Fabrizio Corona il ribelle

Dalla settimana scorsa è attivo il canale Youtube di Fabrizio Corona, una cosa ufficiale che si chiama Fabrizio Corona TV: per ora non va tanto bene (due iscritti, appena un centinaio di visualizzazioni), ma dentro c’è un video molto divertente, Corona il ribelle (qua sotto) che parla del lato più oscuro, quello più duro e spietato e gangsta di Fabrizio Corona – da cosa si capisce che è un ribelle?, semplice, si capisce perché

1) si incazza a morte e sta lì lì per puntare il fucile a canne mozze contro il barista distratto che non si ricorda più se deve preparargli il caffè o il cappuccino;
2) si incazza a morte e sta lì lì per puntare il fucile a canne mozze contro le segretarie che non gli hanno cambiato la carta igienica al gabinetto – e questa è meravigliosa, devo trascriverla:

«si può sapere che cazzo fate con la carta igienica, che non c’è mai… che ogni volta che devo cagare mi devo pulire il culo come? con le mani? o coi giornali? come un [incomprensibile] povero? con tutti i soldi che ho fatto?»

3) si incazza a morte e sta lì lì per travolgere con la Bentley un vecchierello in bicicletta che attraversa lentamente (troppo lentamente cazzo! vaffanculo ti ammazzo cazzo!) la strada

La gonzo-imprenditorialità del Papponcino Rampante:
Matteo Cambi, Raffaello Follieri

Accipicchia che settimane di passione per l’Associazione Italiana Papponcini Rampanti. Raffaello Follieri prima e Matteo Cambi poi: giovani promesse di categoria spazzate via così, in un soffio. Va be’ che ormai c’abbiamo fatto l’abitudine, ogni tanto si sa cascano un paio di teste, sono cose che capitano in un settore rischioso come il loro, quello della gonzo-imprenditorialità truffaldina e facciadiculista costruita su smisurate quantità di nulla ricoperte e impreziosite da una crosticina sottile sottile di cacca al sapore di cioccolato, e quindi sì insomma, il gabbio è un imprevisto da tenere sempre in considerazione, ogni tanto uops si pesca la carta “andate in prigione direttamente e senza passare dal Via” – non c’è niente da fare, su millemila Papponcini che ci provano magari sì in parecchi finiscono per godersela qualche annetto sulla cresta dell’onda, ma ce ne sono pochissimi che riescono a cavarsela più o meno indenni fino alla pensione, fino al grado di P.A. Papponcione Anziano (e che cavolo mica è una cosa da niente, diventare uno come Flavio Briatore).

Matteo Cambi e Raffaello Follieri l’hanno capito perfettamente come funzionano le cose e wow sono stati portentosi nella pratica: le attività i luoghi e i giri più in voga nello sfoggio coatto d’arricchimento sballone, qualche P.A. cogli agganci giusti che fa da protettore e chaperon, una o più starlettine al guinzaglio da scarrozzare ai giardinetti, le gossippate copulatorie in combine sulle rivistucce parrucchieristiche, un’eccessiva sfacciata ostentazione di ricchezza e successo; e poi certo il prodotto, quel qualcosa da vendere che t’ha fruttato i milionazzi di euro, la fake-azienda di cartapesta con la nonna amministratore delegato che ti permette di vanitoseggiartela da imprenditore vincente sono-un-modello-per-i-ragazzi mi-sono-fatto-da-solo tutto-questo-me-lo-sono-meritato: il prodotto in sé ovviamente ha pochissima importanza, anzi è un fattore direi quasi trascurabile, ciò che conta è la reputazione del marchio, il mondo in cui lo si racconta – la crosticina al sapore di cioccolato! – sono le pubblicità strombazzevoli “leader nel settore” e il pierringume scatenato e il suo grado di pervasività sponsorizzante in quello stesso universo parallelo di esibizionistico squallore vipparolo.

E di certo tra la folla sgomitante di Papponcini in carriera Matteo Cambi e Raffaello Follieri fanno la loro porca figura: perché in fondo sì, sono stati degli innovatori mica da niente, unici e persino geniali, a modo loro. Matteo Cambi per cominciare, faccione ebete stempiatura ingelatinata coi rivoletti di blob che gli scorrono sulla fronte e profilo da ratto – tipico physique du rôle del corteggiatore uomini e donne respinto alla prima puntata – è stato non soltanto uno dei fondatori e dei primi protagonisti del neo-yuppismo defilippiano tutto discoteche agenzie petti depilati promozioni televisive ed escort-vallettine, ma è stato soprattutto il grand’uomo che ha partorito questa trovata della schifezzetta magliettara mono-idea (“toh, prendiamo una Fruit of the Loom qualsiasi e c’appiccichiamo sopra col ferro da stiro uno schifo di simboletto qualsiasi”), è stato il mister Hula Hoop di questa generazione finto-fashionaria di inutili t-shirt coi mostriciattoli sopra (rane zoppe e famiglia) che campano in simbiosi coi più immondi e subumani programmacci televisivi – un miracolo di idiozia attira idioti attraverso idioti – per cui tutte le oscenità malvestite che si moltiplicano a vista d’occhio su fuoriusciti realitari e tettine da calendario e comparsate buonadomenicali e spottini infra-defilippari (senza del resto alcun apparente tornaconto economico – ehi, chi se le compra? nessuno se le compra), be’, sono merito suo (e chissà che il processo per bancarotta fraudolenta in arrivo, forse, non ci sveli il trucchetto magico che c’è dietro).

Molta meno spudoratezza bburino-blingbling per Raffaello Follieri, ok, ma secondo me non c’è storia, ha dalla sua qualcosa di perversamente grandioso che non si batte. Dai, parliamo di un ex studente d’economia col testone lunare da pacioccone buono (una specie di Ricucci disintossicato e de-culettizzato) che dopo aver tentato la strada dell’industria cosmetica (pronti partenza fallita) se n’è andato negli USA facendosi passare per un ammanicatissimo potentone vaticano: seguendo alla lettera i dettami del manuale delle Giovani Marmotte Papponcine (1, se vuoi farti credere un grand’uomo di successo, raccontalo) s’è preso a scrocco l’appartamentone stratosferico e i macchinoni stratosferici e la fidanzatina stratosferica, andava cianciando dei suoi incredibili traguardi filantropico-finanziari (2, qualsiasi cosa ti chiedano, tu ripeti “leader nel settore”), s’è viscidamente slumacato qualche importante riccastro a cui inculare l’agendina coi numeri di telefono, si portava a spasso l’amichetto delle elementari omonimo del mega-cardinalone Lupp-Mannar (3, guarda i primi trenta minuti de Il distinto gentiluomo) e a colpi di smargiassate colossali tipo “diecimila bambini vaccinati in Africa” e “io il Papa lo chiamo Drugo” è riuscito a farci cascare un po’ tutti, Bill Clinton e un mucchio di altri pezzoni grossi. Una variante su scala mondiale della gonzo-imprenditorialità da Papponcino Rampante, che sostituisce alla commercializzazione rincoglionita della tivvì spazzatura la smania all’investimento facile facile e i più cretini meccanismi d’umanitarismo wannabe delle fondazioni passatempo di questo o quel Papponcione mmerigano: e non si tratta più nemmeno di magliettine paravento, di uno stupido marchietto da appiccicare qua e là, Raffaello Follieri semplicemente non vendeva un bel niente se non la sua immagine da riccastro impomatato e la sua storia di finti successoni professionali, ovviamente certificati dalle amicizie showbizzare e dalle Bentley e dall’attico grattacielaro e dalla topa figosa e dai viaggioni sugli aerei privati. Incredibile che un Papponcino Rampante così abile e truffaldinamente globalizzato sia partito da uno stortignaccolo modestissimo paesino di provincia, no? O no, anche no, considerato quel suo illustre ben più noto concittadino ad honorem: San Sòla.

and il Pisella Award 2007 goes to

Termina dunque la prima edizione del Pisella Award con un micidiale testa-a-testa in entrambe le categorie, Victoria Beckham versus Britney da una parte, Maria De Filippi versus Fabrizio Corona dall’altra. E’ stata una battaglia serratissima ricca di colpi di scena: la spuntano d’un soffio Britney per un voto soltanto e Fabrizio Corona per due. Si sono accumulati un mucchio di commenti divertenti – sullo scontro al vertice delle malva-internescional soprattutto – di cui vi propongo qui di seguito una piccola selezione (insieme alle immagini di alcune malva-candidate sconfitte – coi tradizionali malva-propositi per l’anno nuovo). E se il duemilasette vi è sembrato malvestito, vedrete, ci scommetto che il duemilaotto lo sarà mille volte di più!

pisella award 2007, il podio internationalpisella award 2007, il podio italiano

Britney Spears.
L’unica e indiscussa vincitrice del “pisella” è la Spears, non solo perché gli dà il nome, ma perché è l’unica lì in mezzo che è indecentemente e perennemente malvestitissima, senza ritegno, senza sprazzi di ravvedimento, con un’irrefrenabile tendenza a peggiorare, insomma senza che neanche una volta si possa dire “toh oggi non è tanto inguardabile”. [Hanabi] beth ditto nel 2008 si toglierà i collant contenitivi sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardSarà scontato ma è l’emblema della malva – giovane star – miliardaria senza meriti – strafatta – festaiola – che crede di essere talmente fica da potere uscire con qualsiasi straccio addosso – pessima madre – pessimo esempio – tanto stupida da sposarsi quel furbone e senza neanche l’onestà di guardarsi allo specchio e capire che no, un balletto di lap dance dopo due maternità e svariati tentativi di disintossicazione proprio non ci sta. [Tortapuffa] E’ meravigliosa, nei suoi video sembra perennemente strafatta e il suo look è quanto noi malvestite possiamo sognare, supera i confini che nessuna malvestita hai mai superato prima, crea abbinamenti che io neanche in un milione di anni sarei capace di creare. Ti stupisci, poi vedi la sua prossima mise e ti stupisci ancora di più. [Costanze] Ero molto combattuta, poi però ho visto chiaramente la Verità: BRITNEY SPEARS. Perché quest’anno è quasi riuscita a commuovermi con la sua vicenda umana. Dico quasi: dopo averci trapanato le orecchie per anni con le sue inutili canzoncine e le retine con le sue incessanti apparizioni catodiche, ora vuole anche la nostra compassione? Ma mi faccia il piacere. [CeciZ] Honoris causa… per i motivi di cui sopra ad eterno monito per le future generazioni (una specie di Pinocchio al contrario da pischella burinazza a burattino-bambola gonfiabile). [Ghismunda]

Victoria Beckham.
Si venderebbe la mamma per apparire in copertina di qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche “cucinare bene” o “pesca in mare”, una capace di fare harakiri per due etti in eccedenza, una che quando entra allo stadio si aspetta che tutta la tifoseria amica & avversaria distolga l’attenzione dalla partita che ha pagato profumatamente per vedere e si giri per vedere come Ella è vestita, una che della sua vita (no, non della sua carriera, della sua vita. kate moss pipperà qualsiasi cosa dalla colla ai calcinacci agli sporchetti sul battiscopa al riso basmati sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardMa poi, c’è differenza?) c’ha già pronti i piani quinquennali dettagliati studiati a tavolino con un pool di esperti, una che c’ha il marito che in trasferta si porta il parrucchiere personale. [SaintJust] Britney per lo meno ha le turbe psichiche a parziale giustificazione. Una che dice “David ce l’ha come il tubo di scappamento di un camion” (in riferimento alla pubblicità di Armani, in cui ha delle protuberanze sospette, per alcuni create con photosop) è veramente Malvestita! [LoTR] Meriterebbe il primo posto solo per quelle tette che sembrano due metà di noce di cocco attaccate allo sterno, per giunta su di un corpo talmente sottile che secondo me scivola attraverso le fessure tra le travi dei pavimenti di legno. [Suppish Queen] E’ orribile, nana, porta a spasso il silicone peggio impiantato sulla faccia della terra, non sa cantare, non si sa vestire… ma è riuscita non si sa come a far credere al mondo che è figa e a tenersi anche quel popò di marito! Si oscilla tra il disprezzo infinito ed una punta di ammirazione malata. [Chiara]

lapo elkann l'anno nuovo tenterà di rimanere se stesso, perché l'idiozia è un sacco stilosa non c'è dubbioParis Hilton: perché regalare al chihuahua il cellulare, il diario, gli abiti di Chanel ed un set di valigie è un vero schiaffo alla miseria. Senza contare che per lei il vero problema dell’India sono gli elefanti ubriachi. [Fa] Bai Ling perché dopo che ha sedotto jack di lost lo ha fatto pestare a sangue dai suoi cuginetti karateki: malvestita e crudele. Monica Bellucci perché l’unica parte interessante che le ho visto in venti anni di carriera, il culo, ho poi scoperto che era di una controfigura: malvestita e poco sincera. [fndldseuocclsrlgn1978am] La Loren per l’esotico cognome che sta al posto del suo; per il “ph” che sta al posto della “f” del suo nome e che “fa cussì fine”; perché è anche grazie a lei che ci scaramelliamo la nipote e la sorella, una con ricrescita nera e una rosso papavero, entrambe con bocca da murena come l’illustre parente. [Siminsen]. La Bellucci perché se ne parla a destra e a manca ma nessuno sa che film abbia fatto (è rilevante?) e chi lo sapeva l’ha rimosso – perché è monofacciale e fossilizzata nella stessa espressione in tutte le novecentocinquanta foto che circolano di lei (paura di farsi venire le rughe? paura di far trasparire – o di NON far trasparire – qualche pensiero?); perché incarna l’ultimo avamposto di quella borghesia finto-colta radicalscicche tanto Francia anni 70 che abbiamo imparato a odiare ed evitare come la peste grazie a Claude Chabrol, e che credevo estinta (purtroppo a quanto pare non lo è); perché quando la penso penso a lei e suo marito, che con un paio di amici francesi sufficientemente sciccosi, si incamminano attraverso un campo deserto verso una non identificata cena di gala in perfetto silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, e quando lei apre bocca il rumore di un aereo che passa ci occulta il suo discorso (per fortuna). [SaintJust] La Bellucci, perché se c’è una cosa che mi irrita di più di un truzzone è una truzzona che si autoconvince di essere tres-chic soltanto se parla con la boccuccia all’infuori e dà risposte riciclate da altre VIM (‘Il tuo stilista preferito?’ ‘Diorrrrr, esalta la femminilità della donnaaaaa’). [Liv] Ma perché ve la prendete tanto con la Brambilla? E’ così in gamba. Piuttosto guardate la senatrice Franca Rame con il suo lifting, il suo look e la continua promessa delle dimissioni ma sempre dopo aver dato un voto determinante sia anche quello per la guerra. [Nina]

Malvageddon #18 – Lucignolo bella vita

Ieri sera mi sono vista per la prima volta Lucignolo bella vita. Di vederne qualche pezzettino m’era già capitato, ma tutto intero dall’inizio alla fine mai, per fortuna, è una esperienza che un po’ ipnotizza, un po’ stordisce, sicuramente annoia. Sono andata a letto che ci vedevo doppio e ho pure dormito maluccio.

giampiero fiorani e costantino vitaglianoE’ una specie di sconclusionato miscuglio di lusso, banalità, coatti e troie: praticamente un viaggio infernale nella testa di Carlo Rossella su di giri. Pochi secondi di girato che vengono ripetuti e ripetuti allo sfinimento, tagliati e mixati alternativamente, per costruirci intorno minuti e minuti di servizio – è la regola: dieci secondi di Michelle Hunziker tutta sgranata che fa il bagno in sardegna (presa col teleobiettivo da civitavecchia) fanno dieci minuti di servizio (e se mancano gli argomenti, tzè, basta fare andare in loop la Hunziker che gioca in acqua col sottofondo del ballo del qua qua); Giampiero Fiorani che canta Gino Paoli, sudaticcio e con un’orrida camicetta porky pig attillata sulla panzetta (ma il colletto bianco inamidato è ben spalancato sul petto pallido e villoso, più – bonus – la bburinissima catenina con croce impigliata tra i peli), oltre a comparire in sigla (in mezzo ad un delirio di tette), fa capolino circa una dozzina di volte nel servizio specifico (immagini di repertorio – Fiorani che cerca di farci il profondo citando uno squallidissimo doppiosenso circa il dove mettere delle supposte che attribuisce al “grande maestro” Totò – battute cretinissime della giornalista sui “furbetti del quartierino”, sottolineate dall’allegra musichetta di Scott Joplin – alla fine, l’ascella inondata di Fiorani).

le tettone rifatte di francesca lodoAllo stesso modo è costruita l’intervista a Francesca Lodo, strombazzata come esclusiva eccezionale, eh, la prima volta dopo lo “scandalo della cocaina” (scandalo?): lei è tutta in bianco, canottiera evidentemente sponsorizzata da una qualche figlia di Monella Vagabonda (forse la stessa MV, chissà), truccata a cannonate, oscena, l’eyeliner marcatissimo che quasi le arriva alle orecchie e un labbro superiore spaventosamente voluminoso e informe; trenta secondi di parole a vanvera, pronunciate però con la facciona atteggiata al triste serioso corruccio di chi è vittima dell’ingiustizia (il realismo è tipico di quegli atteggiamenti da fiction pomeridiana – eh, che scuola, stanislavsky), “l’ho fatto due volte soltanto in tutta la mia vita”, e poi ovviamente tette tette tette, cos’altro (della serie: quando Dio gli fa un baffo, al chirurgo, lui sì può addirittura donare uno scopo alla tua vita); l’intervista della Simona Ventura invece neanche starei a raccontarvela, che ultimamente s’è riciclata in donna semplice senza grilli per la testa che ha finalmente capito cosa vuole dalla vita (semplicità e senzagrilliperlatestaggine perfettamente rappresentate – uff, chissà quante riunioni dall’agente ci son volute! – dai capelli tagliati sbarazzini, coi quali giochicchia apposta manco fosse una dodicenne, e dalla posizione a gambe incrociate molto easy), chissene quindi, coma profondo.

Ma insomma, se c’è una cosa davvero triste, di Lucignolo, è che vogliono farsi passare per un programma irriverente, cattivello, persino arguto – il che gli riesce forse ancor meno di quanto non riesca ai (tristi pure loro) ominidi delle Iene. Quella parte che si chiama La zanzara, pochi minuti di servizio in cui si dovrebbero punzecchiare i vip, una specie di Enrico Papi reloaded, dimostra in cosa di fatto consiste e qual è la levatura di questa irriverente cattivella e brillante impostazione: la scrittura raggiunge delle vette cosmiche di assoluta cretineria demenziale, con battutine punzecchianti del tipo Massimo Boldi affetto da lesione cerebrale multipla (sulla Colombari che si mette la crema solare, “va bene che non hai la Coscia…Curta, ma quanto spalmi?” e ancora “ora sì che Billy è felice come una Pasqua, con una Colomba…ari sdraiata al fianco” – sulla Yespica e Ferrari che vanno in moto d’acqua “l’impresa è improba, anzi, titanica, visto che poi… affondano” e anche “altro che Yespica, Aida… incespica”); e l’irriverente cattiveria si riduce a questo, degli inutili sfottò rivolti ad un paio di microscopici vipparoli scarsi ormai fuori dal giro, bella forza, bel coraggio, una ex-ex-grande fratello (Giovanna Rigato – chi?!? – la bionda svampita della sesta edizione) presa per scema (“una nuova tale fonte di saggezza sul piccolo schermo ci mancava”), e qualcosina anche su Nora Amile, la pupa (col vestitino cortissimo, “pupa… d’ora… anzi, Nora in poi, vedi di prendere meglio le misure” e anche “chi diceva che non aveva stoffa… c’aveva visto lungo”).

le tettone di diavolita melita tonioloNon solo, ci fanno anche il programma trasgressivo, quelli che non si fanno scrupoli e anzi gli piace un sacco parlare di sesso. Ed allora ecco che spunta Melita Toniolo alias Diavolita, reduce dell’ultimo Grande Fratello (terribile il bikini, sponsorizzato Puerco Espin), che interpreta un monumento vivente alla bonazza idiota disinibita, il prototipo di femmina con qualche rotella in meno che non fa altro che toccarsi le pere, mettersi in posa, scoprire la coscia, cianciare a manetta volgarità e grevissime allusioni: il tutto farcito dalla solita noiosa demenzialità, le solite noiose provocazioni da due soldi (sai che provocazione, sbaciucchiarsi il sindaco incartapecorito di Treviso), che dovrebbe forse rendere la cosa ironica e buffa, manco per niente, al contrario; c’è anche tutto il servizio sulle femmine in topless (che non so se avete notato, si son messi d’accordo, giornali e tv, a raccontarci che questa è l’Estate del Topless – boh), tutto un servizio sulle tette che si vedono in costa azzurra, “provincia di CAPEZZOLANDIA” la chiamano, mostruosa carrellata su decine e decine di tette spiaggiate e qualche significativa domandina qui e lì (“ti vergogni?” – “no”), poi il pretestuoso link al concerto di una ex-pornostar ora cosiddetta topless-dj, tale Nicky Belucci, servizio montato secondo la struttura palindroma ABCBA, per cui finisce come era iniziato, stesse immagini (due tipe orrende che si scoprono le tette), stesse parole, stesso tutto. Ormai siamo oltre le undici pm, e mi viene il dubbio d’essere io che perdo colpi.

Ah, ma infine, rullo di tamburi, l’immancabile e trasgressivissima inchiesta sul sesso, uuuh, special guest Carolina Cutolo aka Pornoromantica. E quale miglior scenario per far sembrare davvero tanto ma taaanto trasgressive le solite quattro banalità sul sesso (“come si chiama tecnicamente il sesso orale sulla donna?”), che non un gruppetto di adolescenti terroni sotto l’ombrellone (“leccata!”). Oppure, guidati dalla cronista coi rastoni (trasgression!), si va in giro per asciugamani e si chiede ai vecchini bolsi se vogliono fare lezioni di sesso, e quanto ci si diverte (ma quanto! quanto!) a vedere sti vecchietti mezzi arrostiti dal sole che farfugliano imbarazzati non si capisce bene cosa. E che trasgressione quando Porny tira fuori l’asso dalla manica, il “vibratore per il popolo”, quello che ci si può fare a casa con lo spazzolino elettrico, il pongo e un preservativo – Porny che lo mostra tutta esaltata dal proprio genio ai brufolosi terroni e loro che se lo passano l’un l’altro giustamente inorriditi. Veri brividi di vera trasgressione.

L’ultimo servizio, il Fabrizio Corona Reality Show, l’ho visto con un occhio aperto e l’altro chiuso – c’è lui che fa il bullo che sa fare le fotografie come i paparazzi suoi scagnozzi, che fa il bullo raccontando del processo e di come lui è un fenomeno mediatico, e poi tutti insieme appassionatamente lui e i fans che fanno la foto sostituendo al tradizionale “cheeeese!” il grido di battaglia “Corona non perdona!” – di lui ho scritto in questo post qui, non saprei cosa aggiungere. Basta Lucignolo.

Fabrizio Corona – Vim#12

fabrizio corona'sSe c’è uno in Italia che può sul serio rivaleggiare con le aspirazioni di lusso supermalvestito blingbling degli hippoppari gangsta americani, quelli che “lo scopo della loro vita è mettersi le otturazioni di platino e farsi lo schermo al plasma 400 pollici per vederci su e impararsi a memoria le bullate di Scarface e avere le femmine che escono sculettanti già nude e lubrificate di Cristal premendo un bottone sul bracciolo della limo” (autocitazione), questo qua è Fabrizio Corona.

Seppure certamente in chiave più terzomondista sempliciotta e outlet dolce&gabbana, è lampante e fondamentale l’apporto subculturale che ha contribuito più di ogni altro a fare di Fabrizio Corona il wannabe sgangherato che è oggi, questa venerabile tradizione di papponi impellicciati che si danno le arie da signorotti pieni di affari importanti, intoccabili e minacciosi che se fanno una puzzetta loro trema tutto il mondo di paura. Lampante mica per altro, basta dare un’occhiata alle foto del suo ufficio – e mi stupisce, in queste settimane che s’è fatto tutto un gran parlare di Fabrizio Corona (in vista anche dell’imminente temutissima apparizione a Matrix), che nessuno abbia speso due parole due sulle foto del suo ufficio (tratte dal sito del fanclub ufficiale – eh sì, c’ha il fanclub)

don fabrizio corona corleone…..il mondo è di fabrizio tony corona…..il deposito di zio fabrizio decoronis

che mi sembra compendino perfettamente lo stile del personaggio. Tony Montana e Vito Corleone che, si sa, rappresentato da un bel pezzo per gli hippoppari gangsta ingioiellati un punto di riferimento totemico, il simbolo di un arricchimento prepotente e violento che non guarda in faccia a nessuno, più volgare e primitivo uno, più sobrio e pacato l’altro, ok, ma c’è questa cosa che hanno in comune che è il motivo principale del loro iper-successone e che li rende così banalmente seduttivi: che le macchinone i tirapiedi il rubino da cento carati sul mignolino e la jacuzzi coi rubinetti d’oro siano sempre indissolubilmente legati ad un sistemino di discutibili e nebulosi cosiddetti “valori” del tipo che si trovano citati a vagonate nelle interviste a veline attori di fiction e calciatori (ma solo quelli più svegli, che usano un ventriloquo), banalità tipo famiglia, coraggio, onore, orgoglio, lealtà, Palle – “valori” che, nella migliore delle ipotesi, trovano la loro più concreta realizzazione nel nome della moglie col cuoricino al posto del puntino sulla i (se non c’ha una i, al posto della o – se non c’è manco la o, si iscriva il nome all’interno al cuoricino) tatuato sul bicipite oppure anche la faccia del figlioletto innocente tatuata da qualche altra parte, Corona ce l’ha sull’addominale, così quando si allena gli sembra che il figlioletto si accartocci (è un modo immagino per sfogare certe noiose frustrazioni casalinghe).

fabrizio corona gesù cristo dei coattiIl quadro di Zio Paperone aggiunge e rivela la dimensione più intimamente trash di Fabrizio Corona: un triste ex-valletto che scalpitava per farsi pagare le serate in discoteca, con l’anima e le capacità di un bulletto adolescente litigioso e non troppo capace, il cui cervello così infantile e naif, una volta interpellato circa il dilemma “cosa appendere dietro la poltrona di pelle umana per far capire che io sono uno che vuole avere tutto e subito” non è riuscito a partorire altro se non questo antico ricordo topoliniano: e be’, ma del resto, quanto è altrettanto se non ancora più infantile e naif (oltre che ridicolo) il servizio di foto che si è autoscattato in cella, che sembra quello di un bamboccio esaltato in cameretta davanti allo specchio, con le mutandazze elasticate dolce&gabbana (“sto dentro ma comunque mi vesto di classe”), i tre quattro chili di catenoni attorno al collo (“sto dentro ma comunque mi vesto di classe”), i tatuaggi in bella mostra (e, devo dire, appropriatissimi: mai visti di tanto orrendi), la faccia da vero duro che non si piega mai (ci scommetto che qui stava pensando a John Rambo) e che anzi rilancia e promette di farla pagare cara a tutti quanti una volta fuori e per questo si allena senza sosta (“sto dentro ma comunque c’ho i muscoli”), il tutto ovviamente sempre in mutande, al massimo in calzini se proprio fa freddo.

E questo suo saltuario scimmiottare l’abbigliamento da manager di ferro, coi capelli lunghi sempre tiratissimi all’indietro ludicidissimi e impiastricciati: un’idea tipica della soap-opera di più infima categoria, che se un personaggio fa il business man (senza scrupoli), allora ci deve avere i capelli tiratissimi all’indietro lucidissimi e impiastricciati; e poi il completo, ovviamente, gessato come gli affaristi quelli veri ma di raso, che vuol dire ok, sono un affarista di quelli veri ma anche uno che ci bada ad essere appariscente e di tendenza, e poi ovviamente il sigaro, che ti dà quell’aria più adulta e vissuta, non si fuma se non per finta ma si fa vedere sempre in mano, non c’è manager senza sigaro, si sa (oltre che nelle soap, ora che ci penso, pure su topolino ci sono i fumetto-manager che si azzimano così – oh, Corona da piccolino doveva averci l’abbonamento).

fabrizio corona regala mutandeIo lo so che lui adesso si sente come Tony Montana alla fine del film quando gli hanno dichiarato guerra ed è solo contro tutti, e sogna poverino di uscirsene fuori dal suo ufficio con il fucilone spara-granate e così Bam! Bam! sogna di accoppare in un mare di sangue un mucchio di colombiani, ma no, temo che tutta sta storia finirà in modo molto meno divertente: una causa qui, una là, giusto per sparare nel mucchio a casaccio e far mostra della giusta dose di minacciosa prepotenza (povera cara Simona Ventura), ancora qualche dozzina di mutande firmate Corona’s gettate dal balcone di casa sua, le interviste con gli scandaletti e le accuse sempre più piccine-picciò ad altri poveri disgraziati come lui, e poi basta, tutto qui – ci farà pure un sacco di soldi, Fabrizio Corona (bravo!), ma se posso dargli un consiglio spassionato: io mio figlio a fargli fare da babysitter da Lele Mora, be’, come dire, piuttosto lo manderei a fare camping a Neverland.