(ovvero: come ci si fa pubblicità facendo finta di saper fare qualcosa di cui non si sa quasi niente, e vantarsene)
Quel merdone secco che è Sanremo, cioè il tempio della Musica In Televisione (dove “Musica” è scritto a penna su un post-it appiccicato malamente sopra la parola “Flatulenza” [1]), è capace di segnare un nuovo picco di tristezza anche così, dopo mesi e mesi, retroattivamente: c’avete fatto caso, forse, che durante le performance del vincitore Marco Carta (Non-sono-gay-sennò-le-bimbominkia-non-mi-comprano-il-cd) e della vincitrice Arisa (Faccio-l’imbranata-puffa-quattrocchia-sennò-mi-si-vede-attraverso [2]) l’orchestra era diretta da una vistosa giovinetta, una certa Federica Fornabaio, ventiquattro anni,
la più giovane direttrice d’orchestra sanremese di tutti i tempi
che sarebbe la capellona tutta in tiro che c’è nel video che ho montato qua accanto: potete ammirarla scuotersi mollemente, fare strani gesti tipo nuoto subacqueo (fase di annegamento), disegnare in aria le casette e le nuvole e il sole che sorride, dare una sfogliatina al Cioè nascosto nello spartito e poi salutare gli amici dietro le quinte, entusiasta, il tutto lontano anni luce dall’attenzione degli orchestrali, ovviamente, che se ne andavano tranquilli per i fattacci loro. Una roba così scomposta, goffa, così imbarazzante che se lo magna, al Giovanni Allevi direttore d’orchestra (ché lui, almeno, si dimena da tarantolato: fa ridere [3]). Io me l’ero già chiesto allora, chi cavolo fosse e che cavolo ci facesse là questa tipetta totalmente incapace – qualche giorno fa l’ho capito:
Si cimenterà a breve in prima persona nell’avventura discografica con il suo primo cd, solo pianoforte
E guarda caso sarà prodotta dalla Warner, come Marco Carta e come Arisa – e guarda caso, toh, il suo produttore (Bruno Santori [4]) quest’anno era uno dei capoccia musicali di Sanremo. E pensate, adesso che spuntano qua e là, sulle solite rivistacce, i primi articoletti che celebrano il suo prossimo debutto, scopro che il “maestro” (come la chiamavano a Sanremo) non è neppure diplomata in conservatorio (ci sta provando – ma, siccome non si sa mai, mette le mani avanti: “il diploma non fa il musicista” [5]). In questo suo disco “sarò in veste di compositrice e pianista” e c’è da averci strizza, eccome, potete sentirne qualche assaggio sul suo MySpace: lei dice Sakamoto ed Einaudi, ma si capisce subito che la sua fonte d’ispirazione sono le più modeste soundtrack di E.R. Medici in prima linea quando muoiono le vecchiette.
La sua partecipazione sanremese rappresenta un terrificante (già ben consolidato) upgrade della solita frenesia riempitiva della televisione-discarica, dominata da branchi di pantegane viscidissime (gli agenti, i produttori) che sbavano per questo o quello spazietto di visibilità pubblicitaria dove infilare i propri sacchettini di spazzatura marcescente (i loro mediocrissimi protetti in rampa di lancio – già lanciati, o da rilanciare), così che pure quei ruoli in cui sarebbe utile – che dico: necessario – sapere cosa stai facendo, averci un minimo di dimestichezza e conoscenza della materia, niente, sono buoni (buonissimi! perché dopo puoi anche bullartene) per piazzare la belloccia che non sa fare quasi niente (ma col dischetto d’accatto già pronto) – in fondo c’hanno gioco facile, perché insomma, non ci si può scandalizzare per l’orchestrina là del minchiafestival, no?, se la stessa cosa succede coi troioni candidati alle elezioni, che è peggio (detto con la voce di Arisa-puffa-quattrocchia).
[1] devo averlo detto un miliardo di volte ma va be’, lo ripeto: mi fa pena chi prende sul serio questa cosa che sembra musica ma musica non è, questa volgare e scadente imitazione costruita in quattro e quattr’otto che si vede in televisione, spesso infiocchettata di grassi proclami e strombazzamenti E’ tornata la Musica! la Musica finalmente! rinasce la Musica! la nuova Musica!, ma con la musica non c’entra niente, è soltanto un’operazione di scopiazzatura e maquillage discount che serve a sedurre per una mezza sera il cattivo gusto dei subumani
[2] “complimenti al suo look e al suo stile sono stati inseriti nella giustificazione annessa al premio conferitole dalla critica”
[3] e non crederete ai vostri occhi ma lo snobba, lei, al nostro amatissimo:
“Diranno che è nata l’Allevi in gonnella?”
“Spero di no. Il mio punto di riferimento è Sakamoto. Dopo di lui stimo molto Ludovico Einaudi”
[4] bellissima la pagina Wikipedia, lunga lunga e super-apologetica, che s’è evidentemente scritto da solo – il suo più grande successo?
il brano Un sospiro (sempre più in alto…) da lui composto, che diverrà colonna sonora della celebre pubblicità della grappa Bocchino (interpretata da Mike Bongiorno)
[5] e che je frega, a parlarne non costa niente, la butta giù facilissima: “ho intenzione di diplomarmi in direzione d’orchestra piuttosto che in pianoforte”