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Malvageddon #17 - W.I.T.C.H.

hay lin malvestitaSe duemila anni fa le bimbette preistoriche venivano a conoscenza e apprendevano i fondamenti del malvestitismo attraverso le pagine del mitologico Cioè, oggi come oggi il più popolare sussidiario malvestito per bimbette dell’era atomica è un giornalino di nome W.i.t.c.h., che sarebbe l’acronimo di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque insipide sgallettate adolescenti (praticamente, delle Bratz bene) dotate di poteri magici e, ovviamente, sempre alla modissima.

W.i.t.c.h. (qui il sito) è una geniale fusione tra Cioè - vale a dire lo stereotipo della rivista con la foto del cantante pop belloccio in copertina e gli orecchini coi finti smeraldi di plastica in allegato - e Topolino (non a caso, per l’appunto, la matrice è quella, la Disney). Un paio di piccole storie a fumetti (niente di che, una specie di plagio disneianizzato di Sailor Moon) inframmezzate dalle tipiche malvarubriche da giornale per ragazzine: c’è quindi il servizio sul divo fighetto del momento (nel numero di maggio: Johnny Depp e Orlando Bloom), servizi sui vari programmi alla saranno famosi (High school musical, Amici di maria), l’angolo della posta (”mi ha lasciato, come faccio?”) e quello della esperta in sentimologia (”trovatene un altro”), l’immancabile oroscopo (ma qui, con uno sforzo davvero meritorio di creatività, lo chiamano Stellario) e la parte che più ci interessa: i consigli di stile delle care streghette.

hay lin malvestitaNel numero di maggio, per dire, siccome va lanciato il nuovo film di casa Disney, ci si concentra nell’insegnare alle malvestitine come ottenere un perfetto look piratesco-caraibico. Elementi chiave di una vera piratessa in erba sono, secondo le redattrici di Witch: ballerine (ma guarda!), leggings a tre quarti (ma pensa!), braccialoni sui toni del rosa e del bianco e un’enorme spilla a forma di fiore ricoperta di strass. A voi risulta? A me, boh, non tanto. I consigli per il giovin Long John Silver sono già più convincenti, anche se un po’ banalmente puntano tutto su accessori come teschi e tibie in ogni salsa su bracciali e ciondoli, persino stampati su di un paio di Converse All Star (è tutto un fiorir di Converse, comunque, piratesche e non).

Ma le dritte modiaiole non sono mica sufficienti. Il malvestitismo è ancor più abilmente insegnato tramite le vignette delle storie a fumetti, dove le cinque sgallettate protagoniste si presentano agghindate in modo a dir poco iper-malvestito, sempre scimmiottando qualche attuale stilosità (qui e qui due esempi), e sempre avversate dalle due studentesse stronzette ed altezzose (come manco nel più usurato teen movie) tutte e due coi capelli neri (neri?!? bleah! cattive! buuuu!). L’ultima storia del numero di maggio racconta di una sfilata organizzata dalle quattro sgallettate (sfilata il cui ricavato va in beneficenza, ottima lezione di umanitarismo wannabe): la “io sono originale” del gruppo, quella che risponde allo stereotipo “artista eccentrica un po’ new age”, dà sfogo ai suoi impulsi creativi disegnando gli abiti (osceni!), mentre la sgallettata “alta moda”, quella che risponde allo stereotipo “trend setter stilossima figa alta bionda” può finalmente realizzare il suo sogno di diventare top model.

Del resto, altri due malvastereotipi che vanno per la maggiore sono il “saranno famosi”, la malvestita che crede in sé, scaltra aggressiva e sportiva (indossa pantaloni di tuta Dimensione Danza), e la “kidult”, bambinona vivacissima un po’ scema e goffa che dice un sacco di cretinate ma che tutti in fondo trovano simpatica e divertente (indossa tenere magliettine Fiorucci). C’è anche spazio per i maschietti, che sono quasi esclusivamente dei figaccioni palestrati che fungono da oggetti sessuali delle cinque sgallettate (tutte fidanzate tranne la sfigata kidult, ovviamente, che non si depila le sopracciglia ed è pure paffutella - le altre sono magrissime e con delle sopracciglia filiformi quasi invisibili), maschietti che esprimono il loro altissimo potenziale intellettivo salutandosi tra loro con degli inequivocabili “bella zì” (vedere per credere).

In allegato una strana fascetta per capelli, tripartita, che sembra fatta con i lacci da scarpe. Sono due giorni che la porto, mi si è annodata ai capelli e non ho il coraggio di tagliarla via.