La Vergine delle suole può guarirti dalla voglia di nerchia! Come difendere (e promuovere) la propria perduta rispettabilità etero-borghese

Ecco uno schema collaudato di riabilitazione vipparola – ti piace la nerchia? ti piace la coca? t’hanno sgamato? – niente paura, si fa così: sparisci dalla circolazione per qualche mese di fila, un annetto o giù di lì, ti trasferisci per un po’ nella pittoresca sperduta villazza di Filicudi o dove ti pare a te – l’importante è che sia lontano lontano – il tuo ufficio stampa mette in giro la voce che sei in ritiro spirituale a lavorare la terra e ad aiutare ritardati e bisognosi tra le mura di una qualche austera comunità di recupero gestita da bonari asceti religiosi con l’aiuto dei quali te ne stai soffertamente umilmente meditando alla ricerca del tuo io interiore, del te stesso quello vero – il te stesso a cui la coca e la nerchia non gli piacevano, il te stesso prima dei dodici anni cioè – che dev’essersi smarrito da qualche parte;

e una volta che sono passati questi pochi mesi, bingo!, puoi ricominciare a venderti in qualità di Uomo Rinato, che è una merce richiestissima, oppure meglio ancora, in qualità di Cristiano Rinato Miracolato e Militante – basta autocertificare che il ritorno all’ovile sia miracolosamente avvenuto sotto l’egida di un santo chessoio o della Vergine Maria (altro che nerchia, immacolata quella lì!, ha concepito wireless) – e allora ecco che il generoso Vipmondo televisivo-politico, che si sa è sempre affamato di parabole edificanti di patetico spettacolare squallore, torna ad accoglierti a braccia aperte ed è pronto a offrirti una seconda chance, la scaletta è quella solita, collaudatissima:

1) cominci rilasciando interviste su Oggi, Gente e rivistacce assortite, “Esclusivo! Parlo per la prima volta dopo un anno di silenzio: così Dyo mi ha dato la forza di tornare a credere in me stesso e mi ha fatto rientrare in seno alla famiglia, che è il valore fondamentale numero uno – in appendice, assaggiata da un entusiasta Sandro Mayer, la straordinaria ricetta della torta campagnola che ho imparato in convento dal mio padre spirituale Fra Marcellino e che cucino sempre per il mio handicappato preferito Mongo”;

2) diventi presenza fissa di qualche discarica del pomeriggio televisivo – immancabile quando si toccano argomenti che hanno a che fare con la vita dissoluta e i tranelli demoniaci dello show business – si annuisce pensosi alle puttanate spicciole di qualche sedicente psichiatra cripto-catechista e si chiacchiera con Paolo Brosio scambiandosi impressioni preoccupate a proposito di una apparizione pareidolica della Madonna di Medjugorje sulla suola dello stivale di un pastore bosniaco: annuncia forse la fine del mondo? una purificazione di massa? una guerra atomica? (il pastore bosniaco dice: “ке рзумко вуовеш колим!” – traduzione: “ho solo pestato una merda!” – l’inviata RAI dice: “buone notizie! il signor Stefanović dice che secondo lui è un segno di speranza”);

3) scrivi un libro di memorie in cui racconti della tua odissea privata e del soffertissimo rapporto con tua moglie, adesso per fortuna pienamente recuperato (mai! mai! mai separarsi! bisogna pur difendere una minima parvenza di rispettabilità etero-cristiano-borghese) – si intitola Un uomo tutto nuovo, c’ha la prefazione di Antonio Socci e lo si va a presentare da Bruno Vespa, ospite in studio il caro don Mazzi con cui si parla della brutta brutta situazione di sfruttamento della prostituzione in Italia;

4) vai all’Isola dei famosi e ti commuovi “grazie, grazie, grazie a tutti” e a stento trattieni i caldi lacrimoni quando durante un turno di nomination Simona Ventura strepita “sei una persona forte che è andata contro tutto e tutti ma ce l’hai fatta! sei un grande! ti vogliamo bene! l’italia ti vuole bene!”;

5) ti candidi nell’UDC.

E insomma, un solo consiglio a Marrazzo, se posso dare un consiglio a Marrazzo, senti Marrazzo: la storia della cocaina secondo me è meglio non smontarla, anzi!, è meglio tenerla su in piedi pure se non è vero, perché sai, fidati, così dopo puoi raccontare che era tutta colpa della droga, che eri obnubilato dalla droga, che la voglia di nerchia è un effetto collaterale della droga – meglio la droga che la nerchia, no?

Pesticidi umani sono quelli che si oppongono alla RU-486

Poveri poveri catto-bruti impauriti che non possono ricorrere alle maniere spicce dei bei tempi andati quando si strapazzava la gente scema e superstiziosa e ignorante con quei deliziosi vaneggiamenti autoritari così disumani e violenti e celestialmente splatter, che è il linguaggio che più s’addice ai sant’uomini di fede – salmodiava Padre Pio (santissimo!) a proposito dell’aborto, senza peli sulla lingua (santissima!),

Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità [...] I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini

bei tempi, altri tempi, ah! (sospiro), al giorno d’oggi per fare quello sporco lavoro là del cattolico regnante, promuovere sofferenza e inciviltà e ignoranza e disperazione, che noia, sono necessari mezzi molto meno grossolani, più subdoli e macchinosi; uff!, non si può neanche più parlare di anima e di eternità e di peccato e di inferno, è come parlare delle renne di babbo natale a nessuno gliene frega niente, si può giusto delirare un tantino rivendicando per esempio, che ne so, il valore sacro di vaghissime non meglio identificate astrazioni spirituali, come l’ammore di Giuliano Ferrara – che lo vede così, il fine ultimo della pillola RU-486 (cito)

Perché sia compiuta l’opera di scristianizzazione dell’amore

oppure, per esempio, si può buttarla sul vetusto muro contro muro politico-ideologico peppone e doncamillo abbaiando contro i comunisti senzaddyo che ci fanno il lavaggio del cervello – è la strada che ha scelto Gabriella Carlucci, cito

L’AIFA è stata condizionata dalla campagna ideologica e relativista messa in atto dalla sinistra italiana

ma anche qui, che volete, a nessuno gliene frega niente – a parte certo qualche sparuto gruppuscolo di satolli bburinoni celtocrociati che c’hanno mezzora di tempo libero prima della partita di calciotto – oppure ancora, ecco, si può ribaltare la situazione facendoci la parte dei compassionevoli difensori della donna randagia abbandonata in autostrada dalla società cinica e senza scrupoli (cito)

si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna

ma insomma è un ribaltamento così evidentemente pretestuoso (una donna che vuole poter abortire è una donna che vuole potersi prendere in prima persona la responsabilità di abortire) che no, meglio lasciar perdere, troppa confusione, l’unica debole possibilità d’arginare lo sporco mondo freddo e insensibile e scientista è opporgli qualcosa che pretenda d’inserirsi in questo stesso suo ordine di idee, razionale, niente animelle e inferno e ammore e comunisti e coscienze, bisogna muoversi (almeno apparentemente) su argomenti basati sulla sostanza più concreta e verificabile delle cose (noi? oh, noi? noi siamo “uomini di ragione” – cit. Giuliano Ferrara – mica c’appecoroniamo su strampalate credenze primitive dettate da una combriccola di mistici arteriosclerotici asessuati in sottana) – si tratta comunque di argomenti ridicoli, ma insomma oh, ci si prova – e allora ecco che

1) si tenta di controbattere sul piano scientifico: la pillola RU-486 fa male alla salute, uccide, cito (dall’interrogazione dei quattro senatori dell’Ave Maria)
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Twilight Saga #1: Stephenie Meyer, l’autrice più mona

ovvero: l’università dove ti controllano la lunghezza delle basette, Gesù Cristo che beve la Drive Beer, i sacri super-poteri dei piccioni in calore, lo scrittore impossibile, il profeta più scemo del mondo e tanto altro ancora

Prima di cominciare a raccontarvi com’è che va la storia, pensavo, devo raccontarvi qualcosina della persona che ci sta dietro, Stephenie Meyer, perché ci sono un sacco di cose nei suoi libri – cose come: i ferocissimi caratteri di astinenza, castità, sottomissione (femminile), strizza dyvina, sofferente rettitudine, eternità, antiabortismo folle – che hanno a che fare con la sua religione, che è una religione molto stupida, molto arretrata bigotta totalizzante e super-restrittiva che si chiama mormonismo.
Eccovi un sommario, così potete saltare qua e là come vi pare:

1) l’università che ti spia la peluria
2) i personaggi stronzi ma dal cuore d’oro
3) l’angelo cazzaro e il profeta mona
4) il teorema dello scrittore mormone
5) ho sognato un vampiro coi capelli sporchi
6) Gesù che beveva la Drive Beer
7) il superpotere dei piccioni in calore
8) il matrimonio immortale
9) abbasso i froci
10) la donnina invertebrata
11) le femministe mormone
12) gli incredibili cagacazzi

Stephenie Meyer è una mormona che è cresciuta in una famiglia di mormoni e ha studiato in una università di mormoni, tale Brigham Young University, nella quale gli studenti devono rispettare un cosiddetto “honor code” che prevede proibizioni tipicamente mormone del genere: niente sesso, niente alcol, niente tabacco, niente caffè (o tè), niente parolacce, niente pornografia, niente youtube; e poi: onestà assoluta, partecipazione attiva alle cose della Chiesa, abbigliamento controllato, delazione per chi sgarra, niente barba o pizzetto, niente pantaloni attillati, niente pance di fuori, le basette mai più basse dei lobi dell’orecchio, cose così – depliant d’istruzioni della BYU:


Stephenie Meyer va molto fiera della sua educazione mormona e se ne rende benissimo conto, sì, che c’ha una certa influenza sulle storie che scrive (cito da questa intervista):

Sono cresciuta in una comunità dove non era eccezionale essere una brava ragazza. Era scontato. Tutte le mie amiche erano brave ragazze, e anche tutti i miei fidanzati erano bravi ragazzi. Tutti quanti erano molto carini. E questo influenza il modo in cui scrivo i miei personaggi. Non ci sono molti cattivi nei miei romanzi. Persino i cattivi di solito hanno una buona ragione per esserlo, e alcuni di loro si redimono alla fine. Non credo che il mondo sia pieno di negatività.

E già s’intravvede inequivocabile il profilo di chi – come Stephenie Meyer – è vissuto da sempre in un piccolo mondo asfittico e sigillato, finto, rigidissimamente convenzionale, ottuso e ipocrita, e ad un mondo schifoso fatto così ci si è piegato in tutto e per tutto, ci si sente a proprio agio, felice, realizzato, perfettamente in armonia cogli stupidi principi ultradogmatici che lo regolano [1].

Ma cominciamo, vediamo un po’ com’è che funziona la religione di Stephenie Meyer, il mormonismo; partiamo dall’inizio, com’è che è nato – ve lo sintetizzo:

c’era una volta un contadinotto ignorantello americano, Joseph Smith, che incontrò un angelo che si chiamava Moroni, e l’angelo Moroni gli disse “in quella collina là, quella vicino alla fattoria, sottoterra, ci stanno nascoste le tavole d’oro su cui c’è inciso il libro di Mormon, l’antico profeta israelita che coi suoi amici e parenti – nessuno lo sa, ma è così – arrivò in America nel quarto secolo dopo Cristo; e quindi va’, scava, prendi le tavole e trascrivile in americanese usando come guida traduttrice lo Spirito Santo, e poi fondaci su una religione, ché il libro di Mormon è il libro dettato da Dyo migliore di tutti, pure meglio della Bibbia – ma poi le tavole d’oro mi raccomando ridammele che me le porto via, non mi va che le fai vedere in giro”.
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Ebraismo independent: Dyo Wanted (by Lapo Elkann)

Aspettatevi che nei prossimi tempi Dyo si faccia ancora meno reperibile del solito, perché pare che Lapo Elkann lo stia cercando. Ebbene sì, proprio lui, il nostro eroe dal barrito interiettivo: s’è incamminato di recente “sulla strada della conversione” ed è appena tornato da un “viaggio spirituale” in Israele, gliel’ha consigliato il suo amico fotografo Steven Klein, reclutatore di “cool jews”; il think tank dei Lapo-cloni dev’essersi già messo al lavoro su qualche lussuosissima magliettazza della salute (ottanta euro) col logo del prepuzio scalpato tricolore, sulle maschere kosher per lo snowboard (quattrocento euro) complete di treccine laterali peyot in fibra di carbonio – per adesso, intanto, hanno fatto queste scarpe qua, l’ha disegnate Lapo in persona (ci teneva perché lui è “patriottico”), le Superga israelianizzate (la foto l’ho presa dall’ultimo Vanity Fair)(un clic per vedere l’immagine più grossa).

Il nuovo testamento secondo Francesco Facchinetti, cioè le Avventure amorose (finite in casino) di GìCì e di Maddalena, quella che se la mena

Non c’è niente da fare: quelli che vantano un rapporto diretto, privilegiato e pieno di ricambiate smancerie con Dyo sono nella migliore delle ipotesi degli ingenui minchiabaluba privi di cervello, oppure peggio, più spesso, dei viscidi repellenti invertebrati maniaci pieni di sé; mi segnalano a tal proposito l’ennesima esternazione divinocentrica (io e GìCì siamo pappa e ciccia) di Francesco Facchinetti, che riesce a combinare mirabilmente le suddette categorie – le sue accorate rivendicazioni di fede

Sono cattolico praticante, ex-catechista. Mi danno del bacchettone. La gente ha un’idea distorta dei cattolici

le sue illuminanti specificazioni (di cui già sapevamo)

I ragazzi con cui sono cresciuto erano ciellini, ma senza gli occhialini e il dolcevita da sfigati. Avevano la cresta, ascoltavano i Ramones e andavano ai concerti punk. Puoi essere cattolico e avere i tatuaggi e le All Star

ma soprattutto il suo filo diretto con GìCì

Pregare non vuol dire solo recitare il Padre nostro, ma parlare con Gesù, in ogni momento, anche quando sei in macchina nel traffico e gli dici: “Gesù, ma che casino c’è?”

m’hanno fatto venire in mente una cosa terribile: com’è che devono esser state ulteriormente incretinite (oh, pare impossibile!) le storielle del nuovo testamento attraverso il cervello – diciamo così – di Francesco Facchinetti; e ricorrendo ad uno scrupoloso abbinamento di immagini e battute (tutte testualmente riprese dalle sue – diciamo così – canzoni) sono riuscita a produrre alcuni fermo-immagine del pensiero-neotestamentario di Francesco Facchinetti, eccoli qua di seguito (c’è GìCì che parla con Pilato; c’è GìCì che incontra Maria Maddalena; c’è l’ultima cena; c’è la flagellazione; c’è il succo del messaggio cristiano; c’è la via crucis; c’è il tradimento di Pietro; c’è quella di Non è la Rai che ha viaggiato nel tempo; c’è la crocifissione; e c’è la nascita, per concludere in bellezza):

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