È la fine dell’anno e come ogni fine dell’anno è arrivato il momento di assegnare la massima onorificenza malvestita, il Pisella Award: da oggi e fino al trentuno dicembre potete votare per l’elezione del Re (della Regina) delle very important malvestite scegliendo il vostro preferito tra i minchioni in nomination nel gruppone qua sotto, la crème della crème dei minchioni malvestiti che si sono distinti in idiozia e ridicolaggine e follia negli ultimi dodici mesi. Ecco a voi le nomination e le motivazioni del Pisella Award 2009:

1) Noemi Letizia, perché anche solo l’ombra del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi, ormai, basta che ti si posi sulla testa per un po’, anche solo il sospetto dell’ombra del suo cazzetto, e puoi arrivare ovunque, ai filmi e alle fiscio e alle serate e alla politica, a fare soldi sempre e comunque pure se non sai fare un cazzo - sai fare quella dove si poggia l’ombra di un cazzo
2) Daniela Santanchè perché se uno è così stronzo e bifolco e razzista che il PdL non gli basta - e la Lega non va, perché sei terrone - nessun problema, c’è l’alleato fantoccio aspira-voti che riempie i pomeriggi Mediaset con le performance di lotta e di sofferenza con tanto di intrigo internazionale e scontri corpo a corpo con mussulmani jihadisti drogati di raggi gamma che mulinano cartelli stradali divelti
3) Lady Gaga perché si mette le palandrane asimmetriche con la gobba finta e le maschere-casco sbrilluccicanti e lo scotch da elettricista a croce sui capezzoli e i calzini appallottolati nel perizoma (per alimentare la leggenda del pene a scomparsa) e si fa le acconciature come Marina Berlusconi quando era una paninara ventenne e riesce a fare della musica strampalata che tutto sommato le somiglia pure, ed è brava
4) Morgan perché è il frontman coglione che esiste al solo scopo di far scompisciare i subumani analfabeti che da casa si danno di gomito “che cazzo ha detto? che cazzo ha detto? me fa troppo tajà, nun se capisce un cazzo! è un grande!”, è il Richard Benson della televisione italiana, il pagliaccio gonfio triste e allucinato da linciare sghignazzando a colpi di polletti surgelati, e funziona alla grandissima perché lui invece no, non l’ha ancora capito
5) Jovanotti perché ai suoi caratteristici ormai ventennali ruttini rancidi di sentimentalismo naïf e liste della spesa di pensierini stupidi si è aggiunta la instant-beneficenza di uno spettacolino mediocrissimo che ha riunito intorno a una orrenda B-side muffita il peggio dei cantantucoli italiani low cost, e perché ha scarabocchiato Mozart bambino che si toglie la parruccona incipriata e sotto chi c’è, c’è Jovanotti, perché l’emozzzione e la fantasia e il sogno e l’anima e il - ora mi butto dalla finestra
6) Federico Moccia perché è il nostro Michael Jackson, un mostro solo e depresso e incompreso che vorrebbe tanto essere qualcos’altro, una snella conturbante pischelletta che si fa ingroppare dal virilone superfigo mezzo uomo e mezzo cavallo, e invece Dyo crudele l’ha rinchiuso in una prigione di goffo indesiderabile flaccidume, ma si può ancora sognare - coi film! coi libri! - centinaia di piccoli bburinetti adolescenti in motocicletta che rombano da veri maschi e squinziette troie che gridolinano eccitate, tutti quanti a giocare sulla cima del suo pancione nudo e peloso

7) Alfonso Signorini perché col tocco dello spasimante viscidissimo che distorce qualsiasi cosa nel delirio dell’adorazione leccaculo più spudorata ci racconta le fiabesche avventure private del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi e della sua stupenda armoniosa famigliuola - è il tocco di una casalinga intrippata che si trovi improvvisamente a sceneggiare il suo personaggio da soap opera preferito, non resiste e si bagna le mutandine - e allora ecco che nello sforzo iperbolico di celebrare l’amato, Silvio Berlusconi diventa Pericle l’uomo perfetto che tutte le donne desiderano, gli uomini rispettano, è ammirato da tutti ed è bello da fare invidia - uops, le mutandine
8) Robert Pattinson perché le occhiatacce misteriose “in su di sottecchi” che sperimenta da quando era ancora in fasce si sono dimostrate adattissime al personaggio del vampiro che è bello bello bello in modo assurdo e c’ha i capelli che gli stanno da Dyo pure quando ci piove sopra e c’ha la voce “vellutata” e la calligrafia sexy e salva la vita alle pischellette facendosi rimbalzare sul petto le automobili impazzite e inoltre, quando guida la sua, di automobile (che è un razzo col motore a curvatura), è un adorabile sborone fascinosissimo di quelli che ti si incollano dietro in autostrada lampeggiando assatanati
9) Giovanni Allevi perché la grandinata di merda durissima che gli si è abbattuta contro da tutte le parti non è riuscita minimamente a scalfire le sue certezze megalomani e anzi, gli ha confermato che il mondo è pieno di invidiosi parrucconi insensibili e malvagi che vogliono ostacolare l’avvento della musica nuova e difficile e rivoluzionaria, ma lui se ne fa un baffo perché ai concerti è sold out di bimbominkia entusiasti che gli fanno i complimenti e anche Dyo è dalla sua parte - come se questo volesse dire qualcosa: Dyo è un bimbominkia
10) Marina Berlusconi perché poverina fa tenerezza vedere gratificato (Ambrogino d’oro al nulla) uno sgorbietto mediocre che per tutta la vita ha sofferto il prototipo malato di figaggine promosso dal priapismo paterno, il prototipo della zoccolona televisiva, e lo sgorbietto c’ha provato coi vestitazzi attillati e le pere finte sul corpicino anoressico e il suo strano faccione da ranocchia con le labbra appaperate e gli occhioni tiratissimi ma non c’è niente da fare, dev’essere dura essere la figlia cessa di uno così, che se non fossi sua figlia ti prenderebbe per il culo - e che se non fossi sua figlia in Mediaset altro che boss senza scrupoli, forse forse potevi farci la concorrente del Grande Fratello che tutti dicono “ma sì dai, il travestito è quella”
11) il futuro Falco Briatore perché le oscure cantilenanti quartine di Nostradamus non valgono un accidente, piuttosto la terribile certissima previsione della fine del mondo è rintoccata dalle note dello spermatozoo allegrotto di Flavio Briatore che fischietta i Beach Boys e feconda scodinzolante l’ovulo di Elisabetta Gregoraci (”guarda amò! la prima ecografia! e quello che è? er pisello o er tanga? me sa che è er tanga! er tanga amò! già c’ha er tanga! c’ha er tanga come er papino suo!”)
12) Mickey Rourke perché la sua sincera trucidissima grandezza al sapore di Tavernello e gorgonzola andato a male annichilisce qualsiasi altro vipparolo concorrente che abbia trascorso due intere giornate a farsi sistemare il mascarpone light sui capelli in stile trasandato-clochard dal parrucchiere di Rodeo Drive, e perché questo qui è stato l’anno della tragica dipartita - Loky RIP 1990 2009 - e ogni volta che Mickey si infila una mano nella patta sbottonata per sistemarsi il cagnetto mosca tra le palle, che fitta dolorosissima che sente nel cuore, il cagnetto mosca tra le palle non c’è più
di Betty Moore, 14 dicembre 2009
Categoria: liturgia malvestita, very important malvestite
La Gregoraci e la Palombelli, Pierdudy e Briatore, Ligabue e Laura Chiatti, Capossela e la D’Addario, la Cucinotta madrina e poi Simona Ventura e Marta Marzotto, che meraviglia!, che inconfondibile squallore!, questa edizione dei Telegatti l’hanno anticipata di un bel po’ - certo mancano ancora le due stelle più luminose, una che è impegnata a farsi un 740 con le lucertole ai giardinetti e l’altra che è in panne a pochi chilometri al largo dell’Adriatico, ma va be’, sono sicura che per la seconda metà del malvacarpet si faranno vive tutte e due,

La madrina Maria Grazia Cucinotta - ovvero: vent’anni di monotona anonima inconcludenza pagano eccome - si è studiata il ruolo per giorni e giorni davanti allo specchio e si vede, sfoggia con disinvoltura un’unica posa a ripetizione, la posa della diva alticcia con la lombalgia, piegata in due colle tettone ballonzolanti in primo piano e le labbrone sfinterizzate che sparano dappertutto PTCIU’ PTCIU’ (variante lido: riempire di bacetti la scarpa 45 e 1/2)(divertente e sensualissima mossetta post-lombalgia: risistemarsi le tettone nello strizzaseno),

Pierdudy e the Brain (da leggere secondo il motivetto Pierdudy and the Brain, Pierdudy and the Brain, papparaparà) si scambiano lovvose tenerezze con una casta cautela che sembra quasi disgusto, chissà, io non ci credo, sono sicura che the Brain, almeno lei, è innamoratissima (perché insomma un uomo così, un milionario tappetto palestrato mascelluto levigato e fonato a puntino - “Che muscoli!”, sbrodola Signorini - se ne trovano soltanto nella finzione dei manichini manzi da soap opera - non si può che amarlo); quell’altra coppietta, Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci, vanno alla grande come sempre: lui con le ciabattine del mago pancione e il doppiopetto spalancato sull’orrida massa di pieghe informi e gelatinose che dalle tettine gli arriva su su fino al mento, e lei che è lei, lo sapete, cioè il nulla - con una paresi facciale;
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Se dovessi scegliere un incipit paurosissimo per una profezia di sventura e cataclismi e devastazione, mi sa che non mi riuscirebbe di trovare qualcosa più appropriato di

si legge? C’è scritto “da una intuizione di Elisabetta Gregoraci Briatore”, nella versione inglese “the vision of Elisabetta Gregoraci Briatore”, dove l’intuizione sarebbe - ricostruisco il fugace scintillio dell’intuizione così come deve aver preso forma nella testa della Gregoraci - “io vestire io vestito vestiti io io vestire vestire vestiti vestire ehilà un cagnolino ahahahahahahahahahahahah uhm [cupamente, ndB] cagnolino”; intuizione che, successivamente intellegibilizzata dal suo esegeta e agente-spremi-denaro, fa così: “come ogni inetta bambolona perdigiorno squallidamente vipparola ho deciso di tirar su qualche soldo con la marcaccia usa-e-getta di abbigliamento, facciamo che io sono la stilista, cioè mettiamo la mia firma sui perizomi da bagno e decoriamoli con uno zaffirone mille carati davanti sulla patata, così si vede che c’ho il raffinato gusto artistico - e c’è pure il doppio senso malizioso che la patata è preziosa come uno zaffirone, se la vuoi dammi uno zaffirone!, ahahahahahahaahah ehilà un cagnolino uhm [sempre cupamente, ndB] cagnolino”; poi però in effetti, a ripensarci, i perizomi vagino-zaffirati li ha già firmati Valeria Marini, accidenti!, e allora cosa, ma certo!, che carini, perché no, vestiamo gli gnometti! - e subito il progetto s’è concretizzato, ecco gli schizzi preparatori eseguiti personalmente da Elisabetta Gregoraci (clic per vederli più grossi),
di Betty Moore, 6 luglio 2009
Categoria: alta moda, infanzia perduta, very important malvestite
E mentre poco lontano, in spiaggia, un succinto riccastro informe e sovrappeso (coi tre bottoncini superstiti della camicetta rosa in procinto di esplodergli sull’ombelico) se ne stava passeggiando teneramente assieme alla sbarbina analfabeta e alla migliore amica e confidente di lei, il cagnetto Ely Seconda, poco più in là, sul tappeto rosso, si consumavano i soliti sconvolgenti spettacoli di esibizionismo malvestito: c’era il mostriciattolo vipparolo numero uno, Paris Hilton, che c’è sempre ed è dappertutto, ok, sempre se stessa, demenzialissima, e non si meriterebbe l’apertura d’un malvacarpet, di norma, non fosse che stavolta era accompagnata dal boytoy più parishiltonizzato di tutta la sua infinita collezione di boytoy, guardatelo qua sotto come si scoliosizza agevolmente la spina dorsale per disporsi perpendicolare all’inclinazione assurda di lei, riesce persino a rimanere così, scoliosizzato e perpendicolare, e a baciarla contorcendosi e allungando il collo, uno sforzo sovrumano! - lei piuttosto, galvanizzata dalle capacità inclinatorie del boytoy, si spinge troppo in là e crolla (un colpo di vento improvviso, chi lo sa - oppure il vecchio al mare, il giorno prima, che ha tentato in tutti i modi d’addrizzarla e le ha scombussolato il baricentro), anche se poi si rimette in sesto e op!, ci fa la splendida, su una gamba sola (ultima foto a destra: cliccandoci su s’apre più grande - come tutte le altre foto, del resto).

cioè i bambini sonnambuli, la ranocchia ustionata, la testa di Silvio vista di profilo, la foto del neonato dal chirurgo estetico, la benedizione papale portatile, Cicci e le bomboniere di plexiglas, l’università brianzola, la merenda con Silvia Toffanin e Ilary Blasi - e poi la sorpresona fantastica che non v’aspettate, non posso scrivervela qua nel sottotitolo sennò ve la rovino
Io Chi non me l’ero mai comprato e devo dire che non m’aspettavo granché, le solite cretinerie lessate televisivo-vipparole (senza contare l’eccezionalità sboronetta del mega-servizio matrimoniale - padronale), ma poi invece dentro c’ho trovato una cosa talmente inaspettata e meravigliosa, be’, quasi quasi mi fa venire voglia di liquidare subito con un “’sti cazzi” Marina Berlusconi e compagnia per buttarmi direttamente su quell’altra meraviglia là, però no, ok, c’avete ragione, mi trattengo, vediamo prima di spendere due parole a proposito della rana mascelluta anoressica che si sposa col cripto-gay, magari vi interessa.
Allora, dunque, potete vederli nella selezione di immagini qua sopra (e sotto), sono i pezzi forti del matrimonio di Marina Berlusconi: i bimbetti dall’aria sveglia (quello boccoluto, in particolare, ha preso un tragico mix dell’intensità sonnambolica degli occhietti a mezz’asta materni e paterni) fotografati in posa arrogantella con le gambe larghe da piccoli boss coi testicoli troppo grossi; il nipotino piccolissimo (figlio di Barbara) che c’ha i tratti del faccino uguali spiccicati a quelli pneumatici della nonna Veronica Lario (guardate là che zigomi rotondetti! e le labbrotte piene e sporgenti! guardate Veronica come digrigna studiandoselo con invidia - al chirurgo la prossima volta gli porta la foto del bamboccio); il vestito Dolce e Gabbana della ranocchia mascelluta, dotato di manicotti garzoidali da ricovero grandi ustionati e balconcino di sacchetti grinzosi per simulare un’ombra di prugnette secche per incontinenti (leggi: tette);
la testa di Silvio Berlusconi vista di profilo - io non l’avevo mai vista così, voi? - che mi fa venire il dubbio si tratti non d’un classico trapianto (oltre all’evidente spennarellata marrone, dico) ma proprio d’una coltivazione biologica di muffa e/o di una qualche strana mucilla e/o alga geneticamente modificata (sul pattino, al mare, mi ci rimaneva sempre una roba così sui pedali, molle e viscidina, di quel colore); Marina e il marito che cantano “Soledad, la canzone con la quale si sono innamorati” come due piccioncini bburinetti durante un’esterna defilippiana; le raffinatissime “bomboniere di plexiglas con orchidea”; gli invitati famosoni che è tutta gente potentissima e super-influente in modo inversamente proporzionale al proprio corredo intellettivo e culturale (sessantenni rifattone che si fanno chiamare “Cicci”, per dire); la testa di Paolo Berlusconi, che invece i capelli li acconcia come i giocatori neri di basket fighetti, quelli che si fanno le file di treccine appiccicate sulla testa, lui invece ogni filetto è un singolo capello, opportunamente unto; “la benedizione del Papa agli sposi, portata da Gianni Letta” (cioè ma in che senso, che è, un oggetto, com’è che si fa a portarsela dietro?); la pubblicità alla “Università del Pensiero liberale di Lesmo, voluta da Silvio Berlusconi e arredata da artigiani della Brianza“, verso la quale (sapete cos’è, no?) sono andati “tutti in visita, dopo pranzo” (e sai che due scatole, ad ammirare l’arredamento brianzolo, che bellezza!); e l’epilogo, una luna di miele travolgente:
Maurizio e Marina sono partiti per Londra, per una luna di miele di tre giorni, che hanno iniziato cercando un ristorante italiano per gustare dei tagliolini
(qui secondo me c’è un errore di stampa: volevano scrivere “tovagliolini”) e poi (dopo una nottata di sesso selvaggio)
il lunedì, tè delle cinque very british con due amiche d’eccezione: Silvia Toffanin e Ilary Blasi
Proprio niente male, lo so, ma aspettate di vedere quell’altra cosa meravigliosa che vi dicevo. Scorro poche pagine appena e cosa non mi trovo davanti - allacciate le cinture - “NATALE CHEZ CAVALLI”, ben sei paginazze tutte dedicate agli addobbi natalizi in casa di Roberto Cavalli. Ci credereste? Non mi vengono le parole per descrivervelo, dateci un’occhiata - questo è il salotto (“il living” lo chiamano loro):
vi manca il fiato, eh?, m’è successo lo stesso: tutto un diluvio di pellicciume e maculato sui divani trapuntati con le nappine e sulle poltrone ghepardate, l’albero al contrario che pende dal soffitto coi cornetti dorati che sembrano dildo giganteschi, tre misteriose pallettone rosse, l’orrendo orsacchiottone di velluto, il crocifisso ligneo e le anticaglie da esposizione (nella stanza accanto, se ci sbirciate, s’intravvede una lunga e minacciosa zanna d’elefante); e poi la tavolata del cenone, e la cameretta della figliuola, i due caminetti e l’albero di famiglia, tutti riuniti assieme,
un incredibile confusione di candelabri, chincaglierie metalliche d’ogni genere, una misteriosa pallettona rossa (ancora!), gabbiette coi pappagalli esotici, candele e cornucopie, gli orsi rapper coi catenoni al collo, la moquette alta venti centimetri da cui spuntano delle isolate radure zebrate, il caminetto monumentale incorniciato tematizzato bburin-fantasy cogli unicorni e le palle di cristallo (l’altro caminetto, quello più piccolo, tempestato di cornetti-dildo rosso fuoco); e poi sopratutto lui, il magico Roberto Cavalli in piedi sulla scaletta che svetta più in alto di tutti, tenendo saldo tra le braccia il suo primo e inseparabile compagno di vita, il suo migliore amico e braccio destro - chi altri? - his humble creative assistant, Cubo Leopardato.
Può mica reggere il paragone, Marina Berlusconi. Forse forse, piuttosto, il servizio sulla casa londinese di Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore, ecco, fosse stato un tantino più nutrito, forse - perché una foto soltanto dei cuscini da divano con le loro faccione stampate sopra, be’, non è poi molto - questi due sì che avrebbero potuto reggere il paragone. Come dite? Qualche altra succosa cretineria vipparola: ne volete ancora? Uhm, un altro paio e poi basta: la rubrica della posta (”del cuore”) di Carlo Rossella, con la foto di lui che legge accigliato la biografia di Churchill e c’ha il tavolino in primo piano zeppo di libri io-la-so-lunga (ovviamente intonsi, alcuni mi sa pure incellofanati) e scrive “Confessa tutto a Lucy davanti a Tommaso. Che scena alla Almodóvar! Vorrei esserci, ma starò a Sharm el-Sheikh“; la notiziona del secolo, Dolce e Gabbano che firmano la maglia rosa del prossimo Giro d’Italia, ma proprio letteralmente, ci piazzano il marchio sul colletto e via, fatta (prendono dei soldi per questa cosa, vero?); e infine Ainett Stephens che difende Berlusconi per la storia di Obama abbronzato, che inutili paturnie!, era solo una battutina innocente e non c’è da prendersela, anzi, a lei gli amici la chiamano “negra favolosa”, non è un “simpatico nomignolo”?, e poi in fondo, ehi ma che c’entra, (dice all’intervistatore) “se le dicessi bianco non credo che lei si offenderebbe”.
di Betty Moore, 18 dicembre 2008
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini, very important malvestite