi ci tocca il libro di Morgan, wow!, e quella sì che sarà una specialissima prelibatezza, vero distillato di idiozia per palati sopraffini)

Apocosplay now! (1 di 2)

Ah, l’autunno, tempo di megafiere del fumetto, di sfilatone e competizioni cosplayare! Frotte di omini e donnine pseudo-manghizzati che se la ciabattano dappertutto con le infradito di gomma e i calzini bidattili, wow, sembra un incubo allucinante su una festa di carnevale in piscina - c’è un tizio nano pelato tutto raggrinzito in un angolo per strada e ti viene da salutarlo “ehilà, Sakurambo!” e quello salta su tutto spaventato “che nun se pò raccoje la cicoria qua?” - così su due piedi potrebbe magari non sembrarvi plausibile, che il cosplayume mangofilo c’abbia qualcosa a che fare con le sorti delle comuni malva-degenerazioni di tutti i giorni, e invece sì, eccome se ce l’ha: pensate all’intimo rapporto che c’è tra i più recenti sviluppi delle boiatone malvestite bimbominkia e certi entusiasti ed esagerati malinconismi masochistico-superenfatico-romanticosi che vanno per la maggiore tra i mangacci adolescenziali più popolari,

malvestiti cosplayari manga

la verità è che a indagare un pochetto sui manga-cosplayari di oggi se ne può ricavare una previsione decentemente approssimata di quello che c’aspetta, chissà, appena nel giro di qualche anno (anno? che dico, mesi, settimane, ore!). E allora diamoci un’occhiata, no? Ho selezionato qua sopra i modelli manga-cosplayari più ricorrenti, dai quali possiamo dunque dedurre che, con ogni probabilità, il futuro del bimbominkismo malvestito ci riserva: sul fronte degli accessori, spadoni di cartapesta multi-uncinati (1), retine per farfalle (2), ombrelli giganti da cocktail (3), borsette ortopediche da ginocchio (4), bastoni da passeggio (5) e mutandine bavaglino (6); sul fronte dei copricapi, zazzerone dorato a riccio (7), cappelletti di paglia da minchione (8), fascette con targa della macchina (9); sul fronte delle calzature, le suddette infradito con calzini bidattili (10 - no non è vero, sono i tubolari dell’ambulante tenuti in forma tutta la notte), calzini col davanti spuntato (11 - per chi sa rollarsi le sigarette con le dita dei piedi), ciabattine Bruce Lee da colf karateka (12); sul fronte dell’abitume generico, guantini da maitresse darkettona (13), gilettini attillati a pelle nuda (14), jeans col rimboccone Sala Macchine Del Titanic (15), tutoni da lavoro dell’Anas (16), panciere più camici macellari (17), pantaloni da ricovero geriatrico (18).

“C’è chi è emo mentalmente e chi ha il ciuffo e basta”, dice Kenzo detto Kitty

Charles Xavier ha il potere mutante di farsi l'acconciatura emo col pensieroQuesta settimana su XL (la rivista cioè - ricordiamolo per gli sprovveduti - intesa a solleticare l’ego dell’esaltato pischellino io-sono-originale che vorrebbe vivere scontornato al photoshop dentro una pubblicità di quelle appariscenti ed eccentrichette di Mtv [1]) c’è un grosso spazio riservato alla cosiddetta Vita da emo, un lungo reportage firmato da tale Valeria Rusconi che parla delle greggi emo-bimbominkia che il sabato pomeriggio pascolano in Piazza del Popolo a Roma, corredato da una doppia intervista-colloquio a due mentecatti purissimi che si chiamano Dario (il front-idiot dei dARI, cioè i Tokio Hotel che incontrano i Finley che incontrano una tac al cervello - “ehi! ma c’è un pennarello qua dentro!” - che incontra una band di fuoriusciti da Amici di Maria De Filippi) e Francesco-C (sì sì come la Spice Girl; è uno “ke sognava d fare la SuperStar e ascoltava un sakko d vekki 45 giri kantando e saltando”, parole sue, dalla sua biografia): la cosa degna di interesse - oltre che di biasimo, e di pernacchia - è che tutta la faccenda emo-bimbominkia viene raccontata in modo così ottusamente serioso da attestare, enfatizzare e addirittura tragicizzare l’auto-leggenda (che è parte essenziale del personaggio, lo sapete, sono loro stessi che l’attizzano e la fanno circolare) dell’emo problematico che viene deriso e disprezzato da tutti a causa della sua speciale unicità, così che finisce per venirne fuori un cretinissimo inno mitizzante “poveri emo viva gli emo” che procurerà sicuramente brividi di gioiosa realizzazione ad ogni pubero-frangettato nessuno-mi-capisce perché “voglio essere diverso dalla massa” (cit. Sakon Lightning - eh?! chi?! nota [2]). L’articolo di Valeria Rusconi, vediamo un po’, infila da subito una serie di fattacci terribili che dimostrerebbero quanto i poveri emo-bimbominkia siano ingiustamente perseguitati ovunque nel mondo:

La sera del 21 marzo scorso, a Città del Messico, Nayeli è appena scesa in metropolitana. Ha 15 anni. Sei giovani la buttano per terra e la riempiono di calci. Se non fosse intervenuta una donna di passaggio, probabilmente l’avrebbero uccisa.

Vita da emo su XL de La RepubblicaA parte che di questa Nayeli presa a calci, boh, non c’è traccia da nessuna parte (in questo video della tivvì messicana si parla di generici scontri tra bimbominkia emo vs bimbominkia punkettoni - niente di che - in più, bonus, la buffa apparizione finale degli Hare Krishna coi tamburelli), per non lasciare dubbi sul fatto che l’hanno menata proprio perché emo, sentite qua, Valeria Rusconi riece a farne un discorso generale che riguarda un movimento discriminatorio anti-emo che imperverserebbe nella società messicana (¡Ay, caramba!):

In Messico, gli adolescenti emo sono visti come una minaccia alla virilità del Paese, a causa della loro corporatura esile e del loro look.

Poi ci sono i suicidi, ovviamente (la musica emo! è terribile! è infernale! ci sono i messaggi subliminali cantati alla rovescia che ti fanno venire voglia di cambiare il tuo nome in quello di un personaggio di Naruto!):

Il 12 maggio in un quartiere popolare di Bucarest, in Romania, Andrada Mocanescu viene trovata riversa sul marciapiede. Aveva 12 anni, il suo gruppo preferito erano i Tokio Hotel. I giornali scrivono che si è suicidata a causa di una loro canzone, paradossalmente intitolata Don’t Jump.

(non so di quali giornali rumeni stia parlando - scommetto che ha giusto un tantino manipolato la cosa per renderla più succulenta - l’unico giornale rumeno disponibile online che vi accenna si limita a dire che Don’t Jump era una delle canzoni preferite della defunta e parla molto vagamente della possibilità di una correlazione, tutto qui) e poi ci sono i suicidi che non è solo colpa della musica, pure gli emo-capi d’abbigliamento vanno temuti come possibili strumenti di morte:

Hannah Bond, una ragazzina inglese di 13 anni, viene trovata impiccata dai genitori. Ha usato una cravatta. Il suo gruppo preferito erano i My Chemical Romance.

un gruppone di emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Romauna coppietta emo bimbominkia a Piazza del Popolo a Roma

I grandi organi di stampa contribuiscono a perseguitarli:

il Daily Mail aveva definito gli emo come “una setta che pratica l’autolesionismo e ascolta band che predicano il culto del suicidio”

(anche qui, la citazione - se è quella che ho trovato io, “it is a largely teenage trend and is characterised by depression, self-injury and suicide” - sembra volutamente imprecisa, col più enfantico e oscuro “setta” - fighissimo! - sostituito al neutro e più corretto “trend”) Persino le istituzioni si prendono la briga di rompergli le balle:

In luglio, la Duma di stato, la camera bassa del Parlamento russo, annuncia una proposta di legge per contrastare la cultura emo e goth, bandendo la loro presenza dai pubblici uffici.

Eh, bella forza! Ad andare a spulciare l’infinito ammasso di assurdità passatempo che si sparacchiano nei parlamenti di tutto il mondo, lo sapete, ci si imbatte in cose di tutti i generi, ai confini della realtà (dagli UFO alle scie chimiche), ma a Valeria Rusconi le basta questo per sentenziare “in Russia li considerano un pericolo sociale”; e come se non bastasse, toh, spunta pure un deputato italiano anti-emo:

Il 7 maggio scorso, l’onorevole Antonio De Poli dell’UdC presenta un’interrogazione parlamentare per bandire gli emo, in cui si parla di “tribù che online esalta l’autolesionismo”

ma va be’ questa suona così mostruosamente ridicola (qui l’interrogazione tutta intera) che se ne accorge e deve ammetterlo suo malgrado anche lei, perché quella cima del De Poli andava citando come fonte

la poco meno che attendibile Nonciclopedia, parodia grottesca di Wikipedia

caccia all'emo 2008 a cura di Nonciclopedianon che Valeria Rusconi (poveretta, del tutto sprovvista di senso dell’umorismo - secondo me, con un vent’anni in meno, sarebbe stata una perfetta emo bimbominkia) sia capace di comprendere e distinguere il carattere innocuamente demenziale di certe smargiassate concepite così giusto per farsi due risate, per cui

le prime avvisaglie [di "un'ondata di odio di tali dimensioni"] emergono già nell’aprile del 2006: l’Encyclopedia Dramatica, l’enciclopedia statunitense di satira online creata sul modello di Wikipedia, istituisce il “National Emo Kid Beat Down Day”, la Giornata Nazionale di Abbattimento del Ragazzo Emo. La data prescelta è il 6-6-06.

(non vi fa impazzire questa secca frasetta conclusiva che enfatizza tutta seria seria la coincidenza demoniaca? è stupenda!) e l’immagine qua sopra della “caccia all’emo 2008″ tratta da Nonciclopedia, pensate un po’, incredibile ma vero, diventa secondo Valeria Rusconi “un macabro volantino italiano” (oh ma questa c’ha tutte le carte in regola per fare la portaborse di De Poli, no?). Ancora lei:

La depressione. La sofferenza. In pochi sanno spiegare perché si sentono così.

La punteggiatura sincopata, che sentimento!, hai studiato alla scuola Holden o che? Bravissima! Gli emo bimbominkia che ha interpellato le spiegano:

l’emo è più sensibile degli altri, prova le emozioni in modo più amplificato, più profondo e la prende più seriamente. Le canzoni dicono “quella stronza mi ha lasciato” oppure “ti amo, vieni da me”

ma questo è Nino D’Angelo, lo riconosco! (e ora che ci penso, ehi ehi ehi, ferma tutto! anche lui c’aveva il frangettone!)

Io sono stato cacciato dalla comitiva perché mi vestivo da emo e mi facevo gli spike [i capelli a punta, ndXL]

tutto un nauseante pastone di vittimismo stracompiaciuto

ogni volta che torno al sud la gente rimane scioccata. Mi chiede se ho dei problemi. Ma ne ho come tutti. Quando mi deprimo, ascolto musica “screamo”

e ancora, come piccoli impazziti Asii Argentii [3]

mia madre quando vede la tv mi dice “guarda che bella quella, perché non diventi anche tu una velina? Perché non sei come tutte le altre?

Dario dei dARI e Francesco C la spice emogirlE c’è chi sull’emo bimbominkizzazione dell’universo ci campa, come ad esempio i due che vi dicevo sopra, Dario dei dARI e Francesco-C [4], di cui vorrei riportarvi in conclusione questo scambio geniale (considerate che questi tizi già sono belli che maggiorenni, anzi, Francesco-C ha passato i trenta - “ma nn li dimostra un kazzo ed è + inkazzato d prima”):

Mi farebbe piacere che la gente ascoltasse il cd. Sono sicuro che alla fine capirà che nei testi ci sono cose profonde nonostante il linguaggio da sms.

e l’altro

Trovo il vostro linguaggio da sms molto bello perché “pome” per dire pomeriggio non l’ha mai usato nessuno! Io ho usato “non ci sto più dentro” ma è già più che superato. Niente a che vedere con “pome” e “stase”

e la redattrice (qui tale Lorenza Biasi), ben consapevole del quoziente d’intelligenza medio del lettore di XL, ha sentito il dovere d’aggiungere in coda a “stase” la parentesi quadra [stasera, ndr]

[1] posso dire una cosa a mia discolpa? la dico: non sono un habitué di XL, me lo sono preso soltanto per guardarmi l’anteprima del secondo volume di Twisted Toyfare Theatre, da cui è tratta l’immagine lassù in cima, de La Cosa che ribalta la carrozzella (il ciuffo ce l’ho aggiunto io, in realtà era quel pelato di Charles Xavier)
[2] la scimmietta truccata da tokiotellino che si vede in questo video qua (”eccoci”, “dove?”, “in cam” - fantastico!) insieme al suo amichetto brutal-yorkshire (nel senso del cane reso cieco dal suo stesso pelo) sarebbe “uno scene kid, una specie di celebrità all’interno della comunità di emo romani che si ritrova a Piazza del Popolo”
[3] oh a proposito, ho scoperto che esiste un tipo di musica emo che si chiama “effimeral”, di cui sto disperatamente cercando qualche pezzo da mezza giornata ma niente, mi date una mano?
[4] sono molto fieri dei loro nickname, o almeno, c’è Francesco-C che se la sbulleggia “mi piace il nome che hai scelto: Dari, togliendoti una lettera sei riuscito a dare il nome al gruppo, io ho fatto lo stesso aggiungendomene una”, l’altro però deve ammettere che non è farina del suo sacco, “mia mamma mi ha sempre chiamato Dari”

OVS Industry: addio mutande fiorellate senza scrittone sulle chiappe

L’ultimo baluardo dei cestoni pesca-mutande sta soccombendo sotto i colpi dell’inarrestabile ondata di malvestitismo low cost e non c’è niente che possiamo fare, da un giorno all’altro te ne esci di casa perché c’hai voglia di un bel mazzolino di mutande fiorellate e trovi l’ingresso dell’Oviesse sbarrato, i cartelli “chiuso per ristrutturazione” e un viavai di operai che buttano fuori i cari vecchi cestoni smembrati in ceppi da caminetto e trasferiscono all’interno i lampadarioni ciclopici di vetrini sbrilluccicosi tipo sala da ballo versaillese.

OVS industry, il lampadarione versailleseUomo Cool Avventurosamente Casual

E’ il fenomeno della cosiddetta H&Mizzazione (si legge come uno starnuto: eccì!mizzazione) che ha travolto i pusher del malvestitismo mondiale, anche i grandi magazzini un tempo (quasi) esclusivamente riservati alle porcheriole da anzianotto squattrinato senza alcun definito gusto malvestito: così per la ex Oviesse, tutto quello che era improntato a una neutra (spesso desolante) anonimia Postalmarket, non soltanto le cose in vendita ma persino la struttura interna degli ambienti (prima, di solito, pallidi corridoi di paratie traballanti fatte col cartoncino Fabriano ruvido), persino il nome stesso dell’azienda (dal buffo e un po’ infantile Oviesse scritto per esteso al più secco e globalista OVS Industry: il che è solo in minima parte inteso a ringalluzzire il pubblico italiano, più che altro serve a presentarsi al meglio - senza del resto ingenerare eventuali problemi di pronuncia - sul fiorentissimo mercato dell’est europeo), tutto viene radicalmente trasformato secondo un modello che prevede di suscitare non più l’attenzione dell’acquirente disinteressato un po’ tordo ma quella ben più remunerativa del malvestito modaiolo aggiornato sulle ultime tendenze, possibilmente giovanissimo, a cui viene offerta una povera imitazione delle robacce più in voga a un prezzo tutto sommato abbastanza contenuto.

OVS industry, l'angolo bimbominkiaUomo Cool Ingiacchettato d'Altri TempiOVS industry, l'angolo delle chincaglierie boho chic

Il modello è quello appunto del low cost alla H&M: non ci vogliono mica tanti soldi per essere trendissimi all’ultimo grido! guarda qua che roba! quanto ti starebbe bene questo vestitino qua! e questa borsona? e guarda quanto costa poco! e poi è così semplice ma allo stesso tempo originale, così personale! (con la differenza che H&M mantiene uno stile leggermente più posato e maturo - così alla malvestita d’una certa età viene facile “io vado da H&M perché ha dei buoni prezzi, non perché va di moda” - la nuova OVS invece, come si dice, l’ha buttata un po’ in caciara); gli interni anzitutto, che diventano il set di un programma di Mtv, uno di quelli sbirulini dove c’è tutta una mescolanza eccentrichetta di cianfrusaglie non-c’entro-un-cappero che dovrebbero spandere un succulento profumino di creatività io-sono-originale, gli scaffali con le chitarre elettriche, gli snowboard appesi al muro, le poltroncine di pelle invecchiate ad arte, le finte pareti di mattoni scrostati coi graffiti, le scrittone al neon intermittenti, le corniciazze baroccate d’oro, le travi imbullonate di metallo grezzo, i suddetti lampadarioni di vetrini e così via; a ciascun assetto scenografico corrisponde ovviamente un diverso armamentario malvestito, per cui sotto le chitarre elettriche e lo snowboard ci trovate la sezione Uomo Cool Avventurosamente Casual, accanto alle poltroncine vintage la sezione Uomo Cool Ingiacchettato D’Altri Tempi, sotto i muri scrostati coi graffiti e i neon Gioventù Cool Urbana Ribelle e così via.

OVS industry, le scarpozze dall'angolo bimbominkiaOVS industry, sotto il lampadarione versailleseOVS industry, pigiamoni con scritta anale

In generale tutte le linee di abbigliamento sono reboottate sulle direzioni principali boho (per le più grandicelle, con influenze variamente bburino-vintage: collanone di perle, pizzi pazzi, abitini flosci, ballerine, cappellini vintage, fuseaux - le trovate là, sotto il lampadarione ciclopico e tra le corniciazze baroccate d’oro) e bimbominkia (per i più piccoletti: scarpone da ginnastica anni novanta dai colori improbabili, diavoletti, pois, cappuccioni, righe orizzontali), e più nello specifico, per togliersi di dosso questa loro passata reputazione di sfigosità anzianotta senza tempo e per catturare con un colpo solo la più ampia fetta possibile di clienti, all’Oviesse hanno dapprima acquistato i diritti di alcuni famosi personaggetti/marchi (Disney, Warner Bros, Pukka, Nickelodeon ecc.), imprimendone gli avatar un po’ dappertutto, e hanno poi sottoposto il materiale che ne risultava al triplice trattamento imbburinire / invintaggiare / bimbominkizzare: abbiamo quindi, giusto per citarne un paio, le t-shirt (1 - imbburinire) dei Peanuts che si sono fatte un centinaio di loop sul nastro trasportatore in balia di una grandinata di brillantini colorati, i completini da notte Little Miss (sempre - 1 - imbburinire) con le scritte sul culo manco fossero un pantalone Rich qualsiasi, le magliette dei supereroi (2 - invintaggiare) con la stampa old style screpolata così fai finta che te le sei comprate negli anni ottanta, le felpe di Spongebob e di Campanellino (3 - bimbominkizzare) coi cappucci che c’hanno il risvolto pieno di scrittine o di righine o di stelline.

La sagra del commento demenziale: e siamo a 50.000

Ve la ricordate la Sagra del commento demenziale? Oh ma sicuro che ve la ricordate, l’abbiamo già celebrata per i dieci, i venti e i quarantamila commenti: è quando metto in fila le cose più assurde e spassose che sono arrivate negli ultimi mesi. Eccole qua (c’è un “continua a leggere”, sotto, cliccateci per leggere il post tutto intero).

La vera natura di malvestite.net

a) è un sito per bambini

Volevo rispondere a Betty Moor, ki ti credi di essere?
come puoi scrivere un tuo parere negativo sulle winx nella loro pagina dove milioni e milioni di bambine leggono i loro articoli?
Dovresti vergognarti, non che sia una che ama le winx ( al contrario, scusate, “le odio”) ma non tengo giusto che tu scriva i tuoi maleducati e offensivi articoli nei confronti delle bambine che al contrario le adorano. Esistono altri siti dove puoi scrivere i tuoi pareri.
Sweet Girl

b) è un blog monotematico

qst è 1 blog UNICAMENTE dedicato ai take that.
Bennina (love love me)

c) è un forum con iscrizione obbligatoria

CIAO REGZ CHACCHADAN VI PARLA BENVENUTA CHACCHADAN TH FAN NUMERO UNO DI REGGIOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! MI SONO ISCRITTA A QUESTO FLORUM OGGI E STO POSTANDO ADESSO!!!!!!!!! PAMELA IL FORUM E’ DI CHI LO FA CON IL CUORE DI TUTTE LE TH FAN DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!! PAMELA STUPIDO E’ CHI LO STUPIDO FA!!!! CHACCHADAN HA SISTEMATO PAMELA!!!!!!!!
Chacchadan

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Ah, la sagra del commento demenziale!

Perdonatemi queste giornate di mosciume, è che sono piena di cose orribilmente noiose da fare e sto un po’ sottosopra. Meglio di niente, ho pensato, sfruttiamo questo brevissimo intervalluccio di fiacca (eh non abituatevici, domani ricomincio a malvizzare - di già? di già!) per celebrare la periodica sagra del Commento Più Demenziale Del Mondo, che in teoria sarebbe da celebrarsi ogni diecimila commenti, e però i trentamila li abbiamo saltati, va be’, facciamo direttamente la sagra dei quaranta. D’altra parte qua scoppiano discussioni all’ultimo sangue da tutte le parti, i commenti demenziali si accumulano alla velocità della luce (la novità più succulenta riguarda il post sui take that, che un gruppetto armato di agguerritissime takethatterine ha scambiato per un forum: ne stanno succedendo di tutti i colori). I miei commenti preferiti, si capisce, sono gli ultimi due - e riallineiamoci il karma anche, sì.
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Scusa ma ti chiamo stronzo

Ok sono giorni che sto esagerando con le youtubbate, è vero, ma questa sul serio non potevo mancarla. Grazie ad una segnalazione di Belle vengo a conoscenza di Scusa ma ti chiamo amore, tratto dall’”imperdibile” romanzo omonimo e diretto dallo stesso Federico Moccia: protagonisti Raoul Guardarmi negli occhi è come guardare un furby Bova e l’esordiente Michela Sono uscita da un libro di principesse in cui facevo la scema del villaggio Quattrociocche (no ma secondo me dev’essere la figlia del gommista di Moccia - Quattrociocche in realtà è un nome d’arte ispirato alla carrozzeria del padre, Da Gigetto er Quattrorote). Ah e poi c’è il figlio di Vasco Rossi, Davide classe 86, che c’ha un carrierone davanti che secondo me chi lo sa dove può arrivare, sicuramente farà molto discutere vedrete la sua interpretazione nel prossimo impegnatissimo Albakiara con la K (non è uno scherzo - protagonista Raz Degan - non è uno scherzo! [*]).

Il trailer qua sopra ve lo siete visto? Allora c’è la vociona narrante che sembra uscita da una pubblicità di smacchiatori per pavimenti che ci introduce con un paio di statistichette alla Cioè nell’universo parallelo della mente mocciana (che funziona così: dovete immaginarvi che Federico Moccia è un cinquantenne con la mente di un dodicenne bburino un po’ ritardato che cerca di immaginare come vanno le cose dei bburinetti più grandi - già coi tredicenni è un disastro poveraccio), c’è il gruppo di pischellette estroverse e disinibite “sesso sesso sesso” (a diciassette anni si è già una donna “serena e tranquilla”, dice Moccia, l’unico scopo della tua vita è scopare come una matta - tradotto), c’è il gruppo di maschioni trentenni in carriera che pensano solo ai mignottoni biondi che ciucciano “i bananini” (che diavolo è un bananino?), ci sono le canzoni e il concertone degli Zero Assoluto (Q.I.) che si sa ai pischelletti bburini gli piacciono un sacco, c’è la sfida Raoul Bova (il trentenne dal cuore puro) versus Davide Rossi (l’hippopparo manesco e fattone) e c’è la storia d’amore ovviamente proibita e piena d’ostacoli che inizia con uno scontro fortuito KissMeLicia e si risolverà in un bell’amplesso sulla spiaggia di torvajanica (”è la tua prima volta mio giovanissimo amore?” “seeee cor cazzo, vie’ qua!”).

Non è stupendo? A me Moccia fa venire in mente quei racconti di fantascienza dove c’è il protagonista che sta costruendo la macchina del tempo ed è devastato dal dilemma morale, il classico “sarebbe giusto tornare indietro per uccidere il dittatore sanguinario?” Boh, secondo me sì.

[*] ah e poi, giusto per aggiungere inverosimiglianza all’inverosimiglianza: è prodotto dalla Kappafilm - e comunque, be’, date un’occhiata alla sinossi, è un delirio mai visto di luoghi comuni sulla gggioventù di oggi ispirato ai servizi scandalizzati di studio aperto e tg4: dal backstage, pare, trarranno pure un reality show, argh

Winx il film

Mi sono dimenticata di segnalare questo video qui, apparso su repubblica una decina di giorni fa durante la festa der cinema, che forse non lo sapete ma c’hanno presentato il film delle Winx, una robaccia inguardabile realizzata con quello stile rozzo e sempliciotto da computer grafica della bisnonna (eh, ma va così di moda la cgi! a fare ste schifezze ci vogliono due settimane di lavoro e poi, oh, le bimbette sceme figurati se s’accorgono della differenza coi topi pixar), nell’ormai consolidata tradizione del filmetto lowcost ispirato alle bamboline graziose coi vestitini da supermercato, Barbie e Bratz, tutti uguali.

A parte alcune scene dal film che non dovreste perdervi per nulla al mondo (memorabile la battuta, sagacissima, “yu-uh, c’è nessuno? niente, peggio di un centro commerciale il lunedì”); a parte gli sgambettii delle Winx personificate, che sarebbero praticamente le Pussycat Dolls fatte e finite, ma appena un tantino più orientate sul kidult, sorrisini e smancerie infantili, più asilo nido e meno bordello sin city, zero riferimenti a pompini e sexy sculacciate (per questo c’è tempo, intanto che s’imparino da subito i fondamenti del malvestitismo zoccola-oriented); a parte le mamme bburine con gli occhi luccicosi di emozione che rivedono nelle Winx se stesse da piccine e quel loro sogno infranto di tanto tanto tempo fa, eeeeh (sospirone), diventare un giorno ammiratissime fatine bòne scosciate e canterine (adesso invece fanno le banchiste alla Pam, c’hanno un culo basso così e il massimo che possono permettersi è il pellicciotto di plastica sul collo della giacchina di finta pelle); a parte tutte queste cose, però, se c’è una cosa interessante nel video a me sembra l’intervista a Iginio Straffi, il tipo che se l’è inventate, le Winx.

Dopo una veloce tiratina iniziale con le solite menate sul bene e sul male, l’amicizia l’amore e bla bla, Iginio Straffi molto onestamente si rivela per quello che è: niente più che un buon ragioniere che s’è imparato alla perfezione i classici modi della retorica piccolo-confindustriale da studio televisivo. Giustifica l’esistenza delle scimmie in gonnella raccontandoci del suo probo responsabile e quasi solidaristico reinvestimento dei guadagni, della grande occasione commerciale per il nostro paese, del filmaccio anzitutto come possibilità di far rientrare in italia tanti cervelli che sono scappati all’estero (eh, ma ci pensate? la fuga dei cervelli, risolta! ci pensate? grazie al film più stupido di tutti i tempi! chissà quanto son contenti i cervelli!), e alla giornalista che gli chiede com’è che si concilia la tiratina moralisto-banal-fantasy-cristiana col fatto che le Winx poi in realtà sono delle consumiste shopaholic isteriche mezze pazze e sommergono le bimbette con inarrestabili tsunami di merchandise sfrenato, lui da vero ragioniere non fa una piega, forse neanche capisce la domanda, e impassibile risponde che le Winx non ci pesano mica sulle tasche delle famiglie italiane, accidenti no, basta guardare le statistiche, nessuno compra più barbie e bratz, perché le Winx, molto semplicemente, si sono mangiate tutto il mercato.