Ho deciso di ritenere malvestito anche quel complicato e fantascientifico meccanismo che trasforma una femmina mediocre, appena carina, nana, mezza rachitica, col culotto gonfio, le gambine corte e il capoccione – una insomma che se te la trovi a fare le pulizie in albergo non te la fili di striscio (e anzi appena si volta le freghi le saponette dal carrello) – in una superdonna perfettamente proporzionata, una bellezza non comune, una bambolina da sogno con i lineamenti così sensualissimi che nessun uomo può dirle di no.
Ecco, siccome citare Jennifer Lopez ancora una volta pare brutto (appurato ormai che lei sì, era proprio nata per sistemare asciugamani), per dire, prendiamo il caso di Eva Longoria, la Gabrielle Solis di Desperate Housewives, nominata dal Maxim americano, per ben due anni di fila, malvestita più hot del pianeta, e fidanzata da un po’ con tale Tony Parker, cestista americano figaccione e sciupafemmine, di oltre trenta centimetri più alto (lei ne fa appena 1.50 e rotti).
Osservando per bene le due foto sopra, confrontandole con quelle più sopra ancora – e, soprattutto, con quella qui a fianco (cliccateci su per vederle in grande) – vediamo di definire un po’ meglio in cosa consiste questo fantascientifico meccanismo sforna-malvestite, tanto potente da trasformare un baffuto e scuro gnometto in un sex symbol planetario.
Ovviamente, è essenziale possedere adeguati strumenti, vale a dire: una troupe di ingegneri ex NASA esperti di makeup estremo (ai limiti dell’eugenetica), camera del vento (leggi: phon), french manicure, scalpellatura, stucco e (che ve lo dico a fa’) programmi d’avanguardia nel ritocco delle immagini; inoltre, è consigliabile affiancare a detti esperti un dotto sapiente di anatomia, perché possa consigliare posizioni strategiche che nascondano questo o quel difettuccio (esempio: il polpaccio mai – mai! – da poggiare per evitare l’effetto frittella, prospettive sempre dal basso per alzare e snellire, stesa su di un fianco per fare le chiappette più tonde – possibilmente sopra un materasso di quelli morbidissimi, così che parte della ciccia sprofondi nella gommapiuma). La pelle, dunque, va uniformata: niente macchioline, capillari rotti, pustole, smagliature, buccia d’arancia, vene varicose, ma un incarnato liscio e con riflessi che si stagliano nitidi (niente frastagliature testimoni di adiposità ed imperfezioni varie). Da restringere il punto vita, da asportare quella fastidiosa porzione di coscia che sporge in fuori subito sotto alla chiappa, da piallare i cuscinetti sopra al ginocchio, da assottigliare la caviglia. Muscoli contrastati (o creati dal nulla), in particolare addominali, polpaccetto e coscia. Capelli vaporosi e lucenti, una chioma di velluto da pubblicità Pantene ProV. E sul viso niente borse, occhiaie e occhi gonfi, brufoli, peletti, baffi e basette; al rogo qualsiasi accenno di pappagorgia, denti bianchi e allineati al millimetro, labbra e occhi acquosi e luccicanti.
Perché sia necessario tutto ciò – questo grande impiego di mezzi e tecnologie – prendere uno gnomo per farne una gnocca, boh, non mi è chiaro. Senza contare la difficilissima impresa di rendere la suddetta malvatrasformazione lungo infinite giornate di riprese (si trattasse di dodici foto da calendario, almeno). Potrebbe, forse, essere una bella trovata per risolvere definitivamente il problema privacy: la malvestita più hot del pianeta, quella che ancheggia maliziosa dalle televisioni di mezzo mondo, in realtà, vi somiglia solo vagamente. E il paparazzo che aspetta appollaiato sull’albero davanti casa, così, se uscite struccate insieme alla cameriera filippina, basta che vi mettete vestite uguali (ma anche no, bastano un paio di occhiali da sole), e il paparazzo è fritto.
p.s. scusate la prolungata assenza di malvestite, quelle numerate, ma c’ho lo scanner che fa le bizze. ancora poco e lo sistemo
In attesa che altri blog – più esperti in certe hollywoodiane stilosità – ne parlino, facciamo una veloce carrellata del red carpet malvestito che questa notte ha illuminato l’ultima edizione dei Golden Globes.
Cominciamo dalla sempiterna malva, regina culona Jennifer Lopez, il cui abito è evidentemente la citazione colta di un peplo da matrona romana (foto), rivisitato però in chiave porchetta-gangsta, come lasciano intuire i rotolini sottoascellari che i lacci le strizzano sulla schiena (rotolini di cui JLo si mostra giustamente fierissima), e la vertiginosa apertura laterale che apre la strada verso la tesissima e pericolosa aderenza della gonna. Senza contare la parruccona cotonata sulla nuca, i gioielli da schiava e la splendida borsetta coordinata, che sembra la scatoletta per occhiali che ti danno gratis dall’ottico.
Secondo posto in classifica per l’undergroundissima ma ormai mitica Chloe Sevigny (mitica per il pompino, eh, mica altro), che sembra appena tornata da una festa in spiaggia per uomini sovrappeso, dove ha rubato un pareo gigantesco (foto) ad uno dei partecipanti, quello che faceva l’oroscopo. Notare gli stonatissimi zatteroni da stripper, sotto, e la borsetta, anche la sua minuscola, donatale dall’ottico.
Bronzo per Beyoncé, che per farsi notare punta un po’ banalmente sulle aperture strategiche del vestito, cucito e poi lasciato incostudito in balia del vento per qualche settimana in un campo minato: scollo, schiena, e un audace spacco centrale per mostrare la mole incredibile e budinica della sua cosciona (foto). Il tessuto, giusto per non dare nell’occhio, è ricoperto come si addice alla fidanzata del rapper di concrezioni multistratificate paraboliche di lamè dorato.
Appena un gradino sotto al podio, abbiamo: Maggie Gyllenhaal che, poverina, sembra la cameriera vecchia e sfatta che ha rubato l’abito buono alla sua padrona superstar (foto), ed è disastroso il modo in cui le casca, facendole sacco sulle tettine. Al contrario, la bonissima Salma Hayek, sfoggia un lenzuolone candido matrimoniale sulle tettone nuove di zecca (già esibitissime nella pubblicità campari) e su di esse punta tutto (foto), tirandosele e spremendosele a culetto: peccato che il vestitaccio vanifichi un po’ l’impresa, spostando l’attenzione sulla sua bassa tarchiataggine, il terribile e arcinoto effetto tappo di spumante.
E come dimenticare Sienna Miller, lei, la prima vera e unica sponsor del boho-chic, anche lei come la Lopez malvestita di vecchia data (anche lei con la custodia dell’ottico – un vero benefattore), con un abito lungo composto di due parti distinte che non c’entrano nulla l’una con l’altra, di cui la superiore (foto) giurerei che è stata fatta cucendo assieme i pezzi di una qualche borsetta monogrammata. Eccezionale invece l’effetto piastrella da bagno (d’albergo quattro stelle comunque, eh) fornitoci dalla tunica azzurrina mediocrissima (e pure stirata male) di Naomi Watts, con i tipici disegni incomprensibili sparsi un po’ qua e un po’ là del gabinetto della hall, appunto (foto). Stupenda, infine, la nostra cosa-mi-metto Paris Hilton, avvolta in uno strato bruciacchiato di carta stagnola (foto).
Ultime rapide note: Felicity Huffman, che da brava casalinga pulisce il carpettazzo con uno strascico che farebbe l’invidia di molte aspiranti spose napoletane (foto). Mentre Ridge, ehm, volevo dire, Angelina Jolie, ha scelto di mettersi la tenda del salotto (foto – almeno una spolverata poteva dargliela). E non perdetevi il geniale farfallino dorato (foto) che orna la gola del grande Clint Eastwood (che con un pulsante nascosto nella tasca riesce anche a farlo ruotare); o l’incernieratura a prova di bomba munita di frappe (foto) sopra il culotto proromente dell’altra tappa in abito scuro Eva Longoria (abbinato con scarpe bianche, argh!); e scusate, cosa diavolo ci faceva Carla Signoris (foto) di Crozza Italia sul red carpet? (ah no, in realtà è Julia Louis-Dreyfuss, che cavolo, ma chi è?)
Ho lasciato volutamente per ultima fuori classifica, tre metri sopra il podio, la chissà quanto triste ex fidanzata-mamma di Justin nostro, Cameron Diaz. Che, a parte l’abito in stile morte del cigno (foto), il cui colore non si distingue tragicamente da quello della sua pelle, guardate la foto qui a sinistra: non è uguale spiccicata al Jocker di Jack Nicholson?