Non è divertente lamentarsi del Festival di Sanremo, biasimarne l’anzianottismo e auspicare un restauro che ne faccia un evento finalmente aggiornato e di tendenza; sono quarant’anni che il Festival di Sanremo è tale e quale, un brutto mercatino di merdine secche, e non certo perché se ne occupano degli incompetenti imbalsamati mezzi scemi, va così perché deve andare così, perché funziona a meraviglia, così, è esattamente ciò che deve essere: la spruzzatina d’acqua che per qualche breve istante resuscita nelle merdine secche il loro caratteristico odorino puzzolente, cioè a dire un affarone, come tirar su qualche dindino dagli scarti degli scarti degli scarti che infestano i sotterranei della più scadente discografia italiana, quegli scarti che non avrebbero altrimenti alcuna chance commerciale - e in questo senso, letteralmente (il riciccìo degli avanzi indesiderati), Sanremo è sì, appunto, una specie di polpettone di merda. Detto questo, però, considerate che le merdine secche, i singoli partecipanti, nella loro patetica ridicolaggine, c’hanno spesso un inconsapevole fascino prendetemi-per-il-culo-a-sangue-vi-prego che è altissimo, clamoroso!, e allora questo sì, concediamoglielo, che è divertente.
E cominciamo dalle nuove proposte, cominciamo da Chiara Canzian (voce insignificante, musichette prefabbricate), l’ennesimo Spoohto (leggi: ex spermatozoo di un Pooh - copyright me stessa) che tenta la carriera showbusinessara. Lo sapete, il DNA Spoohto è un flagello per l’umanità intera, roba che rende allettanti certi perversi incubi di radicalismo eugenetico e sterilizzazione coatta - il potere del lato oscuro è forte oltre ogni immaginazione: non soltanto gli arzilli parrucchinati si riproducono come coniglietti Duracell color blu Viagra, c’hanno pure delle capacità raccomandatorie mica da ridere, di cui ovviamente gli Spoohti no no, non sanno niente, è tutto merito della gavetta e del loro grande talento, testimoniato del resto da un’incredibile precocità (dice Chiara Canzian sul suo MySpace):
Ad un anno ho scritto la mia prima “canzone”, una ninna nanna, non molto originale ma efficace (almeno cosi dicono!)
Era una ragazza tanto speciale, ricchissima di immaginazione (ah! le strategie giovannialleviane di auto-mitizzazione):
mi creavo dei mondi fantastici
una ragazza che ha sofferto molto, e questa sofferenza l’ha messa in musica (sottilmente),
forse anche per difendermi dal dolore per il divorzio dei miei genitori. E l’ho citato in due tre frasi del testo, però sempre in maniera sottile
di Betty Moore, 12 febbraio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, malvageddon, very important malvestite
Ci sono questi tre programmacci televisivi che sono destinati a incrociarsi ogni settimana, lo sapete, sono i reality cosiddetti “talent” che dovrebbero elevare qualche modesto sconosciuto agli onori d’un successone di qualche genere: c’è il programma condotto dalla scimmia con le bretelle (l’unica scimmia cioè che mentre le altre zompettavano intorno al monolite, incrementando la loro intelligenza, se ne stava nella caverna a leccarsi l’uccello), dove si prende un cantantucolo scarso da piano bar e gli si insegna a imitare (male) qualcun altro, già famoso, e gli si cuce addosso una canzonetta scema ingegnerizzata appositamente per far concorrenza alla suoneria del gattino emofiliaco castrato; c’è il programma che vinci se “sei te stesso”, cioè una persona molto originale e diversa e sorprendente, ogni anno ci sono persone più originali e diverse, esagerate e sorprendenti, e non manca molto che ci ritroveremo con un unico super-concorrente super-provocatorio che riunisca in sé le caratteristiche di - elenco - frocio, sessualmente operato (prima gay, adesso, lesbico, poi ancora bisessuale), cieco e sordomuto, ex rom clandestino, pupillo di Lele Mora, pilota Alitalia e attore di film porno, valletta con una sesta di reggiseno, secondo a Miss Padania, allevato in gioventù da un branco di lupi nella giungla e come se non bastasse ex maggiordomo e leccafiga di Marina Doria di Savoia; e c’è il programma dove un mucchio di sfigatelli scappati dalla scuola Radio Elettra si scannano l’uno contro l’altro indossando orrendi pigiamoni e fingendo di interessarsi ai giudizi artistici d’un gruppo di bollitoni anziani, beandosi dei favori sessuali delle quindicenni bburinette e poi, alla fine di tutto, tornandosene mesti a farsi bocciare per la quarta volta di seguito alla scuola Radio Elettra assieme al figlio di Bossi (il prossimo anno nel cast del programma anche lui, come cantautore lumbard).
Vi ho preparato questo piccolo video esplicativo, che riassume le qualità dei tre programmacci in questione - conduzione, gara, sbocchi professionali:
Se volete saperlo, io penso questo: penso che se guardi uno qualsiasi di questi tre programmacci e vieni colto da una reazione simile a quella del giornalista “sartriano” del Corriere - Paolo Di Stefano si chiama: l’avete letto quel suo articolo? leggetevelo, è una delle più comiche e sconclusionate marchette che abbia mai letto,
Nella prima mezz’ora, forte della tua incorruttibile lucidità critica, ti chiedi dove sei finito e trattieni a fatica la voglia di dartela a gambe. Poi, abbandonata la tua fiera rigidità sartriana, ti rilassi, abbassi il sopracciglio ed esibisci per un’oretta un approccio più sciolto e autoironico, tra il desiderio di capire e la condiscendenza populistica. E alla fine ti accorgi che di mezz’ora in mezz’ora ogni difesa si è a poco a poco sgretolata e le tue macerie ideologiche si sono lasciate inghiottire nel circo, non sei più un intruso ma ne fai già parte e con un ruolo che ti calza a pennello
se cioè vieni colto dalla reazione per cui ti immedesimi e t’appassioni sinceramente alla cosa, dài i voti ai partecipanti e tifi per i tuoi preferiti, discuti seriamente di chi c’ha più talento, delle classifiche e dei giudizi, dei professori (o della giuria, o del televoto) e dei battibecchi, e magari spedisci pure (bestemmia delle bestemmie!) uno o più sms per votare, be’, se vieni colto da una reazione del genere allora il tuo posto, nella scala evolutiva là sopra, te lo dico io qual è: non ti si vede perché il disegno è tutto nero, ma sei il brufolo purulento sulla gamba dell’habilis, quello gobbo; perché sì, l’unica reazione veramente sapiens sapiens davanti a uno spettacolo del genere è [*]: pochi secondi di disgusto e odio fulminei neutralizzati subitissimo da una melassa appiccicosa e stordente di noia assoluta (con qualche rarissimo picco encefalogrammatico durante certi siparietti di involontaria demenzialità: ti si socchiude brevissimamente una palpebra e bofonchi un ilare “AH!”).
[*] la reazione del giornalista sartriano - mi stavo dimenticando - s’avvicina a un altro stereotipato genere di reazione, ugualmente deprecabile, meno ingenuotto e più posticciamente intellettualizzante, quello di chi credendosi molto esperto di come va il mondo (e la televisione - “che male può fare la televisione?”), disincantato e compiaciutamente frivoletto, adora formulare con tono allegro ironico-dariabignardesco piccoli pensierini che devono suonargli parecchio arditi e anticonformisti del tipo “Maria De Filippi è un genio!”, il che significherebbe, esteso, “io sono intelligente ed è ovvio che di norma una trasmissione così mi farebbe cagare sangue, e però allo stesso tempo sono così intelligente che riconosco quanto è stata brava la De Filippi a indovinare un modo così ben funzionante per inchiappettare tutti quei bburinoni subacculturati che le sbavano dietro” - perché questo fanno i programmi così, la televisione così, puoi divertirti e sentirti ganzo quanto ti pare a elogiare le geniali strategie acchiappa-subumani di Maria De Filippi, ma i programmi così sono progettati per questo - mica per altro, e bisognerebbe magari ricordarselo, qualche volta - sono progettati per inculare i subumani
di Betty Moore, 20 gennaio 2009
Categoria: chiacchiericci vari, very important malvestite
Secondo me Maria De Filippi e i suoi programmi sono uno stratagemma furbetto e un po’ contorto elaborato da Dio per rendersi ai nostri occhi meno colpevole e più simpatico, più umano, qualcosa che dovrebbe suggerirci un messaggio del tipo “visto? poteva andare peggio! poteva essere Dio lei”. E infatti su di me funziona: io ieri sera ho visto Il ballo delle debuttanti - cioè in pratica il cosmo secondo Maria De Filippi - e alla fine quando sono riuscita a riprendere conoscenza e a scollarmi dal divano (i programmi della De Filippi di solito mi fanno questo effetto qui, lo stesso dell’elettroshock, confusione e perdita di memoria - “chi? cosa? dove? kledi? dove sei? kledi? kledi!”) prima di andare a dormire ho fatto la preghierina paracula come quando ero piccolina, “Dio ho capito la lezione, grazie: esisti e sei grande. Puoi liberarcene, ora? Ah sì scusa, e proteggi gli orfanelli di Angelina Jolie”, preghierina a cui - incrociamo le dita - soltanto i risultati di ascolto potranno dare risposta, e speriamo sia stato un floppone colossale [1]: difficile tentare una previsione, chi lo sa, in fondo canale cinque è il posto che trasmette ogni pomeriggio da anni e anni quella roba chiamata CentoVetrine coi negozianti di mutanderia e i baristi e quelli dei baracchini della lotteria Italia che vengono coinvolti in trame thriller-spionistiche che manco zerozerosette, insomma, può succedere di tutto - di tutto!
Comunque dicevo, il cosmo secondo il complicato cervellone di Maria De Filippi: manicheisticamente diviso in Pariolini (le Chic) e Borgatari (le Pop), vale a dire in stronzettini alta moda (freddi e senz’anima: gli antipatici) e bburinazzi caciaroni (gioiosi e pieni di vita: i simpatici) - secondo la De Filippi “il più rappresentativo quadro delle ventenni del 2008″ - funziona secondo logiche di prevaricazione reciproca (sono meglio io! no sono meglio io!) e polemiche gallinacee intorno (sempre, a ripetizione) gli stessi altissimi concetti “eleganza” e “bellezza” e “verità” (è elegante questo! no è elegante quello! tu sei falsa! no tu sei falsa!), il tutto manovrato e scandito dagli interventi d’un gruppo di tristi demiurghi [2] che interpretano assieme la gamma di gradazioni che vanno dal Pariolino Sommo (questa Ida Pezzotti che m’era sconosciuta: Marilyn Manson senza trucco che fa l’insegnante di bon ton) passando per i Sangue Misto Pariolino-Borgatari (cioè i Pariolini che vogliono dimostrare al mondo - mi commuovo! - che l’importante è averci un cuore semplice e sincero, come Emanuele Filiberto in gessato caveau svizzero ma spigliatissimo - a un certo punto ha addirittura detto “stupidaggine”, scusandosene molto però) fino al Borgataro Sommo (quello che faceva il macellaio dei Cesaroni, che per restare in tema ogni volta che prendeva la parola s’alzava un po’ basculante con le guanciotte che gli si gonfiavano d’arietta da costipazione digestiva trattenuta a stento e temevo da un momento all’altro dicesse “a’ principeeee, amico mio vie’ qua, tu lo sai fa’ l’alfabeto coi rutti?”) - e poi va be’ ci sta quel mostro mauriziocostanziano di Pierluigi Diaco che io non so, c’ho pensato bene ma no, è così unanimemente dileggiato che non ce la faccio, lo sapete che non mi tiro indietro davanti alle croci rosse (anzi, che gusto!) ma con lui non ce la faccio, è più forte di me - ve lo ricordate qualche tempo fa quando si faceva fotografare in posa con la pipa e gli occhietti strabici (non gli riusciva granché bene) per sembrare Sartre da giovane? quasi quasi mi fa tenerezza, gli darei un buffetto sulla testolina ingelatina come si fa coi discoli e gli regalerei un leccalecca, al cianuro (tanto lo so che non gli farebbe una cippa - è come Beep Beep quando si infila nelle gallerie disegnate sui muri di roccia - tornerebbe indietro tutto contento a chiedermi “un altro?”).
E insomma, facile, Maria De Filippi prende il pezzo di Amici che funziona meglio, cioè genericamente la rissa, specificamente la rissa in conseguenza della sanguinosa diatriba moralisticheggiante “è bello ciò che è bello - no è bello ciò che piace” o se volete più profondamente (reggetevi forte) “bellezza fuori contro bellezza dentro”, ed estende la situazione “qualcuno che non è capace di fare qualcosa - qualcuno che glielo rinfaccia - altri che lo difendono” ad un intero programma: se in Amici c’era la ballerina-incudine con le pinne ai piedi (”non sai ballare” contro “non devi guardare la tecnica, devi guardare le emozioni che trasmette”), qui c’è un’intera squadra di ragazze (le Borgatare) che non c’entra un piffero (il Ballo delle debuttati di Vienna, il premio finale, sarebbe di fatto un evento chic [3]) le cui ragioni sono difese proprio in virtù del loro non c’entrarci un piffero, secondo il refrain insopportabile che più o meno fa così “nel 2008 è giusto non pensare soltanto a certe caratteristiche formali che hanno fatto il loro tempo, ma a ciò che si ha dentro inside our hearts” (a parte “nel 2008″, che è stata forse la cosa più ripetuta dopo “eleganza”, sono stati molto curiosi i riferimenti storici che si facevano di tanto in tanto, come quando il macellaio dei Cesaroni ha detto che “l’Ottocento è puzzolente, basta che te leggi i romanzi dell’Ottocento pe’ capì che è puzzolente”, e un’altra - chi? boh - gli rispondeva “l’Ottocento è meraviglioso, non pensare alle medicine scarse che si moriva, era meraviglioso lo dicono i libri”).
Il problema è che non si capisce sulla base di cosa si debbano giudicare queste povere disgraziate (più volte ieri sera c’ho avuto dei rarissimi momenti di insight e mi scuotevo dal torpore dicendomi “eh? cosa? ma perché? dove? quando? kledi?”), la Dalla Chiesa ripeteva continuamente che non le si deve giudicare sulla base della loro eventuale futura partecipazione al Ballo delle debuttanti di Vienna, ma piuttosto sulla base di un astratto e non meglio specificato “Debutto nella vita” (”Te ce butto io naaa vita” chioserebbe giustamente il macellaio dei Cesaroni), ma allora che differenza fa se non sanno piroettare leggiadramente come ballerine professioniste? che differenza fa se gli piacciono di più i tailleur nerissimi cimiteriali o i completini tanga e paillettes da drag queen? chi se ne frega se certe vanno in discoteca a rimorchiare e certe altre invece non hanno ancora dato il primo bacio perché è tanto tanto difficile trovare il principe azzurro? Boh, non si sa. Ma poi soprattutto il problema è questo: che il programma è fintissimo, più finto ancora di Amici (bum!), così stucchevolmente finto in ogni sua parte che proprio non ti viene voglia d’appassionartici manco un po’; tutto è concepito per attizzare la polemichetta in modo esageratamente sceneggiato (si confrontano una Pariolina anoressica che ha studiato ballo - e balla un pezzo classico - contro una Borgatara cicciottella, un pezzo di legno, che si dimena sulla samba; si confrontano ballando una polka le Parioline vestite di tutto punto - pizzi e merletti - contro le Borgatare mezze nude acchittate da spogliarelliste di un go-go bar sudtirolese - Heidi sexy, dicevano loro - “ci vuole originalità!”, “no, ci vuole rispetto per la tradizione!”), le ragazze sono addestrate a dire soltanto ciò che è utile ad attizzare la polemichetta punzecchiandosi senza motivo già dal primo minuto di trasmissione (sono preparatissime e ripetono dal copione, è ovvio - il tono e la cadenza sono quelli là, un po’ incerti e macchinosi dell’adolescente poco sveglio che sta ripetendo la lezione di chimica imparata a memoria - frasone lunghe minuti interi troppo complicate per i loro piccoli cervellini storpi, sempre argomentate e perfettamente in tema, sempre contenenti le parole chiave della discussione: eleganza, raffinatezza, bellezza, divertimento ecc.); c’è la Marilyn Manson senza trucco che finge di voler improvvisare la prova “vediamo come bevete il caffè” ma tu guarda che coincidenza sul palco c’è già pronto il tavolino con le tazzine, c’è la sfida “matrimonio” (si vestono da spose e dicono le cosine strappalacrime “sarò tua per sempre”) e tu guarda che coincidenza la Borgatara assume il ruolo di quella che l’amore è bello anche se non convenzionale e s’è messa il cuscino sotto al vestito per fare la sposa incinta (uh, scandalo! polemicone! “non è educativo a venti anni averci i figli!” e per fortuna che tra i giurati c’è Emanuele Filiberto che l’ha vissuta in prima persona una cosa così, e ci spiega che i figli sono una responsabilità ma anche una cosa bella).
[1] aspettate la seconda puntata però, ché questa qua non fa testo (tra l’altro, così a dare uno sguardo in giro stamattina, mi pare non sia andata neanche tanto male - che tu sia maledetta, Maria De Filippi!)
[2] molto buffo quell’omino che fa il maestro delle Pop, tale Bill Goodson, che sembra mio nonno quando era malato e usciva di casa senza dire niente a nessuno, col pigiama arrotolato e i calzettoni tirati su al ginocchio, le ciabatte, la giacca sulla canottiera e il cappelletto di paglia
[3] vorrei precisare che i due gruppi sono entrambi ugualmente ridicoli: non c’è alcuna reale differenza, vengono tutte dallo stesso bacino di indistinte tragiche ignorantelle senza speranza (wannabe qualsiasi cosa in tivvì), solo che hanno piazzato da una parte quelle con l’accento più spiccato (ahò), dall’altra quelle che riescono a tenere il mento bello puntato in alto il più a lungo possibile
di Betty Moore, 15 settembre 2008
Categoria: allucinazioni, malvageddon, very important malvestite
Termina dunque la prima edizione del Pisella Award con un micidiale testa-a-testa in entrambe le categorie, Victoria Beckham versus Britney da una parte, Maria De Filippi versus Fabrizio Corona dall’altra. E’ stata una battaglia serratissima ricca di colpi di scena: la spuntano d’un soffio Britney per un voto soltanto e Fabrizio Corona per due. Si sono accumulati un mucchio di commenti divertenti - sullo scontro al vertice delle malva-internescional soprattutto - di cui vi propongo qui di seguito una piccola selezione (insieme alle immagini di alcune malva-candidate sconfitte - coi tradizionali malva-propositi per l’anno nuovo). E se il duemilasette vi è sembrato malvestito, vedrete, ci scommetto che il duemilaotto lo sarà mille volte di più!


Britney Spears.
L’unica e indiscussa vincitrice del “pisella” è la Spears, non solo perché gli dà il nome, ma perché è l’unica lì in mezzo che è indecentemente e perennemente malvestitissima, senza ritegno, senza sprazzi di ravvedimento, con un’irrefrenabile tendenza a peggiorare, insomma senza che neanche una volta si possa dire “toh oggi non è tanto inguardabile”. [Hanabi]
Sarà scontato ma è l’emblema della malva - giovane star - miliardaria senza meriti - strafatta - festaiola - che crede di essere talmente fica da potere uscire con qualsiasi straccio addosso - pessima madre - pessimo esempio - tanto stupida da sposarsi quel furbone e senza neanche l’onestà di guardarsi allo specchio e capire che no, un balletto di lap dance dopo due maternità e svariati tentativi di disintossicazione proprio non ci sta. [Tortapuffa] E’ meravigliosa, nei suoi video sembra perennemente strafatta e il suo look è quanto noi malvestite possiamo sognare, supera i confini che nessuna malvestita hai mai superato prima, crea abbinamenti che io neanche in un milione di anni sarei capace di creare. Ti stupisci, poi vedi la sua prossima mise e ti stupisci ancora di più. [Costanze] Ero molto combattuta, poi però ho visto chiaramente la Verità: BRITNEY SPEARS. Perché quest’anno è quasi riuscita a commuovermi con la sua vicenda umana. Dico quasi: dopo averci trapanato le orecchie per anni con le sue inutili canzoncine e le retine con le sue incessanti apparizioni catodiche, ora vuole anche la nostra compassione? Ma mi faccia il piacere. [CeciZ] Honoris causa… per i motivi di cui sopra ad eterno monito per le future generazioni (una specie di Pinocchio al contrario da pischella burinazza a burattino-bambola gonfiabile). [Ghismunda]
Victoria Beckham.
Si venderebbe la mamma per apparire in copertina di qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche “cucinare bene” o “pesca in mare”, una capace di fare harakiri per due etti in eccedenza, una che quando entra allo stadio si aspetta che tutta la tifoseria amica & avversaria distolga l’attenzione dalla partita che ha pagato profumatamente per vedere e si giri per vedere come Ella è vestita, una che della sua vita (no, non della sua carriera, della sua vita.
Ma poi, c’è differenza?) c’ha già pronti i piani quinquennali dettagliati studiati a tavolino con un pool di esperti, una che c’ha il marito che in trasferta si porta il parrucchiere personale. [SaintJust] Britney per lo meno ha le turbe psichiche a parziale giustificazione. Una che dice “David ce l’ha come il tubo di scappamento di un camion” (in riferimento alla pubblicità di Armani, in cui ha delle protuberanze sospette, per alcuni create con photosop) è veramente Malvestita! [LoTR] Meriterebbe il primo posto solo per quelle tette che sembrano due metà di noce di cocco attaccate allo sterno, per giunta su di un corpo talmente sottile che secondo me scivola attraverso le fessure tra le travi dei pavimenti di legno. [Suppish Queen] E’ orribile, nana, porta a spasso il silicone peggio impiantato sulla faccia della terra, non sa cantare, non si sa vestire… ma è riuscita non si sa come a far credere al mondo che è figa e a tenersi anche quel popò di marito! Si oscilla tra il disprezzo infinito ed una punta di ammirazione malata. [Chiara]
Paris Hilton: perché regalare al chihuahua il cellulare, il diario, gli abiti di Chanel ed un set di valigie è un vero schiaffo alla miseria. Senza contare che per lei il vero problema dell’India sono gli elefanti ubriachi. [Fa] Bai Ling perché dopo che ha sedotto jack di lost lo ha fatto pestare a sangue dai suoi cuginetti karateki: malvestita e crudele. Monica Bellucci perché l’unica parte interessante che le ho visto in venti anni di carriera, il culo, ho poi scoperto che era di una controfigura: malvestita e poco sincera. [fndldseuocclsrlgn1978am] La Loren per l’esotico cognome che sta al posto del suo; per il “ph” che sta al posto della “f” del suo nome e che “fa cussì fine”; perché è anche grazie a lei che ci scaramelliamo la nipote e la sorella, una con ricrescita nera e una rosso papavero, entrambe con bocca da murena come l’illustre parente. [Siminsen]. La Bellucci perché se ne parla a destra e a manca ma nessuno sa che film abbia fatto (è rilevante?) e chi lo sapeva l’ha rimosso - perché è monofacciale e fossilizzata nella stessa espressione in tutte le novecentocinquanta foto che circolano di lei (paura di farsi venire le rughe? paura di far trasparire - o di NON far trasparire - qualche pensiero?); perché incarna l’ultimo avamposto di quella borghesia finto-colta radicalscicche tanto Francia anni 70 che abbiamo imparato a odiare ed evitare come la peste grazie a Claude Chabrol, e che credevo estinta (purtroppo a quanto pare non lo è); perché quando la penso penso a lei e suo marito, che con un paio di amici francesi sufficientemente sciccosi, si incamminano attraverso un campo deserto verso una non identificata cena di gala in perfetto silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, e quando lei apre bocca il rumore di un aereo che passa ci occulta il suo discorso (per fortuna). [SaintJust] La Bellucci, perché se c’è una cosa che mi irrita di più di un truzzone è una truzzona che si autoconvince di essere tres-chic soltanto se parla con la boccuccia all’infuori e dà risposte riciclate da altre VIM (’Il tuo stilista preferito?’ ‘Diorrrrr, esalta la femminilità della donnaaaaa’). [Liv] Ma perché ve la prendete tanto con la Brambilla? E’ così in gamba. Piuttosto guardate la senatrice Franca Rame con il suo lifting, il suo look e la continua promessa delle dimissioni ma sempre dopo aver dato un voto determinante sia anche quello per la guerra. [Nina]
di Betty Moore, 2 gennaio 2008
Categoria: liturgia malvestita, very important malvestite
Abbiamo parlato un po’ di Uomini e Donne, che nel criminale progetto di defilippizzazione della galassia è l’arma destinata a spostare all’indietro il percorso evolutivo dei malva-erectus tra i diciotto e i cinquanta anni; oggi parliamo un po’ di Amici ex Saranno Famosi, il cui obiettivo sono i teneri e malleabili (appetitosissimi!) cervelli dei malvestitini pubero-sconvolti, un fondamentale campo di conquista perché crescano e prosperino defilippizzati come si deve [1].
I malvestiti che sono protagonisti di Amici soffrono in stadio terminale di quella forma di malvestitismo tipicamente adolescenziale che si manifesta attraverso comportamenti artistico - diarroico - esibizionistici: appartengono più o meno alla stessa categoria subumana dei corteggiatori e tronisti U&D (in quanto ad età, pure, ci siamo), con l’unica differenza che questi qua di Amici sono di solito più bassi e magrolini, meno palestrati e parecchio più cozzetti, forse giusto un tantino meno analfabeti (ma un tantino appena) e poi, certo, possono essere nell’ordine, a) vagamente intonati, b) vagamente molleggiati oppure c) vagamente niente, i requisiti cioè che dovrebbero consentirgli da un momento all’altro di sfondare nel mondo dello show business per diventare nell’ordine a) la prossima Anna Tatangelo b) il prossimo Gianni Sperti e c) il prossimo quello là con la faccia da pesce lesso di una fiction qualsiasi in prima serata su canale cinque.
Se corteggiatori e tronisti hanno in testa una cosa sola, sbottonarsi il più possibile la camicetta attillata per farci vedere il pettorale liscio e unto con la S di Superscemo sopra, i malvestiti di Amici puntano ad altro - del resto, oh, con quegli orridi pigiamini kidult e quel pelatone testa-a-cubo di Chicco Sfondrini sempre tra le scatole, non c’è stimolo sessuale che tenga - sono ancora là, bloccati nella delirante vertigine di egocentrismo adolescenziale che gli fa credere che sì sì sì, loro sono unici ed inimitabili: e siccome sono unici e inimitabili, quale miglior modo di impegnare la loro inimitabile unicità se non l’esibizione artistica, esprimiamo noi stessi, trasmettiamo (bzzzz!) emozioni, nel modo ovviamente più infantile enfatico e stereotipato, quella dimensione piatta e plastificata da telefilm d’appendice che è così facile da scimmiottare - unici e inimitabili come le dozzine di unici e inimitabili che se la godono per un annetto scarso, e poi forse forse se gli dice bene finiscono nel coro di Buona Domenica (ma neanche, poveretti, ora che non è più un feudo costanzo-defilippiano) - il che si traduce in uno squallido teatrino di ometti minuscoli e rabbiosi che si muovono falsissimamente, con l’unico scopo di strapparsi vicendevolmente un brandelluccio di televisione.
Siccome Amici è be’ sì un laboratorio di artistume e creatività, un talent show lo chiamano - la De Filippi ci tiene molto a specificarlo, che è l’unico talent show della televisione italiana [2] - ma anche soprattutto una “scuola”, ai malvestiti di Amici gli tocca pure sorbirsi qualche lezioncina. E da chi, se non dalle loro stesse controfigure di venti, trent’anni più anziane: bacucchi mezzi falliti che si danno arie da grandi esperti il cui ruolo è proprio questo, tramandare ai pischelletti le migliori tecniche per rintuzzare e mantenere in vita ad libitum l’idiota scintilla di wannabe-artisticità. L’insegnante di recitazione è quella che mi piace di più, si chiama Fioretta Mari e si crede attrice perché s’è imparata da brava la dizione quella per-fet-ta, povera cara, è solo un triste donnino centenario col vezzo delle sciarpette da hostess, inutili sbadiglievoli capacità attoriali e un mediocre repertorio di sciocchezze e luoghi comuni assortiti.
La Fioretta Mari, siccome è anche un po’ fricchettona, sottopone i ragazzi a delle lezioni cosiddette di introspezione: in pratica, una via di mezzo tra un incontro degli Alcolisti Anonimi da cartone animato e un corso di meditazione mentecatta come lo improvviserebbe una casalinga scema che s’è appena letta il manuale L’arte di capire se stessi e come si svita un rubinetto di Raffaele Morelli, in regalo in esclusiva su donna moderna. Sono siparietti ridicolissimi, l’esibizionismo isterico di Fioretta Mari (che sbraita ogni due secondi cose tipo “immagina di essere una sedia! fai la sedia! tu, interagisci con la sedia! descrivimi come ci si sente ad essere una sedia!”) contro l’esibizionismo entusiasta dei pischelletti (che non vogliono perdere l’occasione per mettersi in mostra: c’è chi fa il sofferente e fa finta di piangere, chi fa il problematico “io c’ho la fobbbia delle sedie”, chi fa l’intenso “quannnto vorrrei spezzzare le gambe a quesssta sssedia”). E a proposito di una lezione del genere, per l’appunto, voglio raccontarvi una storia che bene descrive la reale impalcatura pavida, bigotta, stupida e conformista di Amici.
E’ la storia molto divertente di un ragazzo che partecipava a questa edizione di Amici, si chiama Sebastiano Formica. Durante una delle lezioncine di Fioretta Mari, una di queste qua d’introspezione, è venuto fuori che Sebastiano è gay - cosa?! gay? hai detto gay? orrore! sconcerto! panico! E’ andata così: Sebastiano doveva interpretare un palo - sì, un palo - e una tenera cretinetti (tale Cassandra, cantantucola da pianobar, aspirazione: wannabe umanitarismo alla AngiOlina Jolie), che aveva il compito di sfogare su di lui in forma di palo la propria “negatività”, non ha trovato di meglio che urlargli in faccia (con un afflato sincerissimo che manco il più zoppo tra gli attori di Centovetrine) “Perché! Perché amiamo la stessa persona!”. Catastrofe: professori che vanno in palla, tagli alla diretta, microfoni che si spengono, telecamere che si spostano, autori che intimano di silenziare il fattaccio, il sito di Amici che tace per un’intera giornata (qui, se vi va: la cronaca della vicenda). Dico, non scherziamo: un frocione dichiarato nella trasmissione di punta dell’indottrinamento defilippesco per bimbetti del sabato pomeriggio? E com’è che si concilierebbe con “Uomini e Donne”? Eh no che non si concilia.
Sebastiano viene messo in sfida il giorno dopo, su decisione inappellabile della commissione, con motivazioni direi debolucce, e due giorni dopo, com’era prevedibile, eliminato e cacciato via in tutta fretta. Nella assoluta tristissima e insopportabile finzione defilippiana - là dove abbondano i protagonisti gay, forse pure gli autori gay, sempre però ehi che non lo si dichiari esplicitamente, o che al massimo gli si faccia fare i buffoni, li si travesta da platinette - e va be’, non ci si lascia comunque scappare l’occasione per umiliare un ragazzo qualsiasi.
[1] la terza fascia d’età, quella over over, è coperta dalla morte nera dei programmi televisivi aka C’è posta per te, ma ok, dai, di questo ne parliamo un’altra volta - se i miei poteri jedi saranno mai così potenti da consentirmi di vederne almeno cinque minuti
[2] se c’è una cosa davvero odiosa tra tutte le cose odiose di Maria De Filippi, è questo suo impassibile e invulnerabile facciadiculismo: ricordo l’anno scorso che quasi aggrediva un giornalista reo d’aver seminato il dubbio che Amici non fosse precisamente un talent show, perché da casa col televoto ci sono le bimbette che premiano il più bono, non il più bravo; ricordo le sue furiose reprimende per cui se tu osi dire che un programma dei suoi è stupido, oh ma come ti permetti, “stai forse dicendo che sette milioni di persone sono stupide?” (nessuno che abbia mai avuto il coraggio di risponderle “sì” - posso dirlo io? sì.)