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Malvageddon #10 - Tette rifatte

tette rifatteSta per uscire (o è già uscito?) nelle sale quello che verrà ricordato dai posteri come il capolavoro del 2006: Commedia Sexy. Non so se avete visto i cartelloni, la prima (l’unica) immagine che salta agli occhi è quella di Elena Santarelli fotoscioppatissima (c’ha dei riflessi sugli addominali che manco il Domopak) con una specie di bikini rosa fucsia col pelo.

Elena Santarelli, a proposito, ha le tette meglio rifatte che abbia mai visto. Ogni volta che la vedo penso: che belle tette che si è fatta fare (e poi di solito aggiungo “mica come X”: mettere al posto di X una qualsiasi di quelle citate più in basso). E così ieri, che il cartellone mi passava sotto gli occhi per l’ennesima volta, mi è venuta in mente la fatidica domanda: “Ma le tette rifatte possono essere considerate elemento di malvestitismo?”

L’idea di rifarsi, in generale e non solo le tette, ha certamente in sé il germe del malvestitismo: non per altro, ma perché nel 90% dei casi la chirurgia plastica riesce solo a peggiorare lo stato delle cose. Parlando di tette, o finisci per sborsare una barca di soldi e te ne vai in lista d’attesa dal miglior chirurgo plastico vivente (caso della Santarelli), e allora il risultato, a meno che non aspiri a diventare fenomeno da circo, sarà quasi certamente buono (nessuna palese differenza con un paio di belle pere naturali). Oppure sei una poveraccia che ancora sta ai provini per diventare meteorina, o anche guadagni millecinquecento euro al mese come barista in discoteca (sognando la gloria del Grande Fratello), ma le tette rifatte le vuoi lo stesso. Allora dopo un anno di risparmi sborsi 2000 euro al chirurgo cinese che opera nel magazzino seminterrato dove tengono gli involtini primavera del ristorantino buono buono, e ti ritrovi con due bombe che più che tette sembrano un esperimento di insertion con palle natalizie.

Ma è soprattuto di vipparole semi-dimenticate che pullulano le sale d’attesa dei chirurghi estetici: la tetta rifatta diventa allora un ultima speranza, l’ancora di salvataggio a cui affidare gli ultimi bricioli di fama rimasti. E allora ecco che finisci per sfoggiare due minuscole palle di cannone sull’isola dei famosi, oppure neanche due mesi dopo l’operazione ne ostenti un paio nuovo di zecca e fatte pure male (effetto palloncino con capezzolo sparato in orbita) nel solito noiosissimo calendario.

Oh e poi è insopportabile il modo in cui ultimamente non fanno altro che sbandierarlo e vantarsene. Non c’è velina, letterina, schedina o come cavolina si chiamano che non sgomiti per far vedere a tutti che lei non si vergogna, che ha le tette rifatte e lo dice pure, che bello, guarda, sono finte, evviva! E per festeggiare, anche lei (mio dio, anche lei!) non può farsi mancare un bel calendario. Addirittura falsone storiche che all’epoca di fronte alla prova provata (foto della loro precedente vita come tavole da surf) che non ce l’avevano quelle bombone là, tiravano fuori la storiella dello sviluppo tardivo (eh, in Finlandia anche i maschi sono tutti minidotati fino ai trent’anni), vendono la loro bella dichiarazione al Diva & Donna di turno per chissà quanti soldi (utili ad un secondo ritocchino, magari al mento del marito): ebbene sì, basta con le ipocrisie, sono rifatta anch’io.

Non ci sono dubbi comunque: le tette dure e strette a forma di palla che arrivano sotto il mento* alzano il quoziente di malvestitismo di 10 punti su una giovane, e di ben 40 punti su una vecchiarda. E su queste ultime lo spettacolo è davvero terrificante: tutto intorno c’è una mummia con la pelle raggrinzita, scottata che sembra roastbeef per le troppe lampade, manine secche e piene di macchioline e vene blu e verdi, testone con l’asse spostato in avanti per non far notare la pellazza da tacchino sul collo, e lì in mezzo a tutto questo decadimento molliccio ecco che svettano impertinenti queste due pallette dure e pure, che al minimo movimento si muovono anche loro come due alien sotto alla pelle che però, totalmente priva di elasticità com’è, si sposta seguendo gli alien con almeno dieci secondi di delay (immaginate questa scena con un sottofondo sonoro tipo letto ad acqua).

Per concludere in bellezza, ieri a guardare la Santarelli mi è venuta in mente un’altra cosa, un po’ macabra a dire la verità, ma può darsi che tra voi ci sia qualcuno/a che sa come funzionano queste cose. Mi chiedevo: quando una con le tette rifatte muore, che cosa succede? Gliele levano prima d’intombarla? Oppure le lasciano lì dove sono e, dopo dieci anni, metti caso che per qualche motivo devono riesumare la salma, nella bara ci trovano uno scheletro tutto putrido con le due saccocce gelatinose intatte appoggiate sopra? Eh?

* e non me la voglio mica solo prendere con la chirurgia plastica, eh: vogliamo parlare di quei Wonderbra che trasformano un semplice golfino attillato in un porta cocomeri?

Malvestita #154

Chi è questa fanciulla, penserete voi, una spiaggiante mentre torna a casa da una lunga giornata di sole, sdraio e creme abbronzanti? Sbagliato. E’ una malvestita in uscita serale che entra in un pub, accompagnata da un azzimatissimo signorotto di minimo venti anni più grande. Vediamo di analizzare il modo in cui si è malsvestita per l’occasione.

Il micro top J’adore Dior (1) le sta decisamente un po’ strettino su quelle belle tettone tonde e gommose che, immagino, l’azzimatissimo signorotto deve aver (felicemente) finanziato (2).
Non mi pare di aver mai visto una misura simile di questo modello Dior, cortissima a mostrare gli addominali flaccidini (3). Per cui, le ipotesi sono due: è un tarocco, oppure è un originale tagliato a mano, in un impeto di do it yourself, poiché evidentemente alla ragazza sembrava troppo casto. Me ne viene ora in mente una terza, di ipotesi, che probabilmente è quella giusta, visto che dubito abbia avuto il coraggio di tagliare settanta e passa euro di maglietta: è un tarocco tagliato. Il frutto cioè della mente geniale di un qualche produttore cinese, che ha perfettamente intuito i desideri di ogni vera malvestita che si rispetti.

Gli hot pants attillatissimi, in jeans, sono più che altro un paio di mutande con la cintura (4). L’orribile fantasia chiazzata penso l’abbia fatta da sola con la candeggina. E a proposito di cintura, vi prego di ammirare la finezza della fibbia portata sul fianco anziché centrale (5). Anche questo genere di cintura, sono sicura, frutto di un qualche geniale produttore: ci pensate, vende cinture uguali a qualcunque altra cintura sul pianeta terra, e però le pubblicizza come “le uniche cinture al mondo ad allacciatura laterale”, un successone.

Ai piedi, ancora delle infradito (6), che, se non suonasse troppo banale, direi: “non se ne può più”. Queste sono di pelle laccata bianca, con un minuscolo inutile tacchetto a bottone.

La parte che mi è piaciuta di più è stata la borsa (7), una squallidissima e malriuscitissima imitazione dell’ultimo modello Prada, la Gauffre Antik, quella che indossano tutte le femmine più fiche e danarose del jet set mondiale, praticamente un orrendo sacco di pelle raggrinzita. Sembra di portare appresso la mummia di un prematuro ancora avvolto nella placenta. Wow, splatter. Mia nonna di ottant’anni, comunque - ve lo devo dire - è un avanguardista, perché ne indossa una molto simile tutti i giorni da una ventina d’anni circa.

La fiera della marca continua anche più su. E’ sera, ma lei non vuole rinunciare ad esibire il suo nuovo paio di occhiali da sole Roberto Cavalli (8), con la splendida biscia d’argento al posto della stanghetta, quindi decide di usarli come pratico diadema fermacapelli. Notate, prego, come una ciocca della sua lunga chioma viene lasciata sapientemente cadere davanti alla spalla (10).

Per chiudere in bellezza, il cellulare Motorola Razor Dolce & Gabbana (9), quell’orribile patacca dorata (dorata! ma come si fa?) che i due stilisti pubblicizzano fra le pagine di tutti i quotidiani da un mesetto a questa parte.

di Betty Moore, 12 settembre 2006

Categoria: semo bburini

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