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La mega-recensione di Amore 14 di Federico Moccia, cioè il libro che avrebbe voluto scrivere quel prete che disse “dopo lunghi anni e numerose prove e tribolazioni, sono giunto alla conclusione che non c’è niente di meglio di una biondina, sui dodici anni di età”

Federico Moccia, Amore 14Sono sicura che qualche fondato sospetto già ce l’avete per i fatti vostri, anche se un libro di Federico Moccia non ve lo siete mai letto - in fondo basta spenderci un minutino quando lo si vede fare le comparsate promozionali alla tivvì, basta sorbirsi i trailer degli agghiaccianti filmetti tratti dai suoi libri (ne abbiamo parlato insieme, ve lo ricordate?, del suo exploit alla regia) - e appunto, proprio perché il sospetto già ce l’avete, immagino sarete felici di vedervelo confermato dettagliatamente qui di seguito, avventurandovi passo passo nella mia ipertrofica mega-recensione di Amore 14 (qui sotto, cliccate il “continua a leggere”), che ci servirà dunque per dimostrare una volta per tutte che non c’è dubbio, è inequivocabile - non esistono giustificazioni del tipo “eh va be’ ma dai io li capisco sono reghezzini ignoranti e un po’ coatti” - se un essere umano di qualsiasi età censo cultura e razza è sinceramente attratto dalle cose che scrive Federico Moccia, be’, non ci sono cazzi - perché le cose che scrive Federico Moccia sono brutte, stupide e fatte male, stupidamente - quell’essere umano là dev’essere per forza un po’ stupido anche lui, perché nemmeno un comunissimo ingenuotto dodicenne, sempre che sia sano di mente e con una minima porzioncina funzionante di cervello, potrebbe sopportare lo sconclusionato guazzabuglio di idee mentecatte, il confuso dilettantismo e l’incapacità narrativa di cui sono fatti i libri di Federico Moccia.
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Federico Moccia riscrive Stanley Kubrick: un What If che farà vacillare le vostre menti (antipasto alla mega-recensione di Amore 14)

La settimana scorsa sono stata un po’ depressa e non sapevo come tirarmi su, finché a un certo punto mi è venuta questa terribile ideona omeopatica (argh!) che forse forse potevo scacciare la brutta stupidità der monno infame assumendo consapevolmente una piccola dose di quella medesima velenosa stupidità, e così ok mi sono fatta coraggio e mi ci sono buttata, ho ingoiato tutto intero l’ultimo libro di Federico Moccia, Amore 14 (come dite? che era meglio se mi buttavo sui quarzi guaritori? sui fiori di Bach? sui superdotati della foresta nera? eh lo so, c’avete ragione), e questa che segue qua sotto (qui su Youtube) è l’ormai consueta (le amate, eh? lo so che le amate) preview-trailer dell’imminente mega-recensione che scommetto non vedete l’ora di leggere, prestissimo, prima di quanto speriate

(consideratelo un riscaldamento di routine, Moccia: poi ci tocca il libro di Morgan, wow!, e quella sì che sarà una specialissima prelibatezza, vero distillato di idiozia per palati sopraffini)

Scusa ma ti chiamo stronzo

Ok sono giorni che sto esagerando con le youtubbate, è vero, ma questa sul serio non potevo mancarla. Grazie ad una segnalazione di Belle vengo a conoscenza di Scusa ma ti chiamo amore, tratto dall’”imperdibile” romanzo omonimo e diretto dallo stesso Federico Moccia: protagonisti Raoul Guardarmi negli occhi è come guardare un furby Bova e l’esordiente Michela Sono uscita da un libro di principesse in cui facevo la scema del villaggio Quattrociocche (no ma secondo me dev’essere la figlia del gommista di Moccia - Quattrociocche in realtà è un nome d’arte ispirato alla carrozzeria del padre, Da Gigetto er Quattrorote). Ah e poi c’è il figlio di Vasco Rossi, Davide classe 86, che c’ha un carrierone davanti che secondo me chi lo sa dove può arrivare, sicuramente farà molto discutere vedrete la sua interpretazione nel prossimo impegnatissimo Albakiara con la K (non è uno scherzo - protagonista Raz Degan - non è uno scherzo! [*]).

Il trailer qua sopra ve lo siete visto? Allora c’è la vociona narrante che sembra uscita da una pubblicità di smacchiatori per pavimenti che ci introduce con un paio di statistichette alla Cioè nell’universo parallelo della mente mocciana (che funziona così: dovete immaginarvi che Federico Moccia è un cinquantenne con la mente di un dodicenne bburino un po’ ritardato che cerca di immaginare come vanno le cose dei bburinetti più grandi - già coi tredicenni è un disastro poveraccio), c’è il gruppo di pischellette estroverse e disinibite “sesso sesso sesso” (a diciassette anni si è già una donna “serena e tranquilla”, dice Moccia, l’unico scopo della tua vita è scopare come una matta - tradotto), c’è il gruppo di maschioni trentenni in carriera che pensano solo ai mignottoni biondi che ciucciano “i bananini” (che diavolo è un bananino?), ci sono le canzoni e il concertone degli Zero Assoluto (Q.I.) che si sa ai pischelletti bburini gli piacciono un sacco, c’è la sfida Raoul Bova (il trentenne dal cuore puro) versus Davide Rossi (l’hippopparo manesco e fattone) e c’è la storia d’amore ovviamente proibita e piena d’ostacoli che inizia con uno scontro fortuito KissMeLicia e si risolverà in un bell’amplesso sulla spiaggia di torvajanica (”è la tua prima volta mio giovanissimo amore?” “seeee cor cazzo, vie’ qua!”).

Non è stupendo? A me Moccia fa venire in mente quei racconti di fantascienza dove c’è il protagonista che sta costruendo la macchina del tempo ed è devastato dal dilemma morale, il classico “sarebbe giusto tornare indietro per uccidere il dittatore sanguinario?” Boh, secondo me sì.

[*] ah e poi, giusto per aggiungere inverosimiglianza all’inverosimiglianza: è prodotto dalla Kappafilm - e comunque, be’, date un’occhiata alla sinossi, è un delirio mai visto di luoghi comuni sulla gggioventù di oggi ispirato ai servizi scandalizzati di studio aperto e tg4: dal backstage, pare, trarranno pure un reality show, argh

Ponte Malvio

Dichiarazioni d’amore, pure quelle, possono presentarsi in forme così enfatiche e coatte, così inutilmente plateali ed esibizioniste, che non si può esitare un momento nel farne una nuova categoria di super malvestitismi.

Quando si tratta di un ingenuo ragazzotto che, spray alla mano, verga sul muro fuori casa della sua bella “te amo jennifer me stai a spezza er core”, allora ok, passi pure. Idem per la serenata con ukulele e repertorio di Gigi D’Alessio (be’, qui ti meriteresti una incudine dritta sulla testa, ma va be’, che tenero).

ho voglia del lucchietto cosmopolitanMalvestitissimi e anche un po’ inquietanti, invece, sono le dichiarazioni di questo genere qui, così coatte ed enfatiche, che avvengono per emulazione, in serie, perché oh, l’ha fatto quello là al cinema. Parlo ovviamente dell’effetto che hanno, su molte piccole malvestite in erba, i racconti sgangherati di Federico Moccia. Lui, che ha dei grossissimi difetti d’immaginazione, è più forte di lui, in ogni cosa che scrive ce ne deve ficcare almeno una, di queste dichiarazioni d’amore malvestite. Non gli bastano le ridicole imbarazzanti panzane che dicono e fanno i suoi personaggi, roba talmente scollegata dal mondo che sembra di vedere uno strano e mentecatto film di fantascienza (sapete: un’ucronia), no, lui se non ci mette la dichiarazione fatta coi lucchetti a Ponte Milvio (”per sempre? per sempre”), o quella del primo film con la scrittona sempre su Ponte Milvio (”io e te tre metri sopra il cielo”), e adesso questa ultima con le foto tessera di Scamarcio e Laura Chiatti ingrandite di venti metri per cento e stese su di un fianco dell’isola tiberina (un’opera di una imponenza tale, che in confronto le Linee di Nazca ci fanno un baffo).

Un povero ragazzetto che non gira con la moto turbo e non fa l’autore televisivo (perché l’ha raccomandato papà) e non ha gli occhi né il monociglio di Scamarcio, è ovvio, non potrà mai replicare la straordinaria meraviglia della foto tessera gigante. E gli tocca dunque accontentarsi del lucchetto sul lampione di Ponte Malvio. E se ti vergogni a comprarne uno dal ferramenta, o forse non sai neanche cos’è un ferramenta, non ci sei mai entrato, non hai la più pallida idea di dove si vendano lucchetti, ok no problem, ci pensa il sempre miticissimo Cosmopolitan. Allegato al numero di questo mese, tadàn!, un bel lucchetto già pronto e di due colori diversiho voglia del lucchietto cosmopolitan, da scegliere, alla modica cifra di 4.90 euro. Piccolino, che puoi usarlo come ciondolo! E - colpo di genio - con l’acronimo del film HVDT bello impresso sopra da una parte e dall’altra. Che però non si capisce: com’è che fa, da tradizione, il povero ragazzo che acquista il lucchetto ciondolo e vuole andarlo a ficcare là a Ponte Malvio, o anche solo per tenerselo al collo, come fa a scriverci il nome suo e della sua bella, e la data del giorno della lucchettatura, com’è che fa, con quell’acronimo fastidiosissimo di mezzo? Boh, che fregatura.

Una cosa economicissima e per tutti, invece, è il sottofondo di Tiziano Ferro: quello è facile, basta scaricarselo da internet, portarsi a Ponte Malvio un walkman (ok: un ipod), e fare una cuffietta per uno.