Lapo Elkann pensa ahead, non behind

Continuiamo sgomenti a seguire le tracce mocassinate di Lapo Elkann nella sua rapidissima scalata su su fino ai vertici della Creattività commercial-pubblicitaria mondiale: le cose si fanno sempre più divertenti, adesso che Lapo non c’ha soltanto l’aziendina esclusivissima che produce abbigliamento e accessoriume in kryptonite (tutta roba “targettizzata”, direbbe lui, sui quadri medio-piccoli FIAT che nel contratto c’hanno la clausola “acquistare una cagata di Lapo al mese e indossarla senza dare a vedere sentimenti di disgusto e/o sconvolgente imbarazzo”), adesso c’ha il giocattolo nuovo, l’agenzia di pubblicità che produce idee “d’avanguardia” con la quale vuole

mettere l’Italia al posto che merita di occupare, pensando ahead e non behind

è questa cosa che lui chiama Creative Factory, che sarebbe cioè un gruppetto di stupefatti cacaziretti amici suoi che lo circondano adoranti pendendo dai suoi Ehhhhhhrrrrrr e gli fanno sì sì con la testa e gli dicono “Lapo sei i faraglioni del paesaggio globale” e “Lapo sei sempre un passo ahead” (c’è pure l’amichetto socio fondatore, tale Alberto Fusignani, poveraccio, che è un tristissimo roadie wannabe-lapo che farebbe di tutto per somigliargli un tantino, guardatelo, fa quasi tenerezza) e il lavoro del Lapo’s Dream Team consiste nel riempire le ore vuote del sabato pomeriggio nel trendissmo loft galleria d’arte prendendosi pensierosamente a capocciate l’uno con l’altro (la loro migliore interpretazione di “brainstorming”) per suscitare uno zampillo di imprevedibili lampi di genio, ideone creattive mai viste prima al mondo, cose d’altissimo livello tipo

lanceremo la I Vodka, la prima italiana

(l’ideona, appunto, consiste nella “I” davanti a Vodka) – ideone da vendere al miglior offerente, secondo il motto (cito da qui)

low budget, big ideas

che è davvero un bel motto creattivo, e che cosa vorrebbe dire nella pratica lo si capisce bene, per esempio, dalla campagna che ha debuttato la settimana scorsa per Virgin Radio, cioè a dire low budget sarebbe: “facciamo una pubblicità con me stesso mezzo nudo che faccio le facce rock“; e big ideas sarebbe: “facciamo che mi arrotolo nella canotta zozza che uso come pigiama da un paio d’anni (nel video qua sotto, eccola là!) quella da camionista gay con la Union Jack italianizzata, anzi no, meglio!, facciamoci un lenzuolo intero tutto così!, e io mezzo nudo che mi ci arrotolo dentro e faccio le facce rock, la madonna che ideona!, batti cinque Fusignani! (CLANGGG!: capocciatona commemorativa di brainstorming riuscito [*]) – è per questo che l’hanno assunto, perché Lapo è (parole di Alberto Hazan)

un personaggio estremamente interessante capace di calamitare l’attenzione di un pubblico molto ampio ed eterogeneo, dai giovanissimi ai meno giovani, di ogni estrazione sociale. Un personaggio unico, trasversale alle mode e agli ambienti, che ben incarna lo spirito rock di Virgin Radio

dove lo spirito rock va inteso esattamente come il non plus ultra della rivoluzionaria libertà creattiva roccherolle, cioè – cito dall’intervista su Max

“Hai mai scritto col pennarello indelebile su un prezioso mobile antico?”
“Più volte.”

Sarebbe bello, forse, che un giorno prima o poi Lapo Elkann capisse che certi lavori se li guadagna non tanto perché è così travolgentemente originale e ahead e creattivo, ma perché il suo ruolo è quello di un qualsiasi volgare figurante televisivo di bassissimo livello, di quelli che fanno i soldi comparendo sui dépliant delle discotecacce di periferia: ciò che pagano i committenti di Lapo Elkann è il suo nome e la sua faccia e niente altro, è il marchio Lapo Elkann che funziona di per sé, senza aggiunte di alcun tipo, in virtù della sua effimera, ridicolissima fama di personaggetto megalomane volgarotto e rintronato preso per il culo da mezzo mondo (e con quel pedigree là che si ritrova, per giunta, che rende il tutto più comico), un’inconsapevole scimmietta ballerina che fa spettacolo di se stessa, sempre e ovunque, e ultimamente delira da guru del marketing e dell’innovazione – che cazzata s’è messo stavolta? che cazzata ha detto? che cazzata ha fatto? Peccato però, oh, quante risate in meno, se un giorno lo capisse sul serio, di essere così behind.

[*] che è appunto il tuono che si sente quando s’apre la pagina di Virgin Radio

Lapo Elkann, il piatto d’argento con la pappa servita in una ciotola d’oro

cioè: se solo si potesse dopare gli operai anziché stipendiarli, mannaggia, conosco un paio di grossisti colombiani che la danno via a prezzi stracciati

Domenica c’era Lapo Elkann intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa (v’ho montato una breve ma significativa sintesi qua a destra) che ha ripetuto non so quante volte “è un momento difficile”, “sono tempi duri”, e a me, sentendolo, vedendolo là serio serio col suo giacchettino azzurro, i due metri quadrati di bavero e la parruccona madreporizzata a forma di capoccia di Dark Helmet (lui), la prima cosa che m’è venuta in mente è il romanzo che si chiama Hard times, e ho pensato che se qualcuno decidesse d’upgradare quella storia là, triste, ai giorni nostri, che sono tristi uguali, bisognerebbe dare per forza una aggiustata al grasso e greve industrialotto sbruffone e prepotente, vanitoso e sfacciato e senza scrupoli, rimodellandolo sul calco di un tipo così, alla Lapo Elkann, l’incarnazione limite del leadershippismo messianico del giovane rampollo confindustriale italiano, un mellifluo logorroico viscidone buono a niente che parla sempre al plurale, noi, noi, che si dice umile e pieno di buoni propositi, che ti blandisce gelatinoso sorridendo disponibile, che lavora per il bene di tutti, che snocciola a più non posso ridicoli proclamucci pieni di energia di positività e di creatività, che ti parla “della vita”, “nella vita”, “la vita”, che non si sente superiore a nessuno, siamo tutti sulla stessa barca, vi lovvo – che come Bounderby il cazzaro, del resto, anche se non sembra (sciocchi! superficiali! non fatevi ingannare dalle apparenze!) Lapo Elkann s’è fatto tutto da solo,

io ho lavorato come operaio in linea di montaggio linea due ammortizzatore cavalletto sono stato due mesi

lapo elkann e il cavallizzatoreperché voleva sapere com’è che funziona, cosa si prova (qui a sinistra, vedete, ho tentato di ricostruire il frutto di quei due mesi di lavoro, bestiali)

essere operaio d’estate in Toscana a Pontedera col caldo che faceva è un’esperienza dove mi sono reso conto quanto è difficile quel lavoro, primo, punto uno, di quanto è faticoso, e di quanto non auguro e non vorrei farlo per la difficoltà che provi a farlo

è un lavoro troppo difficile, per questo non se lo augura, mica perché è un lavoro di merda, degradante, disumano, umiliante, buono soltanto a farti incazzare – un lavoro di merda? scherzi! gli operai in catena di montaggio sono la crème della crème, e che cavolo, basta con questi sciocchi pregiudizi, il lavoro dell’operaio è il lavoro più nobile del mondo,

se ci sono le auto e se vendiamo automobili il merito è degli operai. chi le fa sono loro, non sono io, non sono i concessionari, non è l’amministratore delegato o chi di per sé

ed è giusto allora che quando il momento si fa difficile, i tempi si fanno duri,

la forza lavoro, cioè le persone che generano il prodotto, vanno messe in alto, e in una azienda grande complessa e complicata, in un momento difficile come quello, bisognava gasare le persone

lapo elkann operaio(gasare le persone, uhm, non suona tanto bene) Lapo Elkann, per dire, rivendica orgogliosamente d’averci pensato lui, “in un momento complesso, complicato e difficile”, a mettere

la musica nell’area caffè degli operai

ed è stato sempre lui, “con la mia squadra”, ad abolire “la mensa separata”, perché significa (apprezzate l’immancabile filinismo)

rompere quel conflitto tra colletti bianchi e operai, il fatto che in una mensa vadino dirigenti e operai insieme è rompere degli schemi, questi schemi da rompere sono importanti, il contatto tra due mondi

è l’abc del manualetto di doping leadershipparo, è il tutti-assieme-appassionatamente, è il naso da pagliaccio di Ennio Doris, è la Waterloo di Napoletone,

quello che conta in un’azienda è l’energia, se c’è energia uno rende, e l’energia positiva è più di cento euro in più

ed è sempre Lapo Elkann, con la sua squadra, che ha partorito la bella pensata di

mettere i vetri dove tutti vedevano quello che si faceva dentro gli uffici, è molto importante perché è la dimostrazione che non c’hai nulla da nascondere

cioè meglio, è la dimostrazione che non ci si deve vergognare di stare tutti nudi (a parte gli occhiali da sole) correndo sul tapis roulant contemporaneamente dettando l’agenda alla segretaria contemporaneamente facendosi fare un pompino dalla sorella stagista della segretaria contemporaneamente salutando “ehilà, ciccio!” l’operaio che passa barcollante nei paraggi appena uscito dalla sala caffè-disco dove s’è preso un caffettino rintronandosi di brutto con la musica a palla – Lapo Elkann è uno che di queste cose ci capisce, oh, perché lui s’è fatto da solo, lui

ho fatto la gavetta e ho lottato per prendere i miei galloni sulle spalle. io le cose le voglio conquistare, a me il piatto d’argento con la pappa servita in una ciotola d’oro non mi è mai interessato, non lo voglio, non è il mio percorso di vita

lapo elkann e la ciotola d'oro(nel disegnino qui a destra, vedete, ho tentato di ricostruire questa fantastica chimera piatto-pappa-ciotola) Lapo Elkann non è certo l’ultimo degli stronzi, cosa vi credete, tra i due mesi in catena di montaggio e le belle trovate in Fiat, insomma, è stato persino assistente personale di Henry Kissinger, che roba!, cazzeggiando intorno ai vertici del potere mondiale

ero il suo portaborse, ero l’homme à tout faire, quello che deve preparare le agende, preparare i viaggi, gli incontri, fare i summer di tutti consigli d’amministrazione, io potevo accedere a tutto tranne al consiglio nazionale di sicurezza perché non ero americano

che lavorone di prestigio (i “summer”!), col vecchio bacucco che era amico intimo del nonno e poi anche del deddy, “senti ‘enri, c’ho sto disgraziato che nun fa un cazzo dalla mattina alla sera, je poi trova’ un posticino, te prego, a portasselo appresso fa ride, fidate, sa fare l’alfabeto coi rutti e alle cene je potete tira’ le olive da lontano e lui le pija al volo colla bocca“, e accidenti quanto c’ha lavorato a lungo, col vegliardo! ha cominciato nel settembre del 2001 ma oltre il 2001 non c’è andato, quando ha smesso di preciso non si sa, ma immagino che complessivamente c’avrà fatto un paio di weekend e basta – sul Corriere aveva detto, a tal proposito (cosa hanno fatto, quei due tre weekend? i partitoni al tetris sul gameboy:)

Kissinger è davvero speciale e non è quell’uomo duro che ci si aspetta, anzi. Un uomo curioso al quale ho insegnato qualcosa sui computer

Lapo Elkann è uno che ha imparato un sacco di cose “nella vita”, per esempio

le auto interessanti sono quelle secondo me che consentiranno di potere avere energia pannelli solari elettriche benzina, più energie messe in un’auto dunque la possibilità di poter usare l’auto con tre combustibili diversi

sì, e con dei grossi forni dentro al cofano, perché sono sicura che lui proprio letteralmente pensa che i pannelli solari funzionano così, come “combustibile”, li si butta nelle fiamme, energia! – ha imparato molto anche dai suoi errori, sapete, quell’errore là, dai,

io avevo un difetto che faccio uso di cocaina

interessante combinazione di tempi verbali (ma si sa, non è bravo a parlare)

io come tutti i giovani, e sono un giovane come tanti altri giovani, ho sbagliato, e nella vita di sbagliare può capitare a tutti, ho assunto le mie responsabilità per gli errori che ho commesso, aaaah, ho perso la mia fidanzata ho perso il mio lavoro, cioè non è cheeeee…

e continua, velocissimo (e scocciato, uff: che stupida fastidiosa banalità!) come le controindicazioni nelle pubblicità dei medicinali

…poi sicuramente sono privilegiato avvantaggiato tutto ciò che uno vuole

ha imparato che

la vita è il dono più bello del mondo, e uno con la vita può fare miliardi di cose, la cosa più importante nella vita è quando uno ha è anche dare indietro, e dare indietro può essere (uhmmmm) in mille modi

e quindi si è detto, be’, perché non aiutare gli altri che stanno male?

credo che una cosa importante è dagli errori aiutare gli altri. dico: se posso dare un contributo, se posso aiutare, se posso dare del tempo, che non vuol dire soldi, tempo è molto di più dei soldi, perché i soldi sono tutti bravi a fare un assegno, tempo, per aiutare altre persone che hanno avuto difficoltà simili alle mie, ma ben venga farlo, lo farei e con grandissimo piacere

cioè sarebbe bello aiutarli, come no, lo farei, ben venga, magari domani, comincio domani, sempre che qualcuno mi inviti a farlo, con grandissimo piacere – e insomma, come se non bastasse, anche Dyo è dalla sua parte, così dalla sua parte che sembra quasi si conoscano personalmente, lo chiama “lui”

sicuramente grazie a dio sono qua, non sono qua grazie a me stesso, ma se lui non voleva che fossi qua sarei morto, eeeeeh, questo me lo devo dire ogni giorno della mia vita, che se sono qua è grazie a lui

ed è sicuramente anche per colpa di lui, di Dyo, che oggi ci ritroviamo uno così, un Lapo Elkann, tra le palle, laccato e tronfiosetto, che gesticola compiaciuto spiegandoci cos’è che fa, oggi, di lavoro, tramite simpatiche lezioncine di etimologia

oggi io non sono un manager ma sono un imprenditore, sono un imprenditore creativo, cosa intendo, già la parola creatività vuol dire creare in maniera attiva, crea-ativo dunque crea e attivo, l’attivismo

Avevo mica detto che no, non era l’ultimo degli stronzi? C’ho ripensato.

A come Antimateria, cioè Barbara Berlusconi matrona del cellofan, Federico Moccia araldo della stupidità universale, la famiglia Convintony, Donatella Versace che forse non esiste, Veltroni poeta del nonsense e “il nuovo” Lapo Elkann orgoglio di Maria Latella, va be’

copertina di A con Barbara BerlusconiQuel pirla di Babbo Natale mi ha portato una copia dell’ultimo A e mi ha lasciato un biglietto d’auguri tutto pieno di giulivi campanellini dove c’è scritto “dai! dai! facci un bel post sull’intervista a Barbara Berlusconi!”, e io dico, insomma, a parte il fatto che avevo chiesto in regalo di rendere la famiglia Berlusconi fertile per i secoli a venire come un monterozzo brullo nel deserto del Gobi e qui in copertina dice “Il 2009 mi regalerà un altro figlio” (e accidenti! sono peggio dei ricci, peggio dei piccioni!), a parte questo, insomma, mi sarebbe più agevole scrivere qualcosa a proposito d’un pezzo di carbone o anche soltanto di una calza vuota, piuttosto che di una qualsiasi cosetta venga fuori dalle pagine di un inconsistente e piatto insipidume rivistacciaro sul genere di A, da cui è faticoso anche solo estrarre qualche minuscola pepita di mentecattaggine da sfottere per divertirsi un po’, una pena davvero (c’è scritto in copertina: “Noi ci crediamo: Speciale oroscopo uraniano” – uraniano, avete capito bene!), mi viene un brividino d’abbiocco al solo pensiero di parlarvene (è diretto da Maria Latella! un settimanale diretto da Maria Latella! e si sono dimenticati di darmi il caschetto-parrucchino in allegato!), se lo faccio oggi è in via del tutto eccezionale, ed esclusivamente perché dentro questo numero di A che mi ha portato Babbo Natale c’ho trovato una piccola cosa abbastanza buffa che dovreste sapere, e ve la dico subito qua di seguito (tutto il resto è di contorno – perché se non la faccio troppo lunga, lo sapete, non sono contenta – saltate pure liberamente)(ah ma no, aspettate: la cosa della famiglia Muti guardatevela)(e anche quella di Donatella Versace)(oh insomma, tutto, tanto che ci mettete?, leggetevelo tutto).
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and il Pisella Award 2007 goes to

Termina dunque la prima edizione del Pisella Award con un micidiale testa-a-testa in entrambe le categorie, Victoria Beckham versus Britney da una parte, Maria De Filippi versus Fabrizio Corona dall’altra. E’ stata una battaglia serratissima ricca di colpi di scena: la spuntano d’un soffio Britney per un voto soltanto e Fabrizio Corona per due. Si sono accumulati un mucchio di commenti divertenti – sullo scontro al vertice delle malva-internescional soprattutto – di cui vi propongo qui di seguito una piccola selezione (insieme alle immagini di alcune malva-candidate sconfitte – coi tradizionali malva-propositi per l’anno nuovo). E se il duemilasette vi è sembrato malvestito, vedrete, ci scommetto che il duemilaotto lo sarà mille volte di più!

pisella award 2007, il podio internationalpisella award 2007, il podio italiano

Britney Spears.
L’unica e indiscussa vincitrice del “pisella” è la Spears, non solo perché gli dà il nome, ma perché è l’unica lì in mezzo che è indecentemente e perennemente malvestitissima, senza ritegno, senza sprazzi di ravvedimento, con un’irrefrenabile tendenza a peggiorare, insomma senza che neanche una volta si possa dire “toh oggi non è tanto inguardabile”. [Hanabi] beth ditto nel 2008 si toglierà i collant contenitivi sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardSarà scontato ma è l’emblema della malva – giovane star – miliardaria senza meriti – strafatta – festaiola – che crede di essere talmente fica da potere uscire con qualsiasi straccio addosso – pessima madre – pessimo esempio – tanto stupida da sposarsi quel furbone e senza neanche l’onestà di guardarsi allo specchio e capire che no, un balletto di lap dance dopo due maternità e svariati tentativi di disintossicazione proprio non ci sta. [Tortapuffa] E’ meravigliosa, nei suoi video sembra perennemente strafatta e il suo look è quanto noi malvestite possiamo sognare, supera i confini che nessuna malvestita hai mai superato prima, crea abbinamenti che io neanche in un milione di anni sarei capace di creare. Ti stupisci, poi vedi la sua prossima mise e ti stupisci ancora di più. [Costanze] Ero molto combattuta, poi però ho visto chiaramente la Verità: BRITNEY SPEARS. Perché quest’anno è quasi riuscita a commuovermi con la sua vicenda umana. Dico quasi: dopo averci trapanato le orecchie per anni con le sue inutili canzoncine e le retine con le sue incessanti apparizioni catodiche, ora vuole anche la nostra compassione? Ma mi faccia il piacere. [CeciZ] Honoris causa… per i motivi di cui sopra ad eterno monito per le future generazioni (una specie di Pinocchio al contrario da pischella burinazza a burattino-bambola gonfiabile). [Ghismunda]

Victoria Beckham.
Si venderebbe la mamma per apparire in copertina di qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche “cucinare bene” o “pesca in mare”, una capace di fare harakiri per due etti in eccedenza, una che quando entra allo stadio si aspetta che tutta la tifoseria amica & avversaria distolga l’attenzione dalla partita che ha pagato profumatamente per vedere e si giri per vedere come Ella è vestita, una che della sua vita (no, non della sua carriera, della sua vita. kate moss pipperà qualsiasi cosa dalla colla ai calcinacci agli sporchetti sul battiscopa al riso basmati sperando di guadagnare punti per il prossimo Pisella AwardMa poi, c’è differenza?) c’ha già pronti i piani quinquennali dettagliati studiati a tavolino con un pool di esperti, una che c’ha il marito che in trasferta si porta il parrucchiere personale. [SaintJust] Britney per lo meno ha le turbe psichiche a parziale giustificazione. Una che dice “David ce l’ha come il tubo di scappamento di un camion” (in riferimento alla pubblicità di Armani, in cui ha delle protuberanze sospette, per alcuni create con photosop) è veramente Malvestita! [LoTR] Meriterebbe il primo posto solo per quelle tette che sembrano due metà di noce di cocco attaccate allo sterno, per giunta su di un corpo talmente sottile che secondo me scivola attraverso le fessure tra le travi dei pavimenti di legno. [Suppish Queen] E’ orribile, nana, porta a spasso il silicone peggio impiantato sulla faccia della terra, non sa cantare, non si sa vestire… ma è riuscita non si sa come a far credere al mondo che è figa e a tenersi anche quel popò di marito! Si oscilla tra il disprezzo infinito ed una punta di ammirazione malata. [Chiara]

lapo elkann l'anno nuovo tenterà di rimanere se stesso, perché l'idiozia è un sacco stilosa non c'è dubbioParis Hilton: perché regalare al chihuahua il cellulare, il diario, gli abiti di Chanel ed un set di valigie è un vero schiaffo alla miseria. Senza contare che per lei il vero problema dell’India sono gli elefanti ubriachi. [Fa] Bai Ling perché dopo che ha sedotto jack di lost lo ha fatto pestare a sangue dai suoi cuginetti karateki: malvestita e crudele. Monica Bellucci perché l’unica parte interessante che le ho visto in venti anni di carriera, il culo, ho poi scoperto che era di una controfigura: malvestita e poco sincera. [fndldseuocclsrlgn1978am] La Loren per l’esotico cognome che sta al posto del suo; per il “ph” che sta al posto della “f” del suo nome e che “fa cussì fine”; perché è anche grazie a lei che ci scaramelliamo la nipote e la sorella, una con ricrescita nera e una rosso papavero, entrambe con bocca da murena come l’illustre parente. [Siminsen]. La Bellucci perché se ne parla a destra e a manca ma nessuno sa che film abbia fatto (è rilevante?) e chi lo sapeva l’ha rimosso – perché è monofacciale e fossilizzata nella stessa espressione in tutte le novecentocinquanta foto che circolano di lei (paura di farsi venire le rughe? paura di far trasparire – o di NON far trasparire – qualche pensiero?); perché incarna l’ultimo avamposto di quella borghesia finto-colta radicalscicche tanto Francia anni 70 che abbiamo imparato a odiare ed evitare come la peste grazie a Claude Chabrol, e che credevo estinta (purtroppo a quanto pare non lo è); perché quando la penso penso a lei e suo marito, che con un paio di amici francesi sufficientemente sciccosi, si incamminano attraverso un campo deserto verso una non identificata cena di gala in perfetto silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, e quando lei apre bocca il rumore di un aereo che passa ci occulta il suo discorso (per fortuna). [SaintJust] La Bellucci, perché se c’è una cosa che mi irrita di più di un truzzone è una truzzona che si autoconvince di essere tres-chic soltanto se parla con la boccuccia all’infuori e dà risposte riciclate da altre VIM (‘Il tuo stilista preferito?’ ‘Diorrrrr, esalta la femminilità della donnaaaaa’). [Liv] Ma perché ve la prendete tanto con la Brambilla? E’ così in gamba. Piuttosto guardate la senatrice Franca Rame con il suo lifting, il suo look e la continua promessa delle dimissioni ma sempre dopo aver dato un voto determinante sia anche quello per la guerra. [Nina]

Lapo Elkann meglio vestito del mondo: bufala!

9 giugno 2007 / ,

Ok allora, parliamo di questa storia di Lapo benvestito più benvestito del mondo, lo dice Vogue America, ammazza oh, Vogue America! So cosa può sembrare ma invece, no, niente di così scandalosamente mentecatto, basta dare un’occhiata all’articolo quello originale ultracitatissimo di Vouge anziché soltanto al misero trafiletto di questa o quella agenzia italiana, che notoriamente non vanno oltre la seconda terza riga (quando va bene) dell’originale e che anche delle prime tre righe, di solito, non ci capiscono un accidenti: perché l’articolo di Vogue, ebbene sì, è una divertentissima spietata (e scritta mica male) presa per i fondelli di Lapo “qualsiasi cosa faccio sembro fesso uguale” Elkann, dalla prima all’ultima parola – altro che benvestitismo.

lapo elkann preso per il culo da vogue america

E’ difficile rendere la cosa tirando fuori dal mucchio una frasetta solitaria, ma la stessa fraintesissima buffa e volontariamente maiuscola iperbolica proclamazione the best dressed man in the Free World, subito echeggiata dalle stesse identiche parole usate per il nonnetto Gianni Agnelli, the best dressed man in the Free World until his death in 2003, davvero ci vuole del coraggio (e una laurea in scienze delle comunicazioni) per prenderla sul serio; tanto più che continua Lapo inherited his clothes, and the rest is style history – e poi ancora segue un chiarissimo if you want to argue, go ahead, disagree with me (una cosa tipo: se volete litigare, avanti, provate a contraddirmi). Lo so, lo so, lo so che sarebbe stato d’aiuto, ma no: non è bello mettere le faccine sugli articoli da rivista.

He walks—actually, it is more of an elegant slide—to the kitchen area of his one-room loft in downtown Manhattan [...] a very large one room, an aerie-like, terraced, high-ceiling cube painted the colors of the Italian flag: red, white, and green.

Non è stupendo? Vi siete chiesti com’è che vive Lapo a Nuova York, dove, come? Ecco qua, vive in un mega loft che sembra una pizzeria di little italy. Cosa c’è dentro? To’:

a Roy Lichtenstein sunset, an Alfa Romeo bike [...] Lapo’s skateboard, zebra-print rugs, a collection of small potted cacti, a scattering of sneakers, free weights, white Pratesi linen with red piping on the bed

Lapo’s skateboard? Lapo’s skateboard? Lapo’s skateboard? (ad libitum)

and, oh, from a friend, a framed poster for a 1967 film about a hermaphrodite, I Was a Man, with the tagline “The Body of a Man, the Feelings of a Woman”—just a little levity and a sober reference concerning one life-altering evening with some pretty tricky operators in Turin two years ago.

Be’, questa del quadro mi sembra forse una delle cose in assoluto più divertenti che abbia letto sulle conseguenze della storia di Lapo e del travestito Gianfranco o come cavolo si chiama. Ma non è finita, che una qualche frecciatina pure ai tatuaggi ci stava tutta, su:

You can see his many tattoos, including an Italian flag camouflaging the spot where once rested the name of an Italian starlet with whom he was very much in love

E sapete perché, perché ha osato cancellare il nome di sua divinità dell’idiotismo Martina Stella con una bandierazza da giocatore truzzo da nazionale di calcio?

“What is more important than romance? My flag” he explains about the tattoo [...] “I am patriotic, not nationalistic,” he says. “The French would be nationalistic.”

Una cosa da rimanerci secchi, senza parole. Ma se ancora non siete sazi di Lapo-saggezze (eh, lo so, una tira l’altra; ah giusto, quasi dimenticavo: gli occhi di lapo – meno male che l’articolista fa sul serio – Big, blue boating eyes: a friend once described them as the color of Windex), mi permetto di consigliarvi un altro articolo sempre dello stesso Vogue America (pubblicato nel marzo scorso), questo qui, che si conclude, per dire, così, con una nota di speranza:

Elkann mentions Richard Branson’s plans to launch a commercial space travel venture. “When Branson manages to go into space, I would like to be one of the first stores over there,” he says. “That would be a real dream.”

A qualcuno viene mica in mente l’Apollo 13? Con un finale diverso, dico.

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