professoressa Moratti

O anche: ogni singolo nucleotide della mia doppiaelica fa di me la perfetta incarnazione della professoressa di scuola media, quella anziana un po’ rimbecillita, imbalsamata, ovviamente malvestita, che non c’è verso di farla ragionare e ti fa la predica acidissima ogni volta che ti sgama a chiacchierare col vicino di banco (tzè).

mi hanno insegnato che così si fa per dare l'idea che sto pensandoLetizia Moratti, se Tim Burton la conosceva, c’è il rischio che la metteva a fare una particina in quel piccolo paese di plastica dove va ad abitare Edward mani di forbice. Certo, toccava darle un tocco di colore e vivacità e frivolezza in più – diversi tocchi a dire il vero – ma la base c’era. Più colore, appunto, meno naftalina, meno ragnatele, ma insomma, forse forse che avrebbe pure rubato il posto di Joyce a Kathy Baker. La cofanona di capelli, quel casco fonatissimo dall’aspetto improbabile (a cominciare dal colore, da falegnameria: ma che è, mogano? noce?), così come anche la faccia grinzosa e incattivita, ma col grugno sempre pronto a trasformarsi in un bel sorrisone di quelli falsi a dentiera completa, be’ oh, che cavolo, ci stavano proprio a pennello. Anche il sex appeal da divano sfondato, perfetto. Sui vestitoni lunghi e castissimi sempre sotto alle ginocchia, invece, ste palandrane pastello che non finiscono mai, o quei tailleur robotici sulle tonalità dell’antimateria, be’ su quelli avrei qualcosa da ridire, come anche sui foulard da hostess, o sul gioiellume da cofanetto in madreperla gelosamente custodito dalla nonna (rispolverato in pompa magna solo ed esclusivamente per la messa la domenica). Anche sulle unghiette lunghette ma non troppo, curate sì e arrotondate al millemetro, da signora bene, anche su quelle ho qualche dubbio. Ma poi, boh, perché si mette questo trucco smorto, un tantino cadaverico (ehi ora che ci penso,letiza moratti nel ruolo di joyce perché no, pure una particina in La morte ti fa bella, non ce la vedete?), con queste macchioline azzurrine intorno agli occhi che sembrano i resti del trucco di sei mesi prima (dopo che hai fatto la fine di Laura Palmer… toh, un’altra possibilità – che cavolo, una carriera buttata alle ortiche). Poi, ok, bisognava far anche qualcosa per la parlata, monocorde e inespressiva, noiosissima, a vanvera: c’era pure da doppiarla.

No, scusate eh, ma il corteo di ieri m’ha fatto tornare alla mente dei vecchi ricordi che credevo sepolti: quelle torture di gite scolastiche in cui nessuno voleva essere dov’era, tutti volevano andarsene via, ed era un continuo “tu! lì! tu! qui!” della prof. Che appunto, la Moratti sarebbe la prof, quella organizzatrice; Berlusconi – uhm – lui ce lo vedo bene come prof accompagnatore, quello vecchio e panzuto di ginnastica, che però va in giro tutto tronfio pancia in dentro e petto in fuori, che ancora poverino si crede un adone fascinosissimo. Be’, oh.

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