G.I.O.V.A.N.N.I. Cos’è cambiato? Ve lo dico io: adesso il suo scrittore preferito è BUKOWSKI

Ho deciso che da oggi lo chiamo così, come lo ha acronimizzato una funz entusiasta sulla pagina Facebook in onore del nuovo disco,

Gioia
Illuminata
Oggi
Vorrei
Ascoltare
N.8 Helena
Notti
Intere
(W G.I.O.V.A.N.N.I.!!!!!)

Dopo tutto quello che ho già scritto nella Prima Trilogia (1, 2, 3) comincerei aggiungendo che a questo punto, io, se non sapessi che G.I.O.V.A.N.N.I. è un personaggio di fiscio che serve soltanto a fare caciara e a tirar su qualche spicciolo, se non sapessi che quando torna a casa dalla moglie e dal figlio si toglie la parrucca, getta via le Converse, infila le ciabattacce di pelle e l’accappatoio, slaccia la panciera, si butta sul divano davanti a X Factor e col vocione baritonale sicuro e aggressivo sbraita «Femmina, cazzo! Tutto il giorno a rompermi i coglioni balbettando timidamente e firmando autografi agli anziani bavosi ciellini di merda… credo di meritarmi un pompino di bentornato, cazzo, oppure no?», se non sapessi che le cose vanno così, be’, forse mi farebbe anche un po’ pena, un po’ tristezza: G.I.O.V.A.N.N.I. è un fallimento assoluto, musicale e d’immagine, e non impara un accidente – ma zero, dico, zero! – nonostante negli ultimi anni sia stato impietosamente sommerso di merda in ogni dove, tutti quanti a rimproverargli più o meno le stesse cose,

– basta col quarantenne bolso travestito da autistico ragazzino prodigio
– basta con le melenserie esistenziali e il filosofeggiare liceale
– basta con gli aneddoti cargoliberiani e col vittimismo anti-parrucconi
– basta con le sparate megalomani sulla musica classica contemporanea

lui niente, neanche una piccola regolatina, sempre uguale, niente di niente, sempre le stesse cazzate, sempre lo stesso – anzi, in certe cose è persino peggiorato, stavolta sbrocca già a partire dalla copertina (cito):

Mi sento rappresentato dall’immagine della copertina. Esprime quel senso di pre-turbamento pre-caravaggio ancora nell’immagine sacra nel rinascimento

e ci tiene a precisare:
Continua a leggere »

Very Important Malvestita of the year – Pisella Award 2009, le candidature

È la fine dell’anno e come ogni fine dell’anno è arrivato il momento di assegnare la massima onorificenza malvestita, il Pisella Award: da oggi e fino al trentuno dicembre potete votare per l’elezione del Re (della Regina) delle very important malvestite scegliendo il vostro preferito tra i minchioni in nomination nel gruppone qua sotto, la crème della crème dei minchioni malvestiti che si sono distinti in idiozia e ridicolaggine e follia negli ultimi dodici mesi. Ecco a voi le nomination e le motivazioni del Pisella Award 2009:

1) Noemi Letizia, perché anche solo l’ombra del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi, ormai, basta che ti si posi sulla testa per un po’, anche solo il sospetto dell’ombra del suo cazzetto, e puoi arrivare ovunque, ai filmi e alle fiscio e alle serate e alla politica, a fare soldi sempre e comunque pure se non sai fare un cazzo – sai fare quella dove si poggia l’ombra di un cazzo

2) Daniela Santanchè perché se uno è così stronzo e bifolco e razzista che il PdL non gli basta – e la Lega non va, perché sei terrone – nessun problema, c’è l’alleato fantoccio aspira-voti che riempie i pomeriggi Mediaset con le performance di lotta e di sofferenza con tanto di intrigo internazionale e scontri corpo a corpo con mussulmani jihadisti drogati di raggi gamma che mulinano cartelli stradali divelti

3) Lady Gaga perché si mette le palandrane asimmetriche con la gobba finta e le maschere-casco sbrilluccicanti e lo scotch da elettricista a croce sui capezzoli e i calzini appallottolati nel perizoma (per alimentare la leggenda del pene a scomparsa) e si fa le acconciature come Marina Berlusconi quando era una paninara ventenne e riesce a fare della musica strampalata che tutto sommato le somiglia pure, ed è brava

4) Morgan perché è il frontman coglione che esiste al solo scopo di far scompisciare i subumani analfabeti che da casa si danno di gomito “che cazzo ha detto? che cazzo ha detto? me fa troppo tajà, nun se capisce un cazzo! è un grande!”, è il Richard Benson della televisione italiana, il pagliaccio gonfio triste e allucinato da linciare sghignazzando a colpi di polletti surgelati, e funziona alla grandissima perché lui invece no, non l’ha ancora capito

5) Jovanotti perché ai suoi caratteristici ormai ventennali ruttini rancidi di sentimentalismo naïf e liste della spesa di pensierini stupidi si è aggiunta la instant-beneficenza di uno spettacolino mediocrissimo che ha riunito intorno a una orrenda B-side muffita il peggio dei cantantucoli italiani low cost, e perché ha scarabocchiato Mozart bambino che si toglie la parruccona incipriata e sotto chi c’è, c’è Jovanotti, perché l’emozzzione e la fantasia e il sogno e l’anima e il – ora mi butto dalla finestra

6) Federico Moccia perché è il nostro Michael Jackson, un mostro solo e depresso e incompreso che vorrebbe tanto essere qualcos’altro, una snella conturbante pischelletta che si fa ingroppare dal virilone superfigo mezzo uomo e mezzo cavallo, e invece Dyo crudele l’ha rinchiuso in una prigione di goffo indesiderabile flaccidume, ma si può ancora sognare – coi film! coi libri! – centinaia di piccoli bburinetti adolescenti in motocicletta che rombano da veri maschi e squinziette troie che gridolinano eccitate, tutti quanti a giocare sulla cima del suo pancione nudo e peloso

7) Alfonso Signorini perché col tocco dello spasimante viscidissimo che distorce qualsiasi cosa nel delirio dell’adorazione leccaculo più spudorata ci racconta le fiabesche avventure private del cazzetto avvizzito di Silvio Berlusconi e della sua stupenda armoniosa famigliuola – è il tocco di una casalinga intrippata che si trovi improvvisamente a sceneggiare il suo personaggio da soap opera preferito, non resiste e si bagna le mutandine – e allora ecco che nello sforzo iperbolico di celebrare l’amato, Silvio Berlusconi diventa Pericle l’uomo perfetto che tutte le donne desiderano, gli uomini rispettano, è ammirato da tutti ed è bello da fare invidia – uops, le mutandine

8) Robert Pattinson perché le occhiatacce misteriose “in su di sottecchi” che sperimenta da quando era ancora in fasce si sono dimostrate adattissime al personaggio del vampiro che è bello bello bello in modo assurdo e c’ha i capelli che gli stanno da Dyo pure quando ci piove sopra e c’ha la voce “vellutata” e la calligrafia sexy e salva la vita alle pischellette facendosi rimbalzare sul petto le automobili impazzite e inoltre, quando guida la sua, di automobile (che è un razzo col motore a curvatura), è un adorabile sborone fascinosissimo di quelli che ti si incollano dietro in autostrada lampeggiando assatanati

9) Giovanni Allevi perché la grandinata di merda durissima che gli si è abbattuta contro da tutte le parti non è riuscita minimamente a scalfire le sue certezze megalomani e anzi, gli ha confermato che il mondo è pieno di invidiosi parrucconi insensibili e malvagi che vogliono ostacolare l’avvento della musica nuova e difficile e rivoluzionaria, ma lui se ne fa un baffo perché ai concerti è sold out di bimbominkia entusiasti che gli fanno i complimenti e anche Dyo è dalla sua parte – come se questo volesse dire qualcosa: Dyo è un bimbominkia

10) Marina Berlusconi perché poverina fa tenerezza vedere gratificato (Ambrogino d’oro al nulla) uno sgorbietto mediocre che per tutta la vita ha sofferto il prototipo malato di figaggine promosso dal priapismo paterno, il prototipo della zoccolona televisiva, e lo sgorbietto c’ha provato coi vestitazzi attillati e le pere finte sul corpicino anoressico e il suo strano faccione da ranocchia con le labbra appaperate e gli occhioni tiratissimi ma non c’è niente da fare, dev’essere dura essere la figlia cessa di uno così, che se non fossi sua figlia ti prenderebbe per il culo – e che se non fossi sua figlia in Mediaset altro che boss senza scrupoli, forse forse potevi farci la concorrente del Grande Fratello che tutti dicono “ma sì dai, il travestito è quella”

11) il futuro Falco Briatore perché le oscure cantilenanti quartine di Nostradamus non valgono un accidente, piuttosto la terribile certissima previsione della fine del mondo è rintoccata dalle note dello spermatozoo allegrotto di Flavio Briatore che fischietta i Beach Boys e feconda scodinzolante l’ovulo di Elisabetta Gregoraci (“guarda amò! la prima ecografia! e quello che è? er pisello o er tanga? me sa che è er tanga! er tanga amò! già c’ha er tanga! c’ha er tanga come er papino suo!”)

12) Mickey Rourke perché la sua sincera trucidissima grandezza al sapore di Tavernello e gorgonzola andato a male annichilisce qualsiasi altro vipparolo concorrente che abbia trascorso due intere giornate a farsi sistemare il mascarpone light sui capelli in stile trasandato-clochard dal parrucchiere di Rodeo Drive, e perché questo qui è stato l’anno della tragica dipartita – Loky RIP 1990 2009 – e ogni volta che Mickey si infila una mano nella patta sbottonata per sistemarsi il cagnetto mosca tra le palle, che fitta dolorosissima che sente nel cuore, il cagnetto mosca tra le palle non c’è più

Jovanotti rilegge Mozart, io rileggo Jovanotti – Federico Moccia in ascensore, come evacuare l’evocativo

Jovanotti dice che Mozart, in questo libretto che si chiama La parrucca di Mozart, è solo un pretesto per raccontare qualcos’altro – l’Arte, l’Emozione, il Genio; e così allo stesso modo, per me, La parrucca di Mozart è solo un pretesto per raccontarvi che cos’è Jovanotti, vale a dire – riassumendo – un cialtrone superficialissimo, svogliato e ignorante, confuso, fricchettone, incontinente e complessato – ascoltare Jovanotti è come leggersi Federico Moccia dentro l’ascensore di un albergo sudamericano con la musichetta posticciamente turistica di sottofondo. Adesso ve lo faccio vedere – questo è il sommario,

1) Non so niente, evviva
2) Pinocchio Skywalker
3) Mozart a X-Factor
4) Mozart autistico
5) La cacca dura di Mozart, la diarrea di Jovanotti
6) Giovanni Amadeus Allevi
7) Mozart contro la scienza
8) Mozart il pazzerello
9) Mozart attraverso lo specchio
10) Mozart lo sciamano strafatto
11) La canzone elenco della spesa
12) Jovanotti corteggiatore di Uomini e Donne

La parrucca di Mozart è un libretto d’opera, una cosa per bambini che è stata commissionata a un tale Bruno De Franceschi, compositore, che ha chiesto all’amichetto Jovanotti di lavorarci assieme,
Continua a leggere »

Federica Fornabaio: chi?! una che annegava a Sanremo davanti a Marco Carta e fa le musiche di ER quando muoiono i vecchietti

(ovvero: come ci si fa pubblicità facendo finta di saper fare qualcosa di cui non si sa quasi niente, e vantarsene)

Quel merdone secco che è Sanremo, cioè il tempio della Musica In Televisione (dove “Musica” è scritto a penna su un post-it appiccicato malamente sopra la parola “Flatulenza” [1]), è capace di segnare un nuovo picco di tristezza anche così, dopo mesi e mesi, retroattivamente: c’avete fatto caso, forse, che durante le performance del vincitore Marco Carta (Non-sono-gay-sennò-le-bimbominkia-non-mi-comprano-il-cd) e della vincitrice Arisa (Faccio-l’imbranata-puffa-quattrocchia-sennò-mi-si-vede-attraverso [2]) l’orchestra era diretta da una vistosa giovinetta, una certa Federica Fornabaio, ventiquattro anni,

la più giovane direttrice d’orchestra sanremese di tutti i tempi

che sarebbe la capellona tutta in tiro che c’è nel video che ho montato qua accanto: potete ammirarla scuotersi mollemente, fare strani gesti tipo nuoto subacqueo (fase di annegamento), disegnare in aria le casette e le nuvole e il sole che sorride, dare una sfogliatina al Cioè nascosto nello spartito e poi salutare gli amici dietro le quinte, entusiasta, il tutto lontano anni luce dall’attenzione degli orchestrali, ovviamente, che se ne andavano tranquilli per i fattacci loro. Una roba così scomposta, goffa, così imbarazzante che se lo magna, al Giovanni Allevi direttore d’orchestra (ché lui, almeno, si dimena da tarantolato: fa ridere [3]). Io me l’ero già chiesto allora, chi cavolo fosse e che cavolo ci facesse là questa tipetta totalmente incapace – qualche giorno fa l’ho capito:

Si cimenterà a breve in prima persona nell’avventura discografica con il suo primo cd, solo pianoforte

E guarda caso sarà prodotta dalla Warner, come Marco Carta e come Arisa – e guarda caso, toh, il suo produttore (Bruno Santori [4]) quest’anno era uno dei capoccia musicali di Sanremo. E pensate, adesso che spuntano qua e là, sulle solite rivistacce, i primi articoletti che celebrano il suo prossimo debutto, scopro che il “maestro” (come la chiamavano a Sanremo) non è neppure diplomata in conservatorio (ci sta provando – ma, siccome non si sa mai, mette le mani avanti: “il diploma non fa il musicista” [5]). In questo suo disco “sarò in veste di compositrice e pianista” e c’è da averci strizza, eccome, potete sentirne qualche assaggio sul suo MySpace: lei dice Sakamoto ed Einaudi, ma si capisce subito che la sua fonte d’ispirazione sono le più modeste soundtrack di E.R. Medici in prima linea quando muoiono le vecchiette.

La sua partecipazione sanremese rappresenta un terrificante (già ben consolidato) upgrade della solita frenesia riempitiva della televisione-discarica, dominata da branchi di pantegane viscidissime (gli agenti, i produttori) che sbavano per questo o quello spazietto di visibilità pubblicitaria dove infilare i propri sacchettini di spazzatura marcescente (i loro mediocrissimi protetti in rampa di lancio – già lanciati, o da rilanciare), così che pure quei ruoli in cui sarebbe utile – che dico: necessario – sapere cosa stai facendo, averci un minimo di dimestichezza e conoscenza della materia, niente, sono buoni (buonissimi! perché dopo puoi anche bullartene) per piazzare la belloccia che non sa fare quasi niente (ma col dischetto d’accatto già pronto) – in fondo c’hanno gioco facile, perché insomma, non ci si può scandalizzare per l’orchestrina là del minchiafestival, no?, se la stessa cosa succede coi troioni candidati alle elezioni, che è peggio (detto con la voce di Arisa-puffa-quattrocchia).

[1] devo averlo detto un miliardo di volte ma va be’, lo ripeto: mi fa pena chi prende sul serio questa cosa che sembra musica ma musica non è, questa volgare e scadente imitazione costruita in quattro e quattr’otto che si vede in televisione, spesso infiocchettata di grassi proclami e strombazzamenti E’ tornata la Musica! la Musica finalmente! rinasce la Musica! la nuova Musica!, ma con la musica non c’entra niente, è soltanto un’operazione di scopiazzatura e maquillage discount che serve a sedurre per una mezza sera il cattivo gusto dei subumani
[2] “complimenti al suo look e al suo stile sono stati inseriti nella giustificazione annessa al premio conferitole dalla critica”
[3] e non crederete ai vostri occhi ma lo snobba, lei, al nostro amatissimo:

“Diranno che è nata l’Allevi in gonnella?”
“Spero di no. Il mio punto di riferimento è Sakamoto. Dopo di lui stimo molto Ludovico Einaudi”

[4] bellissima la pagina Wikipedia, lunga lunga e super-apologetica, che s’è evidentemente scritto da solo – il suo più grande successo?

il brano Un sospiro (sempre più in alto…) da lui composto, che diverrà colonna sonora della celebre pubblicità della grappa Bocchino (interpretata da Mike Bongiorno)

[5] e che je frega, a parlarne non costa niente, la butta giù facilissima: “ho intenzione di diplomarmi in direzione d’orchestra piuttosto che in pianoforte”

Giovanni Allevi, In viaggio con la strega, pare che Dio sia dalla sua parte: non gli fa piovere ai concerti, l’ha eletto a nuovo San Francesco, gli manda gli angeli travestiti da tassinari milanesi – si rafforza la mia opinione su Dio

19 dicembre 2008 / , , ,

Giovanni Allevi, la trilogiaEd eccoci arrivati all’epilogo della nostra trilogia alleviana (se volete ripassarveli: qui c’è il primo capitolo, qui il secondo). Concediamogli ancora un’ultima commossa pernacchia d’addio esaminando alcuni estratti da questo suo smilzo libricino (In viaggio con la strega), e dopo direi che basta, possiamo metterci una pietra sopra, mi pare d’averlo smontato e svergognato (ignudato e cosparso di pece, e poi di piume) a sufficienza, tanto più che il poveretto non fa che frignare lamentandosi dei cattivoni che gli vogliono male e gli dicono cotica, e che cavolo, non è bello infierire quando s’è già infierito abbastanza, non credete? (uhm a dire il vero, no, di solito infierire è bellissimo: solo che dopo un po’ diventa noioso, ecco cosa), del resto ormai è oggetto di continui sfanculamenti facili facili che gli piovono addosso da tutte le parti, insomma, come dire, c’è più gusto a fare a pezzi uno come Morgan (coming soon), che non ha il minimo sospetto della propria assoluta mediocrità [1] – Allevi invece il sospetto ce l’ha eccome, ne è consapevole e la cosa lo ossessiona, si vede (si legge), e per l’appunto questo suo penoso libricino, in poche parole, lo si può sintetizzare così:

“sto tanto male perché al mondo ci sono i criticoni che mi dicono che non valgo niente ma io lo so che sonosoloinvidiosi e ignoranti e insensibili, a me non me ne frega niente di quello che dicono, non è vero che la mia è una scialba musichetta pop da quattro soldi, la mia musica è nuova e difficile e rivoluzionaria e ai concerti faccio sempre il pienone e mi becco le standing ovation, e tutte le persone che ci capiscono di musica classica (per esempio il mio tassista, che è un fine intenditore di Mahler) mi fanno i complimenti e la ammirano e la rispettano in quanto nuova e difficile, anche Dio la pensa così
Continua a leggere »

« Post precedenti