E poi dovete considerare che l’osservazione cosplayara ci permette di registrare un fenomeno malvestito tutto speciale che esula dai confini cazzeggioni del cosplay vero e proprio, del giocondo travestitismo fine a se stesso, un fenomeno per il quale le fiere del fumetto e il loro squinternato contorno carnevalesco sono soltanto una scusa, perché del resto coi fumetti manco c’entra niente: è lo sfogo serissimo delle represse aspirazioni fantasy-mondiste di quegli irriducibili uber nerd drogati di giochetti di ruolo coi mostriciattoli e i pupazzetti e le battaglie magico-mitologico-medievali che fosse per loro non ci penserebbero due volte, c’è solo da aspettare l’occasione giusta (che so, una bella apocalisse atomica!), loro coi vestitoni pelosi di pelle grezza (1) e le pettorine di ferro (2 - fatte coi pezzetti dello scolapasta) e gli spadoni di cartapesta riempiti con la Gazzetta (3) vorrebbero andarci a spasso tutti i giorni.

Si tratta perciò di un fenomeno dovuto ad una bizzarra forma di pudore malvestito (ingiustificato, direi: perché i perizoma glitterati che spuntano dai pantaloni sì, e i guanti borchiati di plastichetta finto-metallica - 4 - no?) che trova una sua piena realizzazione in queste occasioni di ritrovo intra-maniacale dove tutti ci si cala profondamente nella parte, ci si chiama coi nomi fantasyzzati (questi due ve li presento, sono Filippomir - quello coi pantaloni alla Groucho, 5, che le sta buscando: e se lo merita, s’è scordato di coprire le Superga blu da programmatore zitello, 6 - e Gianmariador, quello coll’accappatoio pieno di laccetti, 7, e la tuta Dimensione Danza della sorella, 8), si disquisisce di politica immaginaria (”pure gli elfi avrebbero votato Obama” dice Gianmariador, che si capisce dall’acconciatura, 9, è un ammiratore di quel gaypride permanente tutto balsamo per capelli e cascate di vasellina che è Elfolandia), si battagliano a colpi di spadone (è un paio d’anni che organizzano in giro tornei all’ultimo sangue - dovreste vederli: come saltellano e mulinano e studiano convintissimi l’avversario, uno spettacolo! - organizzano dei corsi persino, ho visto i volantini “scuola di maglio delle miniere di Moira” - perché l’insegnante spadara si chiamava così, Moira: sono acuti, eh, non si può dire che non siano acuti) e ci si fa i complimenti per l’incredibile abilità sartoriale dimostrata nel ricamare sulle bordature del vestitone peloso (10) il nome della propria fidanzata in alfabeto runico (lei, per corrispondere ad una tale prova d’amore, s’è fatta tatuare sopra le natiche uno gnometto che indica in basso e fa la faccia cogliona e il gesto di Jerry Calà quando diceva Libiiidine!).
Ah, l’autunno, tempo di megafiere del fumetto, di sfilatone e competizioni cosplayare! Frotte di omini e donnine pseudo-manghizzati che se la ciabattano dappertutto con le infradito di gomma e i calzini bidattili, wow, sembra un incubo allucinante su una festa di carnevale in piscina - c’è un tizio nano pelato tutto raggrinzito in un angolo per strada e ti viene da salutarlo “ehilà, Sakurambo!” e quello salta su tutto spaventato “che nun se pò raccoje la cicoria qua?” - così su due piedi potrebbe magari non sembrarvi plausibile, che il cosplayume mangofilo c’abbia qualcosa a che fare con le sorti delle comuni malva-degenerazioni di tutti i giorni, e invece sì, eccome se ce l’ha: pensate all’intimo rapporto che c’è tra i più recenti sviluppi delle boiatone malvestite bimbominkia e certi entusiasti ed esagerati malinconismi masochistico-superenfatico-romanticosi che vanno per la maggiore tra i mangacci adolescenziali più popolari,

la verità è che a indagare un pochetto sui manga-cosplayari di oggi se ne può ricavare una previsione decentemente approssimata di quello che c’aspetta, chissà, appena nel giro di qualche anno (anno? che dico, mesi, settimane, ore!). E allora diamoci un’occhiata, no? Ho selezionato qua sopra i modelli manga-cosplayari più ricorrenti, dai quali possiamo dunque dedurre che, con ogni probabilità, il futuro del bimbominkismo malvestito ci riserva: sul fronte degli accessori, spadoni di cartapesta multi-uncinati (1), retine per farfalle (2), ombrelli giganti da cocktail (3), borsette ortopediche da ginocchio (4), bastoni da passeggio (5) e mutandine bavaglino (6); sul fronte dei copricapi, zazzerone dorato a riccio (7), cappelletti di paglia da minchione (8), fascette con targa della macchina (9); sul fronte delle calzature, le suddette infradito con calzini bidattili (10 - no non è vero, sono i tubolari dell’ambulante tenuti in forma tutta la notte), calzini col davanti spuntato (11 - per chi sa rollarsi le sigarette con le dita dei piedi), ciabattine Bruce Lee da colf karateka (12); sul fronte dell’abitume generico, guantini da maitresse darkettona (13), gilettini attillati a pelle nuda (14), jeans col rimboccone Sala Macchine Del Titanic (15), tutoni da lavoro dell’Anas (16), panciere più camici macellari (17), pantaloni da ricovero geriatrico (18).
La settimana scorsa, incurante delle terribili voci che ancora circolano a proposito del libro shock della sua ex governante (Live To Tell: My Life as Madonna’s Nanny - che forse si pubblica, forse no), un cosino di ben ottanta pagine in cui son rivelati certi agghiaccianti, inaspettati e orrorifici segreti sulla sua vita intima (cose di questo calibro qua, tipo, che se mentre lei dorme qualcuno fa casino, persino se qualcuno si azzarda ad aprire un rubinetto, lei va fuori di testa - cabala e sacrifici umani dunque), insomma, lei beata come se niente fosse, la settimana scorsa, ha partecipato al party di lancio di M by Madonna, una linea disegnata proprio da lei in persona, così dicono, per la catena low cost H&M. Di cui la pubblicità qui sotto (e a quale famoso duo italiano si saranno ispirati, per gli stilisti schiavetti felici, eh, boh, mah, chissà).
Pare che la stilista di H&M, tale Margareta van den Bosch (che, no, non è la direttrice di Velvet, vi confondete), entusiasta, abbia passato ore ed ore a frugare negli armadi senza fondo di Madonna, cercando qualcosa che si potesse utilizzare per “ispirazione”. E così ne è uscita una collezione di trenta pezzi che, a detta della van den Bosch, riflette perfettamente lo stile “timeless” e “glamorous” di Madonna.
Per esempio, vediamo, ci sta il kimono (ah sì, questa la so: riciclato dal video di Nothing really matters), il trench da ispettore Gadget (che fa molto Londra grigia e brumosa), una cosa che io non lo sapevo ma si chiama catsuit (un impareggiabile citazione di Occhi di gatto), e poi tanti altri abitini in stile maestrina di collegio (di un fumetto erotico firmato Leone Frollo) che ultimamente a Madonna le piace tanto. In due parole, ecco, una linea di abbigliamento cosplay per giocare a fare le Madonne. E ci sono anche dei veri colpi da maestro, come lo strano abito che c’è qui in foto, con lo strappo sulla coscia fatto apposta per resistere alla tipica posizione yoga del piede di sbieco sul tavolo. Poi va be’ ci sono i vari accessori, borse e occhiali da sole, pochette e cinture, il tutto però all’insegna della noia. Piuttosto mi incuriosisce un sacco il pezzo più economico, il “turbante” (13 dollari), che io non ho capito bene che cosa significa e come è fatto, foto non ne ho trovate, ma se ne avete voi una e me la mandate, mi fate un regalone (update: roseau l’ha trovato, eccolo).
Ah, e ammirate in questa galleria la coraggiosa Madonna, presentatasi al party con un abitino candido senza maniche, con braccini di fuori e le manine, soprattutto, in bella mostra sulla borsetta. Fregandosene allegramente di tutte quelle prese in giro degli ultimi mesi, a proposito appunto delle sue braccia aliene, e delle sue mani millenarie alla boris karloff.