Come da tradizione anche quest’anno puntata del Grande Fratello dedicata a Dyo e alla punizione dyvina del concorrente peccatore che ha tirato il vile bestemmione (insinuazioni anali per giunta - nell’ano di Gesù!), reprimenda catechistica e pentimento frignone e squalifica live com’era prevedibile, e non che si possa seriamente eccepire sull’onestà dei propositi virtuosi snocciolati da Alessia Marcuzzi (”siamo un programma che rispetta il suo pubblico“), perché insomma questa robaccia è scopertamente (stupidamente) ipocrita di costituzione - suona persino naïf e un po’ imbecille dare dell’ipocrita a un reality televisivo: potrebbe non esserlo? è come rimproverare a un pezzo di cacca la puzza di cacca, se non puzzasse di cacca non sarebbe un pezzo di cacca - e però a parte tutto devo dire che quest’anno la tradizionale puntata-Dyo del Grande Fratello è stata (tristemente, involontariamente) molto comica, Alessia Marcuzzi per dire era uno spasso, desiderava mostrarsi così suoretta timorata e pudica che neppure ha mai pronunciato la parolaccia bollente “bestemmia” ma ci girava intorno chiamandola di volta in volta
una cosa molto spiacevole
un gesto brutto
parole gravemente offensive per i credenti
una cosa volgare estremamente offensiva
LA FRASE
un’espressione molto pesante
un limite che non va oltrepassato
aehm
delle parole irriguardose
questa cosa che potesse essere una frase comunque nel senso
e non dimenticate che siamo a pochi mesi appena dall’affaire Crocifisso e quindi il pensierino alla moda rimane “Gesù fa parte di tutti noi, è nel cuore di tutti noi, di tutti tutti, anche di quelli non cristiani non credenti che godono pugnalandosi i genitali con la croce, Gesù è anche nei loro cuori”, per cui il cattolico Alfonso Signorini ripeteva a più non posso
la bestemmia ferisce non solo chi è credente ma urta la sensibilità di chiunque anche di chi non crede [...] e ribadisco va condannato non solo da parte di chi crede ma da parte di chiunque
la cosa migliore della puntata sono stati gli intervalli paradossali che facevano da contrappunto cupamente umoristico alla questione dyvina e alle lezioncine di catechismo, cominciando dalla faccenda dei molteplici frequentissimi “sei un mongoloide!” trattata con sbrigativa leggerezza secondo il classico rapporto inversamente proporzionale (che riassume tutta la filosofia cattolica popolare): meno esisti e più ti lovviamo (offendi il nulla: sacrificio umano), più esisti e meno ti lovviamo (offendi delle persone in carne e ossa: va be’ dài tiratina d’orecchie),
a proposito di mongoloide impiegata come offesa, ve lo devo dire, ci scusiamo con chi si è sentito offeso dalle vostre parole
e poi i meravigliosi siparietti pubblicitari dentro il programma, Alessia Marcuzzi che ha appena terminato un “noi siamo attenti alle offese a chi crede e soprattutto ai religiosi” ed ecco che parte il siparietto pubblicitario dei televisori piatti al plasma LG con Alessia Marcuzzi che fa la buffona tra lenzuola paradisiache bianchissime e una vociona incombente che tuona
Ecco finalmente un televisore come Io comando!!!
(acc, non ho trovato il video) e il siparietto pubblicitario successivo, sull’eco delle parole di Alfonso Signorini “il nostro pubblico è molto sensibile a questo genere di cose e questo è un bell’insegnamento per tutti noi”, compare Fabrizio Corona mezzo nudo oliato e lampadato in posizione crocifisso e poi subito di seguito un’orgia di muscolazzi e coattoni cannibali che se le danno di santa ragione (directed by er Guy Ritchie de Torpignattara) e Fabrizio Corona che supervisiona torvamente il massacro,
oh!, e bellissimo quando alla fine una concorrente eretica con una botta sorprendente di logica elementare protesta “ma allora è una bestemmia anche quando giuriamo su dyo!” e la Alessia Marcuzzi in tilt,
non… non… non c’entra niente… sì… io cioè forse… non… Alfonso?… Alfonso?
Cioè: “Daniele Bossari in esclusiva dalla Bosnia ci svela i segreti sconvolgenti dei tunnel sotterranei nella piramide più grande e più antica del mondo” e poi “il mio sperma congelato in un laboratorio di Londra è già stato prenotato ma se ne vuole un po’ Gabriele del Grande Fratello ce n’è in quantità facciamo un figlio assieme che diventa come Leonardo da Vinci” e poi “c’è una sola trasmissione televisiva specializzata in musica diversa dal resto della spazzatura RAI che aiuta i meritevoli giovani musicisti e fa uno spettacolo straordinario condotto dalla forza spumeggiante di Francesco Facchinetti” - voglio dire, avete letto bene?, capita raramente che nel giro di pochi giorni s’accumulino tre gioiellini così di demenza sopraffina, inconsueta e sorprendente pur nell’abituale altissima concentrazione di demenza che c’è da tutte le parti,

e vengono fuori da programmacci aridi e moribondi che insomma, è difficile immaginare di trovarci qualche picco di demenza che possa ancora stupire, ma invece, ecco, nella stessa settimana capita che Mistero di Enrico Ruggeri riesca a surclassare la faccenda del coniglio abortito mezzo terrestre e mezzo alieno con una spedizione fanta-archeologica protagonisti Daniele Bossari - proprio lui, Daniele Bossari, il fermacarte - un paio di spelacchiate collinette bosniache e uno spelacchiato ciarlatano bosniaco ultra-nazionalista (”lo vedi?, quello là è cemento preistorico, i primi a inventare il cemento sono stati i bosniaci, non lo sapevi?, è bosniaco pure il copyright dell’alfabeto runico e quello delle piramidi e quello dei sassoni megalitici, cosa vuoi, Atlantide era qui in Bosnia, dopo te la faccio vedere”) e noi altri che fremiamo entusiasti sulla scia del culone di Daniele Bossari che s’addentra nei tunnel scavati a cucchiaiate dal ciarlatano ultra-nazionalista (”i primi tunnel sotterranei del mondo, bosniaci”) e che batticuore il presentimento di un’imminente meritatissima tumulazione istantanea, “ora crolla! me lo sento ora crolla! passami i popcorn! ora crolla ora crolla!”;
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Ci sono questi tre programmacci televisivi che sono destinati a incrociarsi ogni settimana, lo sapete, sono i reality cosiddetti “talent” che dovrebbero elevare qualche modesto sconosciuto agli onori d’un successone di qualche genere: c’è il programma condotto dalla scimmia con le bretelle (l’unica scimmia cioè che mentre le altre zompettavano intorno al monolite, incrementando la loro intelligenza, se ne stava nella caverna a leccarsi l’uccello), dove si prende un cantantucolo scarso da piano bar e gli si insegna a imitare (male) qualcun altro, già famoso, e gli si cuce addosso una canzonetta scema ingegnerizzata appositamente per far concorrenza alla suoneria del gattino emofiliaco castrato; c’è il programma che vinci se “sei te stesso”, cioè una persona molto originale e diversa e sorprendente, ogni anno ci sono persone più originali e diverse, esagerate e sorprendenti, e non manca molto che ci ritroveremo con un unico super-concorrente super-provocatorio che riunisca in sé le caratteristiche di - elenco - frocio, sessualmente operato (prima gay, adesso, lesbico, poi ancora bisessuale), cieco e sordomuto, ex rom clandestino, pupillo di Lele Mora, pilota Alitalia e attore di film porno, valletta con una sesta di reggiseno, secondo a Miss Padania, allevato in gioventù da un branco di lupi nella giungla e come se non bastasse ex maggiordomo e leccafiga di Marina Doria di Savoia; e c’è il programma dove un mucchio di sfigatelli scappati dalla scuola Radio Elettra si scannano l’uno contro l’altro indossando orrendi pigiamoni e fingendo di interessarsi ai giudizi artistici d’un gruppo di bollitoni anziani, beandosi dei favori sessuali delle quindicenni bburinette e poi, alla fine di tutto, tornandosene mesti a farsi bocciare per la quarta volta di seguito alla scuola Radio Elettra assieme al figlio di Bossi (il prossimo anno nel cast del programma anche lui, come cantautore lumbard).
Vi ho preparato questo piccolo video esplicativo, che riassume le qualità dei tre programmacci in questione - conduzione, gara, sbocchi professionali:
Se volete saperlo, io penso questo: penso che se guardi uno qualsiasi di questi tre programmacci e vieni colto da una reazione simile a quella del giornalista “sartriano” del Corriere - Paolo Di Stefano si chiama: l’avete letto quel suo articolo? leggetevelo, è una delle più comiche e sconclusionate marchette che abbia mai letto,
Nella prima mezz’ora, forte della tua incorruttibile lucidità critica, ti chiedi dove sei finito e trattieni a fatica la voglia di dartela a gambe. Poi, abbandonata la tua fiera rigidità sartriana, ti rilassi, abbassi il sopracciglio ed esibisci per un’oretta un approccio più sciolto e autoironico, tra il desiderio di capire e la condiscendenza populistica. E alla fine ti accorgi che di mezz’ora in mezz’ora ogni difesa si è a poco a poco sgretolata e le tue macerie ideologiche si sono lasciate inghiottire nel circo, non sei più un intruso ma ne fai già parte e con un ruolo che ti calza a pennello
se cioè vieni colto dalla reazione per cui ti immedesimi e t’appassioni sinceramente alla cosa, dài i voti ai partecipanti e tifi per i tuoi preferiti, discuti seriamente di chi c’ha più talento, delle classifiche e dei giudizi, dei professori (o della giuria, o del televoto) e dei battibecchi, e magari spedisci pure (bestemmia delle bestemmie!) uno o più sms per votare, be’, se vieni colto da una reazione del genere allora il tuo posto, nella scala evolutiva là sopra, te lo dico io qual è: non ti si vede perché il disegno è tutto nero, ma sei il brufolo purulento sulla gamba dell’habilis, quello gobbo; perché sì, l’unica reazione veramente sapiens sapiens davanti a uno spettacolo del genere è [*]: pochi secondi di disgusto e odio fulminei neutralizzati subitissimo da una melassa appiccicosa e stordente di noia assoluta (con qualche rarissimo picco encefalogrammatico durante certi siparietti di involontaria demenzialità: ti si socchiude brevissimamente una palpebra e bofonchi un ilare “AH!”).
[*] la reazione del giornalista sartriano - mi stavo dimenticando - s’avvicina a un altro stereotipato genere di reazione, ugualmente deprecabile, meno ingenuotto e più posticciamente intellettualizzante, quello di chi credendosi molto esperto di come va il mondo (e la televisione - “che male può fare la televisione?”), disincantato e compiaciutamente frivoletto, adora formulare con tono allegro ironico-dariabignardesco piccoli pensierini che devono suonargli parecchio arditi e anticonformisti del tipo “Maria De Filippi è un genio!”, il che significherebbe, esteso, “io sono intelligente ed è ovvio che di norma una trasmissione così mi farebbe cagare sangue, e però allo stesso tempo sono così intelligente che riconosco quanto è stata brava la De Filippi a indovinare un modo così ben funzionante per inchiappettare tutti quei bburinoni subacculturati che le sbavano dietro” - perché questo fanno i programmi così, la televisione così, puoi divertirti e sentirti ganzo quanto ti pare a elogiare le geniali strategie acchiappa-subumani di Maria De Filippi, ma i programmi così sono progettati per questo - mica per altro, e bisognerebbe magari ricordarselo, qualche volta - sono progettati per inculare i subumani
di Betty Moore, 20 gennaio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
Scusate questa ennesima lunga assenza e scusate se non rispondo alle mail, mi dispiace, ho avuto qualche problema e nonostante i superpoteri, oh, anche all’uomo ragno ogni tanto gli si scaricano, si rattrista e decide di buttare il costume nel cestino. Poi però capisce che solo lui può salvare il mondo dal malvagio supercattivone e così ci ripensa, e torna - che sarebbe una specie di umile metafora per dire che l’universo, senza le malvestite, be’, insomma, non mi ci fate neanche pensare!
Una cosa di cui molti m’hanno scritto, vediamo un po’, sono i provini per il grande fratello: la folla di varia disperata umanità, le migliaia di esaltatissimi malvestiti col numerino che non vedono l’ora di esibirsi nella ridicola scenetta io-sono-interessante sono-io-io!-io!-io! che si sono preparati a casa e mandata giù a memoria, ah be’ che ingenui buffoncelli, quanto è vicina finalmente la speranza di sistemare la propria e le successive tre generazioni familiari con mezza edizione di buona domenica, un paio d’anni di serate in discoteca e il logo di una marca schifosetta stampigliato ovunque, dalla fiancata della smart alle mutandine tangate.
Pensavo magari di fare una piccola serie di malvestite da provino: c’è Max che mi ha mandato parecchie foto dai casting della settimana scorsa a cinecittà e insomma direi che ce n’è abbastanza da perdere la ragione. Ad esempio potremmo cominciare con questa qui, che dovrebbe essere più o meno un esemplare della categoria grandefratelliana che Labranca chiama Non è mai troppo tardi, una malvestita vale a dire di mezza età al suo milardesimo casting televisivo che darebbe qualsiasi cosa (compresa - anzi, per prima cosa - la vita del figlio stronzo che le è capitato a ventidue anni con quell’altro stronzo palestrato colle meches che poi s’è sposata, c’è andata a vivere assieme e da allora non ha più potuto fare la cosa che davvero le stava a cuore, cioè cantare, ma anche ballare, ma anche presentare, anche suonare il pianoforte, anche scrivere, cioè praticamente dedicarsi non sa bene di preciso a cosa, ma cioè praticamente ad esprimermi, cioè a trasmettere emozioni - lo dice col melodrammatico sospirone di rimorso, il tempo perduto - eh sì, a ventidue anni, sì - e poi però subito falsissima a denti stretti, con la sua vocetta piacevolissima da chipmunk: “mio figlio comunque è la cosa più bella della mia vita”) farebbe di tutto per tornare quella ventiduenne libera in rampa di lancio che per il resto, cretina malvestita e bburina com’era a ventidue anni c’è rimasta, solo che adesso ha il culo all’altezza delle ginocchia gonfie come cocomeri, i capelli che sembrano stoppa marcia tinta con la vernice (1) e ramificatissimi canali di rugosità assortita dappertutto.
Ma comunque siccome lei ci tiene a far vedere che ce n’è ancora pure nell’aspetto, di quella ventenne là, senza contare tra l’altro che quando glielo hanno chiesto s’è tolta d’un colpo circa dodici anni, e poi oh che cavolo in fondo l’anno scorso le hanno fatto condurre tutta scosciata i tre minuti della rubrica sulle partite del campionato eccellenza su una rete condominiale di vibo valentia, oh, un minimo di reputazione da difendere ce l’ha: e quindi com’è giusto tenta il tutto per tutto, le unghiette french (2) come ogni vera decerebrata malva-televisiva che si rispetti (e peccato non sia stagione, c’ha i mignolini dei piedi che sono difficilissimi perfettamente squadrati, un capolavoro), la cintura col nome scolpito in fibbia (3 - Carol) che ha trovato sulla bancarella in centro e che le piace un sacco (solletica quello sbuffo di egocentrismo adolescenziale - sapete no, i ciondoli di dadini con le lettere, i trenini da comodino che le lettere le trasportano sui vagoncini, cose così - poveretta ne va fierissima).
Il nero è banale, che sfina e serve a nascondere rotolini e fianchi portaerei, e tuttavia allo stesso tempo il vestito moscio malvo-attualissimo (4) c’ha questo eccezionale traforo sul davanti che lei fa finta di voler coprire, timida e vergognosetta sta con le mani nervosamente intrecciate in grembo, tic falsissimamente inconsapevole che nasconde in realtà un duplice calcolatissimo scopo, che sarebbe cioè: a) piuttosto che rendere palesi le sue superiori doti di navigato troione da sbarco preferisce suggerire un più raffinato malizioso atteggiamento da imbarazzata scolaretta un po’ avanti con l’età, ma soprattutto b) le braccia e manine in quel modo strizzano gonfiano spingono ed esplodono le tettone gigantesche (5) che con la giusta impalcatura sono forse l’unica cosa che forse (forse) potrebbe causare nella produzione giudicante un primo minimo accenno di obnubilamento ormonale - e nel caso la scollatura non basti, per ogni evenienza a mo’ di faro lampeggiante, ha scelto questa enorme bburinissima crociazza in finto oro bianco tempestata da fondi di bottiglia (6 - “ah, questa? è un simbolo religioso molto importante per me, io sono molto devota a badre bio”).
Per lo stesso motivo (affogare nel buco nero della scollatura la sua altrimenti totale appassita nullità) ha dotato il vestitino di un appariscente ornamento pelliccioso a picco sul traforo (7), e infine le calze (8), la cui kidultaggine a righe orizzontali non serve soltanto a darle un misero aiutino anagrafico, ma è così fastidiosa e brutta che non ce la fai e devi guardare per forza da un’altra parte, più sopra, oh accidenti i capelli di stoppa no! più sotto, ah sì, il faro, ecco, le tettone.
Perdonatemi l’outing, ma io stasera faccio il tifo per questa signora, Guendalina Canessa.
Oh, in sei grandi fratelli avesse vinto mai una malvestita di quelle vere, sincere, malvestite dentro: non mi sembra giusto. Tutt’al più son riusciti a premiare Johnatan, che non sarà una malvestita, ok, ma il cui più grande desiderio è quello di rinascere Beyoncé. Potevamo accontentarci?
Questa edizione qui, finalmente, abbiamo la possibilità di rimediare al torto subito, di vendicare tante e tante malvestite ex grande fratello sconfitte e ormai dimenticate. Ne abbiamo sotto il naso una, Guendalina appunto, che è splendida, inappuntabile, perfetta in tutto: nel modo di abbigliarsi, anzitutto, con gli sciccosi vestitini che sfodera nel serale (un, due, tre). Questo qui a fianco ad esempio, il suo pezzo forte (indossato la trionfale serata d’ingresso, e poi riproposto spessissimo), una specie di vestaglietta multistrato e multimateriale, che gioca sul vedo-non-vedo di trasparenze e scollatura (sulla cui eccezionalità, con quei seni moscetti e strabici, uhm, non sono per niente d’accordo con Milo), e soprattutto su una malvestitissima scintillanza dorata da ammaestratrice di colombe del circo togni. E i leggings, i leggings, vero flagello di quest’ultima era malvestita, c’era da aspettarseli, e infatti.
L’animo così inguaribilmente malvestito di Guendalina è testimoniato dalla sua straripante passione per le scarpe, banale mania tipicamente caratteristica di ogni vera malvestita. Ne ha di ogni genere (sopra i 300 euro ovviamente), centinaia di meravigliosi modelli di cui è fierissima e a cui è tanto affezionata che il solo separarsene le provoca crisi di pianto (ricordo in particolare un paio di sandali, geniali, con dei cristalli swarovsky intrappolati nel tacco trasparente, una specie di acquario per gioielli, la versione scarpistica di quegli orridi bicchieri-candela di gel con gli oggettini dentro a mollo, degno soprammobile di ogni appartamento degnamente malvestito). Nel disegno qui a lato, Guendalina, in perfetto pendant con i toni nero-oro di vestaglietta e leggings, ha un paio di stivaletti scamosciati con catena dorata, che ci ha fatto ammirare anche in una variante molto creativa, tirati su (qui).
Malvestita lo è anche nel suo modo di comportarsi, sempre eccessivo, teatrale, melodrammatico, con la sua vocetta malamente impostata pronta a destreggiarsi in sceneggiate che neppure il peggior Mario Merola. E’ malvestita nel suo lasciarsi continuamente blandire dai grevi e maneschi corteggiamenti del prepotente decerebrato di turno (Milo), salvo poi falsamente indignarsi quando la si fa passare per una che si fa toccare le tette. E’ malvestita, soprattutto, nel viso, dai tratti stereotipatissimi frutto di uno o più pimpaggini estetici: nasino stretto quasi inesistente, zigomi gonfi e bitorzoluti, tratti asimmetrici da bisturi impazzito, bocca sporgente alla paperino.
In ultimo ma non the least, per favore, non dimenticate che questa malvestita qui, in uno dei suoi consueti attacchi di schizofrenica diarrea verbale, ha candidamente ammesso di desiderare un uomo disponibile a pisciarle addosso (video). Non è commovente, tanta sincerità? Tanto più che così, fortunata lei, sembra esser già pronta ad affrontare tutta quella impegnativa gavetta alla corte di Lele Mora.
Ecco, quest’anno al Grande Fratello c’è una malvestita purissima, completa in tutto - certo, un po’ troppo alta moda e poco semo bburini, ma va bene lo stesso - e per questo, dunque, le malvestite si schiera apertamente, e questa sera tifa per Guendalina Canessa vincitrice del gf7. Anche se, oh, non fraintendete: mi toglierei la vita piuttosto che spendere un euro per mandargli un sms.
di Betty Moore, 19 aprile 2007
Categoria: alta moda, semo bburini, very important malvestite