Malvestita #333 – il Busone

la malvestita numero 333 sputa dal busone un povero fisico delle particelleForse al CERN di Ginevra non leggono le malvestite (irresponsabili!), o forse semplicemente questo scenario gli suonava così inquietante che hanno preferito non farne parola con la stampa. Resta il fatto però che noi sì, sappiamo. Sappiamo che secondo le più accreditate teorie sugli impicci gravitazionali (1, 2, 3), una volta che s’è creato un buco nero – seppure di modeste dimensioni – il problema non è tanto quello di venire o meno risucchiati (insomma, è sufficiente aggrapparsi a qualcosa di molto pesante – ad esempio il nerdone cicciabomba che va in giro per il CERN facendo battutine divertenti tipo “scusa che mesone è questo, agosto o settembre? gh gh gh” e sgattaiola via tenendosi le mani sulla bocca), il problema è: se per pura sfiga il nerdone cicciabomba se ne sta al bagno proprio in quel momentaccio là del risucchio, e si viene quindi risucchiati – be’, dove vado a finire?

Avete notato sulla home di Repubblica (senz’altro parte attiva dell’opera di cover up mediatico) con quale tono di frivoletta disinvoltura hanno raccontato di questa strana coincidenza, della gonna di Jessica Simpson che all’improvviso si solleva senza alcuna ragione apparente (erano passati pochi minuti dall’accensione dell’accelaratore di Ginevra) e di colpo zum! le si scopre il culone: ecco, la foto che trovate su Repubblica è questa qui – la foto quella originale, non ritoccata, è questa qua: e sì, avete visto bene, è uno di quei caschetti antinfortunistici che indossavano a Ginevra, stamattina.

E gli ha detto bene al caschetto che è schizzato fuori sul nostro pianeta, nel nostro universo, a poche migliaia di chilometri appena dal punto di partenza. Pensate cosa potrebbe accadere a chi, come il disgraziato teorico nel disegno qua sopra, venisse catapultato in un’altra dimensione, su una terra parallela, in un modo bizzarro spaventosissimo popolato da malvestite fuori misura che si mettono gli occhialoni con le fessurine cecate a serranda come gli scagnozzi mafiosi cinesi, e gli zainetti a forma di tubetto di vernice: come si potrebbe sopravvivere in un posto così? ci si impazzirebbe, come minimo.

Costume Institute Gala 2007, il Malvacarpet

Leggo che questa serata di beneficenza che si è tenuta ieri al Metropolitan Museum of Art di Nuova York, la cinquantanovesima edizione dell’ultra famoso Costume Institute Gala, sarebbe il più importante esclusivo e attesissimo evento fashion – alta società – sono un vero vip dell’anno (contributo minimo: seimilacinquecento dollari). Non a caso è firmato e sponsorizzato dalla guru modaiola Anna Wintour, la letterariamente crudelissima capoccia del Vogue statunitense. Non a caso è luogo di orrendi ed efferati crimini malvestiti.

anna wintour al gala del costume institute
miuccia prada al gala del costume institute
lapo elkann al gala del costume institute
jessica simpson al gala del costume institute

E cominciamo proprio dalla madrina della serata, la Wintour, che ci riserva un fantastico abitino di pelle nera lucida e inserti di pitonatura argentata, con spalline da fanteria dello spazio e frange da tappetino per il bagno (non che gli anni scorsi sia stata avara di malvestitismo). Tra gli ospiti, tre italiani di gran lusso: il nostro amatissimo Lapo Elkann, che dimostra il suo proverbiale cattivo gusto con uno smoking doppiopetto di colore e taglio improbabilissimi (è spiegazzato, gli sta stretto, i revers troppo grossi, che orrore), enorme criniera leonesca pettinata alla meno peggio (sì, sei un tipo eccentrico Lapo, la tua vita non è inutile), occhio allucinato e babbucce di velluto senza calzini (collo del piede depilato, of course) che sono un po’, diciamocelo, il suo marchio di fabbrica; Miuccia Prada che crede di trovarsi ad un revival over sessanta del carnevale di Rio, per cui indossa una gonna tutta sbrindellata uscita dal trita documenti del suo ufficio, le striscioline di carta colorate con l’evidenziatore arancione (Miuccia, ti si vede la sottoveste bianca); e Roberto Cavalli, con quella sua facciona bitorzoluta da vecchia rifatta, che si esibisce in bacetti e smancerie con la prorompente dea della menomazione intellettiva Cessica Simpson (tettone rifatte, capelli nuovi e mood da zoccolona), uno spettacolo che ha qualcosa di perversamente ributtante.

mary-kate olsen al gala del costume institute
kirsten dunst al gala del costume institute
lucy liu al gala del costume institute
cate blanchett al gala del costume institute

Se Mary-Kate Olsen indossa un goticissimo vestito di pelliccia ottenuto scuoiando uno Wookiee, con la cinturona borchiata degna di Skeletor, al contrario la sorellina Ashley si presenta più sobriamente, in bianco (trascuriamo il cinturone ortopedico: un vizio di famiglia); se lo stile anni venti riecheggia vagamente nella acconciatura con fermacapelli floreale di Kirsten Dunst, per il resto coperta da un immenso pezzo di stoffa da esposizione (quattro metri quadri) tenuto su con lo scotch insieme ad un massa informe e funerea di tulle (che pendantizza col fiorellone), l’abito lungo di Lucy Liu parte bene e, vista a mezzo busto, può anche passare: sotto al ginocchio si apre però in un delirio strascicoso di decorazioni in carta crespa (carta crepe, come vi pare, quella che si usa per i pacchi regalo) che spero sia stato calpestato e distrutto due minuti dopo la fine del red carpet. Lo stile zombie-anoressico quasi-morte è rappresentato in tutto il suo orrido splendore dalla gracilissima Cate Blanchett, il vestitino dorato che ne rende l’incarnato pallidissimo ancora più smorto e autoptico, scoprendo braccia e collo, e la pettinatura alta e raccolta che esalta l’aspetto egonschieliano del volto scavato.

charlotte gainsbourg al gala del costume institute
elizabeth banks al gala del costume institute
naomi campbell al gala del costume institute
scarlett johansson al gala del costume institute

E se queste qua vi son sembrate malvestite, be’, non perdete Charlotte Gainsbourg, che senza alcun pudore si presenta in un folle collage di robe che sembrano acconciate da una bambina ubriaca che gioca con i tessuti di scarto della nonna (ok, vi svelo l’arcano: la figlioletta della Gainsbourg fa la stilista per Balenciaga), e non distogliete lo sguardo dalle scarpe – le avete riconosciute? – ebbene sì, sono quelle che usava il piccolo Forrest Gump quando ancora soffriva di problemi alle gambine: ah Charlotte, tu sì che sai come commuoverci (*sniff*). Oppure, vediamo, c’è Elizabeth Banks, la segretaria di J. Jonah Jameson, che si sarebbe pure messa una cosina neanche troppo malvestita, non fosse che qualcuno deve averle incollato per scherzo un mazzolino di rose sulla cintura, e lei distratta ancora non se n’è accorta (ehi, ma le rose sono verdi bianco rosse, la bandiera italiana! vuoi vedere che è stato quella toscanaccia burlona di Cavalli?). Ci sta pure una rappresentate del sindacato ammerigano spazzine nere, che democratici questi del Costume Institute! e però i soldi per vestirsi bene la spazzina non ce l’aveva e così gli hanno dato da mettersi una versione sorpassata, con la gonna mini e il pelo tosato, dell’abito della Mary-Kate Olsen. Povera spazzina. Meno male invece che è allegrissima la meravigliosa Scarlett Johansson, nonostante il vestitino ornato di una strisciolina di schifezzuole dorate che formano il simbolo del dollaro sotto il decoltè, le tette orrendamente strizzate, la gonnellina larga di cartone spiegazzato e l’incomprensibile abbinamento con quelle calze a rete, nere. E’ troppo bella e vuole sminuirsi, è timida.