Quella che vedete qui a destra (cliccateci su per vederla più grossa) è la copertina del secondo attesissimo episodio super-thrilling di Cavalli Man, il fantastico eroe col pannolone maculato che tutti osservano meravigliati a bocca aperta chiedendosi “che razza di mentecatto si nasconderà dietro quel tragico mascherone di flaccidume e liftaggio?”: la storia s’infittisce, Cavalli Man conosce e stringe amicizia con l’amico di una vita, il suo braccio destro e umile consulente creativo Cubo Leopardato; in più, la novella coppia di intrepidi gladiatori della giustizia deve fronteggiare le prime insidie ordite dalla cattivissima Donatella Versace aka Pene Prepotente (il cui potere consiste nell’averci un pacco enorme, e nel pisciare lontanissimo nelle gare di “famo a chi piscia più lontano” – ne avevamo già parlato). Non fatemi dire oltre però, volevo solo ingolosirvi un tantino – aspettate di leggere il secondo episodio, in arrivo tra non molto, tenetevi forte.
E finalmente eccolo qua (ogni riga è cliccabile: s’aprono i disegni più grossi – qui, se volete, c’è il pdf completo), so che andavate strappandovi i cappelli dall’ansia e scusate se c’ho messo tanto (e se invece non l’avete ancora vista, non perdetevela, c’era già una copertina); io una cosa così l’ultima volta che l’ho fatta c’avevo sette anni ed era Roger Rabbit contro la mia vicina di casa, quindi cercate d’essere generosi e ditemi che vi piace, anche perché se non vi piace non saprete mai cosa si nasconde nel torbido passato di Cavalli Man, né cosa gli riserva il suo torbido futuro, quindi insomma, be’, secondo me conviene che vi piace. Eccolo:
Ah, l’autunno, tempo di megafiere del fumetto, di sfilatone e competizioni cosplayare! Frotte di omini e donnine pseudo-manghizzati che se la ciabattano dappertutto con le infradito di gomma e i calzini bidattili, wow, sembra un incubo allucinante su una festa di carnevale in piscina – c’è un tizio nano pelato tutto raggrinzito in un angolo per strada e ti viene da salutarlo “ehilà, Sakurambo!” e quello salta su tutto spaventato “che nun se pò raccoje la cicoria qua?” – così su due piedi potrebbe magari non sembrarvi plausibile, che il cosplayume mangofilo c’abbia qualcosa a che fare con le sorti delle comuni malva-degenerazioni di tutti i giorni, e invece sì, eccome se ce l’ha: pensate all’intimo rapporto che c’è tra i più recenti sviluppi delle boiatone malvestite bimbominkia e certi entusiasti ed esagerati malinconismi masochistico-superenfatico-romanticosi che vanno per la maggiore tra i mangacci adolescenziali più popolari,

la verità è che a indagare un pochetto sui manga-cosplayari di oggi se ne può ricavare una previsione decentemente approssimata di quello che c’aspetta, chissà, appena nel giro di qualche anno (anno? che dico, mesi, settimane, ore!). E allora diamoci un’occhiata, no? Ho selezionato qua sopra i modelli manga-cosplayari più ricorrenti, dai quali possiamo dunque dedurre che, con ogni probabilità, il futuro del bimbominkismo malvestito ci riserva: sul fronte degli accessori, spadoni di cartapesta multi-uncinati (1), retine per farfalle (2), ombrelli giganti da cocktail (3), borsette ortopediche da ginocchio (4), bastoni da passeggio (5) e mutandine bavaglino (6); sul fronte dei copricapi, zazzerone dorato a riccio (7), cappelletti di paglia da minchione (8), fascette con targa della macchina (9); sul fronte delle calzature, le suddette infradito con calzini bidattili (10 – no non è vero, sono i tubolari dell’ambulante tenuti in forma tutta la notte), calzini col davanti spuntato (11 – per chi sa rollarsi le sigarette con le dita dei piedi), ciabattine Bruce Lee da colf karateka (12); sul fronte dell’abitume generico, guantini da maitresse darkettona (13), gilettini attillati a pelle nuda (14), jeans col rimboccone Sala Macchine Del Titanic (15), tutoni da lavoro dell’Anas (16), panciere più camici macellari (17), pantaloni da ricovero geriatrico (18).
Oggi voglio farvi vedere questa copertina qua a fianco che ho disegnato (divertendomici un sacco!) per una cosa che m’è venuta in mente qualche giorno fa – cercate di capirmi: sono giornate di grande trambusto e dormo male, mangio male, vedo tutto appannato, sono parecchio rincitrullita – dateci un’occhiata e ditemi un po’ voi se non è da ricovero coatto, l’idea è questa: una serie di mirabolanti avventure a fumetti (che ne so, direi magari a cadenza settimanale, tipo la striscia della domenica) incentrate sulla coppia di super alfieri della bburinità maculata Roberto Cavalli e il suo umile assistente creativo nonché braccio destro Cubo Leopardato (eh?! chi?! ma come, lui!), già ho pensato a qualche interessantissima (urca!) gag per raccontarvi com’è che si sono incontrati, com’è che Cavalli è diventato Cavalli Man, com’è che hanno sconfitto il loro primo super-acerrimo-nemico (io non ve lo dico, suspense, provate a indovinare chi è) – l’immagine qua sotto è cliccabile se volete vederla più grande (ovviamente si tratta d’una parodia batmaniana, spero si capisca, ma forse no: quei cosi rotondi sparati per aria sarebbero i Cavalli-segnale).
Ah che scema, mi dimenticavo la cosa più importante di tutte: a voi piacerebbe, così a scatola semi-chiusa, di leggere una cosa così? (ma che domande! lo faccio solo per sentirmi dire che mi volete bene e che mi trovate ganza – quanto sono ganza?)(nun sei ganza pe’ gnente Betti Moon, a me me stai in culo sei una fistola)
Oggi inizia il Lucca Comics e io vorrei starmene a gironzolare per fumetti cosplayata da spongebob, ma uffa, che cavolo, non posso andarci. Allora per rimediare un pochino, per sublimare assenza e nostalgia, ho pensato a questo malvo numero 22, che è tra i più comuni e adorabili esemplari da fiera del fumetto.
Gli voglio un bene, come si fa non volergli bene? C’ha la chioma lunga lunga da metallaro (1) che in salumeria quando lavora se la tiene legata sotto al cappelletto, una spanna di pizzettone caprino spelacchiato ma chi se ne importa, e i basettoni anche belli lunghi un po’ retrò, il tutto in omaggio al suo leader spirituale, il virtuoso chitarrista mangia-ratti del gruppo death trash metal di cui sfoggia orgogliosissimo la t-shirt (2 – c’è una piccola sbavatura sul didietro che è stata la mamma stirando, non immaginate poi quando lui se n’è accorto, quasi quasi il mammicidio).
Lo zaino è quell’Invicta (3) che ha dai tempi delle scuole medie, un po’ usurato ma sempre utilissimo, non conterrà magari tutta la scatola del robottone giapponese anni settanta (4 – un vero pezzo da collezione, ancora imballato, mezzo stipendio!), ma ci son sopra le scritte fatte anni e anni fa coi pennarelli e col bianchetto a cui è affezionatissimo, non riesce a staccarsene (oltre ai vari titoli di questa o quella band, c’è il nome dell’unica ragazza che gli abbia mai prestato un foglio protocollo, il solo pensarci lo fa sciogliere tutto).
I jeans sono il tipico modello c’ho-l’acqua-in-casa (5), neri assemblea d’istituto, un pochetto scoloriti per via d’un errore di programmazione della lavatrice (eh ma prima o poi, appunto, il mammicidio ci scappa), pendontizzati con un bel paio di calzini spugnosi da tennis (6). Va be’, i jeans così somigliano di più a quelli sporchi e stropicciati del suo eroe trasandato numero due John Constantine, oh ma a proposito, incredibile, è riuscito a trovare il volume (7 – imbustato!) che gli mancava, evviva.
ps e invece per quanto riguarda halloween, toh, beccatevi questa e questa, dal party cavalliano di nuova york: dritte nel dizionario! cosa si intende quando si dice “di classe”