cioè i bambini sonnambuli, la ranocchia ustionata, la testa di Silvio vista di profilo, la foto del neonato dal chirurgo estetico, la benedizione papale portatile, Cicci e le bomboniere di plexiglas, l’università brianzola, la merenda con Silvia Toffanin e Ilary Blasi - e poi la sorpresona fantastica che non v’aspettate, non posso scrivervela qua nel sottotitolo sennò ve la rovino
Io Chi non me l’ero mai comprato e devo dire che non m’aspettavo granché, le solite cretinerie lessate televisivo-vipparole (senza contare l’eccezionalità sboronetta del mega-servizio matrimoniale - padronale), ma poi invece dentro c’ho trovato una cosa talmente inaspettata e meravigliosa, be’, quasi quasi mi fa venire voglia di liquidare subito con un “’sti cazzi” Marina Berlusconi e compagnia per buttarmi direttamente su quell’altra meraviglia là, però no, ok, c’avete ragione, mi trattengo, vediamo prima di spendere due parole a proposito della rana mascelluta anoressica che si sposa col cripto-gay, magari vi interessa.
Allora, dunque, potete vederli nella selezione di immagini qua sopra (e sotto), sono i pezzi forti del matrimonio di Marina Berlusconi: i bimbetti dall’aria sveglia (quello boccoluto, in particolare, ha preso un tragico mix dell’intensità sonnambolica degli occhietti a mezz’asta materni e paterni) fotografati in posa arrogantella con le gambe larghe da piccoli boss coi testicoli troppo grossi; il nipotino piccolissimo (figlio di Barbara) che c’ha i tratti del faccino uguali spiccicati a quelli pneumatici della nonna Veronica Lario (guardate là che zigomi rotondetti! e le labbrotte piene e sporgenti! guardate Veronica come digrigna studiandoselo con invidia - al chirurgo la prossima volta gli porta la foto del bamboccio); il vestito Dolce e Gabbana della ranocchia mascelluta, dotato di manicotti garzoidali da ricovero grandi ustionati e balconcino di sacchetti grinzosi per simulare un’ombra di prugnette secche per incontinenti (leggi: tette);
la testa di Silvio Berlusconi vista di profilo - io non l’avevo mai vista così, voi? - che mi fa venire il dubbio si tratti non d’un classico trapianto (oltre all’evidente spennarellata marrone, dico) ma proprio d’una coltivazione biologica di muffa e/o di una qualche strana mucilla e/o alga geneticamente modificata (sul pattino, al mare, mi ci rimaneva sempre una roba così sui pedali, molle e viscidina, di quel colore); Marina e il marito che cantano “Soledad, la canzone con la quale si sono innamorati” come due piccioncini bburinetti durante un’esterna defilippiana; le raffinatissime “bomboniere di plexiglas con orchidea”; gli invitati famosoni che è tutta gente potentissima e super-influente in modo inversamente proporzionale al proprio corredo intellettivo e culturale (sessantenni rifattone che si fanno chiamare “Cicci”, per dire); la testa di Paolo Berlusconi, che invece i capelli li acconcia come i giocatori neri di basket fighetti, quelli che si fanno le file di treccine appiccicate sulla testa, lui invece ogni filetto è un singolo capello, opportunamente unto; “la benedizione del Papa agli sposi, portata da Gianni Letta” (cioè ma in che senso, che è, un oggetto, com’è che si fa a portarsela dietro?); la pubblicità alla “Università del Pensiero liberale di Lesmo, voluta da Silvio Berlusconi e arredata da artigiani della Brianza“, verso la quale (sapete cos’è, no?) sono andati “tutti in visita, dopo pranzo” (e sai che due scatole, ad ammirare l’arredamento brianzolo, che bellezza!); e l’epilogo, una luna di miele travolgente:
Maurizio e Marina sono partiti per Londra, per una luna di miele di tre giorni, che hanno iniziato cercando un ristorante italiano per gustare dei tagliolini
(qui secondo me c’è un errore di stampa: volevano scrivere “tovagliolini”) e poi (dopo una nottata di sesso selvaggio)
il lunedì, tè delle cinque very british con due amiche d’eccezione: Silvia Toffanin e Ilary Blasi
Proprio niente male, lo so, ma aspettate di vedere quell’altra cosa meravigliosa che vi dicevo. Scorro poche pagine appena e cosa non mi trovo davanti - allacciate le cinture - “NATALE CHEZ CAVALLI”, ben sei paginazze tutte dedicate agli addobbi natalizi in casa di Roberto Cavalli. Ci credereste? Non mi vengono le parole per descrivervelo, dateci un’occhiata - questo è il salotto (“il living” lo chiamano loro):
vi manca il fiato, eh?, m’è successo lo stesso: tutto un diluvio di pellicciume e maculato sui divani trapuntati con le nappine e sulle poltrone ghepardate, l’albero al contrario che pende dal soffitto coi cornetti dorati che sembrano dildo giganteschi, tre misteriose pallettone rosse, l’orrendo orsacchiottone di velluto, il crocifisso ligneo e le anticaglie da esposizione (nella stanza accanto, se ci sbirciate, s’intravvede una lunga e minacciosa zanna d’elefante); e poi la tavolata del cenone, e la cameretta della figliuola, i due caminetti e l’albero di famiglia, tutti riuniti assieme,
un incredibile confusione di candelabri, chincaglierie metalliche d’ogni genere, una misteriosa pallettona rossa (ancora!), gabbiette coi pappagalli esotici, candele e cornucopie, gli orsi rapper coi catenoni al collo, la moquette alta venti centimetri da cui spuntano delle isolate radure zebrate, il caminetto monumentale incorniciato tematizzato bburin-fantasy cogli unicorni e le palle di cristallo (l’altro caminetto, quello più piccolo, tempestato di cornetti-dildo rosso fuoco); e poi sopratutto lui, il magico Roberto Cavalli in piedi sulla scaletta che svetta più in alto di tutti, tenendo saldo tra le braccia il suo primo e inseparabile compagno di vita, il suo migliore amico e braccio destro - chi altri? - his humble creative assistant, Cubo Leopardato.
Può mica reggere il paragone, Marina Berlusconi. Forse forse, piuttosto, il servizio sulla casa londinese di Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore, ecco, fosse stato un tantino più nutrito, forse - perché una foto soltanto dei cuscini da divano con le loro faccione stampate sopra, be’, non è poi molto - questi due sì che avrebbero potuto reggere il paragone. Come dite? Qualche altra succosa cretineria vipparola: ne volete ancora? Uhm, un altro paio e poi basta: la rubrica della posta (”del cuore”) di Carlo Rossella, con la foto di lui che legge accigliato la biografia di Churchill e c’ha il tavolino in primo piano zeppo di libri io-la-so-lunga (ovviamente intonsi, alcuni mi sa pure incellofanati) e scrive “Confessa tutto a Lucy davanti a Tommaso. Che scena alla Almodóvar! Vorrei esserci, ma starò a Sharm el-Sheikh“; la notiziona del secolo, Dolce e Gabbano che firmano la maglia rosa del prossimo Giro d’Italia, ma proprio letteralmente, ci piazzano il marchio sul colletto e via, fatta (prendono dei soldi per questa cosa, vero?); e infine Ainett Stephens che difende Berlusconi per la storia di Obama abbronzato, che inutili paturnie!, era solo una battutina innocente e non c’è da prendersela, anzi, a lei gli amici la chiamano “negra favolosa”, non è un “simpatico nomignolo”?, e poi in fondo, ehi ma che c’entra, (dice all’intervistatore) “se le dicessi bianco non credo che lei si offenderebbe”.
di Betty Moore, 18 dicembre 2008
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini, very important malvestite
Dobbiamo ringraziare un prode malvaraider che c’ha fatto da inviato (nome in codice disintegrato.sociale: grazie!) che stoicissimo con la sua telecamerina a manovella nonostante il tremolìo irrefrenabile e l’obbiettivo coperto di polvere capelli e mosche spiaccicate ha tenuto duro e s’è fatto tre ore circa di noiosità mortale in piedi sotto al sole sulle trincee transennate che offlimitizzavano la chiesuccia del matrimonio Briatore-Gregoraci. Per ottenere cosa? Questi pochi minutini di granulose riprese esclusivissime (dall’angolo opposto rispetto alle telecamerone delle tivvì) che c’hanno dentro
la sfilatona orrenda degli ambasciatori vipparoli di tamarrolandia (Fabio Capello, Marcello Lippi, Adriano Galliani, Antonio Giraudo) e di squallidolandia (il cast di buona domenica: Paola Perego col marito Lucio Presta - sarebbe quel bburinone gobbo vestito da penguin col riccio ingelatinato e gli aviator - Cesare Lanza, Gianni Mazza, Carmen Russo), una spruzzatina del jet set servetto pettegolo-portorotondaro (Carlo Rossella, Silvana Giacobini, Daniela Santanchè), le anzianotte esaltate colpite da una secchiata di vernice che sgambettano e se la ridacchiano a braccetto (Mara Venier, Simona Ventura), Valeria Marini al solito gonfia e insalamatissima col budello rosa che sta lì lì per saltarle in aria (oh ma guardatela che tenerezza appena dà le spalle ai giornalisti, la bocca aperta e il faccione sperduto - ah, e sentite il simpaticone che “guarda come è magra! anvedi come è magra!”), i popparoli internazionali mechati e strabolliti con le concubine vestite di neon violetto al seguito (la cricca di Simon Le Bon), un esponente del club nani-schifosi-ma-impaccati-che-c’hanno-la-moglie-strafiga (Jean Todt), lo stilista che nessuno ha capito se era Paciotti o Cavalli (qualcuno li ha mai visti assieme? e se fossero la stessa persona?), il politico ex-habitué delle soubrettate sarde dell’amicone Berlusconi (ah sì, c’era pure lui) che nessuno se lo fila più di striscio (Aznar), le bomboniere sbuffolose gialline servite sui raffinatissimi vassoioni placcati e le hostess fighette con le giubbine orientalo-divanesche, qualche altro scartino televisivo di bassissima lega (a un certo punto - sentite - c’è l’aiutante del fotografo che dice “Pupo! Pupo! Quello era Pupo!” e il fotografo orripilato risponde “lascia perde’ oh, mo’ lo cancello subito”) e poi va be’ soprattutto c’è la Gregoraci che scende dal macchinone bburinazzo col suo mega lenzuolone Cavalli srotolato tipo lingua ustionata di Fantozzi (a parte questo, uhm, era un Cavalli stranamente sobrio) e al termine della cerimonia prima del ricevimento nel castellone fuori città (a cui fossi stata nei paraggi io avrei tentato di intrufolarmi usando come parola d’ordine “Fidelio” - scommetto che nel bagagliaio della limo già c’avevano il pianista bendato) mega-rinfresco nell’albergo davanti alla chiesuccia (direi ad alto tasso alcolico: o forse Cesare Lanza beccheggia così di default, boh), la Gregoraci che sfila tra gli ombrelli para-riso (”ombreeeelliiiii”) e toh, ehi che emozione, ci sta salutando.
di Betty Moore, 15 giugno 2008
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
Ieri sera mi sono vista per la prima volta Lucignolo bella vita. Di vederne qualche pezzettino m’era già capitato, ma tutto intero dall’inizio alla fine mai, per fortuna, è una esperienza che un po’ ipnotizza, un po’ stordisce, sicuramente annoia. Sono andata a letto che ci vedevo doppio e ho pure dormito maluccio.
E’ una specie di sconclusionato miscuglio di lusso, banalità, coatti e troie: praticamente un viaggio infernale nella testa di Carlo Rossella su di giri. Pochi secondi di girato che vengono ripetuti e ripetuti allo sfinimento, tagliati e mixati alternativamente, per costruirci intorno minuti e minuti di servizio - è la regola: dieci secondi di Michelle Hunziker tutta sgranata che fa il bagno in sardegna (presa col teleobiettivo da civitavecchia) fanno dieci minuti di servizio (e se mancano gli argomenti, tzè, basta fare andare in loop la Hunziker che gioca in acqua col sottofondo del ballo del qua qua); Giampiero Fiorani che canta Gino Paoli, sudaticcio e con un’orrida camicetta porky pig attillata sulla panzetta (ma il colletto bianco inamidato è ben spalancato sul petto pallido e villoso, più - bonus - la bburinissima catenina con croce impigliata tra i peli), oltre a comparire in sigla (in mezzo ad un delirio di tette), fa capolino circa una dozzina di volte nel servizio specifico (immagini di repertorio - Fiorani che cerca di farci il profondo citando uno squallidissimo doppiosenso circa il dove mettere delle supposte che attribuisce al “grande maestro” Totò - battute cretinissime della giornalista sui “furbetti del quartierino”, sottolineate dall’allegra musichetta di Scott Joplin - alla fine, l’ascella inondata di Fiorani).
Allo stesso modo è costruita l’intervista a Francesca Lodo, strombazzata come esclusiva eccezionale, eh, la prima volta dopo lo “scandalo della cocaina” (scandalo?): lei è tutta in bianco, canottiera evidentemente sponsorizzata da una qualche figlia di Monella Vagabonda (forse la stessa MV, chissà), truccata a cannonate, oscena, l’eyeliner marcatissimo che quasi le arriva alle orecchie e un labbro superiore spaventosamente voluminoso e informe; trenta secondi di parole a vanvera, pronunciate però con la facciona atteggiata al triste serioso corruccio di chi è vittima dell’ingiustizia (il realismo è tipico di quegli atteggiamenti da fiction pomeridiana - eh, che scuola, stanislavsky), “l’ho fatto due volte soltanto in tutta la mia vita”, e poi ovviamente tette tette tette, cos’altro (della serie: quando Dio gli fa un baffo, al chirurgo, lui sì può addirittura donare uno scopo alla tua vita); l’intervista della Simona Ventura invece neanche starei a raccontarvela, che ultimamente s’è riciclata in donna semplice senza grilli per la testa che ha finalmente capito cosa vuole dalla vita (semplicità e senzagrilliperlatestaggine perfettamente rappresentate - uff, chissà quante riunioni dall’agente ci son volute! - dai capelli tagliati sbarazzini, coi quali giochicchia apposta manco fosse una dodicenne, e dalla posizione a gambe incrociate molto easy), chissene quindi, coma profondo.
Ma insomma, se c’è una cosa davvero triste, di Lucignolo, è che vogliono farsi passare per un programma irriverente, cattivello, persino arguto - il che gli riesce forse ancor meno di quanto non riesca ai (tristi pure loro) ominidi delle Iene. Quella parte che si chiama La zanzara, pochi minuti di servizio in cui si dovrebbero punzecchiare i vip, una specie di Enrico Papi reloaded, dimostra in cosa di fatto consiste e qual è la levatura di questa irriverente cattivella e brillante impostazione: la scrittura raggiunge delle vette cosmiche di assoluta cretineria demenziale, con battutine punzecchianti del tipo Massimo Boldi affetto da lesione cerebrale multipla (sulla Colombari che si mette la crema solare, “va bene che non hai la Coscia…Curta, ma quanto spalmi?” e ancora “ora sì che Billy è felice come una Pasqua, con una Colomba…ari sdraiata al fianco” - sulla Yespica e Ferrari che vanno in moto d’acqua “l’impresa è improba, anzi, titanica, visto che poi… affondano” e anche “altro che Yespica, Aida… incespica”); e l’irriverente cattiveria si riduce a questo, degli inutili sfottò rivolti ad un paio di microscopici vipparoli scarsi ormai fuori dal giro, bella forza, bel coraggio, una ex-ex-grande fratello (Giovanna Rigato - chi?!? - la bionda svampita della sesta edizione) presa per scema (”una nuova tale fonte di saggezza sul piccolo schermo ci mancava”), e qualcosina anche su Nora Amile, la pupa (col vestitino cortissimo, “pupa… d’ora… anzi, Nora in poi, vedi di prendere meglio le misure” e anche “chi diceva che non aveva stoffa… c’aveva visto lungo”).
Non solo, ci fanno anche il programma trasgressivo, quelli che non si fanno scrupoli e anzi gli piace un sacco parlare di sesso. Ed allora ecco che spunta Melita Toniolo alias Diavolita, reduce dell’ultimo Grande Fratello (terribile il bikini, sponsorizzato Puerco Espin), che interpreta un monumento vivente alla bonazza idiota disinibita, il prototipo di femmina con qualche rotella in meno che non fa altro che toccarsi le pere, mettersi in posa, scoprire la coscia, cianciare a manetta volgarità e grevissime allusioni: il tutto farcito dalla solita noiosa demenzialità, le solite noiose provocazioni da due soldi (sai che provocazione, sbaciucchiarsi il sindaco incartapecorito di Treviso), che dovrebbe forse rendere la cosa ironica e buffa, manco per niente, al contrario; c’è anche tutto il servizio sulle femmine in topless (che non so se avete notato, si son messi d’accordo, giornali e tv, a raccontarci che questa è l’Estate del Topless - boh), tutto un servizio sulle tette che si vedono in costa azzurra, “provincia di CAPEZZOLANDIA” la chiamano, mostruosa carrellata su decine e decine di tette spiaggiate e qualche significativa domandina qui e lì (”ti vergogni?” - “no”), poi il pretestuoso link al concerto di una ex-pornostar ora cosiddetta topless-dj, tale Nicky Belucci, servizio montato secondo la struttura palindroma ABCBA, per cui finisce come era iniziato, stesse immagini (due tipe orrende che si scoprono le tette), stesse parole, stesso tutto. Ormai siamo oltre le undici pm, e mi viene il dubbio d’essere io che perdo colpi.
Ah, ma infine, rullo di tamburi, l’immancabile e trasgressivissima inchiesta sul sesso, uuuh, special guest Carolina Cutolo aka Pornoromantica. E quale miglior scenario per far sembrare davvero tanto ma taaanto trasgressive le solite quattro banalità sul sesso (”come si chiama tecnicamente il sesso orale sulla donna?”), che non un gruppetto di adolescenti terroni sotto l’ombrellone (”leccata!”). Oppure, guidati dalla cronista coi rastoni (trasgression!), si va in giro per asciugamani e si chiede ai vecchini bolsi se vogliono fare lezioni di sesso, e quanto ci si diverte (ma quanto! quanto!) a vedere sti vecchietti mezzi arrostiti dal sole che farfugliano imbarazzati non si capisce bene cosa. E che trasgressione quando Porny tira fuori l’asso dalla manica, il “vibratore per il popolo”, quello che ci si può fare a casa con lo spazzolino elettrico, il pongo e un preservativo - Porny che lo mostra tutta esaltata dal proprio genio ai brufolosi terroni e loro che se lo passano l’un l’altro giustamente inorriditi. Veri brividi di vera trasgressione.
L’ultimo servizio, il Fabrizio Corona Reality Show, l’ho visto con un occhio aperto e l’altro chiuso - c’è lui che fa il bullo che sa fare le fotografie come i paparazzi suoi scagnozzi, che fa il bullo raccontando del processo e di come lui è un fenomeno mediatico, e poi tutti insieme appassionatamente lui e i fans che fanno la foto sostituendo al tradizionale “cheeeese!” il grido di battaglia “Corona non perdona!” - di lui ho scritto in questo post qui, non saprei cosa aggiungere. Basta Lucignolo.