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Festival di Venezia 2008, il malvacarpet - vale a dire: cosa sta succedendo al faccione di Mickey Rourke? (”gnonte”, risponderebbe farfugliando Donatella Versace)

michey rourke beve la laguna di VeneziaMickey Rourke è stato un ospite incredibile, fenomenale, bastava che facesse capolino lui sul malvacarpet, con quel magmatico faccione bitorzoluto stiracchiato in un sorrisetto sbronzo (con herpes), e il festival di Venezia con tutti i suoi vipponi mondiali superglamourosi svaniva in un puff!, e c’era soltanto Mickey Rourke, luminosissimo nella sua spavalda bburinità, gonfio e sfatto come sarebbe il cadavere di Andrea Roncato recuperato dai sommozzatori dopo un mesetto buono di putrefazione a mollo sul fondo dell’oceano, con un bel cespuglietto di alghe umidicce spiaccicato sul capoccione, nel suo goffo look così perfettamente in sintonia con quegli stessi tragici derelitti che interpreta al cinema (variazioni sul tema: lo scimmione bolso sciatto e ritardato), la camicia rosa sgualcita sulla panza e i pantaloni che gli calano in continuazione, il colletto sbottonato oversize e le cravatte grasse e tozze a pois, gli anelli dorati da pappone e il sigaro o la sigaretta sempre scoppiettanti, le sopracciglia puntiniste fatte con la bic e quel povero cagnetto-mosca, Loky, che vive nel nodo della cravatta a pois e che da un momento all’altro t’aspetteresti di vederlo ingoiato tutto intero crudo e scondito, ma invece no, la loro è una amicizia sincera e fraterna, c’ha pure il cartellino “Mickey Cuore Loky” - ah sì ma certo, ci sono! ecco chi mi ricorda! il tipo che viene posseduto dall’Occulto Super Sovrano dell’Universo alla fine di Howard il papero, quando diventa tutto unto e sudaticcio e zozzo e livido, “grrrr non ho più alcun bisogno di cibo umano grrrr”: ecco chi.

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E gli altri very important malvestiti al confronto, per l’appunto, impallidiscono: chi se ne frega di Brad Pitt nei panni del dandy mafioso sudamericano (con la canottina della salute a vista sotto la camicia bianca semitrasparente, come la divisa da briscola di mio nonno) che tutto compiaciuto fa le battutine argute in sala stampa assieme all’amichetto George Clooney (nessuno che ride, e s’avverte di tanto in tanto il fruscio rumoroso degli sterponi di fieno rotolanti), tenendosi ovviamente sempre ben piantato in testa il cappelletto ergo sum, e scortato dai maschietti adottivi (Maddox l’anticristo in mimetica e crestone, Pace Paradisco tutto bianco col ciuffo svolazzante); e chi se ne frega di Eva Herzigova che rotea orgogliosissima i Wayfarer bianchi (ah, che ideona originale!), pendontizzanti sul collare diamantato da donna giraffa, i sandali rosa e il vestitino ornato con strisce di carta carbonizzata (eh be’, un Valentino!); chi se ne frega di Tilda Swinton nel suo tailleur giallo canarino su cui deve aver vomitato qualcuno con una brutta indigestione di sugo al pomodoro e mentine; chi se ne frega dei sandali laccati con doppia cinghia laterale fetish di Charlize Theron, e chi se ne frega del vestitone da gran diva di Anne Hathaway, un coso grigio topo con strascico immenso composto da un’ingombrantissima massa di volant ostrichiformi (roba che in sala hanno dovuto assicurarle tre scalini liberi, sennò non ci stava - e c’erano i suoi vicini di posto crudeli che applaudivano beffardamente, “brava cogliona, mo’ voglio vede’ se devi annà ar gabinetto”).

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Piuttosto, se proprio ci si vuole avvicinare all’irraggiungibile sublimità di Mickey Rourke, be’, bisogna occuparsi di quei minuscoli vippettini che popolano lo squallido sottobosco del che-cosa-cavolo-ci-stai-facendo-qui: prezzemoline wannabe-qualsiasi-cosa (canto? canto! mi spoglio? mi spoglio! canto spogliandomi?), gente del calibro di Lola Ponce, che pur d’attrarre qualche misero scatto ricorre alla tattica dell’abbinamento sconclusionato fuori di testa (vestito lungo di pizzo e mono-guantino di pelle argentata sditato da biker tabagista gay); mediocrissime attricette bollite che manco c’hanno venticinque anni, nell’angolino più scalcinato del molo che salutano i gabbiani e le pantegane della laguna facendo finta che siano frotte e frotte di ammiratori entusiasti, Martina Stella (la classica bburinetta svampita da terza liceo, col capello biondo sciolto, il toppino corto con la pancia di fuori, i jeans lunghi e dritti che coprono i trampoli di venti centimetri - e, ehi, apprezzate la finissima cintura nautica incorporata) oppure anche Cristiana Capotondi (che arriva in laguna sciccosissima col foulard e gli occhialoni come le attrici d’altri tempi - mica per altro, è che sennò non la si vede nemmeno, deve imbacuccarsi tipo l’uomo invisibile - e ha vinto il prestigiosissimo Premio L’Oréal per non si sa bene cosa, assegnato da non si sa bene chi, ma guardate là che espressione pomposetta da Razzie Award alla carriera); lo sportivetto allegrone che col cinema non c’entra niente ma tanto è uguale, partecipa solo per rimorchiare qualche dozzina di hostess facili facili, Valentino Rossi (che si mette elegante sì ma fino a un certo punto, ché siccome lui è anticonformista si tiene slacciato e un po’ scomposto per dare quell’idea irresistibile di sregolatezza guascona, adorabile! - e c’ha pure il braccialettone tamarro, cosa volete di meglio); ma poi soprattutto - direi di sorvolare sull’orrenda vecchiarda con le tettine morte, sulla tizia avvolta con la carta dello scotch e sulla psicopatica in libera uscita - ma poi sopratutto, forse, quelli che più si avvicinano a esser degni di sedere alla destra di Mickey Rourke e Loky sono i bburinissimi Rosita Celentano e Soldano Kunz d’Asburgo (sì proprio quello lì, ve lo ricordate?), lei che ci fa la sexy zingara metallizzata strapiena di appendici tintinnanti, e lui - vero malvestitone di classe superiore - cogli stivali pitonati, il giubbotto ignorante, la magliettina sticazzi e tutto un carico spaventoso di collanone e anelli e braccialoni di cui, come sapete, non si separa mai.

Angelina Jolie e Brad Pitt, Putin Junior, un nulla in miniatura e il solito duo di bburinetti in erba

Allora ricominciamo con una cosa forse un po’ datata (va be’, c’ha due settimane) ma chi se ne frega, riguarda le più alte sfere del very important malvestitume e due paroline dobbiamo spendercele per forza: a me m’è capitato di darci un’occhiata in spiaggia tra i palmizi assolati di Porto Marghera e quasi m’andava di traverso la piña colada, ne sono rimasta subito entusiasta, non vedevo l’ora di scriverci su qualcosina. Pensate solo al titolone geniale e appropriatissimo che c’hanno appiccicato quei minchioni di Vanity Fair, che si rifà manco troppo subliminalmente alle tipiche formule che si usano quando vuoi simpaticamente far sapere al mondo come t’è andata durante l’ultima gita al gabinetto: Due pezzi di noi.

i due bburinetti con l'uomo vero dall'ascella pettinataE’ stata una progressione fantastica, prima il bimbuccio cambogiano col crestone punk che s’intonava perfettamente ai tatuaggioni con le tigri e le scrittone misteriose che svelano in un alfabeto estinto la ricetta della pietra filosofale allo zabaione, poi a causa del cambio d’arredamento e i divani nuovi di pelle nera lucida ecco l’Africana in tinta che ce la metti sopra in un angolo vicino ai braccioli e fa un figurone che con un cuscino qualsiasi te lo scordi, poi dopo siccome gli prende la fregola che vogliono usare al più presto un nome esotico super-evocativo che hanno trovato nella rubrica di Confidenze Nomi alternativi a Micia e Minù per il tuo gattino (fino al quel momento accidenti avevano usato soltanto nomazzi bburinissimi - Maddox e Zahara - che sembrano pescati da un film con Van Damme diretto da Carlo Verdone) e siccome i marmocchi è più facile e veloce comprarseli là in Asia (dove la cosa funziona come con le consumazioni nei bar di un villaggio vacanze, li si scambia con le collanine) eccoti un altro piccolo orfanello dai quei posti là (ex Pham Quang Sang - che tradotto è “Gianfranco D’Angelo” - oggi Pax Thien, “Pace Paradiso”: come il figlio di Maurizia) e poi ancora infine - ché ormai è diventata una gran noia e pure parecchio cheap adottarli all’estero, una roba così consumata e strapallosa che c’è gente che va in giro a rubare neonati come si fa coi pacchettini di tictac alla cassa del supermercato (”ops mi scusi, ero sovrappensiero e me lo sono ritrovata in borsa”) - allora meglio e più chic procrearli naturalmente, fuori uno (Shiloh [*]), e poi insomma così facciamo prima ecco gli ultimi arrivati: due in un colpo solo shakerati ben bene in provetta col gene del labbrone materno in pole position in modo che così spuntano fuori già col broncetto turgidamente sexy.

Pace Paradiso già flirta irriverente coi fotografiNelle foto minimalissime su sfondo bianco a contorcersi e scherzare amabilmente sulle lenzuola bianche sono tutti acchittati di bianco perché la scena deve apparire eterea e morbida pulita e rassicurante, perché sono strafamosi e ricchi sfondati (e tu che leggi lo sai, che si trovano nel villone francese d’epoca chicchissimo che costa diecimila orfani non sieropositivi al minuto, ma quasi non si direbbe, oh, c’hanno le pareti nude e crude come a casa mia! - a parte certo le lampade e i pomelli delle porte che s’intravedono ogni tanto, brillanti d’oro massiccio) saranno pure dei supervim galattici ma in fondo la verità è che sono persone semplici con un cuore semplice che amano le cose semplici, per questo si sono truccati da struccati e lei in vestaglietta merlettata Arte Povera s’è persino disegnata un umanissimo brufoletto sulla guancia (toh), lui c’ha la canottierona da vero uomo ruspante col petto abbronzato depilato al laser e l’ascella pettinata col gel e la riga da una parte, mentre i marmocchi già grandicelli se ne stanno civettuoli in questo stato qua - a parte Zahara che ciuccia ipnotizzata un leccalecca e non presenta rilevanti segni di bburinità precoce, strano - rispettivamente: Maddox col ciuffo moicano color puffo e la magliettina ganzetta Yamaha (altro che pupazzettini tenerini 012 Benetton - non dimenticate che stiamo parlando di quello che per l’ottavo compleanno gli hanno organizzato una guerra coi carri armati nel giardino dietro casa); Pace Paradiso esaltatissimo che scalcia col faccino convinto da bulletto e il caschettino mesciato sul davanti, i pantaloni militareschi (che pendantizzano col coltello giocattolo appeso al braccio) la cravattina boho sul petto ignudo e i trasferelli sul bicipite perché i tatuaggi è giusto aspettare almeno che so la prima pubertà, la prima pipetta di crack, il primo bukkake, il primo scappottamento omicidio-colposo col suv-carro-armato; Shiloh con la magliettina che non si capisce se è sponsorizzata o no (George) ma soprattutto lo smalto sulle unghie delle dita artisticamente spennellato a cazzo di cane, bicolore e mezzo sbiadito, un vero tocco di trendy miniaturizzazione bimbominkia.

è tutto Putin bello di mammaCi si aspetterebbe una intervista all’altezza del servizio fotografico e infatti, per l’appunto, tutta un’infiorettatura di ovvietà Piccole Donne con l’emozione del parto e i ringraziamenti al dottore (che ha un nome francese! un dottore francese in Francia in una clinica francese cogli infermieri francesi e la brasserie al primo piano e il barbone francese fuori nel parcheggio francese che suona la fisarmonica francese! è così, come dire, aristogattoso!) le bambine ovviamente che giocano a fare le mamme di riserva, il bagnetto i pannolini le poppate i nomi della madre morta e del nonno di lui e uno dei gemelli che è nato prima dell’altro (“quanti nanosecondi prima?” chiede interessatissima la giornalista robot di Vanity Fair) e bla bla bla, lui di gran classe che giustifica la famiglia numerosissima ricorrendo a quello stesso formulario da gabinetto e dice “ho sempre pensato che se devi farlo devi farlo grosso” e poi compiaciuto non si sa perché la butta sul demenziale “Knox è una miniatura di me, quando è nato aveva la faccia di Putin” (no dico, Putin? di tutti i rubicondi pelatoni del mondo, proprio Putin, con quegli occhietti porcini da malvagio? a ’sto punto non era meglio Dr. Evil?) e invece la femmina più filosoficamente “ha lo spirito di sua madre”, cosa che del resto abbiamo sempre sospettato: afferra caga fai pipì scuoti mangia (poco) fai rumore con le labbra ridi insensatamente guarda il mondo con espressione vacua e disperata (bonus: copula).

Chiude il tutto un allucinante articolone (”tempo di lettura cinque minuti”: più altri due tre per toglierti dalla testa l’ansia rimbombante “mio dio perché sto leggendo questa cosa?”, che rischia d’aggravarsi se si passa poi per sbaglio sulla pagina di Enrico Mentana - dove ci spiega con la consueta gioconda semplicioneria rintronata che gli italiani di Berlusconi sanno tutto tutto tutto e però gnegnegné lo votano lo stesso, ciapa lì! - oppure peggio se si passa sull’intervista di Valeria Mazza, intitolata Se ripenso al mio culo) un articolone dicevo di Chiara Gamberale (forse la conoscete: è il prototipo immortale della scrittrice di instant-remainders, ha un ruolo letterario di spicco, produrre robaccia mediocrissima che serve ad agghindare gli scaffali più alti della libreria in corridoio, che tanto nessuno riesce a leggere il nome dell’autore - perché ehi ho capito i libri posticci ma il polistirolo costa più della carta) articolone dove si accumulano una serie di scombussolanti deliri a partire da raffinate e profondissime riflessioni antropologiche tipo “penso che ogni epoca ha bisogno dei suoi riti e dei suoi miti, dei suoi idoli e dei suoi misteri”, quindi il paragone Jolie-Pitt / Iside-Osiride, per cui “alle maledizioni del Sole si sostituiscono i pettegolezzi dei tabloid, tanto la colpa è sempre e comunque di Seth, il dio dell’Invidia” e poi via al filosofeggiamento del Tavernello scaduto, “il loro messaggio, la loro promessa: dimostrare che nascere non significa necessariamente essere, ma in qualunque esistenza (qualunque) c’è spazio per il diventare, il più è dato dall’accadere” (questa Gamberale è fantastica, no? che concentrato di entusiaste insensatezze tutte in un colpo!) e ancora i gemellini Jolie-Pitt avrebbero il compito di dimostrarci che “si può essere soli, adolescenti tormentati, uomini e donne insoddisfatti, in crisi d’identità, ma se si stabilisce una volta per tutte che famiglia ormai non vuol dire niente, se non il fatto incredibile che famiglia può essere ovunque famiglia si faccia, allora c’è posto per tutti. Per non sentirsi a posto, magari. Ma c’è posto” (cioè praticamente come riscrivere con enfasi melodrammatica, senza dire un bel niente di vagamente intelligibile, la trama di Lilo & Stitch) - è una gran rivista Vanity Fair.

[*] ok per scrupolo sono andata a wikipediarmela e ho scoperto che no non è così, ho sbagliato - però ormai l’ho scritto e non mi va di cambiarlo, dai, teniamocelo così - Pace Paradiso l’hanno preso dopo Shiloh; quindi, uhm, questo vuol dire che il nome esoticissimo di Confidenze gli sarà pure piaciuto, va be’, ma sprecarci un figlio biologico tutto intero deve essergli sembrato un po’ eccessivo.

Biennale di Venezia 2007 - il malvacarpet

Già che siamo in tema di malvacarpet, che dite, facciamoci pure il festival di Venezia. Non che questa edizione abbia offerto straordinari lampi di genio malvestito, un po’ tutto all’insegna della mediocrità; poveretti, c’hanno pur provato a dargli quel pizzico di rinnovato accattivante brio strizzatina d’occhio in più, ma mi sa che hanno scelto la direzione sbagliata: a sto punto, tra Ambra fata madrina e il leone d’oro alla carriera Tim Burton e miglior attore Brad Pitt (e che diavolo, sembra l’inserto cinema di Cioè), boh, potevano giocarsi l’asso e farne una puntata di TRL, bastava invitare i Tokyo Hotel per cantare alla serata di premiazione - sai che scacco matto a Veltroni.

ambra angiolini il nulla a veneziaDi Ambra Angiolini nello specifico non saprei che dire (il nulla ecc.), a parte il fatto che è uno di quei rarissimi esseri umani che sta male con qualsiasi cosa gli si veda addosso, dal taglio di capelli fino giù alla punta delle scarpe, persino la faccia che ha le sta male, incredibile, e con quel suo sguaiato spalancar di fauci ogni due per tre, mah, concediamoci appena un momento di puro orrore ammirando la completa insensatezza di questo bizzarro e osceno miscuglio eltonjohnniano che s’è messa per approdare in laguna, qua a destra (ah, mi dicono che la foto risale a sette anni fa: be’, meno male - facciamo che è un orrore retroattivo).

Keira Knightley, lei sì che è un caso interessante. Se ne frega dei cattivoni giornalisti che le danno dell’anoressica e si presenta con questo vestito lungo e bianco da prima comunione, paillettes pelosette e nastro di raso rosa in vita, spalle e parte alta del busto bene in vista. Magrina è magrina forte, eh, anoressica non saprei, di sicuro però ho scoperto che questa foto qui (ma pure questa qua), in cui la si vede paurosamente curva, gobbetta, con la schiena e il collo che quasi disegnano un arco di circonferenza, be’, se ci photoshoppo su la foto del faccione di una vecchiarda ultracentenaria, ma tu guarda che sorpresa, gli sta a pennello!

lady margareth a venezia……ma non è lady margareth, è keira knightley!

Fanny Ardant, reduce dalla baruffa versus Galan, decide per qualcosa di basso profilo e sceglie questa pratica informità doppio strato con zanzariera incorporata (non è una battuta, guardate in alto a destra, c’è rimasta intrappolata una falena), e nel caso gli si dovesse presentare qualche scagnozzo del governatore, a scopo difesa, s’è munita di una Bat-Cintura superaccessoriata come quelle che usava Adam West, dove dentro c’è di tutto, anche lo spray anti-forzisti.

fanny ardant a venezia valeria marini a venezia la borraccia di valeria marini a venezia marina ripa di meana a venezia

Piccola parentesi dedicata a due immancabili mostri da malvacarpet: c’è la baleniera Valeria Marini, eternamente di classe, faccione gonfio e sfatto più che mai, inguainata come suo solito in un budello XXL per salciccie (rosa metallizzato), con il bracciale da schiava tempestato di strass sul braccio sinistro (e il trasferello da battesimo sul bicipite? che classe), french chilometrica alla Carmela Soprano e una splendida fantasticissima borraccia da passeggio (immagino ci sia dentro un mezzo litro di Chanel numero 5 - quindi praticamente un porta pigiama); e poi c’è quell’ammasso di rughe incartapecorite e parrucca altrimenti noto come Marina Ripa di Meana che va be’, non c’è poi molto da commentare, questa è una che c’ha alle spalle una tale infinita storia di ridicoli tentativi d’apparire eccentrica originale e interessante che, dai, beccatevi la foto e via.

daryl hannah a venezia tilda swinton a venezia kierston wareing a venezia una groupie di bon jovi a venezia

E Daryl Hannah: accidenti, che le è capitato? Forse è in dolce attesa, non so, fatto sta che s’è allargata strepitosamente, e quel mega gonnone più canottierona da cavaliere templare non è che le doni granché. Tilda Swinton invece, per qualche ragione, è regredita ai tempi in cui faceva Orlando, i capelli, il pallore, persino la blusetta coi manicotti ad elio non sfigurerebbe sulle rive del Tamigi gelato. Ah e poi c’è la solita Extreme Malvestita del caso, una certa Kierston Wareing, che per farsi notare s’è travestita da groupie di Bon Jovi (come ce n’erano vent’anni fa): capello cotonato, jeans attillatissimi ricamati e giacchetta corta con strambe decorazioni sporgenti (c’ha pure un alettone addominale, mistero), e poi guardate che abilità, sprovvista di tronchetti, ha rimediato indossando dei fantasmini neri sotto le decolletés nere (”e se mi tana qualcuno pazienza, la faccio passare per una botta di ispirata creatività”) - un po’ un incrocio tra Lory del Santo e Kylie Minogue.

johnny depp a venezia heat ledger a venezia una bambina inquietante a venezia

Tra i malvamaschi, uhm, sembra spopolare l’abbinamento con giacca bianca da cameriere, che va forte su Brad Pitt ma non solo, anche su Johnny Depp (che, ovviamente, personalizza il tutto grazie ad una manciata di anellazzi da cardinale massone); c’è Heat Ledger che è felicissimo d’aver messo insieme una roba (pure i wayfarer rossi, wow, che originale!) che possa far pensare “va là che simpatico folle quello, come si chiama!”, e infine sì, chiuderei con la nostra Santa Madre Immacolata Sempre Vergine Signora del Malvesitisimo (sempre sia lodata), Angelina Jolie, niente da segnalare sul malvacarpet veneziano, menzione d’onore tuttavia per la borsetta coordinata tra lei e la figlioccia - non c’entra niente lo so, ma ci tenevo a dirlo: vanno educate così, da piccoline.

Malvageddon #15 - Umanitarismo wannabe

Stavo in autobus a farmi i cavoli miei, un po’ di giorni fa, che ad un certo punto è salito su un bambino zingarello con il pezzo di cartone in mano che diceva: orfano un sacco di frateli orfani ti prego aiuttare dio benedica. Poveretto, ho pensato, guarda che brutto che è sto bambino. Avrà sì e no dieci anni e ne dimostra quaranta, c’ha i capelli così radi che sembra quasi calvo e poi oh è rachitico ma con un evidente principio di panzetta etilica, ha i baffi e le basette di un carcerato in isolamento senza rasoio, il naso storto a causa di qualche sberla da rissone e ci ha la faccia da serial killer psicopatico (con i mascelloni serrati gli occhi malvagi e le cicatrici e le occhiaie scavate) che secondo me c’ha già due o tre figli e li mena pure: insomma, un disastro.

ho adottato anche brad pittPovero bambino. Se le nostre care vecchie istituzioni si impegnassero davvero in cose buone e giuste, altro che servizi sociali, a bambini così servirebbero due cose soltanto: un mesetto in beauty farm (corroborato nei casi peggiori da un paio di interventini di chirurgia estetica) e un biglietto aereo di sola andata per un paese del terzo mondo. Africa per esempio, o sudest asiatico, posti così (se non peschi nel torbido dei paesi più poveri del mondo, ma dai, non c’è neanche il gusto di tirarsela). In questo modo, almeno, lo zingarello pseudo quarantenne del campo nomadi di Torpignattara avrebbe le stesse possibilità di un qualsiasi suo coetaneo di Mbabanedi o di Phom Phen. E’ giusto. Così che pure lui abbia il diritto estetico e geografico di partecipare alla grande e fantastica lotteria dell’accessorio umano.

Non so precisamente come funziona in questi paesi qua, ma se son furbi e hanno fiutato l’affare, nel giro di qualche mese vedi come ti trasformano gli orfanotrofi in grossi e lussuosi negozi coi divanetti, i cataloghi patinati e i camerini dove i bambini possono fare la prova Pretty Woman mettendosi questa o quella cosina malvestita che gli gusta alle ricche e burine starrrz (che tu, magari, ne vuoi uno a cui stiano bene le converse, e quello invece che a sei anni faceva il contadino c’ha i calli così grossi sul pollicione che non gli entrano). Lanceranno magari un album tipo quello delle figurine panini, “Orfanelli del mondo”, per le aspiranti nuove mammine.

ho adottato anche brad pittCome Angelina Jolie insegna - lei che di questa moda dell’umanitarismo wannabe è stata l’ideatrice - non è che ne puoi prenderne uno a caso. “Negro sì, ok, passi pure il cinesino, ok, ma fighetti sennò nisba”. Guardate i suoi tre bambocci, Zahara, Maddox e Pax Thien (l’ultimo arrivato): non sono bellini tutti e tre? Lasciate perdere l’acconciatura di Maddox ovviamente, non ci fate caso, è che lui poverino è stato prescelto per ereditare da solo tutto il fardello di infernale coattume della famiglia Jolie - Pitt (vedrete che entro un anno, al massimo, gli fanno tatuare sull’inguine un drago che inghiotte una femmina nuda e gli comprano una Harley - ah e a proposito, vi avverto: da quest’anno qui si celebra il 5 agosto, la sua data di nascita, facciamo una bella festa pagana in onore dell’anticristo malvestito). E comunque, dicevo, non sono splendidi? Eppure, secondo me gli orfanotrofi vietnamiti sono pieni di bambini sdentati che sembrano vecchi zingari di Torpignattara. Ci scommetto che in quei due giorni che c’hanno messo a scegliere Pax Thien (eh, di più non poteva fermarsi Angelina, che doveva scappare a fare il book fotografico di Natale coi profughi costaricani), non lei, i suoi medici mengeliani di scorta, lo hanno scannerizzato per benino dalla testa ai piedi (poi va be’, i bambini possono anche permettersi qualche difettuccio, si corregge: si chiamava Pham Quang Sang, ma a lei non piaceva, e allora capricciosa l’ha voluto ribattezzare Pax Thien, che significa qualche stupidata poetica sul cielo e non mi ricordo che).

anche il marito di madonna in realtà è un bambino ritardato che lei ha trovato in un orfanotrofioCerto che dei precedenti ci sono. Mia Farrow per esempio, che di figli ne ha adottati una squadra di calcio. Ok, ma l’enfasi e la magniloquenza che riesce a regalarci Angelina Jolie in questi ultimi mesi non ha davvero paragoni: è lei la indiscussa e migliore rappresentante di questa nuova tendenza malvestita made in Hollywood. Qualche anno fa l’accessorio umano andava fatto da sé, in proprio, era di moda il pancione; adesso (più o meno - guarda tu la coincidenza sfigata - con la nascita dei due pargoli di Britney 666) il vento è cambiato: adesso si compra. E tenendo conto che tutte quante laggiù, adesso, sono in procinto di imitare la Jolie, facendo un rapido calcolo di star e starlette in grado di permettersi un paio di ragazzini, uhm, direi che ci sono buone probabilità che nei prossimi mesi emigrino in America un migliaio circa di orfanelli (e chissà che felice quello che finisce tra le grinfie di Cessica Simpson; sai che ressa, la prossima volta che Madonna va a fare un giretto in Africa).

Anche da noi, ve lo ricordate, qualche anno fa andava da matti lasciarsi ingravidare. Non voglio neanche immaginare cosa può succedere, qui, se scoppiasse tra le malvestite vips una analoga epidemia di adozioni. A me fa impressione pensare alla maturità malvestita dei figli biologici di Simona Ventura. Figurarsi se si mette ad adottare un piccolo africano, quello come minimo a dieci anni si magna Mondo Marcio a colazione.

Come va a finire, se tieni la fattura, la ricevuta di ritorno, e poi ad una certa quando ti sei rotto le scatole li restituisci, non lo so se si può fare. O forse finisce come per la moda dei coccodrilli di Manhattan di tanto tempo fa, tutti giù nel cesso (per cui, temo che tra una decina d’anni le fogne di New York saranno popolate da truppe di adolescenti-ratto mutanti affamati di parenti adottivi). O forse più semplicemente si finisce come con Nicole Richie, adottata pure lei, cocainomane dall’età di 13 anni, eroinomane a 19 e disintossicata a 21, aspirante anoressica, e - signori e signori - amica del cuore di Paris Hilton.