Il film è uscito la settimana scorsa e mi sembra il caso di rispolverare per l’occasione il trailer quello vero che avevo preparato un anno fa, ché magari qualcuno se l’è perso, e qualcun altro magari se l’è dimenticato e si diverte a rivederlo,
(il finale tragico col Facchinetti non funziona più, come passa il tempo)
di Betty Moore, 24 novembre 2009
Categoria: allucinazioni, alta moda, very important malvestite
Guardate c’è Lapo Elkann che s’è imparato la parola “stilema” [*] e la usa al posto di “colore”, che non è granché, “stilemi” e “stilemi” e ancora “stilemi” un’intervista dietro l’altra, “abbiamo recuperato gli stilemi”: è la parolina magica che serve a rendere in trasparenza chissà quale studiatissimo lavorio creativo, estetico, di ricerca, di “recupero” - stilemizzava a più non posso durante la Vogue Fashion’s Night Out, eccolo,
e sotto “stilemi” cosa c’è, un cratere buio e profondo senza lo straccio di un’idea, la banalità e la rozzezza e il cattivo gusto di un buzzurrone subumano qualsiasi - uno come lui, per dire, che gli “stilemi” di Lapo Elkann l’ha “recuperati” da un bel pezzo (e direi meglio); l’intenzione che passa tra queste due cose, i colori e gli stilemi, cioè tra il vuoto così com’è e il vuoto che pretende di non essere vuoto, è l’intenzione che dominava del resto tutto quanto c’era in ballo quella serata lì, la Vogue Fashion’s Night Out,

con le sue capo-cariatidi benedicenti che straparlavano della “moda finalmente aperta a tutti”, della “moda che è vicina alle persone comuni”, “gli stilisti e i creativi alla portata della gente”, Franca Sozzani [**] che auspicava “un momento in cui c’è anche il cittadino… perché noi non faremo degli inviti solo a poche persone” - tutti invitati!, chiunque può fare sciòppi dove gli pare!, che “apertura” che generosità!, che straordinario spirito di ecumenismo fescionario! - è la Fashion’s Night Out: tutta la notte in giro per negozi assieme a modelle e stilisti e viggieis e frotte e frotte di wannabe cazzeggioni storditi di Bacardi Breezer e vipparoli scarsi raccogli-molliche in modalità partita del cuore,

perché ovvio, non può mancare la beneficenza sponsorizzata dal sindaco polliceverde, come no!, bastava acquistare la maglietta bianca della salute con la scritta Vogue Fashion’s Night Out - questa qua sopra con le sborratine verdi, firmata: eh, giuro! - e il venticinque percento del ricavato contribuisce all’acquisto di un albero - cioè, calcoliamo, un albero costa trecento euro, una maglietta costa trenta euro (incredibile! una maglietta della salute che costa un decimo di un albero!, “prezzo irrisorio” dicono loro, bah, dev’essere intessuta coi peli pubici di cinesi rarissimi, cinesi albini cogli occhi verdi!), per ogni maglietta venduta l’albero si becca circa sette euro, sì, quindi per fare un albero parapapà ci vogliono quaranta magliette, e quindi sottraendo, uhm, per ogni albero da trecento euro c’è Vogue, o chi per Vogue, che ci fa su novecento euro di magliette della salute, mica male!

tutti assieme “consumatori e stilisti per contribuire a rendere più bella la nostra città” e per aiutare i “lavoratori del settore”, non dimentichiamoceli, “bisogna essere consapevoli che questo settore dà lavoro a milioni di persone”, per cui “l’acquisto di un capo” non è soltanto una gioia ma anche “un atto responsabile” (sempre lei, il vampiro), bellezza e socialità ed ecologia e vipparolitudine, che meraviglia!, non bisogna vergognarsi di spender soldi per le cose di moda, mai!, neppure ad acquistare un qualche stilema - gioia e responsabilità.
[*] nella mia lista Quelli da immergere un pezzetto alla volta molto lentamente nella piscina dei piraña appena mi capita l’occasione quelli che non hanno niente da dire ma ci mettono dentro “stilema” vengono subito prima di quelli che non hanno niente da dire ma ci mettono dentro “fruizione”, staccati di pochissimo dai “multi-livello” e dai “mainstream”
[**] la bambola! la bambola! io dico procuriamocela in qualche modo e facciamola finita
E vediamo un po’ quali abominevoli delizie c’ha riservato la seconda settimana del malvacarpet veneziano, cominciamo dai pezzi forti, dai più brutti: per esempio, ecco, s’aggirava da quelle parti un bizzarro psycho cannibale horror-splatter col camice imbrattato di sangue, questo tizio qua accanto che faceva da accompagnatore a Noemi Letizia (la prossima vittima, sì? - incrociamo le dita), si chiama Massimo Emilio Gobbi, produttore cinematografico e sosia part-time di Bombolo (al festival, dice lui, per presentare il progetto di una cosa che si chiama Camorra Days - eh? cosa? boh, la solita mostruosità low-cost infarcita di wannabe vipparoli, probabilmente)(una cosa tipo Happy Days, immagino, ambientata tra i cunicoli del rione Sanità, le avventure della famiglia Canningàmmo tra piccole gioie e piccoli dolori nel controllo dello spaccio e della prostituzione);

e poi, vediamo, c’era Luca Lionello figlio di Oreste, una specie di veterano della fiscio televisiva (pensate!, era il belloccio furbo di Sposerò Simon Le Bon), che ha ampiamente giustificato il suo status di imbucato sconosciuto con un paio di ottime combinazioni io-sono-originale (le maniche delle tute anni novanta assemblate sul davanti del pigiama assemblato sul didietro di un palandrano hippie, la magliettina mimetica della Banca Centrale Europea e i pantaloni quadrettati bimbominkia);

c’erano Gabriel Garko e Laura Torrisi nella parte della coppietta di bburinoni col vestito buono della domenica, il gangsta impomatato col grugnetto spavaldino e la pupattola sexy fasciata e cotonata; c’era Elisabetta Canalis coi tacchi piramidali che funzionano da praticissimi cuneetti stabilizzanti come quelli che si usano per fermare le ruote delle macchine in discesa; c’era Simona Ventura che insiste sullo spettacolare collasso delle bitorzolute protuberanze fatte col Didò, orologiazzo dorato e maniche arrotolate da muratore; c’era Franca Sozzani che sprizzava allegria (be’, a modo suo) accanto al boyfriend rutelloide fonatissimo; c’era Omar Sharif trasformato in borsetta, c’era un capezzolo striminzito con Sara Tommasi intorno, povero capezzolo, e poi sì, giusto, c’era Valeria Marini a cui quest’anno non è stato concesso granché, appena appena una volata velocissima col motoscafo a salutare i gabbiani festanti (”ma siamo sicuri che siamo nel posto giusto? là c’è scritto Chioggia…”).

e poi cosa, ah già!, la pinna dorsale e le scarpette hovercraft di Tilda Swinton; la maschera anti-infortunistica di Tom Ford; quell’altro che s’è mascherato da pischelletto roccabbilli, Ewan McGregor (che deve aver adocchiato Camorra Days e ci scommetto, s’è messo in competizione con Giggi per il ruolo chiave del bulletto sciupafemmine Esposito J. Fonzarielli - dove la J. sta per Jennarino); la vecchia sciroccata Jane Birkin cogli abbinamenti svalvolati-trasandati alla Annie Hall (toh, avventuriera alcolista anni trenta, e toh, maglione ciclopico di nonna Yeti); e infine, giusto, Jake Gyllenhaal che rispolvera il look da mandriano gay (v. foto sopra)(tutte le foto, con un clic, s’aprono più grosse).
Siamo quasi alla fine del primo libro, penultima puntata: arriva il cattivo, altissima tensione! - ma voglio dirvi due parole sui succhiasangue quelli che c’abbiamo noi, quelli veri, perché c’è una notizia dal mondo reale che ci dimostra che ok, i nostri vampiri non saranno aitanti e ganzetti e bellissimi e fascinosi come quelli del mondo di Twilight, anzi, al contrario, i nostri vampiri di solito sono brutti e incartapecoriti e ripugnanti e viscidissimi - i nostri, sì, davvero spaventosi (pensate, non so, a Bruno Vespa) - e difettano sicuramente a prima vista in seduttività e magnetica attraenza, ok, ma non importa, perché rimediano alla grande coi superpoteri vampireschi,

considerate questa storia della regina dei vampiri Franca Sozzani che si spupazza il catafalcone rutelloide Alain Elkann, potete immaginare qualcosa di più repulsivo, di più raccapricciante - sto per dirlo, allarme rosso - della Sozzani sessuata, ignuda, della Sozzani che si riproduce non esclusivamente per mitosi, della Sozzani che ci dà dentro, della Sozzani che se ne sta stesa sul letto con quel suo parruccone di canapa ossigenata che le copre i capezzoli anoressici e ti sluma maliziosa e invitante facendo patpat sul materasso là accanto a sé, oh no, no-no, no che non potete immaginare qualcosa di peggio - sì, be’, ok, la Sozzani che ci dà dentro con la Versace, ma che c’entra, quello è un lesbo-paradosso spaziotemporale, è come tornare indietro nel tempo e incontrare se stessi, scoppia l’universo - per cui insomma volevo farvi vedere questa cosa qua, che pure i non-morti succhiasangue che esistono nella realtà, quelli come Franca Sozzani, sono capaci di far agire sulle proprie vittime, come i vampiri di Twilight (più dei vampiri di Twilight!), un qualche tremendo superpotere ipnotico-seduttivo sovrannaturale - il che lo so, fa venire i brividi
(nel caso specifico, aggiungo, c’è di che aver paura sul serio, perché visti i precedenti pastrocchi cromosomici del bamboccione mascelluto, boh, se dovessi fare un pronostico sul possibile frutto della loro unione immonda, così a occhio, pronosticherei: un chupacabra)
E a proposito di sessualità vampira, ecco, ok, torniamo alla finzione romanzesca - dove eravamo rimasti? - c’è Edward che racconta a Bella della sua vita da vampiro, le dice che c’ha cento anni (è nato nel 1901) e che in questi cento anni
non ho mai immaginato che potesse succedermi qualcosa del genere. Non credevo che avrei desiderato stare con qualcuno…
cioè in pratica le dice che è vergine, le fa capire che non l’ha mai fatto, e Bella - che non vede l’ora - si fa venire qualche dubbio
“Be’, mi trovi minimamente attraente anche in quel senso?”
lui la rassicura deciso, paterno ma maschio,
Rise e mi arruffò i capelli.
“Non sarò un essere umano, ma un uomo sì”
Bella continua ad averci qualche dubbio (è gay? c’ha il micropene? una fimosi?) e tenta di accelerare i tempi, di buttarla là, così,
Be’, mi chiedevo, in effetti, se… io e te… un giorno…
lui frena e ci fa il gradasso,
se per un secondo non facessi attenzione, potrei sfondarti il cranio con una carezza. Non ti rendi conto di quanto tu sia friabile. Non posso mai, mai permettermi di perdere il controllo, se ci sei tu. In nessun senso, mai
(il senso è il solito, mormonizzante, dell’infregolamento terreno a cui bisogna dolorosamente resistere in nome di un principio più alto, ultraterreno, e appunto il fiki fiki prematrimoniale - Edward lo dirà esplicitamente nei prossimi libri - è uno di quei peccatacci terribili che ti dannano l’anima per sempre)(al che Bella, la cui logica solitamente sghemba è acuita dal desiderio incontenibile, obietta: scusa eh ma a un vampiro, che tanto l’anima ce l’ha già dannata per sempre, che gli frega?)(risposta di Edward, indeciso, un po’ imbarazzato: ehm, uhm, sì, ok, è vero, ehm, ma se lo facciamo, ehm, ti si danna l’anima pure a te)
E comunque, dicevamo, Edward porta Bella a conoscere la sua famiglia di vampiri, i Cullen, che c’hanno una casa sperduta tra i boschi che sembra - sembra - una casa qualsiasi, ma c’ha i passaggi segreti e le protezioni supertecnologiche come la fortezza della Justice League,
con la mano sfiorò i tasti di un pannello segreto sul muro, e con uno stridio un’enorme paratia d’acciaio iniziò a sigillare la vetrata sul retro della casa.
Il dottor Cullen, che è il capo famiglia, ha trecentosessantadue anni, è nato a Londra nel diciassettesimo secolo e la prima cosa che fece, da vampiro, siccome lo sapete che i vampiri c’hanno questa loro pulsione sfrenata allo sbulleggiarsela vanitosi senza scopo (e all’epoca le automobili col turbo ancora non esistevano),
“Nuotò fino in Francia”
e anche a distanza di secoli, toh, lo sbulleggiarsela fa colpo - Bella rimane a bocca aperta,
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di Betty Moore, 28 luglio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, l'amore ai tempi delle malvestite
Uh-oh, mi stavo dimenticando che a Milano la settimana scorsa c’era una festicciola coi tramezzini offerti da Vogue Italia, un’ottima occasione per tanti microscopici vipparoli nostrani d’affollarsi alticci e ridanciani attorno alle statue di cera con le rotelle Victoria e David Beckham (che però nisba, col cavolo che posano insieme ad una qualunque smaniosa Valeria Marini - “Vigdoria! Vigdoria! You remember? I send you the tangas of my fashion line made with the salame piccante very afrodisiac and the precious rocks!” - sono stati affittati esclusivamente per farsi immortalare accanto al centenario vecchietto anoressico con la parruccona sintetica di Barbie Raperonzola, la potentissima regina della decomposizione profumata Franca Sozzani), e cosa si festeggiava? si festeggiava questa ideona che c’hanno avuto i tipi di Sky [*], il decoder imbburinito dalla firmetta dello stilista famoso.
Una fesseria low cost - minimo sforzo, nessuna fantasia - che fa leva sulla seduzione bburina per l’attufamento ornamentale, quell’idea malata cioè (che vale per mutande, borse, automobili, telefonini - tutto) secondo cui qualsiasi cosa, più viene riempita di marchietti scritte e loghini vari, meglio è; così, appunto, attraverso la semplice applicazione sul decoder Sky di centomila decalcomanie da copisteria del loghino stilistico, tadàn, ecco a voi l’esclusivissimo decoder firmato Fendi - da spacciare ovviamente in “serie limitata”, così si garantisce al bburinazzo boccalone un certo crasso sentimento di privilegiosità haute couture (”anvedi!”). Dopo Fendi ci sarà, cosa?, il decoder tempestato di Dì e di Gì, immagino - bah, chi se ne frega, lasciate perdere e fate così, se proprio vi siete stufati del decoder tutto nero o tutto bianco, toh, vi ho preparato la riproduzione di un ritrattino medievale di Franca Sozzani (cliccateci sopra: si ingrandisce un bel po’), stampatevelo e portatelo dal vostro copisteraio di fiducia, gli dite di prepararvi una dozzina di decalcomanie ed è fatta, c’avete il decoder Sky tematizzato sul Vogue valacchiano, una meraviglia - se c’avessi un decoder me lo valacchierei anch’io (oh, ehi! quasi quasi vado a valacchiarmi la radiosveglia).
[*] e non solo, quella stessa serata s’è festeggiato anche il debutto delle idiotissime t-shirt cento-euro-l’una concepite da tale Andrea Sablier (marca - boh, mai sentita - Doodski), amichetto perdigiorno del boho-perdigiorno per antonomasia Pierre Casiraghi (entrambi in look eccentrichetto finto-povero: scarpacce da ginnastica slacciate, Marlboro Lights come un qualsiasi anonimo tabagista dodicenne e giacche artisticamente sdrucite - tutto finto-povero eccetto le fidanzate, perticone topmodel biondissime e col cervello denocciolato), pensate: si tratta di magliette doubleface! con le scritte da una parte e il disegno dall’altra! così le puoi indossare da una parte ma pure dall’altra! praticamente c’hai due magliette in una! e le scritte sono in russo! oddio, mi gira la testa solo a pensarci - e vederle così, poi, col faccione spiritato di Rasputin vicino a Franca Sozzani, be’, accidenti, pure alla Sozzani se la avveleni, le spari, la picchi a bastonate e la poi butti nel fiume, niente, lei si dà una pettinata e torna come nuova
di Betty Moore, 29 gennaio 2009
Categoria: alta moda, boho chic, very important malvestite