Federico Moccia, Scusa ma ti voglio sposare

Questa settimana allora niente Twilight, va be’, ma in compenso ci facciamo tutto un Federico Moccia, che non è male, e poi la settimana prossima recuperiamo con due puntatone sui vampiri mona – ok? ok!

Questo ultimo libro di Federico Moccia, che è la sceneggiatura del suo prossimo film, Scusa ma ti voglio sposare, sarebbe il sequel di quell’altro suo libro, Scusa ma ti chiamo stronzo – e il sommario della mega-recensione fa così:

1) la roccia a forma di cazzo
2) la cameretta per gli ospiti di Michael Jackson
3) gli scherzoni col kukident
4) l’assistente del prof spaccia
5) come si masturba un letterato
6) marchio di fabbrica: il Vecchiettismo
7) Civitavecchia capitale della gioventù ribelle
8) la gattara pazza coi capelli in fiamme
9) i leoni che si accoppiano selvaggiamente
10) il famoso giubbotto in pelle di New York
11) ho un pennarellone nel cervello
12) la torta rustica e il coltello-stereo
13) Vanity Fair, Fabio Fazio e il cane Edmund
14) sputtanare Vinicio Capossela
15) sei davvero giovane dentro? il test
16) tutto è bene eccetera, la panzetta la prossima volta

- racconta il seguito delle avventure amorose di Alex il pedofilo quarantenne e di Niki la svampitella diciottenne, che dopo essersi ritirati in solitudine per mesi e mesi (tra un libro e l’altro) su una magica isoletta deserta (nutrendosi di bacche e umori genitali, dormendo nel faro abbandonato – che è ovviamente la rappresentazione del fallo triste ma accogliente di Federico Moccia), un vero “angolo di paradiso”,

dare il nome a ogni angolo di spiaggia, dalle pozze naturali agli alberi, alle rocce agli scogli. “Ma sì, quello è lo scoglio elefante!” Solo per la strana curva simile a un buffo orecchio. “E quello invece lo scoglio luna, e quello lo scoglio gatto… E quello lo riconosci?
“No, cos’è?”
“E’ lo scoglio sesso”

a un certo punto decidono di tornarsene alla civiltà, a Roma, al lavoro lui e allo studio lei; Alex compra un appartamento per tutti e due, che sono ormai ufficialmente fidanzati, e per essere sicuro che Niki ci stia a proprio agio – dice lui, ma va be’, in realtà per garantire ancora un minimo di lasciva pruriginosità alle sue brame pedofile – le prepara la sorpresona, una cameretta che è identica spiccicata a quella che Niki c’ha a casa dei suoi genitori, identica in tutto e per tutto coi peluche e le tendine rosa e i cuscinetti pizzettosi e i poster bimbominkia e tutte le varie altre cosine da ragazzina tenerella (scopriamo per l’appunto che Alex, da espertone pedofilo, aveva a suo tempo fotografato nel dettaglio, di nascosto, ogni particolare della cameretta di lei), la cosa lo eccita da matti,

“Siamo in camera tua… Ma non c’è pericolo che entrino i tuoi! E’ perfetta. Adrenalina… ma al sicuro!

A parte questo, però, nonostante siano fidanzati da pochi mesi, c’hanno già gli atteggiamenti stanchi e ripetitivi d’una coppietta muffita di vecchissima data – c’hanno pure i ricordini soprammobili delle “fughe” all’estero sopra la televisione in salotto, le tazzine souvenir,

“Ma, amore! Sono quelle che abbiamo preso nella nostra prima fuga a Parigi

si preoccupano l’uno della salute dell’altra,

“Senti, non bere troppo caffè, che poi la sera non dormi”

e prima d’andare a nanna si danno alla pazza gioia, gli spassosissimi scherzoni col kukident,

lavarsi i denti ridendo, facendo la schiuma, cercando di parlare senza farsi capire, bofonchiando contro lo spazzolino

Niki si iscrive all’università, a lettere – e Federico Moccia, nel descrivere quello strano mondo là, deviante, pericolosissimo, pieno zeppo di trotskisti drogati, ci regala qualche pezzettino di pura meravigliosa idiozia: per dire, vediamo, durante la lezione in aula magna, col professore che spiega, te ne stai seduto tranquillo a prendere appunti e be’, all’improvviso può capitare che ti si avvicini un tipo del genere,

“Capo? Capo?”
Ha un giubbotto militare, capelli lunghi un po’ mossi, rasta. Sorride. “Scusa, capo, non te volevo spaventa’… Che, vuoi del fumo? Hashish, marijuana, ecstasy, coca, c’ho tutto…

e poi occupazioni e manifestazioni e contestazioni ogni giorno, tutta colpa dei comunisti lavativi,

“Anche oggi! Che palle. C’era una lezione fichissima di Letterature comparate. Quando c’è qualcosa di interessante…”

gli studenti che protestano del resto sono soltanto fantocci, si sa, degli imbecilletti che non ne sanno niente,

“E’ sempre così… Qualcosa muove gli studenti, o comunque gruppi importanti della nostra società, per far sembrare fragile l’intero sistema [...] Sai se chiedi a quei ragazzi dell’Onda il perché delle loro manifestazioni quanti ti sanno dire qualcosa di sensato?”

e durante le occupazioni cazzeggiano con la musicaccia underground,

Renato Materia, il giovane e aitante artista di Sinistra. S’impadronì del microfono a filo poggiato sulla cattedra e inizia subito a rappare

ci sono anche gli scontri tra gruppi di studenti, quelli più estremisti contro quelli meno estremisti – Renato Materia, per esempio, in molti lo considerano “uno schiavo del sistema” e lo fischiano così,

“Buffone, bugiardo, falso artista di Sinistra!”

è proprio tutta l’università italiana che è marcia, c’ha ragione Moccia, i cervelli quelli che funzionano per davvero devono arrangiarsi alla meno peggio, ce ne dà un esempio perfettamente rappresentativo,

“Uno spogliarellista pazzesco con un fisico da urlo, i capelli lunghissimi neri, scuro di pelle e bello da morire [...] due lauree, in astrofisica e in ingegneria aerospaziale, ha scritto vari testi anche su riviste straniere e solo per mantenersi fa lo spogliarellista.”
“Perché in Italia non ci sono borse di studio nelle sue discipline. Ma vi rendete conto?”
“Che tristezza…”

Per fortuna che Niki frequenta gente di un certo livello, tutti studentelli krumiri raffinatissimi di buona famiglia che vogliono soltanto studiare e studiare (dice uno: “Io mi sono iscritto a Lettere solo perché ho voglia di studiare”), e tra loro si fanno certi discorsoni intrisi di letterarietà, u-uh, sentite,

“Scusa ma fai Lettere e ti masturbi?!”
“Minimo minimo pensa a Nicole Kidman…”
Barbara non capisce. “Che c’entra?”
“Be’, ha interpretato Virginia Woolf ed è una bella gnocca”

oppure, ancora, sentite qua che progressione strepitosa, tutto nel giro di pochissime battute,
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A come Antimateria, cioè Barbara Berlusconi matrona del cellofan, Federico Moccia araldo della stupidità universale, la famiglia Convintony, Donatella Versace che forse non esiste, Veltroni poeta del nonsense e “il nuovo” Lapo Elkann orgoglio di Maria Latella, va be’

copertina di A con Barbara BerlusconiQuel pirla di Babbo Natale mi ha portato una copia dell’ultimo A e mi ha lasciato un biglietto d’auguri tutto pieno di giulivi campanellini dove c’è scritto “dai! dai! facci un bel post sull’intervista a Barbara Berlusconi!”, e io dico, insomma, a parte il fatto che avevo chiesto in regalo di rendere la famiglia Berlusconi fertile per i secoli a venire come un monterozzo brullo nel deserto del Gobi e qui in copertina dice “Il 2009 mi regalerà un altro figlio” (e accidenti! sono peggio dei ricci, peggio dei piccioni!), a parte questo, insomma, mi sarebbe più agevole scrivere qualcosa a proposito d’un pezzo di carbone o anche soltanto di una calza vuota, piuttosto che di una qualsiasi cosetta venga fuori dalle pagine di un inconsistente e piatto insipidume rivistacciaro sul genere di A, da cui è faticoso anche solo estrarre qualche minuscola pepita di mentecattaggine da sfottere per divertirsi un po’, una pena davvero (c’è scritto in copertina: “Noi ci crediamo: Speciale oroscopo uraniano” – uraniano, avete capito bene!), mi viene un brividino d’abbiocco al solo pensiero di parlarvene (è diretto da Maria Latella! un settimanale diretto da Maria Latella! e si sono dimenticati di darmi il caschetto-parrucchino in allegato!), se lo faccio oggi è in via del tutto eccezionale, ed esclusivamente perché dentro questo numero di A che mi ha portato Babbo Natale c’ho trovato una piccola cosa abbastanza buffa che dovreste sapere, e ve la dico subito qua di seguito (tutto il resto è di contorno – perché se non la faccio troppo lunga, lo sapete, non sono contenta – saltate pure liberamente)(ah ma no, aspettate: la cosa della famiglia Muti guardatevela)(e anche quella di Donatella Versace)(oh insomma, tutto, tanto che ci mettete?, leggetevelo tutto).
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La mega-recensione di Amore 14 di Federico Moccia

cioè il libro che avrebbe voluto scrivere quel prete che disse “dopo lunghi anni e numerose prove e tribolazioni, sono giunto alla conclusione che non c’è niente di meglio di una biondina, sui dodici anni di età”

Federico Moccia, Amore 14Sono sicura che qualche fondato sospetto già ce l’avete per i fatti vostri, anche se un libro di Federico Moccia non ve lo siete mai letto – in fondo basta spenderci un minutino quando lo si vede fare le comparsate promozionali alla tivvì, basta sorbirsi i trailer degli agghiaccianti filmetti tratti dai suoi libri (ne abbiamo parlato insieme, ve lo ricordate?, del suo exploit alla regia) – e appunto, proprio perché il sospetto già ce l’avete, immagino sarete felici di vedervelo confermato dettagliatamente qui di seguito, avventurandovi passo passo nella mia ipertrofica mega-recensione di Amore 14 (qui sotto, cliccate il “continua a leggere”), che ci servirà dunque per dimostrare una volta per tutte che non c’è dubbio, è inequivocabile – non esistono giustificazioni del tipo “eh va be’ ma dai io li capisco sono reghezzini ignoranti e un po’ coatti” – se un essere umano di qualsiasi età censo cultura e razza è sinceramente attratto dalle cose che scrive Federico Moccia, be’, non ci sono cazzi – perché le cose che scrive Federico Moccia sono brutte, stupide e fatte male, stupidamente - quell’essere umano là dev’essere per forza un po’ stupido anche lui, perché nemmeno un comunissimo ingenuotto dodicenne, sempre che sia sano di mente e con una minima porzioncina funzionante di cervello, potrebbe sopportare lo sconclusionato guazzabuglio di idee mentecatte, il confuso dilettantismo e l’incapacità narrativa di cui sono fatti i libri di Federico Moccia.
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Federico Moccia riscrive Stanley Kubrick: un What If che farà vacillare le vostre menti (antipasto alla mega-recensione di Amore 14)

La settimana scorsa sono stata un po’ depressa e non sapevo come tirarmi su, finché a un certo punto mi è venuta questa terribile ideona omeopatica (argh!) che forse forse potevo scacciare la brutta stupidità der monno infame assumendo consapevolmente una piccola dose di quella medesima velenosa stupidità, e così ok mi sono fatta coraggio e mi ci sono buttata, ho ingoiato tutto intero l’ultimo libro di Federico Moccia, Amore 14 (come dite? che era meglio se mi buttavo sui quarzi guaritori? sui fiori di Bach? sui superdotati della foresta nera? eh lo so, c’avete ragione), e questa che segue qua sotto è l’ormai consueta (le amate, eh? lo so che le amate) preview-trailer dell’imminente mega-recensione che scommetto non vedete l’ora di leggere, prestissimo, prima di quanto speriate

(consideratelo un riscaldamento di routine, Moccia: poi ci tocca il libro di Morgan, wow!, e quella sì che sarà una specialissima prelibatezza, vero distillato di idiozia per palati sopraffini)

Scusa ma ti chiamo stronzo

Ok sono giorni che sto esagerando con le youtubbate, è vero, ma questa sul serio non potevo mancarla. Grazie ad una segnalazione di Belle vengo a conoscenza di Scusa ma ti chiamo amore, tratto dall’”imperdibile” romanzo omonimo e diretto dallo stesso Federico Moccia: protagonisti Raoul Guardarmi negli occhi è come guardare un furby Bova e l’esordiente Michela Sono uscita da un libro di principesse in cui facevo la scema del villaggio Quattrociocche (no ma secondo me dev’essere la figlia del gommista di Moccia – Quattrociocche in realtà è un nome d’arte ispirato alla carrozzeria del padre, Da Gigetto er Quattrorote). Ah e poi c’è il figlio di Vasco Rossi, Davide classe 86, che c’ha un carrierone davanti che secondo me chi lo sa dove può arrivare, sicuramente farà molto discutere vedrete la sua interpretazione nel prossimo impegnatissimo Albakiara con la K (non è uno scherzo – protagonista Raz Degan – non è uno scherzo! [*]).

Il trailer qua sopra ve lo siete visto? Allora c’è la vociona narrante che sembra uscita da una pubblicità di smacchiatori per pavimenti che ci introduce con un paio di statistichette alla Cioè nell’universo parallelo della mente mocciana (che funziona così: dovete immaginarvi che Federico Moccia è un cinquantenne con la mente di un dodicenne bburino un po’ ritardato che cerca di immaginare come vanno le cose dei bburinetti più grandi – già coi tredicenni è un disastro poveraccio), c’è il gruppo di pischellette estroverse e disinibite “sesso sesso sesso” (a diciassette anni si è già una donna “serena e tranquilla”, dice Moccia, l’unico scopo della tua vita è scopare come una matta – tradotto), c’è il gruppo di maschioni trentenni in carriera che pensano solo ai mignottoni biondi che ciucciano “i bananini” (che diavolo è un bananino?), ci sono le canzoni e il concertone degli Zero Assoluto (Q.I.) che si sa ai pischelletti bburini gli piacciono un sacco, c’è la sfida Raoul Bova (il trentenne dal cuore puro) versus Davide Rossi (l’hippopparo manesco e fattone) e c’è la storia d’amore ovviamente proibita e piena d’ostacoli che inizia con uno scontro fortuito KissMeLicia e si risolverà in un bell’amplesso sulla spiaggia di torvajanica (“è la tua prima volta mio giovanissimo amore?” “seeee cor cazzo, vie’ qua!”).

Non è stupendo? A me Moccia fa venire in mente quei racconti di fantascienza dove c’è il protagonista che sta costruendo la macchina del tempo ed è devastato dal dilemma morale, il classico “sarebbe giusto tornare indietro per uccidere il dittatore sanguinario?” Boh, secondo me sì.

[*] ah e poi, giusto per aggiungere inverosimiglianza all’inverosimiglianza: è prodotto dalla Kappafilm – e comunque, be’, date un’occhiata alla sinossi, è un delirio mai visto di luoghi comuni sulla gggioventù di oggi ispirato ai servizi scandalizzati di studio aperto e tg4: dal backstage, pare, trarranno pure un reality show, argh

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