L’ultimo baluardo dei cestoni pesca-mutande sta soccombendo sotto i colpi dell’inarrestabile ondata di malvestitismo low cost e non c’è niente che possiamo fare, da un giorno all’altro te ne esci di casa perché c’hai voglia di un bel mazzolino di mutande fiorellate e trovi l’ingresso dell’Oviesse sbarrato, i cartelli “chiuso per ristrutturazione” e un viavai di operai che buttano fuori i cari vecchi cestoni smembrati in ceppi da caminetto e trasferiscono all’interno i lampadarioni ciclopici di vetrini sbrilluccicosi tipo sala da ballo versaillese.
E’ il fenomeno della cosiddetta H&Mizzazione (si legge come uno starnuto: eccì!mizzazione) che ha travolto i pusher del malvestitismo mondiale, anche i grandi magazzini un tempo (quasi) esclusivamente riservati alle porcheriole da anzianotto squattrinato senza alcun definito gusto malvestito: così per la ex Oviesse, tutto quello che era improntato a una neutra (spesso desolante) anonimia Postalmarket, non soltanto le cose in vendita ma persino la struttura interna degli ambienti (prima, di solito, pallidi corridoi di paratie traballanti fatte col cartoncino Fabriano ruvido), persino il nome stesso dell’azienda (dal buffo e un po’ infantile Oviesse scritto per esteso al più secco e globalista OVS Industry: il che è solo in minima parte inteso a ringalluzzire il pubblico italiano, più che altro serve a presentarsi al meglio - senza del resto ingenerare eventuali problemi di pronuncia - sul fiorentissimo mercato dell’est europeo), tutto viene radicalmente trasformato secondo un modello che prevede di suscitare non più l’attenzione dell’acquirente disinteressato un po’ tordo ma quella ben più remunerativa del malvestito modaiolo aggiornato sulle ultime tendenze, possibilmente giovanissimo, a cui viene offerta una povera imitazione delle robacce più in voga a un prezzo tutto sommato abbastanza contenuto.
Il modello è quello appunto del low cost alla H&M: non ci vogliono mica tanti soldi per essere trendissimi all’ultimo grido! guarda qua che roba! quanto ti starebbe bene questo vestitino qua! e questa borsona? e guarda quanto costa poco! e poi è così semplice ma allo stesso tempo originale, così personale! (con la differenza che H&M mantiene uno stile leggermente più posato e maturo - così alla malvestita d’una certa età viene facile “io vado da H&M perché ha dei buoni prezzi, non perché va di moda” - la nuova OVS invece, come si dice, l’ha buttata un po’ in caciara); gli interni anzitutto, che diventano il set di un programma di Mtv, uno di quelli sbirulini dove c’è tutta una mescolanza eccentrichetta di cianfrusaglie non-c’entro-un-cappero che dovrebbero spandere un succulento profumino di creatività io-sono-originale, gli scaffali con le chitarre elettriche, gli snowboard appesi al muro, le poltroncine di pelle invecchiate ad arte, le finte pareti di mattoni scrostati coi graffiti, le scrittone al neon intermittenti, le corniciazze baroccate d’oro, le travi imbullonate di metallo grezzo, i suddetti lampadarioni di vetrini e così via; a ciascun assetto scenografico corrisponde ovviamente un diverso armamentario malvestito, per cui sotto le chitarre elettriche e lo snowboard ci trovate la sezione Uomo Cool Avventurosamente Casual, accanto alle poltroncine vintage la sezione Uomo Cool Ingiacchettato D’Altri Tempi, sotto i muri scrostati coi graffiti e i neon Gioventù Cool Urbana Ribelle e così via.
In generale tutte le linee di abbigliamento sono reboottate sulle direzioni principali boho (per le più grandicelle, con influenze variamente bburino-vintage: collanone di perle, pizzi pazzi, abitini flosci, ballerine, cappellini vintage, fuseaux - le trovate là, sotto il lampadarione ciclopico e tra le corniciazze baroccate d’oro) e bimbominkia (per i più piccoletti: scarpone da ginnastica anni novanta dai colori improbabili, diavoletti, pois, cappuccioni, righe orizzontali), e più nello specifico, per togliersi di dosso questa loro passata reputazione di sfigosità anzianotta senza tempo e per catturare con un colpo solo la più ampia fetta possibile di clienti, all’Oviesse hanno dapprima acquistato i diritti di alcuni famosi personaggetti/marchi (Disney, Warner Bros, Pukka, Nickelodeon ecc.), imprimendone gli avatar un po’ dappertutto, e hanno poi sottoposto il materiale che ne risultava al triplice trattamento imbburinire / invintaggiare / bimbominkizzare: abbiamo quindi, giusto per citarne un paio, le t-shirt (1 - imbburinire) dei Peanuts che si sono fatte un centinaio di loop sul nastro trasportatore in balia di una grandinata di brillantini colorati, i completini da notte Little Miss (sempre - 1 - imbburinire) con le scritte sul culo manco fossero un pantalone Rich qualsiasi, le magliette dei supereroi (2 - invintaggiare) con la stampa old style screpolata così fai finta che te le sei comprate negli anni ottanta, le felpe di Spongebob e di Campanellino (3 - bimbominkizzare) coi cappucci che c’hanno il risvolto pieno di scrittine o di righine o di stelline.
C’è niente che sia più malvestito di una malvestita così, eccitatissima, che si spara cinque ore di fila stritolata in mezzo a un mucchio di altre malvestite eccitatissime, che s’è allenata per settimane allo scatto fulminante alla gomitata costale e allo sgambetto bastardo (e per l’occasione, oh, s’è guardata mille volte quella scena là delle bighe, istruttiva davvero!), che appena riesce a varcare le porte del negozietto livida e dolorante si getta a peso morto sulle prime stampelle a portata di mano e strappa tira via appallottola e difende a costo della vita qualsiasi cosa le riesca d’accaparrarsi, non importa cosa, basta che c’abbia sopra lo stemmino Roberto Cavalli.
Poco più di ventiquattro ore e tutta - dico tutta - la roba Cavalli per H&M (ricordate? ne avevamo già parlato qui) è andata esaurita. E be’, considerando che tra le varie cosine in vendita c’erano rare quintessenze di stilosità cavalliana - il suo solito tocco, non c’è che dire, di gran classe - toh, il ciondolo a pugnale diamantato e il cornetto col serpentello, per non parlare poi della solita infinita sfilza di animalerie pellicciate - be’, l’inverno che arriva può vantare una overture malvestita di tutto rispetto, altrochè.
[*] a proposito, la pubblicità televisiva di cui parlavo il mese scorso, “I’m the party”, eccola qui
Nella foto qui accanto Roberto Cavalli e il suo braccio destro Cubo Leopardato esaminano un modello per l’imminente nuova linea H&M firmata Cavalli. Notate come, se Cubo Leopardato mantiene una sua composta quasi altera dignità, al contrario Roberto Cavalli impersona il tradizionale ruolo (mutuato dalla tragedia greca) dello stilista rifattissimo di quattrocento anni che vive rinchiuso in una bara di formaldeide ma quando raggiunge (sotto forma di pipistrello) i servizi fotografici si concia come fosse un bulletto di quattordici anni con i jeans attillati le scarpette da ginnastica e la camicia di raso oscenamente aperta sul petto in decomposizione.
Ci sarebbe da chiedersi, boh, perché rivolgersi a Cavalli e non per dire a mia zia, che ha capacità creative e una fantasia in fatto di moda che nulla hanno da invidiare a Roberto Cavalli (ho fatto la prova un paio d’ore fa: le telefono e le chiedo “zia, se ti chiedono di disegnare un abito, dimmi la prima parola che ti viene in mente” e mia zia subito, neanche m’ha fatto finire di parlare, “maculato”) - che gusto c’è così, guardate qua l’espressione sconsolata (sta pensando: “ma daaai!”) che ha sta ragazza a sinistra mentre Cavalli in piena trance artistica (con un enorme biscotto per cani in bocca) le sistema la palandrana, immancabilmente animalier.
Aspetto con ansia la campagna pubblicitaria (la linea dovrebbe essere in vendita da novembre). Quello che se ne legge in anteprima
promette grandiosità malvestite mai viste prima: il tutto si svolge nella Xanadu toscana del nostro, tra stuoli di modelle in (sì! sì!) leopardato, lussuosi arredamenti da giardino e gabbione liberty con uccelli tropicali annessi (ce n’è una nella foto) e Roberto Cavalli in persona che scende le monumentali scale di casa, suscitando nella folla di modelle (sì! sì!) leopardate urla di giubilo, e quando una gli chiede “Mr. Cavalli! Mr. Cavalli! Si è perso il party!” lui messianico che risponde: “E come potrei perdermi un party? Io sono il party.”
La settimana scorsa, incurante delle terribili voci che ancora circolano a proposito del libro shock della sua ex governante (Live To Tell: My Life as Madonna’s Nanny - che forse si pubblica, forse no), un cosino di ben ottanta pagine in cui son rivelati certi agghiaccianti, inaspettati e orrorifici segreti sulla sua vita intima (cose di questo calibro qua, tipo, che se mentre lei dorme qualcuno fa casino, persino se qualcuno si azzarda ad aprire un rubinetto, lei va fuori di testa - cabala e sacrifici umani dunque), insomma, lei beata come se niente fosse, la settimana scorsa, ha partecipato al party di lancio di M by Madonna, una linea disegnata proprio da lei in persona, così dicono, per la catena low cost H&M. Di cui la pubblicità qui sotto (e a quale famoso duo italiano si saranno ispirati, per gli stilisti schiavetti felici, eh, boh, mah, chissà).
Pare che la stilista di H&M, tale Margareta van den Bosch (che, no, non è la direttrice di Velvet, vi confondete), entusiasta, abbia passato ore ed ore a frugare negli armadi senza fondo di Madonna, cercando qualcosa che si potesse utilizzare per “ispirazione”. E così ne è uscita una collezione di trenta pezzi che, a detta della van den Bosch, riflette perfettamente lo stile “timeless” e “glamorous” di Madonna.
Per esempio, vediamo, ci sta il kimono (ah sì, questa la so: riciclato dal video di Nothing really matters), il trench da ispettore Gadget (che fa molto Londra grigia e brumosa), una cosa che io non lo sapevo ma si chiama catsuit (un impareggiabile citazione di Occhi di gatto), e poi tanti altri abitini in stile maestrina di collegio (di un fumetto erotico firmato Leone Frollo) che ultimamente a Madonna le piace tanto. In due parole, ecco, una linea di abbigliamento cosplay per giocare a fare le Madonne. E ci sono anche dei veri colpi da maestro, come lo strano abito che c’è qui in foto, con lo strappo sulla coscia fatto apposta per resistere alla tipica posizione yoga del piede di sbieco sul tavolo. Poi va be’ ci sono i vari accessori, borse e occhiali da sole, pochette e cinture, il tutto però all’insegna della noia. Piuttosto mi incuriosisce un sacco il pezzo più economico, il “turbante” (13 dollari), che io non ho capito bene che cosa significa e come è fatto, foto non ne ho trovate, ma se ne avete voi una e me la mandate, mi fate un regalone (update: roseau l’ha trovato, eccolo).
Ah, e ammirate in questa galleria la coraggiosa Madonna, presentatasi al party con un abitino candido senza maniche, con braccini di fuori e le manine, soprattutto, in bella mostra sulla borsetta. Fregandosene allegramente di tutte quelle prese in giro degli ultimi mesi, a proposito appunto delle sue braccia aliene, e delle sue mani millenarie alla boris karloff.