Avrei voluto parlare un po’ di questa brutta fiction pubblicitaria della velina anziana e del vippone mmerigano ma poi ho dato un’occhiata a Chi [*] e ho deciso che è meglio di no,

perché tanto, che volete, non potrei mai eguagliare i picchi di comprensione e sintesi di Carlo Rossella e Alfonso Signorini, che hanno già brillantemente esaurito l’argomento una volta per tutte: Carlo Rossella che liquida l’intrallazzo lovvoso a modo suo, con l’inconfondibile spiritosa eleganza da bordelliere pingitoriano,
Clooney sta percorrendo il Canalis di Suez, una via d’acqua molto facile
e Alfonso Signorini che liquida la faccenda della copertina palesemente fotoscioppata ricorrendo al classicissimo sietesoloinvidiosi, “l’arte del rosicare” la chiama, ed è il “rosicamento” di quei pezzenti di Repubblica,
insinuavano che la copertina di Chi fosse un maldestro fotomontaggio. E da lì (perché ogni occasione è buona per fare politica) una serie di conclusioni sul giornalismo taroccato del sottoscritto e del berlusconiano Chi
che rosicano perché non valgono niente, loro di Repubblica, mentre Chi invece
si è costruito il successo grazie alla sua autorevolezza e alla sua correttezza
che sì, accipicchia, correttezza com’è correttissima - per dirne una, dallo stesso numero di Chi - la didascalia che compare accanto alle foto vacanziere del Pierdudy, che senza alcun nesso causale (ci sono Pierdudy con la phonatura calda calda e The Brain Toffanin che si sbaciucchiano sul panfilo) strombazza con scrupolosa precisione lo spot
negli ultimi mesi Pier Silvio è impegnato nel lancio dell’offerta Mediaset Premium, che ha appena acquistato i diritti per trasmettere le partite delle maggiori squadre di calcio della Serie A
Ma insomma, appunto, lasciamo stare questa storia e passiamo ad altro, poche pagine più in là - tenetevi forte - ci troviamo Roberto Cavalli e il suo “buen retiro”, il suo “rifugio segreto”, la Cavalli-Caverna!

meraviglia!, le croste del Quattrocento e i divanazzi da strip club e i busti di gesso souvenir e gli animali della savana pietrificati e i tappetini a chiazze dappertutto e “i gagliardetti” della squadra di calcio e le misteriosissime palle luccicose (proprio loro! ve le ricordate?): è l’abitazione-utopia che potrebbe metter su assieme la threesome composta dalla regina di Inghilterra e Pippo Franco e Moira Orfei - pensate che addirittura
la zona notte si raggiunge con una scala di metallo che, nella forma, fa il verso allo scheletro di un dinosauro
meraviglia delle meraviglie! - del resto la Cavalli-Caverna è il posto dove vivono i più stretti segretissimi collaboratori di Roberto Cavalli,
un macaco che mi fa tanta compagnia, un maschio che mi piace perché è cattivo con tutti tranne che con me. Il giorno che lo porto a lavare lo ospito persino a letto.
un macaco che si chiama Mac (capito? mac-aco, giusto), e poi c’è
il mio cane, un lupo
che indovinate come si chiama, sì giusto, bravissimi:
si chiama Lupo
il sogno di Roberto Cavalli è quello di poter arredare un giorno la Cavalli-Caverna con una simpatica coloratissima carta da parati fatta di piccoli esseri umani,
i bambini? Io vorrei cinquanta nipoti, vorrei poterne adottare di tutti i colori
e poi certo ogni tanto gli capita di invitare gli amici vipz,
io amo ospitare, qui ci sono sempre in fresco champagne e acqua gassata, mi piacciono le bollicine
champagne e acqua gassata perché
mi piace sentire i gridolini degli amici e delle amiche che mi vengono a trovare
i gridolini? ah sì, ma certo!, ho capito: Roberto Cavalli fa festa con gli amici e le amiche di Mac, che si versano le cose frizzanti tra le chiappe e se le leccano a vicenda arricciando le labbrone e facendo i versetti buffi.
[*] nell’immagine a destra - con un clic s’apre più grossa - ci sono gli “autorevoli” commentatori di Chi che chiamano ripetutamente “cricket” lo sport quello coi martelli, che invece si chiama “croquet” (sì sì, esatto, quello dei fenicotteri)
di Betty Moore, 10 agosto 2009
Categoria: allucinazioni, chiacchiericci vari, very important malvestite
ovvero il Pericle blurato con la coperta afrodisiaca di cui narrano le antiche leggende Mondadori (in più: le tre candidate del Pdl, che sono ciarpame)(in più: Carlo Rossella, cioè Bogart ma senza interruttori della luce)
Per tutti quelli che non c’hanno vicino casa un supermercato coi giornalacci da leggere aggratis - comprarlo? ah! la morte, piuttosto! preferirei comprarmi l’XL diretto da Fabri Fibra, piuttosto (che cazz! dyo!) - nessun problema: ve le racconto io, che un supermercato coi giornalacci ce l’ho qua sotto casa, le salivose bassezze raggiunte da quest’ultimo numero di Chi, evidentemente supervisionato dallo staff dell’avvocato onorevole Ghedini, in gran parte dedicato al lagnoso spottone matrimonial-elettoral-giustificatorio “sono un marito onesto, leale e integerrimo, così come sono un politico onesto, leale e integerrimo - la sinistra falsa, malvagia e manipolatoria ne ha combinata un’altra delle sue” - a cominciare dall’editoriale del ciambellano Alfonso Signorini, che per andarci sul sicuro, senza dover rischiare qualcosa che suoni ambiguo e/o controproducente, si butta sul cauto (ma adorante) parallelismo storico-ateniese, parlandoci dell’amore di Pericle e Aspasia: Silvio Berlusconi diventa Pericle il fighissimo re der monno e Veronica Lario diventa la figona spasimante Aspasia
Il suo sguardo non si fermò su un uomo qualunque, ma sull’uomo. Il più affascinante, il più potente, padrone di (quasi) tutta l’Atene del tempo: Pericle. Le donne gli cadevano ai piedi, gli uomini lo amavano per la sua indubbia capacità di leader. Quando lui vide Aspasia non esitò. Sapeva di avere davanti a sé la donna della vita. Abbandonò la moglie per andare a vivere con lei e alla fine la sposò. I due erano ammirati da tutti: belli da fare invidia, vivevano in mezzo ai nemici
di Betty Moore, 7 maggio 2009
Categoria: alta moda, chiacchiericci vari, l'amore ai tempi delle malvestite, regine del pendon't, very important malvestite
Facile: è quando tutti i presenti c’hanno la gocciolona di sudore che gli cola sulla fronte come nei manga, fanno i sorrisetti piatti tiratissimi, si guardano intorno emettendo degli scanditi EH EH EH e tutti i telefonini automaticamente spediscono all’intera rubrica l’emoticon della balla di fieno rotante
Dietro le recenti poco dignitose performance di Silvio Berlusconi non può che esserci la regia del suo fedelissimo barboncino brizzolato Carlo Rossella, lo stile è quello, inconfondibile, ci scommetto che c’ha messo lo zampino proprio lui, il dotto conoscitore di raffinatezze d’alto bordo, “l’uomo di mondo” (cit. se stesso), “l’incarnazione del saper vivere” (cit. Bruno Vespa), il borioso vegliardo che si dà le arie da discolaccio elegantone alla James Bond (sì, va be’, incubo: diretto da Pierfrancesco Pingitore e interpretato da Jerry Calà), il maestro di bon ton che durante le serate ufficiali d’una certa importanza tiene il bicchiere con la mano sinistra e con l’altra mano, intanto, nell’attesa di porgerla a qualche grande personalità, ci si fa le seghe [1]
devi tenere il bicchiere con la mano sinistra, e la destra sfregarla spesso nei pantaloni
che è esattamente il suo stile, perfetto!, difficile trovare un’immagine che possa descriverlo meglio di così, la coppa di champagnino da una parte e la mano affondata in tasca a menarsi l’uccello dall’altra: è Carlo Rossella al cento per cento. Ci scommetto che è a lui che Silvio Berlusconi chiede consiglio ogni volta che c’ha da partecipare a qualche prestigioso evento pieno di vipponi internazionali: dev’essere stato per via di Carlo Rossella, per esempio, che è capitata quella faccenda incresciosa della regina che fa le bizze, dev’essere stato lui che ha spiegato a Berlusconi la necessità dello yodel da venditore ambulante, perché
Questi vertici sono molto rumorosi. E poi Obama sente male dall’orecchio destro, colpa delle immersioni alle Hawaii
Che è una informazione esclusivissima topsecret che non sa nessuno - zero risultati su google - nessuno tranne l’otorino personale di Obama e la pettegola globalizzata Carlo Rossella, ovviamente. Anche la battuta dell’acchiapponico deve avergliela suggerita lui, sicuro: poche ore prima che Berlusconi la utilizzasse, infatti, quella famosa scenetta del Proietti esistenzialista è stata mandata in onda a Porta a Porta [2] dov’era ospite per l’appunto Carlo Rossella - che a parte prendere appunti per le punch lines di sua maestà il principale (naturalmente cialtronizzate: l’acchiapponico di Berlusconi sono il “piacionico” e l’”acchiappesco” di Proietti mescolati) e abiurare i propri trascorsi comunisti perché all’epoca non si usavano i perizomi di seta con la zip sul davanti
il mondo finisce con il sessantotto. ho ancora l’eskimo e quando lo guardo dico oddio mi sono messo questo straccio orribile, con un verde terribile. e anche un paio di scarpe che ci si metteva, non faccio il nome ma si scivolava, delle scarpe orrende. eskimo e quelle scarpacce.
s’è dedicato tutto il tempo, con la solita classe, a lanciare calibrati zampilli di pisciatina maschia sulla permanente della femminella giuliva di turno, Caterina Balivo: Carlo Rossella non vuole cantare e la Balivo lo rimprovera
sta mettendo le mani avanti
e allora Rossella, charmant come sempre
se vieni qua sì che te le metto le mani avanti
e la Balivo che ridacchia tutta contenta, lusingata, il prototipo della donna com’è nei desideri di Carlo Rossella, una mezza calzetta sempre disponibile, asservita, ridanciana, docile, è il molle bersaglio del plausibilissimo “dov’è la zoccola” del congresso pidiellaro, mica una stronza rompipalle che vuole fare come le pare, una come Michelle Obama, che “orrore”, con quelle sue [3]
braccia eccessivamente grosse, da palestrata, braccia rubate all’orticultura
che roba irritante: una donna che ha studiato, che è intelligente, che è giovane e coraggiosa ed è pure negra, che se ne fotte di travestirsi da bambola di porcellana impacciata e timidina
Doveva fare come Carla Bruni
Carlo Rossella ha ripetuto per tre volte lo sdegnato “ma tutto questo Michelle non lo sa”, quasi scoppiava!, ci si potesse almeno sfogare chiamandola “scimmia”, Carlo Rossella ce l’ha avuto sulla punta della lingua tutto il tempo (”scimmia! scimmia!”) e alla fine s’è potuto concedere appena appena un’insensata metafora circense,
questa signora di Chicago, per quanto presidentessa, per quanto avvocato, messa alla corte di San Giacomo è parsa una neofita, come fare un salto mortale al circo Togni
d’altra parte,
Poteva chiedere a Berlusconi: lui ha un’innata educazione, non sbaglia mai un cerimoniale e sta a tavola come solo gli inglesi.
[1] cito dalla intervista su Il Giornale, di Paola Setti
[2] puntatone agiografico su Peppino Di Capri: me ne sono visto un pezzetto non so neanche io perché, c’avevo in testa “puntatone agiografico su Peppino Di Capri” che m’ha come rimbambita, non riuscivo a muovere un dito
[3] sempre dall’intervista su Il Giornale
di Betty Moore, 6 aprile 2009
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini, very important malvestite
Secondo me è andata così, che Volfango De Biasi è stato convocato dai dirigenti Medusa per parlare del suo nuovo film, Iago, e sentite: “De Biasi carissimo, come stai? vieni vieni, siediti pure là, vieni” lo accoglie il presidentissimo Medusa in persona, che lo sapete, è Carlo Rossella; pensavo a un film che parla di una storia d’amore molto combattuta tra un ventenne poverello ma ambizioso e una ragazza ricca e un po’ troia, dice De Biasi; “oh ma bellissimo! che storia! la troia ricca! mi piace! mi piace! - Rossella è entusiasta - sei uno pieno di idee tu, eh, De Biasi? che storia, oh, anvedi! ma come te vengono? con due grandi capezzoli la troia, eh? grandioso! e voi altri che ne dite? - i dirigenti muti annuiscono convinti - ma com’è che ti vengono queste idee? che c’hai là dentro quella tua capoccetta, eh? che c’hai, eh, e diccelo che c’hai, anvedi questo che dritto ahò, te possino! Te l’avevo già detto?, mia figlia quella piccola, la dodicesima, quella che c’ho avuto dalla ballerina di oba oba brasiliana (e mannaggia er test der DNA der cazzo), lei, che c’ha quattordici anni, è pazza per il tuo film dell’anno scorso, pazza! dice che l’ha fatta piagne, ce credi?, ma so’ io che piagno! io!, c’ha la cameretta con la faccia de Vaporidis stampata pure sul soffitto, mamma mia ahò, quanno ce vado di notte me pigliano certi coccoloni, porco zio!, ahr ahr ahr”;
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cioè i bambini sonnambuli, la ranocchia ustionata, la testa di Silvio vista di profilo, la foto del neonato dal chirurgo estetico, la benedizione papale portatile, Cicci e le bomboniere di plexiglas, l’università brianzola, la merenda con Silvia Toffanin e Ilary Blasi - e poi la sorpresona fantastica che non v’aspettate, non posso scrivervela qua nel sottotitolo sennò ve la rovino
Io Chi non me l’ero mai comprato e devo dire che non m’aspettavo granché, le solite cretinerie lessate televisivo-vipparole (senza contare l’eccezionalità sboronetta del mega-servizio matrimoniale - padronale), ma poi invece dentro c’ho trovato una cosa talmente inaspettata e meravigliosa, be’, quasi quasi mi fa venire voglia di liquidare subito con un “’sti cazzi” Marina Berlusconi e compagnia per buttarmi direttamente su quell’altra meraviglia là, però no, ok, c’avete ragione, mi trattengo, vediamo prima di spendere due parole a proposito della rana mascelluta anoressica che si sposa col cripto-gay, magari vi interessa.
Allora, dunque, potete vederli nella selezione di immagini qua sopra (e sotto), sono i pezzi forti del matrimonio di Marina Berlusconi: i bimbetti dall’aria sveglia (quello boccoluto, in particolare, ha preso un tragico mix dell’intensità sonnambolica degli occhietti a mezz’asta materni e paterni) fotografati in posa arrogantella con le gambe larghe da piccoli boss coi testicoli troppo grossi; il nipotino piccolissimo (figlio di Barbara) che c’ha i tratti del faccino uguali spiccicati a quelli pneumatici della nonna Veronica Lario (guardate là che zigomi rotondetti! e le labbrotte piene e sporgenti! guardate Veronica come digrigna studiandoselo con invidia - al chirurgo la prossima volta gli porta la foto del bamboccio); il vestito Dolce e Gabbana della ranocchia mascelluta, dotato di manicotti garzoidali da ricovero grandi ustionati e balconcino di sacchetti grinzosi per simulare un’ombra di prugnette secche per incontinenti (leggi: tette);
la testa di Silvio Berlusconi vista di profilo - io non l’avevo mai vista così, voi? - che mi fa venire il dubbio si tratti non d’un classico trapianto (oltre all’evidente spennarellata marrone, dico) ma proprio d’una coltivazione biologica di muffa e/o di una qualche strana mucilla e/o alga geneticamente modificata (sul pattino, al mare, mi ci rimaneva sempre una roba così sui pedali, molle e viscidina, di quel colore); Marina e il marito che cantano “Soledad, la canzone con la quale si sono innamorati” come due piccioncini bburinetti durante un’esterna defilippiana; le raffinatissime “bomboniere di plexiglas con orchidea”; gli invitati famosoni che è tutta gente potentissima e super-influente in modo inversamente proporzionale al proprio corredo intellettivo e culturale (sessantenni rifattone che si fanno chiamare “Cicci”, per dire); la testa di Paolo Berlusconi, che invece i capelli li acconcia come i giocatori neri di basket fighetti, quelli che si fanno le file di treccine appiccicate sulla testa, lui invece ogni filetto è un singolo capello, opportunamente unto; “la benedizione del Papa agli sposi, portata da Gianni Letta” (cioè ma in che senso, che è, un oggetto, com’è che si fa a portarsela dietro?); la pubblicità alla “Università del Pensiero liberale di Lesmo, voluta da Silvio Berlusconi e arredata da artigiani della Brianza“, verso la quale (sapete cos’è, no?) sono andati “tutti in visita, dopo pranzo” (e sai che due scatole, ad ammirare l’arredamento brianzolo, che bellezza!); e l’epilogo, una luna di miele travolgente:
Maurizio e Marina sono partiti per Londra, per una luna di miele di tre giorni, che hanno iniziato cercando un ristorante italiano per gustare dei tagliolini
(qui secondo me c’è un errore di stampa: volevano scrivere “tovagliolini”) e poi (dopo una nottata di sesso selvaggio)
il lunedì, tè delle cinque very british con due amiche d’eccezione: Silvia Toffanin e Ilary Blasi
Proprio niente male, lo so, ma aspettate di vedere quell’altra cosa meravigliosa che vi dicevo. Scorro poche pagine appena e cosa non mi trovo davanti - allacciate le cinture - “NATALE CHEZ CAVALLI”, ben sei paginazze tutte dedicate agli addobbi natalizi in casa di Roberto Cavalli. Ci credereste? Non mi vengono le parole per descrivervelo, dateci un’occhiata - questo è il salotto (“il living” lo chiamano loro):
vi manca il fiato, eh?, m’è successo lo stesso: tutto un diluvio di pellicciume e maculato sui divani trapuntati con le nappine e sulle poltrone ghepardate, l’albero al contrario che pende dal soffitto coi cornetti dorati che sembrano dildo giganteschi, tre misteriose pallettone rosse, l’orrendo orsacchiottone di velluto, il crocifisso ligneo e le anticaglie da esposizione (nella stanza accanto, se ci sbirciate, s’intravvede una lunga e minacciosa zanna d’elefante); e poi la tavolata del cenone, e la cameretta della figliuola, i due caminetti e l’albero di famiglia, tutti riuniti assieme,
un incredibile confusione di candelabri, chincaglierie metalliche d’ogni genere, una misteriosa pallettona rossa (ancora!), gabbiette coi pappagalli esotici, candele e cornucopie, gli orsi rapper coi catenoni al collo, la moquette alta venti centimetri da cui spuntano delle isolate radure zebrate, il caminetto monumentale incorniciato tematizzato bburin-fantasy cogli unicorni e le palle di cristallo (l’altro caminetto, quello più piccolo, tempestato di cornetti-dildo rosso fuoco); e poi sopratutto lui, il magico Roberto Cavalli in piedi sulla scaletta che svetta più in alto di tutti, tenendo saldo tra le braccia il suo primo e inseparabile compagno di vita, il suo migliore amico e braccio destro - chi altri? - his humble creative assistant, Cubo Leopardato.
Può mica reggere il paragone, Marina Berlusconi. Forse forse, piuttosto, il servizio sulla casa londinese di Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore, ecco, fosse stato un tantino più nutrito, forse - perché una foto soltanto dei cuscini da divano con le loro faccione stampate sopra, be’, non è poi molto - questi due sì che avrebbero potuto reggere il paragone. Come dite? Qualche altra succosa cretineria vipparola: ne volete ancora? Uhm, un altro paio e poi basta: la rubrica della posta (”del cuore”) di Carlo Rossella, con la foto di lui che legge accigliato la biografia di Churchill e c’ha il tavolino in primo piano zeppo di libri io-la-so-lunga (ovviamente intonsi, alcuni mi sa pure incellofanati) e scrive “Confessa tutto a Lucy davanti a Tommaso. Che scena alla Almodóvar! Vorrei esserci, ma starò a Sharm el-Sheikh“; la notiziona del secolo, Dolce e Gabbano che firmano la maglia rosa del prossimo Giro d’Italia, ma proprio letteralmente, ci piazzano il marchio sul colletto e via, fatta (prendono dei soldi per questa cosa, vero?); e infine Ainett Stephens che difende Berlusconi per la storia di Obama abbronzato, che inutili paturnie!, era solo una battutina innocente e non c’è da prendersela, anzi, a lei gli amici la chiamano “negra favolosa”, non è un “simpatico nomignolo”?, e poi in fondo, ehi ma che c’entra, (dice all’intervistatore) “se le dicessi bianco non credo che lei si offenderebbe”.
di Betty Moore, 18 dicembre 2008
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini, very important malvestite