E mentre poco lontano, in spiaggia, un succinto riccastro informe e sovrappeso (coi tre bottoncini superstiti della camicetta rosa in procinto di esplodergli sull’ombelico) se ne stava passeggiando teneramente assieme alla sbarbina analfabeta e alla migliore amica e confidente di lei, il cagnetto Ely Seconda, poco più in là, sul tappeto rosso, si consumavano i soliti sconvolgenti spettacoli di esibizionismo malvestito: c’era il mostriciattolo vipparolo numero uno, Paris Hilton, che c’è sempre ed è dappertutto, ok, sempre se stessa, demenzialissima, e non si meriterebbe l’apertura d’un malvacarpet, di norma, non fosse che stavolta era accompagnata dal boytoy più parishiltonizzato di tutta la sua infinita collezione di boytoy, guardatelo qua sotto come si scoliosizza agevolmente la spina dorsale per disporsi perpendicolare all’inclinazione assurda di lei, riesce persino a rimanere così, scoliosizzato e perpendicolare, e a baciarla contorcendosi e allungando il collo, uno sforzo sovrumano! - lei piuttosto, galvanizzata dalle capacità inclinatorie del boytoy, si spinge troppo in là e crolla (un colpo di vento improvviso, chi lo sa - oppure il vecchio al mare, il giorno prima, che ha tentato in tutti i modi d’addrizzarla e le ha scombussolato il baricentro), anche se poi si rimette in sesto e op!, ci fa la splendida, su una gamba sola (ultima foto a destra: cliccandoci su s’apre più grande - come tutte le altre foto, del resto).

L’ho già detto e lo ribadisco, qualsiasi demenziale io-sono-originalismo malvacarpettaro perde d’interesse al cospetto della truce grandezza di Mickey Rourke, che ai Grammy non c’era, va be’, ma quello stesso giorno s’è presentato sul malvacarpet dei BAFTA Awards, a Londra, segnando un nuovo picco di trucidità direi quasi paranormale: pioveva a dirotto e c’erano ombrellini aperti ovunque sui vipparoli a chiappe strette oh-mamma-mi-si-rovina-la-piastratura, ma lui no, che gli frega?, s’è fatto il suo giretto trionfale sul tappeto rosso come se niente fosse, con una manona infilata nelle mutande a sistemarsi meglio tra le palle l’inseparabile cagnolino Loky e l’altra manona che faceva su e giù col mozzicone di sigaretta, e guardatelo, è stato sempre perfettamente asciutto, non una singola gocciolina s’è azzardata a cascargli sulla testa, c’era questa specie di densissima aura magica dall’odore di boschetto ascellare innaffiato a Gin e Gorgonzola che lo circondava tutto, rendendolo impermeabile alla bufera - chi se li schioppa, in confronto a un Mickey Rourke così, quegli schizzinosi viziatelli dei Brangelina (lei era vestita Armani Privé, che insomma, dico io, si può incretinire in partenza una collezione - già di per sé mediocrissima - con un nome così tristemente sboroncello-wannabe, bah).
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Stavo facendo qualche giro in giro alla ricerca di testimonianze malvacarpettare per i SAG Awards - uhm, nulla di rilevante: Mickey Rourke che si sistema la camicia nelle mutande, il bracciale votivo dedicato al cagnetto mosca, le tette in discesa di Katie Holmes, niente di che;

e per caso ho trovato queste foto qua, Brad Pitt e Angelina Jolie che portano a spasso i marmocchi, col gemellino di pochi mesi che c’ha sul testone spelacchiato la versione miniaturizzata del basco paterno [1]: un esempio fenomenale di quella ignobile modaiolità riproduttiva per cui il nanetto è più divertente da customizzare d’un qualsiasi altro accessorio non-biologico [2], nella infinita ripetizione del giochino maniacale “è bburino tale e quale i genitori! che tenerezza!”, e lo si investe da subito del rincoglionente imperativo alla figosità e all’aggiornamento figoso - e anzi, pensateci, a due cretinoni così, be’, deve sembrargli abominevole che già soltanto nello stato fetale non si possa artisticamente inghingherare il pupino (”dottore, la prego la prego la prego, non si potrebbe infilarmi dentro neppure un piccolo fiocchino cabalistico da mettere su quel bozzo informe che diventerà la caviglia? per favooore?”), oppure che ehi! peggio ancora, che non si possa direttamente sprizzare dal pene spermatozoi già forgiati dal tatuatore buddista, bah!
E allora ho pensato questo (il video che c’è qua sopra), che se Angelina Jolie e Brad Pitt fossero ingaggiati dalla cricca di viscidoni criminali in sottoveste della Chiesa Cattolica per una campagna promozionale anti-abortista, sullo stile del video “ehi Obama ricordati che su milioni e milioni di negretti disgraziati che se la pijano ar culo, ogni tanto Dio nella sua misericordiosa grandezza decide di salvarne uno - e se stessi abortendo proprio quello?“, secondo me se la campagna fosse affidata alla coppia Angelina Jolie e Brad Pitt, voi che ne dite, probabilmente verrebbe fuori una cosa così - e avremmo risolto il problema della sovrappopolazione mondiale.
[1] o forse è una trovata geniale per pubblicizzare il suo ultimo film, chissà, forse il gemellino sta interpretando Benjamin Button al termine della sua vita (e il baschetto da vecio al club delle bocce, allora sì, sarebbe appropriatissimo)
[2] tutto ovviamente è ammantato d’enfasi caritatevole - figurarsi, qua parliamo di espertoni che maneggiano la pietra filosofale dell’umanitarismo wannabe: trasmutare l’impegno di qualsiasi genere nella più degradante forma di frivola cretineria
di Betty Moore, 28 gennaio 2009
Categoria: allucinazioni, chiacchiericci vari, very important malvestite
cioè Mickey Rourke col cagnetto mosca sulla cima dell’Empire State Building a digerire il frappè di peperonata e Friskies, il Ginocchio di Beyoncé, Giorgio Armani e lo spezzatino di vinile, Robert Downey Jr. e le ventiquattrore dal parrucchiere per far finta di non essere mai stati dal parrucchiere, la canotta di Renée Zellweger, Angelina Jolie è Gesù e Jennifer Lopez è la Vegine Maria; inoltre, Tom Cruise che viaggia nel tempo
Mickey Rourke è un bizzarro catafalco unto e scombussolato ma adorabile e persino commovente, un mostro brutto e zozzo che se ne sta sempre lì da una parte col sorrisone gonfio sotto agli occhialoni grossi da sciura e al ciuffo intinto nello slimer, coi completini del cazzo da sincero supersfigatone “ma chi è questo? da dove spunta?” e l’aria sperduta di quello sbronzo improbabile e fuori luogo che dichiara candidamente d’essersi aggrappato alla amicizia muta e un po’ infantile di quel microbo orecchiuto del suo cagnetto mosca, come King Kong con la biondina mentre scappa disperato solo contro tutti - oh accidenti, ma dai, che sublime poemetto di morte e resurrezione nell’era del mentecattismo hollywoodiano!, si può mica non adorarlo uno così, e chi se ne frega se è uguale spiccicato alla salma di Andrea Roncato rimessa apposto per l’esposizione funebre dal chirurgo estetico di Donatella Versace, non importa se c’ha le babbucce di vellutino rosso alla Ratzinger o il catenone da motociclo sulla cintura blu elettrica, il foulard di chiffon che gli spunta dal taschino e lo strano sciarpino ricoperto di placche luccicose, anzi, vi dirò, a me piace così.
Prendete agli antipodi uno stronzetto perfettamente azzimato da ragazzino originaluccio e scapellato con la barbetta sfatta ad arte, Robert Downey Junior, la camicia aperta e le scarpe da ginnastica combinate al vestito elegante (scarpe stra-rialzate, ovviamente, ché altrimenti va giù giù al livello della fidanzata nana nel sacco della spazzatura), un farlocco e scontato quadretto me-so’-appena-svegliato-quanto-so’-figo che sbiadisce e si sgretola tutto davanti a un monumento di vero e personalissimo disordine caciarone come Mickey Rourke (”burp!”, singhiozza rigurgitando il frappè alla peperonata e biscottini Friskies che si sono spartiti lui e il cagnetto mosca per colazione), che ci permette così di far risaltare ancora di più in tutta la loro minuscola e ridicolissima pretenziosità questi stupidi personaggini che spavoneggiano ganzetti la loro calcolata banalità.
E comunque, ok, andiamo nel vivo del malvacarpet. Volete sapere il peggio del peggio? Non c’è stata gara, Renée Zellweger ha sbaragliato tutti: è un idea insuperabile, la canottiera della salute coperta da uno strato di tulle scuro trasparente, che gli dà quel colorito giallognolo-sudaticcio tipico della canotta usata dopo una dura giornata di lavoro al cantiere; non male anche la gonnellona stretta stretta sulle cosce che s’allarga in basso (non dev’essere facile camminarci, muovendo la gamba solo dal ginocchio in giù, a passettini piccoli e saltellanti come i bassotti) e non male anche l’apparato di gioiellume crociato da cavaliere templare. C’hanno provato a offrire un minimo di competizione: Maggie Gyllenhaal, con tunica spaccata lateralmente da maîtresse del ristorante/bordello-sul-retro cinese, una orrenda maculatura ghepardo inacidito 3D (forse una precoce crisi leopardata di mezza età: nella fase peggiore, tra l’altro, quella delle tonalità ardite - di solito significa menopausa) e gli orecchini sullo stile batacchio in bronzo d’una villa ottocentesca; Jennifer Lopez, che ha riciclato la scenografia dorata del presepe super-bburino di casa sua (quello dove c’era una sua action figure al posto della Vergine Maria), notate l’espressione facciale botoxizzata con labbra e occhi sempre identicamente socchiusi (qui e qui) e la posizione wannabe-magra col busto sparato all’indentro da gallina confezionata sul bancone del supermercato; Heidi Klum, un’altra riciclatrice, ha usato la carta da pacchi del regalo di natale, ornata con un enorme cavolo verza OGM (incrociato con una rosa), le unghie in pendant (il suo unico colpettino di genio malvestito) con quelle del marito Seal.
Ah ma che stupida, quasi quasi mi stavo dimenticando Melissa George (nella fila più su di fotografie, a destra), forse l’unica che s’è avvicinata un pochino alla orridità della canotta zellwegeriana: una creazione idiotissima di Giorgio Armani, cosa v’aspettavate? il Made in Italy all’estero è più rispettato che mai - e ci credo! - colata monocroma d’azzurrone con spezzatino di vinili intorno alla scollatura. Brad Pitt e Angelina Jolie, invece, hanno messo in scena per l’occasione la lotta senza quartiere del Bene contro il Male, guardateli nella foto qua sopra, lui si è mascherato da pappone diabolico e tentatore (”e daje, lo vedi quel negretto? annamo a menarlo”) mentre lei invece sta facendo Gesù, con questo suo aspetto semplice e disadorno da anima angelica e incorruttibile (“no, diavolo tentatore, adottiamolo e poi meniamolo”), del resto lo sappiamo da tempo, noi, che la loro ambizione è quella. Poi c’erano Eva Longoria bloccata dentro una struttura rigida saldata coi chiodi sul tappeto rosso, all’interno della quale è stata calata ignuda con una gru della Playmobil; Cameron Diaz che sfoggia uno strano coso cucito insensatamente col fiocco e i bottoncini laterali, e una borsetta catarifrangente con la cascatona di pendagli Swarovski; Eva Mendes in bianco che c’ha la cinturona colossale che a prima vista sembra stia tenendo sul braccio una specie di ingombrante asciugamanone; e poi c’è lui, che non manca mai, il pezzo forte di ogni serio malvacarpet che si rispetti, lui, il Ginocchio di Beyoncé, opportunamente arieggiato dallo spacco - e guardate lei come ammicca compiaciuta (cliccate sulla foto del Ginocchio, s’apre tutta intera), impegnata com’è a contrarre il muscolo per rendere il Ginocchio ancora più imponente e bitorzoluto.
p.s. u-uh, la mamma di Tom Cruise! agghiacciante, è il figlio tra duecento anni, incartapecorito e grondante mosciume (secondo me è una fantascientifica macchinazione top secret di Scientology: non è la mamma, è proprio Tom Cruise venuto dal futuro). sapete a chi somiglia? lo dico ai fan di quella meraviglia divertentissima che è 30 Rock: a Kenneth somiglia, e mica poco!
Mickey Rourke è stato un ospite incredibile, fenomenale, bastava che facesse capolino lui sul malvacarpet, con quel magmatico faccione bitorzoluto stiracchiato in un sorrisetto sbronzo (con herpes), e il festival di Venezia con tutti i suoi vipponi mondiali superglamourosi svaniva in un puff!, e c’era soltanto Mickey Rourke, luminosissimo nella sua spavalda bburinità, gonfio e sfatto come sarebbe il cadavere di Andrea Roncato recuperato dai sommozzatori dopo un mesetto buono di putrefazione a mollo sul fondo dell’oceano, con un bel cespuglietto di alghe umidicce spiaccicato sul capoccione, nel suo goffo look così perfettamente in sintonia con quegli stessi tragici derelitti che interpreta al cinema (variazioni sul tema: lo scimmione bolso sciatto e ritardato), la camicia rosa sgualcita sulla panza e i pantaloni che gli calano in continuazione, il colletto sbottonato oversize e le cravatte grasse e tozze a pois, gli anelli dorati da pappone e il sigaro o la sigaretta sempre scoppiettanti, le sopracciglia puntiniste fatte con la bic e quel povero cagnetto-mosca, Loky, che vive nel nodo della cravatta a pois e che da un momento all’altro t’aspetteresti di vederlo ingoiato tutto intero crudo e scondito, ma invece no, la loro è una amicizia sincera e fraterna, c’ha pure il cartellino “Mickey Cuore Loky” - ah sì ma certo, ci sono! ecco chi mi ricorda! il tipo che viene posseduto dall’Occulto Super Sovrano dell’Universo alla fine di Howard il papero, quando diventa tutto unto e sudaticcio e zozzo e livido, “grrrr non ho più alcun bisogno di cibo umano grrrr”: ecco chi.
E gli altri very important malvestiti al confronto, per l’appunto, impallidiscono: chi se ne frega di Brad Pitt nei panni del dandy mafioso sudamericano (con la canottina della salute a vista sotto la camicia bianca semitrasparente, come la divisa da briscola di mio nonno) che tutto compiaciuto fa le battutine argute in sala stampa assieme all’amichetto George Clooney (nessuno che ride, e s’avverte di tanto in tanto il fruscio rumoroso degli sterponi di fieno rotolanti), tenendosi ovviamente sempre ben piantato in testa il cappelletto ergo sum, e scortato dai maschietti adottivi (Maddox l’anticristo in mimetica e crestone, Pace Paradisco tutto bianco col ciuffo svolazzante); e chi se ne frega di Eva Herzigova che rotea orgogliosissima i Wayfarer bianchi (ah, che ideona originale!), pendontizzanti sul collare diamantato da donna giraffa, i sandali rosa e il vestitino ornato con strisce di carta carbonizzata (eh be’, un Valentino!); chi se ne frega di Tilda Swinton nel suo tailleur giallo canarino su cui deve aver vomitato qualcuno con una brutta indigestione di sugo al pomodoro e mentine; chi se ne frega dei sandali laccati con doppia cinghia laterale fetish di Charlize Theron, e chi se ne frega del vestitone da gran diva di Anne Hathaway, un coso grigio topo con strascico immenso composto da un’ingombrantissima massa di volant ostrichiformi (roba che in sala hanno dovuto assicurarle tre scalini liberi, sennò non ci stava - e c’erano i suoi vicini di posto crudeli che applaudivano beffardamente, “brava cogliona, mo’ voglio vede’ se devi annà ar gabinetto”).
Piuttosto, se proprio ci si vuole avvicinare all’irraggiungibile sublimità di Mickey Rourke, be’, bisogna occuparsi di quei minuscoli vippettini che popolano lo squallido sottobosco del che-cosa-cavolo-ci-stai-facendo-qui: prezzemoline wannabe-qualsiasi-cosa (canto? canto! mi spoglio? mi spoglio! canto spogliandomi?), gente del calibro di Lola Ponce, che pur d’attrarre qualche misero scatto ricorre alla tattica dell’abbinamento sconclusionato fuori di testa (vestito lungo di pizzo e mono-guantino di pelle argentata sditato da biker tabagista gay); mediocrissime attricette bollite che manco c’hanno venticinque anni, nell’angolino più scalcinato del molo che salutano i gabbiani e le pantegane della laguna facendo finta che siano frotte e frotte di ammiratori entusiasti, Martina Stella (la classica bburinetta svampita da terza liceo, col capello biondo sciolto, il toppino corto con la pancia di fuori, i jeans lunghi e dritti che coprono i trampoli di venti centimetri - e, ehi, apprezzate la finissima cintura nautica incorporata) oppure anche Cristiana Capotondi (che arriva in laguna sciccosissima col foulard e gli occhialoni come le attrici d’altri tempi - mica per altro, è che sennò non la si vede nemmeno, deve imbacuccarsi tipo l’uomo invisibile - e ha vinto il prestigiosissimo Premio L’Oréal per non si sa bene cosa, assegnato da non si sa bene chi, ma guardate là che espressione pomposetta da Razzie Award alla carriera); lo sportivetto allegrone che col cinema non c’entra niente ma tanto è uguale, partecipa solo per rimorchiare qualche dozzina di hostess facili facili, Valentino Rossi (che si mette elegante sì ma fino a un certo punto, ché siccome lui è anticonformista si tiene slacciato e un po’ scomposto per dare quell’idea irresistibile di sregolatezza guascona, adorabile! - e c’ha pure il braccialettone tamarro, cosa volete di meglio); ma poi soprattutto - direi di sorvolare sull’orrenda vecchiarda con le tettine morte, sulla tizia avvolta con la carta dello scotch e sulla psicopatica in libera uscita - ma poi sopratutto, forse, quelli che più si avvicinano a esser degni di sedere alla destra di Mickey Rourke e Loky sono i bburinissimi Rosita Celentano e Soldano Kunz d’Asburgo (sì proprio quello lì, ve lo ricordate?), lei che ci fa la sexy zingara metallizzata strapiena di appendici tintinnanti, e lui - vero malvestitone di classe superiore - cogli stivali pitonati, il giubbotto ignorante, la magliettina sticazzi e tutto un carico spaventoso di collanone e anelli e braccialoni di cui, come sapete, non si separa mai.
di Betty Moore, 8 settembre 2008
Categoria: alta moda, malvacarpet, very important malvestite