E mentre il gay dfs se ne sta tutto in tiro figaccioso composto e tesissimo per non rischiare che gli si afflosci l’imbottitura muscolo-steroidea, al contrario il gay io-sono-pazza si agita e si dimena e si contorce come una gelatina impazzita sopra una lavatrice in centrifuga durante una scossa di terremoto: non si sta fermo un attimo, è una specie di paradosso termodinamico eternamente sconquassato da una freneticissima attività senza scopo (se si esclude l’autocompiacimento da realizzazione del modello: il frivoletto festaiolo fuori di testa io-sono-originale), non gli riesce in alcun modo di trattenere il suo esplosivo iper-estroversismo un po’ isterico e qualsiasi fonte di rumore musichettaro è sufficiente per scatenare la Bestia (uno sfringuellìo casuale o la suoneria di un telefonino o anche solo il bip di un orologio: se dura più di dieci secondi scatta la modalità trenino); figuratevi allora là in mezzo a diecimilioni di decibel madonnari sparati dappertutto coi tipi del camion di muccassassina che lanciavano tra la folla i molestissimi fischiettini (1) subito presi d’assalto da frotte di indemoniati io-sono-pazza istantaneamente vigilurbanizzatisi.
A parte l’equipaggiamento carnevalesco (alette campanellino – 2 – aureola di peluche – 3), dovreste far caso ovviamente alle simpa-magliettine di entrambi (4 – nello stesso stile cicciottoso credits vintage-seventies c’aveva stampato sul didietro “Dammi J&B Dammi LSD” – 5 – su quella arancione invece non si vede ma c’era il simbolo dell’Intel reinventato “gay inside”), fate caso anche al parrucchino col ciuffo-frangettone buttato sulla faccia all’ultima moda zacefroniana (6), e poi guardate che begli enormi occhialoni giocattolo di plastica (7 e 8 – una specie di imitazione mondainizzata dei Rayban), e la linguetta della cocacola che si è messo intorno al capezzolo per farci il piercingato trasgressivone (9) e il cappello-ergo-sum stilosissimo gessato da padrino (10) e il borsone fricchettonesco (11) e poi sì mi sa che gli è sfuggito un tocchino appena di bburinità dfs niente male (12 – l’elasticone mutandaro griffato Emporio Armani) ma va be’ insomma quell’ascella così entusiasticamente ostentata cogli spunzoni di una settimana (13) rimane imbattibile.
Allora cominciamo [*] la nostra trafila di malvume gheipraidaro con questo gruppetto di bburinoni del sindacato tronisti dfs, una della categorie meglio rappresentate e più facilmente riconoscibili: sono quelli superconvintoni che si fanno ogni giorno otto ore di palestra perché sperano che l’effetto serra prima o poi ci riduca tutti quanti ad andare in giro unti rintronati e in mutandine come comparse dei peplum Maciste contro; c’hanno la canottierozza attillata che vibra tesissima sul petto brullo tirato a lucido con la ceralacca per il parquet, un tre quattro peletti sopracciglici sciampati di fresco stirati e messi in piega, i capelli straunti o rasati a zero non-sono-stempiato (1, 2) e ovviamente l’immancabile bicipitone (3) e/o pettorale (4) e/o polpaccio (5) tatuaggiato; e sì precisamente tali e quali un manipolo di qualsiasi friendly neighborhood etero semo-bburinazzi, il che dimostra una volta per tutte che questo genere di pompata bburinità esibizionista ha davvero un fortissimo profondo valore trasversale antidiscriminatorio e che sì potrebbe essere la costante universale in grado di avvicinare e far comprendere le diversità riunendo finalmente le genti nell’amore e nel rispetto reciproco (non sarà una stupida pianolina Bontempi a farci comunicare coi visitatori di altri mondi, ma una sfilatona di Dolce e Gabbana collezione primavera estate uomo machissimo col micromutandino portapalle).

La canotta per l’appunto è il pezzo forte dei nostri quattro malvestiti (6 – nera xxs da donna così risalta lo scolpitissimo punto vita – 7 – grigio topo a costine muratoriali – 8 – brasiliana del fratellino piccolo che tifa il calcio), fa eccezione lo spilungone ingelatinato (9) con la Louis Vuitton tracollata (10) che per rimediare s’è tagliato via le maniche della magliettina tamarroide e ogni cinque minuti s’appende tirando forte all’apertura del colletto (11 – sul petto sotto le fiamme fiammeggianti c’ha scritto “Strike It Rich”); e poi dunque pantaloni della tuta larghi hippoppeschi raccolti sul ginocchio per il pelato a destra (12 – numerone bburino e stringhe carabinierare laterali; sotto, Nike gigantesche anni novanta cogli ammortizzatori – 13), bermudoni giungla di rovi per il pelato a sinistra (14; Puma fascianti doratissime – 15) e pinocchietti jeans risvoltati per il brasiliano (16; chiccose scarpette D&G con fierissima bandierina italiana fabbricate per un terzo in Cina per un terzo a Guantanamo e per un terzo da una coppia di simpatici topolini uno magro e uno ciccione in un buchetto nel muro di un garage di Pomigliano D’Arco – 17).
[*] scusate il ritardone ma sti tre giorni m’è capitato di tutto – va be’ che tanto stavate a trastullarvi con la petomania del Biagio (ah bravissime! io direi: raccogliamo tutte le peto-massime in un pdf e mandiamolo a qualche editore spacciandolo per un manoscritto inedito di Osho)
Non c’ero mai stata ad un gay pride e devo dire che non l’avevo mai vista dal vivo un’orgia così enorme ed entusiasta e scatenata di supermalvestitismo, non mi era mai capitato che una malvestita s’accorgesse d’essere oggetto dei miei appuntini e tutta contenta si mettesse in posa dicendomi “bellaaaa il mio profilo buono è questoooo”. Sono andata ieri al gay pride che c’era a Roma e adesso ho malva-materiale minimo per i prossimi cinquecento anni di blog. Per la settimana che viene, quindi, il programma sarebbe quello di esaminare una dopo l’altra le varie categorie malva-umane che hanno partecipato all’evento. Intanto vi copioincollo qua di seguito una breve divertentissima descrizione della generica fauna gaypraidara che m’ha scritto Alessandra (grazie Alessandra!):
Il malvestitismo frociesco ha mille sfumature, suddivise nelle malvalelle (quelle come me, anonime casual leggermente maschilizzanti, quelle supercamioniste che neanche un fabbro di terni si vestirebbe così – borchie braccialoni capellazzi dritti tatuaggioni occhialoni – generalmente sono appena maggiorenni; le suorelaiche con le camper basse la camicia a righine i jeans stirati con la piega; le babbions ex fricchettone tutte scialli occhialini capelli grigi lunghi l’unità sotto il braccio la sigaretta la tosse secca)…..
Per quanto riguarda i maschighei, lì avrai interi cataloghi di A&F, H&H, M&N, Gucci, LV, saranno tutte checche efebiche pendantizzate fra di loro a sciami, coi cappellini antigravitazionali incastonati nel capello scolpito, così ultima moda che nemmeno le suddette case sanno ancora che cosa indosseranno…
Poi invece ci sono le transfinocchie, e se c’avranno un minitanga su per il culo sarà già grasso che cola. Ah, e i tacchi 25 cm e il boa di struzzo.