Dunque ormai un vipparolo americano senza il twitter è un vipparolo morto, l’abbiamo capito, e così di conseguenza anche qui da noi in provincia, con un certo comprensibile ritardo, a forza di boxini morbosi e gallerie fotografiche con le pellicine delle unghie dei vipparoli americani, daje e daje, ecco che i nostri buzzurri vipparoli tecnolesi hanno deciso finalmente di upgradare la propria sciatta imitazione di coolaggine mmeriganoide, si sono fatti aprire dagli assistenti PR un twitter personale e si sono fatti mettere l’applicazione sull’iPhone e cominciano a scattarsi le macro alle pellicine delle unghie - e che smacco per i blogger socialite italiani!, proprio loro che il twitter l’hanno sorpassato due anni fa, che cavolo, non lo sanno i nostri squallidi vipparoli che per una volta (una buona volta!) i blogger italiani stanno un passo avanti chiunque altro ner monno?, non se n’è accorto nessuno?, e nessuno che prende esempio?, ehi!, c’è nessuno là fuori?, va bene non farsi cagare di striscio quando si tratta di politica e di elezioni e di Partito Democratico, ok, ma così irrilevanti da farsi bypassare come niente fosse da una Laura Pausini qualunque, boh, dove andremo a finire; hanno aperto un twitter tutti quanti, i peggiori,
da Laura Pausini a Franca Sozzani a Tiziano Ferro a Paola e Chiara a Giusy Ferreri a Fabri Fibra a J-Ax a Carlo Pastore ai dARI ai Lost e via dicendo un’infinità della peggio gente, non me li ricordo più;
ma insomma per lo più niente di che, a parte il massiccio ridondante pierraggio pubblicitario è il solito repertorio di micro-cronachette dei cazzetti propri infarcite di idiozie enfatiche la-mia-vita-non-è-soltanto-torpore-vegetale; si trova qua e là giusto qualche rarissima epifania mentecatta “Come i cani anzi peggio… Piscio il territorio per sentirmi in gabbia” (Carlo Pastore) - con l’unica novità dell’inglese da sfoggio (che non serve certo per twittare worldwide, per favore!, serve soltanto a impressionare la parrucchiera subumana che ti followa da un casermone popolare di Centocelle), “A hat always gives a twist to your look!” (Franca Sozzani) e “Mondo Cane! God Damn!” (Pierpaolo Peroni) - peccato per qualche twitter che prometteva benino ma è finito subito in vacca, tipo il “Vasco N°1 nella musica e ora anche nelle App!” (Vasco Rossi) oppure il “mangio i bastoncini findus…!!!” (Airys); il mio twitter preferito è quello aggiornatissimo superbburino pieno di fotografie di Stefano Gabbana (che adora twittare, dice: “<3 <3 <3 tweet"), l'unico che forse forse può tenere testa ai twitter mmerigani,
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di Betty Moore, 15 aprile 2010
Categoria: allucinazioni, alta moda, very important malvestite
KRAKATHOOOOM! - un fulmine si abbatte sulla torre diroccata del laboratorio supersegreto di Maria De Filippi e la scarica potentissima corre giù dall’antennone sulla cima della torre attraverso i grossi cavi e i macchinari crepitanti giù giù fino agli elettrodi avvitati da una parte e dall’altra sulle tempie della Creatura distesa, inanimata, e in quel preciso momento, col ghigno malefico illuminato dalle scintille delle esplosioni elettriche, Maria De Filippi capisce che finalmente, dopo otto lunghissimi anni di febbrili esperimenti e di innumerevoli mostruosi frullati genetici tra cellule cerebrali di cavie adolescenti bimbominkia, finalmente il trionfo - la Creatura muove un dito, sta muovendo un dito! - finalmente il cyborg di Amici vive! vive! vive!
Questa penosa Creatura, che ha firmato la cosa che ha vinto Sanremo e che si fa chiamare Pierdavide Carone, è il primo abbozzo riuscito di omuncolo cantautore prefabbricato da talent show televisivo: è stato progettato sul prototipo del cantautore intelligente / sensibile / eclettico - ma con cautela, senza allontanarsi troppo dal prototipo vincente del belloccio inetto di Amici - e tenta così di simulare un qualche minimo (minimo) accenno di pensiero, di personalità, di consapevolezza e dignità artistica (il che si ottiene facilmente tramite le solite scorciatoie del repertorio “io sono diverso, sono bizzarro, sono strano, sono autistico” - v. sotto), ma insomma, la sceneggiatura cantautoriale lascia un po’ a desiderare, è amorfa e ridicola e inverosimile come tutte le sceneggiature defilippiane, che volete, gli storpi mentecatti che lavorano nel laboratorio supersegreto di Maria De Filippi sono abituati a sceneggiare il corteggiamento tra derelitti subumani che si annusano il culo come animali, figuratevi come possono cavarsela montando pezzo per pezzo un cantautore che pretenda di essere minimamente plausibile - un pasticcio.
Il cyborg Pierdavide Carone è stato fornito di un mucchietto di canzoncine low cost (di cui il cyborg è autore e responsabile, sospetto, nella misura in cui Ambra Angiolini era autrice responsabile dei batticuore-amore-ascensore d’epoca Boncompagni/Nocera), canzoncine che mescolano parecchi differenti cliché di ignobile poppitudine allo scopo di agganciare a tutti i costi, in un modo o nell’altro, il piccolo cattivo gusto del telespettatore bimbominkia,
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di Betty Moore, 25 marzo 2010
Categoria: infanzia perduta, io sono originale, maschioni
La vita di merda di Romilda Villani aka la madre di Sophia Loren (clic sull’immagine qui a destra), trama: Romilda vuole andare a Hollywood per fare l’attrice ma i genitori glielo proibiscono e allora Romilda scopa con un bellimbusto sedicente cinematografaro che le promette grandi cose ma il bastardo millantatore la ingravida così su due piedi e scappa via senza lasciarle niente; quindici anni dopo la figlia grande di Romilda, Sofia, scopa con un repellente cinematografaro in andropausa e le va di lusso, diventa famosissima in tutto il mondo, Romilda rosica da matti e la figlia Sofia le sta sul cazzo.
(sullo sfondo - interessantissimo - la figlia minore, quella insignificante, supera mille avversità per prendere la licenza media; sullo sfondo dello sfondo: vecchiarde fasciste e maggiordomi gay) - tutta la fiction strizzata dentro un solo mirabolante fotoromanzo, eccolo:
Prendete un film porno di quelli low cost in costume e toglieteci le scopate, le nudità, i dialogacci osceni e i grevissimi doppi sensi e tutto ciò che c’è di minimamente esplicito, laido e pruriginoso; lasciateci dentro soltanto quei noiosi interludi di maniera che fanno da pretesto narrativo tra una scopata e l’altra, prendete questi interludi e metteteli assieme, stiracchiateli a più non posso - per un totale di tre/quattro ore di interludi stiracchiati - e mantenetene però inalterate la concentratissima sempliciotteria, la rozzezza, la povertà amatoriale della scrittura e della messinscena; lasciateci dentro le battute raffazzonate che parodiano un linguaggio vetustamente aulico, lasciateci dentro la dozzina scarsa di comparse mascherate che si dimenano e fanno su e giù per interpretare le folle di migliaia di persone, lasciateci dentro i due carretti sghembi coi vecchi ronzini zoppi che fanno la parte delle imponenti carrozze regali, lasciateci dentro i fari del calcetto che illuminano le notturne e gli attorucoli dilettanti coi baffi a manubrio incollati malamente che gli penzolano tutti storti; ecco, non rimane che aggiungerci undici milioni di euro per la tombola della troupe alla fine delle riprese e la fiction RAI è fatta: Sissi risorge.
È tutto così brutto e scadente, ha tutto un sapore così micragnoso posticcio e cialtrone, la somiglianza con quel tipico accattonaggio pornografico è così perfetta che a un certo punto l’illusione finisce per sopraffarti, c’hai le traveggole, e quando Sissi pallidissima, timidina, entra in camera da letto per consumare la prima notte di nozze e c’è lui, l’imperatore bellimbusto, ritto sull’attenti, con le medagliette di latta e la divisa inamidata, azzimato di tutto punto, che la accoglie eccitatissimo sfilandosi via con gesto enfatico lo spadone di rappresentanza (che scurrili banalità metaforiche questi pornazzi da quattro soldi) non puoi che pensare - timidina verginella e maschio predatore: combinazione fatale - è sicuramente il momento anal

e invece no è stato un abbaglio - nella fiction televisiva va così: la povera Sissi è impaurita, fredda e incerta, gli dice “no aspetta amore mio io non so, non me la sento” e lui allora si ritrae gentile e comprensivo e carezzandola le dice “ma certo bambina mia, capisco, in fondo sei così giovane, è la tua prima volta, capisco benissimo” e allora lei sollevata gli dice “piuttosto andiamo a fare una passeggiata nel parco” anche perché “a me piacerebbe una cosa un po’ più intima, e sai con tutta questa gente - gli dice, e con la testa accenna alla stanza di là, dove ci sono le damigelle e le tipe di compagnia e l’arciduchessa che fanno le cheerleader dell’amplesso - io mi intimidisco a farlo in questo modo poco intimo”, gli dice Sissi - ed esibisce la faccia numero uno del suo repertorio (due facce in tutto: faccia cogli occhi appallati e faccia cogli occhi socchiusi - v. sotto), la faccia numero uno è quella di Sissi ragazzina ingenua sperduta - occhioni appallati che esplodono nello sbalordimento dell’idiozia,

- e l’imperatore Franz allora intenerito dagli occhioni appallati della ragazzina ingenua le concede “nessun problema piccolina, andiamo a fare la passeggiata nel parco, dài, andiamo” e allora si prendono per mano e sorridendo felici se ne escono - le cheerleader dell’amplesso scandalizzate emanano violentissima disapprovazione - e allora ecco i due piccioncini che saltellano infantili nel parco, non fanno neppure venti metri sotto i riflettori sparati (luce bianchissima, ombre da stadio) che si ficcano sotto un rigoglioso gazebo rococò e lui ricomincia di nuovo a baciarsela e a strizzarla, e là, col freddo, nella giusta intimità del giardino francese, proprio là a due passi dal palazzo con le guardie inghingherate che gironzolano, sì, quello è il posto giusto, e la verginella Sissi tutta ignuda (con la matassa di capelloni che le fa da cappottino bikini, strategicamente disposta per immutandarle le parti intime) si lascia andare a una sfrenata chiavata smorzacandela nel gazebo rococò - prima figlioletta in arrivo e faccia numero due dal giorno successivo, ché dopo la chiavata Sissi è diventata matura, disincantata e impertinente, femminista persino (faccia cogli occhi socchiusi)

che è anche l’occhio socchiuso della donna imperatrice che la sa lunga, capisce tutto, ha l’istinto acutissimo della politica nata, “mmmh a me quello non me la conta giusta” è la sua prima impressione di Napoleone III; e poi c’è la combinazione dell’occhio numero uno e dell’occhio numero due, un virtuosismo assoluto, occhio appallato / occhio socchiuso (con effettaccio: tremolo), ed è l’occhio Morte Apparente da amoroso deliquio - in slow motion,
E che altro c’è dentro Sissi, niente, c’è questo pornazzo tristemente mutilato - depornizzato - con la colonna sonora midi di un cartone giapponese di quelli con la protagonista malinconica fighetta europea dell’Ottocento; e i valzerini allegri che sono il tema delle damigelle schiave che cuciono su Sissi i lussuosi drappi plissettati - le parti più gioconde della fiction, ovviamente, ché il pubblico è di questo genere qua, le tardone che hanno in salotto sul mensolino sopra al termosifone la collezione di minibambolette piccole principessine di plastica simil-porcellanose comprate in edicola - Sissi che si veste col valzerino allegro è la loro scena madre, è il loro ideale sostituto della scena anal, e funziona alla grande uguale.
di Betty Moore, 2 marzo 2010
Categoria: l'amore ai tempi delle malvestite, malvageddon
Sabato pomeriggio sono andata alla inaugurazione del negozio di Federico Moccia e ho capito che non abbiamo capito niente: quelle fantasie rincitrullite che ci sono nei suoi romanzi e nei suoi film, le vicende bislacche di un mondo alieno fatto di oggetti e desideri che esistono soltanto nella immaginazione di un morboso anzianotto ignorante e tonto, io l’ho capito sabato pomeriggio, non si tratta semplicemente del cattivo racconto di una realtà che non esiste, ma è invece un progetto di conquista della realtà,
Questo negozio che si chiama Amori Concept Store (sito) è un’invenzione stupidissima di quelle che ci si aspetterebbe di trovare dentro un romanzo o dentro un film di Federico Moccia, un negozio che è insieme boutique e cartolaio e bar e pozzo dei desideri e discoteca e ritrovo per writer bimbominkia dei cessi pubblici, non ci si aspetterebbe certo di ritrovarlo materializzato nella realtà, come non ci si aspetta di trovare nella realtà qualcosa che somigli ai cubisti laureati in ingegneria aerospaziale o ai surfisti che s’intubano nei cavalloni di Civitavecchia o ai DJ che scratchano Laura Pausini o all’autoscontro clandestino con le macchinette per minorenni o alle finestre dell’Empire State Builiding che lampeggiano proposte di matrimonio (citando da qui e qui), sono tutti sgorbiacci assurdi che non esistono nella realtà perché non possono esistere, sono troppo stupidi per esistere - eppure, ecco, sabato pomeriggio l’invenzione stupidissima s’è materializzata, la fantasia di Federico Moccia conquista un pezzetto di realtà,
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di Betty Moore, 21 dicembre 2009
Categoria: allucinazioni, l'amore ai tempi delle malvestite, semo bburini