Se c’è una cosa che mi diverte un sacco nello sciropparmi gli instant-libracci prendi-i-soldi-e-scappa di questo o quel vipparolo in rampa di lancio, è lo spettacolo clownesco dei salti mortali effettuati dal triste scribacchino di turno per garantire a questa loro sbobbaccia inutile senza capo né coda un minimo sindacale di contenuti e forme interessanti, gioconde e simpatichette (a volte seriose, gravi e solenni: là in quei capitoli dove si imposta la vociona baritonale per sentenziare d’argomenti tanto tanto importanti, vita morte dolore, “là dove ci si mette a nudo l’anima” - questo ovviamente in minima parte, ché lo sanno benissimo, ci si compra il libraccio vipparolo sperando di trovarci qualche atroce gossippata topsecret [1], mica per altro, non certo per scoprire che l’ultimo dei presentatori coglioni crede di essere la reincarnazione logorroicizzata - bum! - di Osho):
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Lo so che a forza di aspettarlo state uscendo di testa, capisco, così per alleviare l’attesa di queste ultime ore ho pensato che potrebbe forse esservi d’aiuto questo succulento teaser trailer:
(se preferite youtube, eccolo)
Avete presente che a Venezia è stato presentato questo film, Valentino eccetera, che a leggere in giro mi sembrava dovesse essere una specie di reality scialbissimo dove ci sono lui e il suo collaboratore preferito (forse lo conoscete, Giancarlo Giammetti, praticamente Little Tony ibridato con Baglioni e Renato Brunetta) nel backstage delle sfilatone ultramondane che fanno le simpatiche gag alla Gianni e Pinotto tipo “gay ha detto cosa?” “cosa?” “a-ah! fregato!”; invece no, date un’occhiata al video qua sotto - che è un trailer superesclusivo che non dovete perdere per nessuna ragione al mondo (l’ho messo su Vimeo che è ad alta risoluzione; qui, se preferite, l’ho caricato su Youtube) - e insomma si capisce perché gli hanno riservato recensioni entusiaste, standing ovation, lacrime e svenimenti: accidenti, è un filmone!
(e sì va be’ dai, perdonatemi il barbarico taglia e cuci - e l’accostamento anche - che ho imposto a una così prestigiosa composizione)
Oh ecco, adesso che ci siamo liberati - e da un bel pezzo - di tutto il suo rincitrullente contorno di estenuanti battibecchi prima-l’uovo-o-la-gallina, delle comiche bretelline della scimmietta pirla e delle trivialità della vegliarda sboccata e poi sì soprattutto di quell’eco entusiasta di ridicoli esserini sommamente gratificati dal citazionismo discount del figlio naturale di Battiato e Austin Powers (gli occhiali si semplificano nel processo di fusione), ecco, direi che adesso possiamo considerare X-Factor per quello che è stato e nient’altro: l’ennesima squallidoneria realitara glassata di retorichetta filantropico-caritatevole (noi - cerchiamo - i - talenti - veri) che sputacchia fuori un manipolo di mediocri sfigatoni imbrillantinati di fascinosissima allure televisiva da consumare nel più breve tempo possibile (prima che certo, ehi! prima che se ne partorisca una nuova generazione) tra paccottiglia instant cd e serate e discoteche e sagre e concertini - il solito, no? la medesima deriva delle porcheriole defilippiane cogli uomini primitivi che si fanno qualche mese di mugugni tronistici e poi di corsa in giro a monetizzare il muscolone e il sorrisino ebete e il ciuffetto ingelatinato: è quello che capita del resto ai reduci del “talent show” coveristico-musicale numero uno [1], di cui X-Factor tenta di presentare una versione più matura e musicalmente competente (per la qual cosa, facile: basta buttarci a casaccio qua e là Yes, Who, Pachelbel e varie altre banalità altisonanti) allo scopo d’attrarre un pubblico non esclusivamente composto da branchi di impazzite minorenni cioèizzate.
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