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Cavalli Man, il primo episodio (il Vagito)

E finalmente eccolo qua (ogni riga è cliccabile: s’aprono i disegni più grossi - qui, se volete, c’è il pdf completo), so che andavate strappandovi i cappelli dall’ansia e scusate se c’ho messo tanto (e se invece non l’avete ancora vista, non perdetevela, c’era già una copertina); io una cosa così l’ultima volta che l’ho fatta c’avevo sette anni ed era Roger Rabbit contro la mia vicina di casa, quindi cercate d’essere generosi e ditemi che vi piace, anche perché se non vi piace non saprete mai cosa si nasconde nel torbido passato di Cavalli Man, né cosa gli riserva il suo torbido futuro, quindi insomma, be’, secondo me conviene che vi piace. Eccolo:

Cavalli Man, primo episodio

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Apocosplay now! (1 di 2)

Ah, l’autunno, tempo di megafiere del fumetto, di sfilatone e competizioni cosplayare! Frotte di omini e donnine pseudo-manghizzati che se la ciabattano dappertutto con le infradito di gomma e i calzini bidattili, wow, sembra un incubo allucinante su una festa di carnevale in piscina - c’è un tizio nano pelato tutto raggrinzito in un angolo per strada e ti viene da salutarlo “ehilà, Sakurambo!” e quello salta su tutto spaventato “che nun se pò raccoje la cicoria qua?” - così su due piedi potrebbe magari non sembrarvi plausibile, che il cosplayume mangofilo c’abbia qualcosa a che fare con le sorti delle comuni malva-degenerazioni di tutti i giorni, e invece sì, eccome se ce l’ha: pensate all’intimo rapporto che c’è tra i più recenti sviluppi delle boiatone malvestite bimbominkia e certi entusiasti ed esagerati malinconismi masochistico-superenfatico-romanticosi che vanno per la maggiore tra i mangacci adolescenziali più popolari,

malvestiti cosplayari manga

la verità è che a indagare un pochetto sui manga-cosplayari di oggi se ne può ricavare una previsione decentemente approssimata di quello che c’aspetta, chissà, appena nel giro di qualche anno (anno? che dico, mesi, settimane, ore!). E allora diamoci un’occhiata, no? Ho selezionato qua sopra i modelli manga-cosplayari più ricorrenti, dai quali possiamo dunque dedurre che, con ogni probabilità, il futuro del bimbominkismo malvestito ci riserva: sul fronte degli accessori, spadoni di cartapesta multi-uncinati (1), retine per farfalle (2), ombrelli giganti da cocktail (3), borsette ortopediche da ginocchio (4), bastoni da passeggio (5) e mutandine bavaglino (6); sul fronte dei copricapi, zazzerone dorato a riccio (7), cappelletti di paglia da minchione (8), fascette con targa della macchina (9); sul fronte delle calzature, le suddette infradito con calzini bidattili (10 - no non è vero, sono i tubolari dell’ambulante tenuti in forma tutta la notte), calzini col davanti spuntato (11 - per chi sa rollarsi le sigarette con le dita dei piedi), ciabattine Bruce Lee da colf karateka (12); sul fronte dell’abitume generico, guantini da maitresse darkettona (13), gilettini attillati a pelle nuda (14), jeans col rimboccone Sala Macchine Del Titanic (15), tutoni da lavoro dell’Anas (16), panciere più camici macellari (17), pantaloni da ricovero geriatrico (18).

Cavalli Man, la copertina del numero uno

Oggi voglio farvi vedere questa copertina qua a fianco che ho disegnato (divertendomici un sacco!) per una cosa che m’è venuta in mente qualche giorno fa - cercate di capirmi: sono giornate di grande trambusto e dormo male, mangio male, vedo tutto appannato, sono parecchio rincitrullita - dateci un’occhiata e ditemi un po’ voi se non è da ricovero coatto, l’idea è questa: una serie di mirabolanti avventure a fumetti (che ne so, direi magari a cadenza settimanale, tipo la striscia della domenica) incentrate sulla coppia di super alfieri della bburinità maculata Roberto Cavalli e il suo umile assistente creativo nonché braccio destro Cubo Leopardato (eh?! chi?! ma come, lui!), già ho pensato a qualche interessantissima (urca!) gag per raccontarvi com’è che si sono incontrati, com’è che Cavalli è diventato Cavalli Man, com’è che hanno sconfitto il loro primo super-acerrimo-nemico (io non ve lo dico, suspense, provate a indovinare chi è) - l’immagine qua sotto è cliccabile se volete vederla più grande (ovviamente si tratta d’una parodia batmaniana, spero si capisca, ma forse no: quei cosi rotondi sparati per aria sarebbero i Cavalli-segnale).

Ah che scema, mi dimenticavo la cosa più importante di tutte: a voi piacerebbe, così a scatola semi-chiusa, di leggere una cosa così? (ma che domande! lo faccio solo per sentirmi dire che mi volete bene e che mi trovate ganza - quanto sono ganza?)(nun sei ganza pe’ gnente Betti Moon, a me me stai in culo sei una fistola)

Malvageddon #17 - W.I.T.C.H.

hay lin malvestitaSe duemila anni fa le bimbette preistoriche venivano a conoscenza e apprendevano i fondamenti del malvestitismo attraverso le pagine del mitologico Cioè, oggi come oggi il più popolare sussidiario malvestito per bimbette dell’era atomica è un giornalino di nome W.i.t.c.h., che sarebbe l’acronimo di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin, cinque insipide sgallettate adolescenti (praticamente, delle Bratz bene) dotate di poteri magici e, ovviamente, sempre alla modissima.

W.i.t.c.h. (qui il sito) è una geniale fusione tra Cioè - vale a dire lo stereotipo della rivista con la foto del cantante pop belloccio in copertina e gli orecchini coi finti smeraldi di plastica in allegato - e Topolino (non a caso, per l’appunto, la matrice è quella, la Disney). Un paio di piccole storie a fumetti (niente di che, una specie di plagio disneianizzato di Sailor Moon) inframmezzate dalle tipiche malvarubriche da giornale per ragazzine: c’è quindi il servizio sul divo fighetto del momento (nel numero di maggio: Johnny Depp e Orlando Bloom), servizi sui vari programmi alla saranno famosi (High school musical, Amici di maria), l’angolo della posta (”mi ha lasciato, come faccio?”) e quello della esperta in sentimologia (”trovatene un altro”), l’immancabile oroscopo (ma qui, con uno sforzo davvero meritorio di creatività, lo chiamano Stellario) e la parte che più ci interessa: i consigli di stile delle care streghette.

hay lin malvestitaNel numero di maggio, per dire, siccome va lanciato il nuovo film di casa Disney, ci si concentra nell’insegnare alle malvestitine come ottenere un perfetto look piratesco-caraibico. Elementi chiave di una vera piratessa in erba sono, secondo le redattrici di Witch: ballerine (ma guarda!), leggings a tre quarti (ma pensa!), braccialoni sui toni del rosa e del bianco e un’enorme spilla a forma di fiore ricoperta di strass. A voi risulta? A me, boh, non tanto. I consigli per il giovin Long John Silver sono già più convincenti, anche se un po’ banalmente puntano tutto su accessori come teschi e tibie in ogni salsa su bracciali e ciondoli, persino stampati su di un paio di Converse All Star (è tutto un fiorir di Converse, comunque, piratesche e non).

Ma le dritte modiaiole non sono mica sufficienti. Il malvestitismo è ancor più abilmente insegnato tramite le vignette delle storie a fumetti, dove le cinque sgallettate protagoniste si presentano agghindate in modo a dir poco iper-malvestito, sempre scimmiottando qualche attuale stilosità (qui e qui due esempi), e sempre avversate dalle due studentesse stronzette ed altezzose (come manco nel più usurato teen movie) tutte e due coi capelli neri (neri?!? bleah! cattive! buuuu!). L’ultima storia del numero di maggio racconta di una sfilata organizzata dalle quattro sgallettate (sfilata il cui ricavato va in beneficenza, ottima lezione di umanitarismo wannabe): la “io sono originale” del gruppo, quella che risponde allo stereotipo “artista eccentrica un po’ new age”, dà sfogo ai suoi impulsi creativi disegnando gli abiti (osceni!), mentre la sgallettata “alta moda”, quella che risponde allo stereotipo “trend setter stilossima figa alta bionda” può finalmente realizzare il suo sogno di diventare top model.

Del resto, altri due malvastereotipi che vanno per la maggiore sono il “saranno famosi”, la malvestita che crede in sé, scaltra aggressiva e sportiva (indossa pantaloni di tuta Dimensione Danza), e la “kidult”, bambinona vivacissima un po’ scema e goffa che dice un sacco di cretinate ma che tutti in fondo trovano simpatica e divertente (indossa tenere magliettine Fiorucci). C’è anche spazio per i maschietti, che sono quasi esclusivamente dei figaccioni palestrati che fungono da oggetti sessuali delle cinque sgallettate (tutte fidanzate tranne la sfigata kidult, ovviamente, che non si depila le sopracciglia ed è pure paffutella - le altre sono magrissime e con delle sopracciglia filiformi quasi invisibili), maschietti che esprimono il loro altissimo potenziale intellettivo salutandosi tra loro con degli inequivocabili “bella zì” (vedere per credere).

In allegato una strana fascetta per capelli, tripartita, che sembra fatta con i lacci da scarpe. Sono due giorni che la porto, mi si è annodata ai capelli e non ho il coraggio di tagliarla via.

Spider-Man malvestito, pure lui

il costume nero extraterrestre di spiderman anche noto come venomEh, grossi cambiamenti sul fronte fashion anche per il nostro sensazionale arrampicamuri. Il nuovo costume dell’extraterrestre cattivissimo, che si può sbirciare nel trailer (qui, anzi no, qua) e un altro ancora, supertecnologico, che ha da poco debuttato nella serie a fumetti.
Del primo c’è poco da dire, ché si tratta di una roba abbastanza vecchina (clic sull’immagine, qua a destra, per la sua prima apparizione) a cui in venticinque anni è già successo un po’ di tutto (s’è pure sposato, oh, pensate); del secondo invece, che è una novità assoluta, qualcosa da dire c’era e l’ho detta, alla maniera delle malvestite, in una letterina pubblicata (grazie max) sul numero 458 dell’Uomo Ragno, il mese scorso.
So che non ci capite un tubo, ma intanto che aspettiamo di esser travolti dall’apocalisse fricchettona, be’, ecco qua la letterina (e mi raccomando non perdetevi il video più sotto, che è molto buffo):

Nonostante io abbia da tempo accettato di sopportare numerosi fenomeni di malvestitismo persino nei fumetti marvel - santo cielo, ancora mi viene la pelle d’oca al ricordo di certi completini anni ottanta che le nostre innocenti supereroine, anche nella loro alteregotica vita pubblica, il nuovo costume coatto di spidermanfurono costrette ad indossare - che vuoi, mi dicevo, non fanno altro che rispecchiare le tendenze malvestite allora in voga, così come adesso, se vedo MJ che tenta di sedurre Peter strusciandoglisi contro in un tanghino rosa shocking da bikini contest, mi dico ok, che vuoi, è l’era del tanga; ebbene, nonostante quindi io sia da sempre molto ben disposta e tollerante, che si arrivi tuttavia a fenomeni di malvestitismo così radicali e distruttivi come quest’ultimo perpetrato da Quesada, in modo tra l’altro del tutto superfluo e inopportuno (ma tralascio qui le considerazioni sull’opportunità di restailizzare spidey proprio nel momento in cui, col suo vecchio costume, è più in voga che mai), ebbene stavolta non riesco a digerirlo.

Per cominciare, i colori: difficile immaginare qualcosa di più coatto di un bel giallo luccicoso, che dà questa fastidiosa idea di patacca che può anche starci, ok, sull’armatura di quel pretenzioso ricco sborone di IronMan, ok, ma sul nostro amichevole spidey della porta accanto (voglio dire, sinceramente, è il costume che avrebbe scelto per sé Snoop Dog), proprio no. Senza contare che, accoppiato a quel rosso granata, oltre a rendere il tutto completamente stonato, c’è il rischio che Spidey finisca per essere elevato a simbolo striscionaro di qualche squadra di calcio.

 

Del resto, con quel disegno là, sembra che Spidey indossi, dall’alto: un paio di occhialoni dorati da discotecaro, un mega collanone di forma indefinita con pendaglio in oro massiccio, bracciali ancora in oro massiccio stile schiava romana, e per finire geniali ghette (in oro anch’esse, ovvio) alla zio paperone. E appunto, ci aggiungi un cappellino da baseball, bandana e pelliccia, e possiamo lanciare col fumetto una serie di album hiphop. A proposito infine dei suoi nuovi ipertecnologici poteri, finora in buona parte sconosciuti, capisco la necessità di rendere il personaggio un tantino più cupo e ambiguo (in vista dei futuri eventi), ma ho ugualmente da far notare: a) il timore ormai più che fondato che l’obbiettivo ultimo di Straczynski sia quello di rendere la tela sempre più somigliante a mocciolo; b) il plagio che è stato fatto, per questi novelli tentacoli ragnici, delle zampette degli extraterrestri di Alien; c) la sorpresa per aver notato come solo adesso che c’ha la tuta antiproiettile, sono passati appena cinque minuti e gli hanno sparato (il che è una straordinaria confutazione fumettara della legge di Murphy). Che dire oltre, non so. Gwendoline sì che si vestiva bene, e guarda che fine ha fatto: fumetti diseducativi che non siete altro.