Ma questo nuovo film della Comencini che si chiama Bianco e nero è una specie di scherzo, vero? Cioè, voglio dire, guardatevi il trailer. E’ un bigbang malvestito, un’esplosione immane di cretinissime sciocchezzuole friccheton-chic sulla questione colore-della-pelle diversità volemosebbene come non se ne vedono quasi quasi manco nelle fiction televisive (e sullo stesso genere bianco/nero, insomma, il punto di riferimento - ad oggi insuperato, ma chi lo sa - è quella porcatona imperiale di Un nero per casa, di Gigi Proietti): tutto è regolato e raccontato secondo quel banale tritissimo meccanismo io-sono-originale che prevede il pigro rovesciamento del luogo comune (si vorrebbe così produrre un qualche effetto sorpresa incorrect devianza dalla norma, ma no tzé, si produce soltanto una serie di ovvi manifestini di facile progressismo siamo-tutti-uguali in salsa opinionista dell’italia sul due), per cui la coppia di neri diventa colta orgogliosa sofisticata e benestante (il nero c’ha pure gli occhiali! e insegna all’università! ooooooh), la coppia di bianchi è infelice frigida nerd e qualunquista, sono i neri che si oppongono a “portare un bianco in casa, non esiste!” mentre i bianchi maiali si sfregano le mani “in fatto di sesso hanno una marcia in più!”, è il bianco che viene respinto ed emarginato e sono i neri che dicono “dell’africa che muore di fame non ne possiamo più” - il tutto affogato dentro una incandescente colata lavica di retorichetta moralista usa-e-getta, ogni inutile dialogaccio c’ha il suo piccolo pensierino da conservare per rifletterci poi, a casa: c’è il “perché stiamo sempre tra di noi? perché non abbiamo amici neri?”, c’è “forse possiamo conoscerci e rispettarci in maniera civile”, c’è lo scandaluccio per “c’hanno il ritmo nel sangue” c’è quella che incescipica sulla parola “negra” c’è “la diversità attira ma alla lunga non funziona” e c’è pure lo specchio dell’ikea con i ricciolini etnici a casa della nera. Questo non è un film, è il tema scolastico “l’integrazione degli extracomunitari” di una under quindici, copiato tutto intero da un melenso bignamino for dummies!
Ah e poi alla fine quasi ci rimanevo male, possibile che con quel titolo là, accidenti, non abbiano citato un must come “le sfumature”? Non si sono neanche risparmiati il patapata african-caraibico-allegria, possibile che… ah ok ma sì meno male, c’è Fabio Volo che ha rimediato in ultima battuta, fiuuuu.