Secondo me Maria De Filippi e i suoi programmi sono uno stratagemma furbetto e un po’ contorto elaborato da Dio per rendersi ai nostri occhi meno colpevole e più simpatico, più umano, qualcosa che dovrebbe suggerirci un messaggio del tipo “visto? poteva andare peggio! poteva essere Dio lei”. E infatti su di me funziona: io ieri sera ho visto Il ballo delle debuttanti - cioè in pratica il cosmo secondo Maria De Filippi - e alla fine quando sono riuscita a riprendere conoscenza e a scollarmi dal divano (i programmi della De Filippi di solito mi fanno questo effetto qui, lo stesso dell’elettroshock, confusione e perdita di memoria - “chi? cosa? dove? kledi? dove sei? kledi? kledi!”) prima di andare a dormire ho fatto la preghierina paracula come quando ero piccolina, “Dio ho capito la lezione, grazie: esisti e sei grande. Puoi liberarcene, ora? Ah sì scusa, e proteggi gli orfanelli di Angelina Jolie”, preghierina a cui - incrociamo le dita - soltanto i risultati di ascolto potranno dare risposta, e speriamo sia stato un floppone colossale [1]: difficile tentare una previsione, chi lo sa, in fondo canale cinque è il posto che trasmette ogni pomeriggio da anni e anni quella roba chiamata CentoVetrine coi negozianti di mutanderia e i baristi e quelli dei baracchini della lotteria Italia che vengono coinvolti in trame thriller-spionistiche che manco zerozerosette, insomma, può succedere di tutto - di tutto!
Comunque dicevo, il cosmo secondo il complicato cervellone di Maria De Filippi: manicheisticamente diviso in Pariolini (le Chic) e Borgatari (le Pop), vale a dire in stronzettini alta moda (freddi e senz’anima: gli antipatici) e bburinazzi caciaroni (gioiosi e pieni di vita: i simpatici) - secondo la De Filippi “il più rappresentativo quadro delle ventenni del 2008″ - funziona secondo logiche di prevaricazione reciproca (sono meglio io! no sono meglio io!) e polemiche gallinacee intorno (sempre, a ripetizione) gli stessi altissimi concetti “eleganza” e “bellezza” e “verità” (è elegante questo! no è elegante quello! tu sei falsa! no tu sei falsa!), il tutto manovrato e scandito dagli interventi d’un gruppo di tristi demiurghi [2] che interpretano assieme la gamma di gradazioni che vanno dal Pariolino Sommo (questa Ida Pezzotti che m’era sconosciuta: Marilyn Manson senza trucco che fa l’insegnante di bon ton) passando per i Sangue Misto Pariolino-Borgatari (cioè i Pariolini che vogliono dimostrare al mondo - mi commuovo! - che l’importante è averci un cuore semplice e sincero, come Emanuele Filiberto in gessato caveau svizzero ma spigliatissimo - a un certo punto ha addirittura detto “stupidaggine”, scusandosene molto però) fino al Borgataro Sommo (quello che faceva il macellaio dei Cesaroni, che per restare in tema ogni volta che prendeva la parola s’alzava un po’ basculante con le guanciotte che gli si gonfiavano d’arietta da costipazione digestiva trattenuta a stento e temevo da un momento all’altro dicesse “a’ principeeee, amico mio vie’ qua, tu lo sai fa’ l’alfabeto coi rutti?”) - e poi va be’ ci sta quel mostro mauriziocostanziano di Pierluigi Diaco che io non so, c’ho pensato bene ma no, è così unanimemente dileggiato che non ce la faccio, lo sapete che non mi tiro indietro davanti alle croci rosse (anzi, che gusto!) ma con lui non ce la faccio, è più forte di me - ve lo ricordate qualche tempo fa quando si faceva fotografare in posa con la pipa e gli occhietti strabici (non gli riusciva granché bene) per sembrare Sartre da giovane? quasi quasi mi fa tenerezza, gli darei un buffetto sulla testolina ingelatina come si fa coi discoli e gli regalerei un leccalecca, al cianuro (tanto lo so che non gli farebbe una cippa - è come Beep Beep quando si infila nelle gallerie disegnate sui muri di roccia - tornerebbe indietro tutto contento a chiedermi “un altro?”).
E insomma, facile, Maria De Filippi prende il pezzo di Amici che funziona meglio, cioè genericamente la rissa, specificamente la rissa in conseguenza della sanguinosa diatriba moralisticheggiante “è bello ciò che è bello - no è bello ciò che piace” o se volete più profondamente (reggetevi forte) “bellezza fuori contro bellezza dentro”, ed estende la situazione “qualcuno che non è capace di fare qualcosa - qualcuno che glielo rinfaccia - altri che lo difendono” ad un intero programma: se in Amici c’era la ballerina-incudine con le pinne ai piedi (”non sai ballare” contro “non devi guardare la tecnica, devi guardare le emozioni che trasmette”), qui c’è un’intera squadra di ragazze (le Borgatare) che non c’entra un piffero (il Ballo delle debuttati di Vienna, il premio finale, sarebbe di fatto un evento chic [3]) le cui ragioni sono difese proprio in virtù del loro non c’entrarci un piffero, secondo il refrain insopportabile che più o meno fa così “nel 2008 è giusto non pensare soltanto a certe caratteristiche formali che hanno fatto il loro tempo, ma a ciò che si ha dentro inside our hearts” (a parte “nel 2008″, che è stata forse la cosa più ripetuta dopo “eleganza”, sono stati molto curiosi i riferimenti storici che si facevano di tanto in tanto, come quando il macellaio dei Cesaroni ha detto che “l’Ottocento è puzzolente, basta che te leggi i romanzi dell’Ottocento pe’ capì che è puzzolente”, e un’altra - chi? boh - gli rispondeva “l’Ottocento è meraviglioso, non pensare alle medicine scarse che si moriva, era meraviglioso lo dicono i libri”).
Il problema è che non si capisce sulla base di cosa si debbano giudicare queste povere disgraziate (più volte ieri sera c’ho avuto dei rarissimi momenti di insight e mi scuotevo dal torpore dicendomi “eh? cosa? ma perché? dove? quando? kledi?”), la Dalla Chiesa ripeteva continuamente che non le si deve giudicare sulla base della loro eventuale futura partecipazione al Ballo delle debuttanti di Vienna, ma piuttosto sulla base di un astratto e non meglio specificato “Debutto nella vita” (”Te ce butto io naaa vita” chioserebbe giustamente il macellaio dei Cesaroni), ma allora che differenza fa se non sanno piroettare leggiadramente come ballerine professioniste? che differenza fa se gli piacciono di più i tailleur nerissimi cimiteriali o i completini tanga e paillettes da drag queen? chi se ne frega se certe vanno in discoteca a rimorchiare e certe altre invece non hanno ancora dato il primo bacio perché è tanto tanto difficile trovare il principe azzurro? Boh, non si sa. Ma poi soprattutto il problema è questo: che il programma è fintissimo, più finto ancora di Amici (bum!), così stucchevolmente finto in ogni sua parte che proprio non ti viene voglia d’appassionartici manco un po’; tutto è concepito per attizzare la polemichetta in modo esageratamente sceneggiato (si confrontano una Pariolina anoressica che ha studiato ballo - e balla un pezzo classico - contro una Borgatara cicciottella, un pezzo di legno, che si dimena sulla samba; si confrontano ballando una polka le Parioline vestite di tutto punto - pizzi e merletti - contro le Borgatare mezze nude acchittate da spogliarelliste di un go-go bar sudtirolese - Heidi sexy, dicevano loro - “ci vuole originalità!”, “no, ci vuole rispetto per la tradizione!”), le ragazze sono addestrate a dire soltanto ciò che è utile ad attizzare la polemichetta punzecchiandosi senza motivo già dal primo minuto di trasmissione (sono preparatissime e ripetono dal copione, è ovvio - il tono e la cadenza sono quelli là, un po’ incerti e macchinosi dell’adolescente poco sveglio che sta ripetendo la lezione di chimica imparata a memoria - frasone lunghe minuti interi troppo complicate per i loro piccoli cervellini storpi, sempre argomentate e perfettamente in tema, sempre contenenti le parole chiave della discussione: eleganza, raffinatezza, bellezza, divertimento ecc.); c’è la Marilyn Manson senza trucco che finge di voler improvvisare la prova “vediamo come bevete il caffè” ma tu guarda che coincidenza sul palco c’è già pronto il tavolino con le tazzine, c’è la sfida “matrimonio” (si vestono da spose e dicono le cosine strappalacrime “sarò tua per sempre”) e tu guarda che coincidenza la Borgatara assume il ruolo di quella che l’amore è bello anche se non convenzionale e s’è messa il cuscino sotto al vestito per fare la sposa incinta (uh, scandalo! polemicone! “non è educativo a venti anni averci i figli!” e per fortuna che tra i giurati c’è Emanuele Filiberto che l’ha vissuta in prima persona una cosa così, e ci spiega che i figli sono una responsabilità ma anche una cosa bella).
[1] aspettate la seconda puntata però, ché questa qua non fa testo (tra l’altro, così a dare uno sguardo in giro stamattina, mi pare non sia andata neanche tanto male - che tu sia maledetta, Maria De Filippi!)
[2] molto buffo quell’omino che fa il maestro delle Pop, tale Bill Goodson, che sembra mio nonno quando era malato e usciva di casa senza dire niente a nessuno, col pigiama arrotolato e i calzettoni tirati su al ginocchio, le ciabatte, la giacca sulla canottiera e il cappelletto di paglia
[3] vorrei precisare che i due gruppi sono entrambi ugualmente ridicoli: non c’è alcuna reale differenza, vengono tutte dallo stesso bacino di indistinte tragiche ignorantelle senza speranza (wannabe qualsiasi cosa in tivvì), solo che hanno piazzato da una parte quelle con l’accento più spiccato (ahò), dall’altra quelle che riescono a tenere il mento bello puntato in alto il più a lungo possibile
Termina dunque la prima edizione del Pisella Award con un micidiale testa-a-testa in entrambe le categorie, Victoria Beckham versus Britney da una parte, Maria De Filippi versus Fabrizio Corona dall’altra. E’ stata una battaglia serratissima ricca di colpi di scena: la spuntano d’un soffio Britney per un voto soltanto e Fabrizio Corona per due. Si sono accumulati un mucchio di commenti divertenti - sullo scontro al vertice delle malva-internescional soprattutto - di cui vi propongo qui di seguito una piccola selezione (insieme alle immagini di alcune malva-candidate sconfitte - coi tradizionali malva-propositi per l’anno nuovo). E se il duemilasette vi è sembrato malvestito, vedrete, ci scommetto che il duemilaotto lo sarà mille volte di più!


Britney Spears.
L’unica e indiscussa vincitrice del “pisella” è la Spears, non solo perché gli dà il nome, ma perché è l’unica lì in mezzo che è indecentemente e perennemente malvestitissima, senza ritegno, senza sprazzi di ravvedimento, con un’irrefrenabile tendenza a peggiorare, insomma senza che neanche una volta si possa dire “toh oggi non è tanto inguardabile”. [Hanabi]
Sarà scontato ma è l’emblema della malva - giovane star - miliardaria senza meriti - strafatta - festaiola - che crede di essere talmente fica da potere uscire con qualsiasi straccio addosso - pessima madre - pessimo esempio - tanto stupida da sposarsi quel furbone e senza neanche l’onestà di guardarsi allo specchio e capire che no, un balletto di lap dance dopo due maternità e svariati tentativi di disintossicazione proprio non ci sta. [Tortapuffa] E’ meravigliosa, nei suoi video sembra perennemente strafatta e il suo look è quanto noi malvestite possiamo sognare, supera i confini che nessuna malvestita hai mai superato prima, crea abbinamenti che io neanche in un milione di anni sarei capace di creare. Ti stupisci, poi vedi la sua prossima mise e ti stupisci ancora di più. [Costanze] Ero molto combattuta, poi però ho visto chiaramente la Verità: BRITNEY SPEARS. Perché quest’anno è quasi riuscita a commuovermi con la sua vicenda umana. Dico quasi: dopo averci trapanato le orecchie per anni con le sue inutili canzoncine e le retine con le sue incessanti apparizioni catodiche, ora vuole anche la nostra compassione? Ma mi faccia il piacere. [CeciZ] Honoris causa… per i motivi di cui sopra ad eterno monito per le future generazioni (una specie di Pinocchio al contrario da pischella burinazza a burattino-bambola gonfiabile). [Ghismunda]
Victoria Beckham.
Si venderebbe la mamma per apparire in copertina di qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche “cucinare bene” o “pesca in mare”, una capace di fare harakiri per due etti in eccedenza, una che quando entra allo stadio si aspetta che tutta la tifoseria amica & avversaria distolga l’attenzione dalla partita che ha pagato profumatamente per vedere e si giri per vedere come Ella è vestita, una che della sua vita (no, non della sua carriera, della sua vita.
Ma poi, c’è differenza?) c’ha già pronti i piani quinquennali dettagliati studiati a tavolino con un pool di esperti, una che c’ha il marito che in trasferta si porta il parrucchiere personale. [SaintJust] Britney per lo meno ha le turbe psichiche a parziale giustificazione. Una che dice “David ce l’ha come il tubo di scappamento di un camion” (in riferimento alla pubblicità di Armani, in cui ha delle protuberanze sospette, per alcuni create con photosop) è veramente Malvestita! [LoTR] Meriterebbe il primo posto solo per quelle tette che sembrano due metà di noce di cocco attaccate allo sterno, per giunta su di un corpo talmente sottile che secondo me scivola attraverso le fessure tra le travi dei pavimenti di legno. [Suppish Queen] E’ orribile, nana, porta a spasso il silicone peggio impiantato sulla faccia della terra, non sa cantare, non si sa vestire… ma è riuscita non si sa come a far credere al mondo che è figa e a tenersi anche quel popò di marito! Si oscilla tra il disprezzo infinito ed una punta di ammirazione malata. [Chiara]
Paris Hilton: perché regalare al chihuahua il cellulare, il diario, gli abiti di Chanel ed un set di valigie è un vero schiaffo alla miseria. Senza contare che per lei il vero problema dell’India sono gli elefanti ubriachi. [Fa] Bai Ling perché dopo che ha sedotto jack di lost lo ha fatto pestare a sangue dai suoi cuginetti karateki: malvestita e crudele. Monica Bellucci perché l’unica parte interessante che le ho visto in venti anni di carriera, il culo, ho poi scoperto che era di una controfigura: malvestita e poco sincera. [fndldseuocclsrlgn1978am] La Loren per l’esotico cognome che sta al posto del suo; per il “ph” che sta al posto della “f” del suo nome e che “fa cussì fine”; perché è anche grazie a lei che ci scaramelliamo la nipote e la sorella, una con ricrescita nera e una rosso papavero, entrambe con bocca da murena come l’illustre parente. [Siminsen]. La Bellucci perché se ne parla a destra e a manca ma nessuno sa che film abbia fatto (è rilevante?) e chi lo sapeva l’ha rimosso - perché è monofacciale e fossilizzata nella stessa espressione in tutte le novecentocinquanta foto che circolano di lei (paura di farsi venire le rughe? paura di far trasparire - o di NON far trasparire - qualche pensiero?); perché incarna l’ultimo avamposto di quella borghesia finto-colta radicalscicche tanto Francia anni 70 che abbiamo imparato a odiare ed evitare come la peste grazie a Claude Chabrol, e che credevo estinta (purtroppo a quanto pare non lo è); perché quando la penso penso a lei e suo marito, che con un paio di amici francesi sufficientemente sciccosi, si incamminano attraverso un campo deserto verso una non identificata cena di gala in perfetto silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, e quando lei apre bocca il rumore di un aereo che passa ci occulta il suo discorso (per fortuna). [SaintJust] La Bellucci, perché se c’è una cosa che mi irrita di più di un truzzone è una truzzona che si autoconvince di essere tres-chic soltanto se parla con la boccuccia all’infuori e dà risposte riciclate da altre VIM (’Il tuo stilista preferito?’ ‘Diorrrrr, esalta la femminilità della donnaaaaa’). [Liv] Ma perché ve la prendete tanto con la Brambilla? E’ così in gamba. Piuttosto guardate la senatrice Franca Rame con il suo lifting, il suo look e la continua promessa delle dimissioni ma sempre dopo aver dato un voto determinante sia anche quello per la guerra. [Nina]
Abbiamo parlato un po’ di Uomini e Donne, che nel criminale progetto di defilippizzazione della galassia è l’arma destinata a spostare all’indietro il percorso evolutivo dei malva-erectus tra i diciotto e i cinquanta anni; oggi parliamo un po’ di Amici ex Saranno Famosi, il cui obiettivo sono i teneri e malleabili (appetitosissimi!) cervelli dei malvestitini pubero-sconvolti, un fondamentale campo di conquista perché crescano e prosperino defilippizzati come si deve [1].
I malvestiti che sono protagonisti di Amici soffrono in stadio terminale di quella forma di malvestitismo tipicamente adolescenziale che si manifesta attraverso comportamenti artistico - diarroico - esibizionistici: appartengono più o meno alla stessa categoria subumana dei corteggiatori e tronisti U&D (in quanto ad età, pure, ci siamo), con l’unica differenza che questi qua di Amici sono di solito più bassi e magrolini, meno palestrati e parecchio più cozzetti, forse giusto un tantino meno analfabeti (ma un tantino appena) e poi, certo, possono essere nell’ordine, a) vagamente intonati, b) vagamente molleggiati oppure c) vagamente niente, i requisiti cioè che dovrebbero consentirgli da un momento all’altro di sfondare nel mondo dello show business per diventare nell’ordine a) la prossima Anna Tatangelo b) il prossimo Gianni Sperti e c) il prossimo quello là con la faccia da pesce lesso di una fiction qualsiasi in prima serata su canale cinque.
Se corteggiatori e tronisti hanno in testa una cosa sola, sbottonarsi il più possibile la camicetta attillata per farci vedere il pettorale liscio e unto con la S di Superscemo sopra, i malvestiti di Amici puntano ad altro - del resto, oh, con quegli orridi pigiamini kidult e quel pelatone testa-a-cubo di Chicco Sfondrini sempre tra le scatole, non c’è stimolo sessuale che tenga - sono ancora là, bloccati nella delirante vertigine di egocentrismo adolescenziale che gli fa credere che sì sì sì, loro sono unici ed inimitabili: e siccome sono unici e inimitabili, quale miglior modo di impegnare la loro inimitabile unicità se non l’esibizione artistica, esprimiamo noi stessi, trasmettiamo (bzzzz!) emozioni, nel modo ovviamente più infantile enfatico e stereotipato, quella dimensione piatta e plastificata da telefilm d’appendice che è così facile da scimmiottare - unici e inimitabili come le dozzine di unici e inimitabili che se la godono per un annetto scarso, e poi forse forse se gli dice bene finiscono nel coro di Buona Domenica (ma neanche, poveretti, ora che non è più un feudo costanzo-defilippiano) - il che si traduce in uno squallido teatrino di ometti minuscoli e rabbiosi che si muovono falsissimamente, con l’unico scopo di strapparsi vicendevolmente un brandelluccio di televisione.
Siccome Amici è be’ sì un laboratorio di artistume e creatività, un talent show lo chiamano - la De Filippi ci tiene molto a specificarlo, che è l’unico talent show della televisione italiana [2] - ma anche soprattutto una “scuola”, ai malvestiti di Amici gli tocca pure sorbirsi qualche lezioncina. E da chi, se non dalle loro stesse controfigure di venti, trent’anni più anziane: bacucchi mezzi falliti che si danno arie da grandi esperti il cui ruolo è proprio questo, tramandare ai pischelletti le migliori tecniche per rintuzzare e mantenere in vita ad libitum l’idiota scintilla di wannabe-artisticità. L’insegnante di recitazione è quella che mi piace di più, si chiama Fioretta Mari e si crede attrice perché s’è imparata da brava la dizione quella per-fet-ta, povera cara, è solo un triste donnino centenario col vezzo delle sciarpette da hostess, inutili sbadiglievoli capacità attoriali e un mediocre repertorio di sciocchezze e luoghi comuni assortiti.
La Fioretta Mari, siccome è anche un po’ fricchettona, sottopone i ragazzi a delle lezioni cosiddette di introspezione: in pratica, una via di mezzo tra un incontro degli Alcolisti Anonimi da cartone animato e un corso di meditazione mentecatta come lo improvviserebbe una casalinga scema che s’è appena letta il manuale L’arte di capire se stessi e come si svita un rubinetto di Raffaele Morelli, in regalo in esclusiva su donna moderna. Sono siparietti ridicolissimi, l’esibizionismo isterico di Fioretta Mari (che sbraita ogni due secondi cose tipo “immagina di essere una sedia! fai la sedia! tu, interagisci con la sedia! descrivimi come ci si sente ad essere una sedia!”) contro l’esibizionismo entusiasta dei pischelletti (che non vogliono perdere l’occasione per mettersi in mostra: c’è chi fa il sofferente e fa finta di piangere, chi fa il problematico “io c’ho la fobbbia delle sedie”, chi fa l’intenso “quannnto vorrrei spezzzare le gambe a quesssta sssedia”). E a proposito di una lezione del genere, per l’appunto, voglio raccontarvi una storia che bene descrive la reale impalcatura pavida, bigotta, stupida e conformista di Amici.
E’ la storia molto divertente di un ragazzo che partecipava a questa edizione di Amici, si chiama Sebastiano Formica. Durante una delle lezioncine di Fioretta Mari, una di queste qua d’introspezione, è venuto fuori che Sebastiano è gay - cosa?! gay? hai detto gay? orrore! sconcerto! panico! E’ andata così: Sebastiano doveva interpretare un palo - sì, un palo - e una tenera cretinetti (tale Cassandra, cantantucola da pianobar, aspirazione: wannabe umanitarismo alla AngiOlina Jolie), che aveva il compito di sfogare su di lui in forma di palo la propria “negatività”, non ha trovato di meglio che urlargli in faccia (con un afflato sincerissimo che manco il più zoppo tra gli attori di Centovetrine) “Perché! Perché amiamo la stessa persona!”. Catastrofe: professori che vanno in palla, tagli alla diretta, microfoni che si spengono, telecamere che si spostano, autori che intimano di silenziare il fattaccio, il sito di Amici che tace per un’intera giornata (qui, se vi va: la cronaca della vicenda). Dico, non scherziamo: un frocione dichiarato nella trasmissione di punta dell’indottrinamento defilippesco per bimbetti del sabato pomeriggio? E com’è che si concilierebbe con “Uomini e Donne”? Eh no che non si concilia.
Sebastiano viene messo in sfida il giorno dopo, su decisione inappellabile della commissione, con motivazioni direi debolucce, e due giorni dopo, com’era prevedibile, eliminato e cacciato via in tutta fretta. Nella assoluta tristissima e insopportabile finzione defilippiana - là dove abbondano i protagonisti gay, forse pure gli autori gay, sempre però ehi che non lo si dichiari esplicitamente, o che al massimo gli si faccia fare i buffoni, li si travesta da platinette - e va be’, non ci si lascia comunque scappare l’occasione per umiliare un ragazzo qualsiasi.
[1] la terza fascia d’età, quella over over, è coperta dalla morte nera dei programmi televisivi aka C’è posta per te, ma ok, dai, di questo ne parliamo un’altra volta - se i miei poteri jedi saranno mai così potenti da consentirmi di vederne almeno cinque minuti
[2] se c’è una cosa davvero odiosa tra tutte le cose odiose di Maria De Filippi, è questo suo impassibile e invulnerabile facciadiculismo: ricordo l’anno scorso che quasi aggrediva un giornalista reo d’aver seminato il dubbio che Amici non fosse precisamente un talent show, perché da casa col televoto ci sono le bimbette che premiano il più bono, non il più bravo; ricordo le sue furiose reprimende per cui se tu osi dire che un programma dei suoi è stupido, oh ma come ti permetti, “stai forse dicendo che sette milioni di persone sono stupide?” (nessuno che abbia mai avuto il coraggio di risponderle “sì” - posso dirlo io? sì.)
I tipi e le tipe che partecipano alle trasmissioni di Maria De Filippi sono cavernicoli subumani con un cervello piccolo così situato nei microtubuli di un centriolo di una cellula dell’unghia di un mignoletto: questo è palese, ok, lo sanno tutti. Se c’è una cosa però che forse ignorate - niente paura, ci penso io - è il sottobosco di ammiratori scatenati che ai suddetti cavernicoli subumani nanoencefalici ha dedicato dozzine di osceni altarini internettiani.
I web-fan dei protagonisti defilippici sono subumani pure loro, più sub ancora dei loro idioli [1], tanto che a prima vista ti viene da scambiarli per fake: dici ma no dài impossibile, sono parodie, troppo cretini, ahah che buffo quasi ci cascavo molto divertente. Guardatevi questo, o questo, o questo.
Ce n’è un po’ per tutti, tronisti più o meno popolari ma anche semplici corteggiatori (ok che la venerazione monoteistica da tronista defilippiano è sì abominevole e contronatura, ma insomma, il tronista è pur sempre al vertice della gerarchia lelemoriano-vipparola - il corteggiatore invece bleah, una mezza calzetta), maschi o femmine non fa differenza (i web-fan, loro, sono al 99.9% di sesso femminile), non soltanto quindi sbavicchi di incontrollabile passione groupie per il muscoloso figaccione analfabeta, no no e anzi, tra le più attive ed esaltate ci sono le ammiratrici adoranti che si riconoscono e rivivono nei panni della bburinetta defilippica di turno il sogno di un amore romanticamente pacchiano tra serate in discoteca, macchinozze grandi, rose rosse, frasette idiote da terza elementare e sbaciucchiamenti con lo scimpanzè (sullo stesso genere, romantico “tutto-è-bene-la-storia-coatta-che-finisce-bene”, hanno un gran successo i siti dedicati alle coppie, quelli che stanno ancora insieme e quelli che non ci stanno più, ma speriamo che ci tornano, ehhh, secondo me ancora si amano).
I siti internet degli ammiratori defilippiani hanno spesso la forma di un blog, e sono tutti molto simili: il titolo è quasi sempre “il blog di”, dove il “di” è seguito dal nome della divinità prescelta (il che causa spesso un antipatico fraintendimento nell’avventore occasionale, che lascia commenti emozionatissimi credendosi in diretto contatto col suo idiolo, “ciao sei bello come il sole vieni mai dalle parti di Fossombrone?” - ma l’idiolo non sa manco che esiste, il blog [2]). Alcune interessanti coincidenze strutturali:
1) finestrella di benvenuto stile errore di windows che esorta a votare il blog in una cosiddetta top cento di uomini e donne;
2) homepage pesantissima che ci mette un’ora e mezza a caricarsi intanto che effettacci flash popup e java di ogni genere [3] ti impallano il pc e qualsiasi altro elettrodomestico in un raggio di cento metri;
3) immagini bitmap da duemila terabaits infiocchettate al di là di ogni limite di saturazione visiva da un profluvio di glitteramenti, fuochi d’artificio, scritte e scrittine luminescenti, una tempesta di riflessi lampi e luccichii ovunque;
4) header gigantesco composto da un collage fotografico bestof;
5) tre colonne, una centrale per i post e due laterali zeppe all’inverosimile di qualsiasi possibile immagine esistente al mondo dell’idiolo in questione [4].
Oltre alle millemiliardi di immagini, le colonne laterali contengono:
a) la scheda del tronista copiaincollata dal sito di uomini e donne;
b) una tagboard che funge da spamboard per promotori di iniziative similmente cretine (”ciao! lo sapevi che abbiamo aperto un blog su quel gran pezzo d’un ubaldo col tatuaggio del drago che sta sullo sgabello in terza fila a corteggiare Angela? vieni a trovarci!”);
c) il numero di telefono e gli indirizzi email di programmi televisivi e riviste spazzatura a cui il bravo fan dovrebbe costantemente rompere le balle lamentando le poche apparizioni del suo protetto, non è giusto (sono davvero commoventi, sigh sob, i messaggi di incitamento “dai ragazze, forza! aiutiamo Serena a realizzare il suo sogno!”);
d) la pubblicità cubitale - senza alcuna indicazione sui costi - della chat line telefonica del tronista/corteggiatore (eh sì, quasi tutti i tronisti/corteggiatori c’hanno il numero 899, paghi uno sproposito ma loro in cambio ti concedono una chiacchieratina in diretta, non è meraviglioso?);
e) il sondaggio, forse in effetti un tantinello di parte (”secondo te Giovanni è più supermegameravigliosamente bello, iperstupendamente bello, stradecisamente bello, o bello e basta?”);
f) esposizione del trashfeticcio numero uno: la dedica autografata su fazzoletto da naso usato;
g) esposizione del trashfeticcio numero due: la foto delle webfans, tutte rosse per l’eccitazione, avvinghiate all’idiolo che poveretto non è riuscito a scappare.
A leggere i post [5], poi, si imparano un mucchio di cose. Per esempio, io ho capito finalmente per cosa è che li pagano, questi tizi, quando vanno a fare le “serate in discoteca” [6]. Funziona così: allestiscono un palchetto abborracciato alla meno peggio, con una tovaglia da sfondo sulla quale vengono proiettate diapositive del tronista o spezzoni di Uomini e Donne, e nel frattempo il boss della discoteca, microfono alla mano, fa un paio di domande al tronista, tutte sul filone “parlaci dei tuoi progetti, di quello che stai a fà”; siparietto-intervista che dura sì e no cinque minuti, il tronista allora saluta e balla un pochetto, si fa offrire qualche drink, smollica da tutte le parti, sbadiglia in console. Non male, eh? Fa venir voglia di cedere al lato oscuro.
Ah, e poi ho imparato - finalmente! - qual è una delle principali fonti di sostentamento di monella vagabonda e figlie: i webfan dei buzzurri defilippiani, ma certo!, che stanno sempre là prontissimi a interpellare il tronista/corteggiatore sulla marca di questo e quello, “cos’era quell’orologio che avevi oggi? E i jeans di ieri? E il portachiavi? Che assorbenti usi? Il ciondolo di karina dell’ultima puntata è di Facco Gioielli, wow!”.
Il mio preferito è “Il blog di Paola Frizziero“: ex corteggiatrice (ma ehi, si vocifera di una sua prossima promozione a tronista), ex pupa del tronista (questo coso qui, Salvatore Angelucci, lungimirante sponsor della lussuosa oro 24 carati), una bburinotta napoletana doc, sguaiata massaia cicciottella, con una simpatica vocetta gracchiante dall’accento marcatissimo - anche per questo, per la sua fiera ignoranza da bassa-popolanità partenopea, adoratissima dalle compatriote (il blog non c’ha nulla di originale, ma va studiato appunto nelle sue peculiarità folkloristiche: “Paola si o sole nostro”). Segnalo inoltre le chattate di Paola con le fan, strabilianti (es. 1 - Paola, ringraziandole per un regalo [7]: “Ragà, grazie per la waterman! Era stupenda!”; le fan, scaltrissime, che hanno comprato la penna sborona ma della marca non hanno idea: “Cheeeeee????” “Per cooosaaaaaa??” “Eeeeehhh??” “Marooooooo, scrivi italiano Paolèèèèèèèèè” “Che stai a dìììììììì” “Boooohhhhhh”; es. 2 - Paola: “Ragazze, mi dispiace ma la serata del due novembre mi sa che salta”; le fan, disperate: “Nnnoooooo!” “Maròòòòò” “Suicidio di massa!” “Io avevo pure convinto mio marito” “Io avevo prenotato l’aereo!”).
Un altro blog fantastico, geniale, è quello dedicato a “Maurizio, l’amico sballone di Paola” (la Frizziero, di cui sopra), che per il solo fatto di essere amico di una vipparola scarsa, per una sorta di incredibile fenomeno di contagio osmotico della vipparolità, c’ha il fanclub pure lui. Ah ma certo, non fatevi ingannare dal titolo, “Il blog di Maurizio”: no che non è il suo blog, come tutti gli altri è in realtà “il blog delle fan di maurizio”, ma non prendetevela, che cavolo, vorrete mica che colgano certe sottilissime finezze.
[1] “idiolo” è un mio brevetto che deriva dalla fusione di “idolo” con “idiota”
[2] nel migliore dei casi, quando il defilippiano sa del blog e non vuole farci la figura di quello che non gliene frega niente (ma in realtà sì, non gliene frega niente), invia una tantum alle fan-sgallettate qualche simpatico messaggio tipo “oh tutto bene un bacione forte e domani serata a gabicce, veniateci!”
[3] scritte scorrevoli, puntatori animati che lasciano scie chilometriche di cuoricini, musica di sottofondo così pesante che si carica dieci minuti dopo che tutto il resto ha già finito (occhio che io, ieri, m’ero dimenticata un sito di questi qua aperto, minimizzato, e all’improvviso mi sento la voce di Eros Ramazzotti che starnazza dal pc, m’è preso un colpo)
[4] immagini a volte enormi, non ridimensionate, che provocano un abnorme gonfiaggio delle colonne e di conseguenza della pagina, che va scrollata in orizzontale
[5] sempre che si abbia la pazienza di setacciare, alla ricerca di un articolo scritto, l’infinità di post tutti uguali con l’ennesima fan-art photoshoppatura glitterata
[6] che ad un certo punto, se raggiungi un buon livello di popolarità, puoi farne il tuo primo lavoro, “le serate”
[7] eh sì, da non crederci: i fan squattrinati organizzano collettone fantozziane perché all’idiolo non manchino il regalo di natale e quello per il compleanno e quello della befana e quello di pasqua e quello dell’onomastico e via dicendo; mica roba da niente, macchinette digitali, cellulari, gioiellume, abbigliamento di marca
le puntate precedenti: uno e due
Volete che la miracolosa, esponenziale, in crescendo clonazione di marche magliettare tutte simili tra loro, oscene e malvestitissime, tutte similmente sponsorizzate da vipparoli televisivi di terza categoria, oggetto di orride e insensate pubblicità che costellano programmacci della peggior specie, volete che un fenomeno così grandiosamente e squallidamente malvestito mi lasci quieta ed indifferente? Per favore.
Ne abbiamo parlato l’ultima volta, forse ricordate, che era ottobre: le figlie di Monella Vagabonda prosperavano facendo bella mostra di sé sul petto di vipparole più o meno scarse (puntando in particolar modo sulla spazzatura umana usa e getta da reality - grande fratello e Defilippate in testa). Ci eravamo interrogati sullo strano fenomeno per cui, in un quadro di complessiva crisi del settore tessile italiano, proliferassero allegramente aziende su aziende, tutte concentrate sullo stesso tipo di prodotto, qualcosa che riunisse in modo piuttosto contraddittorio una pessima qualità (standard meno che cinesi) e allo stesso tempo uno sbandieratissimo made in italy. Ci eravamo interrogati sulla strana coincidenza per cui tante di queste aziende sono di fatto legate l’una all’altra, copie su copie di un unico prototipo, tutte con sede a Barletta, e tutte con un padrone che, nella maggior parte dei casi, sembra sempre il medesimo.
Ma l’interrogativo più cocente, basato sulla semplice constatazione del loro oggettivo e schiacciante flop commerciale, e sul parallelo e continuo sfornare nuove marche (e, be’, anche sulla valanga di denaro necessaria a cotanti spot televisivi), l’interrogativo rimane: come fanno a guadagnarci? E ancora: perché tante marche?
Sarete sicuramente curiosi di sapere come sta oggi l’allegra famigliola: ebbene, c’è qualche nuova pargoletta, e le figlie grandi hanno avuto destini differenti. La progenitrice Monella Vagabonda ha decisamente alzato il tiro. Giusto un pochettino però, non fatevi strane idee. Nuova testimonial, Anna Tatangelo, vipparola scarsina anche lei, ok, ma almeno sulla carta d’identità, alla voce professione, non ha scritto “boh” (Eva Henger, la vecchia testimonial, una volta abbandonato il porno cos’è che poteva scriverci, “spalla del gabibbo”?): ultimamente poi - non dimentichiamolo - è salita di un gradino nella scala vipparola grazie alla strombazzatissima liaison con il boss neomelodico Giggi D’Alessio (il figlio del quale, Claudio, è impegnato anch’egli - pensate un po’ - nel lancio di una marca d’abbigliamento, dal nome tipicamente partenopeo, Playa Nevada - sito). C’è anche un lieve innalzamento dei prezzi, come testimoniato da ebay, dove le orrorifiche magliette con la rana amorfa sono in asta intorno ai 25 euro, a fronte dei 10 dell’anno scorso (non che l’aumento di prezzo le abbia rese più appetibili, eh, non se le compra nessuno uguale).
Tra le figliole, Follettina Girl ha ingaggiato una testimonial perfettamente in tema con la totale desertificazione del gusto di cui è portatrice, Sara Tommasi, mentre Miss Ribellina, che solo qualche mese fa, appena nata, poteva a malapena permettersi una economicissima ex corteggiatrice, è riuscita a convincere la gatta nera Ainette Stephens. Bambolita, neonata orfanella in attesa di adozione, si piglia una mezza calzetta senz’arte né parte, Linda Santaguida, il cui picco di artisticità televisiva consiste nell’aver dato del frocio ad un suo ex collega dell’isola dei famosi (ah sì, giusto, è anche la fidanzata di Costantino, ma chi se lo fila più Costantino?).
C’è anche chi è rimasto tale e quale, come ad ottobre scorso, un pezzettino di nulla cosmico. Miss Pirù, ad esempio, e il maschile Partito Preso, i cui siti (qui e qui) stanno lì ad ammuffire, con le stesse foto della Radchenko e Rannisi in home; ma anche Miss Clò e Ampollina Jeans (qui e qui), che manco si son potuti permettere una testimonial di quelle
che accarezzano i materassi nella televendita di Aspettando Beautiful. Va detto però che all’Ampollina, almeno, sembrano essersi accorti che quell’orrido frullato di incongruenze che gli faceva da mascotte, il pinguino col papillon, una corona sulla testa e un cuore sulla pancia, era davvero troppo al di là della comprensione umana, e l’hanno quindi soppiantato con una più sobria e originalissima “a” stilizzata. Quelli di Furbetta (sito), furbetti, tentano invece di gabbare l’occhio dell’incauta cliente miope prendendo come testimonial una delle più insipide ex-troniste defilippiche, tale Flora, il cui viso ricorda lontanamente la ben più costosa Elisabetta Canalis (diciamo: Elisabetta Canalis appena uscita da una terapia al cortisone).
La neonata Fragolita (sito), contro la cui odiosa musichetta in midi avrete forse bestemmiato prima dell’inizio di Uomini e Donne, ci offre per la prima volta una mascotte ortofrutticola (una fragola, appunto, cosa altro). Testimonial ufficiale è la storica trainatrice di monella vagabonda, Eva Henger. Nulla di nuovo, le solite noiose magliette piene di scrittine di paillette luccicanti in inglese maccheronico (”for only vip”), con la mascotte (la fragola appunto) che fa capolino qui e là, e qualche deprimente tentativo di riciclare attuali tendenze (v. la felpa stellata in foto). Ma la giocosa e bambinesca Fragolita nasconde una seconda identità, più cupa e trasgressiva, che risponde al nome di Exen Jeans (qui). Nonostante il patetico tentativo di celarsi dietro il nome di due diverse società barlettane (CF group s.r.l. Fragolita, NICOS s.r.l. Exen Jeans), si son fatti fregare sia dai numeri di telefono, che coincidono, sia dalla presentazione delle aziende (sulle rispettive homepage), identica per entrambe, persino con lo stesso copiaincollato errore di punteggiatura (1 e 2 - non è una meraviglia, Nina Moric in preda ad un attacco di diarrea?).
Del resto, si tratta della ormai conclamata pigrizia dei creativi barlettani (eh sì, perché non c’è una di queste marche che non sia di Barletta), per cui anche Miss Pirù e Six Shout (sito) sono entrambe identicamente “griffe di moda e tendenza. Puro Made in Italy da indossare”, come si legge sui rispettivi siti.
Ma non è finita. Alcuni nuovi marchi Monella Vagabonda Style sono nati negli ultimi tempi persino nella ricca e industriosa Padania (eh, che volete, le cattive idee si diffondono facilmente). Quanto a banalità, squallore e potenziale malvestito non hanno nulla da invidiare alla famiglia Monella Vagabonda; rispetto alla quale però risultano un tantino più tollerabili, se non altro perché evitano le amorfe e improponibili mascotte animali e ortofrutticole, e i nomignoli da vezzeggiativo scemo che un bambino non troppo sveglio di cinque anni, ci scommetto, riuscirebbe a fare di meglio. Quanto ad intrallazzi, be’, se la battono alla grandissima con le cugine barlettane.
Considerate la precoce Sweet Years di Bobo Vieri e Paolo Maldini, o la Hollywood Milano (sponsor di Costantino Vitagliano - ispirata alla omonima discoteca milanese implicata nello scandalo Cocaina Vallettopoli and Friends): basta fare una visitina ai loro siti (tac, tac) e ci si accorge di come entrambi siano contenuti all’interno di un bel sitone più grosso e multiforme, www . mediastarcorporate . com, che contiene tra l’altro cosine come:

Sarebbe l’agenzia che si occupa della gestione web delle aziende i cui loghi vedete qui sopra, tra le quali spiccano certamente la sconosciuta Nutrix Più (una marca di cibo per cani: Carmen Russo come testimonial), la Mooby gioielli (un triste emulo padano di Breil) e la Chronotech (malvamarca di orologi, che ne fa pure di firmati Sweet Years).
Tra le aziende un tempo rappresentate dalla mediastar, ma oggi non più (seppure il loghetto - eh, ché fa figo - è ancora presente sul sito), oltre alla stranota Guru di Matteo Cambi (che sponsorizza con la Chronotech la F1 Renault di cui è direttore generale Flavio Briatore), oltre al trascurabilissimo megafloppone intergalattico Vite Spiate (un web-reality ambientato in un appartamento di Milano, stracolmo di malvestiti all’ennesima potenza, tutti rispondenti allo stereotipo “belloccia/o che sogna di fare la/il modella/o”), figura niente meno che la LM, aka la Lele Mora management (qui nella sua nuova veste “non è vero che sono un maniaco, assomiglierò pure a Jabba ma sono un tipo tranquillo e inoffensivo, giusto po’ eccentrico”).
Non è stupenda, tutta questa rete di simpatiche relazione tra colleghi in affari? Che infatti, per dire, i testimonial semivip di queste marche qui della mediastar sono (o sono stati) tutti pupilli massaggiatori di Lele Mora: c’è Francesco Arca (ex fattoria, prima Holsen poi Mooby gioielli), c’è Costantino, c’è Federica Ridolfi (schedina, Exe), c’è Aldo Montano (ex fattoria pure lui, Chronotech).
Ma mi sto perdendo, è un buco nero.
ps - ah sì, quei due nella foto sono Den Harrow e signora, in posa per Donky (che no, a quanto pare non ha niente a che fare con le marche sopracitate)