Malvageddon #9 – Gilli e Beatrice Borromeo

Ce l’avete mica presente Beatrice Borromeo, la nipote piccola ed erede (intellettuale – cof cof – e morale – aricof) di quella oca giuliva mummificata della Marta Marzotto?

Sì, la Beatrice che poveretta ogni puntata di Anno zero che passa ti viene quasi da rivalutare l’ormai mitico Bellucci pensiero. Sì sì, lei, la pischella con il musino sperduto e inespressivo (non fosse per quella posa “addolorata à-la Fantozzi“, sfoderata nei momenti di indignazione massima, che le riesce così bene), lei che si è imparata la lezioncina di banalità a memoria e la snocciola in modo tanto disinvolto, ehm, che pare l’italiano se lo sia imparato soltanto pochi mesi fa. Lei, bravi, quella con la zeppola: avete presente?

Fa da testimonial ad una azienda (anzi no, scusate, ad una “luxury fashion company”) che si chiama Gilli, ed è stata fondata nel 2001 da Giulia Ligresti, che non ci scommetterei ma potrebbe essere figlia del noto tangentopolino Salvatore Ligresti. A leggere della “mission” aziendale, saremmo davanti niente meno che ad un “life concept“, che fa un po’ di tutto, dai gioielli all’intimo all’arredamento, e tutto rigorosamente made in italy, oh, che è un punto di vanto per loro: e, sono sicurissima, si avvalgono di “orafi e artigiani” ben remunerati e sotto contratto, non certo di quelli che lavorano in nero nei garage e nelle cantine di qualche periferia terronense (d’altra parte la Borromeo è una che si indigna, che ci tiene il broncio, alle ingiustizie sociali).

Ovviamente, vista anche la levatura del testimonial, il cliente di Gilli deve essere un tipo esigente, uno “con profondi interessi culturali“. Chi altri, se non un profondo conoscitore di Storia dell’Arte, potrebbe infatti acquistare e portare in spalla con la giusta naturalezza queste borse:

E chi se non un iscritto a qualche prestigioso tennis club potrebbe apprezzare la finezza di queste tenere e divertenti riproduzioni in scala:

Senza contare le borse delle altre collezioni, deliziose, come quelle con gli animaletti spezzati in due, così con l’amichetta durante lo struscio in via Condotti potete giocare a chi c’ha la testa e chi il culo della Giraffa (o del Bassotto, che è uguale identico a quello della contessina Pucci, pensa!), oppure la borsa infiocchettata che (ideona!) sembra un regalo ancora non scartato (chissà che sorprese contiene, uuuu!), o la borsa con Babbetto Natale (caro babby questo anno vorrei tanto…. uhm… un satellite artificiale, tutto mio! e rosa!), o anche la borsa che ha tutto l’aspetto di un pene (coi peli e i testicoli, pure) ma tanto nessuno se n’è accorto.

Su pantaloni e t-shirt c’è poco da dire. E’ tutto molto banale, sembrano le cose che si comprano sui siti internet di capi standard da personalizzare: soltanto che qui ve li hanno personalizzati loro della Gilli, con la paperetta cieca o il pinguino cieco o la giraffa e così via, noiose varianti sullo stesso tema (vale a dire: uno degli animaletti). Per i jeans uguale, sbadiglio. Ancora meno interessanti i gioielli, che sembrano fatti per femmine di età non superiore ai dieci anni, e tra i quali spiccano gli ormai insopportabili braccialetti con pendaglietti alla Simona Ventura, l’apice massimo della burinaggine, con le solite paperette, fiorellini, quadretti, opossum e chi più ne ha eccetera. Al contrario, menzione d’onore per un vero colpo di genio: la home collection, che presenta una serie di pouff uno più brutto dell’altro, tra cui spicca in originalità sicuramente quello decorato con strisce di documenti tagliuzzati, forse ispirato alle vicende giudiziarie di Salvatore Ligresti.

E alcune, ultime chicche sulla Gilli.

Si dicono molto impegnati nel sociale, e certo, perché la Gilli “utilizza il lusso, che rappresenta e crea, per comunicare e dare vita ad iniziative di carattere benefico.” Tra le altre cose, oltre ad una linea di borse creata apposta con la collaborazione di Milano Young (ah, se cliccate e visitate il sito, no, non sono ex ragazzi di Amici, no, sono Barbara Berlusconi, Geronimo La Russa, Francesca Versace e amichetti vari), i cui ricavi vanno ad aiutare gli studenti meritevoli della Guinea Bissau (e gli Esquimesi? perché nessuno si preoccupa degli Esquimesi?), a parte questo, nel 2003, la Gilli si è “schierata nettamente” contro la liberalizzazione delle droghe leggere (immagino in favore della liberalizzazione di quelle pesanti) lanciando la collezione “No Marija Bag”. E non solo, hanno pure collaborato col nuovo corso FIAT, quello del fashion rilancio capeggiato dal bulletto, per tirarne fuori cosa, non ho capito, ma qualcosa che secondo loro sarebbe “ben presto diventato oggetto del desiderio”. Eh? Cosa? Come? Quando?