Oggi voglio parlarvi di un programma radiofonico che si chiama Donne che parlano aka “il primo radio reality”, che è un pezzo del palinsesto tutto nuovo di Radio 2 e ci serve per dimostrare
1) che la gestione rinnova palinsesto di questo famigerato direttore Flavio Mucciante è sul serio una sciagura catastrofica che se la batte con un disastro aereo, peggio di un disastro aereo, perché sentirsi sinceramente trascinati a rimpiangere Sofri e Bordone - come ci si sente, oggi, ad ascoltare certi neonati flagelli di Radio 2 - è una cosa così ripugnante e contro natura e il senso di colpa e l’automortificazione sono tali che nemmeno a schiantarsi sulla cima di una montagna ed essere costretti dal freddo glaciale e dal digiuno prolungato a cibarsi di striscioline di cadaveri dei tuoi ex migliori amici;
e ci serve per dimostrare del resto
2) che si possono fare alla radio delle cose schifose che pretendono di imitare e di tradurre le cose schifose (di successo) della televisione riuscendo nell’esito straordinario di produrre delle cose (fallimentari) mille volte più schifose delle schifosità televisive.

(per quanto riguarda Sofri Bordone e il loro mortale sostituto radio, il vate bimbominkia Carlo Pastore - col suo immondo Traffic! - voglio precisare che il povero bistrattatissimo Pastore non è poi intrinsecamente più stronzo del duo Sofri Bordone, non vi confondete, Pastore non fa che ricalcare un dizionarietto di luoghi comuni parallelo, distante nell’indirizzo wannabe dei rintronati plaudenti di riferimento, ma ugualmente superficiale piatto inutile e scemino: io ci farei su una scommessa alla Randolph e Mortimer Duke - un dollaro! - datemi Carlo Pastore per un paio di settimane, una macchina per l’elettroshock, qualche pacco di caramelle, un paio di zoccole compiacenti abbonate a Internazionale, un Google Reader sintonizzato sugli rss che dico io e toh, è fatta, gli si apre un blog e un FriendFeed e tempo qualche giorno il Pastore là ripulito come si deve finisce dritto dritto tra i relatori nella prossima conferenza sulla web-lanugine a fianco di qualche stimatissimo imbecillone maître à penser internettiano)

E insomma, vediamo un po’ questo Donne che parlano, “il primo radio reality”, funziona così (sigla: sottofondo di risatine squittenti e voce in calore simil-valeriamarini che mugola orgasmatica “donneeehhh… che parlanoohhh”) - sentite qua che bella pensata: una dozzina di amebe spappolate che si ritrovano ogni pomeriggio per una mezzoretta dentro uno studio di Radio 2, coordinate da Roberto Quintini (maschio ameba conduttore) e disturbate di tanto in tanto dagli interventi fastidiosissimi di Roberto Pedicini (che fa la parte della simpatica canaglia maschilista, ovvero: sporadici interventi di insopportabile squallore lucignolesco), e puntata dopo puntata le amebe spappolate chiacchierano disordinatamente tutte assieme intorno a qualche argomentone cardine “di vita” (figli matrimonio sesso lavoro ecc.) - e dunque “reality” va inteso nel senso più ampio - e cretino - di “improvvisazione di gruppo”, o meglio “parliamo a cazzo di cane del più e del meno sparacchiando qualsiasi desolante pensierino ci venga in mente lì per lì”
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Adesso che sappiamo com’è che è andata tra Daria Bignardi e Vauro e Beatrice Borromeo (in onda giovedì scorso - ci sono due video riassuntivi qua sotto) si capisce perché Luca Sofri c’ha avuto quel suo brutto attacco là, poveretto, si capisce perché ha mollato di colpo i placidi giochettini da tavola del miniclub degli intellettuali per corrispondenza e s’è messo a caricare furioso a testa bassa, gli occhietti arrossati con la lacrimuccia e la bolla di moccolo che gli penzolava dal naso, il pugnetto per aria e la voce tremolante “o tu porco levale le mani di dosso” - si capisce sì: perché da qualche parte, tra i confusi turbinii di compiaciute sciocchezzuole e minuscole banalità che c’ha nella nella testa, Luca Sofri doveva aver già subodorato, seppure molto vagamente (cosa pretendete, ehi!, è pur sempre Luca Sofri, lucido fino a un certo punto), che la cara mogliettina, durante quell’intervista, aveva fatto una clamorosa figura di merda; per la precisione, letteralmente, Daria Bignardi la figura di merda se l’è fatta addosso - il che, capite, questo improvviso amarognolo retrogusto di consapevolezza, poveraccio, così contrario alla caratteristica attitudine di famiglia - una lunga tradizione di vanagloriosi chef specializzati in tempura di stronzatine - deve avergli fatto un tantinello perdere la bussola (se volete vedere più grossa l’immagine qua sopra del Luca Sofri all’attacco, basta che ci cliccate su).
Cos’è successo?, è successo che Vauro e Beatrice Borromeo erano prevedibilmente inclini, visti gli ultimi fattacci di cronaca berlusconiana (risuonava ovunque, da pochi giorni, l’ouverture di mignottopoli), a parlare della faccenda, anche in relazione alla puntata di AnnoZero del giorno prima (che, appunto, se ne occupava) e Daria Bignardi, agitatissima, nel tentativo di disinnescare la cosa, che andava da subito assumendo contorni un po’ troppo marcati per la consueta insignificante mollezza del suo piccolo stile, ha infilato una imbarazzante serie di patetiche scemenze - a cominciare, in apertura, da un’osservazione inappropriata, volgare, stupida e addirittura insultante, che metteva sullo stesso piano le oscene performance delle affamate puttanelle in vendita a “nonno porcello” (cit. Vauro) e i fatti personali di Beatrice Borromeo (che aveva appena accennato alla vicenda Noemi Letizia),
tu che da ragazzina hai fatto la modella… non riesci a capire che una ragazza possa voler fare… le ragazzine che mandano i book… tu non riesci a capire che una ragazza possa voler entrare in televisione?
(l’intenzione era quella di spostare l’argomento, sfocando, generalizzando, per far ricadere il tutto nel campo più congeniale a Daria Bignardi, quello allegro e indistinto della spensieratezza nullificante, quello facile facile della superficiale moraletta anti-moralistica “che male c’è”, che le riesce tanto bene - lei, l’osservatrice smaliziata, ragionevole, divertente e divertita, senza pregiudizi, contro i rigidi bigottoni barbosi scandalizzati e moralisti) al sangue freddo di Beatrice Borromeo, che le precisava invece che no, non c’entra niente, qui non si tratta di ambizione allo spettacolo, qui si tratta di ragazze che si concedono al potente vecchiardo bavoso, scambiando prestazioni sessuali con favori di vario genere (spesso: candidature politiche), Daria Bignardi - annichilita dal boato in studio - a capo chino, si gioca il colpo basso (toh, beccatevi la stroncatura dell’amichetta!),
Sabina Guzzanti, che spesso viene ad AnnoZero, oggi ha scritto “mi ha colpito la mancanza di lucidità del ragionamento, dovuta senza dubbio alla mancanza di principi. Non potendo opporre un principio, il risultato sono insinuazioni, suggestioni, gomitate controgomitate, false speranze, servilismo, confusione
Sabina Guzzanti, che, secondo Daria Bignardi (lo dice dopo, verso la fine dell’intervista - secondo video), intendeva dire
non sono uscite prove di cose illegali, ehr, ehr, sono usciti… lo dice anche Sabina Guzzanti… per ora sospetti e pettegolezzi
ed è chiarissima, a questo proposito, l’incompetenza e/o la malafede e/o la scarsa intelligenza di chiunque prepari i ritaglietti per Daria Bignardi (o della Bignardi stessa, non saprei); perché ci sono tre possibilità, chiunque sia stato
1) ha letto soltanto le prime tre righe del post di Sabina Guzzanti (eccolo), oppure
2) l’ha letto tutto ma ne ha estrapolato soltanto le prime tre righe, attribuendogli il significato che più gli faceva comodo, oppure
3) l’ha letto tutto ma non c’ha capito niente;
perché Sabina Guzzanti - e in effetti, oh, si poteva intuire qualcosina anche da quelle prime tre righe - non voleva dire che le mignotto-storiacce di Berlusconi sono (erano: all’epoca) soltanto sospetti e pettegolezzi, al contrario!, voleva dire che hanno un significato politico precisissimo, ma che bisogna saperle maneggiare nel modo giusto, sbattendogli contro un solido inequivocabile ed esplicito riconoscimento di ciò che in esse c’è di inaccettabile, di schifoso, di ingiusto, di dannoso, perché soltanto in questo modo se ne può discutere nel quadro più ampio di “una situazione semplicemente putrida” (cit. Sabina Guzzanti), senza correre il rischio di farle passare per stupidi, vaghi, inutili “sospetti e pettegolezzi”, finendo così per neutralizzarne il valore (rischio che s’era materializzato, secondo Sabina Guzzanti, nell’ultima puntata di AnnoZero)(il che, capisco, è un discorso forse un tantino troppo complicato per Daria Bignardi e compagnia, per cui io sceglierei l’ipotesi numero tre) - Vauro, da bravo, che non ha letto e che non sa, si rifiuta di polemizzare a vanvera con Sabina Guzzanti e snobba la Bignardi,
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L’intervista di Franca Sozzani (direttore editoriale di Condé Nast, direttore di Vogue), venerdì scorso alle Invasioni barbariche, mi ha sconvolta un bel po’. Anzitutto perché la Sozzani live non l’avevo mai vista, e vedere una nonnetta incartapecorita mezza decomposta nel più tipico stile m’acchitto-da-giovincella, capelli lunghi biondi sulle spalle, il vestitino ganzo gonnellato e le scarpine col tacco alto, nonnina che è per giunta stecchita come una mummia egizia dopo millenni di disidratazione, insomma, è un quadretto che fa oggettivamente orrore.
Poi: l’atteggiamento prono e servilissimo di Daria Bignardi, che esordisce subito con sleccazzate totali e inimmaginabili, “lei è l’ospite più elegante di sempre”, che detto allo zombie parruccone la-morte-ti-fa-bella che incespicando (le hanno ricucito una gamba strappata un paio di giorni fa) si avvicina al palchetto, insomma, ci vuole veramente un grosso sforzo di viscidume cortigiano. Si potrebbe forse maliziosamente ricordare (non che ce ne sia bisogno, eh, si tratta di una connessione così piccolina e superficiale - stiamo parlando della Sozzani, ehi, una delle “due donne più potenti nel mondo della moda”) che la Bignardi e non solo, pure il marito, collaborano tutti e due con una delle testate del gruppo diretto da Franca Sozzani, ma no no non scendiamo così in basso, oh, in fondo sono entrambi grandi professionisti - la Bignardi è quella che intervista Dell’Utri ed esordisce con “non parliamo dei suoi processi”, Luca Sofri è quello che faceva il portapenne di Ferrara a Otto e mezzo.
Mi fa schifo questa intervista perché viene pochi giorni dopo la bella inchiesta di Report (che tempismo!), potete rivederla qui: ai giornalisti di Report la Sozzani si è negata perché, dice, tanto si sapeva già dove volevano andare a parare. Ma venerdì alle invasioni barbariche, con la Bignardi che fedelmente le rivolgeva una per una le varie questioni sollevate da Report, la Sozzani da brava scolaretta che si è preparata la lezioncina a casa è ben contenta di rispondere, adesso sì, ma certo è tutto molto semplice, non è vero questo e non è vero quello: peccato che la Bignardi non ne sappia nulla, peccato che nessuno degli ascoltatori ne sappia nulla, peccato che non ci sia nessuno sufficientemente preparato, come sarebbe stata la redazione di Report che, documenti alla mano, possa controbattere punto su punto. E’ facile così, è il Franca Sozzani Show.
Questa non è un’intervista, è pubblicità, è uno spottone che serve a mondare la Sozzani dai suoi presunti peccatucci reportari. Ah, le domande difficili, quelle su argomenti davvero interessanti, ce ne sarebbero pure, ce ne sarebbero un mucchio!, ma anche quando la Bignardi ne fa, con cautela, il trucco è il solito: la Sozzani risponde a vanvera, fa confusione, dice cose che non c’entrano niente (quando la Bignardi timidina le chiede “ma il mondo della moda è poi così pulito”, lei in risposta ci racconta dei grandissimi enormi introiti del settore, che fanno tanto bene al paese), che le frega alla Sozzani, non ci sarà una seconda domanda, si passa ad altro.
(E va be’, dopo questa, come dire: non verrò mai più citata sui giornali di moda, niente più pubblico da parrucchiere. Me tapina!)