Provate a immaginare un qualche stupefacente duello all’ultimo sangue del calibro: chi è più scaltro, l’imperatore antico romano che fa eleggere al senato il suo migliore amico cavallo [*] oppure il creAttivo bighellone milionario che per eludere i paparazzi e andarsene in missione top secret a casa della trans di fiducia parcheggia sul marciapede in divieto di sosta lo shuttle Ferrari giallo canarino che c’ha sul cofano la decalcomania delle fiamme con la scritta Lapo Rocks Saves Italy - chi è il più scaltro?

lasciamoci ispirare da quella cagatona incommentabile condotta dalla scimmia con le bretelle [**] e giochiamo a mettere in competizione i più scaltri di tutti i tempi, aizziamoli uno contro l’altro e vediamo chi vince, che ne dite?, giochiamo a scegliere chi è il supremo supersovrano senza tempo degli scaltroni italiani - e di scaltroni siamo pieni, da sempre! - si potrebbe fare che raccogliamo un due dozzine di nomi al massimo tra viventi e defunti, “italiani” (va be’, su, anche in senso molto lato, non importa), facciamo un tabellone a eliminazione diretta, li accoppiamo random e una volta a settimana votiamo per decidere le sorti di una tornata deathmatch - se vi viene in mente qualche degno scaltrone da combattimento segnalatemelo qua sotto, così ci riempiamo il tabellone.
[*] ok che non è mai successo, ma se anche fosse successo, dài, pensate mica che l’imperatore ci avrebbe guadagnato qualche chance di sconfiggere il Lapo - tzè, per favore
[**] io ne ho visto soltanto dei pezzi qua e là, il pezzo con Fiorello per esempio - un abisso di imbecillità senza fondo - e un altro pezzo ignobile in cui si diceva, sentite (da qui): “ci sono tanti politici che vengono votati ma dobbiamo ricordare che purtroppo non possiamo inserirli, però possiamo dire chi c’è tra i più votati, per nominarne alcuni in par condicio, ci sono sia Berlinguer che Mussolini, c’è Berlusconi e ci sono esponenti della destra e della sinistra”
Non c’è niente da fare: quelli che vantano un rapporto diretto, privilegiato e pieno di ricambiate smancerie con Dyo sono nella migliore delle ipotesi degli ingenui minchiabaluba privi di cervello, oppure peggio, più spesso, dei viscidi repellenti invertebrati maniaci pieni di sé; mi segnalano a tal proposito l’ennesima esternazione divinocentrica (io e GìCì siamo pappa e ciccia) di Francesco Facchinetti, che riesce a combinare mirabilmente le suddette categorie - le sue accorate rivendicazioni di fede
Sono cattolico praticante, ex-catechista. Mi danno del bacchettone. La gente ha un’idea distorta dei cattolici
le sue illuminanti specificazioni (di cui già sapevamo)
I ragazzi con cui sono cresciuto erano ciellini, ma senza gli occhialini e il dolcevita da sfigati. Avevano la cresta, ascoltavano i Ramones e andavano ai concerti punk. Puoi essere cattolico e avere i tatuaggi e le All Star
ma soprattutto il suo filo diretto con GìCì
Pregare non vuol dire solo recitare il Padre nostro, ma parlare con Gesù, in ogni momento, anche quando sei in macchina nel traffico e gli dici: “Gesù, ma che casino c’è?”
m’hanno fatto venire in mente una cosa terribile: com’è che devono esser state ulteriormente incretinite (oh, pare impossibile!) le storielle del nuovo testamento attraverso il cervello - diciamo così - di Francesco Facchinetti; e ricorrendo ad uno scrupoloso abbinamento di immagini e battute (tutte testualmente riprese dalle sue - diciamo così - canzoni) sono riuscita a produrre alcuni fermo-immagine del pensiero-neotestamentario di Francesco Facchinetti, eccoli qua di seguito (c’è GìCì che parla con Pilato; c’è GìCì che incontra Maria Maddalena; c’è l’ultima cena; c’è la flagellazione; c’è il succo del messaggio cristiano; c’è la via crucis; c’è il tradimento di Pietro; c’è quella di Non è la Rai che ha viaggiato nel tempo; c’è la crocifissione; e c’è la nascita, per concludere in bellezza):

Non è divertente lamentarsi del Festival di Sanremo, biasimarne l’anzianottismo e auspicare un restauro che ne faccia un evento finalmente aggiornato e di tendenza; sono quarant’anni che il Festival di Sanremo è tale e quale, un brutto mercatino di merdine secche, e non certo perché se ne occupano degli incompetenti imbalsamati mezzi scemi, va così perché deve andare così, perché funziona a meraviglia, così, è esattamente ciò che deve essere: la spruzzatina d’acqua che per qualche breve istante resuscita nelle merdine secche il loro caratteristico odorino puzzolente, cioè a dire un affarone, come tirar su qualche dindino dagli scarti degli scarti degli scarti che infestano i sotterranei della più scadente discografia italiana, quegli scarti che non avrebbero altrimenti alcuna chance commerciale - e in questo senso, letteralmente (il riciccìo degli avanzi indesiderati), Sanremo è sì, appunto, una specie di polpettone di merda. Detto questo, però, considerate che le merdine secche, i singoli partecipanti, nella loro patetica ridicolaggine, c’hanno spesso un inconsapevole fascino prendetemi-per-il-culo-a-sangue-vi-prego che è altissimo, clamoroso!, e allora questo sì, concediamoglielo, che è divertente.
E cominciamo dalle nuove proposte, cominciamo da Chiara Canzian (voce insignificante, musichette prefabbricate), l’ennesimo Spoohto (leggi: ex spermatozoo di un Pooh - copyright me stessa) che tenta la carriera showbusinessara. Lo sapete, il DNA Spoohto è un flagello per l’umanità intera, roba che rende allettanti certi perversi incubi di radicalismo eugenetico e sterilizzazione coatta - il potere del lato oscuro è forte oltre ogni immaginazione: non soltanto gli arzilli parrucchinati si riproducono come coniglietti Duracell color blu Viagra, c’hanno pure delle capacità raccomandatorie mica da ridere, di cui ovviamente gli Spoohti no no, non sanno niente, è tutto merito della gavetta e del loro grande talento, testimoniato del resto da un’incredibile precocità (dice Chiara Canzian sul suo MySpace):
Ad un anno ho scritto la mia prima “canzone”, una ninna nanna, non molto originale ma efficace (almeno cosi dicono!)
Era una ragazza tanto speciale, ricchissima di immaginazione (ah! le strategie giovannialleviane di auto-mitizzazione):
mi creavo dei mondi fantastici
una ragazza che ha sofferto molto, e questa sofferenza l’ha messa in musica (sottilmente),
forse anche per difendermi dal dolore per il divorzio dei miei genitori. E l’ho citato in due tre frasi del testo, però sempre in maniera sottile
di Betty Moore, 12 febbraio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite
Ci sono questi tre programmacci televisivi che sono destinati a incrociarsi ogni settimana, lo sapete, sono i reality cosiddetti “talent” che dovrebbero elevare qualche modesto sconosciuto agli onori d’un successone di qualche genere: c’è il programma condotto dalla scimmia con le bretelle (l’unica scimmia cioè che mentre le altre zompettavano intorno al monolite, incrementando la loro intelligenza, se ne stava nella caverna a leccarsi l’uccello), dove si prende un cantantucolo scarso da piano bar e gli si insegna a imitare (male) qualcun altro, già famoso, e gli si cuce addosso una canzonetta scema ingegnerizzata appositamente per far concorrenza alla suoneria del gattino emofiliaco castrato; c’è il programma che vinci se “sei te stesso”, cioè una persona molto originale e diversa e sorprendente, ogni anno ci sono persone più originali e diverse, esagerate e sorprendenti, e non manca molto che ci ritroveremo con un unico super-concorrente super-provocatorio che riunisca in sé le caratteristiche di - elenco - frocio, sessualmente operato (prima gay, adesso, lesbico, poi ancora bisessuale), cieco e sordomuto, ex rom clandestino, pupillo di Lele Mora, pilota Alitalia e attore di film porno, valletta con una sesta di reggiseno, secondo a Miss Padania, allevato in gioventù da un branco di lupi nella giungla e come se non bastasse ex maggiordomo e leccafiga di Marina Doria di Savoia; e c’è il programma dove un mucchio di sfigatelli scappati dalla scuola Radio Elettra si scannano l’uno contro l’altro indossando orrendi pigiamoni e fingendo di interessarsi ai giudizi artistici d’un gruppo di bollitoni anziani, beandosi dei favori sessuali delle quindicenni bburinette e poi, alla fine di tutto, tornandosene mesti a farsi bocciare per la quarta volta di seguito alla scuola Radio Elettra assieme al figlio di Bossi (il prossimo anno nel cast del programma anche lui, come cantautore lumbard).
Vi ho preparato questo piccolo video esplicativo, che riassume le qualità dei tre programmacci in questione - conduzione, gara, sbocchi professionali:
Se volete saperlo, io penso questo: penso che se guardi uno qualsiasi di questi tre programmacci e vieni colto da una reazione simile a quella del giornalista “sartriano” del Corriere - Paolo Di Stefano si chiama: l’avete letto quel suo articolo? leggetevelo, è una delle più comiche e sconclusionate marchette che abbia mai letto,
Nella prima mezz’ora, forte della tua incorruttibile lucidità critica, ti chiedi dove sei finito e trattieni a fatica la voglia di dartela a gambe. Poi, abbandonata la tua fiera rigidità sartriana, ti rilassi, abbassi il sopracciglio ed esibisci per un’oretta un approccio più sciolto e autoironico, tra il desiderio di capire e la condiscendenza populistica. E alla fine ti accorgi che di mezz’ora in mezz’ora ogni difesa si è a poco a poco sgretolata e le tue macerie ideologiche si sono lasciate inghiottire nel circo, non sei più un intruso ma ne fai già parte e con un ruolo che ti calza a pennello
se cioè vieni colto dalla reazione per cui ti immedesimi e t’appassioni sinceramente alla cosa, dài i voti ai partecipanti e tifi per i tuoi preferiti, discuti seriamente di chi c’ha più talento, delle classifiche e dei giudizi, dei professori (o della giuria, o del televoto) e dei battibecchi, e magari spedisci pure (bestemmia delle bestemmie!) uno o più sms per votare, be’, se vieni colto da una reazione del genere allora il tuo posto, nella scala evolutiva là sopra, te lo dico io qual è: non ti si vede perché il disegno è tutto nero, ma sei il brufolo purulento sulla gamba dell’habilis, quello gobbo; perché sì, l’unica reazione veramente sapiens sapiens davanti a uno spettacolo del genere è [*]: pochi secondi di disgusto e odio fulminei neutralizzati subitissimo da una melassa appiccicosa e stordente di noia assoluta (con qualche rarissimo picco encefalogrammatico durante certi siparietti di involontaria demenzialità: ti si socchiude brevissimamente una palpebra e bofonchi un ilare “AH!”).
[*] la reazione del giornalista sartriano - mi stavo dimenticando - s’avvicina a un altro stereotipato genere di reazione, ugualmente deprecabile, meno ingenuotto e più posticciamente intellettualizzante, quello di chi credendosi molto esperto di come va il mondo (e la televisione - “che male può fare la televisione?”), disincantato e compiaciutamente frivoletto, adora formulare con tono allegro ironico-dariabignardesco piccoli pensierini che devono suonargli parecchio arditi e anticonformisti del tipo “Maria De Filippi è un genio!”, il che significherebbe, esteso, “io sono intelligente ed è ovvio che di norma una trasmissione così mi farebbe cagare sangue, e però allo stesso tempo sono così intelligente che riconosco quanto è stata brava la De Filippi a indovinare un modo così ben funzionante per inchiappettare tutti quei bburinoni subacculturati che le sbavano dietro” - perché questo fanno i programmi così, la televisione così, puoi divertirti e sentirti ganzo quanto ti pare a elogiare le geniali strategie acchiappa-subumani di Maria De Filippi, ma i programmi così sono progettati per questo - mica per altro, e bisognerebbe magari ricordarselo, qualche volta - sono progettati per inculare i subumani
di Betty Moore, 20 gennaio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
post per veri maratoneti dell’idiozia in cui si scopre che la filmografia ufficiale di Kubrick è farlocca, che i Pooh erano considerati drogati froci comunisti, che i banchi di scuola andrebbero aboliti perché confondono, che i Ciellini sono dei pazzi scavezzacollo, che Dio è un navigatore satellitare e poi, vedrete, mille altre cose assurde che vi lasceranno senza fiato
Se c’è una cosa che mi diverte un sacco nello sciropparmi gli instant-libracci prendi-i-soldi-e-scappa di questo o quel vipparolo in rampa di lancio, è lo spettacolo clownesco dei salti mortali effettuati dal triste scribacchino di turno per garantire a questa loro sbobbaccia inutile senza capo né coda un minimo sindacale di contenuti e forme interessanti, gioconde e simpatichette (a volte seriose, gravi e solenni: là in quei capitoli dove si imposta la vociona baritonale per sentenziare d’argomenti tanto tanto importanti, vita morte dolore, “là dove ci si mette a nudo l’anima” - questo ovviamente in minima parte, ché lo sanno benissimo, ci si compra il libraccio vipparolo sperando di trovarci qualche atroce gossippata topsecret [1], mica per altro, non certo per scoprire che l’ultimo dei presentatori coglioni crede di essere la reincarnazione logorroicizzata - bum! - di Osho):
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di Betty Moore, 24 ottobre 2008
Categoria: malvageddon, maschioni, very important malvestite