E mentre poco lontano, in spiaggia, un succinto riccastro informe e sovrappeso (coi tre bottoncini superstiti della camicetta rosa in procinto di esplodergli sull’ombelico) se ne stava passeggiando teneramente assieme alla sbarbina analfabeta e alla migliore amica e confidente di lei, il cagnetto Ely Seconda, poco più in là, sul tappeto rosso, si consumavano i soliti sconvolgenti spettacoli di esibizionismo malvestito: c’era il mostriciattolo vipparolo numero uno, Paris Hilton, che c’è sempre ed è dappertutto, ok, sempre se stessa, demenzialissima, e non si meriterebbe l’apertura d’un malvacarpet, di norma, non fosse che stavolta era accompagnata dal boytoy più parishiltonizzato di tutta la sua infinita collezione di boytoy, guardatelo qua sotto come si scoliosizza agevolmente la spina dorsale per disporsi perpendicolare all’inclinazione assurda di lei, riesce persino a rimanere così, scoliosizzato e perpendicolare, e a baciarla contorcendosi e allungando il collo, uno sforzo sovrumano! – lei piuttosto, galvanizzata dalle capacità inclinatorie del boytoy, si spinge troppo in là e crolla (un colpo di vento improvviso, chi lo sa – oppure il vecchio al mare, il giorno prima, che ha tentato in tutti i modi d’addrizzarla e le ha scombussolato il baricentro), anche se poi si rimette in sesto e op!, ci fa la splendida, su una gamba sola (ultima foto a destra: cliccandoci su s’apre più grande – come tutte le altre foto, del resto).

cioè Mickey Rourke col cagnetto mosca sulla cima dell’Empire State Building a digerire il frappè di peperonata e Friskies, il Ginocchio di Beyoncé, Giorgio Armani e lo spezzatino di vinile, Robert Downey Jr. e le ventiquattrore dal parrucchiere per far finta di non essere mai stati dal parrucchiere, la canotta di Renée Zellweger, Angelina Jolie è Gesù e Jennifer Lopez è la Vegine Maria; inoltre, Tom Cruise che viaggia nel tempo
Mickey Rourke è un bizzarro catafalco unto e scombussolato ma adorabile e persino commovente, un mostro brutto e zozzo che se ne sta sempre lì da una parte col sorrisone gonfio sotto agli occhialoni grossi da sciura e al ciuffo intinto nello slimer, coi completini del cazzo da sincero supersfigatone “ma chi è questo? da dove spunta?” e l’aria sperduta di quello sbronzo improbabile e fuori luogo che dichiara candidamente d’essersi aggrappato alla amicizia muta e un po’ infantile di quel microbo orecchiuto del suo cagnetto mosca, come King Kong con la biondina mentre scappa disperato solo contro tutti – oh accidenti, ma dai, che sublime poemetto di morte e resurrezione nell’era del mentecattismo hollywoodiano!, si può mica non adorarlo uno così, e chi se ne frega se è uguale spiccicato alla salma di Andrea Roncato rimessa apposto per l’esposizione funebre dal chirurgo estetico di Donatella Versace, non importa se c’ha le babbucce di vellutino rosso alla Ratzinger o il catenone da motociclo sulla cintura blu elettrica, il foulard di chiffon che gli spunta dal taschino e lo strano sciarpino ricoperto di placche luccicose, anzi, vi dirò, a me piace così.
Prendete agli antipodi uno stronzetto perfettamente azzimato da ragazzino originaluccio e scapellato con la barbetta sfatta ad arte, Robert Downey Junior, la camicia aperta e le scarpe da ginnastica combinate al vestito elegante (scarpe stra-rialzate, ovviamente, ché altrimenti va giù giù al livello della fidanzata nana nel sacco della spazzatura), un farlocco e scontato quadretto me-so’-appena-svegliato-quanto-so’-figo che sbiadisce e si sgretola tutto davanti a un monumento di vero e personalissimo disordine caciarone come Mickey Rourke (“burp!”, singhiozza rigurgitando il frappè alla peperonata e biscottini Friskies che si sono spartiti lui e il cagnetto mosca per colazione), che ci permette così di far risaltare ancora di più in tutta la loro minuscola e ridicolissima pretenziosità questi stupidi personaggini che spavoneggiano ganzetti la loro calcolata banalità.
E comunque, ok, andiamo nel vivo del malvacarpet. Volete sapere il peggio del peggio? Non c’è stata gara, Renée Zellweger ha sbaragliato tutti: è un idea insuperabile, la canottiera della salute coperta da uno strato di tulle scuro trasparente, che gli dà quel colorito giallognolo-sudaticcio tipico della canotta usata dopo una dura giornata di lavoro al cantiere; non male anche la gonnellona stretta stretta sulle cosce che s’allarga in basso (non dev’essere facile camminarci, muovendo la gamba solo dal ginocchio in giù, a passettini piccoli e saltellanti come i bassotti) e non male anche l’apparato di gioiellume crociato da cavaliere templare. C’hanno provato a offrire un minimo di competizione: Maggie Gyllenhaal, con tunica spaccata lateralmente da maîtresse del ristorante/bordello-sul-retro cinese, una orrenda maculatura ghepardo inacidito 3D (forse una precoce crisi leopardata di mezza età: nella fase peggiore, tra l’altro, quella delle tonalità ardite – di solito significa menopausa) e gli orecchini sullo stile batacchio in bronzo d’una villa ottocentesca; Jennifer Lopez, che ha riciclato la scenografia dorata del presepe super-bburino di casa sua (quello dove c’era una sua action figure al posto della Vergine Maria), notate l’espressione facciale botoxizzata con labbra e occhi sempre identicamente socchiusi (qui e qui) e la posizione wannabe-magra col busto sparato all’indentro da gallina confezionata sul bancone del supermercato; Heidi Klum, un’altra riciclatrice, ha usato la carta da pacchi del regalo di natale, ornata con un enorme cavolo verza OGM (incrociato con una rosa), le unghie in pendant (il suo unico colpettino di genio malvestito) con quelle del marito Seal.
Ah ma che stupida, quasi quasi mi stavo dimenticando Melissa George (nella fila più su di fotografie, a destra), forse l’unica che s’è avvicinata un pochino alla orridità della canotta zellwegeriana: una creazione idiotissima di Giorgio Armani, cosa v’aspettavate? il Made in Italy all’estero è più rispettato che mai – e ci credo! – colata monocroma d’azzurrone con spezzatino di vinili intorno alla scollatura. Brad Pitt e Angelina Jolie, invece, hanno messo in scena per l’occasione la lotta senza quartiere del Bene contro il Male, guardateli nella foto qua sopra, lui si è mascherato da pappone diabolico e tentatore (“e daje, lo vedi quel negretto? annamo a menarlo”) mentre lei invece sta facendo Gesù, con questo suo aspetto semplice e disadorno da anima angelica e incorruttibile (“no, diavolo tentatore, adottiamolo e poi meniamolo”), del resto lo sappiamo da tempo, noi, che la loro ambizione è quella. Poi c’erano Eva Longoria bloccata dentro una struttura rigida saldata coi chiodi sul tappeto rosso, all’interno della quale è stata calata ignuda con una gru della Playmobil; Cameron Diaz che sfoggia uno strano coso cucito insensatamente col fiocco e i bottoncini laterali, e una borsetta catarifrangente con la cascatona di pendagli Swarovski; Eva Mendes in bianco che c’ha la cinturona colossale che a prima vista sembra stia tenendo sul braccio una specie di ingombrante asciugamanone; e poi c’è lui, che non manca mai, il pezzo forte di ogni serio malvacarpet che si rispetti, lui, il Ginocchio di Beyoncé, opportunamente arieggiato dallo spacco – e guardate lei come ammicca compiaciuta (cliccate sulla foto del Ginocchio, s’apre tutta intera), impegnata com’è a contrarre il muscolo per rendere il Ginocchio ancora più imponente e bitorzoluto.
p.s. u-uh, la mamma di Tom Cruise! agghiacciante, è il figlio tra duecento anni, incartapecorito e grondante mosciume (secondo me è una fantascientifica macchinazione top secret di Scientology: non è la mamma, è proprio Tom Cruise venuto dal futuro). sapete a chi somiglia? lo dico ai fan di quella meraviglia divertentissima che è 30 Rock: a Kenneth somiglia, e mica poco!
Ci credereste che non abbiamo mai dedicato un malvacarpet agli Emmy Awards, incredibile no?, e scommetto che morivate dalla voglia. E’ un eventone di prima grandezza che merita la nostra attenzione per un sacco di buoni motivi, ve ne dico tre, primo (1) perché è utilissimo come guida rapida se vuoi farti una lista delle cose da mettere in download (e però occhio, se sperate di guadagnarvici qualche vincente argomento di conversazione – qualcosa voglio dire che poi, una volta buttato là, vi permetta di esercitare la mossa Finish Him! del sopracciglietto biasimevole “ma come, non l’hai mai visto?” – attenzione allora, funziona solo a guardarsi le puntate una per una in tempo reale o quasi, funziona al meglio nella settimana subito successiva al pilota; con la prima stagione finita e forse persino già doppiata e a un passo dalla prima serata dopo striscia la notizia, allora no, non funziona), secondo (2) perché a paragonarlo con la cosa italiana che più gli si avvicina, i Telegatti (sì lo so che non sono reali, lo so che sono soltanto un virus del Matrix: ma che c’entra, mica basterà a consolarvi?), fa venir voglia di prendere su tutto e d’andare a vivere piuttosto in un paese di quelli che c’hanno una televisione (più modesta magari, ok, ma meno tristemente cialtrona) coi presentatori entusiasti che brandiscono contro i vicini di casa i dildo gommosi a forma di pugno (o al limite facciamo così, un compromesso: importiamo questa usanza qua del dildo gommoso a forma di pungo, che io c’avrei pure una mezza idea su come usarlo durante i Telegatti), terzo infine (3) perché durante la cerimonia degli Emmy siccome volevano risparmiare sui costi dei video-parodia divertenti da ficcare tra un premio e l’altro hanno pensato bene di trasmettere degli spezzoni di fiction italiane – non le hanno nemmeno doppiate, c’hanno semplicemente aggiunto le risate finte qua e là – un successone (Harvey a Bob Weinstein: “chi è quell’attore comico così brillante? mi fa ammazzare! gabriel garko? mi fa impazzire quando fa la roccia travestita da cavaliere medievale!“): e quindi, ok, malvacarpet.
Cominciamo con la più chiacchierata di tutte, Heidi Klum, che si cambiava velocissima ogni mezzo secondo e molte cose ahimè non sono riuscita a identificarle: quello a destra per dire non è un vestito vero e proprio, è la macchia indistinta bicolore catturata fortuitamente nell’istante in cui Heidi Klum passava tra l’abitone lungo color avorio con la medusa arricciata sul petto e quello metallizzato con la medusa afflosciata che le fa da tendina laterale (molto misterioso l’anellone coi brillantini appiccicati con la Pritt su uno straterello di ovatta); poi c’era il cast al completo di Desperate Housewives, su cui spiccavano l’abitino da carillon impolverato di Marcia Cross, i piedoni pippeschi di Eva Longoria (nastro di Moebius sulle tette più gonnellino di frangette piangenti) e l’esplosione del Big Bang riprodotta con perline e strassini sul coso nero di Dana Delany;
c’era Evangeline Lilly coperta coi fogli di gelatina ed Emlie de Ravin con un multistrato blu punteggiato di incrostazioni conchigliformi, c’era Julie Benz (la fidanzata di Dexter) con le tette segate in due dal bustino geometrico rigidissimo (e a proposito di tette non mancate questa stupenda creatura russmeyeriana, Christina Hendricks di Mad Men: tunicone color tappetino da biliardo, cerchietto col micro lampadario da orecchio e sandaloni multi-diamantati con l’alluce che valgheggia di buoni quarantacinque gradi – ah! e stai a guardare l’alluce!), c’era Jennifer Love Hewitt con le sue strane decorazioni a cordine longitudinali tagliuzzate, America Ferrera che si è svegliata di soprassalto in ritardissimo e non è riuscita a liberarsi dalle spire attorciglianti del lenzuolone nero (fine!), e Sandra Oh di Grey’s Anatomy che s’è ficcata in questo mucchione fittissimo di intricate pizzettature (più borsa-scatoletta rettangolare, niente di che – gli fa un baffo alla borsa-scatoletta-ventaglio di Christina DeRosa);
e poi c’erano – per la categoria immortale Non mi si fila nessuno così mi vesto da imbecille sperando che qualche gonzo ci caschi e mi faccia una foto ricordo – Phoebe Price con la sua coroncina floreale sul capellone lungo con la riga in mezzo, probabilmente una citazione della Cicciolina dei tempi belli; l’anzianotta Tori Spelling orgogliosissima d’essere riuscita finalmente a realizzare il piano che le ha impegnato gli ultimi quindici anni di vita, trovare uno straccetto di raso che pendantizzi col bavero dello smoking del fidanzato bburino di turno; il gay io-sono-pazza numero due della cerimonia, Christian Siriano (chi è? dice wiki: vincitore del reality Project Runway), con la faccetta saccentella d’ordinanza da vero stilista snob con la puzzetta sotto al naso (“uuuuh cava che scavpine ovvende povca tvoia”), la camicia ignifuga, la zip luminescente e il riportone emo-bimbominkia (uops, scivolo! ihihih che buvla!); e il gay-io-sono-pazza numero uno, tale Miss J. Alexander (chi è? dice wiki: coach per sfilate, giurato di America’s Next Top Model) col parrucchino slumacato e lo spugnone della doccia al posto del farfallino.
Con un po’ di ritardo, ma non fa niente, vediamo cos’è successo sul malvacarpet di Cannes, che di schifezzone spaventose ce n’erano a non finire: per esempio Ornella Muti in avanzatissimo stato di decomposizione [1], il capoccione enorme inscritto in un cerchio perfetto, la parruccona di bisce, gli zigomi bombati che scricchiolano gonfi a diecimila atmosfere, l’occhio storto che al chirurgo in quel momento gli è squillato il cellulare, e come se non bastasse, tiè, se ne stava là indecente a limonare davanti a tutti con una specie di vermone unto superbburinissimo (che pare sia un gioielliere di fama, Fabrice Kerhervé, ma io non ci credo: c’avesse davvero i gran soldoni avrebbe al guinzaglio qualche squinzia minorenne con le tette vere senza rattoppi al pongo – che tra l’altro occhio Ornella che ti si vede il tappo); oppure per esempio Natalie Portman, che ha dato fondo alla sua riserva di vestitini corti multistrato volantati (uno blu coi volant baldanzosetti, uno viola con cinturino, uno rossiccio supercorto), al party di Dolce e Gabbana c’aveva un golfino di monetine luccicanti e poi l’ultima sera, meravigliosa, ha voluto rendere omaggio alla ciminiera di Civitavecchia (ma non è colpa sua poveretta, secondo me è influenzata dal fidanzato mentecatto, per dire il tipo, un simpatico fricchettoncello che va in giro a fare l’originalone trasgressivo con gli occhiali penici) – non male quindi, no? Non potevamo perdercele.
E andiamo avanti. Madonna è tutta orgogliosa di farci vedere che i trattamenti ringiovanenti ai raggi gamma [2] non le hanno ancora annichilito i capezzoli e anzi ce l’ha durissimi in tiro che scoppiano di salute (c’era con lei il marito-chauffeur che la seguiva dappertutto col frigobar pieno di ghiaccioli inturgidenti), fanno capolino [3] attraverso le trasparenze di questo coso lungo fatto coi pezzettini di rullino fotografico tagliuzzato (un bel cinturozzo di pelle laccata nera, due megabottoni diamantosi sulle spalle e tendine morticiane di sbrindellature sulle maniche); Lindsay Lohan invece ha messo su un capolavoro microgonnellato di pendontizzazione, squame argento-verdoline, bordature di vetrozzi cardinalizi quadrati color melanzana e tripla banda di polivinilcloruro tipo parabrezza del motorino; c’era anche la panzetta karmica che ha preso il controllo del cadavere maculato di un’altra anzianotta wannabe-giovincella [4], Sharon Stone; e poi ovviamente sì c’era anche Paris Hilton come al solito ridotta a legnosa caricatura di se stessa (notate la postura da passerella – quella sua tipicissima da Barbie con la scoliosi – non fosse che non sa farne altre, quasi quasi avrei pensato ad una citazione del nostro header qua sopra).
E la Bellucci? Che donna incredibile: pensate che per farsi ammirare intenta nell’unica cosa che sa fare, l’animatronic della sciantosa femme fatale, ha elaborato tutta una complicatissima scenetta (una roba un po’ alla Toriyama) col marito dietro di lei che facendo finta di niente le soffiava insistentemente sulla spallina di quell’orrendo foulard che le reggeva il vestitaccio nero, alla fine la spallina scivolava giù e così i fotografi potevano immortalarla nel suo momento migliore, intanto che esprimeva fintissima sorpresa e maliziosa mmmmmmmmtudine con le sue sexy languide occhiatine da cerbiatto investito da un autotreno. Uh, poi c’era Eva Longoria (lo gnomo coi baffi travestito da stangona di cui già abbiamo detto) che ha presentato una escalation di mostruosità malvestite, dal coso azzurro davopalla (con corpetto fasciante, tette separate e mantello strascicante scapolare) alla tunicotta corta di materiale traslucido con fantasia ghiaiosa (fodera bianco latte, cintura pitonata rosa e orride tascone finte su tette e cosce) all’accrocco sobrissimo da fiera della bburinità matrimoniale con corpetto stampato di piume argentee e una infinita spiralona di tulle (immagino l’imbarazzo quando sedendosi da qualche parte la minuscola Longoria spariva gambe all’aria, completamente fagocitata dalla spiralona). E poi Gwyneth Paltrow, che s’è inventata sta storia delle scarpacce assurde attira-fotografi [5] (un paio dorate con lo zeppolone sul davanti e tacco a tronco; l’altro paio fetish nere superborchiettate); e poi ancora Marjane Satrapi, col tunicone bianco kitschissimo con megastampa di fiorelloni abbinata ai grattacielosi sandali mattonati, e con un altro tunicone nero piumato corredato da un improponibile paio di sandali oro e fucsia, mattonati pure quelli.
E concluderei coi migliori di tutti, gli imbucati: l’anziano tossicomane ingioiellato che si è messo a chiedere la carità palleggiando fuori dal cinema, il nulla cosmico nella sua veste da compiaciutissima chic prezzemolina how-to-marry-a-millionaire, la coppietta reale più triste e scalcagnata di tutti i tempi, la velina urlatrice che ha vinto Sanremo, un bollito manzone disoccupato che l’anno prossimo per un click starà là sul balcone a far saltare il pisello in un cerchio di fuoco, e poi lei, la nostra vim preferita, Elisabetta Gregoraci – che comincia a frequentare la gente giusta, i papponi del jet set internazionale, in vista del matrimonio imminente col magnate dei perizomi – e io accidenti devo ricordarmi di mettere qui accanto un conto alla rovescia, oggi ce lo metto.
[1] dal forum: Kelly scrive “avete notato il look malva-botulinico di Ornella muti a Cannes?” e SaintJ “anche il tizio che le sta accanto nella foto sembra di gommapiuma… Davvero una bella coppia!”; il parere di Idraelen “certe donne sono davvero un deterrente alla chirurgia estetica!”; e quello di Pina Bellato “patetico siparietto della donna col fidanzato ggggiovane e focoso che si fa trasportare dalla passione e se lo pomicia in piena croisette… disgustoso… Lei vestita come una cubista sfatta… lui è praticamente il fratello gemello di Mario Merola”
[2] sempre dal forum, spettacolare scambio di battute con chiusura geniale di Mattia: “ma madonna poteva trovare anche 5 minuti per passare dal parrucchiere… se c’è una cosa che non mi piace per niente delle donne è la ricrescita dei capelli.. quella righetta scura in mezzo alla testa bionda..” (Cri) “Vuoi dire come Alessandra Mussolini, Donatella Versace ed Elena Santarelli? Le donne sarei mora mediterranea ma bionda so’ più fica e chissene se ho i baffi da carabiniere e le sopracciglia da Cristo si è fermato a Eboli?” (Siminsen) “la ricrescita della Ciccone è finta. non vedi com’è assolutamente perfetta e tracciata col righello? lo fa per far credere di non avere capelli bianchi” (Mattia)
[3] a proposito di capezzolume, menzione d’onore per Petra Nemcova e Sarah Marshall
[4] eh sì, come dice Siminsen, “invecchiare ed essere americane è una mistura incompatibile con l’essere umane”
[5] e ha fatto scuola! ma siccome quelle scarpacce là sono imbattibili, c’è Rose McGowan furbissima che si è rotta una gamba apposta per mettersi l’ingessatura bionica
Forse ve lo ricordate dall’anno scorso, il Costume Institute Gala è questa festona esclusivissima a cui viene invitato solo chi sta simpatico ad Anna Wintour, la scheletrica bacucca regina della nullificanza cretino-fashionara: è lei che decide se sei abbastanza stilosamente coatto, dall’alto del suo mostruoso vestitino armatura con simmetriche estroflessioni spiraliformi che non ho ancora deciso se sono ispirate ai tradizionali corni caprini demoniaci, oppure se fanno riferimento alle conchigliette nautilus, il che mi sembra anche più appropriato, considerata la viscida molluschità della Wintour – provateci a mettere una parrucchetta ad un paguro, toh, è lei spiccicata.
Siccome al Costume Institute c’è in corso una mostra di orrendi accrocchi deformi, una specie di rilettura valeriomariniana del tradizionale abbigliamento supereroistico, mi sembrava d’aver letto che i festaioli dovevano indossare qualcosa che ricordasse quel mondo là dei fumetti, ma invece no, delusione, solo pochissime coraggiose hanno osato malvestitizzarsi in tema, e tutte allo stesso modo poi, che barba, appiccicandosi
a casaccio una stirello-stellina capitanamerica: stirello posteriore sopraculare per Christina Ricci (bustino storto e cinturone, integralmente pendantizzata sullo stucchevole abbinamento raso rosso tulle e chiffon rosa); stirello addominale per Naomi Watts (tunicone candeggina plissettato con ali copritette e sciarpona chilometrica); stirello medaglia al valore per Tilda Swinton (fodera impolverata del divano in perfetto stile babbiona del moige); e poi va be’ la nostra gigantesca inimitabile Donatella Versace, che non ha dovuto manco faticare ad appiccicarsi lo stirello-stellina, sono vent’anni che porta su ininterrottamente il costume integrale del supereroe italiano numero uno, il Bukowski di torbellamonaca, Franco Califano.
In generale, mi pare che abbia furoreggiato il vestitone-fazzoletto fatto di un unico monocromatico chilometro quadrato di raso con spiegazzatura accroccata random: ce n’aveva uno Mary J. Blige, un coso nero annodato in vita con codone strascicoso (in più, giaciglio di paglia sul testone alla Simona Ventura e orecchinoni diamantosi a scimitarra); ce ne aveva uno Fergie, cupissimo fazzolettone monomanica con spermatina sulla spalla; e poi Allegra Versace, saccone lilla e golfino all’uncinetto sul petto anoressicamente concavo; anche la mediocrissima “papi da grande voglio fare la stilista” Stella McCartney (accompagnata da Kate Moss, con la quale fa a gara a chi c’ha la faccia ingrugnita più “london look” – leggi: scema viziatella annoiata), monofazzolettone ceruleo con spacco e fioccone amebico; e Venus Williams, classicissimo involucro cioccolatinesco marroncino-dorato (che pendantizza con la borsetta lingotto) e ciclopico megamantellone rosso toreador (ah, uh, forse una citazione kryptoniana?).
Niente male nemmeno lo stile arlecchinesco di opposta concezione, brandelli di tessuto che non c’entrano nulla l’uno con l’altro combinati secondo uno schema ottenuto lanciando i dadi del risiko: a tal proposito s’è distinta un’altra mediocrissima “papi da grande voglio fare la valletta” (“amore mio sei alta un metro e venti, che ne dici piuttosto della stilista?”), Margherita Missoni, campanone a strisce marroncine raso/lustrinate con tendina mantovana sulle tette e collanone piatto mosaicato; e guardate Mischa Barton, firmata appunto dalla Missoni (che talento visionario, che follia pendontizzante!), gonna lunga corsa dei sacchi color biscotto plasmon, corpetto scagazzato bianco e nero con pseudopodi che colano schifidi verso il basso, due ammassi medusiformi fanghigliosi usati come spalline, e borsettina scrotale con braccialino di sicurezza; oppure Michelle Trachtenberg (chi è? boh), grezzissimo canottierone attillato sopra il tendone dorato che usa come gonna (ma sul serio è un tendone, davvero: ha pure usato il cordone intrecciato nappinato come cintura); e non perdetevi Kimora Lee Simmons col campionario per pennarelli, e Charlotte Gainsbourg vera fricchetton-chic io-sono-originale che se la redcarpettizza scalza tutta contenta coi sandali in mano.
Non potevano mancare i prezzemolini coniugi Beckham, Boccuccia Anale Victoria e Big Jim David, lui in smoking col farfallone gonfio ipertiroideo (è chiaramente di quelli pieni d’acqua simpatichetti che ti spruzzano), la mano elegantemente adagiata sul culo rinsecchito della moglie, lei coi capelli a banana in vestagliona da notte semitrasparente con ricami floreali sbriluccicanti e megaspacco frontale a pochi millimetri dall’area cinquantuno (leggi: pisella). E non potevano mancare le prezzemoline Gemelle Olsen: se Ashley c’ha una robetta nera piuttosto banale, con orridi oblò ovoidali sui fianchi, come sempre la migliore è Mary-Kate, che impersona il ruolo della smilza barbona senzatetto che è finita per sbaglio nel dietro le quinte di un circo e s’è fregata il tunicone e le scarpone numero cinquanta della donna colosso; e notate vi prego lo sconosciuto accompagnatore delle gemelle, che per farci il buffo originalone s’è appiccicato sul petto un foglio di carta con scritto “bang” – che insomma con quelle pantofoline perlinate, accidenti, suona alle mie orecchie come una felice premonizione.
Per concludere, non tralasciamo di riservare un pochetto di biasimo per Gisele Bundchen, col suo bustino di fasci intrecciati che le schiantano le tette dandogli una strana forma pagnottesca a sviluppo laterale; un pochetto di biasimo per Eva Mendes, peep-toe perlacee con inspiegabile plateau rosso e involucro oversize caramella per la gola già parzialmente scartato (basta tirare il pezzo di stoffa più chiaro); un pochetto per Eva Longoria, delirio di volant arricciolati; un pochetto per Scarlett Johansson, che povera disgraziata s’è messa nelle mani dei sovrani di Bburinolandia Dolce & Gabbana, e così ha rimediato un robo rigido strizzaseno (mai strizzaseno quanto quello dell’anno scorso) e un gonnellone multistrato di tulle vaporoso, tutta dorata ovunque epidermide compresa (dev’essersi spalmata qualche sostanza cancerogena che la fa luccicare tutta, o forse è semplicemente sudata, è il colorito che ti viene a traspirare Cristal); e poi alla fine soprattutto dedichiamo un ultimo speciale conato a Katie Holmes (insieme al marito rotondetto, azzimatissimo nella sua divisa bburina da testimone di nozze): è tutto il pomeriggio che mi ci scervello ma davvero non so come definire questo suo coso di plastica impermeabile (trucco spray in tinta) demenzialmente pendontizzato con le scarpine blu, proprio non saprei, mi ha messo ko.