Si scrive “Prima della Scala” ma è solo un modo gentile per chiamare il raduno annuale di Cafonal: poi vanno tutti assieme dallo Zozzone a mangiarsi la pizza cipolle aragosta e patatine fritte

La prima della Scala, si sa, è una sfilata di mostruosi cartonati purulenti (per lo più mostruosi cartonati purulenti professionisti: cioè gentaccia che non fa altro – è un mestiere come tanti, no? – se non vendere spensieratamente la propria mostruosità cartonata purulenta – v. Valeria Marini o Marta Marzotto o Sabrina Negri ex Calderoli e mille altri) che si mettono in ghingheri ultra-malvestiti per assolvere degnamente al compito cui sono chiamati, partecipare cioè alla grancassa pubblicitaria della baracconata d’apertura della Scala assecondando il noto e sempre efficacissimo meccanismo del (già da me ribattezzato) Che-cazzo-c’entra, per cui farà sicuramente un gran bell’effettone nei servizi di coda dei tiggì e nelle barrette laterali dei quotidiani online ammirare questo orrendo gruppone di riconoscibili piccolissimi personaggetti fossili da Maurizio Costanzo Show, nessuno dei quali avrebbe altrimenti la benché minima ragione di trovarsi in quel posto là, sprizzanti ottusa soddisfazione first class tra i politichetti in smoking con le pelate lucidate a cera, le colonne di marmo e gli enormi lampadari sbrilluccicosi.

Quest’anno però c’era qualcosa di diverso, c’è la Grossa Crisi che incombe e la gente fuori che protesta coi cartelli “Ora basta”, e allora per fortuna – come ci racconta la reincarnazione umana dello spirito (scicchissimo e acutissimo!) di Mandrillo Primo ex cagnetto di Paradizia De Blanck, cioè a dire Lina Sotis – per fortuna che quest’anno alla prima della Scala “l’imperativo” è stato uno soltanto, “la Sobrietà” (che nel vocabolario di Lina Sotis significa “ostentare orgogliosi d’aver lasciato convenientemente nel comodino di casa il diamantone purissimo gigantesco estratto dai bambini schiavi ipnotizzati nelle miniere del Tempio Maledetto – che tu sia dannato, Indiana Jones!”) – e pensate, i miracoli della Sobrietà!, il titolo di “‘icona del sobrio scaligero 08″ se lo aggiudica il cartonato purulento Veronica Lario:

un lungo, monacale abito nero e una voluminosa collana di cristalli di rocca: illuminante ma catalogabile tra i sottopreziosi.

E di chi sarebbe il merito?

dietro questo abbigliamento una storia a due: Veronica e Cavalli. Lo stilista, dell’eccesso, aveva studiato infatti tutti i dettagli con la protagonista che l’avrebbe indossato. L’effetto Veronica doveva essere: “La crisi c’è e io mi adeguo”. Una nuova Veronica dunque che fa girare il Pil, con un sorriso tenero e uno sguardo mesto.

No ma non è possibile, Cavalli e la Sobrietà!, c’è qualcosa che non mi torna: e infatti a guardarsele, le foto di Veronica Lario alla prima della Scala, si scopre che non torna proprio un piffero, Veronica Lario se ne stava al solito tiratissima lucida e colante (un disastro la crocchia sul retro: c’ha la testa bitumata come quella del marito) sfoggiando il solito conato di volgarissima bburinità malvestita, il pelliccione informe Barbabarba (il Barbapapà quello nero cogli spunzoni) il vestitazzo osceno con le trasparenze pizzate da sottoveste e i gioielloni dorati a tortellino (e che orecchini Sobri! sembrano delle bombe alla crema), e mi pareva, tutto nella norma quindi, Cavalli non si smentisce, fiuuu.

E la padrona di casa, pure lei, la Letizia Moratti (di cui abbiamo già parlato, e male – ve lo ricordate?), tiene fede al suo leggendario cattivo gusto (alla faccia della “serata minimal” [*]) presentandosi dentro un sacco di velluto con le robine luccicanti sulle pere (mio dio: quella scollatura ha il saporino amaro dell’incesto, è come beccare per sbaglio la nonna ignuda – scoprendo magari che è una transgender – un’esperienza imbarazzante e anche parecchio disgustosa), un’opera di restauro estremo (guardate l’onda dei capelli: non è una lacca terrestre! è retroingegneria aliena!) che deve aver richiesto il lavoro d’una equipe espertissima di artificieri protetti da tute antiradiazioni – ma lei è contentissima così, povera disgraziata, si vede dal sorrisone che c’ha stampato permanentemente sulla faccia, non si è mai sentita così sexy! (cercate di capirla: dev’essere la stessa sensazione che prova la tipa grinzosissima della camera 237 di Shining quando si fa baciare da Jack Nicholson).

Più Sobri Dolce & Gabbana (in smoking tutti e due, Stefano Gabbana sleccazzato con la riga da una parte e gli occhiali pro-cultura: vorrebbe essere immagino una specie di Ken unto anni Cinquanta, e invece, toh, sembra Pasquale l’omino scemo della pubblicità di Sky), Katia Noventa (che s’è imballata – ora, be’, direi che è il momento di spedirla) e anche Sabrina Negri Lady Calderoli (che gioca solo sul fattore tettina finta e occhio fuori dalle orbite); poco Sobrio invece Fedele Confalonieri, che come accompagnatrice (u-uh, chissà che grasso cachèt!) ha ingaggiato Anthony Hopkins (che per compiacere Fedele recita la parte torvissima e psicopatica di Hannibal Lecter) – ah, cosa? è la moglie di Confalonieri? Confalonieri ha sposato Antony Hopkins?

[*] la meglio di tutte, una che l’ha saputa interpretare davvero come si deve, “la serata minimal”, è stata Marta Marzotto, che ha avuto il coraggio e la coscienza e il tatto (così, brava!, non rischia di innervosirne nessuno tra gli spettatori spiantatati di Sipario del Tg4) di riciclare il vestito della serata: “me lo ha regalato mio figlio Matteo quindici anni fa, ci si arrangia come si può” – cosa aspettiamo? organizziamo una sciàriti (come direbbe lui, il figliolo poliglotta) per la povera Marta

Simona Ventura da D&G a Valentino

Simona Ventura abbandona il duo regnante di Coattolandia Gianni & Dinotto e approda alla più quotata elegante semplicità di Valentino; si è stufata di giocare la parte della tredicenne bburinazza e ha pensato che Valentino sì, sarebbe stato forse il modo migliore per ritoccarsi l’immagine nel verso giusto, una roba più seria, adulta, stilosa ma con sobrietà.

C’è da capirla, poveretta, con le terribili fregature che c’ha preso negli ultimi mesi: sta fama di scalmanata volgarona urlatrice dev’esserle pesata non poco. Addirittura farsi dileggiare dalla figlia di Im-ho-tep, ehm, volevo dire, Mirigliani. Urgeva dare una sterzata. E così, dice:

“Questo e’ il momento giusto per Valentino”

il cuore maculato di Simona VenturaE certo, perché come ogni vera malvestita sa benissimo, è sufficiente cambiarsi d’abito e acconciarsi diversamente i capelli, cambiare trucco e nascondere i tatuaggi, via i braccialetti tintinnanti da dieci chili, le unghie un pochino più corte – se poi opportunamente indossi qualcosa dello stilista degli stilisti: è fatta. Siamo cresciute ora, siamo adulte, mature finalmente, semplici, in pace con noi stesse; chi era quella pazzerella sguaiata e aggressiva agghindata assurdamente, colle palle di cannone nel reggiseno, vistosa ed eccessiva, chi era? come? quando? ah, il mese scorso dici? Ma dai, impossibile!

E nonostante tutto, provate un minuto a mettervi nei suoi panni (“ehi! ho il tanga col godzilla lustrinato!”), immaginatevi un po’ il sacrificio. Neanche fosse stato un lento processo di maturazione malvestita, per una come lei che fino a ieri aveva fatto del maculato una ragione di vita, lei che avrebbe voluto prima o poi tatuarcisi tutta e sconfiggere al guinness l’uomo lucertola (ma che idea sciocca, tatuarsi come uno stivale! come una borsetta, quello sì, aaah); fortuna che deve soffrirne esclusivamente in prima serata, dato che a Quelli che il Calcio compassionevoli le hanno permesso le bburinissime oscenità dei gemellini Dsquared, che non raggiungeranno le vette D&G ma stiamo lì, più o meno.

Non prendetevela con degli onesti ristoratori

6 marzo 2007 /

l'immagine dello scandalo di Dolce e GabbanaNon c’è pace per i due più coatti araldi del malvestitismo mondiale. Neanche gli si dà il tempo di digerire quella vecchia storia del ristorante, poveri disgraziati, o la più recente noiosa seccatura delle modelle anoressiche, che quei bigotti benpensanti degli spagnoli (per la precisione, un’associazione spagnola per i diritti delle donne) vanno gridando allo scandalo perché una foto dell’ultima campagna Dolce & Gabbana istigherebbe, secondo loro, allo stupro.

Ovviamente lusingatissimi (ché il picco di trasgression e provocation, ultimamente, l’avevano toccato raccontando alla Bignardi dei loro problemi di meteorismo), Domenico e Stefano, al gridolino scandalizzato di “ammazza quanto so arretrati ‘sti spagnoli”, decidono di ritirare la foto incriminata. Solo dalla Spagna però, fiduciosi in una minore arretratezza degli altri paesi – in Italia, figurarsi, loro in Italia ci vanno in prima serata a parlare di scorregge, appiccano ovunque manifesti di untuosi calciatori in mutande, tzé, in Italia c’hanno il pelo sullo stomaco c’hanno.

E invece, zac, gasatissimi sull’onda dell’indignazione spagnola, hanno protestato nell’ordine: Amnesty International, la CGIL, un gruppo di senatori del parlamento italiano e – last ma non the least – la cara signora Mastella, che dall’alto del suo talamo ministeriale addirittura propone di approfondire “eventuali risvolti di natura penale”.

Dolce e Gabbana rococòE sono tutti così turbati dal bullo burinone in olio extravergine che abbranca con violenza la femminella preda lussuriosamente contorta, che si finisce per sottovalutare e anzi completamente ignorare l’altissimo potenziale malvestito di questa stessa campagna (che si può ammirare, in galleria, qui): uno non lo sa, ma ci sono immagini ben più sconvolgenti di quella incriminata, sconvolgenti proprio perché materializzano un ideale di malvestitismo che scava negli abissi più oscuri ed infernali del cattivo gusto. Un esempio su tutti: questo aspirante sosia di Billy Idol in giacchetta da domatore e slipponi, che giace strafatto sul copriletto di mammut, tra specchiere e colonnati rococò, gli occhialini da sole e raggi ultravioletti ben sparati sulla faccia (mai, mai rinunciare alla abbronzatura!); detta immagine, quindi, è colpevole di suscitare nel maschio il discutibile desiderio di acquistare giacchette simili, o anche peggio (guardate il personaggio seduto in secondo piano – lo stesso Dolce, forse?), potrebbe far venire in mente a qualcuno di presentarsi, magari in conclusione di un appuntamento galante (di fronte alla femmina vogliosa che lo attende fuori dal bagno in sottoveste di pizzo, pronta ad essere trascinata per i capelli verso la camera da letto) nudo pelato e con indosso soltanto dei supersexy calzettoni neri filo di scozia (magari bucati sull’aluce). Ma no, scherzo, in realtà il messaggio della foto – che la signora Mastella avrà certamente percepito – è: interno notte coppia omossessuale post orgasmo, squallore. O no, no, forse è questo (notate la faccia corrucciata dell’omino nudo in calzini): “dio, ero convinto d’essermeli lavati i piedi”.

E comunque, essendo noi di fronte a due veri geni, se m’è permesso di sviare un pochino dal discorso, concludendo, e toccando di striscio alcuni dei grandi dilemmi etici che tanto stravolgono le coscienze di tutti, posso dire che io non solo sono favorevole alle coppie di fatto e ai matrimoni e alla adozione ma persino ebbene sì alla fecondazione schwarzneggeriana della coppia omosessuale: perché le doppie eliche di questi due non devono andar perdute, e anzi se possibile, fuse l’una con l’altra. Altro che Shiloh, altro che Suri. Chiamatelo Cotoletta.

Malvestita #154

Chi è questa fanciulla, penserete voi, una spiaggiante mentre torna a casa da una lunga giornata di sole, sdraio e creme abbronzanti? Sbagliato. E’ una malvestita in uscita serale che entra in un pub, accompagnata da un azzimatissimo signorotto di minimo venti anni più grande. Vediamo di analizzare il modo in cui si è malsvestita per l’occasione.

Il micro top J’adore Dior (1) le sta decisamente un po’ strettino su quelle belle tettone tonde e gommose che, immagino, l’azzimatissimo signorotto deve aver (felicemente) finanziato (2).
Non mi pare di aver mai visto una misura simile di questo modello Dior, cortissima a mostrare gli addominali flaccidini (3). Per cui, le ipotesi sono due: è un tarocco, oppure è un originale tagliato a mano, in un impeto di do it yourself, poiché evidentemente alla ragazza sembrava troppo casto. Me ne viene ora in mente una terza, di ipotesi, che probabilmente è quella giusta, visto che dubito abbia avuto il coraggio di tagliare settanta e passa euro di maglietta: è un tarocco tagliato. Il frutto cioè della mente geniale di un qualche produttore cinese, che ha perfettamente intuito i desideri di ogni vera malvestita che si rispetti.

Gli hot pants attillatissimi, in jeans, sono più che altro un paio di mutande con la cintura (4). L’orribile fantasia chiazzata penso l’abbia fatta da sola con la candeggina. E a proposito di cintura, vi prego di ammirare la finezza della fibbia portata sul fianco anziché centrale (5). Anche questo genere di cintura, sono sicura, frutto di un qualche geniale produttore: ci pensate, vende cinture uguali a qualcunque altra cintura sul pianeta terra, e però le pubblicizza come “le uniche cinture al mondo ad allacciatura laterale”, un successone.

Ai piedi, ancora delle infradito (6), che, se non suonasse troppo banale, direi: “non se ne può più”. Queste sono di pelle laccata bianca, con un minuscolo inutile tacchetto a bottone.

La parte che mi è piaciuta di più è stata la borsa (7), una squallidissima e malriuscitissima imitazione dell’ultimo modello Prada, la Gauffre Antik, quella che indossano tutte le femmine più fiche e danarose del jet set mondiale, praticamente un orrendo sacco di pelle raggrinzita. Sembra di portare appresso la mummia di un prematuro ancora avvolto nella placenta. Wow, splatter. Mia nonna di ottant’anni, comunque – ve lo devo dire – è un avanguardista, perché ne indossa una molto simile tutti i giorni da una ventina d’anni circa.

La fiera della marca continua anche più su. E’ sera, ma lei non vuole rinunciare ad esibire il suo nuovo paio di occhiali da sole Roberto Cavalli (8), con la splendida biscia d’argento al posto della stanghetta, quindi decide di usarli come pratico diadema fermacapelli. Notate, prego, come una ciocca della sua lunga chioma viene lasciata sapientemente cadere davanti alla spalla (10).

Per chiudere in bellezza, il cellulare Motorola Razor Dolce & Gabbana (9), quell’orribile patacca dorata (dorata! ma come si fa?) che i due stilisti pubblicizzano fra le pagine di tutti i quotidiani da un mesetto a questa parte.

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