Forse al CERN di Ginevra non leggono le malvestite (irresponsabili!), o forse semplicemente questo scenario gli suonava così inquietante che hanno preferito non farne parola con la stampa. Resta il fatto però che noi sì, sappiamo. Sappiamo che secondo le più accreditate teorie sugli impicci gravitazionali (1, 2, 3), una volta che s’è creato un buco nero – seppure di modeste dimensioni – il problema non è tanto quello di venire o meno risucchiati (insomma, è sufficiente aggrapparsi a qualcosa di molto pesante – ad esempio il nerdone cicciabomba che va in giro per il CERN facendo battutine divertenti tipo “scusa che mesone è questo, agosto o settembre? gh gh gh” e sgattaiola via tenendosi le mani sulla bocca), il problema è: se per pura sfiga il nerdone cicciabomba se ne sta al bagno proprio in quel momentaccio là del risucchio, e si viene quindi risucchiati – be’, dove vado a finire?
Avete notato sulla home di Repubblica (senz’altro parte attiva dell’opera di cover up mediatico) con quale tono di frivoletta disinvoltura hanno raccontato di questa strana coincidenza, della gonna di Jessica Simpson che all’improvviso si solleva senza alcuna ragione apparente (erano passati pochi minuti dall’accensione dell’accelaratore di Ginevra) e di colpo zum! le si scopre il culone: ecco, la foto che trovate su Repubblica è questa qui – la foto quella originale, non ritoccata, è questa qua: e sì, avete visto bene, è uno di quei caschetti antinfortunistici che indossavano a Ginevra, stamattina.
E gli ha detto bene al caschetto che è schizzato fuori sul nostro pianeta, nel nostro universo, a poche migliaia di chilometri appena dal punto di partenza. Pensate cosa potrebbe accadere a chi, come il disgraziato teorico nel disegno qua sopra, venisse catapultato in un’altra dimensione, su una terra parallela, in un modo bizzarro spaventosissimo popolato da malvestite fuori misura che si mettono gli occhialoni con le fessurine cecate a serranda come gli scagnozzi mafiosi cinesi, e gli zainetti a forma di tubetto di vernice: come si potrebbe sopravvivere in un posto così? ci si impazzirebbe, come minimo.
Oh ciao, rieccomi, scusate l’assenza: è stata una settimanaccia terrificante. Per distrarmi un po’ ieri sono andata a fare due passi in spiaggia, che come sapete è un zoo dell’orrore pieno di squallidissime oscenità nudaiole, una specie di planetario malvestito, l’unico posto al mondo dove si possono studiare certi interessanti fenomeni malva-astronomici: l’anno scorso, ve lo ricordate? abbiamo esaminato il buco nero di tipo due, quest’anno invece diamo un’occhiata a uno sconquasso spaziotemporale della stessa categoria che si manifesta in condizioni simili (anche qui abbiamo il tanghino microscopico – 1 – risucchiato quasi per intero dalla turbolenta carnosità malvestita) secondo però una configurazione inversa (la gigante scottata è relativisticamente ribaltata) ed è associato ad un movimento oscillatorio uguale e contrario di due enormi masse carnose colonniformi (2 e 3 – sulle quali si genera la simultanea inarrestabile attività ondulatoria della superificie molla, che si propaga giù giù fino ad arricciare i piccoli ditini storpi frencettati – 4), una tale immensa forza gravitazionale (guardate là le tettone toplessizzate – 5 e 6 – come se ne giacciono sgonfie e sfrittellate sull’asciugamano), io, che avanzavo incespicando nella foresta di ombrelloni e asciugamani, a trovarmi improvvisamente davanti questo varco mobile di materia oscura tremolante (col buco nero centrale che m’ammiccava sauroniano), be’, per un attimo ho esitato – mi sentivo sola e indifesa come l’androgino minifricchettone contro le sfingi disintegratrici.